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		<title>La ventesima email</title>
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		<dc:creator><![CDATA[piero sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jan 2010 10:40:48 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Federico Focherini]]></category>
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					<description><![CDATA[di Piero Sorrentino ANABOLIZZANTI ALLA FIDANZATA MORTA: 6 ANNI DI CARCERE A CULTURISTA 21/01/2010 &#8211; Sei anni di reclusione per aver dato alla fidanzata anabolizzanti che ne provocarono la morte. E&#8217; la condanna inflitta oggi a Roma al culturista Federico Focherini, accusato di aver provocato la morte (avvenuta l&#8217; 8 marzo 2004), della fidanzata, campionessa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/lincoln.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/lincoln-300x225.jpg" alt="" title="lincoln" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-29140" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/lincoln-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/lincoln.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>di <strong>Piero Sorrentino</strong></p>
<p><strong>ANABOLIZZANTI ALLA FIDANZATA MORTA: 6 ANNI DI CARCERE A CULTURISTA</strong><br />
<em>21/01/2010 &#8211; Sei anni di reclusione per aver dato alla fidanzata anabolizzanti che ne provocarono la morte. E&#8217; la condanna inflitta oggi a Roma al culturista Federico Focherini, accusato di aver provocato la morte (avvenuta l&#8217; 8 marzo 2004), della fidanzata, campionessa di body building. I reati contestati: esercizio abusivo della professione medica, somministrazione di sostanze pericolose per la salute pubblica e morte conseguente ad altro delitto. Focherini ha sempre negato di aver procurato alla vittima anabolizzanti.</em></p>
<p>Ci siamo spediti email dal 31 agosto 2006 al  21 maggio 2007. Nella prima, gli chiedevo un numero di telefono per chiamarlo. Stavo lavorando a quella che sarebbe diventata <em>Il corpo che siamo</em>, una delle inchieste raccolte da <strong>Christian Raimo</strong> nell’antologia <em>Il corpo e il sangue d’Italia</em>. Un lavoro sul doping nelle palestre italiane. Federico Focherini mi aveva risposto pochi minuti dopo con una impressionante rapidità</p>
<p><em>Ciao Piero,</p>
<p>io ora sto lavorando vicino a Roma. Quindi ti do il numero di tel. della palestra in cui lavoro.   06-972*****. chiedi di me dalle 13.30 alle 22.00</p>
<p>grazie</p>
<p>federico</em></p>
<p><span id="more-29132"></span></p>
<p>Al telefono, dopo i convenevoli, gli avevo raccontato la mia idea. Mi ricordo che alla fine della spiegazione Focherini era rimasto in silenzio per un tempo che mi era sembrato lunghissimo. Nel telefono sentivo i rumori dei manubri, i suoni delle piastre delle<em> lat-machine</em> che si compattavano alla fine di un esercizio, un basso di una musica lontana. Sembrava il preludio di un no. Invece era un sì.<br />
Da allora è stato un susseguirsi di contatti falliti, di tentativi di appuntamento, di incontri mancati. Focherini continuava a rispondere alle mie email pieno di gentilezza e disponibilità. Il 27 novembre 2006, dopo che gli avevo scritto per scusarmi di una mia lunga assenza, mi aveva risposto</p>
<p><em>sì, anch&#8217;io sono in mezzo a stress fra gare e udienze, ma chiamami quando vuoi,caso mai dalle 14 in poi.<br />
ciao,a presto.</p>
<p>Federico</em></p>
<p>Il 18 maggio 2007 gli avevo chiesto di farmi spedire il suo libro, <em>El bonito crimen de los carabineros</em>, pubblicato da un piccolo editore, <em>Eumeswil</em>, dopo che <strong>Giulio Mozzi</strong> aveva lanciato un appello pubblico in Rete, chiedendo se ci fosse un editore disposto a pubblicare il manoscritto che aveva ricevuto, e che secondo Mozzi andava stampato al più presto.<br />
