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	<title>orso di pelouche &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Verrà San Valentino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2009 22:14:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Andrea Inglese Sembra più spesso, oggi, che l&#8217;amore non esista, perché lo si capisce anche dalle facce, qualcuno che sempre ti si para davanti, strabuzza gli occhi, come fosse mezzo disperato, dice “Non c&#8217;è niente da fare”, è anche vero che l&#8217;epoca storica, con il suo fascismo fluido, un po&#8217; rassicurante un po&#8217; no, [&#8230;]]]></description>
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<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Sembra più spesso, oggi, che l&#8217;amore non esista, perché lo si capisce anche dalle facce, qualcuno che sempre ti si para davanti, strabuzza gli occhi, come fosse mezzo disperato, dice “Non c&#8217;è niente da fare”, è anche vero che l&#8217;epoca storica, con il suo fascismo fluido, un po&#8217; rassicurante un po&#8217; no, specialmente da noi, al paese, non aiuta, “È una scelta insostenibile”, dice un tipo che parla di donne nel metrò, l&#8217;amore è una ideale relazione in cui una persona non vuole essere totalmente abbandonata, e spinta in una stanza buia per essere presa a pugni, senza motivo ma con grandissima rabbia di chi molla i pugni, è un modo per avvicinarsi così tanto che è impossibile farsi male, eppure come fenomeno – continuano a dirlo persone intrappolate in terapie verbali – è altamente controproducente, ad esempio non funziona per via dello stalking, si vede da come si vestono certi energumeni, con il cappuccio della felpa calato sul viso, il 21% snatura l&#8217;amore telefonando con insistenza, il 30% si dedica ai pedinamenti, una piccola parte, quasi innocua, disegna tette e culo della ex e lascia i foglietti in giro nei luoghi pubblici, con scritte tipo: “Questa è lei” o “L&#8217;ha preso nel culo”, ecc., un po&#8217; se ne trova sempre, ne parlano delle amiche a cena, hanno tutte le scarpe nuove, si odiano per bene, usano le parole “sfiducia”, “distacco”, “divertirsi”, ne rimane forse nei sondaggi, certe casalinghe non ancora intervistate, un disabile rimasto a casa, un disoccupato sdraiato nel garage, potrebbe in angoli remoti, in qualche testa confusa e disturbata, un&#8217;idea intorno all&#8217;amore farsi strada, come nuova<br />
<span id="more-14445"></span><br />
 Un&#8217;idea giunta in ritardo, con tanto di immagine associata – una coppia giovanile arrampicata su di un platano – magari ritrasmessa, a qualcuno pare ancora possibile, con grandi cautele ovviamente, perché davvero non ne rimane molto, non si può investire su questo, te lo dicono anche le persone più sobrie, agitando pagine di giornale, a meno che con San Valentino non riparta tutto, un&#8217;inversione di rotta, un bello sforzo di tutte le coppie, sarebbe il regalo più bello, visti anche i tempi di crisi, certo è fosco l&#8217;andamento un po&#8217; generale, poi se ascolti le amiche, appena sedute te lo fanno capire, posano la borsetta sul divano, neppure prendono in mano il bicchiere, altre si limitano a telefonarti o a chattare fino a notte fonda, “Non che sia un problema personale”, dicono, ma vogliono farti capire quanto loro sappiano bene, e non per sentito dire, ma per esserci passate attraverso, e facendolo per intero il circuito, della totale umiliazione, quello che chiamavano amore mesi o anni prima, ora lo ridefiniscono con tutta calma, sprezzanti, “Pugnalata alla schiena”, non riuscendo a tenere ferme le gambe, con le dita che tremano, lo chiamano “Esperienza della completa spoliazione della persona e fallimento minuzioso del progetto globale di vita”, lo chiamano “Mi ha abbandonata il bastardo, mi hanno abbandonata tutti”, e gli amici maschi, invece, che faticano sempre di più, nel corso degli anni, a scopare con una femmina più giovane, e compaiono a ore strane, ubriachi, evocando nei dettagli scopate vecchie di decenni, e tentano di telefonare a numeri di cellulari che hanno cifre mancanti o inventate, la situazione dell&#8217;amore non è spesso un leitmotiv musicale, qualcosa che rende ariose le menti, sembra piuttosto un residuo di esperienze carbonizzate, trito di gigantesche delusioni, ma l&#8217;ambiente esterno, la fitta rete di ignoranza in cui il popolo tutto sostiene il paese, questo veleno dell&#8217;epoca, questo correre sulla pista ad ali spiegate senza mai decollare, che rende il tempo vacuo e pieno di minacce, l&#8217;amore sembra allora la voglia di tirarsi fuori, non proprio con il suicidio, ma una gran voglia di dare fuoco, almeno