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	<title>Raffaele Monteleone &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Un libro e una mostra fotografica per capire la Milano Downtown</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 09:20:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Coppola]]></category>
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		<category><![CDATA[Giovanni Hänninen]]></category>
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					<description><![CDATA[Massimo Bricocoli e Paola Savoldi Milano Downtown. Azione pubblica e luoghi dell’abitare et. al /Edizioni, 2010, pp. 280 Contributi di: Giovanni Hänninen, Massimo Bricocoli, Paola Savoldi, Alessandro Coppola, Lidia K. Manzo, Raffaele Monteleone, Paola Arrigoni, Ota de Leonardis, Pier Carlo Palermo. Se gli ultimi decenni del novecento sono stati caratterizzati da uno sviluppo insediativo diffuso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.amazon.it/gp/product/886463018X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=886463018X&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-37093" title="copertina600-9463-415" alt="" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/copertina600-9463-415.jpg" width="415" height="281" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/copertina600-9463-415.jpg 415w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/copertina600-9463-415-300x203.jpg 300w" sizes="(max-width: 415px) 100vw, 415px" /></a></p>
<p>Massimo Bricocoli e Paola Savoldi</p>
<p><a href="http://www.amazon.it/gp/product/886463018X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=886463018X&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank"><strong>Milano Downtown. Azione pubblica e luoghi dell’abitare</strong></a></p>
<p><a href="http://www.etal-edizioni.it/">et. al /Edizioni</a>, 2010, pp. 280</p>
<p>Contributi di: Giovanni Hänninen, Massimo Bricocoli, Paola Savoldi, Alessandro Coppola, Lidia K. Manzo, Raffaele Monteleone, Paola Arrigoni, Ota de Leonardis, Pier Carlo Palermo.<span id="more-37092"></span></p>
<p>Se gli ultimi decenni del novecento sono stati caratterizzati da uno sviluppo insediativo diffuso e decentrato, in tempi recenti sembra emergere un’inversione di tendenza: i progetti che investono Milano vanno nella direzione di una ri-centralizzazione, da cui il termine <em>downtown</em> del titolo.</p>
<p>Come in molte altre città europee anche l’amministrazione milanese ha da tempo assunto l’aumento della popolazione residente come obiettivo esplicito della propria agenda politica. La strategia è quella di mettere in campo azioni orientate ad attrarre una popolazione qualificata che altrimenti si dislocherebbe altrove, nel tentativo sotteso, mai esplicitamente dichiarato perché poco <em>politically correct</em>, di riequilibrare l´aumento della popolazione straniera che costituisce al momento il solo contributo significativo alla crescita di Milano.</p>
<p>Questo processo di centralizzazione porta con sé una conseguenza immediata: quella di valorizzare ulteriormente porzioni di città centrali sottraendo finanziamenti pubblici e investimenti privati ad aree periferiche e a qualsiasi scenario di sviluppo che assuma come riferimento la scala sovracomunale. Una direzione che va a discapito di una più equa distribuzione di qualità e servizi. Milano celebra il proprio “rinascimento”, almeno a parole, relegando negli interstizi metropolitani o nelle periferie regionali funzioni e popolazioni meno qualificate e prive di <em>appealing</em>. Una scelta politica ancor prima che urbanistica.</p>
<p>Il volume, che trova origine in una ricerca commissionata dal Plan Urbanisme Construction Architecture del Ministero Francese de l&#8217;Ecologie, du Développement et de l&#8217;Aménagement durables al Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano e coordinata da Massimo Bricocoli e Paola Savoldi, illustra cinque casi-studio a Milano e propone in prefazione un saggio fotografico di Giovanni Haenninen.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/MostraMilanoDwntwn600-4185.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-37094 aligncenter" title="MostraMilanoDwntwn600-4185-415" alt="" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/MostraMilanoDwntwn600-4185-415.jpg" width="415" height="278" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/MostraMilanoDwntwn600-4185-415.jpg 415w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/MostraMilanoDwntwn600-4185-415-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 415px) 100vw, 415px" /></a></p>
