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	<title>Pablo Picasso &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Inediti Campi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 12:36:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Campi]]></category>
		<category><![CDATA[Pablo Picasso]]></category>
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					<description><![CDATA[Picasso Revisited Nu assis s&#8217;essuyant le pied. 1921 La torta e il piede grosso di Enzo Campi Stavo rientrando a casa. Era molto tardi. Avevo appena superato la Rue Cardinale quando incontrai quella che a prima vista sembrava una prostituta. Non so perché ma cominciai a seguirla sistemandomi appena dietro di lei. La donna parlava [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/picassorevisited.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/picassorevisited.jpg" alt="picassorevisited" title="picassorevisited" width="379" height="500" class="aligncenter size-full wp-image-19095" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/picassorevisited.jpg 379w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/picassorevisited-227x300.jpg 227w" sizes="(max-width: 379px) 100vw, 379px" /></a><br />
<em>Picasso Revisited</em> Nu assis s&#8217;essuyant le pied. 1921 </p>
<p><strong>La torta e il piede grosso</strong><br />
di<br />
<strong>Enzo Campi </strong> </p>
<p>Stavo rientrando a casa. Era molto tardi. Avevo appena superato la Rue Cardinale quando incontrai quella che a prima vista sembrava una prostituta. Non so perché ma cominciai a seguirla sistemandomi appena dietro di lei.<br />
La donna parlava a voce alta come se volesse farsi sentire:</p>
<p>“<em>Il mercato centrale alle cinque del mattino pullula di giovani scaricatori che esibiscono i loro corpi villosi. Una puttana come me sa che questa è l’ora più adatta per racimolare qualche franco con prestazioni veloci. Tra le casse di pesce fresco appena arrivato dall’Atlantico e i cesti di frutta delle campagne della Charente è tutto un susseguirsi di ansimi, grida e risate. Con quello che guadagno tra le cinque e le sette del mattino potrei anche smettere di battere la sera sotto i lampioni del Boulevard du Palais nell’Île de la cité, ma Mignon   se ne avrebbe a male. Sarebbe capace di picchiarmi e, ancor peggio, non verrebbe più a letto con me”.<br />
</em><br />
Si infilò le mani in tasca e tirò fuori del denaro. Poi cominciò a contarlo separando le banconote dalle monete e riprese a parlare: </p>
<p>“<em>Dunque, vediamo un po’, stamane ho incassato otto franchi in più di ieri. Voglio proprio vedere se Mimosa e Castagnette hanno incassato più di me. Mignon sarà contento”.<br />
</em><br />
<span id="more-19094"></span><br />
Si fermò improvvisamente e si girò di scatto. Il movimento fu così inaspettato che finii per investirla. Cercai di chiederle scusa per la mia goffaggine ma lei mi zittì dicendo: </p>
<p><em>“Ma tu bel signore, che mi guardi con quegli occhi da gitano, cosa vuoi da me? Un servizio veloce così tanto per iniziare la giornata nel miglior dei modi e senza impegno, o forse mi vuoi portare a casa tua?”. </em></p>
<p>La donna aspettava una mia risposta, ma io non dissi una parola. Così continuò: </p>
<p>“<em>Io non vado mai a letto prima di mezzogiorno. Sono le sette e mezza, quindi abbiamo più di quattro ore tutte per noi. In quattro ore posso resuscitare un morto o ammazzare un vivo. Tu sei vivo o morto?”.</em></p>
<p>Fu a quel punto che mi decisi a parlare: <em>“Hai sorelle?</em>”.<br />
Lei mi guardò stupita e continuò: “<em>Non vedo che importanza abbia. No, non ho sorelle. Beh, a dire il vero, io sono sorella di me stesso. A buon intenditore poche parole</em>”. La cosa non mi era molto chiara. Feci per dire qualcosa ma la sua mano sinistra mi tappò la bocca. Aveva delle mani enormi, quasi maschili.<br />
