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	<title>pedro almodovar &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>cinéDIMANCHE #07 XAVIER DOLAN &#8220;Les Amours imaginaires&#8221; [2010]</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Nov 2014 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Arthur Rimbaud]]></category>
		<category><![CDATA[cinéDIMANCHE]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; di Ornella Tajani Tra pochi giorni uscirà al cinema Mommy, il primo film di Xavier Dolan a essere distribuito nelle sale italiane. L’etichetta di enfant prodige per Dolan è scontata: classe 1989, il regista -e attore- canadese ha al suo attivo già cinque lungometraggi. Mommy ha vinto il Prix du Jury al Festival di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/Dolan-foto-apertura.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-49895" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/Dolan-foto-apertura.png" alt="Dolan foto apertura" width="823" height="440" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/Dolan-foto-apertura.png 823w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/Dolan-foto-apertura-300x160.png 300w" sizes="(max-width: 823px) 100vw, 823px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <strong>Ornella Tajani</strong></p>
<p>Tra pochi giorni uscirà al cinema <em>Mommy</em>, il primo film di Xavier Dolan a essere distribuito nelle sale italiane. L’etichetta di <em>enfant prodige</em> per Dolan è scontata: classe 1989, il regista -e attore- canadese ha al suo attivo già cinque lungometraggi. <em>Mommy</em> ha vinto il Prix du Jury al Festival di Cannes di quest’anno, ex aequo con <em>Adieu au langage </em>di Jean-Luc Godard.<br />
<em>Les amours imaginaires</em> (2010) è il suo secondo lavoro. Protagonisti Francis (Dolan stesso) e Maria (Monia Chokri), due amici di lunga data che si innamorano di Nicolas (Niels Schneider), un ragazzo bello, colto e incredibilmente somigliante a un disegno di Cocteau. Il riferimento, esplicito nel film, è calzante: Nicolas è il perno intorno al quale ruota un meccanismo infernale fatto di tentativi di seduzione, piccole perfidie, stoccate sibilate tra i denti, gare a chi gli fa il regalo di compleanno più apprezzato; è l’oggetto di due desideri e il motore di una giostra di attese, speranze, indagini semiologiche da manuale barthesiano, per decifrare se un suo ambiguo slancio d’affetto contiene o meno il seme dell’attrazione; ed è il frutto della discordia che Francis e Maria si contendono in un duello camp sulle note di <em>Bang bang</em> cantata da Dalida.<br />
Ma Nicolas è anche l’angelo incarnato, inseguito da Cocteau per tutta la vita e rappresentato in varie sue opere, nelle sembianze di Orfeo, di Paul in <em>Les enfants terribles</em>, dell’anarchico ribelle in <em>L’aigle à deux têtes</em> o dell’angelo della morte Azraël: tutti meravigliosi «esseri senza legge» che sembrano trovare nella figura di Arthur Rimbaud il loro capostipite – e Nicolas inviterà Francis e Maria a uscire insieme per la prima volta inviandogli un biglietto in cui cita proprio un verso del poeta <em>voyant</em>. Quelle di cui si parla, però, non sono altro che sembianze: Nicolas è solo l&#8217;involucro di un’idea d’amore, il contenitore di due – probabilmente diverse &#8211; proiezioni.<br />
Pop, coloratissimo, vintage fino al parossismo, con richiami al cinema di Wong Kar Wai nei <em>ralentis</em> monocromatici su suite di Bach in sottofondo, o a quello di Almodóvar nei primi piani e nelle fisionomie di alcuni volti; intervallato da mini-interviste/confessioni che tutte conducono al gran tema della non-reciprocità dell’amore (altro <em>leitmotiv</em> cocteauiano); ancora lontano, infine, dalla complessità tematica e attoriale di <em>Laurence Anyways </em>o di <em>Tom à la ferme</em>, ma già emblematico della sua cura registica, <em>Les amours imaginaires</em> racchiude il gusto personale di Dolan in un collage di mitologie che si fa cifra stilistica del film. Un suggerimento per iniziare a scoprire il suo cinema, un racconto che fa pensare a un verso di una poesia di Paul Géraldy messa in musica da Giorgio Conte:</p>
<p style="text-align: right;"><em>On aime d’abord par hasard</em><br />
<em>                    par jeu, par curiosité</em><br />
<em> pour avoir, dans un regard,</em><br />
<em> lu des possibilités</em></p>
<p>&nbsp;<br />
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<video class="wp-video-shortcode" id="video-49795-1" width="624" height="336" poster="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/lesamour.jpg" preload="auto" controls="controls"><source type="video/mp4" src="http://www.suave-est-nus.org/amoursimaginaires.mp4?_=1" /><a href="http://www.suave-est-nus.org/amoursimaginaires.mp4">http://www.suave-est-nus.org/amoursimaginaires.mp4</a></video></div></center><br />
&nbsp;<br />
<center><a href="https://www.nazioneindiana.com/tag/cinedimanche/" target="_blank"><big>⇨ <strong>cinéDIMANCHE</strong></big></a></center><br />