Il titolo del libro di Focherini mi è sempre sembrato orribile, ma non gliel’ho mai detto. In quella mail gli raccontavo anche di aver visto <strong>Walter Siti</strong> a Macerata durante <em>Ricercabo </em>&#8211; un  laboratorio di ricerca sulle nuove scritture organizzato da <strong>Silvia Ballestra</strong> e <strong>Massimo Canalini</strong> – e gli dicevo che avevo parlato del suo caso a Siti. Qualche mese dopo, Siti ne aveva scritto un bell’articolo per <em>Vanity Fair</em>. Focherini – che aveva preso a firmarsi <em>Fochero </em>nelle mail – mi aveva ringraziato con un <em>post scriptum</em> asciuttissimo</p>
<p><em>p.s. grazie per averne parlato a Walter Siti. Mi ha fatto molto piacere.</em></p>
<p>Non avevo capito se quella stringatezza era figlia di una forma di laconica riconoscenza o piuttosto di imbarazzo, dovuto del resto a non so cosa. Forse non gli era piaciuto il modo in cui Siti ne aveva scritto, nonostante il testo dello scrittore fosse del tutto a suo favore, e soprattutto nonostante il fatto che Siti sia un conoscitore profondo e attento del mondo delle palestre e del body building, mai superficiale, mai disinformato.<br />
Il 21 maggio 2007, tre giorni dopo, Focherini mi chiede se il suo libro sia arrivato.<br />
Non gli ho mai risposto. Se dovessi spiegare il perché, non saprei farlo. Forse è stato perché nel frattempo il testo aveva preso una sua forma, un suo ritmo, e tutto sommato delle informazioni di Focherini non avevo più bisogno. O forse quella email mi era passata di mente, o magari era stata subito coperta da altre mail in arrivo e si era andata a infilare in quello spazio coperto, lo spazio della ventesima email, che non compare nella schermata di apertura di <em>Outlook Express</em>, a meno che non si faccia lo <em>scroll </em>dello schermo. O forse, ancora, era per quel <em>post scriptum</em>, che a me era sembrato eccessivamente secco, un po’ ingrato, e che per una non del tutto esplicitata forma di ripicca mi aveva fatto improvvisamente perdere interesse per la vicenda. Magari mi aspettavo qualche festa in più, un ringraziamento più deciso, una riconoscenza più schietta. Insomma, ho parlato di te a uno scrittore famoso che ha scritto della tua vicenda su una notissima rivista! Bella riconoscenza, eh!</p>
<p>Alla fine del 2007, <em>Il corpo e il sangue d’Italia</em> venne pubblicato da minimum fax. Di Focherini non scrissi più nemmeno una riga. L&#8217;ho ritrovato sulla copertina dell&#8217;edizione tascabile di <em>Scuola di nudo</em> di Walter Siti, in una foto del 2004 di <strong>Giorgio Sottile.</strong><br />
 Il libro di Focherini è finita che me lo sono comprato. Dentro, si parla di cose molto angoscianti. Di carabinieri siciliani che vengono messi a tradurre intercettazioni in stretto dialetto modenese, per esempio. O di frasi che tutti diciamo, o che abbiamo detto, o potremmo dire, al telefono, e che ficcate in un contesto diverso possono inchiodarti al muro. Io a volte al telefono con gli amici dico delle cose veramente terribili, e quando le dico, penso che quelle frasi, quella sequenza scherzosa di parolette sceme potrebbero contribuire a farmi  passare un mucchio di anni di carcere.<br />
Quando le dico, a volte penso a Federico Focherini. E penso che mi spiace che sia stato condannato a sei anni di galera, perché secondo me Federico Focherini è un uomo innocente che non ha commesso il reato per cui è stato condannato, perché penso che Focherini in passato abbia fatto un sacco di cazzate a scapito della sua salute per arrivare a certi risultati, ma penso anche che non si possano infliggere sei anni di carcere a un uomo per condannare uno stile di vita che non ci piace. E penso anche che mi spiace molto, non aver mai risposto a quella sua mail.</p>
