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	<title>poesia civile &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Tre domande sulla scrittura (a Giulio Marzaioli e Andrea Inglese) 2</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jul 2014 06:36:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(Nell’ambito di una tesi dal titolo “Dalla prosa lirica alla prosa in prosa”, discussa da Marco Inguscio presso la facoltà di Lettere moderne presso l’Università del Salento, Giulio Marzaioli ed io siamo stati invitati a rispondere a tre medesime domande relativamente alla nostra esperienza di autori. Pubblico di seguito lo stralcio della tesi con le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>(Nell’ambito di una tesi dal titolo “Dalla prosa lirica alla prosa in prosa”, discussa da Marco Inguscio presso la facoltà di Lettere moderne presso l’Università del Salento, <a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/07/08/tre-domande-sulla-scrittura-a-giulio-marzaioli-e-andrea-inglese-1/">Giulio Marzaioli</a> ed io siamo stati invitati a rispondere a tre medesime domande relativamente alla nostra esperienza di autori. Pubblico di seguito lo stralcio della tesi con le mie risposte all&#8217;intervista. a. i.)</em></p>
<p>INTERVISTA A <strong>ANDREA INGLESE</strong></p>
<p><strong>1) La prosa in prosa è scrittura della crisi. Siete d&#8217;accordo con una simile affermazione?</strong></p>
<p>Il termine &#8220;crisi&#8221; può vuol dire molte cose e non so bene in quale senso venga qui utilizzato. Una prima forma di risposta potrebbe consistere nell&#8217;interpretare questa &#8220;crisi&#8221; come &#8220;crisi del verso&#8221;. Il verso ci pare limitante per il lavoro che ci interessa fare. Qui è meglio, poi, che passi alla prima persona singolare. Per molta parte del secondo Novecento si è parlato di un cammino della poesia verso la prosa. Si voleva registrare in questo modo un fenomeno abbastanza evidente. In molti poeti, come l’ultimo Montale o Sereni o Giudici, la poesia ha cercato di svincolarsi non ancora dal verso, ma da un lessico sublime o comunque ricercato e incentrato ancora sull’aspirazione simbolista alla trasfigurazione del quotidiano. <span id="more-48448"></span></p>
<p>Più in generale si può dire che la lirica novecentesca sia stata comunque ossessionata dall’idea di espressione individuale come sorta di super-significazione. Intendo dire, che la parola poetica ha cercato di incarnare, di dare alla luce, delle significazioni che si ponessero ad un livello più alto e più globale di quello cui accediamo nella vita ordinaria, attraverso i vari ambiti locali delle nostre prassi. Il taglio versale, credo, sia un eredità di questa ossessione per la profondità, per il surplus semantico. Dobbiamo distinguere anche graficamente, o in ogni caso ritmicamente, il discorso poetico da quello ordinario.</p>
<p>La scelta della prosa mi sembra innanzitutto una sfida nei confronti di questa eredità del paradigma lirico. Ovviamente non si tratta di saturare poi la prosa di figure retoriche, di procedimenti della lingua letteraria, per compensare la perdita di enfasi ottenuta con la scomparsa del verso. La prosa, inoltre, si presenta come un territorio indifferenziato, anche perché nel mio caso, ma anche in quello di altri autori, essa non costituisce una semplice tappa di transizione verso una dimensione narrativa. Il discorso sarebbe molto più lungo e articolato, ma io lo ridurrei un po’ forzatamente a questa constatazione: il verso, che sia libero o no, è impregnato di una memoria “lirica”. Questa memoria non la considero di per sé come un elemento sempre negativo. Ma vi sono libri e testi, in cui non m’interessa confrontar mici in alcun modo. E sono questi i libri di prosa, e di prosa non del tutto narrativa, anche se la narrazione non è per me né un tabù né un dispositivo obsoleto. In libri come <em>Prati</em> (2007 e 2009) o <em>Quando Kubrick inventò la fantascienza</em> (2011), la prosa è prevalente, una prosa estremamente ritmata, in qualche modo “passata” attraverso il motore ritmico di un’oralità che non vuole, però, essere mimetica. A me interessa un’oralità inverosimile, non riconducibile precisamente a forme di mimesi psicologica o sociologica.</p>
<p>Insomma, ritornando al concetto di “crisi”. Se di crisi si tratta, essa riguarda le forme della poesia contemporanea – più o meno in continuità con la lirica novecentesca – ma anche le forme della narrazione oggi dominanti, che sono quelle del romanzo. Ovviamente questa crisi dipende da diversi fattori che riguardano non più solo la storia dei generi, ma quella della società e delle istituzioni culturali. Ma questo ci spingerebbe ancora più lontano, rispetto alla domanda iniziale.</p>
<p><strong>2) Dal punto di vista contenutistico in questa scrittura interessa ancora la condizione umana storico-determinata? In che modo? Quanto e cosa vi è di civile?</strong></p>
