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	<title>produzioni dal basso &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Da &#8220;Primo romanzo morto&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Feb 2013 09:50:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Guido Caserza]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Primo romanzo morto]]></category>
		<category><![CDATA[produzioni dal basso]]></category>
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					<description><![CDATA[[Puoi sostenere la pubblicazione di Primo romanzo morto di Guido Caserza prenotando il libro sul sito di Produzioni Dal Basso a questo link: http://www.produzionidalbasso.com/pdb_1892.html#] di Guido Caserza In breve L’ispettore Polibio indaga su un caso enigmatico. Il cadavere di un eminente uomo politico è scomparso. La sua indagine lo porta a scoprire complotti massonici e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Puoi sostenere la pubblicazione di Primo romanzo morto di Guido Caserza prenotando il libro sul sito di Produzioni Dal Basso a questo link: <a href="http://www.produzionidalbasso.com/pdb_1892.html#" target="_blank">http://www.produzionidalbasso.com/pdb_1892.html#]</a></em></p>
<p style="text-align: left;">di <strong>Guido Caserza</strong></p>
<p><em>In breve</em><b><br />
</b></p>
<p>L’ispettore Polibio indaga su un caso enigmatico. Il cadavere di un eminente uomo politico è scomparso. La sua indagine lo porta a scoprire complotti massonici e segreti di Stato. Fra apparizioni fantasmatiche e ricordi di vita coniugale, l’inchiesta si trasforma in una delirante anamnesi famigliare: un nesso oscuro collega i delitti di una famiglia a quelli della nostra storia repubblicana. <span id="more-44781"></span>Dal passato riemergono la Gladio, le stragi di Stato, la P2 e il complotto di Licio Gelli. Ma, nel 2012, tutto è destinato a sparire per sempre, meno una misteriosa borsa in pelle nera, che contiene molti segreti.<!--more--></p>
<p>*</p>
<p><i>Preambolo</i></p>
<p>«Ora sei un uomo morto», disse rivolto alla bara. Quindi fece una pausa, affinché il monito della sua orazione risuonasse in quel silenzio studiato, in cui le parole sarebbero rimaste in sospensione, vibrando nell’intimo dei convenuti, ognuno dei quali si sentiva chiamato in causa, perché «niente di tutto ciò che esiste sfugge al condizionamento della morte, e nessuno di noi può dire quando essa verrà»(1).</p>
<p>Fece un’altra pausa, volgendo nuovamente lo sguardo al feretro, sebbene il suo sermone fosse rivolto, più che al defunto, all’uditorio: capziosamente, il porporato si serviva dell’illustre cadavere per ammonire i vivi, dimodoché la questione retorica &#8211; «dove sono i tuoi piaceri? dove le tue amicizie? dove i diletti mondani?» &#8211; suonò come un ammonimento che tutti recepirono individualmente, sentendosene scossi, anche se fra qualche ora avrebbero già dimenticato la tremendità del momento e sarebbero tornati «alle miserie, agli affari, alle stoltezze di ogni giorno che, come il tarlo, vi svuotano dall’interno». Ma per ora eccoli, trasformati essi stessi in cadaveri, pavidi davanti alla morte e, mentre il presule mostrava agli ottenebrati la gioia di una morte «piena di significato, festosa come una nascita», il sole, emerso da un nembo che lo aveva oscurato, vestendolo per alcuni secondi a lutto, lanciò un dardo di corpuscoli  che, penetrando attraverso il rosone della cattedrale, colpirono l’anello del prelato, dove sembrarono indugiare qualche istante, compattandosi e formando un grumo di luce, riverberante sulla gemma, prima di continuare la loro corsa, ramificandosi e discendendo a cascata sullo stemma stampigliato sopra il coperchio della bara, raffigurante tre melagrane socchiuse sostenute da una colonna(2), smaltandone di granelli d’oro i bordi e illuminando con un bagliore riflesso gli elmi dei corazzieri, ritti sull’attenti a presidiare la cassa; dopo avere tentennato sulle piume degli elmi, avvolsero, spandendosi come un liquido, il volto del predicatore e la bara, che risplendevano in comunione, mentre l’interno della cattedrale appariva freddo e buio.</p>
<p>Da quel lembo di luce, che indugiava sulle guance e sulla fronte senili, il cardinale attinse nuova ispirazione &#8211; «cercate fra gli uomini un raggio di luce e non troverete che disperazione, poiché la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo» -, prima di prodigarsi, in preparazione dell’epilogo, nell’encomio del defunto &#8211; «questo uomo illustre ha goduto di giusti e dovuti benefici, mite nell’arbitrio che gli derivava da una potente carica, ha governato con magnanimità e con paziente discernimento ha giudicato il mondo. Ora, egli è ammutolito per sempre.»</p>