<p>[la foto in apertura ritrae la <em>Lincoln Continental Mark IV</em> del 1972 di Federico Focherini]</p>
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		<title>Guerriero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[piero sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Jan 2006 10:01:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[doping]]></category>
		<category><![CDATA[palestre]]></category>
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					<description><![CDATA[di Piero Sorrentino Il paradiso spunta da un imballaggio di cartone e scotch. Fialette di vetro che sembrano piccoli termometri tozzi, pieni di liquido chiaro e punteggiato da granelli bianchi, corpuscoli galleggianti e storti come quelli dei fermenti lattici. Lì dentro c’è l&#8217;Olimpo, l&#8217;Obiettivo, il Sogno, lì svetta la punta più acuminata del processo di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/pillole.jpg" width="180" height="230" alt="" title="" /></p>
<p>di <strong>Piero Sorrentino</strong></p>
<p>     Il paradiso spunta da un imballaggio di cartone e scotch. Fialette di vetro che sembrano piccoli termometri tozzi, pieni di liquido chiaro e punteggiato da granelli bianchi, corpuscoli galleggianti e storti come quelli dei fermenti lattici. Lì dentro c’è l&#8217;Olimpo, l&#8217;Obiettivo, il Sogno, lì svetta la punta più acuminata del processo di accumulazione muscolare che tutti i giorni &#8211; in sottoscala fetenti o in lussuose beauty farm da 90 euro al mese – si ripete immutato da anni. Annidato in confezioni che sembrano progettate da un designer minimalista, in boccette panciute, in blister con vesciche di plastica trasparente che fungono da accogliente utero per pillole e pasticche colorate.<br />
<span id="more-1616"></span></p>
<p>Sui giornali si è parlato molto della morte improvvisa del <em>wrestler  </em>Eddie Guerrero, 38 anni e un cuore probabilmente esploso a causa della lunga frequentazione che l’atleta intratteneva con steroidi, anabolizzanti e ormoni (oltre che con droga e alcol).<br />
Cerco in rubrica e chiamo il Pelato.<br />
Fissiamo un appuntamento. Quando arrivo, sulle prime non lo riconosco. Quest’uomo di mezza età – molto curato nell’aspetto, i peli appena un po’ grigi sul pizzetto scolpito – seduto al tavolino di un bar del centro mi squaderna sotto gli occhi, con la dolorosa evidenza che solo la visione diretta delle cose regala, il ritratto di un corpo in sfacelo, rosicchiato dal tempo e dalla mancanza di allenamento, alla deriva ingovernabile nella burrasca dell’età che avanza, ricattato da fibre muscolari che colano irreparabilmente, trattenute a fatica nel budello di pelle slabbrata che una volta le fasciava con la perfezione di un abito su misura.<br />
 Il Pelato ha chiuso con le gare e i bilancieri da almeno quattro anni. Prima, a Napoli era tra i più forti: coppe, medaglie, sempre sul podio. Adesso allena body builders dilettanti in una palestra sotto al Vesuvio.<br />
“Nessuno vuole <em>faticare </em>più – sbotta – nessuno vuole più tornare a casa con le ossa <em>ammollate </em>dal sudore. Oggi per esempio vedo due clienti per queste, domani altri tre”. </p>