Si avvicinò sfiorando con le labbra la guancia e, modulando la voce,  cominciò a sussurrare alcune parole al mio orecchio: </p>
<p>“<em>Permettimi di presentarmi, io sono Louis, ma preferisco farmi chiamare Divine. Qui al mercato però tutti mi conoscono come La torta <br />
, questo perché sono golosa e fin dal primo giorno che ho cominciato a bazzicare in questi luoghi tutti mi offrono pezzi di torta. Ti devo fare una confessione: a me piacciono gli uomini con dei grossi piedi. C’è una donna che si fa chiamare Françoise e che talvolta, spacciandosi per mia cugina, mi ruba i clienti più giovani, nonostante il suo alito puzzi sempre di cipolla. Vuoi mettere la differenza tra un alito che profuma di crema e cioccolato e un alito che puzza di cipolla? Io ancora non capisco come gli uomini possano preferirla a me. Comunque, Françoise prima di andare a letto con un uomo gli misura i piedi. Se il piede è troppo grosso manda via il cliente. Ecco perché ho imparato ad amare gli uomini coi piedi grossi: una volta che Françoise li rifiuta loro vengono da me. Tu che piedi hai? Sono sufficientemente grossi?”.</em></p>
<p>Chinai il capo come per invitarla a guardare i miei piedi ed esclamai: </p>
<p>“<em>Questo è quello che ho, ma il problema non va posto in questi termini. I miei piedi non contano, a meno che tu non riesca a mangiarli”.</em></p>
<p>La torta, senza scomporsi più di tanto, replicò: </p>
<p>“<em>Beh, bisogna prima tagliarli a pezzetti e poi passarli in padella con aglio e lardo. Infine si devono condire con latte d’asina e un trito di erbe aromatiche. È così che vuole la tradizione, e io non sono una rivoluzionaria, né tanto meno un rivoluzionario. Ci tengo che le cose vengano fatte nel migliore dei modi”.</em></p>
<p>Feci appena in tempo a notare che la donna faceva un po’ di confusione nell’apostrofarsi talvolta al maschile e talvolta al femminile, quando la mia attenzione si concentrò su un fischiettio che proveniva dalla mia sinistra.<br />
La torta sorrise e mi disse: </p>
<p>“<em>Lo senti anche tu? È Lucien, un macellaio che lavora qui dietro l’angolo. Gli ho appena fatto uno dei miei lavoretti di bocca. Se vuoi possiamo chiedergli di tagliarti i piedi. Poi appena più avanti c’è la locanda di Marion che è ancora aperta. Vedrai che non avrà difficoltà a prestarci la cucina. Anche lei è una mia cliente. Sai, il fatto di essere sorella di me stesso mi permette di poter soddisfare sia gli uomini che le donne”.</em></p>
<p>Cominciai a capire che La torta non era una donna ma uno di quelli che qui, nell’argot metropolitano, chiamano mâle, ovvero un travestito. Ed anche lei comprese che avevo messo a fuoco la situazione perché, con uno sguardo di sfida, prese la mia mano e se la portò tra le gambe. Così ebbi la conferma. La torta mi fissò lungamente senza proferire parola. Mi sentivo un po’ a disagio e per mettere fine a quella situazione apostrofai: </p>
<p><em>“Io non andrei da Marion né dal macellaio. I miei piedi devono essere mangiati crudi. Se tu non sei in grado di farlo non sei la donna o l’uomo che fa al caso mio”.<br />
</em><br />
La torta rimase interdetta per un attimo e poi replicò:</p>
<p>“<em>Guarda che sono disposta a pagarti. Magari ne tagliamo uno solo. Che ne dici del piede sinistro?”.<br />
</em><br />
Feci un cenno di dissenso col capo e lei visibilmente indispettita cominciò a strapparsi i vestiti da dosso. Poi urlò a gran voce il nome di Lucien che sopraggiunse in pochi secondi con in mano un grosso coltello ancora sporco del sangue del vitello che stava disossando. Lucien chiese cosa stesse accadendo e La torta rispose che io avevo tentato di violentarla. Poi chiese al macellaio di darmi una lezione e di tagliarmi il piede sinistro.<br />
Vidi il coltello levarsi nell’aria e mi svegliai di soprassalto sbarrando gli occhi.<br />
Mi trovavo in terra in un vicolo adiacente a Rue de la Boétie con la camicia macchiata di verde e letteralmente intontito. Pensai che prima o poi avrei dovuto smetterla con l’assenzio.<br />