<p>Intanto, seguendo ipnoticamente quella scia luminosa che continua a promanare dall’alte vetrate, un moscone percorre risoluto la navata centrale, distende le alette, la cui trasparenza rifrange delicatamente la luce imprimendole un’impercettibile deviazione, poi, puntando la proboscide e spalancando gli occhietti, plana ronzando al di sopra del catafalco, disegnando ellissi sempre più strette, in una spirale che precipita sul proprio asse, esattamente sopra lo stemma della bara, dove il moscone si adagia, emette un ronzìo sommesso prima di ruzzolare, stordito dall’odore di incenso, ai piedi del cataletto, dove la sua livrea riverberante sembra pretendere lo stesso sfarzo del metallo dei corazzieri, per poi spegnersi in un gorgoglìo cupo, una lamentazione sorda e rancorosa che sembra provenire dall’interno della bara, dove, con il testone sprofondato nel cuscino, sbarbato di fresco, un paio di scarpe nuove e gli occhiali inforcati per sempre sugli occhi, di cui il destro imperfettamente chiuso, come se volesse compitare i presenti venuti a omaggiarlo, con il deferente inchino che si deve ai grandi della terra, l’ammutolito giaceva, attendendo con pazienza il lento sfilare dei dolenti, prima di sprofondare nel suo avello definitivo.</p>
<p>Sopravvivendo alla polvere del corpo, il suo spirito si librava già nel cielo, da dove osservava le conseguenze terrene della sua morte: la notizia del decesso si era diffusa in pochi minuti, non tanto per i notiziari che sin dalle prime ore del mattino avevano continuato a rilanciare la notizia, quanto per il passaparola della gente che era uscita nelle strade dando luogo a un brusìo ininterrotto, un mormorìo diffuso che aveva presto soppiantato il rumore del traffico mattutino. Gli annunci mortuari, poi, avevano fatto il resto: la locuzione È MORTO campeggiava, nero su bianco, sui muri della città. Non occorreva altro per definire l’evento, la sintassi della morte, icastica e tautologica, non prevedeva altri defunti degni di tale predicato e, in un amalgama di emozioni e congetture, chiunque aveva facilmente intuito la grandezza del soggetto.</p>
<p>Cartellini, con su disegnate delle frecce, erano stati affissi agli incroci: indirizzavano la folla verso la chiesa dove la bara era stata alloggiata, ossia, come rimuginava tra sé e<b> </b>sé il nostro ispettore, il luogo di un’indecente pantomima, una farsa della trasmigrazione verso cui convergevano, a gruppi, gli appassionati della morte, impiegati, casalinghe, giuristi, prostitute, becchini, elettricisti, camerieri, commercianti, muratori, finanzieri, studenti, commercialisti, idraulici, accorso ciascuno a venerare quel morto fondamentale e, insieme, a rivendicare la propria particella di morte.</p>
<p>Nel mezzo della chiesa, vista dall’alto della cuspide, attraverso il foro da cui dilagava ora una luce biancastra, poggiata sul catafalco, tra i ceri ardenti e i due immobili corazzieri, pietrificati nel lustro cerimoniale, la bara in radica di ciliegio, con incisioni sui fianchi raffiguranti il calvario, sembrava contenere a fatica il corpo del grande, guardata di sottecchi dai necrofori defilati nel tamburo della chiesa, in attesa che la cerimonia finisse per issare gloriosamente sulle spalle il feretro mentre, dondolando il turibolo, il cardinale avrebbe accompagnato l’illustre al camposanto dove, calandolo con le corde, lo avrebbero per sempre congedato dal mondo.</p>
<p>Ma intanto, nel momento in cui le argomentazioni del predicatore si trasformano in immagini liriche, alleggerite dei riferimenti eruditi, per poi tornare all’ammonimento severo, ingentilito di sostanza poetica e impregnato di una metafora essenziale, attinta agli antichi testi &#8211; «i giorni dell’uomo sono come il fiore del campo, che fiorisce: se il vento lo investe, non esiste più, né si riconosce più il suo luogo»(3) -, da dentro la cassa sembra che risuoni qualcosa, un richiamo ai propri doveri, un monito per coloro che nella vita hanno tradito, raccolto dai compagni di partito che, davanti a quel richiamo, non hanno neppure il coraggio di guardarsi negli occhi: in piedi, davanti alla bara, sembrano fissare le punte delle proprie scarpe, in realtà regolano i conti con la propria coscienza, perché sanno che la sua morte è il risultato di una congiura a cui nessuno di loro si è opposto. Ora, mentre il cardinale, affidato «questo corpo, un tempo magnifico, adesso misera spoglia, al sommo verdetto», volge la schiena al defunto e lentamente muove i piedi, piccoli e tozzi, infilati in un paio di pantofole in raso turco, non in omaggio al cerimoniale ma alla gotta che da qualche anno lo tormenta, sugli ampi scalini che si aprono a ventaglio verso l’altare maggiore, da dove, guardando verso Oriente, esorterà i fedeli recitando il suo <i>Conversi ad Dominum</i>, sembra che vogliano gettarsi sulla bara, salire sul feretro e cavalcarlo, perché si sono inginocchiati tutti insieme, poi si sono rialzati sbilanciandosi in avanti, e il più vecchio di loro ha incominciato a declamare un breve elogio funebre, poggiando una mano sul pannello inferiore del feretro. Il vecchio ha le orecchie aguzze, il mento sfuggente, la bocca sembra sparire in un taglio sottile, in armonia con la gobba su cui si incunea la testa schiacciata sullo sfenoide. Il naso è piccolo, sopraffatto da guance ricche di grasso infantile che cascano su mascelle sfuggenti: l’ex capo di gabinetto pronuncia il suo saluto istituzionale, senza mai lasciare che il suo sguardo incroci quello inquisitorio del morto, che egli immagina trapassare la bara in cui è rinchiuso.</p>