<p>“Un tocco di rosso”, Santa Giulia, Milano, giugno 2009</p>
<p>Il nuovo insediamento di <strong>Santa Giulia</strong>, un “grande progetto urbano” partito sotto buoni auspici (l’investimento di un imprenditore immobiliare emergente e l’appoggio di un’importante coalizione politica) e trasformatosi in uno spettacolare fallimento. Mai si era verificato uno scarto così radicale tra attese e retorica del progetto (<em>promenade</em> pedonale, <em>boulevard</em>, <em>avenue</em>, negozi delle grandi griffe, alberghi di lusso) ed esiti reali: un quartiere dormitorio separato dalla città e abbandonato a se stesso.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/MostraMilanoDwntwn600-2920.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-37099 aligncenter" title="MostraMilanoDwntwn600-2920-415" alt="" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/MostraMilanoDwntwn600-2920-415.jpg" width="415" height="278" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/MostraMilanoDwntwn600-2920-415.jpg 415w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/MostraMilanoDwntwn600-2920-415-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 415px) 100vw, 415px" /></a></p>
<p>“All’ombra dei lampioni”, Pompeo Leoni, Milano, ottobre 2009</p>
<p>Il nuovo ambito residenziale <strong>Pompeo Leoni</strong> che si sviluppa a ridosso della città, su un’area industriale dimessa, e che ambisce ad una netta separazione dalla città stessa, vista come luogo di complessità, disordine, pericolo. Qui, come altrove, l’integrazione con la città invece di essere considerata un <em>atout</em> è vista come elemento che rischia di sminuire il valore dell’intervento. Il risultato è, secondo la felice definizione di un abitante, un “quartiere-dormitorio-con-Esselunga”.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/MostraMilanoDwntwn600-7921.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-37097 aligncenter" title="MostraMilanoDwntwn600-7921-415" alt="" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/MostraMilanoDwntwn600-7921-415.jpg" width="415" height="278" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/MostraMilanoDwntwn600-7921-415.jpg 415w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/MostraMilanoDwntwn600-7921-415-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 415px) 100vw, 415px" /></a></p>
<p>“Shopping in Gratosoglio”, Gratosoglio, Milano, maggio 2010</p>
<p>Il caso di <strong>Gratosoglio</strong>, quartiere in crisi caratterizzato da diffuso degrado edilizio, scarsa attrattività degli spazi comuni e concentrazione di una popolazione svantaggiata, è stato investito da un processo di riqualificazione retoricamente costruito su principi di nuova mixité sociale e funzionale, tradotti nei fatti in sfruttamento di volumetrie residue e localizzazione di funzioni di scarto, secondo lo stereotipo più scontato del trattamento delle aree periferiche.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/MostraMilanoDwntwn600-5039.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-37101 aligncenter" title="MostraMilanoDwntwn600-5039-415" alt="" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/MostraMilanoDwntwn600-5039-415.jpg" width="415" height="278" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/MostraMilanoDwntwn600-5039-415.jpg 415w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/MostraMilanoDwntwn600-5039-415-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 415px) 100vw, 415px" /></a></p>
<p>“Strade diverse”, Canonica Sarpi, Milano, novembre 2009</p>
<p>Gli ultimi due esempi, <strong>Canonica-Sarpi</strong> e <strong>via Padova</strong>, si differenziano dai precedenti perché analizzano contesti cittadini densi, stratificati, con una forte presenza di stranieri e abbandonati a una sorta di evoluzione spontanea. Nel primo, il dilagare delle attività di <em>trading</em> all’ingrosso cinesi ha prodotto &#8211; nel tempo &#8211; conflitti crescenti con la popolazione italiana; nel secondo, la forte presenza di immigrati ha portato a problemi ricondotti a questioni di ordine pubblico. In entrambi i casi si nota l’assenza del governo del territorio in una fase preventiva e il ricorso a soluzioni oltremodo riduttive (la trasformazione di Paolo Sarpi in isola pedonale) e di carattere straordinario quando la situazione diventa ingestibile (e viene trattata attraverso ordinanze e interventi delle forze dell’ordine).</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/MostraMilanoDwntwn600-0845.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-37103 aligncenter" title="MostraMilanoDwntwn600-0845-415" alt="" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/MostraMilanoDwntwn600-0845-415.jpg" width="415" height="278" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/MostraMilanoDwntwn600-0845-415.jpg 415w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/MostraMilanoDwntwn600-0845-415-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 415px) 100vw, 415px" /></a></p>
