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	<title>report &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Milano collusa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Nov 2007 14:08:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[camorra]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo Domenica scorsa, 18 novembre, non ho visto la puntata di Report fatta da Bernardo Iovene dedicata a Milano (dal titolo Cara Madunina). Nel giro di pochi giorni, al bar, davanti alla scuola, mentre accompagnavo mia figlia a danza, me ne hanno parlato un po&#8217; tutti e allora l&#8217;ho cercata su internet. Sul [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/11/report_madunnina.jpg" alt="report_madunnina.jpg" /></p>
<p>di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>Domenica scorsa, 18 novembre, non ho visto la puntata di <a href="http://www.report.rai.it">Report</a> fatta da <a href="http://www.report.rai.it/RE_autori/0,11513,90004,00.html">Bernardo Iovene</a> dedicata a Milano (dal titolo <em>Cara Madunina</em>). Nel giro di pochi giorni, al bar, davanti alla scuola, mentre accompagnavo mia figlia a danza, me ne hanno parlato un po&#8217; tutti e allora l&#8217;ho cercata su internet. Sul sito della RAI, fortunatamente, c&#8217;è, sia il video che la trascrizione (vedete <a href="http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%5E1075536,00.html">qui</a>).<br />
In realtà, per il lavoro che faccio, per l&#8217;interesse ossessivo che ho per Milano, tutto quello che è stato detto durante la trasmissione non era per me una novità. Ma ammetto che messi uno dietro l&#8217;altro, i fatti, davano un evidente idea di manipolazione del territorio che inquietava. Di più: faceva rabbrividire.<span id="more-4845"></span><br />
Perché è inutile far finta di non sapere, uno fra i mille esempi, che di tutti i progetti presentati per l&#8217;area ex-fiera ha vinto il più brutto, quello che dava meno verde e servizi alla città, ma che è anche quello voluto da Ligresti (sì. Ligresti. <em>Quel </em>Ligresti. Detto amichevolmente Don Salvatore. Un uomo al quale dovremo dedicare nel futuro prossimo il titolo di <em>ridisegnatore urbano</em>. Un uomo che ha avuto Milano in mano per oltre 30 anni, roba da fare invidia pure a Ludovico il Moro), dove la sua offerta è stata talmente succulenta per le casse comunali, che agli interessi della cittadinanza, presenti e futuri, non ci ha pensato nessuno. Perché è evidente che dare cubature di quella importanza, fino a 6 volte gli standard edilizi, senza neppure una quota di edilizia popolare o convenzionata, si palesa come una smaccata, quasi senza vergogna, operazione speculativa.<br />
E così come sappiamo tutti che la <em>longa manus</em> di Comunione e Liberazione è presente in tutto l&#8217;apparato decisionale (da Carlo Masseroli, attuale assessore allo sviluppo del territorio del Comune di Milano, allo stesso presidente della regione, Roberto Formigoni), che l&#8217;ex sindaco Gabriele Albertini ha chiesto e ottenuto i poteri speciali da Berlusconi per “risolvere” il problema del traffico permettendo in realtà, in deroga al piano regolatore (in questi anni fatto a pezzi, annichilito, deregolato fino allo svuotamento di senso pianificatorio), di attivare qualcosa come 170 cantieri di parcheggi sotterranei &#8211; privati &#8211; su terreni di proprietà comunale &#8211; cioè pubblica -, creando disagi folli alla cittadinanza e non risolvendo affatto il problema del traffico che ora si cerca di tamponare con una tassa che vieti l&#8217;ingresso al centro (lo stesso dove gravano molti di quei assurdi parcheggi che stanno deturpando luoghi storico-artistici come la Darsena o la basilica di Sant&#8217;Ambrogio). Cosa talmente surreale che persino Letizia Moratti non ha voluto tenere per sé tale delega, conscia che tanto, ormai &#8211; che le piacciano o no -, il Comune quei cantieri o li fa aprire o, date le convenzioni unilaterali (ovviamente a vantaggio del privato),  pagherà delle penali, alle imprese private, salatissime.<br />
I cittadini intervistati che abitavano in centro o in zona fiera &#8211; non incazzati proletari di periferia ma tipici elettori di questo governo cittadino &#8211; a vederli sembravano più esagitati attivisti &#8220;nimby&#8221; (<em>not in my back yard</em>) che compassati borghesi meneghini. C&#8217;è da chiedersi, ora che sventolano giustamente la loro indignazione, se se lo ricorderanno alle prossime elezioni dato che è anche grazie a loro che lo stallo politico assomiglia, sempre meno metaforicamente e sempre più in modo imbarazzante, alle polveri inquinanti che non vanno via dall&#8217;atmosfera milanese da fin troppi anni (siamo in <em>pole position</em> fra le città più inquinate d&#8217;Europa, non c&#8217;è male come primato).<br />