<p>Tutti gli altri, sentendosi trapassare da quello sguardo, hanno abbassato il proprio, dissimulando il tremore in un raccoglimento compunto e devoto, e hanno intimamente cacciato il defunto nell’abisso e nella tenebra, o nell’eterna salvezza, assecondando così gli umori del rancore e della colpa. L’anima transfuga del morto ha infine recepito l’applauso corale, quando la sua bara, issata da quattro necrofori, dopo aver percorso la navata centrale, tra due ali di uomini e donne che sembravano aprirsi al suo passaggio, ha travalicato la soglia, sogghignando mentalmente dell’ottuso lutto della  folla, gregario e pieno di autocompiacimento, attraverso la quale si fa largo il nostro ispettore, opponendo ai rimostranti il suo distintivo e un sorriso schernevole. Seguito dai suoi due agenti scelti, si rivolge loro con un tono beffardo: «volevate vedere un bel cadavere voi due». Fra poco glielo mostrerà: il loro primo cadavere di stato, l’uomo dalla mandibola dura e dalle scarpe perennemente tirate a lucido, il vacuum della nazione, attraverso cui transitavano i grandi capitali sottratti al fisco, come quelli che stanno lasciando la patria nell’ora in cui suonano le campane a morto.</p>
<p>Soggiunto su quella soglia, il cardinale, giungendo le mani, attende che la bara venga adagiata sul carro funebre, mentre il cocchiere calma i cavalli, lisciandone le groppe calde e ripiene con il palmo della mano, poi il Segretario della Presidenza della Repubblica fa cenno al cocchiere di dar l’abbrivio alla quadriga, dietro cui s’accodano i famigliari e gli uomini dello Stato, il nostro ispettore e i due agenti, e la lunga fila degli ammiratori della morte: cammineranno per due chilometri, impastoiando le scarpe dentro voluminose spirali di sterco equino, tra le schiere dei veneranti che getteranno fiori sul carro, fino a quando la testa del corteo giungerà al cimitero, dove entreranno solo le gerarchie maggiori, in quell’ettaro di cipressi, disposti in una geometria di stradine in ghiaietto bianco, tutte confluenti verso la tomba di famiglia del grande, dove sarà sepolto per volontà testamentaria. I responsabili dell’allestimento avranno provveduto a tracciare il percorso con garofani rossi, mentre ai fianchi del cancello d’ingresso della tomba, un mausoleo che si eleva su un piedistallo in marmo rosso, coronato da una cupola in granito verde, saranno riposti i fiori della morte e dell’innocenza, giaggioli e tulipani, crisantemi, gigli, gladioli e clematidi oscenamente aperte, appena irrorati dalle mani dei silenziosi giardinieri d’Arcore, sulla cui sommità spicca, come un fiocco di seta, il bianco fiore della calla. La bara è stata poggiata sul pavimento circolare del mausoleo, pronto a inglobarla nelle sue camere, dove riposano gli avi illustri, una genealogia di uomini di Stato, sotto coltri e drappi di marmo lustrati per l’occasione. Il gruppo eminente di politici e di alte uniformi si è disposto in cerchio intorno al feretro, la vedova cela le lacrime dietro gli occhiali scuri, mentre il cardinale impartisce l’ultima benedizione. Appena in disparte, appoggiato al recinto che delimita il mausoleo, il nostro ispettore fa cenno ai due agenti, occultati dietro una siepe, di raggiungerlo: il piccolo corteo esce dal sepolcro, la vedova, padrona di casa ritta sulla soglia, stringe mani e riceve condoglianze, ed è l’ultima, sorretta dai due figli, a lasciare il cimitero.</p>
<p>Ora l’ispettore e i due agenti devono solo attendere l’arrivo del Pubblico Ministero e del funzionario delle pompe funebri: trascorre un’ora, durante la quale i due agenti passano in rassegna i nomi incisi sulle varie lapidi, date di nascita e date di morte, fanno considerazioni più o meno convenzionali sulla brevità della vita, mentre l’ispettore, fra sé e sé, rimugina sull’insolito mandato, l’apertura di una bara appena sigillata. Giunse infatti voce, al commissariato, del trafugamento di un prezioso quaderno che, da testamento, avrebbe accompagnato il morto nel suo viaggio ultraterreno, forse un libro di preghiere cui l’anima avrebbe potuto rivolgersi nei momenti più perigliosi del transito, quando vecchie e terrene lusinghe la distraggono dal suo pellegrinaggio verso la luce, sciocchezze, qualcosa di scottante invece, un segreto di Stato che, finendo in mani improprie, potrebbe esporre la Repubblica a immondi ricatti; ma ecco il piemme e il funzionario, entrambi imperturbati in professionale aplomb, il primo con lo sguardo penetrante e fervido dell’uomo di giustizia, il secondo con il consueto cipiglio funesto, da condolente di circostanza; l’ispettore fa strada, mentre sopraggiungono i due agenti, affannati da breve corsetta, insieme entrano nel mausoleo, dove il funzionario, dopo averla dissigillata, apre la bara. Riposto il coperchio contro il fianco del cofano, a un cenno del piemme l’ispettore si avvicina al feretro, curvandosi per visionarne l’interno e lì restando, ammutolito per lo sbalordimento, qualche secondo, per poi riprendersi e, tornato ritto, con sbigottita voce dire: dottore, la bara è vuota. Assieme al quaderno, era sparito anche il cadavere.</p>
