<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Post-noir &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://staging.nazioneindiana.com/tag/post-noir/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://staging.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sat, 07 Nov 2009 16:12:46 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.5</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">211417809</site>	<item>
		<title>pop polar #1 &#8211; Giampaolo Simi</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/10/27/pop-polar-1-giampaolo-simi/</link>
					<comments>https://staging.nazioneindiana.com/2009/10/27/pop-polar-1-giampaolo-simi/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 05:48:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Giampaolo Simi]]></category>
		<category><![CDATA[Gian Paolo Serino]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Scerbanenco]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Bernardi]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Virzì]]></category>
		<category><![CDATA[Post-noir]]></category>
		<category><![CDATA[raul montanari]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=25468</guid>

					<description><![CDATA[di Giampaolo Simi Mai stato uno di quelli che muove le dita nelle scarpe quando gli danno del noirista o del giallista. Non l&#8217;ho fatto quando pareva di ammettere uno stato di minorità culturale, né quando poi faceva figo dirlo, non lo faccio ora che viene avvertito di nuovo come riduttivo (questa volta non dai [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/Spinoza-encule-Hegel-copy.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/Spinoza-encule-Hegel-copy.jpg" alt="Spinoza encule Hegel copy" title="Spinoza encule Hegel copy" width="262" height="400" class="aligncenter size-full wp-image-25469" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/Spinoza-encule-Hegel-copy.jpg 262w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/Spinoza-encule-Hegel-copy-196x300.jpg 196w" sizes="(max-width: 262px) 100vw, 262px" /></a></p>
<p>di<br />
<strong>Giampaolo Simi</strong></p>
<p>Mai stato uno di quelli che muove le dita nelle scarpe quando gli danno del noirista o del giallista. Non l&#8217;ho fatto quando pareva di ammettere uno stato di minorità culturale, né quando poi faceva figo dirlo, non lo faccio ora che viene avvertito di nuovo come riduttivo (questa volta non dai critici, nel frattempo estintisi, ma dagli scrittori stessi).<br />
Ho anche partecipato a delle tavole rotonde sulla differenza fra il noir e il giallo che non sono terminate in suicidi collettivi per torpore comatoso.<br />
Piuttosto, mi opprime l&#8217;idea di essere sempre in un dopo. È troppo tempo che stiamo tutti in un dopo qualcosa, come se non riuscissimo a pensare di essere prima di qualcosa e a guardare avanti.<br />
Se parliamo di <a href="http://satisfiction.menstyle.it/136/satisfiction-128-il-post-noir">post-noir</a> saremmo inoltre di fronte al post di qualcosa che a malapena c&#8217;è stato. Nessuno dichiara mai di credere alle etichette, forse per timore di somigliare a un farmacista pignolo. Io comunque credo alle parole, specie quando sono parole vive. E noir è una parola che avendo vissuto per più della metà del Novecento, ha conosciuto una certa stratificazione di significati. Ma mi sento di dire che quanto si è visto nel panorama italiano degli ultimi dieci anni, con questa parola, anche nel suo significato più estensivo, ha poco a che vedere.<br />
<span id="more-25468"></span><br />
Nel noir si è sicuramente svolto l&#8217;immenso lavoro di Luigi Bernardi, di noir più propriamente detto si può parlare per Carlotto, per il primo Ferrandino, per alcune opere di Lucarelli e De Cataldo, per i recenti esordi di Petrella, per poi ritrovarlo come timbrica o sfumatura, e quindi diluito in percentuali variabili, in altri autori. Ma l’approccio più radicale, quello di raccontare la storia di un patto con il diavolo, senza sapere neppure se il diavolo esiste, si è fatto con il tempo e con l’accrescersi della produzione sostanzialmente minoritario. Se proprio dobbiamo inaugurare una nuova stagione post-qualcosa, direi che dovrebbe essere il post-giallo, o il post-neo-giallo, dato che il giallo, termine autoctono molto vago ma di cui esorterei a non avere vergogna, ha continuato a tenere il centro della scena nelle sue varie sfumature, da Camilleri a Carofiglio, dalla prof della Oggero al Soneri di Varesi.<br />