Mi alzai e mi incamminai verso casa che distanziava poco più di un centinaio di metri. Una volta arrivato vidi che sull’uscio c’era già il giornale del mattino. In prima pagina svettava, a caratteri cubitali, la notizia della morte di Harry Crosby .</p>
<p>Harry   era stato trovato morto a letto insieme a Josephine Bigelow in una camera dell’Hotel des Artistes. Entrambi avevano i piedi nudi mentre il resto del corpo era completamente vestito. Harry aveva sparato un colpo di pistola alla tempia di Josephine e solo dopo diverse ore si decise a farla finita sparandosi un colpo in testa. Sul letto furono trovati tutti i libri di Baudelaire, dei fiori neri,  un paio di bottiglie d’assenzio vuote e una torta intatta sulla quale spiccavano i resti di una grossa candela consumata. In terra un manoscritto con un’illustrazione di Alastair e la trascrizione della poesia <em>La mort des amants</em>   . La cosa che aveva più colpito il giornalista che firmava l’articolo consisteva nel fatto che la stanza fosse pregna di un profumo mai sentito prima, quasi soprannaturale.<br />
Ezra Pound spese parole di elogio difendendo questa morte e rivestendola come di un’aura salvifica. Scrisse che si trattava di una necessità e che bisognava che tutti gli artisti compiessero atti portatori di messaggi. Solo così, anche attraverso eventi sacrificali, si poteva avere fiducia per un avvenire migliore e sperare in una sorta di giustizia divina.<br />
Comunque, a parte le estremizzazioni di Pound e la morte che io, per principio, cercavo sempre di esorcizzare, ciò che mi procurava disagio e preoccupazione era la presenza di una torta e il fatto che i loro piedi fossero nudi ed esposti, come se fossero davvero portatori di un messaggio.<br />
Forse Pound aveva ragione, del resto ognuno di noi filtra le cose e gli avvenimenti attraverso la propria sensibilità. Crosby attraverso il suo suicidio mi aveva mandato un messaggio figurato: i piedi nudi.<br />
Voi credete ai segni del destino?<br />
Anche se era stato solo un sogno fui contento che il macellaio non fosse riuscito a tagliarmi i piedi.<br />
Vidi che il forno di André era già aperto. Comprai una torta e mi tolsi le scarpe. Poi aprii completamente il giornale, vi poggiai con cura la torta e le scarpe facendo in modo che chiunque passasse potesse vedere quella sorta di improvvisata natura morta.<br />
Aprii il portone e mi incamminai, a piedi nudi, su per le scale.</p>
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		<title>VivaVoce#04: Guillaume Apollinaire [1880–1918]</title>
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		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jun 2008 09:03:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[blaise cendrars]]></category>
		<category><![CDATA[calligrammi]]></category>
		<category><![CDATA[Francis Poulenc]]></category>
		<category><![CDATA[Guillaume Apollinaire]]></category>
		<category><![CDATA[Léo Ferré]]></category>
		<category><![CDATA[le Bateau-Lavoir]]></category>
		<category><![CDATA[Le mammelle di Tiresia]]></category>
		<category><![CDATA[Le Pont Mirabeau]]></category>
		<category><![CDATA[Marie Laurencin]]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
		<category><![CDATA[Pablo Picasso]]></category>
		<category><![CDATA[Paul Celan]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[VivaVoce]]></category>
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					<description><![CDATA[Le Pont Mirabeau dalla viva voce di Apollinaire [1913] [ musicata e cantata da Léo Ferré (1953) ] &#160; Le Pont Mirabeau &#160; Sous le pont Mirabeau coule la Seine Et nos amours Faut-il qu&#8217;il m&#8217;en souvienne La joie venait toujours après la peine &#160; Vienne la nuit sonne l&#8217;heure Les jours s&#8217;en vont je [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><center></p>
