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	<title>oscurantismo &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>LIBERI DI NON CREDERE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 04:49:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
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					<description><![CDATA[di UAAR Obama, giurando &#8211; come tradizione impone &#8211; sulla Bibbia, ha menzionato per la prima volta i non-believers, che negli Stati Uniti sono circa un sesto dell’elettorato. E che diventano il 40 per cento se si considerano solo i giovani sotto i 35 anni che si dichiarano immuni da credenze religiose o comunque sovrannaturalistiche. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di UAAR</p>
<p>Obama, giurando &#8211; come tradizione impone &#8211; sulla Bibbia, ha menzionato per la prima volta i non-believers, che negli Stati Uniti sono circa un sesto dell’elettorato. E che diventano il 40 per cento se si considerano solo i giovani sotto i 35 anni che si dichiarano immuni da credenze religiose o comunque sovrannaturalistiche.<br />
Erano pochi milioni gli atei nel mondo, cent’anni fa. Oggi sono circa un miliardo. Il formidabile aumento del numero dei non credenti è l’unica, rilevante novità nel panorama religioso mondiale degli ultimi decenni. Un fenomeno che, peraltro, nei paesi democratici non accenna affatto a fermarsi: una crescita che, significativamente, non è il frutto dell’opera di ‘missionari’ dell’ateismo e dell’agnosticismo, ma l’esito di centinaia di milioni di riflessioni individuali. Circostanza ancora più eloquente, la loro diffusione è maggiore quanto maggiore è la diffusione del benessere, dell’istruzione, della libertà di espressione. Lungi dal portare le società alla rovina, come vaticinano leader religiosi incapaci di trovare risposte più adeguate alla secolarizzazione, atei e agnostici ne rappresentano la parte più dinamica, quella che più contribuisce alla loro crescita: rispetto alla media della popolazione sono più giovani, più istruiti, più aperti al nuovo, più tolleranti nei confronti di chi viene troppo spesso dipinto come ‘diverso’: stranieri, omosessuali, ragazze madri, appartenenti a religioni di minoranza.<span id="more-18963"></span></p>
<p>Quasi ovunque il mondo politico ha registrato questi cambiamenti, improntando le legislazioni nazionali a norme sempre meno dipendenti dall’etica religiosa prevalente (ancora per quanto?), e valorizzando per contro l’autodeterminazione dei singoli individui.</p>
<p>Un solo paese occidentale sembra fare eccezione, nonostante la religiosità sia in calo anche lì. È il paese con la classe politica meno apprezzata, con i livelli più bassi di libertà di espressione: un paese che tanti, in patria e all’estero, ritengono in declino. Quel paese è il nostro, quel paese è l’Italia. Un paese dove i non credenti sono i paria della società, relegati dalla legge (e dal condizionamento sociale) a cittadini di quinta categoria: l’incredulità viene buona ultima, quanto a diritti, dopo la Chiesa cattolica, le confessioni sottoscrittrici di Intesa, i culti ammessi e le confessioni non registrate. Un paese dove si può essere censurati se si tenta di scrivere che Dio non esiste. Un paese dove, in televisione, è impossibile ascoltare una critica alle gerarchie ecclesiastiche.</p>
<p>Eppure gli atei e gli agnostici non sono affatto pochi: anche in Italia, un cittadino su sette non crede. Ma nessuno lo ascolta. Certo, il servilismo del mondo politico e dei mass media italiani non teme, come si è detto, confronti con altri paesi. Ma anche gli increduli hanno le loro responsabilità. Se vogliono non essere discriminati sui luoghi di lavoro; se desiderano che i loro figli, a scuola, non siano confinati in un ghetto; se non accettano che ingenti somme delle (scarse) finanze pubbliche finanzino organizzazioni confessionali; se, in poche parole, pensano che l’Italia debba realmente essere uno Stato laico e democratico, che tratta tutti i cittadini allo stesso modo, è necessario far sentire la propria voce. Finora non è mai accaduto: mai atei e agnostici hanno manifestato per i loro diritti civili.</p>
<p>Atei e agnostici non credono nei miracoli: sanno benissimo che, per ottenere dei cambiamenti, è necessario darsi da fare. È dunque venuto il tempo, anche per i non credenti, di mobilitarsi. Per questo motivo l’UAAR, l’associazione di promozione sociale che unisce gli atei e gli agnostici, indice per sabato 19 settembre, alle ore 15, nell’area antistante lo stadio Flaminio (Piazzale Ankara) a Roma</p>
<p>LIBERI DI NON CREDERE &#8211; 19 SETTEMBRE 2009, ROMA</p>