Personalmente non fremo di piacere nel crocifiggere il giallo accusandolo di essere consolatorio e rassicurante. Direi che tende a raggiungere delle certezze, quando non oggettive, almeno interiori. Non lo dipingo nemmeno come un mastino più o meno furbo o dell&#8217;ordine costituito. Ironia della sorte, uno degli scrittori che più sembrava intercettare certi pruriti spicci della maggioranza silenziosa degli anni &#8217;60, cioè Giorgio Scerbanenco, è ancora oggi esempio di una prospettiva rude e sporca raramente eguagliata da fior di anticonformisti.</p>
<p>Direi poi che il nostro giallo tende a ricostituire, se non un ordine, almeno un equilibrio. Io non giudico certezze ed equilibrio dei disvalori. Anzi. Come tutte le cose preziose sono rarissimi, è questo il problema.<br />
Da lettore giudico di volta in volta la qualità, la ricchezza, la plausibilità, di questi punti di arrivo. Se una storia mi conduce a un&#8217;armonia finale profondamente diversa, sorprendente e più autentica di quella da cui è partita, credo sia una buona storia, non necessariamente consolante e conformista. Ecco perché, quando Serino su Satisfiction affermò che i noiristi italiani erano tutti dei &#8220;lecca-lecca sociali&#8221;, mi parve che l&#8217;affermazione fosse costruttiva come certi, ben noti, bombardamenti chirurgici.</p>
<p>Ora sembrerà che salti di palo in frasca.<br />
Giorni fa ho ascoltato Paolo Virzì dire che la commedia all&#8217;italiana è tramontata perché il suo cinismo corrodeva la patina ipocrita dei buoni sentimenti e del pietismo cattolico. E magari anche di certe virtù repubblicane sbandierate solo a parole. Oggi, in pieno basso impero, siamo così spudoratamente cinici che quel tipo di storie non smaschererebbero più niente.<br />
Torno al palo: forse il noir italiano ha ceduto porzioni di territorio a forme di indagine più tradizionali e rassicuranti anche perché si trova in un Paese sprofondato in una drammatica crisi di legalità e in un disorientamento etico tutt&#8217;altro che negato o nascosto. Senza più patine da corrodere o finzioni da smascherare. Un Paese dove l&#8217;agire illegale o para-criminale è difeso e rivendicato a suon di “non mi farò intimidire”. Dove l&#8217;assassino più improvvisato non crolla mai, elude il senso di colpa come il più scafato dei tagliagole. Oppure, se confessa, poi chiede candidamente: &#8220;ora posso ritornare a casa?&#8221;.<br />
Penso che molti lettori esprimano quindi un bisogno, assai sbrigativo, di certezze, di punti di riferimento. Condivisibile? Salutare? Io non credo, ma questo è un altro problema.<br />
Il punto che mi interessa ora è che il noir, se vogliamo isolare almeno uno dei suoi elementi costitutivi basilari, non è nato per dare certezze. Ad esempio, adotta fin dagli albori una soggettività rigorosa, rivoluzionaria, che si rivela fonte di dubbi (e di ricerche) continui. Cosa so davvero? Cosa credo di sapere? E quindi cos&#8217;è la realtà che percepisco? Basta pensare a Woolrich e al cinema che ha ispirato.<br />
Da rivoluzionarie, quelle domande sembrano oggi diventate insostenibili. Perché se nel secolo scorso erano domande che tentavano di illuminare il buio, oggi sono interrogativi che scivolano su un rutilante, incessante overload di dati contraddittori, in gran parte né veri né falsi, ma piuttosto simili al cibo spazzatura, che non è né velenoso né disgustoso: contiene semplicemente calorie vuote che simulano il nutrimento tramite la sensazione di sazietà.</p>
<p>Proprio questa radice fortemente soggettiva che il cinema noir condivide, all&#8217;inizio della sua storia, con il romanzo hard-boiled, può a mio parere condurci lontano. Può regalarci un racconto onesto e impietoso della crisi che stiamo vivendo, dato che emerse, guardacaso, proprio nel 1929, in un periodo di crisi profonda oggi spesso richiamato come termine di paragone. Può restituire al romanzo (senza etichette) una delle sue vocazioni più importanti: la tridimensionalità del personaggio.<br />
Può anche liberarci da certe ipertrofie della trama, da tentazioni di grandi affreschi non così inediti né convincenti. E infine dal concepire una storia solo come una catena di montaggio di colpi di scena, in cui i personaggi paiono risorse umane da dislocare strategicamente e da sfoltire sbrigativamente alla bisogna, prima di chiudere.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://staging.nazioneindiana.com/2009/10/27/pop-polar-1-giampaolo-simi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>131</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">25468</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: staging.nazioneindiana.com @ 2026-05-08 20:00:47 by W3 Total Cache
-->