&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/10/cd.gif"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-49116" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/10/cd.gif" alt="cd" width="100" height="94" /></a>Nella pausa delle domeniche, in pomeriggi verso il buio sempre più vicino, fra equinozi e solstizi, mentre avanza Autunno e verrà Inverno, poi &#8220;<i>Primavera, estate, autunno, inverno&#8230; e ancora primavera</i>&#8220;, riscoprire film rari, amati e importanti. Scelti di volta in volta da alcuni di noi, con criteri sempre diversi, trasversali e atemporali.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>la pelle che abito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Oct 2011 08:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[la pelle che abito]]></category>
		<category><![CDATA[nicola ingenito]]></category>
		<category><![CDATA[pedro almodovar]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[di Nicola Ingenito Sto per recensire l’ultimo film di Almodovar, quindi scordatevi ogni accenno alla trama, vi farei un grande torto. Insomma, si tratta di una pellicola a metà strada fra un melò e un noir: due generi che non meritano d’essere svelati. Ci sono però dentro: un chirurgo con progetti vendicativi che cade vittima [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/10/il-poster-di-la-piel-que-habito-196793.jpg"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-40283 alignleft" style="margin: 8px;" title="il-poster-di-la-piel-que-habito-196793" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/10/il-poster-di-la-piel-que-habito-196793-155x300.jpg" alt="" width="155" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/10/il-poster-di-la-piel-que-habito-196793-155x300.jpg 155w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/10/il-poster-di-la-piel-que-habito-196793.jpg 372w" sizes="(max-width: 155px) 100vw, 155px" /></a></p>
<p>di <strong>Nicola Ingenito</strong></p>
<p>Sto per recensire l’ultimo film di Almodovar, quindi scordatevi ogni accenno alla trama, vi farei un grande torto. Insomma, si tratta di una pellicola a metà strada fra un melò e un noir: due generi che non meritano d’essere svelati. Ci sono però dentro: un chirurgo con progetti vendicativi che cade vittima del desiderio, una serva, uscita fuori da un feuilleton ottocentesco, madre di due fratelli pazzi e nemici, un corpo femminile bellissimo e flessuoso, un uomo tigre e i fantasmi delle donne amate dal chirurgo, tutte morte suicide, e un ragazzo scomparso.</p>
<p>Da <em>Tutto su mia madre</em> in poi, messo da parte <em>Parla con lei</em>, che è un film perfetto, Almodovar è riuscito a proporre personaggi e storie trasgressive, filtrate da una forte maturità personale e espressiva, che è riuscita a far arrivare le sue storie al grande pubblico così che i suoi film, per quanto non abbiano rinunciato a tematiche forti e spiazzanti, sono diventati sempre più accoglienti e un po’ buonisti.<br />
<span id="more-40282"></span><br />
Sembrava proprio un compromesso che il regista aveva istaurato fra sé e il suo nuovo e vecchio pubblico, sebbene gli irriducibili hanno bofonchiato sin da <em>Tutto su mia madre</em>, avendo malinconia per la carica scandalosa e adrenalinica dei primi film e antipatia per questa maturità che, forse, segna anche la fine di un certo percorso artistico. E, non necessariamente l’inizio di uno nuovo di uguale intensità.</p>
<p>Insomma, anch’io da tempo mi chiedevo, ma perché Almodovar deve piacere anche ai bacchettoni e alle famiglie del genere family day con qualche ideale liberal? Ero quasi infastidito dal fatto che nessuno di noi sarebbe stato più costretto a vedere i suoi film di nascosto, ma assieme ai genitori per apprendere, magari, una preziosa lezione di tolleranza e altre cose di questo genere.</p>
<p>Per <em>La pelle che abito</em>, invece, si sconsiglia la visione familiare, non vi aspettate nessuna consolazione, nessuna riappacificazione. E’ una partita che lo spettatore si gioca da solo di fronte alle ossessioni più cupe del regista: i lati oscuri del desiderio, dell’amore filiale, dell’amore genitoriale, delle pulsioni sessuali sono tutti elencati in una sceneggiatura che incastra la barocca varietà dei temi in una maniera fin troppo armoniosa, senza lasciare spazio a neanche un filo d’aria. Il corpo filmico di Almodovar è claustrofobico. Ritorna la carica trasgressiva e torbida dei primi film, laccata con i potenti mezzi autoriali e produttivi che il regista ad oggi può permettersi: la maturità di Almodovar, in questo caso, è solo privilegio di esperienza e produzione per raccontare le proprie ossessioni, il melò, il corpo, il noir, il cinema.</p>
<p>Infine, l’opera, seppure appassiona il fan di Almodovar, non può appassionare totalmente né lo spettatore, né il critico, o almeno me, né come spettatore, né come critico, perché il cotè di citazioni un po’naif, che vanno da Alice Munro, della quale la Paredes poggia una copia su un vassoio, ai cataloghi di Louise Borgeois sparsi per casa, alle scene, in cui la bellissima protagonista,Elena Anaya, fa yoga con una serie di movimenti, che ricordano le protagoniste di Pina Bausch e l’insistenza su certi particolari d’ambiente sono solo lungaggini e autocompiacimenti, dei quali il film avrebbe potuto fare a meno, magari a favore di un finale, che si propone come spiazzante e, invece, è solo frettoloso. Fosse che Pedro, a conti fatti, abbia preso il peggio del ragazzaccio e il peggio del saggio?</p>
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