<p><em>Queste </em>sono fialette di <strong>Gh</strong>, un potentissimo ormone della crescita – fino a non moltissimi anni fa ricavato dal cervello dei cadaveri, oggi sintetizzato in laboratorio con Dna ricombinante &#8211; usato per la cura del nanismo. Un uso immotivato e senza stretto controllo medico comporta ingrossamento degli organi interni, aumento del volume della scatola cranica, tumori grossi quanto una palla da tennis. In questa infallibile progressione di sventure, medici corrotti e farmacisti disonesti – diretti responsabili dello smercio folle e illegale &#8211; escono quasi sempre immacolati da blitz, sequestri e inchieste, nascondendosi nelle pieghe di una <strong>fittissima rete di distributori civetta </strong>che a loro volta si servono di personal trainer e allenatori compiacenti, che vendono sottobanco i prodotti direttamente nelle palestre (dove vige una impenetrabile cortina di omertà e mutua solidarietà, e dove nemmeno gli infiltrati dell’antidroga o dei Nas di solito possono nulla: bisogna trovare agenti con un corpo e una conoscenza del sottobosco marcio delle palestre tali da non destare alcun sospetto in soggetti che dell’applicazione indiscriminata del sospetto fanno una regola, come nel film di <strong>Donaldson </strong>con <strong>Al Pacino </strong>).<br />
 Con queste forniture Il Pelato arrotonda lo stipendio da tornitore.<br />
“Adesso va molto il <strong>synthol </strong>– dice frugando nello zaino sdrucito che tiene ai piedi della sedia come un cucciolo addormentato – lo vendo come il pane”.<br />
E appoggia sul tavolo una confezione nera, molto elegante nel lettering ricercato della marca. Mi muovo inquieto sulla sedia, mi guardo intorno. Il Pelato intercetta il mio disagio. “Non ti preoccupare, è legale. Si vende pure senza ricetta. Ufficialmente viene venduto come un olio da gara, cioè uno di quegli unguenti che usano i bodybuilder prima di salire sul palco per una gara. Spalmati sulla pelle la rendono lucida ed evidenziano le masse muscolari. Solo che ultimamente se ne fa un uso un po’ diverso. Che è quello di iniettarselo direttamente. Funziona più o meno così: l&#8217;olio entra in circolo, e grazie alla sua viscosità – e ad altri elementi chimici di cui è composto &#8211; provoca uno stiramento della fascia esterna del muscolo. Questa ha lo scopo di costituire una sorta di involucro del muscolo, di confine, ne definisce la forma, dice: il muscolo finisce <em>qui</em>, e però costituisce anche un limite alla crescita massima dello stesso. Quindi, stirando la fascia esterna, è come se il confine venisse cancellato, il muscolo è libero di crescere praticamente senza freni. Inoltre l&#8217;olio iniettato viene subito assorbito dal corpo e finisce per svanire non lasciando più traccia nelle urine o nel sangue. Ma non si conoscono gli effetti a medio e lungo termine”.<br />
Il Pelato a poco a poco si trasforma in un fiume in piena. Passa dalla spiegazione dell’ azione del <em>dinitrofenolo</em> (“Serve a bruciare i grassi, ma basta sbagliare di un milligrammo la dose e il corpo comincia letteralmente a cuocere dall’interno. È usato nell’industria chimica per produrre gli spray per insetti perché li brucia dentro, svuotandoli”) al racconto delle diete folli a cui si sottopongono gli atleti (“<strong>18-20 uova al giorno</strong>, senza che nessuna dica loro di togliere almeno il tuorlo per non giocarsi il fegato a 20 anni”), fino alle vere e proprie <strong>leggende metropolitane </strong>che a lungo andare provocano danni fisici irreparabili (“non urinare per almeno 24 ore perché l’urina contiene eritropoietina”, “non bere acqua per giorni per consentire alle fibre muscolari di staccarsi parzialmente dalle ossa e consentire un rilievo migliore alle masse muscolari sottopelle”). </p>
<p>La strada s’è riempita di gente, il va e vieni provoca piccoli ingorghi di teste e corpi e voci e vestiti all’altezza delle vetrine e delle entrate dei negozi. Il Pelato rifiuta una chiamata, scrive un sms e si caccia in tasca il telefonino. Poi saluta e se ne va con lo zaino su una spalla. Per tutto il tempo, parlando del campione di wrestling morto, ha sbagliato la pronuncia e l’ha chiamato <em>Guerriero</em>.</p>
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