<p>Qui devo fare riferimento, di nuovo, alle prose che ho pubblicato fino ad ora. Penso in particolar modo a <em>Prati</em>, a <em>Quando Kubrick inventò la fantascienza </em>e a <em>I miei pezzi</em> (2013). In ognuno di questi testi è fondamentale la condizione umana storico-determinata. Non potrebbe essere altrimenti. Ma questo è un assunto molto generale. È come se volessi dire con ciò: scrivo sempre facendo riferimento alla mia esperienza, e la mia esperienza è quella di un essere umano che vive in un mondo storico-sociale ben determinato.</p>
<p>Bisognerebbe vedere semmai come entrino questi aspetti nella scrittura, o ancora meglio come la scrittura riveli alcuni di questi aspetti, li renda più visibili e evidenti, più perspicui rispetto a come essi emergono in altre forme di discorso, sia esso politico, o morale, individuale o di gruppo. Ancora una volta, è meglio che faccia un esempio preciso. Nella serie di sette prose che compongono la serie intitolata I miei pezzi mi sono posto come problema di elaborare una possibile figurazione radicale del concetto di “capitale umano”. Questo è un concetto storicamente determinato, ossia si è imposto in una fase specifica della nostra società tardocapitalista e in concomitanza con una sorta di offensiva neo-liberista che non riguardava, ovviamente, solo decisioni di carattere prettamente economico o politico, ma che toccava anche ambiti relativi alla cultura e ai saperi.</p>
<p>Così ho preso questo concetto, che ormai si è talmente diffuso da aver quasi perso le sue connotazioni ideologiche, e ho pensato a come costruire un discorso basato su un’applicazione parossistica di esso. Se ognuno di noi è potenzialmente un capitale umano, vuol dire che qualsiasi cosa sia in noi, in quanto esseri umani, è potenzialmente capitalizzabile, e quindi investibile, e quindi atto a produrre un qualche profitto. Mi sono così chiesto come si potrebbero mettere a profitto alcuni fatti antropologici elementari come il respirare o il camminare. Mi fermo qui, perché dovrei ora scendere in un’illustrazione di tipo testuale. Ho voluto comunque mostrare come la scelta della prosa si è qui articolata con la scelta di un tema storico-ideologico specifico, affrontato in modo consapevolmente critico. Inoltre la scelta della prosa mi ha permesso di utilizzare una macchina retorica ridondante e ossessiva, che mettesse assieme, tra le altre cose, le caratteristiche del parlato e quelle del messaggio promozionale.</p>
<p>Un’ultima cosa sulla questione della “poesia civile”. Non credo sia possibile né utile scrivere della poesia civile. Soprattutto in Italia, soprattutto di questi tempi, soprattutto per autori della mia generazione o ancora più giovani. La poesia civile implica l’esistenza di un pubblico capace di mettersi in ascolto di un certo tipo di parola poetica, un pubblico che dovrebbe essere sensibile a un certo tipo di messaggi. La poesia civile s’immagina indirizzata alla parte illuminata, consapevole, di una determinata società oppure, in ogni caso, pone come suo presupposto uno zoccolo di valori fondanti e condivisi. Io non credo che ci si possa riferire a questo zoccolo di valori fondanti e condivisi, non credo che esista una cosa simile oggi. Io, comunque, non me ne sento assolutamente il depositario: io sono “minato” quanto chi legge le cose che scrivo, da questo punto di vista. Credo molto più in una poesia politica, ossia una poesia che assuma la sua parzialità, il suo ostinato opporsi ad assumere come ovvie certe forme di vita e certi discorsi dominanti. Questa parzialità è una parzialità di visione, innanzitutto, non di azione. Per questo, la poesia non propone, per me, programmi e linee di condotta. Cerca di costruire una visione alternativa, perché per agire diversamente, bisogna cominciare a vedere le cose diversamente. Ma la visione non agisce magicamente sull’azione. Quindi l’impegno per una diversa visione non è equivalente al tentativo di agire diversamente e in forme collettive.</p>
<p><strong>3) Cataldi scrive: gli scrittori d&#8217;avanguardia &#8211; (come fecero i Vociani ad esempio) &#8211; non cessano di occuparsi, in modo più o meno esplicito e diretto sia della poetica della forma (rispondendo alla domanda: come dev&#8217;essere un testo per rappresentare la situazione presente?) sia di quella che potremmo chiamare poetica della ricezione (rispondendo alla domanda: come dev&#8217;essere un testo per creare nel pubblico dei lettori un certo effetto?). Questi fattori, intervengono nella vostra scrittura, e a che grado di consapevolezza?</strong></p>
<p>Posto, ripeto, che non mi considero uno scrittore d&#8217;avanguardia, per il semplice fatto che non ho la pretesa di cambiare la vita attraverso la letteratura, la prima delle due preoccupazioni è molto presente quando scrivo. Il problema, però, non lo avverto come esigenza di concepire un testo in grado di rappresentare la situazione presente, ma semmai come la ricerca di un testo che sappia entrare in rapporto con la lingua del presente. Solo che questo entrare in rapporto è assai problematico. Innanzitutto, significa rinunciare ad ogni programmatica o sistematica inattualità della lingua poetica. La programmatica inattualità ipotizza che la parola poetica si realizza proprio attraverso una sorta di non contaminazione (un&#8217;illibatezza) con la lingua attuale, ossia la lingua idiota, stereotipata, depotenziata che circola nella società e attraverso i suoi supporti tecnologici.</p>
