<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>pacs &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://staging.nazioneindiana.com/tag/pacs/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://staging.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 13 Mar 2013 00:48:16 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.5</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">211417809</site>	<item>
		<title>Desessualizzare lo Stato</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/03/13/desessualizzare-lo-stato/</link>
					<comments>https://staging.nazioneindiana.com/2013/03/13/desessualizzare-lo-stato/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Mar 2013 10:45:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[filosfia della sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<category><![CDATA[libertà sessuale]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[pacs]]></category>
		<category><![CDATA[Pino Tripodi]]></category>
		<category><![CDATA[Vera Tripodi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=45103</guid>

					<description><![CDATA[di Pino Tripodi  In tema di libertà sessuali una piccola rivoluzione – una di quelle piccole rivoluzioni dal passo lento ma dal cammino duraturo – s&#8217;avanza nel cuore della vecchio, malato Occidente. Il primo articolo (Le mariage est contracté par deux personnes de sexe différent ou de même sexe; Il matrimonio è un contratto tra [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Pino Tripodi</strong></p>
<p><b> </b>In tema di libertà sessuali una piccola rivoluzione – una di quelle piccole rivoluzioni dal passo lento ma dal cammino duraturo – s&#8217;avanza nel cuore della vecchio, malato Occidente.</p>
<p>Il primo articolo (<i>Le mariage est contracté par deux personnes de sexe différent ou de même sexe</i>; Il matrimonio è un contratto tra due persone di sesso differente o dello stesso sesso) della legge appena approvata dall&#8217;Assemblea nazionale francese pone una serie di problemi che è banale ridurre, come si usa fare nella canea mediatica e nell&#8217;agone politico, a quello dell&#8217;introduzione dei matrimoni omosessuali. <span id="more-45103"></span>Anzitutto perché la legge neanche cita i termini che scaldano il sangue delle folle (omosessuale, bisessuale, transessuale, eterosessuale) e poi perché sul piano strettamente giuridico meglio sarebbe considerarla, come non molti purtroppo hanno fatto, una legge che permette il matrimonio per tutti (<i>le marriage pour tous</i>) al di là della relazione sessuale che soggetti di identico o di differente sesso intrattengono, dunque, eventualmente, anche in assenza di tali rapporti.</p>
<p>Ma al di là della canea e dell&#8217;agone, ciò che interessa analizzare è il dispositivo linguistico della legge, causa decisiva sia della sua fortuna per gli elementi innovativi che contiene, sia degli epocali contrasti che ha provocato. Si può ragionevolmente pensare, infatti, che se gli aspetti linguistici della legge fossero stati ancor più radicali e innovativi molti conflitti non avrebbero avuto neanche appiglio per generarsi.</p>
<p>La legge evita saggiamente di utilizzare i termini eterosessuale, omosessuale ecc.; sostituisce i termini di padre  e madre (<i>père et mère</i>) con quello di genitori (<i>parents</i>), soppianta anche marito e moglie (mari et femme) con la parola consorti (époux); non rinuncia tuttavia a nominare né il numero dei soggetti che si possono unire in matrimonio, né a mettere il dito, inutilmente, nella piaga quando pleonasticamente enuncia che le due persone contraenti il matrimonio possono essere di sesso uguale o differente. Meglio sarebbe stato evitare il pleonasma e ascrivere il diritto matrimoniale a due persone, punto. Fare riferimento al sesso delle persone è inutile (due persone o sono di ugual sesso &#8211; maschi, femmine, trans, bisessuali &#8211; o sono di sesso differente, una terza possibilità non può essere data a meno che non si voglia far riferimento agli asessuati), è sbagliato – il diritto all&#8217;unione deve prescindere dalla relazione sessuale tra i soggetti – ed è anche dannoso perché il riferimento al sesso in una legge del genere solleva molteplici crociate.</p>
