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	<title>referendun &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>La geopolitica der paesello, la matita di Pelù e l&#8217;ecologia del seggio elettorale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Declich]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Dec 2016 17:00:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Lorenzo Declich e Anatole Pierre Fuksas Lorenzo. Leonardo Bianchi si è messo a scavare su pagine facebook semi-dormienti, Tipo “800.000 iscritti per Homer Simpson presidente del Consiglio”. Consiglio una rapida visione, il mondo lì sembra fatto al contrario. Tutto assomiglia al mondo pentastellato, fatto di ka$sta e “!1!!!” e “a casaa!”, di toni accesi, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di<b> Lorenzo Declich e Anatole Pierre Fuksas</b></p>
<p><b>Lorenzo. </b><span style="font-weight: 400">Leonardo Bianchi </span><a href="http://www.vice.com/it/read/le-pagine-buongiorniste-passate-a-fare-campagna-per-il-s-al-referendum"><span style="font-weight: 400">si è messo a scavare</span></a><span style="font-weight: 400"> su pagine facebook semi-dormienti, Tipo “</span><a href="https://www.facebook.com/homersimpsonpresidentedelconsiglio/?ref=page_internal"><span style="font-weight: 400">800.000 iscritti per Homer Simpson presidente del Consiglio</span></a><span style="font-weight: 400">”. Consiglio una rapida visione, il mondo lì sembra fatto al contrario. Tutto assomiglia al mondo pentastellato, fatto di ka$sta e “!1!!!” e “a casaa!”, di toni accesi, ma i contenuti sono integralmente antigrillini. Leonardo mappa il tutto e dice alla fine che si tratta di un’operazione di marketing politico. Mattia Salvia, in ottobre, si era “</span><a href="http://www.vice.com/it/read/settimana-facebook-movimento-5-stelle"><span style="font-weight: 400">informato solo tramite pagine facebook per una settimana</span></a><span style="font-weight: 400">” e la differenza c’è: sta proprio nel fatto che la prima delle due </span><i><span style="font-weight: 400">echo chambers </span></i><span style="font-weight: 400">è costruita attorno al sì al referendum, la seconda descrive un intero universo di riferimento (oggi c’è il referendum, ieri c’era qualcos’altro, domani ci sarà qualcos’altro ancora). Si vede che qualcuno ha studiato </span><a href="http://www.francoangeli.it/Ricerca/scheda_libro.aspx?CodiceLibro=666.9"><i><span style="font-weight: 400">Misinformation</span></i></a> <span style="font-weight: 400">e segue le regole del </span><i><span style="font-weight: 400">confirmation bias</span></i><span style="font-weight: 400">. Qualcuno che ha preso atto di come funziona e prova a lavorarci su, applicando una semplice strategia </span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tit_for_tat"><span style="font-weight: 400">tit-for-tat</span></a><span style="font-weight: 400"> (cioè brutalmente “pan per focaccia”). Avrà successo? I numeri dei like, il commentario pletorico di queste pagine buongiorniste per il sì sono grossi ma boh, più di questo non si può dire. Si può dire però con certezza che qui termina ufficialmente l’era dei cacciatori di bufale e dei debunkers: loro combattono con il fioretto mentre sul campo di battaglia esplodono bombe atomiche. Soprattutto si configurano come qualcosa di “neutrale”, cioè un qualcosa che non ha il formato del social network, dunque sono destinati a sparire col fiorire di falsi cacciatori di bufale, debunkers bufalari ecc.</span></p>
<p><b>Anatole</b><span style="font-weight: 400">. Disvelatori di complottoni di tutto il mondo unitevi! Auguriamogli miglior sorte di quella alla quale è andato incontro Iacoboni, perché la merita. Questa cosa dei siti buongiornisti riconvertiti alla propaganda renziana del sì, che scimmiotterebbe er peggio der peggio del grullismo, nella nostra prospettiva è davero affascinante. E tutto sommato rispecchia bene i temi di questa campagna elettorale, che se vince il sì pare che ormai ti ricrescano pure i capelli. Ugualmente interessante sul fronte del debbunking abbestia è</span><a