<div style="width:600px; float:center; text-align:justify">
<p align="center"><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/mirabeau.gif" border="0" alt="" width="405" /></p>
<p align="center"><big><strong><span style="font-family: Garamond;">Le Pont Mirabeau<br />
dalla viva voce di Apollinaire [1913]</span></strong></big></p>
<p><center></p>
<div style="width:300px;">
    <!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('audio');</script><![endif]-->
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</div>
<p></center></p>
<p align="center"><strong><span style="font-family: Garamond;">[ musicata e cantata da Léo Ferré (1953) ]</span></strong></p>
<p><center></p>
<div style="width:300px;">
    <audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-6137-2" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/leo-ferre-le-pont-mirabeau.mp3?_=2" /><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/leo-ferre-le-pont-mirabeau.mp3">https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/leo-ferre-le-pont-mirabeau.mp3</a></audio>
</div>
<p></center><br />
&nbsp;<br />
<center></p>
<table border="0" cellspacing="4" cellpadding="4" width="100%">
<tr>
<td><span style="font-size:11pt; font-family: Garamond"><br />
<big><strong>Le Pont Mirabeau</strong></big><br />
&nbsp;</p>
<p align="left">Sous le pont Mirabeau coule la Seine<br />
Et nos amours<br />
Faut-il qu&#8217;il m&#8217;en souvienne<br />
La joie venait toujours après la peine<br />
&nbsp;<br />
Vienne la nuit sonne l&#8217;heure<br />
Les jours s&#8217;en vont je demeure</p>
<p>&nbsp;<br />
</span></td>
<td><em><span style="font-size:11pt; font-family: Garamond"><br />
<strong><big>Il Ponte Mirabeau</big></strong><br />
&nbsp;</p>
<p align="left">Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna<br />
E i nostri amori<br />
Tocca che me lo rammenti<br />
La gioia sempre veniva dopo la pena<br />
&nbsp;<br />
Venga la notte suoni l&#8217;ora<br />
I giorni vanno qui m’è dimora</p>
<p>&nbsp;<br />
</span></em></td>
</tr>
</table>
<p></center><br />
<span id="more-6137"></span><br />
<center></p>
<table border="0" cellspacing="4" cellpadding="4" width="100%">
<tr>
<td><span style="font-size:11pt; font-family: Garamond"></p>
<p align="left">Les mains dans les mains restons face à face<br />
Tandis que sous<br />
Le pont de nos bras passe<br />
Des éternels regards l&#8217;onde si lasse<br />
&nbsp;<br />
Vienne la nuit sonne l&#8217;heure<br />
Les jours s&#8217;en vont je demeure</p>
<p>&nbsp;<br />
</span></td>
<td><span style="font-size:11pt; font-family: Garamond"><em></p>
<p align="left">Le mani nelle mani restiamo faccia a faccia<br />
Mentre giu<br />
Dal ponte delle nostre braccia passa<br />
D&#8217;eterni sguardi l’onda così spossata<br />
&nbsp;<br />
Venga la notte suoni l&#8217;ora<br />
I giorni vanno qui m’è dimora</p>
<p>&nbsp;<br />
</em></span></td>
</tr>
</table>
<p></center><center></p>
<table border="0" cellspacing="3" cellpadding="3" width="100%">
<tr>
<td><span style="font-size:11pt; font-family: Garamond"></p>
<p align="left">L&#8217;amour s&#8217;en va comme cette eau courente<br />
L&#8217;amour s&#8217;en va<br />
Comme la vie est lente<br />
Et comme l&#8217;Espérance est violente<br />
&nbsp;<br />
Vienne la nuit sonne l&#8217;heure<br />
Les jours s&#8217;en vont je demeure</p>
<p>&nbsp;<br />
</span></td>
<td><span style="font-size:11pt; font-family: Garamond"><em></p>
<p align="left">L&#8217;amore se ne va come  quest’acqua corrente<br />
L&#8217;amore se ne va<br />
Come la vita è lenta<br />
E come la Speranza è violenta<br />
&nbsp;<br />
Venga la notte suoni l&#8217;ora<br />
I giorni vanno qui m’è dimora</p>
<p>&nbsp;<br />
</em></span></td>
</tr>
</table>
<p></center><br />
<center></p>
<table border="0" cellspacing="3" cellpadding="3" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td><span style="font-size:11pt; font-family: Garamond"></p>