<p>Il testo linguisticamente ottimale dovrebbe prevedere semplicemente  il matrimonio tra  persone ( senza indicare il numero dei contraenti, l&#8217;unione potrebbe essere estesa anche a più amici o a comuni di conviventi indipendentemente dalle loro relazioni sessuali).</p>
<p>Teorizzata dagli studi e dalle proposte di alcune filosofe (Elizabeth Brake, <i>Minimizing Marriage</i>, Oxford press University, 2012; Vera Tripodi, <i>Filosofia della sessualità</i>, Carocci 2011), l&#8217;aria nuova in tema genere e  di sessualità è già legge in Francia  dall&#8217;istituzione dei Pacs (Pacte civil de solidarité) nel 1999.</p>
<p>In <i>Minimizing Marriage </i>l&#8217;idea di matrimonio – con i diritti e i doveri relativi &#8211; viene ascritta non solo alle coppie aventi relazioni sessuali ma a qualsiasi unione a prescindere dal carattere sessuale e dalla presenza della relazione sessuale tra le persone.</p>
<p>In  <i>Filosofia della sessualità </i>viene mostrato, sul piano biologico e a maggior ragione sul piano culturale, come l&#8217;idea che la specie umana possa essere divisa tra due soli generi, quello maschile e quello femminile, sia fuori dall&#8217;ordine della realtà effettiva delle cose. I generi sono plurimi e magari cangianti.</p>
<p>I Pacs francesi avevano già messo una pietra miliare in materia. Nel primo articolo della legge si enuncia che <i>Un pacte civil de solidarité est un contrat conclu par deux personnes physiques majeures, de sexe différent ou de même sexe, pour organiser leur vie commune. (Un patto civile di solidarietà è un contratto concluso da due persone maggiorenni, di sesso differente o di ugual sesso, al fine organizzare la loro vita in comune.) </i></p>
<p><i>Si consideri che dalla loro introduzione, il numero dei Pacs </i> è continuato a crescere mentre quello dei matrimoni a diminuire. La legge appena approvata, che di fatto estende al matrimonio le norme dei Pacs, sembra essere anche un tentativo di dare ossigeno all&#8217;istituzione matrimoniale ormai agonizzante in Francia.</p>
<p>Con tutte le critiche che si possono fare –  meglio anche in questo caso omettere dalla legge il pleonastico <i>di sesso differente o di egual sesso</i> e comprendere non solo due, ma anche più persone – i Pacs già si inscrivevano in quella tendenza che conduce alla desessualizzazione della legge e dello Stato.</p>
<p>La portata del cambiamento è tale che anche le proposte dei movimenti più radicali in materia faranno presto parte dell&#8217;archivio della storia.</p>
<p>Ciò che va avvenendo nella sfera sessuale è già avvenuto nella sfera religiosa non solo per grado di importanza ma anche per grado di similarità.</p>
<p>Anche questa piccola rivoluzione è – ma si direbbe è anzitutto &#8211; una rivoluzione linguistica. I filosofi hanno il magnifico vizio di nominare le cose, ma alcune volte l&#8217;eccesso di nominazione solleva dei muri insormontabili. In quei casi, sottraendo il nome dato alle cose, i medesimi muri diventano perfettamente valicabili. La nominazione di Dio è costata cara a Bruno e a Spinoza. È costata fuoco e fiamme fino a quando la filosofia e gli stati si sono incarogniti a discriminare chi tra gli abitanti (per favore, evitiamo di chiamarli cittadini) di un paese fosse titolare dei diritti religiosi – gli ebrei?, i cristiani?, i cattolici?, i musulmani? Solo quando gli stati si sono laicizzati, ovvero quando hanno negato a se stessi il diritto di nominare la religione della propria popolazione, l&#8217;orrore della religione unica è stato abolito. Da quel momento la credenza, la miscredenza e l&#8217;ateismo sono diventati titolarità della persona, non dello stato. Anziché imporre una religione, lo stato si è trovare a riconoscere e a tutelare il diritto di ciascuno a credere o a non credere.</p>