href="https://www.buzzfeed.com/albertonardelli/italys-most-popular-political-party-is-leading-europe-in-fak?utm_term=.pqLLVwR9JD%23.hj3RgDkOAG"><span style="font-weight: 400"> l’articolo di Nardelli e Silverman uscito su </span><i><span style="font-weight: 400">BuzzFeedNews</span></i></a><span style="font-weight: 400">, che collega l’hacker russo ai siti moldavi, impelagati con Trump, al movimento cinquestello italiano, ma anche a Putin e Assad. Tenendo da parte il fatto che il buongiornismo è un complottone di suo, meritevole di un approfondimento (l’</span><a href="http://www.vice.com/it/read/ho-usato-facebook-come-un-cinquantenne-per-una-settimana"><span style="font-weight: 400">articolo di Mattia Salvia su </span><i><span style="font-weight: 400">Vice</span></i></a><span style="font-weight: 400">, che abbiamo già citato da qualche parte nelle puntate precedenti scoperchiava il dramma in tutta la sua tragica evidenza), si può parallelamente pensare che se andiamo avanti così potremo scoprire che in realtà è tutta una manovra propagandistica per promuovere il film di Stone su </span><i><span style="font-weight: 400">Snowden</span></i><span style="font-weight: 400">, che ho scaricato da un sito russo, appunto, proprio ieri. La battuta meglio è quella della fidanzata, che a un certo punto si dichiara molto lusingata del fatto che le sue #fotoditette possano essere una cosa che ha a che fare con la sicurezza nazionale, quando lui, paranoico, le dice di cancellarle dall’hd. Neanche male il cerotto sulla telecamera del laptop, che potrebbe spiarli mentre scopano, perché l’hacker russo sa attivarle anche da remoto col computer </span><i><span style="font-weight: 400">idle</span></i><span style="font-weight: 400">. Insomma, siamo un po’ al punto che anche la #fotodicazzo in DM assume un rilievo drammatico per le sorti del mondo intero, cosa che probabilmente riflette il dramma schizoparanoico degli utenti buongiornisti dei social network. Ma la cosa che forse fa più ridere di tutte dell’articolo di </span><i><span style="font-weight: 400">BuzzFeedNews</span></i><span style="font-weight: 400"> è l’emergere sotto traccia di una questione inedita e inaudita, cioè la possibilità, ma che dico l’eventualità, non so bene come dirlo nemmeno, di una politica estera grillina. Cioè, cos’è il mondo cinquestello? L’estero, concetto che ci rimanda indietro agli anni ‘cinquanta (“sei stato all’estero?”), appare di per sé come grande complottone. I ghiacci polari sono già squagliati? Gli americani hanno tutti il chip sottopelle? La trivalente è una trasfusione di sangue rettiliano proveniente dall’Africa? Anche senza scherzare, la storia dell’immigrato spedito in Italia dagli americani per destabilizzarci, sotto le mentite spoglie del profugo siriano fa veramente tagliare in due da ridere. </span></p>
<p><b>Lorenzo</b><span style="font-weight: 400">. Fa molto ridere in effetti. Gli “esteri” per queste persone qui sono qualcosa che ha molto a che vedere nel migliore dei casi col concetto di </span><i><span style="font-weight: 400">mirabilia</span></i><span style="font-weight: 400">. </span></p>
<p><b>Anatole. </b><span style="font-weight: 400">Le meraviglie dell’India je spicciano casa a questi, veramente! Prete Gianni who? Marco Polo facce ‘na pippa!</span></p>
<p><b>Lorenzo. </b><span style="font-weight: 400">Nel peggiore – e temo che ci avviciniamo molto al peggiore – il tutto è inquadrabile in un quadro pesantemente xenofobo: gli unici amici che avremmo sarebbero autocrati e tiranni con cui fare affari. Laddove la xenofobia è proprio una delle cifre dei regimi dittatoriali, con buona pace di chi, in tempi lontani, </span><a href="http://in30secondi.altervista.org/2011/09/23/con-lislam-non-si-parla/"><span style="font-weight: 400">rendeva “neutro”</span></a><span style="font-weight: 400"> il concetto di </span><i><span style="font-weight: 400">xenofobia </span></i><span style="font-weight: 400">associandolo a quello di </span><i><span style="font-weight: 400">xenofilia</span></i><span style="font-weight: 400">.</span></p>
<p><b>Anatole. </b><span style="font-weight: 400">Una Camboggia.</span></p>
