<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>repressione &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://staging.nazioneindiana.com/tag/repressione/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://staging.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 21 Jun 2016 11:13:33 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.5</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">211417809</site>	<item>
		<title>Perché tout le monde déteste le Parti Socialiste</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/06/21/loi-travail-non-finisce-2/</link>
					<comments>https://staging.nazioneindiana.com/2016/06/21/loi-travail-non-finisce-2/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[jamila mascat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jun 2016 12:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[CGT]]></category>
		<category><![CDATA[Loi Travail]]></category>
		<category><![CDATA[lotta di classe]]></category>
		<category><![CDATA[Parti Socialiste]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[sciopero]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=62834</guid>

					<description><![CDATA[Questo articolo, in versione ridotta, è stato pubblicato ieri sul manifesto. Le foto sono di Jean Segura e Alhil Villalba. Sciopero Sncf del 12 maggio. Manifestazione a Parigi, Montparnasse. di Jamila Mascat Una lotta, per natura, non è un torneo amatoriale che possa concludersi per i contendenti con la soddisfazione di aver partecipato. Ancora meno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Questo articolo, in versione ridotta, è stato pubblicato ieri sul <a href="http://ilmanifesto.info/loi-travail-non-finisce-qui/">manifesto</a>.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Le foto sono di <strong>Jean Segura</strong> e <strong>Alhil Villalba</strong>.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-62846 size-large" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/cheminots_12-mai-1024x684.jpg" alt="cheminots_12 mai" width="600" height="401" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/cheminots_12-mai-1024x684.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/cheminots_12-mai-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/cheminots_12-mai-768x513.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/cheminots_12-mai-120x80.jpg 120w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/cheminots_12-mai.jpg 2048w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: center;" align="JUSTIFY"><em>Sciopero Sncf del 12 maggio. Manifestazione a Parigi, Montparnasse.</em></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">di <strong>Jamila Mascat</strong></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Una lotta, per natura, non è un torneo amatoriale che possa concludersi per i contendenti con la soddisfazione di aver partecipato. Ancora meno nel caso della – tanto entusiasmante quanto estenuante – mobilitazione contro la Loi el Khomri che ha visto da quattro mesi a questa parte centinaia di migliaia di studenti, lavoratori, intermittenti e precari francesi dispiegare una quantità eccezionale di energie fisiche e morali per resistere alle pressioni, e soprattutto alla repressione, del governo Valls.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">L&#8217;ultima grande giornata di sciopero nazionale interprofessionale, indetta dai sindacati tuttora contestatari lo scorso 14 giugno, è stata una sintesi paradigmatica, per quantità e qualità, dell&#8217;onda lunga di questo movimento. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Un milione e 300mila persone in marcia in tutta la Francia secondo gli organizzatori, spezzoni compatti e rumorosi dei lavoratori che in queste settimane hanno riabitutato il paese al gusto un po&#8217; retro della lotta di classe (uno per tutti quello dei portuali di Le Havre, a Parigi, che ha respinto le cariche dei celerini), centinaia di giovani fantasisti in testa alla parata parigina che dribblavano come potevano le granate scagliate dalla polizia, 1500 lacrimogeni lanciati solo nella capitale secondo <i>Libération,</i> centinaia di feriti da percosse e esplosioni (di cui uno molto grave la cui nuca bucata ha fatto tristemente il giro del web) stando alle stime di Streetmedics, le squadre mobili di volontari addetti al primo soccorso dei manifestanti. E ancora cortei non autorizzati e incendiari in serata tra République e Belleville e a fine giornata un bilancio di oltre 70 fermi. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Anche se questo appuntamento non è l&#8217;ultimo – sono già previste due nuove date di sciopero per il 23 e il 28 – la sensazione è che il braccio di ferro contro il governo, visibilmente determinato a non fare marcia indietro, abbia raggiunto una fase di stallo. L&#8217;incontro tra la ministra del lavoro El Khomri e il segretario nazionale della CGT Philippe Martinez, il 17 giugno, non lascia sperare niente di buono, mentre prosegue l&#8217;iter di discussione della legge in senato.