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	<title>politica europea &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Di messaggi vuoti e strette intese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[daniele ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jan 2015 11:38:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
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					<description><![CDATA[di Daniele Ventre Sul messaggio di un Capo di Stato quasi dimissionario molto ci sarà da discutere. Nel frattempo è il caso di puntualizzare i termini propri dei problemi che la retorica consolatoria di palazzo, frutto della frequentazione pluridecennale di due chiese, una laica e una religiosa, con opportuno equilibrismo comunicativo sfiora in superficie e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Daniele Ventre</strong></p>
<p>Sul messaggio di un Capo di Stato quasi dimissionario molto ci sarà da discutere. Nel frattempo è il caso di puntualizzare i termini propri dei problemi che la retorica consolatoria di palazzo, frutto della frequentazione pluridecennale di due chiese, una laica e una religiosa, con opportuno equilibrismo comunicativo sfiora in superficie e occulta nella sostanza.</p>
<p>Ci si appella spesso al patrimonio comune che le istituzioni dovrebbero costituire, ai valori originari della democrazia, alla creazione di una società di pari opportunità, di meriti riconosciuti, di integrazione dell&#8217;altro. </p>
<p>Ma le istituzioni diventano vuote, se sono svuotate <em>ab origine</em>. A svuotarle  <em>ab origine</em> permangono comunque fattori interni ed esterni così strutturali, che ogni discorso in senso miglioristico o riformistico, quando non veli progetti sinistri di contrazione dello Stato di diritto, di serrata dell&#8217;oligarchia sotto forma di riconoscimento autoreferenziale travestito da merito, o di cancellazione di quel che resta dello statuto dei lavoratori e dei servizi offerti al cittadino, suona ridicolo o ipocrita o quantomeno ingenuo, appena si libra dalle labbra nel vuoto dell&#8217;aria. </p>
<p>Anzitutto, dobbiamo guardare apertamente in faccia all&#8217;evidenza che l&#8217;economia del Paese è un circuito in cui le imprese del nord sono in modo diretto o indiretto il prodotto del riciclaggio delle mafie del sud. Queste mafie sono anche multinazionali del crimine. Agiscono per proprio tornaconto, allignando in un brulichio verminoso di corruzione e collusione con una politica che è <em>di fatto </em> inetta e incompetente, in presenza di una classe dirigente, anzi digerente, neo-feudale, e proliferano in un contesto di marginalità sociali, urbane, economiche e logistiche tenuto in piedi ad arte, sulla base dell&#8217;assioma leggendario per cui le mafie costituirebbero la necessaria scoria digestiva di un&#8217;economia prospera e in crescita.</p>
<p>In secondo luogo, dobbiamo contemplare spassionatamente la verità palmare che la costruzione europea è un fallimento integrale: essa costituisce ormai il <em>Commonwealth</em> continentale della Germania, in opposizione al grande <em>Commonwealth </em> globalizzato dell&#8217;Inghilterra, che a guardarla sul planisfero non sembra, ma sottobanco il suo Impero non solo l&#8217;ha conservato, ma lo ha espanso. La Germania usa l&#8217;euro come strumento di conquista economica e di imperialismo egemonico, per scaricare in modo complesso e non sempre immediatamente trasparente le proprie passività sull&#8217;Europa latina (la chiamo così per evidente analogia) e sull&#8217;Europa orientale -le stesse direttrici di espansione che la Germania seguiva durante la seconda guerra mondiale. </p>
<p>La stessa Europa mediterranea e latina, che avrebbe potuto forse costruire un&#8217;alternativa federativa in opposizione al compatto egemonismo economico neolotaringio, è dilaniata da vecchi sciovinismi e diffidenze. Della Grecia e di come sia stata pressocché terzomondizzata e trasformata in uno Stato zombie dalla finanza transnazionale si è già detto abbondantemente. La ex-seconda locomotiva europea, la Francia, è diventata intanto un <em>punctus minoris resistentiae</em> più complesso e problematico della stessa Italia, fra revanchismi, aspettative tradite e tensioni sociali post-coloniali, che covano sotto la cenere ormai fredda del socialismo spento di Hollande, e aizzati da una crisi montante.</p>