<p>primo meeting nazionale per un paese laico e civile</p>
<p>La data scelta non è casuale. I diritti dei non credenti possono essere riconosciuti solo laddove non c’è alcuna religione di Stato, di fatto e/o di diritto. Il 20 settembre 1870 non venne meno solo una religione di Stato; fu abbattuto un regime teocratico all’interno del quale era impossibile dichiararsi pubblicamente atei o agnostici. Molti, quel giorno, ritennero a portata di mano la realizzazione di una società, in cui una libera Chiesa costituisse solo una parte, non privilegiata, di un libero<br />
Stato. Quel progetto, faticosamente avviato, fu poi bloccato dal ventennio fascista, dal cinquantennio democristiano e da un quindicennio di confessionalismo bipartisan.</p>
<p>Ora i tempi sono cambiati. Non intendiamo rievocare con nostalgia l’epopea risorgimentale: vogliamo invece impegnarci nella costruzione di una società moderna, laica, europea.</p>
<p>Vogliamo l’uguaglianza, giuridica e di fatto, di credenti e non credenti</p>
<p>Vogliamo l’affermazione concreta della laicità dello Stato</p>
<p>Vogliamo la fine di ogni privilegio, di diritto e di fatto, accordato alle confessioni religiose</p>
<p>Vogliamo che le concezioni del mondo non religiose abbiano la stessa visibilità e lo stesso rispetto delle concezioni del mondo religiose</p>
<p>In particolare, chiediamo:<br />
Avvio di un processo per il superamento del regime concordatario<br />
Riconoscimento delle unioni civili<br />
Aumento delle risorse pubbliche stanziate per la ricerca scientifica<br />
Rimozione degli ostacoli frapposti alla contraccezione d’emergenza (c.d. “pillola del giorno dopo”)<br />
Abolizione dei limiti all’accesso alla fecondazione artificiale introdotti dalla legge 40/2004<br />
Abolizione dell’obiezione di coscienza nei reparti di ginecologia degli ospedali pubblici<br />
Introduzione della pillola RU-486 e presenza capillare di consultori pubblici<br />
Legalizzazione dell’eutanasia attiva volontaria<br />
Riconoscimento delle direttive anticipate di fine vita<br />
Rimozione di ogni discriminazione basata sull’orientamento sessuale<br />
Possibilità per tutti i cittadini di poter abbandonare formalmente la propria religione<br />
Disponibilità su tutto il territorio nazionale di strutture per la cremazione e di sale del commiato laiche<br />
Disponibilità, su tutto il territorio nazionale, di luoghi solenni e tempi consoni per il matrimonio civile<br />
Edifici pubblici laici, non contrassegnati dal simbolo della Chiesa cattolica<br />
Rispetto delle leggi sull’inquinamento acustico anche da parte delle confessioni religiose<br />
Abolizione delle leggi di tutela penale in materia religiosa<br />
Fine dei privilegi delle confessioni religiose nelle strutture obbliganti (ospedali, carceri, caserme&#8230;)<br />
Riduzione dei tempi per l’ottenimento della separazione e del divorzio<br />
Introduzione del sistema tedesco, per il quale solo i contribuenti che vogliono espressamente finanziare la loro fede pagano la tassa di religione<br />
Fine del versamento di fondi comunali alle confessioni religiose quali oneri di urbanizzazione secondaria<br />
Una scuola pubblica laica: dove chi non frequenta le ore di religione cattolica non sia discriminato; dove lo stesso insegnamento religioso cattolico sia sostituito da educazione civica o studio di religioni e filosofie non confessionali; dove non si svolgano atti di culto, visite pastorali o altre azioni di evangelizzazione; dove si insegnino l’evoluzionismo e il pensiero critico; alla quale siano destinati i fondi attualmente riversati su un sistema di scuole private ghettizzante e inefficiente.</p>
<p>Se anche tu condividi questi obiettivi, il 19 settembre partecipa a</p>
<p>LIBERI DI NON CREDERE<br />
primo meeting nazionale per un paese laico e civile<br />
Per aderire alla manifestazione inviate una e-mail con oggetto “adesione” a: adesioni19settembre@uaar.it<br />
Per partecipare alla manifestazione, contattate il circolo o referente UAAR più vicino</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Le righe di html per pubblicare il banner sul proprio sito sono:</p>
<p><a href="http://www.uaar.it/uaar/19-settembre"><img decoding="async" src="http://www.uaar.it/images/banner_roma468.jpg" alt="Banner Roma" /><br />
border=&#8221;0&#8243; /&gt;</a></p>
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		<title>Filologia e &#8220;verità&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 16:53:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Alfred Loisy]]></category>