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: center;" align="JUSTIFY"><strong>La ronda delle lotte</strong></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: center;" align="JUSTIFY"><img decoding="async" class="wp-image-62857 size-large aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/cheminots-colère-1024x684.jpg" alt="cheminots colère" width="600" height="401" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/cheminots-colère-1024x684.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/cheminots-colère-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/cheminots-colère-768x513.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/cheminots-colère-120x80.jpg 120w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/cheminots-colère.jpg 2048w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: center;" align="JUSTIFY"><em>Sciopero Sncf del 12 maggio. Manifestazione a Parigi, Montparnasse.</em></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: center;" align="JUSTIFY"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-62855 size-large" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/cheminot_berretto-1024x684.jpg" alt="cheminot_berretto" width="600" height="401" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/cheminot_berretto-1024x684.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/cheminot_berretto-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/cheminot_berretto-768x513.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/cheminot_berretto-120x80.jpg 120w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/cheminot_berretto.jpg 2048w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Finora la ginnastica del movimento è stata sufficientemente agile per dare continuità alla staffetta delle lotte. Da marzo gli studenti hanno aperto le danze cominciando a perturbare le piazze, per conto proprio o a fianco dei sindacati ancora in sordina, da aprile la <i>Nuit debout</i> ha occupato la Place de la république sfidando quotidianamente le restrizioni inposte dallo stato di emergenza prolungato fino all&#8217;estate; a maggio è iniziata la ronda degli scioperi, quelli veri, all&#8217;appello di CGT, Force Ouvrière e Solidaires.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Da metà del mese scorso sette raffinerie su otto sono rimaste paralizzate o quasi per circa tre settimane lasciando a secco il 20 per cento delle pompe di benzina. Nei terminal petroliferi di Fos-sur-Mer e Lavéra, nel porto di Marsiglia, gli scioperi hanno impedito il carico e scarico di 25 gassiere. Il porto atlantico di Saint Nazaire, altro snodo fondamentale del traffico energetico, è rimasto chiuso per giorni.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Le centrali nucleari hanno ridotto la produzione di energia, e i conduttori ferrioviari rallentato la circolazione dei treni, rischiando di essere richiamati in servizio su Parigi e dintorni per il debutto degli Europei. E sempre per inaugurare l&#8217;inizio del camapionato, dai primi di giugno i netturbini municipali degli inceneritori e dei depositi di rifiuti di Ivry-sur-Seine e Saint-Ouen hanno incrociato le braccia, costringendo la sindaca della capitale, Anne Hidalgo, a trovare soluzioni di emergenza per rimuovere i cumuli di rifiuti ammassati nella metà degli arrondissments della città. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Eloquenti le reazioni dall&#8217;altra parte della barricata, mentre secondo i sondaggi il 62% dei francesi avrebbe espresso la propria solidarietà al movimento (e i risultati di una consultazione cittadina sulla <i>Loi Travail</i> organizzata dall&#8217;intersindacale, e ancora in corso, verranno consegnati alle prefetture e alla presidenza della Repubblica il 28 giugno). Il gruppo Total ha minacciato di ritirare i propri investimenti dal suolo nazionale (le perdite per la compagnia durante le tre settimane di inattività delle raffinerie sono state stimate a 130 milioni di euro); Pierre Gattaz, il presidente di Confindustria ha dato dei “terroristi” ai dirigenti della Cgt, El Khomri ha accusato duramente i lavoratori di aver “preso in ostaggio” il popolo francese, e Valls ha definito “inaccettabile” il tentativo dei sindacati di “bloccare il paese” e “colpirne gli interessi economici”.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">L&#8217; opposizione ha invocato la requisizione delle raffinerie, come aveva fatto Sarkozy nel 2010 per dare un taglio al movimento contro la riforma delle pensioni (operazione peraltro poi contestata dall&#8217;ILO secondo cui “le motivazioni economiche non possono essere evocate per giustificare le restrizioni del diritto di sciopero”). Il governo, invece, si è contentato di una strategia offensiva di manomissione. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Le intimidazioni verbali (l&#8217;ultima, dopo il 14 giugno, la minaccia di Hollande di vietare alla CGT di manifestare per ragioni di ordine pubblico) non sono state le uniche repliche. Ovunque i lavoratori in sciopero sono stati confrontati sul campo alle pressioni delle direzioni aziendali e agli interventi marziali delle forze dell&#8217;ordine. A Fos-sur-Mer, Lavéra, Donges, Lorient, Brest, Rennes, Douchy-les-mines, la polizia ha evacuato i picchetti che bloccavano da giorni l&#8217;accesso ai depositi petroliferi. E nel deposito SIM di Gonfreville-l&#8217;Orcher in Normandia, il terzo più grande d&#8217;Europa, la prefetta del dipartimento di Seine-Maritime ha autorizzato il ricorso al personale in servizio non qualificato per far ripartire i rifornimenti di kerosene verso gli aeroporti parigini.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: center;" align="JUSTIFY"><strong>Fare scintille</strong></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: center;" align="JUSTIFY"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-62856 size-large" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/nuits-cheminots-1024x684.jpg" alt="nuits cheminots" width="600" height="401" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/nuits-cheminots-1024x684.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/nuits-cheminots-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/nuits-cheminots-768x513.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/nuits-cheminots-120x80.jpg 120w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/nuits-cheminots.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><em>Sciopero Sncf del 12 maggio. Manifestazione a Parigi, Montparnasse.</em></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Fuor di metafora, i lavoratori hanno fatto fuoco e fiamme, e a volte scintille. Davanti alle raffinerie per giorni hanno incendiato i pnemautici per tenere in vita i picchetti. A Valenciennes, il 29 maggio, l&#8217;unione dipartimentale della Cgt, insieme ai collettivi antifascisti locali, ha improvvisato uno spettacolo pirotecnico davanti alla prigione di Sequedin, dove era stato incarcerato preventivamente Antoine, un giovane militante sindacale, accusato di resistenza a pubblico ufficiale durante una manifestazione a Lille, e ora, dopo il processo, condannato insensatamente a 10 mesi di reclusione. Nel settore dell&#8217;energia i dipendenti di Edf e Enedis hanno rilanciato l&#8217;operazione “Robin Hood” già inaugurata nel 2004 all&#8217;epoca della protesta contro le privatizzazioni. Così, hackerando gli impianti elettrici hanno ridotto temporaneamente le tariffe di consumo per centinaia di migliaia di utenti delle banlieue di Parigi. Per divertirsi hanno interrotto la corrente nella residenza di Gattaz a Saint-Raphaël , e nel municipio di Tulle, in Corrèze, feudo elettorale di François Hollande.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">In sostegno ai <i>grévistes</i> le iniziative di solidarietà sono state numerose. La campagna finanziaria lanciata dalla Ctg Info-Com ha raccolto finora oltre 450mila euro. Nei giorni scorsi è iniziata la distribuzione degli assegni di sostegno ai comitati di sciopero che vanno avanti da settimane. Il comitato dei ferrovieri della Gare d&#8217;Austerlitz, uno dei più combattivi su Parigi, mobilitato da circa un mese, ha ricevuto 20mila euro. Molti degli <i>cheminots</i> non sono affiliati a nessuna organizzazione sindacale e non nutrono alcuna simpatia nei confronti della CGT. Come altri militanti della base del sindacato, temono che la direzione finisca per accettare di firmare il decreto che prevede la riforma statutaria della Sncf, una <i>Loi Travail</i> versione ferrovie dello stato. 20 mila euro sono stati incassati anche dal comitato dei netturbini di Ivry-sur-Seine, nell&#8217;ultimo periodo i principali protagonisti delle perturbazioni nella capitale. Le montagne di rifiuti intassate sui marciapiedi parigini, insieme al panico da penuria di carburante nelle stazioni di servizio francesi, hanno efficacemente imposto agli occhi di tutti lo spettacolo del lavoro e dei lavoratori invisibili nella lotta contro il capitale e il suo governo. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Ora è iniziato il conto alla rovescia e le chances di ottenere il ritiro della <i>Loi Travail</i> potrebbero sfumare. Eppure le piazze ancora fumano, e non solo per colpa dei lacrimogeni, e la rabbia generosa e solidale che questa stagione di lotte ha inaugurato sicuramente non andrà in fumo.