<p>Parimenti, nella sfera dei rapporti sessuali, fino a quando i movimenti per i diritti civili si sono incarogniti nell&#8217;obbiettivo di riconoscere alle parti (eterosessuali, omosessuali, transessuali, bisessuali) un sistema dignitoso di diritti, il cammino è stato incerto e faticoso.</p>
<p>Nella sfera sessuale forse ancor di più che nella sfera religiosa, nominare le cose solleva molteplici barriere. Per esempio, che in un collegio di educande si faccia più sesso che in un bordello non è un problema pensarlo o saperlo, ma è un problema dirlo. Il nome della cosa che si dice travalica l&#8217;effetto di verità relativa alla cosa stessa e lo diffonde in tutto quell&#8217;universo di saperi – culturali, religiosi – a cui la cosa rimanda.</p>
<p>Il fatto, per esempio, di riconoscere alle coppie omosessuali i medesimi diritti spettanti alle coppie eterosessuali solleva barriere non soltanto tra i cattolici e i reazionari. Tutti quelli che rifiutano l&#8217;idea stessa di matrimonio non possono certo concepirla per i gay e le lesbiche.</p>
<p>Per un cattolico l&#8217;idea stessa di nominare il problema è fonte di peccato, problema ineccepibile dal punto di vista delle Scritture.</p>
<p>Una legge – e direi anche un pensiero desideroso di non discriminare nessuno &#8211;  deve tener conto di ciò. Nella lingua in qualche caso si può sciogliere il grumo di sangue e di sofferenza che la storia delle religioni e della sessualità ha rappreso.</p>
<p>Così come è avvenuto nella sfera religiosa, anche in quella sessuale occorre che lo Stato si astenga dal determinare i diritti in base al genere. Le scelte sessuali e le identità di genere appartengono esclusivamente alle persone. Lo Stato, anche in questo caso, deve riconoscere e tutelare il diritto di ciascuno a esprimersi secondo le proprie preferenze al di là e oltre la sessualità che esprime. Solo così potranno essere riconosciute condizioni paritarie di esistenza ad amori e amicizie di singoli, comuni, comunità, etero, omo, trans, bisessuali e asessuati. Ciò che bisogna inventarsi non è una Repubblica delle parti, ma una Repubblica degli affetti in cui ciascuno è titolare del diritto di amare chi e come meglio crede senza che lo Stato abbia il benché minimo prurito di metterci becco.</p>
<p>Libero sesso in libero Stato, si sarebbe enunciato un tempo, ma desessualizzare le leggi e lo Stato implica un cammino di maggiori autonomie per i soggetti e per le istituzioni.</p>
<p>In Francia la strada è segnata. In Italia, quando?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Milano, 10 febbraio 2013</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://staging.nazioneindiana.com/2013/03/13/desessualizzare-lo-stato/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">45103</post-id>	</item>
		<item>
		<title>NON POSSUMUS</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/26/non-possumus/</link>
					<comments>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/26/non-possumus/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 05:25:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[bagnasco]]></category>
		<category><![CDATA[dico]]></category>
		<category><![CDATA[Dino Boffo]]></category>
		<category><![CDATA[englaro]]></category>
		<category><![CDATA[family day]]></category>
		<category><![CDATA[fazi editore]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[michele martelli]]></category>
		<category><![CDATA[pacs]]></category>
		<category><![CDATA[Ruini]]></category>
		<category><![CDATA[Stato laico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36708</guid>

