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	<title>piergiorgio paterlini &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>MORATORIA SULLE ENORMITA&#8217;</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 08:55:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[dI Piergiorgio Paterlini Ma da quando tutte le opinioni sono rispettabili? Dopo l’evidenza, dopo l’errore e l’orrore, ci sono idee che il consesso civile mette fuorigioco per sempre. Con o senza scuse nei confronti delle vittime, ma fuori, senza ritorno. E che ci sia sempre qualche spiritosone che ci prova, non per questo si ricomincia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>dI Piergiorgio Paterlini</p>
<p>Ma da quando tutte le opinioni sono rispettabili?<br />
Dopo l’evidenza, dopo l’errore e l’orrore, ci sono idee che il consesso civile mette fuorigioco per sempre. Con o senza scuse nei confronti delle vittime, ma fuori, senza ritorno. E che ci sia sempre qualche spiritosone che ci prova, non per questo si ricomincia tutto daccapo, e non ci si ritiene per questo meno democratici, anzi.<br />
Quando qualcuno se ne esce con la faccenda che l’Olocausto non c’è mai stato, non è che ci mettiamo a discutere con lui o proviamo a convincerlo con le buone. Ne siamo indignati, offesi, scandalizzati.<br />
Insomma, dopo un tot – ma a volte sono secoli – su alcune enormità scatta, se dio vuole, la moratoria.<br />
Non è che se qualcuno oggi se ne uscisse con la teoria che i negri sono bestie, Porta a porta farebbe una bella puntata con Crepet e la dottoressa Matone davanti al plastico della capanna dello zio Tom.  E dai, su.<br />
Basta dunque anche con le cazzate sull’omosessualtà. Che ne abbiamo le palle piene, per dirla tutta. Fine. Stop. Tempo scaduto. <span id="more-39245"></span>Dopo quarant’anni che l’omosessualità è stata cancellata dall’elenco delle malattie mentali (1973), dopo venti che l’Oms ha recepito questa nuova “definizione” (1993) e dopo che – per stare al tema – 50 mila omosessuali sono stati perseguitati dal nazismo e sterminati nei campi, proporrei stop, grazie, basta così.</p>
<p>L’unica malattia che attiene all’omosessualità è l’omofobia. Lo dice la parola stessa: fobia, paura irrazionale, malata, dell’omosessualità. Ma l’omofobia si può curare. Non bisogna avercela con gli omofobi. Sono solo persone cui va impedito di fare del male e che poi vanno curate e aiutate. Ma…  «No! Il dibattito no!» (Nanni Moretti).<br />
Basta, dai. Ce la possiamo fare. Che tempo da perdere non ne ha nessuno.<br />
E basta anche con la favoletta che però la chiesa cattolica ha il diritto di. Non c’è una sola parola in tutto il Nuovo Testamento sull’omosessualità. Anzi no, una c’è. È dove San Paolo fa coming out, nella sua straziante Seconda lettera ai Corinzi.<br />
Altro che otto per mille. E chiedi a Giovanni, e chiedi a Ermenegilda e chiedi a Gianluigi. Sì, chiediglielo, chiedilo a tutti quei ragazzi che non sanno come tenere insieme il loro normalissimo amore con l’appartenenza ecclesiale. Io ne ho conosciuto uno così, uno che a 18 anni si è ammazzato per questo insanabile conflitto interiore, lasciando una lettera che la famiglia ha poi coraggiosamente deciso di rendere pubblica. Mi ci sveglio ancora la notte, e sono passati anni. Ma è qualcun altro che dovrebbe perderci il sonno.<br />
La chiesa cattolica se l’è presa comoda, ma alla fine si è dovuta rassegnare all’idea che la terra giri intorno al sole. Si rassegnerà anche all’idea che un uomo giri intorno a un altro uomo.<br />
Piovonorane.it</p>
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		<title>SERIE A</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 16:31:18 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[calciatori gay]]></category>
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		<category><![CDATA[piergiorgio paterlini]]></category>
		<category><![CDATA[spagna 82]]></category>
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					<description><![CDATA[di Piergiorgio Paterlini Quando uno dei tanti calciatori gay che giocano in serie A dirà pubblicamente: “sì, sono omosessuale” qualcosa di importante cambierà e contemporaneamente sarà cambiato nel nostro Paese. E anche la voce sgraziata e incivile di Giovanardi la sentiremo un po’ più lontana, un po’ più ridicola e insignificante. Perché un giocatore di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Piergiorgio Paterlini</p>
<p>Quando uno dei tanti calciatori gay che giocano in serie A dirà pubblicamente: “sì, sono omosessuale” qualcosa di importante cambierà e contemporaneamente sarà cambiato nel nostro Paese. E anche la voce sgraziata e incivile di Giovanardi la sentiremo un po’ più lontana, un po’ più ridicola e insignificante.<br />
Perché un giocatore di calcio di serie A? Perché se c’è un luogo dove il tabù è più forte – tabù spesso imposto dalle società, dai procuratori eccetera – è esattamente lì, nel calcio e nel calcio professionistico.<br />
C’è un bello spettacolo teatrale che fa parlare un giocatore di calcio omosessuale, si intitola “Ultima stagione in serie A”, ha avuto – come si dice – due riprese nel corso degli anni. Ma rimane uno spettacolo teatrale.<br />
Pochi giorni fa Anton Hysen, 20 anni, calciatore svedese, figlio di Glenn Hysen, difensore di Fiorentina e Liverpool e oggi allenatore proprio di Anton – copio spudoratamente dal Corriere della sera – ha raccontato (la volta che scriverò “confessato” o “rivelato” autorizzo chiunque a tagliarmi le mani) di essere appunto gay. «In Italia non l’avrei detto», ha subito aggiunto. Meno male. Cominciavamo a preoccuparci. Sono parole che fanno bene al cuore.<span id="more-38870"></span><br />
Per quelli che pensassero che sì è vero purtroppo i gay sono ormai dappertutto e spuntano come funghi ma almeno nel virile calcio no, nello sport nazionale per eccellenza mai, e comunque non in serie A, dirò che conosco personalmente l’allora fidanzato di uno degli azzurri di Spagna 82. Nella finale al Bernabeu era in tribuna, non troppo lontano da Pertini, ma ovviamente in incognito, a vedere trionfare il suo amato. Nemmeno sotto tortura svelerò chi era il calciatore italiano e il suo fidanzato, oggi mio amico. Ma se lo dicesse lui, oggi, quell’ex calciatore, aiuterebbe migliaia di ragazzi più di chiunque altro e di qualunque altra cosa. Lui o qualcuno come lui. C’è speranza che una cosa del genere – così piccola, così grande – accada prima che i nostri figli muoiano di vecchiaia? Non lo so. Ma sperare si può, si deve.</p>
<p>www.Piovonorane.it</p>
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