<p>Da un certo punto di vista, la poesia è sempre inattuale, in quanto non servibile nel gioco della comunicazione sociale ordinario, quindi non vi è nessuna necessità di enfatizzare questo aspetto. Per me, quindi, si è trattato in libri recenti, come <em>Lettere alla Reinserzione del Disoccupato</em> o <em>La grande anitra</em> (2013) di parassitare certa lingua del presente, cioè inserirmi all&#8217;interno, utilizzarla come involucro, primo sembiante, con l&#8217;intenzione però di far deragliare il suo funzionamento un po&#8217; meccanico, povero semanticamente.</p>
<p>Per me la parola chiave credo sia &#8220;ambiguità&#8221;: avanzare con la maschera di una lingua familiare, che familiare, nei fatti, poi non è. Quindi non si tratta di rincorrere la lingua del presente o di pretendere rappresentare il tempo presente. Ma di utilizzare le forze del presente (della lingua presente) contro se stesse. Lo scopo è sempre quello di togliere ovvietà alle cose, alle frasi, ai contesti, alle figure che sono dentro il cloroformio dell&#8217;ovvio. Ma per questo non c&#8217;è bisogno di indossare né i panni del poeta moraleggiante dal suo eremo né quello del poeta come grande irregolare. Anche qui, le mitologie residue intorno al poeta sono molto meno interessanti del lavoro davvero particolare che, con la poesia o partendo dalla poesia, si può fare sul linguaggio.</p>
<p>Sulla questione della ricezione, calano le ombre e i più grandi dubbi. Innanzitutto chi è il destinatario della poesia? Vi è un destinatario universale? L&#8217;umanità? O, come è stato nei fatti, per buona parte degli scorsi due secoli, la borghesia colta? Io mi immagino un lettore colto, ma insoddisfatto della sua cultura. Mediamente colto, non certo una sorta di erudito. Colto, e che si nutre di cultura, dell&#8217;industria culturale, ma che è in qualche modo insoddisfatto dalla così tanta, varia, disponibile, innocua, cultura circolante.</p>
<p>E quindi penso, dal punto di vista della ricezione, a fenomeni di rottura delle aspettative, di tradimento delle attese. Da sempre, insomma, penso alla poesia, come ad altre forme d&#8217;arte, di creazione umana individuale, come a delle pratiche di de-condizionamento.<br />
Solo che questo de-condizionamente non ha, ovviamente, la pretesa dei de-condizionamenti di massa, politici, utopici e rivoluzionari. Agisce per contatto locale, individuale, per complicità, intimità, con il lettore, che spesso scrive lui stesso, perché lui stesso è preso, attraverso la scrittura, in una sorta di distanziamento dalla sua esperienza standard, ordinaria.</p>
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		<title>L&#8217;Ulisse: decimo compleanno e nuovo numero della rivista</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jun 2014 21:59:56 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/ulisse-n.17.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-48401" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/ulisse-n.17.jpg" alt="ulisse-n.17" width="579" height="824" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/ulisse-n.17.jpg 579w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/ulisse-n.17-210x300.jpg 210w" sizes="(max-width: 579px) 100vw, 579px" /></a></p>
<p>Il numero è scaricabile <a href="http://www.lietocolle.com/cms/wp-content/uploads/2014/06/Ulisse-17.pdf" target="_blank">qui</a>; questi dieci anni di monografie, <a href="http://www.lietocolle.com/ulisse/" target="_blank">qui</a>.</p>
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		<title>Il nuovo numero del Semicerchio dedicato a &#8220;Poesia del lavoro&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Apr 2014 12:00:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[È da poco disponibile l’ultima, doppia uscita della rivista di poesia comparata Semicerchio, dedicata al tema “Poesia del lavoro”. La sezione della testata riservata all&#8217;Italia, curata da Fabio Zinelli, include un&#8217;antologia di 29 poeti chiamati a mandare un loro testo sull&#8217;argomento. L’indice e la prefazione del numero sono leggibili a questo link. &#8211; Per chi fosse [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/semicerchio.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-47552 aligncenter" alt="semicerchio" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/semicerchio.jpg" width="151" height="218" /></a></p>
<p style="text-align: justify">È da poco disponibile l’ultima, doppia uscita della rivista di poesia comparata <a href="http://semicerchio.bytenet.it/" target="_blank"><i>Semicerchio</i></a>, dedicata al tema “Poesia del lavoro”.</p>
<p style="text-align: justify">La sezione della testata riservata all&#8217;Italia, curata da Fabio Zinelli, include un&#8217;antologia di 29 poeti chiamati a mandare un loro testo sull&#8217;argomento.</p>