					<description><![CDATA[di Michele Martelli dal capitolo conclusivo di Italy, Vatican State, Fazi Editore In occasione della proposta di legge Bindi-Pollastrini sui Dico, i cosiddetti Pacs all’italiana, nell’editoriale di Avvenire del 6 febbraio 2007 firmato «Av», attribuibile quindi all’allora direttore Dino Boffo, veniva riesumata la vecchia formula ottocentesca del «non possumus», «non possiamo», adottata dal papato di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Michele Martelli<br />
dal capitolo conclusivo di Italy, Vatican State, Fazi Editore</p>
<p>In occasione della proposta di legge Bindi-Pollastrini sui Dico, i cosiddetti Pacs all’italiana, nell’editoriale di Avvenire del 6 febbraio 2007 firmato «Av», attribuibile quindi all’allora direttore Dino Boffo, veniva riesumata la vecchia formula ottocentesca del «non possumus», «non possiamo», adottata dal papato di Pio IX nel 1871 per esprimere il rifiuto a riconoscere il neonato Stato unitario d’Italia. Boffo in realtà così anticipava il succo della Nota della Cei di Bagnasco, che nel marzo 2007 avrebbe chiamato i politici cattolici all’«impegno» di dissociarsi dai Dico, negando loro la facoltà di appellarsi al principio conciliare della «libertà di coscienza» e dell’«autonomia dei laici in politica».<br />
A commento della vicenda, proviamo a fare un rapido elenco dei non possumus dei laici.<span id="more-36708"></span></p>
<p>Primo. I laici non possono rinunciare alla separazione tra Stato e Chiesa. La Chiesa resti nel suo dominio, che è quello religioso e spirituale, e non invada il campo della politica. Che il cardinal Ruini coinvolga la Cei, fuori e dentro le chiese, nella campagna astensionistica nel referendum del 2005 sulla fecondazione assistita; che Ruini e Cei pongano il veto sui Dico, dando una spallata al Governo in carica con l’adunata di massa del Family Day; che il cardinal Bagnasco emani linee e direttive legislative contro il testamento biologico, proponendo al Parlamento un apposito disegno di legge che pregiudizialmente eviti l’eutanasia e altri casi Englaro; che l’episcopato, di cui l’Avvenire è il portavoce, solleciti un decreto-lampo del Governo per condannare (contro il dettato costituzionale e il parere dell’alta magistratura) il corpo incosciente di Eluana Englaro a restare indefinitamente attaccato alle macchine. Tutto questo e altre cose del genere sono inaccettabili per i laici.</p>
<p>Secondo. I laici non possono acconsentire a che lo Stato privilegi una qualche religione, seppure maggioritaria, perché si violerebbe il principio della tolleranza, della libertà e dell’eguaglianza giuridica dei cittadini, religiosi e non. Che la Chiesa goda di esenzioni fiscali per le sue attività di lucro e non di culto; che benefici del privilegio dell’“otto per mille”; che i suoi simboli appaiano nei luoghi pubblici, quali segni distintivi della presunta identità culturale della nazione; che i suoi prelati presenzino le manifestazioni e le cerimonie pubbliche; che il cattolicesimo sia insegnato nelle scuole statali. Anche questo è contrario al principio della laicità dello Stato.</p>
<p>Terzo. I laici non possono accettare la trasformazione del peccato in reato. Si farebbe un “salto mortale” all’indietro di cinquecento o mille anni, ripristinando in forme nuove e surrettizie la teocrazia medioevale e l’Inquisizione tridentina. Che divorzio, aborto, adulterio, pratiche sessuali pre-matrimoniali o extra-matrimoniali, contraccettivi, rifiuto di terapie mediche invasive, fecondazione eterologa, omofilia e unioni civili, che tutto ciò sia punibile come reato, o sia oggetto di legislazione e regolamentazione restrittiva da parte dello Stato, solo perché è peccato per la Chiesa, è incomprensibile e terribilmente retrogrado per i difensori dello Stato laico e dei diritti umani, nonché dell’indipendenza e del primato della giurisdizione civile su quella ecclesiastica.</p>