<p><b>Lorenzo. </b><span style="font-weight: 400">Un marasma insopportabile, nel quale dovremmo imparare a nuotare per non affogare.</span></p>
<p><b>Anatole.</b><span style="font-weight: 400"> Daje</span></p>
<p><b>Lorenzo. </b><span style="font-weight: 400">Ad esempio si possono fare le mappe delle storie e delle parole, per capirci qualcosa. </span></p>
<p><b>Anatole. </b><span style="font-weight: 400">Spiegati.</span></p>
<p><b>Lorenzo. </b><span style="font-weight: 400">Cioè, invece di impegnarci stupidamente in un </span><i><span style="font-weight: 400">debbunking</span></i><span style="font-weight: 400"> (ormai ci piace con due b) teso a stabilire se in questi deliri ci sia aderenza o meno  alla realtà, possiamo utilizzare due o tre strumenti di analisi, per avere qualcosa di sensato su cui ragionare. Per fare questa cosa bisogna prima di tutto disinteressarsi della relazione tra fatti e racconto. Esempio: i miti di fondazione raccontati oralmente sulla costa Swahili. Da essi non riusciamo a ricostruire un fatto storico positivamente dimostrabile in quanto tale, ma possiamo inferire che nelle città-stato in formazione ci doveva essere una contesa politica tra le parti, ognuna delle quali aveva il suo mito di fondazione (</span><a href="http://assets.cambridge.org/97805213/23086/sample/9780521323086ws.pdf"><span style="font-weight: 400">questo</span></a><span style="font-weight: 400"> è un punto di partenza su questo tema). Ora: prendiamo </span><a href="http://www.lantidiplomatico.it/"><span style="font-weight: 400">l’</span><i><span style="font-weight: 400">Antidiplomatico</span></i></a><span style="font-weight: 400">: non riusciamo davvero a capire cosa succede “all’estero” (ed è perfettamente inutile che diciamo “voi dite cazzate”), ma capiamo benissimo che “gli esteri” per i cinquestelli sono uno dei campi di battaglia della politica interna, capiamo, insomma, che nel mondo cinquestello si parla di esteri in relazione al fatto che i cinquestelli vogliono vincere le prossime elezioni. La cartina di tornasole si ottiene valutando cosa dicono i cinquestelli che stanno al parlamento europeo. Lo dicevo </span><a href="https://news.vice.com/it/article/assad-siria-fascisti-sinistra-italia"><span style="font-weight: 400">qui</span></a><span style="font-weight: 400">: </span></p>
<blockquote><p><span style="font-weight: 400">Più ci si allontana da Roma più i grillini </span><a href="https://vicinoriente.wordpress.com/2016/01/17/schizofrenia-a-5-stelle/"><span style="font-weight: 400">diventano meno assadiani</span></a><span style="font-weight: 400"> — i loro rappresentanti al Parlamento Europeo, ad esempio, hanno a suo tempo denunciato le torture di Assad, dopo aver visto le fotografie di Caesar.</span></p></blockquote>
<p><span style="font-weight: 400">E questo è un evento che non ha avuto alcuna risonanza qui in Italia. Facendo questa sorta di analisi areale (o meglio calcolando sommariamente il </span><i><span style="font-weight: 400">fetch</span></i><span style="font-weight: 400">) delle opinioni cinquestelle su Putin e Asad scopriamo insomma la loro funzione. Da lassù i cinquestelli non “percepivano” che il putinismo e l’asadismo del loro movimento funzionasse davvero bene in politica interna. </span></p>
<p><b>Anatole</b><span style="font-weight: 400">. È interessante questa cosa che dici e ci permette di leggere il complottismo in una chiave estremamente provinciale. Abbiamo sottolineato poco questo aspetto che è invece caratteristico e decisivo, che cioè quando vivi ar paese, e l’Italia in particolare è un posto dove la gente vive ar paese, anche quando si è trasferita in una metropoli cosmopolita da generazioni, l’unica cosa di cui ti frega è il paese e la canizza del paese. Voglio dire che qualunque cosa accada nel mondo ti interessa solo se riferita agli effetti che ha sul paesello in cui vivi e siccome non ne ha nessuno, ma devi trovare di necessità un punto di contatto tra quello che succede nel mondo e la tua vita, per non dover concludere che è inutile e priva di significato, ecco che il mondo intero diventa un complotto contro di te, ovvero contro il paesello e i suoi valori genuini.</span></p>