<p align="left">Passent les jours et passent les semaines<br />
Ni temps passé<br />
Ni les amours reviennent<br />
Sous le pont Mirabeau coule la Seine<br />
&nbsp;<br />
Vienne la nuit sonne l&#8217;heure<br />
Les jours s&#8217;en vont je demeure</p>
<p>&nbsp;<br />
</span></td>
<td><span style="font-size:11pt; font-family: Garamond"><em></p>
<p align="left">Passano i giorni e passano le settimane<br />
Nulla del tempo passato<br />
Nulla degli amori riviene<br />
Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna<br />
&nbsp;<br />
Venga la notte suoni l&#8217;ora<br />
I giorni vanno qui m’è dimora</p>
<p>&nbsp;<br />
</em></span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p></center></p>
<p ALIGN="center">&nbsp;</p>
<p>[ <em><strong>Wilhelm Albert Vladimir Popowski de La Selvade Apollinaris de Wąż-Kostrowitcky</strong> nasce a Roma da una nobildonna polacca e da un aristocratico ufficiale italiano, che mai riconobbe lui e il fratello. Infanzia in collegio, mentre la madre con alterne fortune passa da un Casinò all&#8217;altro. Nessun titolo o diploma: come Università la Parigi di inizio &#8216;900, dove tutti sembrano arrivare e tutto sembra accadere. Come aula <strong>le Bateau-Lavoir</strong> con in cattedra e fra i banchi la cosmopolita e vivace <strong>Bande de Picassò</strong>. Molti lavori per sopravvivere, perfino il precettore, immancabilmente innamorandosi dell&#8217;istitutrice inglese della sua alunna, che lo rifuterà: il primo di una lunga serie di amori infelici. Compone versi e traduce dall&#8217;italiano. Fonda fugaci riviste di qualche numero soltanto, partecipa al <strong>Mercure de France</strong> e persino ad un giornale femminile con lo pseudonimo di Louise Lalanne. Nel 1903 scrive una opera teatrale, l&#8217;ironica e straniata <strong>Le mammelle di Tiresia</strong>, rappresentata nel &#8217;17 fra i clamori del pubblico e le stroncature della critica, nella cui introduzione conia la parola <strong>sur-realiste </strong>che tanta fortuna poi avrà. L&#8217;opera sarà musicata nel 1944 da <strong>Francis Poulenc</strong> (1899-1963). Nella divertentissima aria<br />
<center><strong><em>Non, monsieur mon marie</em></strong></p>
<div style="width:300px;">
    <audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-6137-3" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="http://www.suave-est-nus.org/poulenc.mp3?_=3" /><a href="http://www.suave-est-nus.org/poulenc.mp3">http://www.suave-est-nus.org/poulenc.mp3</a></audio></div>
<p></center><br />
la protagonista Teresa si ribella al ruolo storico femminile di fattrice e, sbottonandosi la camicetta, si libera delle mammelle e assume l&#8217;dentità maschile di Tiresia. Il marito da solo riuscirà a dare alla luce 40.049 figli in un solo giorno in un assurdo avvicendarsi di personaggi e di equivoci alla Helzapoppin. Intanto l&#8217;infaticabile Guillaume scrive racconti erotici e riesce addirittura ad essere accusato ingiustamente ed imprigionato per il furto della Gioconda al Louvre. Sarà critico d&#8217;arte e lascerà ad un certo punto correre via le parole dalle righe a comporre le immagini dei suoi <strong>calligrammi</strong>.<br />
&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>§</strong></p>
<p>&nbsp;<br />
