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	<title>Pupo &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>A Gamba tesissima e cattiva: Agit Pop!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 11:21:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
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					<description><![CDATA[(agitateurs pour café.) di Francesco Forlani Non ho il televisore e dunque da dieci anni e passa non guardo la televisione. Se per questo non ho nemmeno il gatto. Per la vita che faccio, &#8220;sans domicile fixe&#8221; non è ragionevole averne. Così quando sono a casa della mia compagna, che il televisore lo ha, di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/touilettes.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/touilettes.jpg" alt="touilettes" title="touilettes" width="400" height="400" class="aligncenter size-full wp-image-18998" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/touilettes.jpg 400w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/touilettes-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/touilettes-300x300.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a><br />
<strong>(agitateurs pour café.)</strong></p>
<p>di<br />
<strong>Francesco Forlani</strong></p>
<p>Non ho il televisore e dunque da dieci anni e passa non guardo la televisione. Se per questo non ho nemmeno il gatto. Per la vita che faccio, &#8220;sans domicile fixe&#8221; non è ragionevole averne. Così quando sono a casa  della mia compagna, che il televisore lo ha, di tanto in tanto la guardiamo, ed ecco che scopro cose straordinarie e mirabili, a partire dalle facce modellate dal tempo che popolavano parte del mio immaginario prima di spegnere l&#8217;apparecchio Pop per eccellenza. Ma poi si tratta veramente di un mezzo Pop?  Secondo alcuni dei miei Maîtres à penser, che non sono i metri dell&#8217;attuale finta pornografia  intellettuale a cui siamo sottoposti, se vado a rileggermi  in particolare <a href="http://images.google.it/imgres?imgurl=http://ecx.images-amazon.com/images/I/410M5FZ224L._SL500_AA240_.jpg&#038;imgrefurl=http://www.amazon.fr/Culture-masse-ou-culture-populaire/dp/284158173X&#038;usg=__KRwwhGcJR8wt5eaHng2ya-aeOBQ=&#038;h=240&#038;w=240&#038;sz=7&#038;hl=it&#038;start=1&#038;sig2=cvIDBIutgZ4SZ0j5WePtcw&#038;um=1&#038;tbnid=49l9N8m3BtBQiM:&#038;tbnh=110&#038;tbnw=110&#038;prev=/images%3Fq%3Dchristopher%2Blasch%2Bculture%2Bde%2Bmasse%2Bet%2Bculture%2Bpopulaire%26hl%3Dit%26sa%3DN%26um%3D1&#038;ei=GGpMSryXN5Oh_AaT2aysBQ">Christopher Lasch</a>,  piuttosto che di cultura popolare pare che si tratti in realtà di cultura di massa  .<br />
<span id="more-18997"></span><br />
 A tal proposito vale la pena riportare (e tradurre)  la nota critica  all&#8217;edizione francese uno dei libri di Christopher Lasch, Culture de masse ou culture populaire ( Mass culture reconsidered?)</p>
<p><em>&#8220;Si difende la cultura di massa a partire dall’idea che abbia permesso l’accesso di tutti a un ventaglio di scelte un tempo riservate solo ai più ricchi. La confusione tra democrazia e libera circolazione dei beni di consumo è così profonda che ogni critica all’industrializzazione della cultura è automaticamente percepita come una critica alla stessa democrazia. Mentre il marketing di massa, nel campo culturale come in altri, non aumenta ma riduce le possibilità di scelta dei consumatori. La cultura di massa, omogeneizzata, delle società moderne non implica affatto una mentalità illuminata e indipendente ma al contrario una passività intellettuale, la confusione e l’amnesia collettiva.Questo pseudo pluralismo culturale impoverisce l’idea stessa di cultura e ignora il legame intrinseco esistente tra libertà intellettuale e libertà politica. Una cultura veramente moderna non ripudia gli schemi tradizionali. La sinistra dovrà allora rivedere le proprie idee su cosa possa veramente far accedere gli uomini alla modernità.&#8221; </em><br />
 <br />
E infatti giornali, televisione e radio, vengono definiti Mass media e non Pop, come in molti vorrebbero farci credere.<br />
Ma chi vorrebbe farcelo credere, au juste? Pupo, semplice no! Sì proprio lui, quello di <strong>Gelato al cioccolato</strong> e <strong>Firenze Santa Maria Novella</strong>.</p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/XXDP0ohgDOY&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;color1=0x5d1719&#038;color2=0xcd311b"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param></object>.</p>