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: center;" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;"><b>Il n’y a pas de bon gaullisme</b></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: center;" align="JUSTIFY"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-62844 size-large" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/6.invalides-1024x678.jpg" alt="6.invalides" width="600" height="397" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/6.invalides-1024x678.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/6.invalides-300x199.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/6.invalides-768x509.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/6.invalides-120x80.jpg 120w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/6.invalides.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: center;" align="JUSTIFY">Sciopero nazionale, 14 giugno. Dopo il corteo, a Parigi, Esplanade des Invalides.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Ce l&#8217;abbiamo messa tutta”, dice Eric Sellini, della CGT Total, “e in ogni caso non finirà qui”. Qualsiasi cosa decida la confederazione sindacale rispetto alle trattative con il governo, infatti, la mobilitazione contro la Loi el Khomri ha conquistato sul terreno della lotta – per la varietà delle forme sperimentate, dalle più classiche alle più inventive – una serie di risultati destinati a durare. Per primo il battesimo o, a seconda dei casi, il ritorno di una pratica del conflitto che ha scosso dal torpore una generazione militante e ne ha iniziata un&#8217;altra.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Poi la frattura definitivamente consumata tra il Partito socialista e il popolo della gauche che finirà inevitabilmente per ripercuotersi sulle prossime elezioni presidenziali: in quanti contro lo spauracchio del Front National e dell&#8217;estrema destra saranno ancora disposti ad appoggiare la sinistra destra dei socialisti? Non solo <i>tout le monde déteste la police</i>, ma ora, meglio tardi che mai, <i>tout le monde déteste le PS</i>. Infine di fronte all&#8217;offensiva di una repressione sistematica che ha colpito indistintamente tutti (studenti e sindacalisti, giovani e lavoratori di ogni sorta), la lotta di classe è stata costretta a cimentarsi giorno dopo giorno con le ingiustizie della giustizia di classe, mostrando che non c&#8217;è guerra contro la macchina capitalista che possa esimersi dal misurarsi con la violenza dei suoi apparati. Quella violenza, insaziabile, arrogante e volgare, ha fatto irruzione sulla scena senza veli. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">In un intervento presentato nel 1968 al <i>Comité de lutte contre la répression </i>alla Mutualité di Parigi, Sartre diceva che la repressione a volto scoperto non è altro che una manifestazione ufficiale della guerra permanente che il sistema combatte contro i lavoratori. Che si tratti di sfruttamento o manganelli, la matrice è la stessa. Per questo, per la nudità a cui espone il comando, la repressione rappresenta un “momento di verità”. Il testo, poi pubblicato dal <i>Nouvel Observateur,</i> è intitolato « Il n’y a pas de bon gaullisme ». In questo stesso senso la <i>Loi travail</i> ha impartito una lezione che nei mesi a venire tutti saranno costretti a ricordare: non solo che, parafrasando, non può esserci un buon capitalismo, ma anche che non può esistere una sinistra capitalista di governo che si comporti diversamente da come si sta comportando in Francia.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-62847 size-large" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/5.invalides--1024x670.jpg" alt="5.invalides" width="600" height="393" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/5.invalides--1024x670.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/5.invalides--300x196.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/5.invalides--768x503.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/5.invalides--120x80.jpg 120w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/5.invalides-.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: center;" align="JUSTIFY"><em>Sciopero nazionale, 14 giugno. Dopo il corteo, a Parigi, Esplanade des Invalides.</em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://staging.nazioneindiana.com/2016/06/21/loi-travail-non-finisce-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">62834</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Bella Gezi Park</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/06/11/bella-gezi-park/</link>
					<comments>https://staging.nazioneindiana.com/2013/06/11/bella-gezi-park/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 13:44:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[Bella ciao]]></category>
		<category><![CDATA[Gezi park]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Tayyip Erdogan]]></category>
		<category><![CDATA[tolleranza zero]]></category>
		<category><![CDATA[turchia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=45823</guid>