<p><b>Lorenzo. </b><span style="font-weight: 400">Sì, infatti. Che poi, se inseriamo tutto nella dinamica telefonone-Bello Figo, possiamo in questo modo intercettare quello che è definibile come “effetto Gorino”, se ci pensi. Di fronte a un evento assolutamente irrilevante e microscopico, cioè l’arrivo di poche persone bisognose e tranquille in un villaggio, dei criptofascisti hanno bloccato la viabilità innalzando pseudo-barricate.</span></p>
<p><b>Anatole. </b><span style="font-weight: 400">E così, anche, si spiegano bene i complotti americani per invadere l’Italia di africani, da Cerasito di Mezzo, per dire, a Gorino appunto, luoghi che, in realtà non esistono (soprattutto il primo, che è in Molise e non so se abbia a che fare con l’immigrazione, in realtà) fuori dalla mente di chi li popola. In sintesi, il complottismo, oltre a tutte le cose che abbiamo detto fin qui, è una forma profondamente provinciale. La scia chimica è un chiaro esempio: il mondo entra nel tuo campo visivo per il tramite di un aereo che solca il cielo e sparisce alla vista, l’impronta che lascia non può che essere nociva, perché vorresti essere su quell’aereo, ma non lo sai nemmeno, perché il tuo scenario di desiderio è sotto il tuo stesso livello di percezione, invece stai in un buco di culo sperduto e ci morirai sepolto senza che sia fregato niente a nessuno di chi eri e di chi non eri. Perché non eri assolutamente un cazzo di niente.</span></p>
<p><b>Lorenzo.</b><span style="font-weight: 400"> Mentre il telefonone ti segnala che al mondo succedono miliardi di cose importantissime che ti stai perdendo, facendoti scattare l’unico succedaneo del desiderio che sei capace di percepire: l’ansia.</span></p>
<p><b>Anatole. </b><span style="font-weight: 400">Esatto, è evidente che, date queste premesse, ogni ingresso del mondo nel campo percettivo del grande provincialismo che ci circonda non può che diventare una minaccia delle multinazionali, della finanzia internazionale, delle </span><i><span style="font-weight: 400">elité</span></i><span style="font-weight: 400"> liberal, che vogliono frocizzare i tuoi figli, farli copulare coi negri, contaminare le abitudini tradizionali, stanarti da quel buco in cui ti senti al sicuro. Una grande verità che Corbin O’Brien, il </span><i><span style="font-weight: 400">supervisor</span></i><span style="font-weight: 400"> alla NSA dice a Snowden durante una scena di caccia del film di cui sopra è che “non vogliono libertà, vogliono sicurezza”. Stiamo perfettamente dentro questo </span><i><span style="font-weight: 400">frame</span></i><span style="font-weight: 400">. Il complotto è la forma che la minaccia costituita dall’enormità, dalla vastità, dalla grande complessità del mondo, assume agli occhi provinciali degli individui insignificanti sepolti nel paese sperduto, programmati, in realtà, dal battesimo all’estrema unzione (e quello è il vero complotto, cioè, il complotto sono loro).</span></p>
<p><b>Lorenzo</b><span style="font-weight: 400">. L’altro esempio che mi piace fare è sull’arrivo in Italia della parola “wahhabismo”, che si riferisce al movimento nato nel XVIII secolo nel Najd, attuale Arabia Saudita e che poi è divenuta la confessione ufficiale in quel paese e in Qatar. Notare: i wahhabiti non si definiscono wahhabiti: sono altri soggetti che chiamano i seguaci di Ibn Abd al-Wahhab in questo modo. Loro si definiscono semplicemente “musulmani” o (usando una semplificazione) “unitari” (muwahhidun) cioè “coloro che professano l’unicità di Dio” (unico vero caposaldo teologico dell’islam). In Italia la “fortuna” della dicitura è recente e si deve all’ingresso della propaganda russa, che ha fatto irruzione in Italia con la questione siriana e più precisamente da quando la Russia ha iniziato a uscire allo scoperto in Siria. Diciamo, sommariamente, a partire dal 2013. I russi chiamavano i jihadisti ceceni in questo modo perché una volta finita l’Unione Sovietica i sauditi iniziarono a fare proselitismo nelle ex-repubbliche sovietiche a suon di corani lanciati dagli aeroplani e/o costruendo moschee a tutto spiano. Prima si preferiva parlare di salafismo (che poi sarebbe meglio chiamarlo neo-salafismo ma lasciam perdere). Oggi chi parla di wahhabiti a sproposito è spesso individuabile come persona che subisce o si associa a quella propaganda russa, usando fonti come </span><i><span style="font-weight: 400">Russia Today</span></i><span style="font-weight: 400"> o </span><i><span style="font-weight: 400">Sputnik</span></i><span style="font-weight: 400">. Ovviamente l&#8217;uso si espande anche ad altri soggetti ma riusciamo ancora a fare una mappa della provenienza delle notizie usando come bussola la parola “wahhabita”. Tante altre cose le possiamo mappare così.</span></p>