<p style="text-align: justify">L’indice e la prefazione del numero sono leggibili a questo <a href="http://www3.unisi.it/semicerchio/upload/premessa.pdf" target="_blank">link</a>.</p>
<p style="text-align: center">&#8211;</p>
<p style="text-align: justify">Per chi fosse interessato, una prossima presentazione della monografia &#8211; con interventi critici di Niccolò Scaffai, Andrea Sirotti, Fabio Zinelli e Paolo Zublena, e letture poetiche di Franco Buffoni, Giancarlo Majorino, Edoardo Zuccato e Alessandro Broggi &#8211; si terrà a Milano giovedì 17 aprile alle ore 18.0o presso la Libreria Popolare di via Tadino 18.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Quattro poesie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Feb 2014 08:00:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Matteo Fantuzzi Da La stazione di Bologna, inedito. Questi testi sono dedicati a tutti quelli che si trovavano a Bologna il giorno della strage. Tutti tranne alcuni. &#160; scoppia una bomba nel cuore di Bologna. due agosto ottanta Se dalla Piazza ti incammini e prendi i portici del centro e riesci a superare in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right">di <strong>Matteo Fantuzzi</strong></p>
<p style="text-align: justify">Da <em>La stazione di Bologna</em>, inedito.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/strage-di-bologna.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-47597" alt="strage di bologna" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/strage-di-bologna.jpg" width="399" height="126" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/strage-di-bologna.jpg 399w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/strage-di-bologna-300x94.jpg 300w" sizes="(max-width: 399px) 100vw, 399px" /></a></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<h5><i>Questi testi sono dedicati a tutti quelli<br />
</i><i>che si trovavano a Bologna il giorno della strage.</i></h5>
<h5><i>Tutti tranne alcuni.</i></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h6 align="right"><i>scoppia una bomba<br />
</i><i>nel cuore di Bologna.<br />
</i><i>due agosto ottanta</i></h6>
<pre><span style="font-family: Georgia;font-size: 15px">Se dalla Piazza ti incammini e prendi i portici
del centro e riesci a superare in un sol colpo
quella folla, i saldi, le vetrine, i tavolini delle firme,
se riesci a non fermarti davanti a quel barbone
inginocchiato a mo' di Cristo che chiede
le monete e prega tutti per i soldi, se ad un tratto
ti fai forza e inizi a correre smettendo di vedere
altrove ti troverai d'un tratto alla sinistra
il luogo steso a gambe aperte e in mezzo la ferita
che ancora accenna, che ricorda il giorno
in cui la gente stata tutta uguale per una volta,
                                                   e solo quella.
Tutti comunisti, preti. Tutti bolognesi. </span></pre>
<p style="text-align: center">&#8211;</p>
<h6 align="right"><i>nei giorni successivi i taxi sono gratis per i parenti<br />
</i><i>delle vittime ricoverate dentro gli ospedali cittadini.</i></h6>
<p>Come un padre che scava solo e a mani nude<br />
un figlio fino a sanguinare e che non smette<br />
se lo getta addosso e non lo lascia,<br />
carne della carne, pure se una gamba resta<br />
sotto le macerie e Marco non potrà più essere<br />
mezz&#8217;ala e correre veloce sotto la tribuna,<br />
oppure tra i distinti laterali proprio dove stanno<br />
spesso i famigliari che applaudono comunque<br />
qualsiasi cosa accada, perfino dopo una sconfitta:<br />
come fa chi aspetta a casa con il fuoco caldo<br />
sotto la minestra e che comunque resta.</p>
<p style="text-align: center">&#8211;</p>
<h6>L&#8217;esplosione della stazione coinvolse non solo le strutture della sala d&#8217;attesa ma anche i sovrastanti uffici amministrativi della Cigar. Euridia, Katia, Nilla, Rita, Franca e Mirella morirono nel crollo della struttura.</h6>
<p>Crollano le travi, cadono le pietre e i calcinacci,<br />
vola via l&#8217;età dell&#8217;innocenza ormai tradita<br />
dalle cose, qui tutto ricordo: ogni palazzo,<br />
strada, parco, ogni momento ha una sua storia<br />
che preme ed urge come l&#8217;esigenza di memoria.<br />
Di qua c&#8217;è un corpo immobile che cerca<br />
ossigeno tra i cocci, alla sua destra<br />
si intravede appena un piede senza scarpa,<br />
un uomo grida e cerca la sorella, un altro<br />
piange. Un padre copre con il corpo i figli,<br />
li abbraccia come alla mattina si proteggono<br />
dagli incubi, dai mostri che in fondo al sonno<br />
vengono e devastano. È quotidiana questa strategia<br />
della tensione, non abbandona mai davvero.</p>
<p style="text-align: center">&#8211;</p>
<h6>Da Bologna quella mattina buona parte dei treni sarebbero dovuti giungere in Romagna per il periodo estivo, lo stesso percorso che ho fatto anch&#8217;io definitivamente oramai da diversi anni.</h6>
<p>Qui sarebbero arrivati<br />
tra le zanzare mai addomesticate,<br />
