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	<title>palinsesti &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Palinsesti di risarcimento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jan 2008 06:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[palinsesti]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[televisione]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; di Franz Krauspenhaar Quello che il poeta fiorentino Marco Simonelli ha fatto con Palinsesti, Zona, pagg. 79 euro 10.00, è qualcosa di molto ambizioso. Poeta giovane – è del 79 &#8211; e bizzarro, attento come pochi alla mise en scéne di un linguaggio alto associato ai personaggi molto degradabili della televisione, Simonelli ha creato [&#8230;]]]></description>
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<p><a title="3301abab61c11d2a1a65f91028dcf35f1.jpg" href="http://www.amazon.it/gp/product/8895514025/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8895514025&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21"><img decoding="async" class="alignleft" alt="3301abab61c11d2a1a65f91028dcf35f1.jpg" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/01/3301abab61c11d2a1a65f91028dcf35f1.thumbnail.jpg" width="94" height="128" /></a></p>
<p>di <strong>Franz Krauspenhaar</strong></p>
<p>Quello che il poeta fiorentino Marco Simonelli ha fatto con <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8895514025/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8895514025&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank"><em>Palinsesti</em></a>, Zona, pagg. 79 euro 10.00, è qualcosa di molto ambizioso. Poeta giovane – è del 79 &#8211; e bizzarro, attento come pochi alla <em>mise en scéne </em>di un linguaggio alto associato ai personaggi molto degradabili della televisione, Simonelli ha creato con questo libro una sorta di viaggio al termine della notte del monoscopio, e non solo. <span id="more-5162"></span>All&#8217;epoca dei copisti un palinsesto era un foglio pieno di cancellature. E anche in queste poesie, raccolte in una specie di <em>unicum</em> proprio di palinsesti, ci sono delle cancellature, vale a dire ci sono delle scelte e delle omissioni. E poi i personaggi, dietro i quali si nasconde il nostro immaginario di comuni mortali, tutti affannosamente alla ricerca di un rispecchiamento via schermo.</p>
<p>Nell’enormità delle proposte televisive, l’autore ha scelto alcuni programmi-capisaldo del suo <em>come eravamo </em>e <em>come siamo</em>. Come siamo rimasti, anzi. Perché nell’immaginazione elettrica del bambino Simonelli, che beveva il <em>Latte +</em> delle programmazioni di una tivu ormai a più teste (RAI, Fininvest e svariatissime emettenti locali) certi programmi hanno inciso con maggior spessore di taglio, per ovvie ragioni. E allora, io credo, per lui, in questa operazione di ripescaggio delle scorie di un’infanzia – per certi versi ancora in servizio effettivo – s’è trattato di calarsi a occhi chiusi nell’acqua melmosa del passato e, a tastoni, riconoscere certe figure rappresentative e consegnarle al riconoscimento in certo modo mitico della poesia.</p>
<p>L’operazione è ambiziosa e curata in tutti i dettagli: il poeta fa tornare alla luce dal fondo di se stesso e di tanta parte della collettività i reperti di una vecchia tivu; e, con la testa di oggi, mette insieme ad esempio il piccolo mito provinciale di una Wanna Marchi degli albori con quello che è diventata, svelata dalla forza d’un caso eclatante di cronaca giudiziaria. Così, l’amarezza si stempera con l’apologia (come da titolo &#8211; <em>Apologia per Wanna Marchi</em>).</p>
<p>Anche nel caso di Aldo Biscardi, il giornalista sportivo del famoso <em>Processo</em>, l’autore vuole dare il conforto di un’ironica assoluzione: “Se il mesto allocco rosso appare sciocco/ non lo potete condannare:/è solo un testimone spaventato/di questo allucinante campionato”. Ecco, qui Simonelli, scusando le proverbiali sgrammaticature del famoso giornalista, sembra svelarci una verità plausibile: un divo televisivo può essere addirittura spaventato dal contesto in cui si trova. Più che sull’impresentabilità di un torneo sportivo famoso nel mondo qui si vuole mettere a segno il punto su qualcosa di profondo, di sconvolgente direi: uno spavento, una intima sofferenza invisibile ai più.</p>
<p>E’ chiaro che Simonelli vuole andare molto al di là delle apparenze, facendosi scudo con il lazzo e la finta bonomia di certi giudizi; quello che lui fa è spalancare la vista, col riso spiegato del giovane ormai disilluso e però ancora ancorato a un’età di ludici abbandoni,  sul baratro dell’uomo che nel suo pubblico si scontra lesivamente col suo spesso miserevole privato. Ad esempio, nella poesia su Vianello e la Mondaini, l’autore non può fare a meno di annotare, per voce di lei, che “Se siamo la coppia più bella del mondo/lo dobbiamo alla noia, Raimondo”. Si parla del famoso tormentone dell’attrice (“Che barba che noia che noia che barba”), ma anche, alla fine, di ciò che la comicità, col suo potere d’esorcismo, rappresenta, cioè lo squallore indubitabile della vita, nobilitandolo col potere assolutorio della risata.</p>