					<description><![CDATA[&#160; &#8220;Sradicheremo gli alberi da Gezi Park, saranno ripiantati in un altro luogo. La questione è chiusa. I manifestanti si ritirino dal parco. Non avremo più tolleranza. Con il pretesto del parco si sta giocando a un gioco più grande.&#8221; (Tayyip Erdogan)]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" title="Gezi park sings Bella Ciao" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/kGXIw3a7tzQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Sradicheremo gli alberi da Gezi Park, saranno ripiantati in un altro luogo. La questione è chiusa. I manifestanti si ritirino dal parco. Non avremo più tolleranza. Con il pretesto del parco si sta giocando a un gioco più grande.&#8221; (Tayyip Erdogan)</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://staging.nazioneindiana.com/2013/06/11/bella-gezi-park/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">45823</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Due letture del decennio sicuritario (Fassin e Matelly Mouhanna)</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/06/12/due-letture-del-decennio-sicuritario-fassin-e-matelly-mouhanna/</link>
					<comments>https://staging.nazioneindiana.com/2012/06/12/due-letture-del-decennio-sicuritario-fassin-e-matelly-mouhanna/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jun 2012 10:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Christian Mouhanna]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Didier Fassin]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<category><![CDATA[Jean-Hugues Matelly]]></category>
		<category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[Rudolph Giuliani]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Simone Morgagni]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=42726</guid>

					<description><![CDATA[Di Andrea Inglese e Simone Morgagni L’ossessione per la sicurezza in Francia non data certo della presidenza Sarkozy e nemmeno della sua zelante attività di ministro degli Interni all’epoca della presidenza Chirac, ma è senz’altro durante il decennio appena trascorso che il paese è diventato un vero e proprio laboratorio “sicuritario”. Sul piano della propaganda [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong>Di <strong>Andrea Inglese</strong> e <strong>Simone Morgagni</strong></p>
<p><em>L’ossessione per la sicurezza in Francia non data certo della presidenza Sarkozy e nemmeno della sua zelante attività di ministro degli Interni all’epoca della presidenza Chirac, ma è senz’altro durante il decennio appena trascorso che il paese è diventato un vero e proprio laboratorio “sicuritario”. Sul piano della propaganda politica, l’enfasi sul tema della sicurezza ha permesso a Sarkozy non solo di strappare voti all’elettorato di estrema destra, ma anche di accentuare il proprio vantaggio sui socialisti. <span id="more-42726"></span>Questi ultimi, infatti, nonostante i ripetuti sforzi per seguire la destra sul suo terreno prediletto, sono rimasti sempre meno convincenti in materia di repressione e xenofobia. Per mantenere però il monopolio politico su un tema così fecondo, Sarkozy si è dovuto spendere in un continuo attivismo sul duplice fronte giuridico e poliziesco. A partire dalla “legge di orientamento e di programmazione per la sicurezza interna” (LOPSI I), da lui sostenuta come ministro degli Interni nell’agosto 2002, il sito <a href="http://owni.fr/">OWNI</a> censiva, nel gennaio 2011, 42 leggi in materia di sicurezza, una ogni due mesi e mezzo. A questa frenesia legislativa, Sarkozy, prendendo a modello Rudolph Giuliani, affiancava un “nuovo management della sicurezza”, costituito da continui e sbandierati controlli della “produttività” in materia di repressione del crimine. </em></p>
<p><em>Ora che il decennio “sicuritario” si chiude con la sconfitta politica di Sarkozy, ci si può chiedere come si siano nel frattempo modificate le pratiche delle forze dell’ordine all’interno della società francese. Da diversi anni, in Francia, le scienze sociali hanno contribuito ad esplorare il funzionamento delle istituzioni di polizia, notoriamente opache a studi indipendenti e analisi critiche. Abbiamo scelto di parlare di due tra i lavori più recenti e significativi, quello di Didier Fassin,</em> La force de l’ordre. Une antropologie de la police des quartiers <em>(Seuil, 2011), studioso di scienze sociali a Princeton e all’EHESS di Parigi, e quello di </em><em>Jean-Hugues Matelly e Christian Mouhanna</em><em>,</em> Police: des chiffres et des doutes. Regard critique sur les statistiques de la délinquance <em>(Editions Michalon, 2007), ufficiale di gendarmeria e sociologo il primo, ricercatore e specialista di questioni di polizia il secondo.