gli ombrelloni colorati, il caldo<br />
le piadine, i padelloni<br />
il pesce arrosto sulla griglia.<br />
Sarebbero arrivati da queste parti<br />
che un poco come stare dentro a una famiglia<br />
con la zia un po&#8217; matta, la cuginetta che si tira<br />
su la gonna, qualche nonna<br />
che prepara il sugo all&#8217;ombra della casa<br />
e i padri sempre in giro a fare danni,<br />
a bere forte, a bestemmiare gli uomini<br />
e il governo che non apre pigli armadi<br />
se ne resta sempre zitto come che non fosse<br />
mai successo nulla, come se i cadaveri<br />
ottenessero dei pesi differenti<br />
sulla bilancia consumata della storia.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>CALPESTARE L&#8217;OBLIO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Nov 2010 01:57:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[calpestare l'oblio]]></category>
		<category><![CDATA[comune di ancona]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Davide Nota]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Orecchini]]></category>
		<category><![CDATA[impegno civile]]></category>
		<category><![CDATA[luigi alberto stanchi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia civile]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[valerio cuccaroni]]></category>
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					<description><![CDATA[di Valerio Cuccaroni Calpestare l&#8217;oblio. Cento poeti italiani contro la minaccia incostituzionale: una grande opera di poesia civile. Dopo due versioni elettroniche, domenica 14 novembre verrà presentata ad Ancona l&#8217;edizione integrale (Collana Argo, ed. Cattedrale). Mostra &#124; Reading &#124; OpenMic-Microfono aperto a partire dalle ore 17, nell&#8217;ambito della rassegna di arte e impegno civile “Linee [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Valerio Cuccaroni<br />
Calpestare l&#8217;oblio. Cento poeti italiani contro la minaccia incostituzionale: una grande opera di poesia civile.<br />
Dopo due versioni elettroniche, domenica 14 novembre verrà presentata ad Ancona l&#8217;edizione integrale (Collana Argo, ed. Cattedrale).<br />
Mostra | Reading | OpenMic-Microfono aperto<br />
a partire dalle ore 17, nell&#8217;ambito della rassegna di arte e impegno civile “Linee di resistenza”, organizzata Casa delle Culture, con il contributo di: Provincia di Ancona | Comune di Ancona, in collaborazione con: Istituto Storia Marche | Anpi, con il Patrocinio di: I Circoscrizione – Comune di Ancona, verrà presentata l&#8217;edizione cartacea integrale dell&#8217;e-book &#8220;Calpestare l&#8217;oblio. Cento poeti contro la minaccia incostituzionale, per la resistenza della memoria repubblicana&#8221; [ http://www.lagru.org/media/oblio.pdf ], antologia di poesia civile che nel novembre 2009 e nei mesi seguenti ha scatenato un acceso dibattito sui principali media (L’Unità, MicroMega, Corriere della Sera, Radio 24, Reset, Gli altri, Il Giornale, Libero, Il Foglio, Il manifesto, Le Monde diplomatique).<span id="more-37088"></span></p>
<p>Domenica 14 novembre 2010<br />
Casa delle Culture – Via Vallemiano 46, Ancona</p>
<p>PROGRAMMA</p>
<p>Ore 17 &#8211; Inaugurazione della mostra con le illustrazioni originali dell’antologia di poesia civile “Calpestare l’oblio”, a cura di Nicola Alessandrini e Valeria Colonnella. Dal 14 novembre al 10 dicembre, mercoledì e venerdì ore 17-19.<br />
Proiezione del video “Correspondecias” di Loris Ferri e Stefano Sanchini.</p>
<p>Ore 18 &#8211; Letture dei poeti di “Calpestare l’oblio”: Maria Lenti, Maria Grazia Maiorino, Renata Morresi, Davide Nota, Natalia Paci, Antonella Ventura<br />
Interviene il giornalista dell’Unità Pietro Spataro</p>
<p>Ore 19 &#8211; Open mic: microfono aperto al pubblico per letture di versi ispirati alla Resistenza. In collaborazione con Associazione LeggIo.</p>
<p>Ore 20 &#8211; Aperitivo bio a cura del Circolo Equo &amp; Bio.</p>
<p>Ore 21 &#8211; Letture dei poeti di “Calpestare l’oblio”: Fabio Orecchini, Enrico Piergallini, Francesco Scarabicchi, Alessandro Seri, Enrico Maria Simoniello<br />
Interviene il giornalista dell’Unità Pietro Spataro</p>
<p>Info: www.casacultureancona.it   | argo@argonline.it | 335 1099665</p>
<p>Cento poeti italiani contro la minaccia incostituzionale, per la resistenza della memoria repubblicana, Collana Argo, Cattedrale, Ancona, 2010, € 15 | Copyleft</p>
<p>A cura di Davide Nota e Fabio Orecchini<br />
Illustrazioni e grafica a cura di Nicola Alessandrini e Valeria Colonnella</p>