da noi, sarà il fascismo liquido, un po&#8217; dovunque la fine dell&#8217;amore si annuncia con tanti roghi improvvisati, ma senza intenti persecutori, contando pure quelli che si danno fuoco, e tutto da soli, c&#8217;è come una stanchezza, anche certi uomini spirituali lo dicono, non si può più puntare sull&#8217;amore, ma San Valentino può capovolgere le previsioni se la squadra delle coppie si mette sotto, facendosi questo regalo spirituale, tutto gratuito, l&#8217;economia non ne guadagna, ma i segni già ci sono, ho visto un grosso orso di peluche sbattuto contro un contenitore giallo per gli abiti usati, un orso bello in carne, grosso e rotondo, interamente di peluche, pulito, calmo, poggiato di schiena, le braccia inerti e le gambe appena divaricate, un po&#8217; malmenato in mezzo, nell&#8217;inguine, con frantumi di gommapiuma, che non mi so spiegare, ma da questo peluche e dal 14 febbraio può venire un grande segnale, per tutto il paese, e anche farsi strada nel fascismo morbido, anche se l&#8217;amore attecchisce meglio a Parigi, nei tre monolocali di Boulevard de Clichy 116, i due adiacenti, al settimo, e quello sotto al sesto, qui l&#8217;amore anche senza peluche funziona, e già da prima del 14 febbraio, lo si capisce per i suoni precisi che fa la vicina ostetrica con l&#8217;amante di origine algerina, lui è disoccupato, ha un sacco di tempo morto, lei è ostetrica free lance, con un sacco di tempi morti, e giù che ammazzano tutto il tempo morto con l&#8217;amore, lo si capisce per i suoni precisi, lui è completamente muto, non è il rumore che conta, perché non si sentono oggetti spostati o traballanti, ma i suoni che le escono di bocca, arrivano di colpo ad ore qualsiasi della notte, o nel mezzo del pomeriggio, io non è che me li immagino mentre fanno l&#8217;amore, lui non lo vedo proprio, di lei visualizzo la gola, un magnifico morbido condotto, completamente arrossato, forse di velluto vermiglio, con questi sospiri lunghi, che salgono come bolle, si spezzano rochi, si prolungano con quella simulazione di dolore, che fa tanto ridere, perché poi di sicuro ridono, ridono in silenzio, ma quando lo facciamo io e Hélène, ho notato che nel finale si accavallano i nostri suoni precisi, lei effettivamente cerca di piangere, e non le riesce per via del troppo piacere, io cerco di dare voce, in modo che l&#8217;ostetrica possa visualizzarmi agevolmente, non è che debba sforzarmi, ma è importante farsi sentire, trasmettere oltre alle botte contro il frigorifero, date con i calcagni che fanno leva, la voce dell&#8217;amore, un po&#8217; sgraziata, come sabbiosa, a strappi, ma così si visualizza con più facilità, mentre quella di sotto, più afona, come tira verso l&#8217;alto, verso il soffitto, un lamento sciamanico, a getti, a piccole fasi, questo lamento nato dal fatto che l&#8217;amore è la risorsa facile, abbondante e ripetitiva, di cui le postine, le impiegate a progetto, le fotografe squattrinate, possono disporre anche in un monolocale, come lei del sesto, e senza alcun procedimento, e limitazione, e terapia, e gruppo d&#8217;assistenza, per semplicemente farsi leccare e succhiare i seni – un segmento d&#8217;amore – solo sollevandosi la maglia, e io la posso visualizzare, nel suo rincrescimento a singhiozzi, di non poter amare così l&#8217;indomani alle nove, dentro l&#8217;ufficio, tra le scrivanie e gli impiegati vacui e sorridenti, così rimbalzano e si tengono vive, attraverso i suoni precisi, le donne dei tre monolocali, e i loro uomini, con un&#8217;estrema facilità, senza tutto lo sforzo dell&#8217;ignoranza, del paese nostro, senza l&#8217;investimento difficile, nel tempo di crisi, ma così per un movimento delle gambe, delle braccia, del bacino, una lamentazione per tutte le ore passate in piedi, con i vestiti addosso, ma poi grida quella di sotto, chissà come, non un nome di persona, ma intere frasi molto aggrovigliate, e qualcosa viene rotto, o siamo noi, il bollitore che ci cade addosso ma vuoto, o l&#8217;algerino che ha dato di testa, sbagliando le misure, tra questi tre monolocali si produce una certa quantità d&#8217;amore, che le coppie di San Valentino, dandosi da fare, possono ampliare, tenendo presenti gli orsi di peluche, anzi mettendoli agli angoli della strade, come a sorvegliare questo nuovo giorno, con l&#8217;amore tutto pulito, che non prende a calci, con quelli giovanili sopra il platano, e lo stalker in pausa, con il telefono scarico, e la sua ex che vede un orso di peluche, è capisce che tutto è finito, tutto ricomincia, i sondaggi confermeranno. </p>
<p>[da <em>Materiali per un libro su Parigi]</em></p>
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