<p>E infatti <em>Palinsesti</em> è a mio avviso una lunga assoluzione: assoluzione di personaggi, di persone svestite della loro rappresentatività mediatica, di un’epoca che sembra tramontata; ma è solo, anche stavolta, apparenza. Il <em>trash </em>televisivo si alimenta bulimicamente delle scorie del passato (sono emblematiche certe trasmissioni che pescano a piene mani nel passato catodico, in un’operazione in qualche modo necrofila di rivitalizzazione dei ricordi spettacolari), così come Simonelli si alimenta, per la sua opera, del ricordo ancora vivo  di certe trasmissioni, alcune delle quali, ormai, fuori palinsesto. Il suo è un tentativo – riuscito – assai nobile: dare facoltà di parola poetica all’estremamente aleatorio ma anche incidente nella nostra cultura popolare. Molti dei personaggi evocati tra un certo numero di anni non saranno più ricordati, si dissolveranno nella fine definitiva dell&#8217;epoca di cui sono stati in qualche modo rappresentanti, e però quello che Simonelli fa, come Dante nella <em>Commedia</em>, per esempio col Vanni Fucci &#8211; mito del male dell&#8217;epoca e dunque molto degradabile, che grazie alla poesia diventa immortale e simbolico, mito eterno &#8211; è di tentare di rendere tali personaggi ricordabili anche nella sede più preziosa delle parole poetiche, spesso consegnate per tradizione a un compito da svolgersi in “altitudine”. Non esiste forse vera altitudine: è la forza della rappresentazione, è la capacità di sentire e trasmettere al di là del consueto che sposta in alto la visuale.</p>
<p>L&#8217;opera è, più di tutto, un breve canzoniere autobiografico; perché l’autore, creando questi palinsesti, ci racconta, attraverso queste scelte e il modo con cui essere vengono fatte, molte cose della sua vita. E non solo: perchè ognuno dei lettori può rivedere la sua personale e speciale biografia, esattamente come succede a ciascuno di noi, che proiettiamo noi stessi nelle figure dei personaggi televisivi, che dunque diventano miti, seppure di irrilevante consistenza. La forma scelta dall&#8217;autore, poi, è quella che alla fin fine si doveva: una forma metrica chiusa, come sono chiuse le due scatole &#8211; raccolte in una -della copertina: la lavatrice, che tutto &#8220;passa e va&#8221;, lavando e buttando scorie, e ovviamente la televisione, scatola chiusa per antonomasia, dalla quale, nonostante i buoni propositi, è impossibile veramente evadere. O meglio, con la quale non si evade veramente mai. Inoltre, quella che viene allo scoperto, nell&#8217;opera di Simonelli, è una incapacità a vedere davvero dentro la propria vita – ed è per questo che si sceglie di raccontare ciò che si è visto non dentro di sé, ma sempre attraverso uno schermo televisivo, schermo di emozioni, di tempo trascorso, di crescita effettuata.<br />
<em>Palinsesti </em>è anche, o forse soprattutto, andando al nocciolo, storia di una personale inadeguatezza a vedere e vivere la vita con i propri occhi; e dunque la scrittura poetica arriva in soccorso a risarcire, a mettere forse qualche cerotto all’anima, pur tagliando qui e là col bisturi di una coscienza di sé trovata spesso con fatica e con una certa dose di dolore.</p>
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		<title>Texas chainsaw massacre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Oct 2007 05:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[marco simonelli]]></category>
		<category><![CDATA[palinsesti]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[zona]]></category>
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					<description><![CDATA[  di Marco Simonelli Il piccolo aveva dei problemi: si dice che fu colpa della pelle oppure di sostanze assunte durante l’adolescenza. Uccidendo la sua prima formica mentre giocava all’ombra dietro la casa, sotto la cisterna, si sentiva onnipotente padrone: emulava la figura paterna. Tutta la zona vive nel terrore. Oh, Faccia-di-cuoio, assassino seriale- satanasso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/10/philip-guston-untitled1980.jpg" title="philip-guston-untitled1980.jpg"><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/10/philip-guston-untitled1980.thumbnail.jpg" alt="philip-guston-untitled1980.jpg" /></a> </p>
<p>di <strong>Marco Simonelli</strong></p>
<p>Il piccolo aveva dei problemi:<br />
si dice che fu colpa della pelle<br />
oppure di sostanze<br />
assunte durante l’adolescenza.<br />
Uccidendo la sua prima formica<br />
mentre giocava all’ombra<br />
dietro la casa, sotto la cisterna,<br />
si sentiva onnipotente padrone:<br />
emulava la figura paterna.<span id="more-4689"></span></p>
<p>Tutta la zona vive nel terrore.<br />
Oh, Faccia-di-cuoio, assassino seriale-<br />
satanasso camuffato da occidentale!<br />
La tua sega elettrica trucida e stride<br />
sul tronco di persone ancora vive.<br />
Vi prego, non aprite quella porta<br />
di quella casa bianca vicino all’autostrada.<br />
Tutta la gente che c’è andata<br />
non è più tornata.</p>
<p>È  morta.</p>
<p><em>(Da: Palinsesti &#8211; Zona Editrice, in imminente uscita. Immagine: Philip Guston, Untitled, 1980)<br />
</em></p>
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