<p>L&#8217;euro e la politica che c&#8217;è dietro -la truffaldina pseudo-scienza economica del rigore- rappresentano le catene che impediscono all&#8217;Europa centro-mediterranea di riprendersi, insieme alle pastoie interne dovute alla collusione e alla corruzione. Il peggio è che Eurolandia, come l&#8217;Ade, ha facile ingresso, ma impossibile uscita, sorvegliata com&#8217;è dalle erinni e dai cerberi della speculazione finanziaria. Il massimo che possiamo aspettarci, finché regge, è la contrattazione del governatore della BCE: ma contrattare sulle briciole non è più sufficiente.</p>
<p>Dunque, abbiamo un Paese sclerotizzato all&#8217;interno e suddito a interessi esterni. I diritti e la costituzione sono deprivati di senso. Regnano u zu&#8217; Ciccu e la <em>Bundesbank</em> allargata. La classe politica è ridotta a intermediaria fra questi poteri: le campagne elettorali, strutturate come campagne di <em>marketing</em>, al meglio hanno saputo produrre l&#8217;aborto di dissenso dal basso dei pentastellati e la pantomima del confuso e deludente attivismo riformistico di un Renzi, e in ogni caso si limitano a captare le paure e le velleità delle masse, aizzando desideri populistici o solleticando umanitarismi vuoti e fatui risentimenti sociali. I populismi razzistici o di campanile sono funzionali a costruire la possibilità sociale e valoriale di avere a disposizione schiere di lavoratori di serie b, resi tali dalla legge ancora per poco non scritta della discriminazione: migranti, meridionali, materiale umano da ridurre a combustibile di basso rendimento per economie inquinate e inquinanti: <em>slurries</em> operai -e <em>humus</em> per ogni tirannide futura che voglia presentarsi come provvidenziale salvatrice. Gli umanitarismi assolvono la cattiva coscienza dei socialisti avariati e dei rivoluzionari scaduti; i risentimenti sociali tornano utili per declassare i lavoratori vecchio stampo, con diritti residuali bollati come privilegi, quando i veri privilegi oligarchici sono saldamente nelle mani di una <em>nobilitas</em> impropria. Nel mondo piccolo dei rapporti interpersonali si è nel frattempo coltivato con singolare sistematicità un grumo di immondizia, fatto di deprivazione culturale, ineducazione, rampantismo, snobismo, volgarità, servilismo, aggressività, competitività per una briciola di pane. </p>
<p>Buon anno, repubblica.</p>
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		<title>Hanno scelto l&#8217;ignoranza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Oct 2014 05:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Sparzani]]></category>
		<category><![CDATA[lettera aperta]]></category>
		<category><![CDATA[politica europea]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[di Antonio Sparzani Scienziati di diversi paesi europei descrivono in questa lettera come, nonostante una marcata eterogeneità nella situazione della ricerca scientifica nei rispettivi paesi, ci siano forti somiglianze nelle politiche distruttive che vengono seguite. Quest’analisi critica, pubblicata contemporaneamente in diversi quotidiani in Europa, vuole suonare come un campanello d’allarme per i responsabili politici perché [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/10/non-tagliare-la-scienza1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-49202" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/10/non-tagliare-la-scienza1-300x227.jpg" alt="non tagliare la scienza1" width="300" height="227" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/10/non-tagliare-la-scienza1-300x227.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/10/non-tagliare-la-scienza1.jpg 522w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p style="text-align: right;"><em>Scienziati di diversi paesi europei descrivono in questa lettera come, nonostante una marcata eterogeneità nella situazione della ricerca scientifica nei rispettivi paesi, ci siano forti somiglianze nelle politiche distruttive che vengono seguite. Quest’analisi critica, pubblicata contemporaneamente in diversi quotidiani in Europa, vuole suonare come un campanello d’allarme per i responsabili politici perché correggano la rotta, e per i ricercatori e i cittadini perché si attivino per difendere il ruolo essenziale della scienza nella società.</em></p>