<p><b>Anatole</b><span style="font-weight: 400">. Si aprono vari fronti, se inquadri il problema così. Innanzitutto quello dell’approssimativa “precisione” nella descrizione dei fenomeni sociali e culturali, ma anche nei fatti della cronaca e della politica in genere. </span></p>
<p><b>Lorenzo. </b><span style="font-weight: 400">Il </span><i><span style="font-weight: 400">tagging</span></i> <i><span style="font-weight: 400">accazzo</span></i><span style="font-weight: 400"> al quale qualsiasi cosa, per essere intercettata da un pubblico, deve essere sottoposta.</span></p>
<p><b>Anatole. </b><span style="font-weight: 400">Esatto. Ci sono tantissime etichette </span><i><span style="font-weight: 400">accazzo</span></i><span style="font-weight: 400"> che si usano per apparire più credibili e affidabili che alla fine non sono per niente pertinenti, non più che se, appunto, chiamassi tutti “gli arabi”. E questa cosa rimanda al problema che più volte abbiamo notato, che cioè o le cose le sai, o non le sai e se non le sai faresti meglio a interpellare chi le sa per capirle, invece di lanciarti in sbandatissime improvvisazioni.</span></p>
<p><b>Lorenzo. </b><span style="font-weight: 400">Sì, il fenomeno è di portata universale.</span></p>
<p><b>Anatole. </b><span style="font-weight: 400">Più in generale c’è quest’altro livello di analisi che caratterizza la formazione di opinioni sulla contemporaneità, che da una parte fa, diciamo così, </span><i><span style="font-weight: 400">pendant</span></i><span style="font-weight: 400"> con il complottismo, basato sull’associazione abusiva di fatti irrelati, e dall’altra con la gestazione delle </span><i><span style="font-weight: 400">fake news</span></i><span style="font-weight: 400"> basata su un’inversione del rapporto tra dato e metadato, tra fatti che accadono e categorie che li spiegano, con le seconde che, paradossalmente, producono i primi. Si tratta del fatto che le posizioni su un determinato argomento, diciamo la crisi dei rifugiati, la guerra in Siria, il terremoto, se deve uscire tizio o caio a un talent show o a quell’altro, se era rigore o no, qualunque cosa, non dipendono più tanto da come veramente la pensi, ma da quello che ti fa comodo per polarizzare l’opinione pubblica su un altro tema. </span></p>
<p><b>Lorenzo. </b><span style="font-weight: 400">Assolutamente. E qui si spiega molto di quello che entra in gioco nei complottismi. Anche in questo caso ignorando l’aderenza dei racconti alla realtà fattuale e ragionando sulle proprietà dei nessi causali messi in ruolo si riesce a capire chi polarizza, come e perché.</span></p>
<p><b>Anatole. </b><span style="font-weight: 400">Possiamo quindi aggiungere alle due modalità che abbiamo accertato anche questa terza, che è lo spostamento continuo dell’oggetto del contendere, con risultante distanziamento dai fatti in quanto tali, dei quali in fondo non te ne frega veramente nulla. Cioè, se affonda un altro barcone nel mediterraneo non te ne frega di per sé, perché sei di fronte ad una catastrofe umanitaria e devi in qualche modo trovare una soluzione per farla finire, ma perché ti interessa dire che questo o quell’altro ti sta facendo invadere dagli africani su mandato di una potenza straniera che avrà un suo qualche vantaggio (mai chiaro).</span></p>
<p><b>Lorenzo. </b><span style="font-weight: 400">Proprio così. Per anni mi sono dato pena di discutere sulla Siria, poi ho capito che della Siria a questi discussori non fregava assolutamente niente. Che a questi interessava dire qualcosa su, che ne so, l’antimperialismo o Renzi. </span></p>