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		<category><![CDATA[Concilio Vaticano II]]></category>
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					<description><![CDATA[di Daniele Ruini Quale importanza abbia avuto, nella storia dell&#8217;umanità, la parola scritta è un fatto difficilmente sottostimabile. Per quanto riguarda, più in particolare, la storia delle religioni, ciò è chiaramente evidente in tutti quei culti che riconoscono autorità sacra a uno o più testi, ritenuti frutto della diretta ispirazione divina, ovvero &#8220;parola di Dio&#8221;. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Daniele Ruini</strong></p>
<p>Quale importanza abbia avuto, nella storia dell&#8217;umanità, la parola scritta è un fatto difficilmente sottostimabile. Per quanto riguarda, più in particolare, la storia delle religioni, ciò è chiaramente evidente in tutti quei culti che riconoscono autorità sacra a uno o più testi, ritenuti frutto della diretta ispirazione divina, ovvero &#8220;parola di Dio&#8221;. Dato lo speciale statuto assegnato a tali scritture, ogni operazione volta a definirne con esattezza il dettato testuale acquista un valore particolare; se, da un lato, avvicinarsi il più possibile allo stadio originario di un Testo Sacro significa ridurre la distanza che separa dalla supposta Verità in esso contenuta, dall&#8217;altro lato, rimettere ogni volta in discussione la lezione di un&#8217;opera di tal fatta non può non avere conseguenze delicate per la comunità religiosa che di essa ha fatto il proprio testo di riferimento. Il rapporto tra Sacre Scritture e filologia (la disciplina finalizzata a ricostruire la veste originaria di un testo attraverso lo studio delle varie fasi della sua trasmissione) è infatti necessariamente contraddittorio: il carattere dogmatico della &#8220;parola di Dio&#8221; può sopportare il libero esercizio critico della filologia? E soprattutto: fino a che punto saranno disposti ad accettarlo i rappresentanti delle gerarchie ecclesiastiche?<br />
<span id="more-15114"></span><br />
È questo il tema al centro di <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804578491/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804578491&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank"><em>Filologia e Libertà</em></a> di Luciano Canfora (Mondadori 2008), nel quale si ripercorre la storia delle resistenze del Vaticano dinnanzi all&#8217;applicazione della critica testuale alla Bibbia, dando risalto alle figure dei pochi studiosi che quei divieti tentarono di infrangere. Come sottolinea Canfora, riannodare le fila di questo racconto equivale a narrare la storia «della libertà di pensiero attraverso il faticoso e contrastato dispiegarsi della libertà di critica sui testi che l&#8217;autorità e la tradizione hanno preservato».</p>
<p>Benché sia sempre esistita una filologia biblica, le cui origini affondano nel giudaismo ellenistico, la Chiesa Cattolica è venuta progressivamente irrigidendosi, assumendo, di fronte alle possibilità di studiare le Sacre Scritture secondo i principi della critica testuale, un atteggiamento di totale chiusura, cui si accompagnò un&#8217;azione di repressione nei confronti dei disobbedienti. Tale fu la posizione espressa nelle disposizioni del Concilio di Trento (1545-1563), colle quali fu sancito il primato della <em>Vulgata</em>, ovvero della versione latina della Bibbia tradotta da San Gerolamo nel IV secolo d.C.</p>
<p>In maniera del tutto illogica e fondandosi sulla supposta ispirazione divina del traduttore, veniva riconosciuta la superiorità di una traduzione rispetto al testo originale (ebraico per l&#8217;Antico Testamento, greco per il Nuovo). Si trattava di una risposta alle iniziative dei luterani, che rivendicavano invece l&#8217;originale biblico e che quello traducevano per la massa dei fedeli. Tali norme rimasero valide fino al Concilio Vaticano II (1965), quando fu finalmente ammessa, anche da parte cattolica, la possibilità di tradurre le Sacre Scritture nelle lingue moderne, favorendone l&#8217;accesso al popolo dei credenti.</p>