<p><strong>I responsabili delle politiche nazionali di un numero crescente di Stati membri dell’UE hanno completamente perso contatto con la reale situazione della ricerca scientifica in Europa.</strong><br />
[senza però mitizzare minimamente la Scienza, per carità, leggetevi un buon <a href="http://www.alfabeta2.it/2012/04/13/atomi-e-coscienza/">antidoto</a>, <em>a.s.</em>]<span id="more-49200"></span><br />
Hanno scelto di ignorare il contributo decisivo che un forte settore della ricerca può dare all’economia, contributo particolarmente necessario nei paesi più duramente colpiti dalla crisi economica. Al contrario, essi hanno imposto rilevanti tagli di bilancio alla spesa per Ricerca e Sviluppo (R&amp;S), rendendo questi paesi più vulnerabili nel medio e lungo termine a future crisi economiche. Tutto ciò è accaduto sotto lo sguardo compiacente delle istituzioni europee, più preoccupate del rispetto delle misure di austerità da parte degli Stati membri che del mantenimento e del miglioramento di un’infrastruttura di R&amp;S, che possa servire a trasformare il modello produttivo esistente in uno, più robusto, basato sulla produzione di conoscenza.</p>
<p>Hanno scelto di ignorare che la ricerca non segue cicli politici; che a lungo termine, l’investimento sostenibile in R&amp;S è fondamentale perché la scienza è una gara sulla lunga distanza; che alcuni dei suoi frutti potrebbero essere raccolti ora, ma altri possono richiedere generazioni per maturare; che, se non seminiamo oggi, i nostri figli non potranno avere gli strumenti per affrontare le sfide di domani. Invece, hanno seguito politiche cicliche d’investimento in R&amp;S con un unico obiettivo in mente: abbassare il deficit annuo a un valore artificiosamente imposto dalle istituzioni europee e finanziarie, ignorando completamente i devastanti effetti che queste politiche stanno avendo sulla scienza e sul potenziale d’innovazione dei singoli Stati membri e di tutta l’Europa.</p>
<p>Hanno scelto di ignorare che l’investimento pubblico in R&amp;S è un attrattore d’investimenti privati; che in uno “Stato innovatore” come gli Stati Uniti più della metà della crescita economica è avvenuta grazie all’innovazione, che ha radici nella ricerca di base finanziata dal governo federale. Invece, essi mantengono l’irrealistica aspettativa che l’aumento della spesa in R&amp;S necessaria per raggiungere l’obiettivo della Strategia di Lisbona del 3% del PIL sarà raggiunto grazie al solo settore privato, mentre l’investimento pubblico in R&amp;S viene ridotto. Una scelta in netto contrasto con il significativo calo del numero di aziende innovative in alcuni di questi paesi e con la prevalenza di aziende a dimensione familiare, tra le piccole e medie imprese, con senza alcuna capacità d’innovazione.</p>
<p>Hanno scelto di ignorare il tempo e le risorse necessari per formare ricercatori. Al contrario, facendosi schermo della direttiva europea mirante alla riduzione del personale nel settore pubblico, hanno imposto agli istituti di ricerca e alle università pubbliche drastici tagli nel reclutamento che, insieme alla mancanza di opportunità nel settore privato, stanno innescando una “fuga di cervelli” dal Sud al Nord dell’Europa e al di fuori del continente stesso. Questo si traduce in un’irreversibile perdita d’investimenti e aggrava il divario in R&amp;S tra gli Stati membri. Scoraggiati dalla mancanza di opportunità e dall’incertezza derivante dalla concatenazione di contratti a breve termine, molti scienziati stanno pensando di abbandonare la ricerca, incamminandosi lungo quella che, per sua natura, è una via senza ritorno. Invece di diminuire il deficit, questo esodo contribuisce a crearne uno nuovo: un deficit nella tecnologia, nell’innovazione e nella scoperta scientifica a livello europeo.</p>