<p><b>Anatole. </b><span style="font-weight: 400">Si tratta di una nuova versione del mondo fatto a nostra immagine e somiglianza, in maniera anche più stupida e vana che in passato. Cioè, non usiamo categorie nostre per descrivere cose che non capiamo, come i culturalismi ci hanno abituato a pensare. Parrebbe che adesso, pur avendo eventualmente gli strumenti per capire, non lo facciamo di proposito, perché un mondo disegnato in maniera intenzionalmente proiettiva serve a costruire opinioni su altri temi. Oppure, peggio ancora, relativizziamo qualunque cosa, perché la dobbiamo ricondurre alla dinamica della canizza paesana.</span></p>
<p><b>Lorenzo.</b><span style="font-weight: 400"> Usando le nostre categorie: è evidente che una visione complottistica che metta insieme da una parte Soros, Renzi, la Clinton, il compagno del liceo che su facebook scrive cose sarcastiche e il saccente barista, dall’altra Murdoch, Grillo, Trump, il tassinaro e lo zio picchiatello è più rapido, semplice e comunicabile che non provare a capire fatti complicatissimi come quelli che attraversano la contemporaneità, che determinano assetti apparentemente improbabili, geometrie variabili di accordi e disaccordi di un sistema polimorfico, difficile da ridurre a questi contro quegli altri.</span></p>
<p><b>Anatole</b><span style="font-weight: 400">. Di sicuro se vuoi catalizzare l’attenzione, secondo il modello Povia o Marco Carta, di cui abbiamo parlato nelle puntate precedenti, piuttosto che discettare dei precari equilibri tra le tribù sunnite in Iraq, o ragionare sulle problematiche che emergono dal rapporto ISTAT, fai prima a tirare fuori il complotto della matita copiativa appena uscito dalla cabina referendaria, come Piero Pelù, un altro cantante in via di santonizzazzione:</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-66138 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/peloo-300x154.png" alt="peloo" width="668" height="343" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/peloo-300x154.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/peloo-768x395.png 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/peloo.png 990w" sizes="(max-width: 668px) 100vw, 668px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400">A seguito di ciò possiamo riportare indizi di un paese intero che, nella domenica del derby, per dire, si ritrova in preda alla psicosi della matita. Un complotto di Alfano che poi dà ordine di scancellare i voti no? In che modo c’entra di mezzo l’hacker russo? L’invasione degli africani? La scia chimica che traccia il cielo sopra al tuo paesello natio?</span></p>
<p><b>Lorenzo. </b><span style="font-weight: 400">Questa è molto istruttiva. La mente complottista è fortemente adattativa, e trova soluzioni (sbagliate) in tempi brevissimi. Mi allungo un po’ però sta cosa mi sembra importante: <a href="http://www.drjuliashaw.com/research.html">nel libro di Shaw</a> sulle false memorie si spiega molto bene il fatto che il pilastro della memoria è di tipo associativo. Ogni memoria, e ogni pensiero che ne deriva, vive in una sua ecologia fatta di altre memorie che vi si associano in forme più o meno stabili e/o corrette. L’esempio che fa è molto semplice: quando dico “poliziotto” penserò a qualcosa che è associato in maniera molto forte al concetto di “legge” e molto poco a quello di “tavolo”. Bene, in una mente complottista queste ecologie sono sostanzialmente sostituite da quella del complotto, che si associa praticamente a ogni cosa, essendo una specie di carattere jolly, molto comodo (ma anche riflesso di un sottile malessere, o forse proprio di una modalità psichiatrica), che si attiva ogni qual volta l’ecologia di quel concetto è assente o scarsa. In altre parole: se dici “Soros” o “ISIS” molti non hanno quasi altro concetto da associare se non “complotto”. La memoria interviene quando ragioni sulle cose ma anche quando hai esperienza di qualcosa. Nel caso peluviano, il cantante stava vivendo l’esperienza di votare e probabilmente si sentiva profondamente a disagio in quella situazione dovendo in qualche modo esprimere “protesta”, cioè