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’interesse del libro di Fassin nasce dal fatto che, rispetto a un’ormai ricca letteratura francese sull’argomento, la sua è un’indagine di territorio, realizzata per osservazione diretta secondo i metodi dell’etnografia contemporanea. Questo non impedisce all’autore di utilizzare un’ampia documentazione di carattere statistico né gli preclude di sviluppare un quadro interpretativo ampio. Secondo Fassin, la polizia non può essere considerata come il mero strumento armato della classe dominante. Si tratta di un corpo intermedio tra potere politico e società, di cui va studiata la specifica cultura istituzionale e l’autonomia relativa. Ciò vale anche nel caso della polizia francese che, essendo una polizia di Stato, è gestita in modo centralizzato a livello nazionale e tende a dipendere dagli orientamenti ideologici provenienti dal Ministro degli Interni e dal Presidente della Repubblica.</p>
<p>Fassin ha seguito per 15 mesi (dal maggio 2005 al febbario 2006 e dal febbraio 2007 a giugno 2007) le ronde diurne e notturne della BAC, la Brigata Anti-Criminalità, un corpo speciale in abiti civili creato a metà degli anni Novanta con lo scopo specifico di reprimere la criminalità dei cosiddetti quartieri “sensibili”. La BAC costituisce un osservatorio privilegiato per cogliere gli effetti reali, e non più propagandistici, delle politiche contro l’insicurezza. In primo luogo, la BAC gode, all’interno della polizia, di una notevole autonomia, che favorisce comportamenti spesso illegali e in ogni caso estranei a qualsiasi deontologia istituzionale. I membri della BAC, reclutati tramite domanda volontaria e per cooptazione dei superiori, sono considerati i “duri” del mestiere, ossia impermeabili più di altri a controlli e sanzioni. In secondo luogo, essi intervengono laddove, secondo l’immaginario condiviso, il disordine e il crimine sono di casa: le periferie urbane povere, caratterizzate da una popolazione giovane e d’origine africana, seppure per lo più di nazionalità francese.</p>
<p>Fassin nel corso della sua narrazione mette progressivamente in scena la contraddizione che si situa al cuore del dispositivo sicuritario. Le forze dell’ordine si trovano innanzitutto a risolvere una difficile equazione: in un contesto di strutturale calo della criminalità, devono legittimare, di fronte al potere politico, un aumento di produttività nella repressione: ossia un numero maggiore di arresti e di risoluzione dei reati. Sul terreno concreto della BAC questo si traduce in un quotidiano scenario tragi-comico fatto per lo più di sconsolata inazione, di qualche convulso ma quasi sempre vano intervento a seguito di una segnalazione giustificata, e infine di ripetuti controlli d’identità, alla ricerca di un possibile consumatore d’hashish o di qualche immigrato clandestino da poter arrestare. L’aspetto comico riguarda l’inefficacia di tanto dispiego di uomini e mezzi a fronte di quelli che sono gli obiettivi espliciti delle forze dell’ordine, ossia furti, aggressioni, vandalismi. L’aspetto tragico riguarda, invece, l’obiettivo inconfessabile di tanto protagonismo, che non è quello di prevenire il crimine e mantenere l’ordine pubblico, ma piuttosto quello di rafforzare un <em>ordine sociale</em> strutturalmente ingiusto e discriminatorio. Gli agenti della BAC, ripetendo controlli d’identità e brutali perquisizioni nei confronti di adolescenti che ben conoscono, compiono una pedagogia della mortificazione, nel corso della quale – come scrive Fassin – “l’abitudine dell’umiliazione deve produrre l’habitus dell’umiliato”<strong>(1)</strong>.</p>
<p>Una parte importante del libro di Fassin è dedicata a questa fenomenologia dell’umiliazione, a cui gli uomini della BAC in particolare sottopongono i loro bersagli privilegiati, i giovani dei quartieri popolari d’origine africana. L’abuso poliziesco pubblicamente riconosciuto – dalle torture all’omicidio involontario –, pur producendo ogni anno in Francia un certo numero di vittime, non è che la punta dell’iceberg di una più banale e ordinaria violenza. Quest’ultima non è necessariamente riconducibile alla sua manifestazione fisica e può concretizzarsi come violazione della dignità della persona. Posto che questa violenza risponde a una specifica ma inammissibile funzione – ricordare ai cittadini di second’ordine qual è il loro posto di fronte allo Stato –, essa presenta tuttavia dei costi enormi per la società nel suo insieme. Scrive l’autore: “Inefficaci rispetto agli obiettivi, umilianti per gli abitanti, pericolose per i poliziotti e costose per le finanze pubbliche, queste pratiche hanno potuto svilupparsi in virtù del fatto che non sono state oggetto di una valutazione, come invece dovrebbe accadere per ogni azione pubblica”<strong>(2)</strong>.</p>
<p>Al di là del fumo negli occhi rappresentato dalla “politica delle cifre”, Fassin invita ricercatori, cittadini, forze dell’ordine e classe politica a riflettere su queste contraddizioni fondamentali, che sempre più difficilmente possono lasciar coesistere il mito repubblicano dell’integrazione e della legge uguale per tutti con le violazioni sistematiche dei diritti di una parte della popolazione.</p>