Ma quel che è peggio è che se tutto ciò fosse accaduto a Napoli o a Palermo si sarebbero levate voci ben più indignate, a partire proprio dal produttivo, antipolitico, Nord-Ovest: si sarebbe parlato di connivenza, collusione, terzo livello. Non si sarebbero negate, in articoli piccati, le parole “Mafia” o “Camorra”. Ma a Milano, che sa come si aggirano le leggi o (<em>Berlusconi docet</em>) come si promulgano <em>ad acta</em> per evitare intromissioni di giudici fin troppo zelanti, più semplicemente tutto ciò si chiama “imprenditoria”. Le parole pesano, chi lo scrive lo sa. Sa come ci vuole poco a far sembrare dolce anche la più amara, e velenosa, delle pillole.</p>
<p>[<em>pubblicato in forma più breve oggi su</em> Epolis Milano.]</p>
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		<title>&#8220;L&#8217;Altro Terrorismo&#8221; di Report</title>
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		<dc:creator><![CDATA[tiziano scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2003 13:18:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Barnard]]></category>
		<category><![CDATA[report]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[di Paolo Barnard Mi è stata inoltrata questa lettera di uno degli autori della trasmissione televisiva Report. Come vedrete, non si tratta di un messaggio inviato direttamente a nazioneindiana: risponde alle e-mail ricevute dai telespettatori dopo la messa in onda di una trasmissione sul terrorismo internazionale. Non ho visto la puntata di cui parla (non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Paolo Barnard</strong></p>
<p><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/top_r1_c1[1].gif" alt="top_r1_c1[1].gif" align="left" border="0" height="65" hspace="4" vspace="2" width="351" /></p>
<p><em>Mi è stata inoltrata questa lettera di uno degli autori della trasmissione televisiva <strong>Report</strong>. Come vedrete, non si tratta di un messaggio inviato direttamente a nazioneindiana: risponde alle e-mail ricevute dai telespettatori dopo la messa in onda di una trasmissione sul terrorismo internazionale. Non ho visto la puntata di cui parla (non possiedo il televisore), ma mi sembra molto interessante. (T. S.)</em></p>
<p>Cari Amici,<br />
sono <strong>Paolo Barnard</strong>, coautore della puntata di <strong>Report</strong> “L’Altro Terrorismo” del 23 settembre 2003. Avrei veramente voluto rispondere a tutti individualmente, e ci ho povato, ma la mole incredibile di e-mail ricevute mi obbliga a desistere.<br />
<span id="more-176"></span><br />
Perdonatemi dunque se vi rispondo in gruppo. Cercherò di dare indicazioni per ciascuno dei temi che più frequentemente mi avete posto. Innanzitutto grazie per i complimenti, che ci hanno persino commosso. Essi sono graditissimi perché, contrariamente a quanto si crede, noi lavoriamo nel silenzio e quasi mai abbiamo riscontri di quello che facciamo. Grazie ancora.</p>
<p>Perché ci fanno ancora parlare nell’Italia di oggi? Perché siamo stati in grado di proporre sempre fatti documentati e non opinioni, e dunque non diamo appigli a nessuno per poterci stroncare. Poi credo che la <strong>RAI</strong> abbia bisogno di mantenere una facciata di libertà di qualche tipo, ed ecco che <strong>Report</strong> si presta bene a ciò. Terzo, è vero che viviamo sempre con i bagagli fatti… perché mai sappiamo se ci sarà una prossima serie.</p>
<p>Noi non siamo coraggiosi, cari amici, la realtà è che non abbiamo nulla da perdere. Siamo il sottoscala della <strong>RAI</strong>, mal pagati, nessuno assunto, senza uno straccio di possibilità di far carriera, e allora che almeno ci sia lasciata la possibilità di essere liberi. Non vi immaginate con quali mezzi di fortuna dobbiamo lavorare, varrebbe la pena scriverci un libro.</p>
<p>Forse se un coraggio c’è stato fu iniziale, quando col nostro modo di intendere l’informazione ci precludemmo ogni chance di far carriera (“lei è bravo, Barnard, ma non sa fare corridoio…” mi disse anni fa un direttore di rete). Però la gente di <strong>Report</strong> ha passione per quella che ritiene sia la decenza umana, questo sì. Per quelli che ci hanno scritto che siamo dei “venduti comunisti prezzolati ecc..”, sottolineo che se lo fossimo non saremmo ridotti con le pezze al sedere.</p>