rappresentarsi come il Cantante Rock anti-establishment. Niente di più facile, in quelle condizioni, che accendere il neurone del complottone, poiché così attivi l’ecologia protestataria che hai alimentato a modo tuo per una vita intera, dando un senso a quel momento di assoluta solitudine che è l’Esperienza dell’Urna. E poiché davanti all’autore di </span><i><span style="font-weight: 400">Eroi nel Vento</span></i><span style="font-weight: 400"> c’è solo un foglio e una matita, una delle due cose dovrà pur rappresentare un problema. La scelta cade sulla matita. Il tutto poi incontra il </span><i><span style="font-weight: 400">sentiment </span></i><span style="font-weight: 400">di masse infinite di persone che manco la matita avevano pensato ed erano uscite dall’urna con un attacco di panico incipiente, determinato dall’evidente sensazione di non contare un emerito niente e/o aver sbagliato tutto nella vita. Ecco fatto, il complotto espresso. Niente di più probabile, stando a ciò che diciamo.</span></p>
<p><b>Anatole</b><span style="font-weight: 400">. Inteso dall’angolazione ecologica il caso della matita di Pelù diventa comprensibilissimo. Il seggio elettorale è per Pelù un luogo che si collega in automatico ad un complotto: il posto dove si esercita il più sacrosanto momento della democrazia non può che essere associato ai brogli, perché le istituzioni sono corrotte e ti inoculano vaccini autistici testati dai rettiliani sulle scimmie che l’animalismo cerca di proteggere eccetera. Automaticamente la sua interazione con la matita porta con sé un’idea di mondo, è cioè ibridata da un sistema di credenze, fatto caratteristico delle ecologie umane, come dicevamo con una collega estone </span><a href="http://ojs.uniroma1.it/index.php/cogphil/article/view/9602"><span style="font-weight: 400">in un articolo mirato a sviluppare tecniche di apprendimento situato della letteratura</span></a><span style="font-weight: 400">. Quindi la matita sarà scancellabile pefforza, perché ti pare che non ti scancellano il voto per rendere l’esito della consultazione elettorale conforme ai desideri della finanza internazionale? </span></p>
<p><b>Lorenzo</b><span style="font-weight: 400">. Niente di più ovvio.</span></p>
<p><b>Anatole</b><span style="font-weight: 400">. Ma pensiamo a quelli che la leccano: proprio un’altro livello di interazione corporea, altra gestualità, è un tema sul quale dovremmo interpellare minimo Vittorio Gallese, veramente!</span></p>
<p><b>Lorenzo</b><span style="font-weight: 400">. [Cade dalla sedia in preda a convulsioni provocate dal riso]</span></p>
<p><b>Anatole</b><span style="font-weight: 400">. [Continuando però imperterrito a parlare] In realtà, se ci pensi, può essere anche un modo fantastico di drammatizzare situazioni a bassa intensità. Quando vai a votare, dai il documento, ti danno la scheda, voti e te ne vai. Che palle. Cioè, dopo mesi di isteria sui social network vorresti qualcosa di più avventuroso. </span></p>
<p><b>Lorenzo</b><span style="font-weight: 400">. [Da sotto al tavolo, in lieve ripresa] Che almeno il presidente del seggio si riveli essere un Grigio.</span></p>
<p><b>Anatole</b><span style="font-weight: 400">. Sì. O che almeno esploda il cesso della scuola in cui vai a votare. Dunque ti inventi la matita che non scrive, la lecchi, poi denunci l’accaduto, scatti una foto, la pubblichi, tutto il mondo parla di te… che figata. <a href="https://www.nazioneindiana.com/2016/11/26/sticazzi-mecojoni-lo-spoof-del-complottismo-ghost-the-machine/">Da “sticazzi” a “mecojoni!”</a>, senza gran sforzo.</span></p>
<p><b>Lorenzo</b><span style="font-weight: 400">. Ritorniamo lì. Al Graal del “mecojoni!” che dà senso al telefonone. </span></p>
<p><b>Anatole</b><span style="font-weight: 400">. Il cerchio si chiude di nuovo.</span></p>
<p><b>Lorenzo</b><span style="font-weight: 400">. E per ora direi che è tutto.</span></p>
<p><b>Anatole</b><span style="font-weight: 400">. Passo a chiudo quindi.</span></p>
<p><b>Lorenzo</b><span style="font-weight: 400">. Passo e chiudo, sì.</span></p>
]]></content:encoded>
					
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