<p>Pupo, ovvero Pupu, nella versione Russa, in una recente e notturna trasmissione Rai consacrata al Premio Mogol   ospitava nel proprio salotto oltre ad eminenze grigie e rosa della canzone italiana colui che considero al pari di Berardinelli,<em> tra le menti più brillanti della sua generazione</em> e che come lo stimato critico letterario c&#8217;ha famija. Altrimenti non si spiegherebbe come Oliviero Beha, una persona così tosta e coerente potesse patrocinare la serie di pupate dette quella sera davanti a un pubblico televisivo attestato sulle novecentomila persone circa.<br />
Non avendo preso nota delle dichiarazioni fatte in quella sede che decretava come grande vincitore della serata tale Povia con una canzone che portava nel titolo il cognome di un mio vicino di casa di un tempo e valente magistrato impegnato nella lotta alla camorra, riporterò a memoria le cose pregando chi avesse più solertemente di me registrato tali dichiarazioni di eventualmente intervenire e correggermi.<br />
Il leitmotif &#8211; ma questa parola la capirà la massaia di Massa Carrara? &#8211; diciamo, il fil rouge, la tesi dominante era: <em>carissimi intellettuali di sta cippa ci avete rotto il <a href="http://www.toneoperi.altervista.org/wp-content/uploads/2008/08/radiografia-cazzo.jpg">@@@@@</a> con il vostro linguaggio, la vostra verve cerebrale, il vostro essere di sinistra (non era formulato ma avrebbe potuto) il vostro disprezzo per il Pop, per la canzone che è pura poesia &#8211; al punto che i giurati, a cominciare da Mogol leggevano con un effetto a dir poco imbarazzante le lyrics manco si trattasse  di Dante . </em></p>
<p>Il che detto tra noi non è assolutamente falso, specie quando ti imbatti nella spocchia di chi pur citando Pasolini ad ogni piè levato, è pronto a scomunicare chiunque ami il calcio o la musica Pop. Ed eccoci al punto G di questo mio intervento. Fermo restando che non è chiaro a tutti quanto sia ancora valida la legge del doppio registro, che dal Cristo a Massimo Cacciari stabilisce che la vera intelligenza sta nell&#8217;adattare il proprio linguaggio alle possibilità dei propri interlocutori, la cosa che mi ha fatto veramente incazzare era che quella propagandata da Pupo e Compagnia come autentico Pop, autentico genere basso e popolare, in realtà non lo fosse. A  meno che non si voglia considerare la canzone vincitrice e dunque emblematica del discorso, come pop e non come mass, secondo quanto detto all&#8217;inizio.<br />
Cos&#8217;è allora il pop? Gran bella domanda. Proviamo allora a rispondere a un&#8217;altra domanda forse più accessibile. Cos&#8217;è il Mass Pop? Facendo appello a una conversazione avuta con uno dei miei migliori amici jazzisti, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=8eb2I8u8dig">Louis Sclavis</a>, ogni volta che sentiva canzoni simili a quelle descritte da Pupo sbottava quasi gridando: &#8220;<em>Mais enfin c&#8217;est de la varieté!</em>&#8221; . Dove la categoria stava a significare, a mio avviso, arte dell&#8217;intrattenimento, qualcosa di simile al Villaggio Turistico Globale, animato da cazzeggio di massa e senza pretenzione, per un karaoke universale simile a una bevuta tra amici e quant&#8217;altro. Insomma né musica colta né tantomeno pop, alta o bassa, niente di tutto questo, diciamo allora, n&#8217;ata cosa.  Perché  Louis, pur disprezzando contaminazioni &#8220;interessate&#8221;, come le composizioni finto world music di Garbarek, ama Celentano, conosce a memoria canzoni del repertorio di Giovanna Marini ( da un suo testo ne ha tratto un brano contenuto nel Napoli&#8217;s wall) e adora Nino Rota.<br />