<strong>Le Pont Mirabeau</strong>, compresa nella raccolta <strong>Alcools</strong> del 1913, nasce dalla fine dell&#8217;amore tumultuoso per la giovane pittrice <strong>Marie Laurencin</strong>, presentatagli da <strong>Pablo Picasso</strong>, talento delicato di figure eteree con visi bianchi da geisha, di trasparenze acquarellate e fiori. Lei gli preferirà un solido barone tedesco e l&#8217;ambiente mondano di cui diverrà la ritrattista ufficiale. Nel ritratto di gruppo, in cui ha immortalato con appena accennata ironia Picasso, Fernand Olivier, Apollinaire e se stessa, s&#8217;incarna lo spirito speciale di quegli anni che ormai volgono verso la Grande Guerra. Ugualmente in <strong>Le Pont Mirabeau</strong>, &#8220;la chanson triste de cette longue liaison brisée&#8221;, come la definisce Apollinaire in una lettera dal fronte a Madeleine Pagès, scorre via con l&#8217;acqua della Senna un&#8217;epoca felice ed irripetibile. Come Apollinaire molti poeti e scrittori, animati da entusiasmo patriottico e dal grano di follia militare interventista del futurismo, partono volontari: <strong>Genevoix, Dorgelès, Péguy, Alain-Fournier, Céline, Bernanos, Duhamel, Green, Pergaud</strong>, alcuni senza ritorno, ed anche il suo grande amico <strong>Blaise Cendrars,</strong> che perderà il braccio destro e scriverà con mancina oggettività della Prima Guerra Mondiale e di tutte le guerre passate e future la vera epigrafe finale in &#8220;J&#8217;ai tué&#8221;, [ Ho ucciso ], 1918:</em><br />
&nbsp;</p>
<blockquote><p>
Sfiderò l&#8217; uomo. Il mio simile. Una scimmia. Occhio per occhio, dente per dente. A noi due ora. A colpi di pugno, a colpi di coltello. Senza pietà. Salto sul mio antagonista. Gli sferro un colpo terribile. La testa è quasi decapitata. Ho ucciso il crucco. Sono stato più sveglio e più rapido di lui. Più diretto. Ho colpito per primo. Ho il senso della realtà, io, poeta. Ho agito. Ho ucciso. Come quello che vuole vivere. </p></blockquote>
<p>&nbsp;<br />
<em>Nessuna &#8220;igiene del mondo&#8221;, ma solo una terrible carneficina: mors tua vita mea. Apollinaire tornerà ferito alla testa, dopo aver subito un&#8217;operazione di trapanazione cranica. Indebolito morirà a soli 38 anni per l&#8217;epidemia di Spagnola, nel &#8217;18.<br />
&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>§</strong><em></em><em></em></p>
<p>&nbsp;<br />
Delle immagini del breve filmato che lo vede conversare e scherzare con un amico, il fisico massiccio, molto elegante con papillon a pois e Borsalino all&#8217;indietro, resta il sorriso aperto dell&#8217;uomo entusiasta della vita nonostante i dolori, che scrive la parola Speranza con la lettera maiuscola. Fra il fruscio della riproduzione meccanica la declamazione della poesia, quasi una melopea con musicalità da spartito, sottolinea le rime dei versi tutte al femminile&#8230; </em>Seine, peine, heure, demeure, courente, lente, semaines ed ancora Seine&#8230;<em> e le assonanze interne, il girotondo del ritornello. Dalla voce, che ci arriva scavalcando quasi un secolo, traspare la piccola ambiguita di senso dell&#8217;assenza di punteggiatura, l&#8217;ondeggiare alterno fra soggetto ed oggetti reali ed una vaga malinconia, che va solo un poco accentuandosi di tono nel finale, ma senza dramma o attrazione verso quell&#8217;acqua. Da quello stesso ponte, fratello di ferro fiorito della Tour Eiffel, dopo altra guerra mondiale ed altre tragedie, il 20 aprile 1970, salterà nella corrente <strong>Paul Celan</strong>.</em>]<br />
&nbsp;<br />
<small><em>[ traduzioni ed animazione di Orsola Puecher ]</em></small><br />
&nbsp;<br />
<small><em>[ Léo Ferré, Le Pont Mirabeau, 2005, Les Annees Odeon 1953-1955,Sony BMG Music ]</em></small><br />
<small><em>[ file audio di Apollinaire da <a href="http://www.ubu.com/" target="_blank">www.ubu.com</a> ]</em></small></p>
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<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/04/21/vivavoce-01-thomas-stearn-eliot-1888–1965/" target="_blank">VivaVoce#01: Thomas Stearns Eliot [1888–1965] </a><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/05/01/vivavoce02-gherashim-luca-23-luglio-1913-–-9-febbraio-1994/" target="_blank">VivaVoce#02: Gherasim Luca [1913–1994] </a><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/05/14/vivavoce03-sylvia-plath-1932–1963/" target="_blank">VivaVoce#03: Sylvia Plath [1932–1963]</a></p>
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