<div><br clear="all" /></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p>1) Padmasambhava, <i>Il libro tibetano dei morti</i>, Milano, Mondadori, pag. 141.</p>
</div>
<div>
<p>2) Simbolo massonico che appare come motivo di decorazione della Loggia nel Grado di Apprendista.</p>
</div>
<div>
<p>3) <i>Salmi</i>, 103: 15-16.</p>
</div>
</div>
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		<title>Una piccola nota sulla distribuzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 09:17:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
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		<category><![CDATA[narrativa italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[[Mi piacerebbe che questo intervento sulla distribuzione fosse letto tenendo d&#8217;occhio questo intervento di Vincenzo Ostuni sulla qualità nell&#8217;editoria, ecc. a. i.] Enrico Piscitelli Qualche tempo fa, Andrea Inglese ha pubblicato su Alfabeta2 una mia piccola nota, sulla situazione attuale della narrativa italiana – non di major. Scrivevo, in quella nota: “la narrativa italiana ha [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Mi piacerebbe che questo intervento sulla distribuzione fosse letto tenendo d&#8217;occhio <a href="http://www.alfabeta2.it/2011/02/03/per-la-liberazione-dei-lettori/">questo intervento</a> di Vincenzo Ostuni sulla qualità nell&#8217;editoria, ecc. a. i.]</em></p>
<p><strong>Enrico Piscitelli</strong></p>
<p>Qualche tempo fa, Andrea Inglese ha pubblicato su <a href="http://www.alfabeta2.it/"><em>Alfabeta2</em></a> una mia <a href="http://www.alfabeta2.it/2010/11/08/una-piccola-nota-sullattuale-situazione-della-narrativa-in-italia/">piccola nota</a>, sulla situazione attuale della narrativa italiana – non di major. Scrivevo, in quella nota: “la narrativa italiana ha un riscontro bassissimo. Al momento, il più basso degli ultimi anni. I librai prenotano pochissime copie dei libri di narrativa. Non si fidano. Sanno, o qualcuno ha detto loro, che venderanno solo un piccolissimo numero di romanzi italiani, e solo di alcuni autori. Qui stiamo parlando di numeri così bassi, che cinquecento copie vendute di un libro di una piccola casa editrice, sono un successo clamoroso, roba da brindare col prosecco”.</p>
<p>Questa nota è stata ripubblicata da molti. Per esempio da Loredana Lipperini, nel suo blog. Lì, nei commenti, Federico Guglielmi (Wu Ming 4), scrive: “quanto all’intervento di cui sopra, non mi sembra (più) vero che nessuno scrive questa verità. Forse non è sbandierata a titoli cubitali sui giornali, ma in realtà è risaputa e sotto gli occhi di tutti”. Ma, soprattutto, Guglielmi si chiede cosa fare e come agire. Domande impegnative, e importanti. Senza dubbio.<span id="more-38085"></span></p>
<p>Nicola Lagioia, invece, sempre negli stessi commenti, scrive: “tra le altre cose, lavoro da anni come editor in una piccola casa editrice, e cioè minimum fax e – dati alla mano – i numeri non sono quelli di Piscitelli. Quando vendiamo 500 copie di un esordiente, non brindiamo a champagne e nemmeno a prosecco, ci chiediamo in cosa abbiamo sbagliato, visto che nel libro mandato in libreria credevamo tutti”. Ma Minimum fax è, davvero, una piccola casa editrice? Spulciando il suo catalogo, si può vedere che ha pubblicato nel 2010 quarantatré titoli, in dieci collane. Quella di narrativa italiana, però, Nichel – diretta da Lagioia – pubblica solo sei libri all&#8217;anno. Sei libri su quarantatré. Dovrebbe far riflettere anche questo, secondo me.</p>
<p>Anche Mauro Baldrati ha ripreso il mio pezzo, su Nazione indiana: “come uscire dal Grande Terrore?”, scrive Mauro, “non facciamoci illusioni. Noi, e i nostri figli, non rivedremo le grandi pianure d’Africa di nuovo popolate di elefanti, leoni, rinoceronti e gazzelle che vivono in armonia con l’ambiente. Forse però continueremo a vederli nelle riserve e nei parchi naturali. Il Grande Terrore può causare l’estinzione della letteratura”. Baldrati invita a ragionare sui meccanismi della distribuzione, e prende come esempio Senzapatria, editore che si è inventato una modalità nuova di vendere i suoi libri.</p>
<p>Ecco, ha ragione Baldrati: è davvero il caso di esaminare questi meccanismi. O di provarci, almeno.</p>