<p>Testi di: Francesco Accattoli, Annelisa Addolorato, Nadia Agustoni, Fabiano Alborghetti, Augusto Amabili, Viola Amarelli, Antonella Anedda, Gian Maria Annovi, Danni Antonello, Luca Ariano, Roberto Bacchetta, Martino Baldi, Nanni Balestrini, Maria Carla Baroni, Vittoria Bartolucci, Alberto Bellocchio, Luca Benassi, Alberto Bertoni, Gabriella Bianchi, Marco Bini, Brunella Bruschi, Franco Buffoni, Michele Caccamo, Maria Grazia Calandrone, Carlo Carabba, Nadia Cavalera, Enrico Cerquiglini, Antonino Contiliano, Beppe Costa, Andrea Cramarossa, Walter Cremonte, Maurizio Cucchi, Gianluca D’Andrea, Roberto Dall’Olio, Gianni D’Elia, Daniele De Angelis, Francesco De Girolamo, Vera Lùcia De Oliveira, Eugenio De Signoribus, Nino De Vita, Luigi Di Ruscio, Marco Di Salvatore, Alba Donati, Stefano Donno, Fabrizio Falconi, Matteo Fantuzzi, Anna Maria Farabbi, Angelo Ferrante, Loris Ferri, Fabio Franzin, Tiziano Fratus, Andrea Garbin, Davide Gariti, Massimo Gezzi, Maria Elisa Giocondo, Marco Giovenale, Mariangela Guatteri, Raimondo Iemma, Andrea Inglese, Giulia Laurenzi, Maria Lenti, Bianca Madeccia, Maria Grazia Maiorino, Francesca Mannocchi, Giulio Marzaioli, Emiliano Michelini, Guido Monti, Silvia Monti, Davide Morelli, Renata Morresi, Giovanni Nadiani, Davide Nota, Opiemme (laboratorio), Fabio Orecchini, Claudio Orlandi, Natalia Paci, Adriano Padua, Susanna Parigi, Fabio Giovanni Pasquarella, Giovanni Peli, Enrico Piergallini, Antonio Porta, Alessandro Raveggi, Rossella Renzi, Roberto Roversi, Lina Salvi, Stefano Sanchini, Flavio Santi, Lucilio Santoni, Giuliano Scabia, Francesco Scarabicchi, Alessandro Seri, Marco Simonelli, Enrico Maria Simoniello, Giancarlo Sissa, Luigi Socci, Alfredo Sorani, Pietro Spataro, Roberta Tarquini, Rossella Tempesta, Enrico Testa, Fabio Teti, Emiliano Tolve, Adam Vaccaro, Antonella Ventura, Lello Voce, Matteo Zattoni</p>
<p>Con una introduzione di Valerio Cuccaroni e un intervento di Luigi-Alberto Sanchi</p>
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		<title>VivaVoce#05: Juan Gelman [ 1930, Buenos Aires ]</title>
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		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Sep 2008 10:07:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[G.W. Pabst]]></category>
		<category><![CDATA[Juan Gelman]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Branchini]]></category>
		<category><![CDATA[Louise Brooks]]></category>
		<category><![CDATA[Lulu (Die Büchse der Pandora)]]></category>
		<category><![CDATA[mujeres]]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[poesia civile]]></category>
		<category><![CDATA[VivaVoce]]></category>
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					<description><![CDATA[[ Louise Brooks da Lulu (Die Büchse der Pandora) 1929, G.W. Pabst ] [ mujeres dalla viva voce di Juan Gelman ] &#160; donne &#160; dire che quella donna era due donne è dire pochino doveva averne 12 397 di donne nella sua donna/ era difficile sapere con chi si trattava in quel popolo di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="width:700px;">
<p align="center"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/10/11.gif" border="0" alt="" width="330" height="330"/></p>
<p><center><small>[ Louise Brooks da <em>Lulu (Die Büchse der Pandora) </em>1929, G.W. Pabst ]</small></center><br />
<center></p>
<div style="width:300px;">
    <!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('audio');</script><![endif]-->
<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-8631-1" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/mujeres_juan_gelman.mp3?_=1" /><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/mujeres_juan_gelman.mp3">https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/mujeres_juan_gelman.mp3</a></audio>
</div>
<p>[ <em>mujeres</em> dalla viva voce di Juan Gelman ]</center><br />
&nbsp;<br />
<big><strong>donne</strong></big><br />
&nbsp;<br />
dire che quella donna era due donne è dire pochino<br />
doveva averne 12 397 di donne nella sua donna/<br />
era difficile sapere con chi si trattava<br />
in quel popolo di donne/ esempio:<br />
&nbsp;<br />
giacevamo in un letto d’amore/<br />
lei era un’alba di alghe fosforescenti/<br />
quando feci per abbracciarla<br />
si trasformò in singapore piena di cani che urlavano/ ricordo<br />
&nbsp;<br />
quando apparve avvolta di rose di aghadir/<br />
pareva una costellazione in terra/<br />
pareva che la croce del sud fosse discesa a terra /<br />
quella donna brillava come la luna della sua voce destra/<br />
&nbsp;<span id="more-8631"></span><br />
come il sole che tramontava nella sua voce/<br />
sulle rose c’erano scritti tutti i nomi di quella donna meno uno/<br />
e quando si voltò,/ la sua nuca era il piano economico/<br />
aveva migliaia di cifre e il bilancio delle morti favorevole alla dittatura militare/<br />
&nbsp;<br />
non si sapeva mai dove andava a parare quella donna/<br />
io ero leggermente sconcertato / una notte<br />
le picchiai sulla spalla per vedere con chi mi trovavo<br />
e vidi nei suoi occhi deserti un cammello / a volte<br />
&nbsp;<br />
quella donna era la banda municipale del mio paese /<br />
suonava dolci Walzer finché il trombone incominciava a stonare /<br />
e tutti stonavano con lui /<br />
quella donna aveva la memoria stonata/<br />
&nbsp;<br />
tu potevi amarla fino al delirio /<br />
farle crescere giorni dal sesso tremante/<br />
farla volare come uccellino di lenzuola /<br />
il giorno dopo si svegliava parlando di malevic /<br />
&nbsp;<br />