Diciamo allora che pur provenendo da una tradizione colta per molti, della sperimentazione jazz, e degenerata per altri, vd i puristi delle accademie e dei conservatori, il suo punto di vista mi sembra assai più vicino a un Pasolini, che non a un redattore di un colto giornale di sinistra (qui lo so che tutti voi direte, tipo Alias, e io vi potrei dare anche ragione se Alias fosse tirato  a ottocentomila copie). Perché come Pasolini  si alimenta della cultura pop di un Modugno o di un Totò, o alla maniera di Gilles Deleuze ne esplora le potenzialità, del Pop, come quando insieme a Guattari ne descrive certi esiti, in testi fondamentali, come quello sulla ritournelle contenuto in <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Millepiani">mille plateaux</a>  </p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/210606_190342_peel_3uv4g71.jpg"><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/210606_190342_peel_3uv4g71.jpg" alt="210606_190342_peel_3uv4g71" title="210606_190342_peel_3uv4g71" width="494" height="464" class="aligncenter size-full wp-image-19009" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/210606_190342_peel_3uv4g71.jpg 494w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/210606_190342_peel_3uv4g71-300x281.jpg 300w" sizes="(max-width: 494px) 100vw, 494px" /></a></p>
<p>Certo la questione che si pone riguarda allora  il movimento alto/basso (fragile, aggiungiamo noi ) che porta chi attinge all&#8217;immaginario Basso Pop per poi restituirlo in una forma Alto Pop quasi non più Pop, a determinate scelte di campo. Quanti ammiratori di Totò, per esempio, si sono ritrovati nella rappresentazione che ne ha fatto Pasolini, e quanti italiani conoscono il Modugno, strepitoso, di<a href="http://www.youtube.com/watch?v=iIc-isA2uwA"> Cosa sono le nuvole</a>? Ma basterebbe citare Franco Battiato che con &#8220;Fleurs&#8221; ha proprio rimescolato tutti gli archetipi della canzone pop europea &#8211; remouer come fanno gli &#8220;agitateurs&#8221; veri con lo zucchero nel caffé e non rimuovere come i paladini del Mass Pop modello Renzo Arbore &#8211;  o i virtuosismi ludici e meccanici di un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=3WFMWR_HAfk">Pascal Comelade</a>. Certo la televisione di un tempo era più Pop, e l&#8217;ultimo esperimento in questo senso è stato Carmelo Bene a farlo quando commentava le partite dell&#8217;Ascoli a novantesimo minuto, se non mi sbaglio, o nell&#8217;indimenticabile puntata del <a href="http://www.youtube.com/watch?v=y_jZjiF-JSA">Maurizio Costanzo Show.</a><br />
Se allora la televisione riduce secondo quanto asserito all&#8217;inizio di questa ehm, riflessione, il Pop al Mass è perché è cambiata la comunità a cui quei mezzi si rivolgevano? Perché non sono più i contenuti a veicolare i contenitori &#8211; vd pubblicità- nella modernissima macchina dell&#8217;entertainement?  Forse, ma allora quanto ha contribuito il mezzo a mettere in atto questa trasformazione? E se si tratta veramente di una modifica, percettiva, politica, linguistica della realtà, quanto ha contribuito il mezzo a che ciò avvenisse? E se trasformazione c&#8217;è stata, ma mi sembra che ce ne siamo accorti tutti, si tratta di un processo irreversibile?<br />
Qualcosa, ma non saprei bene dire cosa, mi dice che non è così.<br />
A quanti dicono che il pop è morto perché non esiste più il popolo, e le classi, e la lotta di classe, raccomanderei allora di abbandonare per qualche ora il telecomando e fare google e poi mondo. Ecco che apparirà su quell&#8217;altro schermo qualcosa di simile a un carnevale, uno spettacolo che <a href="http://www.einaudi.it/libro/scheda/(isbn)/978880616060/(desau)/michail-bachtin/(desti)/l-opera-di-rabelais-e-la-cultura-popolare">Michail Bachtin</a> diceva <em>&#8221; situarsi alle frontiere dell&#8217;arte e della vita. In realtà è la vita stessa presentata con i tratti particolari del gioco.&#8221;  </em><br />
E già. La vita. Il gioco. Altrove, il pop è altrove.<br />
Ecco perché Pupo, Mogol e compagnia, quella sera avete mentito due volte. Una spacciandovi come difensori del Pop, mentre la vostra è una cultura di massa e l&#8217;altra quando dicevate essere pop quello che pop non era. E che detto tra noi, molto lapalissianamente, non ci sono canzoni pop e canzoni che non lo sono, ma belle canzoni, e robe che sono della pura<em> pacotille</em>. Intanto metto su un caffè. Così Pop, il caffé. Magari con in testa una canzone che mi ricordi l&#8217;immagine usata per il post. Quella che fa.<br />
<object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ILk8gkUhLCo&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;color1=0x5d1719&#038;color2=0xcd311b"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param></object></p>
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