<p>E nondimeno, la filologia moderna, sviluppatasi storicamente nel XIX secolo sui classici greci e latini, ebbe le sue prime applicazioni proprio in ambito biblico e, più in particolare, neotestamentario. Alla netta chiusura della Chiesa Cattolica — ma atteggiamento non dissimile ebbero le Chiese riformate — si contrappose l&#8217;attività di singoli eruditi che, raccogliendo l&#8217;eredità di Erasmo da Rotterdam (1466–1536), si prodigarono nello studio della formazione dell&#8217;Antico e del Nuovo Testamento, subendo spesso l&#8217;ostracismo delle comunità religiose di appartenenza. Tra le figure ricordate da Canfora vi sono l&#8217;ebreo Baruch Spinoza (1632-1677), il giansenista Richard Simon (1627-1704), i protestanti Pierre Bayle (1647-1706), Johann Jacob Wetstein (1694-1745) e Jean Leclerc (1657-1736). Il loro lavoro fu la principale fonte d&#8217;ispirazione della critica illuministica delle religioni, della cui efficacia ed attualità rende conto il fatto che «la condanna dell&#8217;illuminismo si replica, di papa in papa, di enciclica in enciclica, fino alla recentissima <em>Spe salvi</em> (par. 19) dell&#8217;attuale pontefice».</p>
<p>Le infrazioni ai divieti cattolici in materia di filologia biblica proseguirono nel XIX secolo per merito di alcuni esponenti dell&#8217;Institut Catholique di Parigi, ai quali il Vaticano affibbiò l&#8217;etichetta di &#8220;modernisti&#8221;. Tra di essi, Ernest Renan (1823-1892) – autore di una celebre <em>Vita di Gesù</em> in cui si negava la divinità del Cristo –, Louis Duchesne (1843-1922) e Alfred Loisy (1857-1940), cui si devono due volumi sulla <em>Storia del canone dell&#8217;Antico e del Nuovo Testamento</em>. La durissima presa di posizione del cattolicesimo romano fu affidata alle encicliche <em>Providentissum Deus</em> di papa Leone III (1893) e <em>Pascendi dominici gregis</em> di papa Pio X (1907). In quest&#8217;ultima, in particolare, il pontefice espresse in termini retrogradi l&#8217;allarme risentito verso la critica testuale, il cui carattere eversivo risalirebbe alla pretesa di introdurre nell&#8217;ambito dei Testi Sacri il concetto di &#8220;evoluzione&#8221;, «quasi che la stessa religione fosse opera non di Dio ma degli uomini o un qualche ritrovato filosofico che con mezzi umani possa essere perfezionato» (<em>sic</em>).</p>
<p>Nessuna posizione ufficiale venne più espressa fino al 1943, quando papa Pio XII compì una svolta inaspettata, ammettendo la legittimità della critica testuale in ambito biblico (enciclica <em>Divino afflante spiritu</em>). Non si trattava, tuttavia, di una netta presa di distanza dalle chiusure del passato; l&#8217;enciclica pretende anzi di stabilire una continuità colle dichiarazioni dei pontefici precedenti, disegnando una prospettiva distorta secondo cui la Chiesa avrebbe sempre favorito e appoggiato la critica testuale, ed affermando che il riconoscimento della legittimità dell&#8217;indagine filologica sui testi sacri non è in contraddizione coi deliberati tridentini. L&#8217;apertura di papa Pacelli era in realtà la conseguenza della presa d&#8217;atto che alcune significative esperienze filologiche recenti avevano reso del tutto obsoleta e non più sostenibile la condanna vaticana verso la critica testuale; capolavori come l&#8217;edizione critica dell&#8217;<em>Historia Ecclesiastica</em> di Eusebio di Cesarea realizzata da Eduard Schwartz (1905-1909), o quella della <em>Bibbia dei Settanta</em> prodotta nel 1935 in ambiente protestante, costituivano una smentita concreta delle preclusioni cattoliche nei confronti della filologia. D&#8217;altra parte, pur nella sua apertura di fondo, Pio XII si appella alla cautela degli studiosi; l&#8217;enciclica contiene infatti l&#8217;invito a produrre nuove edizioni scientifiche del Testo Sacro pur mantenendo nei suoi confronti «somma riverenza». Si tratta, come evidenzia Canfora, di una posizione assurda e insensata, dacché inconciliabile colla pur invocata «rigorosa osservanza di tutte le leggi della critica». Ciò equivarrebbe infatti ad ammettere che “un testo affidabile di Platone possano darlo soltanto dei platonici puri e graniticamente fedeli al &#8220;verbo&#8221; del maestro (ammesso comunque che tale verbo esista già preconfezionato, prima del necessario, lunghissimo, imprevedibile, lavorio critico)”. Questo non-senso nasce dalla convinzione, mai messa in discussione, che i testi inclusi nel canone cattolico – e solo quelli – contengano la verità, una verità «precostituita e testualmente compiuta prima della ricostruzione del testo». L&#8217;apparente apertura rivoluzionaria del Vaticano tradisce, quindi, un certo conservatorismo, nell&#8217;incapacità di accettare fino in fondo l&#8217;idea che «il testo della Scrittura va letto (e criticato) per quello che letteralmente dice, mentre la sua difesa di principio può condursi solo sul piano della &#8220;fede&#8221;».</p>
<p>Il volume di Canfora costituisce, in conclusione, un elogio della filologia, considerata come un antidoto al dogmatismo e all&#8217;oscurantismo e come fondamento della libertà di pensiero.</p>
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