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	<title>Paesaggio con incendio &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>UNO SCRITTORE SOBRIO DI STORIE (STRA)ORDINARIE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 08:46:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[ernesto aloia]]></category>
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					<description><![CDATA[di Leonardo Palmisano Siamo in autostrada. Davanti a noi c’è un ingorgo. Poco fa è avvenuto un incidente e le automobili sono incolonnate per quasi un chilometro. I guidatori e i passeggeri attendono più o meno pazientemente che si torni a viaggiare a velocità sostenuta. Sulla carreggiata opposta il traffico è quasi normale, se si [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di<strong> Leonardo Palmisano</strong></p>
<p>Siamo in autostrada. Davanti a noi c’è un ingorgo. Poco fa è avvenuto un incidente e le automobili sono incolonnate per quasi un chilometro. I guidatori e i passeggeri attendono più o meno pazientemente che si torni a viaggiare a velocità sostenuta. Sulla carreggiata opposta il traffico è quasi normale, se si esclude il fisiologico rallentamento dei curiosi, pronti persino a interrompere un sorpasso pur di gettare uno sguardo inutile oltre il guard rail per (non) vedere ciò che è successo.<br />
La scena è parte di un romanzo.<br />
Dove si trova lo scrittore?<span id="more-38384"></span><br />
Solitamente, in Italia, all’inizio degli anni Dieci del primo secolo del terzo millennio – così come (forse) in qualunque altro paese e in qualunque altra epoca della storia (ma di sicuro qui da noi e in questo tempo per via di ragioni peculiari quali, tra le altre, una estremizzazione pigra dei ruoli, un appiattimento delle visioni e una devitalizzazione acrobatica della lingua), lo scrittore a) si trova in una delle macchine incidentate e 1) sta morendo, quindi passa i suoi ultimi minuti a recitare la parte di Carlito Brigante rievocando gli attimi in cui tutto ha preso una nuova piega e ogni cosa si è rivelata nella propria essenza, 2) ha solo qualche graffio ma, grazie a una combinazione di paura ed eccitazione, è in preda a uno stordimento che si trasforma subito in epifania, oppure b) è a bordo di una vettura che sfreccia sulla carreggiata opposta, guidata da un vitalista cinico al quale non importa nulla di eventuali morti e feriti (li considererebbe comunque dei miserabili, colpevoli di non avere avuto i riflessi di Vettel, di non aver saputo farsi rispettare, di non aver guadagnato abbastanza da potersi permettere una berlina rocciosa, comoda e accessoriata, con un sistema frenante all’avanguardia – insomma, di non essere stati ciò che lui è o crede di essere), e ha il tempo, lo scrittore, dal sedile posteriore dove è seduto, di cogliere l’elemento distintivo dell’italianità contemporanea – su cui verrà presto allestito un illuminante sermone – in un movimento impercettibile del sopracciglio destro di un vigile urbano o nell’espressione statica di rancore sul volto della donna che, rigirando tra le dita le perle della sua collana, sarebbe pronta a dimostrare al mondo intero che l’incedente in questione è stato architettato da suo marito (seduto accanto a lei, al volante) per farle fare tardi alla seduta di riapertura del corso di yoga.</p>
<p>Questa volta, però, sulla carreggiata libera c’è anche un’auto familiare che procede a velocità moderata, nella corsia di marcia, ed è guidata da una donna che non ama violare i limiti di velocità – e nemmeno rallentare il traffico per futili motivi. Lo scrittore è suo marito e le sieda accanto. Guarda dall’altra parte per qualche secondo, si fa un’idea dell’accaduto notando che le auto coinvolte nell’incidente sono danneggiate ma non distrutte, che nessuno piange disperato e che l’ambulanza è ferma e ha il lampeggiante spento. Ci mette un attimo a riportare questi pochi elementi a sua moglie e a sua figlia, dopo di che ricomincia a pensare a ciò che è successo nei giorni scorsi, mentre erano in vacanza in un piccolo paesino dell’Appennino, e si dice che potrebbe decidersi a raccontarlo in un libro, come sa fare lui, senza esibire ferite e cicatrici, rifuggendo le visioni mistiche e i fuochi d’artificio, prestando attenzione solo ai piccoli avvenimenti che si collocano uno accanto all’altro, silenziosamente, e vanno a comporre il palcoscenico su cui faranno la loro apparizione i momenti decisivi delle vite di donne e uomini cosiddetti ordinari, chiedendo di essere trattenuti, descritti e mandati infine incontro ai lettori.</p>
<p>Naturalmente questa sciocca storiellina è inventata a bella posta (come si diceva nei romanzi dell’Ottocento) per incolonnare su un’autostrada, sotto il sole di una domenica di fine estate, gli scrittori italiani e i lettori italiani e gli editori italiani – oppure gli automobilisti italiani, i produttori di automobili italiani (il plurale in questo caso è superfluo) e persino gli urbanisti italiani. Insomma, per parlare male degli italiani. Ma c’è anche qualcosa che non è stato necessario inventare: quella macchina familiare, infatti, esiste davvero, e anche quello scrittore. In libreria trovate i suoi racconti e i suoi romanzi – l’ultimo, <em>Paesaggio con incendio</em>, è appena uscito per minimum fax. Non sono esposti nelle vetrine dei megastore, né inquadrati dalle telecamere dei programmi ai quali noi italiani – o forse LORO! – ci rivolgiamo per rinunciare anche al piacere di scegliere che cosa leggere.<br />
Bisogna cercarli, ma ne vale la pena.<br />
Sono rari. Come un banale tamponamento a cui nessuno presta attenzione.</p>
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