<p>Il mercato del libro in Italia vede sempre più il predominio di posizioni consolidate e dominanti. I principali attori sono presenti in tutta la filiera. Ovvero, fanno tutto: sono editori, stampatori, distribuori, promotori, librai. Prendiamo, per esempio, il gruppo Mondadori, l&#8217;azienda più grande nel settore editoriale. Mondadori possiede i marchi Mondadori, Einaudi, Sperling &amp; Kupfer, Electa, Piemme, Harmony, EL, Frassinelli. Come distributore opera la Distribuzione Libri Mondadori, che distribuisce, oltre ai libri delle case editrici del gruppo, altri editori di primo piano come Rai-Eri, e Baldini Castoldi Dalai. Per la vendita diretta esistono nove Mondadori Multicenter (megastore), e 16 librerie Mondadori, di proprietà del gruppo, oltre a centinaia di punti vendita in franchising. Il gruppo Mondadori ha anche un suo sito di vendita on-line di libri e prodotti <em>media</em>, BookOnLine (BOL). A tutto questo, vanno aggiunti Mondolibri-Club degli Editori (di cui fanno parte, fra gli altri: Ok Musica, Junior Club, e Euroclub) e Piemme direct, che operano nelle vendite per corrispondenza tramite catalogo.</p>
<p>Mondadori, insomma, è in grado di riempire un&#8217;intera libreria. Anche con buoni libri, fra l&#8217;altro – basti pensare al catalogo Einaudi.</p>
<p>Ora, immaginiamo di voler creare una casa editrice. Secondo NielsenBookScan, nel 2009 l&#8217;on-line aveva una quota di mercato del 3,5 percento. Questo vuol dire che tutti gli altri libri – il 96,5 percento – si vendono ancora attraverso i canali di vendita “tradizionali”: librerie, di catena e indipendenti, edicole, grande distribuzione organizzata. E arrivare in libreria è difficile. Servono un distributore e un promotore. Il primo è quello che ha, fisicamente, gli scatoloni con i libri della nostra, ipotetica, nuova casa editrice. Il secondo, il promotore, convincerà il libraio a prendere – e si spera: vendere – i nostri libri. In alcuni casi i due ruoli coincidono, e alcuni distributori hanno anche una propria rete di agenti librari.</p>
<p>Per esempio, sul sito di Dehoniana Libri – un distributore meno noto di Messaggerie, Cda, Pde o Nda, ma anche parecchio efficiente – si legge: “la promozione degli editori rappresentati avviene attraverso una propria rete costituita da 18 agenti, coordinati da un Responsabile della rete promozionale coadiuvato da due Capi area (Nord e Centro/Sud). Secondo un calendario prestabilito nel corso dell&#8217;anno, sono previste visite periodiche alle librerie per la presentazione delle novità annunciate dall&#8217;Editore, delle strenne, delle riproposte di catalogo e delle iniziative promozionali concordate, quali, ad esempio, campagne ad hoc su particolari tematiche, collane, autori o altro”.</p>
<p>Distributore e promotore hanno un ruolo fondamentale. Un editore con cui collaboro, parlando del suo distributore, dice sempre “il mio socio di maggioranza”. Questo perché, per fare il suo mestiere, il distributore prende una grossa fetta del prezzo di copertina. Spesso, però, lo fa male, questo mestiere. Non propone i libri, non ha agenti, si limita a inviare qualche lista, qualche file excel, e a mandare poi i titoli su richiesta del libraio – nel peggiore dei casi: in ritardo, o dopo molti solleciti.</p>
<p>Oltretutto – oltre alla percentuale sul prezzo di vendita – il distributore reclama diverse condizioni, per accettare un editore nella sua <em>squadra</em>. Un certo numero di titoli all&#8217;anno, per esempio. O un nome di grido. Vorrà insomma partecipare alla programmazione editoriale della casa editrice. Spesso, senza conoscere davvero gli autori e i libri.</p>
<p>È un bel problema: senza distributore, una casa editrice dovrà piazzare i suoi libri direttamente, libreria per libreria, o venderli on-line, dal proprio sito. Con un distributore, invece, la parte propriamente commerciale <em>dovrebbe</em> essere coperta.</p>
<p>Ma ci sono soluzioni alternative alla distibuzione canonica?</p>
<p>Mi aveva incuriosito un&#8217;intervista di Andrea Cortellessa a Nanni Balestrini. Balestrini parlava di Area: “verso il 1976-77, poi, inventammo Area: una federazione di una dozzina di piccole iniziative editoriali come la Cooperativa scrittori, l’Erba voglio, Aut Aut, eccetera (molte erano espressione di aree politiche, appunto), che messe assieme componevano un’entità di medie proporzioni, con una buona distribuzione e ottimi risultati commerciali”.</p>
<p>Incuriosito, assai, ho cercato notizie in Rete, su Area. Ma ho trovato solo qualche informazione nell&#8217;Archivio Primo Moroni: “ chiudemmo anche la Cooperativa Area che rappresentava il più organico tentativo di creare una struttura editoriale produttiva che avesse la forza di confrontarsi con i grandi organismi di distribuzione editoriale che, com&#8217;è noto, sono da sempre uno dei nodi strategici della diffusione della cultura in Italia. Nell&#8217;Area avevamo riunito sotto un unica sigla editoriale una decina di case editrici autogestite (Squi/libri, Librirossi, Edizioni del No, Coop Scrittori, Edizioni delle Donne, Lavoro Liberato, ecc.) che, complessivamente, pubblicavano un numero di titoli sufficienti da permetterci l&#8217;accesso alle Messaggerie Italiane che era e rimane l&#8217;organismo distributivo più importante del panorama editoriale italiano” (Primo Moroni).</p>