<p><em>Police: des chiffres et des doutes,</em> di Jean-Hugues Matelly e Christian Mouhanna, è un brillante lavoro di sociologia della polizia dall’interesse almeno duplice. Da un lato mostra i limiti della sola riduzione a risultati statistici del lavoro delle forze dell’ordine, individuando i rischi che tale riduzione comporta non solo a livello politico, ma anche per il funzionamento della stessa istituzione poliziesca. Dall’altro, espone il punto di vista critico verso la propria istituzione del comandante Matelly, nella sua doppia veste di gendarme<strong>(3)</strong> e ricercatore associato a un laboratorio del <em>Centro Nazionale della Ricerca Scientifica </em>(CNRS).</p>
<p>Quella che Matelly e Mouhanna sviluppano è una vera e propria critica della ragion statistica che non si limita all’uso che ne fa l’istituzione poliziesca, ma investe anche la pretesa degli organismi politici di monitorare e sviluppare le proprie azioni attraverso una valutazione che presenti i criteri formali dell’obiettività scientifica. Questo lavoro non si limita a criticare il ricorso quasi esclusivo allo strumento apparentemente più neutro offerto dalla scienza contemporanea: la logica statistica o, come più volte sostenuto in pubblico negli ultimi anni, le “cifre indiscutibili”. Una volta messo in dubbio il valore epistemologico assegnato al dato statistico, a essere intaccata è la rappresentazione stessa del fenomeno “crimine”, la cui conoscenza non può essere che parziale e dipendente dalla produzione stessa delle statistiche. La politica delle cifre, imposta con forza alle istituzioni poliziesche francesi dal 2002, sostituisce, infatti, alla statistica come strumento d’analisi e alla valutazione della qualità del servizio offerto ai cittadini una più becera ricerca di un risultato stabilito a priori. Il raggiungimento di quest’ultimo, inoltre, diventa condizione di ottenimento di finanziamenti e premi salariali di produttività nella più tipica logica liberista già applicata ad altri ambiti istituzionali.</p>
<p>Tuttavia, anche prescindendo dal dubbio valore rappresentativo che le statistiche di polizia hanno riguardo al fenomeno della criminalità, e dai molteplici errori, strategie e possibilità di manipolazione dei dati che gli autori identificano, la critica annidata in queste pagine riguarda sopratutto rapporti tra le sfere politica, poliziesca e pubblica. Non solo, infatti, si impedisce che l’azione delle forze dell’ordine sia valutata da un attore indipendente<strong></strong>, ma in una società ad alta complessità giuridica, dove i crimini potenziali sono quasi infiniti, nessuna efficace procedura di classificazione è messa in atto per migliorare il valore delle statistiche ottenute. Sola rimane la politica dell’annuncio, la dichiarazione volta a rassicurare l’opinione pubblica.</p>
<p>La ragion statistica decreta allora di per sé il successo o l’insuccesso governativo, fungendo, a seconda dei casi, da volano o da peso insostenibile per le carriere politiche. Ma, per i membri delle forze dell’ordine, essa può anche diventare causa di perdita di credibilità nella propria gerarchia e nel sistema politico.</p>
<p>Consideriamo, a titolo esemplificativo, l’<em>Affaire Matelly</em>. Più volte ammonito dalla propria gerarchia in seguito alla pubblicazione, nella sua veste di ricercatore, di articoli critici verso la propria istituzione e, al tempo stesso, premiato e apprezzato per la chiarezza delle sue analisi, il comandante Matelly è stato accusato di essere venuto meno all’obbligo di riservatezza cui ogni militare è sottoposto e radiato in seguito alla pubblicazione di un articolo sulla riforma della Gendarmeria da lui cofirmato nel 2008 sul quotidiano online “Rue89”. Dopo forti, ma apparentemente inutili proteste provenienti sia dall’interno della Gendarmeria che dal mondo della ricerca, Matelly è stato reintegrato il 12 gennaio 2011 in seguito a una decisione del Consiglio di Stato che ha considerato la punizione sproporzionata rispetto alle accuse. Cionostante, il mancato esplicito riconoscimento del suo diritto di ricerca l’ha obbligato a sospendere la propria partecipazione alle attività del CNRS, non potendo, per via del proprio statuto, garantire l’indipendenza intellettuale che il ruolo di ricercatore richiede. Emerge così pubblicamente l’attrito esistente tra queste due componenti dello Stato. L’istituzione poliziesca, sottoposta alla forte pressione politica, ha applicato una politica di progressiva chiusura e, non potendo attaccare direttamente i risultati scientifici ottenuti da Matelly, non ha trovato altra via che punirlo ledendone in tal modo i diritti di cittadinanza e di espressione e scaricando in conclusione sul singolo il peso intero dello scontro istituzionale. Tuttavia, se in passato scontri di questo tipo erano più rari e risolti senza clamore, il cambiamento dei rapporti istituzionali e la tensione che li caratterizza a seguito della nuova cultura del risultato sembrano oggi renderli più aspri, più frequenti e, fortunatamente per l’opinione pubblica, potenzialmente più visibili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div><br clear="all" /></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p>1) Didier Fassin, <em>La force de l’ordre. Une anthropologie de la police des quartiers</em>, Seuil, Paris, 2011, p. 145.</p>