<p>Hanno scelto di ignorare che la ricerca applicata non è altro che l’applicazione della ricerca di base e non è limitata a quelle ricerche con un impatto di mercato a breve termine, come alcuni politici sembrano credere. Invece, a livello nazionale ed europeo c’è una forte pressione per concentrarsi sui prodotti commercializzabili che non sono altro che i frutti che pendono dai rami più bassi dell’ intricato albero della ricerca: anche se alcuni dei suoi semi possono germinare in nuove scoperte fondamentali, affossando la ricerca di base si stanno lentamente uccidendone le radici.</p>
<p>Hanno scelto di ignorare come funziona il processo scientifico; che la ricerca richiede sperimentazione e che non tutti gli esperimenti avranno successo; che l’eccellenza è la punta di un iceberg che galleggia solo grazie alla gran massa di ghiaccio sommerso. Invece, la politica scientifica a livello nazionale ed europeo si è spostata verso il finanziamento di un numero sempre più limitato di gruppi di ricerca ben affermati, rendendo impossibile la diversificazione di cui avremmo bisogno per affrontare le sfide della società di domani. Inoltre, questo approccio basato sull’eccellenza sta aumentando il divario nella R&amp;S tra gli Stati membri, poiché un piccolo numero di istituti di ricerca ben finanziati sta sistematicamente reclutando questo piccolo e selezionato gruppo di vincitori di finanziamenti.</p>
<p>Hanno scelto di ignorare la sinergia critica tra ricerca e istruzione. Anzi, hanno reciso il finanziamento della ricerca per le università pubbliche, abbassandone la qualità complessiva e minacciandone il ruolo di soggetti atti a favorire lo sviluppo di pari opportunità. E soprattutto, hanno scelto di ignorare il fatto che la ricerca non ha solo il compito di essere funzionale all’economia, ma anche di incrementare la conoscenza e il benessere sociale, anche per coloro che non hanno le risorse per pagarlo.</p>
<p>Hanno scelto di ignorare tutto questo, ma noi siamo determinati a ricordarglielo perché la loro ignoranza può costare il nostro futuro. Come ricercatori e come cittadini, formiamo una rete internazionale per promuovere lo scambio d’informazioni e di proposte. Ci stiamo impegnando in una serie d’iniziative a livello nazionale ed europeo per opporci fermamente alla distruzione sistematica delle infrastrutture di R&amp;S nazionali e per contribuire alla costruzione di un’Europa sociale costruita dal basso. Sollecitiamo gli scienziati e tutti i cittadini a difendere questa posizione con noi. Non c’è altra possibilità. Lo dobbiamo ai nostri figli, e ai figli dei nostri figli.</p>
<p>Primi firmatari:</p>
<p><strong>Amaya Moro-Martín</strong>, <em>Astrophysicist</em>; Space Telescope Science Institute, Baltimore (USA); EuroScience, Strasbourg; spokesperson of Investigación Digna (for Spain).<br />
<strong>Gilles Mirambeau</strong>, <em>HIV virologitst</em>; Sorbonne Universités, UPMC Univ. Paris VI (France); IDIBAPS, Barcelona (Spain); EuroScience Strasbourg.<br />
<strong>Rosario Mauritti</strong>, <em>Sociologist</em>; ISCTE, CIES-IUL, Lisbon (Portugal).<br />
<strong>Sebastian Raupach</strong>, <em>Physicist</em>; initiator of “Perspektive statt Befristung” (Germany).<br />
<strong>Jennifer Rohn</strong>, <em>Cancer cell biologist</em>; Division of Medicine, University College London, London (UK); Chair of Science is Vital.<br />
<strong>Francesco Sylos Labini</strong>, <em>Physicist</em>; Enrico Fermi Center, Institute for Complex Systems (ISC-CNR), Rome (Italy); editor of Roars.it.<br />
<strong>Varvara Trachana</strong>, <em>Cell biologist</em>; Faculty of Medicine, School of Health Sciences, University of Thessaly, Larissa (Greece).<br />
<strong>Alain Trautmann</strong>, <em>Cancer immunologist</em>; CNRS, Institut Cochin, Paris (France); former spokesman of “Sauvons la Recherche”.<br />
<strong>Patrick Lemaire</strong>, <em>Embryologist</em>; CNRS, Centre de Recherche de Biochimie Macromoléculaire, Universités of Montpellier; initiator and spokesman of “Sciences en Marche” (France).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>per firmare si può andare <a href="%20http://openletter.euroscience.org/open-letter-italian/">qui</a>:</p>
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