<p>Insomma, cos&#8217;era Area? Io l&#8217;ho chiesto direttamente a Nanni Balestrini. Area – mi ha detto – era una struttura comune, una redazione unica, una alleanza di fatto fra un buon numero di case editrici vicine al Movimento [Nanni, quando gli ho chiesto di Area, l&#8217;ha usata spesso, questa parola: <em>Movimento</em>]. L&#8217;intento era dividere le spese, e fare blocco nei confronti dei distributori, delle tipografie, delle librerie. Fu chiusa nel 1978, dopo perquisizioni, e minacce niente affatto velate. Quei libri lì, pubblicati dai soci di Area, davano fasrtidio. Da quell&#8217;esperienza, nacque Alfabeta.</p>
<p>Un&#8217;idea semplice e, allo stesso tempo, <em>rivoluzionaria</em>. Della quale non v&#8217;è più traccia. Pare esista una tesi di laurea, sui due anni di vita di Area, e nulla più, a parte i ricordi di chi c&#8217;era.</p>
<p>E oggi, esistono idee “diverse”? Quali sono? La risposta è sì. Tra mille difficolta: sì. Ne cito tre, diverse fra loro.</p>
<p><a href="http://www.produzionidalbasso.com">Produzioni dal basso</a> sfrutta le potenzialità della Rete. Funziona così: chiunque lo voglia, può proporre un progetto. La Rete, gli iscritti al sito, possono sottoscrivere il progetto e pagarne una quota. Con questo sistema è stato finanziato, fra gli altri, il documentario <em>Una montagna di balle</em>, sull&#8217;emergenza rifiuti in Campania. 506 persone hanno prenotato una copia del DVD, pagando quasi sei euro a testa. Anche alcuni libri sono stati finanziati e prevenduti – e quindi: distribuiti – con questo sistema. Saltando quindi gli intermediari – editori inclusi. [Si veda anche <a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/10/26/finanziare-il-lavoro-creativo-produzioni-dal-basso/">questa intervista</a> apparsa su NI.]</p>
<p>Un altra idea:<em> <a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/10/01/perche-abbiamo-scelto-di-fare-i-libri-delle-murene/">Murene</a></em> di Nazione indiana. <em>Murene</em> è una collana che propone testi di  poesia, saggistica e narrativa. Un comitato di redazione sceglie i titoli. I libri sono autoprodotti e acquistati per abbonamento – tre libri l&#8217;anno per 20 euro. Sul sito di Nazione indiana si legge: “abbiamo calcolato che 200 abbonamenti dovrebbero permetterci di andare in pari con le spese vive della produzione (le uniche che abbiamo deciso di tenere in conto): impaginazione, stampa, spedizione e spese di gestione del sistema PayPal”. Un altro modo, insomma, di saltare a piè pari distribuzione e librerie. [Per una <a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/09/08/la-vera-alternativa-e-lautoproduzione/">riflessione sull&#8217;autoproduzione</a> e <em>Murene</em>.]</p>
<p>Ultima idea: Senzapatria, ovvero la casa editrice di cui parla Baldrati, nel suo pezzo. Anche qui, incuriosito, ho chiesto direttamente all&#8217;editore, Carlo Cannella. Mi ha detto, Carlo, che i libri di Senzapatria, sono venduti negli Automatic Free Shop, ovvero quei negozietti pieni di ditributori automatici tutti arancioni, che vendono merendine, bevande, gelati, aperti ventiquattro ore su ventiquattro. E libri, ora, anche. Ma la rivoluzione, in questo, è soprattutto nel fatto che gli associati ad Automatic Free Shop <em>acquistano</em> i libri di Senzapatria. Non possono renderli, come invece possono fare le librerie. I libri, insomma, sono trattati come ogni altro bene di consumo.</p>
<p>Anche questa è un&#8217;ottima idea.</p>
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		<title>Finanziare il lavoro creativo: Produzioni dal Basso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Oct 2010 05:46:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[felice pignataro]]></category>
		<category><![CDATA[gridas]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro creativo]]></category>
		<category><![CDATA[produzioni dal basso]]></category>
		<category><![CDATA[street performer protocol]]></category>
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					<description><![CDATA[di Jan Reister Intervista a Produzioni dal basso, un servizio italiano di autoproduzione ed a Martina Pignataro. In un recente articolo sulle Murene, il nostro progetto editoriale, ho citato alcuni metodi di finanziamento tra cui lo street performer protocol ed il Threshold pledge system. Essi si basano sulla raccolta preliminare di un pubblico interessato a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/pdb-pignataro.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-36996" title="pdb-pignataro" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/pdb-pignataro.jpg" alt="murales di Felice Pignataro" width="450" height="140" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/pdb-pignataro.jpg 450w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/pdb-pignataro-300x93.jpg 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p>
<p>di <a href="https://www.nazioneindiana.com/author/jan-reister">Jan Reister</a></p>
<p><em>Intervista a <a href="http://www.produzionidalbasso.com/">Produzioni dal basso</a>, un servizio italiano di autoproduzione ed a Martina Pignataro.</em><span id="more-36995"></span></p>