<p>“Il muro”, Via Padova, Milano, giugno 2010</p>
<p>Sebbene non rappresentino la totalità delle situazioni che connotano il territorio milanese, le aree analizzate, pur nelle loro profonde differenze, mostrano con chiarezza alcune linee guida delle politiche dell’abitare messe in atto. Un’azione pubblica debole in cui prevale il principio del “far fare” (e del “lasciar fare”) più che del fare, in cui il tema della sicurezza troppo spesso giustifica interventi caratterizzati dal principio di separazione spaziale e sociale, in cui gli investitori privati sono mossi da interessi di valorizzazione immobiliare a breve termine mentre l’attore pubblico è invocato solo per mettere una toppa ai loro fallimenti e per sanare le emergenze. Con queste premesse, emergono risultati caratterizzati da un’edilizia residenziale modesta, da spazi aperti e attrezzature privi di disegno e qualità, dall’assenza di punti di aggregazione (e, se presenti, percepiti come elementi di disordine e insicurezza). A nulla vale l’uso di nuovi strumenti di governo delle trasformazioni (Programma integrato di intervento nel caso Santa Giulia, Programma di riqualificazione urbana per Pompeo Leoni, Contratto di quartiere per Gratosoglio) se non si verifica passo dopo passo la loro “messa in opera”.</p>
<p>L’osservazione ravvicinata degli autori (attraverso interviste, esplorazioni sul campo, partecipazione diretta ad alcuni momenti chiave di confronto-scontro sociale, lettura di documenti e rassegne stampa, documentazione fotografica a firma di Giovanni Hänninen) si è dimostrata un passaggio imprescindibile per capire quali sono gli effetti reali derivati dalle azioni messe in campo dal governo locale.</p>
<p>L’esplorazione sul campo ha messo a fuoco esiti materiali e visibili (qualità dei manufatti, pratiche sociali, uso degli spazi comuni, etc.) dell’azione pubblica e delle politiche urbanistiche. Un passo che troppo spesso studiosi e politici non osano compiere.</p>
<p>Solo andando a verificare come gli spazi sono usati dai cittadini si può sperare di capire quali sono le conseguenze effettive dell’azione pubblica. Oggi come oggi non ci si può più illudere che sia sufficiente concepire modelli sociali e funzionali virtuosi affinché questi si realizzino. Si peccherebbe di ingenuità se non addirittura di malafede. E’ il modo nel quale quei modelli sono disegnati nello spazio che risulta determinante per la loro buona (o cattiva) riuscita. Un esempio su tutti: l’uso che si fa dello standard del verde pubblico. Nei nuovi insediamenti (Santa Giulia e Pompeo Leoni) il verde, su cui si combattono aspre battaglie, invece di essere usato come ambito ricreativo di svago e di incontro diviene una barriera (tra ambiti che non si vogliono confinanti o troppo prossimi), un dispositivo di segregazione, da guardare più che da fruire.</p>
<p>A fronte di una crescente complessità della città contemporanea, l´azione di governo dovrebbe recuperare un ben diverso ruolo di guida e di responsabilità nella ricerca di risposte, puntuali e circoscritte alla crescente domanda di mediazione, combinazione d’usi, integrazione sociale. I tratti emergenti delle trasformazioni urbane in corso a Milano, illustrate nel volume, rivelano invece un atteggiamento di rinuncia al governo della complessità e mettono allo scoperto istanze che hanno a che fare con significativi deficit di democrazia.</p>
<p>Una mostra di <a href="http://www.hanninen.it/">Giovanni Hänninen</a> illustra con una narrazione per immagini la realtà dei cinque quartieri raccontati nel libro.</p>
<p>Dal 10 novembre al 3 dicembre 2010 presso <a href="http://www.assab-one.org/">ASSAB ONE</a>, via Assab 1, Milano (MM2 Cimiano, <a href="http://www.assab-one.org/home_assabone.php?n=11&amp;l=it">indicazioni bici/stradali</a>).</p>
<p>Inaugurazione mercoledì 10 novembre dalle 18:30.</p>
<p>Presentazione ufficiale del libro martedì 16 novembre alle 19 presso Assab One, via Assab 1, Milano.</p>
<p>Interverranno Alessandro Balducci, Bianca Beccalli, Giovanna Calvenzi, Luca Carra, Achille Mauri.</p>
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