<p>Quarto. I laici non possono subordinare la ragione alla fede. Se la fede non è «fede dubbiosa», fragile, incerta e senza dogmi, ma sistema compiuto e articolato di verità indefettibili e imperfettibili, e la ragione è invece scienza e conoscenza fallibile e perfettibile, ricerca critica senza fine e senza verità definitive, allora tra fede e ragione c’è totale inconciliabilità. Che la Chiesa pretenda di condannare Galilei per le sue osservazioni astronomiche; imporre che sia poco o non scientifica la teoria di Darwin per la sua scoperta dell’evoluzione delle specie, solo perché contrasta col racconto vetero-testamentario e neo-testamentario del primo e del secondo Adamo; dettare limiti esterni, religiosi, eteronomi alla libera ricerca e sperimentazione biomedica e biotecnologica; rifare della filosofia l’ancilla theologiae, ergendosi a giudice del pensiero libero. A tutto questo i laici sono indisponibili.</p>
<p>Quinto. I laici non possono far propria l’“etica della Verità”, perché sono per un’etica senza Dio, empirica, storica, relativistica. Anche per i laici, come sappiamo, ci sono valori e verità non negoziabili; ma non discendendo da Dio e dai Sacri Testi, bensì dalla storia e dall’evoluzione della specie umana, sono perciò aperti, migliorabili, disponibili a correzioni, ampliamenti e integrazioni. Che la Chiesa possa imporre il suo assolutismo etico, i suoi dogmi di fede, le sue ricette catechistiche di ciò che è “Bene” e di ciò che è “Male”: non divorziare, non fornicare, non usare contraccettivi, nemmeno se sei uno delle migliaia di africani malati di Aids, non abortire, condannare l’omosessualità e le unioni civili. Ecco ciò che è irriducibilmente estraneo ed opposto alla mentalità, ai costumi e all’etica laica.</p>
<p>Sesto. I laici non possono plaudire alla privatizzazione o alla lenta distruzione della scuola e dell’università pubblica, perché sono queste le sedi privilegiate della formazione critica, culturale, pluralista, umanista, scientifica, civile del cittadino democratico. Che la Chiesa pretenda, o ottenga di fatto, il privilegio esclusivo dell’insegnamento della religione nelle scuole statali; che le scuole cattoliche ottengano in meno di due ore il finanziamento pubblico negato dal Governo alla scuola statale, mandandola in malora; che le università cattoliche, come il campus biomedico opusdeista di Roma, possano beneficiare dei soldi pubblici, pur subordinando ricerca e didattica al dogma bellarminiano; che la scienza non può mai contraddire la fede, pena il suo precipitare nell’errore. Ecco un altro gruppo di pretese teocratiche e clericali che i sostenitori della laicità non potranno mai accettare.</p>
<p>Settimo. I laici non possono rinunciare a difendere la democrazia liberale, il pilastro dei pilastri della laicità, la somma delle conquiste politiche della modernità. Che la Chiesa, gerarchica e sacramentale, non riconosca le regole antidispotiche della divisione dei poteri e del Governo della maggioranza; che trami, come nel caso Englaro, contro i pronunciamenti e l’indipendenza della magistratura dall’esecutivo; che non si sottometta alla supremazia della giurisdizione civile, condannando sommessamente intra moenia i preti pedofili come don Cantini, e tentando così di sottrarli ai tribunali dello Stato; che non cessi di intromettersi pesantemente nella vita politica, con diktat, consigli, suggerimenti non richiesti, veti e ultimatum. Tutto questo è davvero intollerabile per i laici, credenti o non credenti, che hanno a cuore la Costituzione democratica.</p>
<p>Sette non possumus, sette principi irrinunciabili del laicismo. Sette essenziali motivi per cui «non possiamo non dirci laici». Per cui non possiamo non sentirci che liberi cittadini dell’Italia laica e repubblicana. Di un’Italia non vaticano-dipendente, ma autonoma e sovrana. Il cui inconfondibile indirizzo e denominazione per un visitatore e osservatore straniero possa essere Italy. Non Italy, Vatican State.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/26/non-possumus/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">36708</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: staging.nazioneindiana.com @ 2026-05-08 19:55:36 by W3 Total Cache
-->