<p>In un <a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/10/01/perche-abbiamo-scelto-di-fare-i-libri-delle-murene/">recente articolo</a> sulle Murene, il nostro progetto editoriale, ho citato alcuni metodi di finanziamento tra cui lo<a href="http://www.schneier.com/paper-street-performer.html"> street performer protocol</a> ed il <a href="https://secure.wikimedia.org/wikipedia/en/wiki/Threshold_pledge_system">Threshold pledge system</a>. Essi si basano sulla raccolta preliminare di un pubblico interessato a finanziare un lavoro, che verrà effettuato solo al raggiungimento di una certa soglia di interesse. Il metodo si ispira alle pratiche degli artisti di strada, che per iniziare il loro spettacolo attendono che si raccolga un certo numero di persone, da cui aspettarsi offerte di denaro.</p>
<p>In Italia esiste <a href="http://www.produzionidalbasso.com/">Produzioni dal basso</a>, che offre degli strumenti analoghi per organizzare e trovare finanziamenti per un&#8217;autoproduzione. Il metodo è la raccolta fondi e finanziamenti attraverso una sottoscrizione aperta. In questo modo  chi propone un progetto può farsi una idea dell&#8217;interesse potenziale che può attirare la sua proposta e può coprire le spese per la produzione.</p>
<p><a href="http://www.produzionidalbasso.com/comefunziona.html">Come funziona</a>: Produzioni dal basso mette a disposizione sul suo sito un servizio di gestione del progetto, che permette a chi è interessato di esaminarlo e sottoscriverne delle quote. La sottoscrizione è un contratto stipulato tra le due parti che impegna il sottoscrittore al pagamento della quota solo quando saranno collocate tutte le quote del progetto. Chi propone il progetto si impegna a realizzarlo alla copertura delle quote. Al momento della sottoscrizione non vi è alcuna transazione economica, la piattaforma PdB non percepisce percentuali per i progetti proposti, non acquisisce diritti sulle opere proposte, non stampa e non distribuisce nulla.</p>
<p>Il sito PdB ospita decine di progetti liberamente consultabili ed è possibile aggiungere il proprio. Il servizio è attivo dal 2005 ed è gestito persone che non amano la notorietà (possono essere facilmente conosciute con un WHOIS sul dominio), ma che sono gentili e disponibili. Qui di seguito un&#8217;intervista ai gestori di PdB ed a Martina Pignataro / <a href="http://www.felicepignataro.org/gridas/">GRIDAS</a>, autori di un progetto portato a termine tramite PdB.</p>
<h3>Produzioni dal basso</h3>
<p>Domanda: Chi siete?</p>
<blockquote><p>Risposta: Non siamo un associazione. Inizialmente eravamo 4/5 persone che, con varie competenze, hanno messo in piedi il database. Ora siamo praticamente in 2, rispondiamo alle email, facciamo debug e piccoli ritocchi tecnologici (il più delle volte su richiesta o segnalazione). In realtà PDB va avanti da solo, come è giusto che sia, con le idee e le proposte delle persone che decidono di utilizzarlo.</p></blockquote>
<p>D: Come funziona PDB?</p>
<blockquote><p>R: <a href="http://www.produzionidalbasso.com/">www.produzionidalbasso.com</a> ;)</p></blockquote>
<p>D: Puoi descrivere la nascita di Produzioni dal Basso nel 2004?</p>
<blockquote><p>R: Produzioni dal basso è nata come idea e come percorso lungo tutto il 2004 ed è stato un lavoro lungo e tormentato.<br />
Come saprai bene 6 anni fa il web era molto diverso da quello di oggi (inutile fare pippotti a riguardo). Per questo motivo nel disegnare il database, e quindi nell&#8217;immaginare le relazioni che su questa piattaforma avrebbero potuto prender vita, i modelli su cui basarci erano pochi e poco rodati. Ibridando vecchie e nuove concenzioni è nato PDB e Il fatto che sia ancora in piedi e che venga utilizzato con alcuni risultati è per noi un piacevole mistero.<br />
il brodo primordiale da cui è nata l&#8217;idea è un miscuglio di hacking, creative commons, web radio, linux, social network della prima ora, indymedia, autismo e attivismo che abbiamo respirato tra il 2000 e il 2005.</p></blockquote>
<p>D: Quali erano gli obiettivi iniziali della piattaforma?</p>
<blockquote><p>R: Quelli di oggi: creare uno spazio internet non mediato che funzionasse da calcolatrice/aggregatore per autoproduzioni.</p></blockquote>
<p>D: Quante versioni di PDB sono state realizzate? Con quali differenze?</p>
<blockquote><p>R: L&#8217;unica sostanziale differenza è stata l&#8217;estensione a tutti i tipi di autoproduzioni. Prima contemplavamo solo categorie &#8220;artistiche&#8221; oggi PDB potrebbe accogliere (e lo farebbe con piacere) anche la produzione di un vino.</p></blockquote>
<p>D: Sui progetti presentati sul sito nel 2009 e 2010, quanti sono stati finanziati interamente?</p>
<blockquote><p>R: Non teniamo una grande amministrazione di dati e non facciamo lavoro statistico. In più chi propone progetti non ci scrive per dirci come sono poi andate le cose e quindi non ho dati per rispondere a questa tua domanda. Posso dirti che pochissimi progetti proposti hanno trovato un vero consenso e del resto pochissimi dei progetti proposti lo meritavano. Di ogni progetto tutti possono vedere i dettagli, i commenti o e le iniziative correlate.</p></blockquote>