la memoria le andava come un orologio rabbioso /<br />
alle tre del pomeriggio si ricordava del mulo<br />
che le aveva preso a calci l’infanzia in una notte dell’essere /<br />
donnava molto quella donna ed era una banda municipale<br />
&nbsp;<br />
la divoravano tutti i fantasmi che poté<br />
alimentare con le sue mille donne /<br />
ed era una banda municipale stonata<br />
allontanandosi fra le ombre della piazzetta del mio paese /<br />
&nbsp;<br />
io / compagni / una notte come questa che<br />
ci impregnano i volti che forse moriamo /<br />
montai sul piccolo cammello che nei suoi occhi aspettava<br />
e me ne andai nelle tiepide sponde di quella donna /<br />
&nbsp;<br />
zitto come un bambino sotto gli avvoltoi grassi<br />
che mi mangiano tutto / meno il pensiero<br />
di quando lei si riuniva come un ramo<br />
di dolcezza e lo lanciava nella sera</p>
<p ALIGN="center">&nbsp;</p>
<p><big><strong>mujeres</strong></big><br />
&nbsp;<br />
decir que esa mujer era dos mujeres es decir poquito<br />
debía tener unas 12 397 mujeres en su mujer /<br />
era difícil saber con quién trataba uno<br />
en ese pueblo de mujeres / ejemplo:<br />
&nbsp;<br />
yacíamos en un lecho de amor /<br />
ella era un alba de algas fosforescentes /<br />
cuando la fui a abrazar<br />
se convirtió en singapur llena de perros que aullaban / recuerdo<br />
&nbsp;<br />
cuando se apareció envuelta en rosas de agadir /<br />
parecía una constelación en la tierra /<br />
parecía que la cruz del sur había bajado a la tierra /<br />
esa mujer brillaba como la luna de su voz derecha /<br />
&nbsp;<br />
como el sol que se ponía en su voz /<br />
en las rosas estaban escritos todos los nombres de esa mujer menos uno /<br />
y cuando se dio vuelta / su nuca era el plan económico /<br />
tenía miles de cifras y la balanza de muertes favorables a la dictadura militar /<br />
&nbsp;<br />
nunca sabía uno adónde iba a parar esa mujer /<br />
yo estaba ligeramente desconcertado / una noche<br />
le golpeé el hombro para ver con quién era<br />
y vi en sus ojos desiertos un camello / a veces<br />
&nbsp;<br />
esa mujer era la banda municipal de mi pueblo /<br />
tocaba dulces valses hasta que el trombón empezaba a desafinar /<br />
y los demás desafinaban con él /<br />
esa mujer tenía la memoria desafinada /<br />
&nbsp;<br />
usté podía amarla hasta el delirio /<br />
hacerle crecer días del sexo tembloroso /<br />
hacerla volar como pajarito de sábana /<br />
al día siguiente se despertaba hablando de malevich /<br />
&nbsp;<br />
la memoria le andaba como un reloj con rabia /<br />
a las tres de la tarde se acordaba del mulo<br />
que le pateó la infancia una noche del ser /<br />
ellaba mucho esa mujer y era una banda municipal /<br />
&nbsp;<br />
la devoraron todos los fantasmas que pudo<br />
alimentar con sus miles des mujeres /<br />
y era una banda municipal desafinada<br />
yéndose  por las sombras de la placita de mi pueblo /<br />
&nbsp;<br />
yo / compañeros / una noche como ésta que<br />
nos empapan los rostros que a lo mejor morimos /<br />
monté en el camellito que esperaba en sus ojos<br />
y me fui de las costas tibias de esa mujer /<br />
&nbsp;<br />
callado como un niño bajo los gordos buitres<br />
que me comen de todo /menos el pensamiento<br />
de cuando ella se unía como un ramo<br />
de dulzura y lo tiraba en la tarde /</p>
<p ALIGN="center">&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p ALIGN="center">&nbsp;</p>
<p>[ traduzione di Laura Branchini, Juan Gelman DOVERI DELL&#8217;ESILIO interlinea edizioni 2006 ]<br />
&nbsp;</p>
<p ALIGN="center">&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/04/21/vivavoce-01-thomas-stearn-eliot-1888–1965/" target="_blank">VivaVoce#01: Thomas Stearns Eliot [1888–1965] </a><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/05/01/vivavoce02-gherashim-luca-23-luglio-1913-–-9-febbraio-1994/" target="_blank">VivaVoce#02: Gherasim Luca [1913–1994] </a><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/05/14/vivavoce03-sylvia-plath-1932–1963/" target="_blank">VivaVoce#03: Sylvia Plath [1932–1963]</a><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/06/18/vivavoce04-guillaume-apollinaire-1880–1918/" target="_blank">VivaVoce#04: Guillaume Apollinaire [1880–1918]</a></p>
<p ALIGN="center">&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Paesaggi di un&#8217;anima</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jan 2008 06:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[antologia]]></category>
		<category><![CDATA[padre]]></category>
		<category><![CDATA[poesia civile]]></category>