<p>In merito alla mia inchiesta. I documenti riservati sono oggi depositati presso il <strong>National Security Archive</strong> di <strong>Washington</strong>, all’interno della <strong>George Washington University</strong>, e credo li abbiano anche messi sul loro sito. Altri documenti si trovano presso il <strong>Public Record Office</strong> di <strong>Londra</strong>, altri ancora li ho avuti da fonti riservate, sorry. Il testo integrale della puntata si trova sul sito <a href="http://www.report.rai.it">www.report.rai.it</a>, e per ottenere una cassetta andate sul sito e cliccate su <strong>Info</strong> a sinistra. Costa parecchio e sappiate che sono soldi che NON vengono a noi, a scanso di equivoci.</p>
<p>Per tutti quelli che hanno sollevato dubbi sull’inchiesta. Pochissimi hanno scritto insulti, e quelli possono solo vergognarsi. Per gli altri: il motivo per cui non abbiamo incluso nella puntata il terrorismo di <strong>Cina</strong>, <strong>Urss</strong>, <strong>Birmania</strong>, <strong>Cuba</strong> ecc.. è semplice:<br />
<strong>primo</strong>, esso è arcinoto, da mezzo secolo tutto l’Occidente ne ha straparlato con dovizia di particolari (l’Impero del Male..) e noi di <strong>Report</strong> avevamo poco da aggiungere. Siamo totalmente d’accordo, quegli stati furono e sono terroristi. Ciò che invece fu detto troppo poco è che noi fummo e siamo come o peggio di loro. Questo andava e andrà detto.<br />
<strong>Secondo</strong>, <strong>Cina</strong>, <strong>Urss</strong>, <strong>Birmania</strong>, <strong>Cuba</strong> ecc.. non si sono mai eretti a gendarmi globali vestiti del manto immacolato dei giusti, e non hanno mai dichiarato una Guerra al Terrore a nome di tutta la civiltà, in altre parole sono stati meno ipocriti di quanto non lo siamo noi oggi. <strong><br />
Terzo</strong>, crediamo che il dovere principale dei giornalisti occidentali sia quello di controllare le fonti del proprio potere politico, innanzi tutto. <strong><br />
Quarto</strong>, le vittime dei gulag, delle carceri di <strong>Castro</strong> o dei terroristi islamici hanno goduto almeno di vari gradi di riconoscimento. I bambini di <strong>Rufina Amaya</strong> o le donne curde torturate a morte non sono neppure memoria, non contano. A <strong>New York</strong> una placca recita: “Agli eroi dell’11 di settembre”. Dove sono le lapidi agli “eroi” del <strong>Salvador</strong>, <strong>Cile</strong>, <strong>Paraguay</strong>, <strong>Colombia</strong>, <strong>Laos</strong>, <strong>Sudafrica</strong>, <strong>Bangladesh</strong>, <strong>Indonesia</strong>? E non sono 3.000, sono decine di milioni.</p>
<p><strong>Report</strong> è a favore della guerra al terrorismo, nessuno di noi vuole trovarsi incenerito da un aereo che ti entra in ufficio. Ma nessuno di noi vuole dormire sul sangue di milioni di poveracci che pagano per il nostro confort. <strong>Report</strong> è dunque a favore di una lotta contro TUTTI i terrorismi e contro TUTTI i terroristi, questo era il senso della puntata.</p>
<p>In generale. Noi non molleremo, ma è importante che non molliate voi. I potenti temono una cosa sola, e non è il giornalismo. Essi temono l’opinione pubblica, ne hanno il terrore. E allora fatevi sentire, basta poco. Una telefonata ai media, una lettera ai politici, oppure divulgare, anche a voce, nelle scuole, negli ipermercati, ai giardini con chi si incontra, sui treni, ovunque. Siete voi che contate. Se <strong>Report</strong> avesse l’audience di <strong>Striscia la Notizia</strong> sarebbe in prima serata tutto l’anno. E chi ha in mano il telecomando? A chi ci ha scritto “Report è la nostra voce”, io rispondo: “E allora alzate la voce, e Report si alzerà con lei”.</p>
<p>Spero solo che “L’Altro Terrorismo” sia servito ad aggiungere quel granello di speranza per un mondo migliore. Che sia servito a ricordare per una volta gli sconfitti e i perdenti, gli eroi dimenticati che nessuno celebra.</p>
<p><strong>Paolo Barnard</strong></p>
<p>P.S: non sono mai stato comunista…</p>
<p>___________________________________________________</p>
<p><em>Per inserire commenti vai a &#8220;Archivi per mese &#8211; ottobre 2003&#8221;</em></p>
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