<p>D: Quali metodi di pagamento hanno poi utilizzato gli utenti?</p>
<blockquote><p>R: idem come sopra.</p></blockquote>
<p>D: PDB offre un servizio di finanziamento progetti, ma non agisce da intermediario economico, raccogliendo le quote ed erogandole al progetto a obiettivo raggiunto. Avete considerato questa opportunità? Quali sono i problemi economici, legali ed organizzativi dell&#8217;attivazione di un servizio di escrow dei pagamenti?</p>
<blockquote><p>R: Sin dagli inizi la nostra intenzione era evitare qualsiasi ruolo di intermediazione quindi non ci siamo mai posti problemi pratici da questo punto di vista.</p></blockquote>
<p>D: Che progetti avete per il futuro?</p>
<blockquote><p>R: PDB è in discreta salute e questo 2010 ha avuto, nel suo piccolo, un record di iscritti. Per il futuro vorremmo migliorare tante piccole cose ed in particolare cercare di fare in modo che la nuova ondata di web-mobile non ci trovi scoperti&#8230;  ma il nostro vero proposito è quello di fare il meno possibile lasciando che le relazioni tra le persone che utilizzano produzionidalbasso crescano in modo incontrollato.</p></blockquote>
<h3>Sulle tracce di felice Pignataro: un libro e documentario</h3>
<p>Intervista a Martina Pignataro &#8211; <a href="http://www.felicepignataro.org/gridas/">GRIDAS</a></p>
<p>Domanda: Descrivi il progetto che hai finanziato con PdB</p>
<blockquote><p>Risposta: Abbiamo finanziato un progetto editoriale composto da un libro con allegato un dvd. Abbiamo raccolto 475 quote da 10,00 euro ciascuna sulle 500 richieste: per far partire il progetto abbiamo prenotato le ultime 25 quote che poi abbiamo comunque “recuperato” dato che alcune prenotazioni sono arrivate anche a progetto chiuso. <a href="http://www.produzionidalbasso.com/pdb_487.html">scheda del progetto</a>.</p>
<p>Grandi vantaggi dovuti essenzialmente al “servizio” disponibile sia per presentare il progetto (anche se abbiamo approntato un sito di “supporto” alla scheda su PDB da poter aggiornare a progetto in corso) e soprattutto alla gestione dei dati sia in corso di progetto (statistiche, grafici e dati sulle prenotazioni) sia a progetto concluso con la possibilità di esportare i dati già organizzati e la possibilità di avere tutto sotto controllo. In più l’opportunità di far circolare il progetto anche oltre il nostro ambito di contatti già consolidati, sebbene siano stati pochi i soggetti del tutto “sconosciuti” che hanno co-prodotto il nostro progetto.</p>
<p>Non abbiamo incontrato problemi, ma utilizzavamo da tempo (sebbene come utenti co-produttori e non come soggetti proponenti) la piattaforma PDB per cui ne avevamo capito abbastanza il funzionamento.</p>
<p>Le difficoltà sono state incontrate, invece, da alcuni co-produttori che non hanno ben capito il funzionamento del sistema e/o che non sono riusciti a prenotare le proprie quote.</p></blockquote>
<p>D: Per quale tipo di progetti consiglieresti PDB?</p>
<blockquote><p>Per ogni tipo di progetto: da comunque l’opportunità di poter formulare un progetto, sondare l’interesse che suscita e provare a farlo partire proponendolo.</p></blockquote>
<p>D: Per quale tipo di progetti NON lo consiglieresti?</p>
<blockquote><p>R: Per nessuno: tentare non nuoce.</p></blockquote>
<p><em>Ringrazio Produzioni dal Basso e Martina Pignataro per la disponibilità. </em></p>
<p><em><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/mural_Scampia.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-37001" title="mural_Scampia" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/mural_Scampia-300x198.jpg" alt="Murale a Scampia di Felice Pignataro. Foto Francesco Di Martino 2009" width="300" height="198" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/mural_Scampia-300x198.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/mural_Scampia.jpg 831w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>La fotografia è tratta dalla scheda progetto sul sito del GRIDAS. E&#8217; un particolare di una foto scattata da Francesco Di Martino il 14 novembre 2009 a un pezzo di mural realizzato da Felice Pignataro nel 1999 nel cortile di una scuola di Scampia (periferia nord di Napoli). Fai clic per ingrandirla.</em><em> </em></p>
<p><em>L&#8217;immagine è sulla copertina e nel libro co-prodotto dal basso (cui si riferisce la pagina del progetto) dedicato a Felice Pignataro dal fotografo e da altri co-Autori.</em><em> Il libro è rilasciato con licenza Creative Commons.</em><em> Come tutti i materiali presenti sul sito è utilizzabile liberamente! ;-)</em></p>
<div><em>Per approfondire il mural in questione segnalo la relativa <a href="http://www.felicepignataro.org/home.php?mod=murales&amp;sub=e_212_ita">pagina</a> del sito. </em></div>
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