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					<description><![CDATA[di Franz Krauspenhaar Quando un libro è importante? Soprattutto, direi, quando è necessario. E Frau, di Francesca Tini Brunozzi, Torino Poesia, pagg.107 euro 10, è un libro necessario. In un mercato editoriale &#8220;facile&#8221;, ovvero ricettivo a qualunque idea di qualunque teddy boy dalla penna dribblomane, è bene sostenere libri &#8211; in prosa e poesia, poco importa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a title="frau200.gif" href="http://www.amazon.it/gp/product/8875470820/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8875470820&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft" alt="frau200.gif" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/01/frau200.gif" width="142" height="200" /></a></p>
<p>di <strong>Franz Krauspenhaar</strong></p>
<p>Quando un libro è importante? Soprattutto, direi, quando è necessario. E <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8875470820/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8875470820&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank"><em>Frau</em></a>, di Francesca Tini Brunozzi, Torino Poesia, pagg.107 euro 10, è un libro necessario. In un mercato editoriale &#8220;facile&#8221;, ovvero ricettivo a qualunque idea di qualunque <em>teddy boy </em>dalla penna dribblomane, è bene sostenere libri &#8211; in prosa e poesia, poco importa &#8211; davvero sentiti, molto ruminati, molto covati, molto scritti, in definitiva.<span id="more-5194"></span> E il libro della poetessa vercellese ha avuto una lunghissima gestazione, poichè vi ritroviamo testi scritti addirittura nel 96. Alcune poesie di questa antologia personale sono state pubblicate su riviste, altre sul web (come nel caso del poemetto <em>Brevi danze</em>, uscito presso la benemerita Biagio Cepollaro E-dizioni e ripreso da noi <a href="https://www.nazioneindiana.com/2007/11/02/brevi-danze/">qui</a>). La Tini Brunozzi è attiva da anni nel campo della poesia civile e ha partecipato a numerosi poetry slam in giro per l&#8217;Italia. E la sua è spesso poesia civile: basti pensare al poema &#8211; inedito prima della pubblicazione in <em>Frau</em>&#8211; <em>Padre mio che sei in cielo</em>, sorta di lunga preghiera direi proprio religiosa diretta al padre defunto da qualche anno, un tentativo &#8211; a mio avviso riuscito &#8211; di chiudere i conti col genitore, ex volontario della Luftwaffe a diciassette anni, rispetto a quella scelta di campo infelice. Il grande amore per il padre si fonde con forza e asciutta partecipazione emotiva a un discorso allargato, per l&#8217;appunto di tipo civile; non è dato perdonare una scelta sbagliata solo perchè a farla è stato il nostro congiunto forse più decisivo per le nostre sorti, ma certo, in questo particolare e sofferto equilibrismo tra ragioni delle idee e del cuore, si può tentare, nel nome di una pace che è ricerca inesausta negli atti di tutta una vita, di mettere proprio il cuore di un padre in pace, stanandone le colpe e ripulendolo con il potere del racconto di una verità, nel bene e nel male: la verità letteraria diventa così l&#8217;unico mezzo per riportare alla pulizia di una visione infantile, vale a dire immacolata, la figura antica, antecedente alla nascita della figlia poetessa. Ecco, grazie a questa verità scomoda svelata, la poetessa dà al suo canto metricamente contenuto, severo e al contempo pieno di dolcezza, la valenza di un riscatto generazionale, così che le colpe dei padri vengono emendate dai figli tramite il potere &#8220;alto&#8221; della parola poetica, che diventa giocoforza parola di riscatto, oltre che personale, civile. Direi che già il poemetto di cui sopra vale il prezzo di copertina.</p>
<p>Altro interessante e importante capitolo di questa &#8220;commedia&#8221; tutta intima ma anche coinvolgente per il lettore più sensibile è la già citata <em>Brevi danze</em>; grazie alle rime e un incedere elegante e di grande scioltezza, la poetessa racconta fatti del suo sentimento e del suo essere donna che lavora e che scrive con sofferta leggerezza. La poesia della Tini Brunozzi, e in questo libro è sempre così, si muove dipanando- spesso con effetti incantatori- le immagini con velocità spesso abbagliante, ma sempre intessendo i mobilissimi quadri di un vero dramma, personale o di altri o dell&#8217;osservazione, come <em>In questa estiva triste e mattutina,</em> poesia nella quale chi scrive osserva una bambina marocchina addormentata sull&#8217;autobus in braccio alla sua mamma, in preda a un ipnotico incantamento.</p>
<p>Ne esce sempre fuori, dalle poesie moderne, a volte sensuali, a volte toccanti della Tini Brunozzi, una malinconia di fondo, che è forse la malinconia del mondo, o è forse quel sentimento di struggimento che hanno gli amanti spesse volte, sentendo nel momento più bello &#8211; per contrappasso d&#8217;un esistere perverso in una vita sempre più difficile &#8211; il guaire sempre più prolungato della fine.</p>
<p>Bello e particolarmente originale il poemetto <em>Poltrona Frau</em>, anche questo scritto poco prima della pubblicazione, fatto di &#8220;disegni&#8221; secchi e quasi volanti, che dimostrano come la poetessa sappia maneggiare un intero mondo dei sentimenti con pochissime frasi, dipingendo quasi degli acquarelli poetici che narrano i molteplici paesaggi di un&#8217;anima.</p>
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