</div>
<div>
<p>2) <em>Ibidem</em>, p. 329.</p>
</div>
<div>
<p>3) La Gendarmeria francese, corpo militare controllato dal Ministero dell’Interno, è l’equivalente dei Carabinieri italiani, primariamente dedito al controllo del territorio rurale (quello cittadino essendo attribuito alla Polizia Nazionale).</p>
<p><em>[Questo articolo è apparso sul numero di giugno di &#8220;alfabeta2&#8221;]</em></p>
</div>
<div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://staging.nazioneindiana.com/2012/06/12/due-letture-del-decennio-sicuritario-fassin-e-matelly-mouhanna/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">42726</post-id>	</item>
		<item>
		<title>In morte di Cossiga</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/08/20/in-morte-di-cossiga/</link>
					<comments>https://staging.nazioneindiana.com/2010/08/20/in-morte-di-cossiga/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[marco rovelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 14:31:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Adriana Faranda]]></category>
		<category><![CDATA[aldo moro]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Cossiga]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgiana Masi]]></category>
		<category><![CDATA[Gladio]]></category>
		<category><![CDATA[Ivan Carozzi]]></category>
		<category><![CDATA[legge emergenziali]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[p2]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36456</guid>

					<description><![CDATA[di Ivan Carozzi Me ne vado tra i pellerossa\ o tra i mammutones\ Il fatto è che sono già sottile sottile\ e fatico a pensare, a ricordare\ Con tutte le accuse e gli insulti che si levano in rete\ come frecce\ io mi ci soffio il naso\ che già mi cola di liquidi nerastri\ sulla [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/cossiga.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-thumbnail wp-image-36457" title="cossiga" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/cossiga-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>di <strong>Ivan Carozzi</strong></p>
<div id="_mcePaste">Me ne vado tra i pellerossa\</div>
<div id="_mcePaste">o tra i mammutones\</div>
<div id="_mcePaste">Il fatto è che sono già sottile sottile\</div>
<div id="_mcePaste">e fatico a pensare, a ricordare\</div>
<div id="_mcePaste">Con tutte le accuse e gli insulti che si levano in rete\</div>
<div id="_mcePaste">come frecce\</div>
<div id="_mcePaste">io mi ci soffio il naso\</div>
<div id="_mcePaste">che già mi cola di liquidi nerastri\</div>
<div id="_mcePaste">sulla camicia azzurra stirata di Presidente pensionato\</div>
<div id="_mcePaste">La connessione fra me e voi si fa sempre più lenta e disturbata\</div>
<div id="_mcePaste">fischi, sibili strozzati, un pochettino di rumore bianco\<span id="more-36456"></span></div>
<div id="_mcePaste">riesco a vedere qualche post\</div>
<div id="_mcePaste">su Twitter, su Facebook\</div>
<div id="_mcePaste">qualche commento iroso incazzato\</div>
<div id="_mcePaste">null&#8217;altro\</div>
<div id="_mcePaste">e dei Palestinesi, di quella bomba sul treno -ma dove poi? A Milano? A Bologna? A Peteano?\</div>
<div id="_mcePaste">non rammento più niente\</div>
<div id="_mcePaste">tutto un nevischio elettronico che mi scende bianco sull&#8217;occhiale\</div>
<div id="_mcePaste">Allora me ne torno lassù, in Sardegna, e buonanotte\</div>
<div id="_mcePaste">Sto sull&#8217;auto blu speciale\</div>
<div id="_mcePaste">Guida Attilio\</div>
<div id="_mcePaste">in guanti bianchi, mi pare\</div>
<div id="_mcePaste">Attilio è un gladiatore padovano\</div>
<div id="_mcePaste">forse ordinovista, non saprei\</div>
<div id="_mcePaste">anche qui il ricordo sfuoca e impallidisce\</div>
<div id="_mcePaste">come una lampadina a basso consumo\</div>
<div id="_mcePaste">Vedo il guanto bianco che si aziona\</div>
<div id="_mcePaste">è Attilio che mette un filo d&#8217;autoradio\</div>
<div id="_mcePaste">andiamo lungo un viale d&#8217;aria\</div>
<div id="_mcePaste">buio\</div>
<div id="_mcePaste">tra dolmen, nuraghi e palme nane\</div>
<div id="_mcePaste">un rumore basso e marginale, di aspirapolvere\</div>
<div id="_mcePaste">(dev&#8217;essere che ancora la sento alle mie spalle\</div>
<div id="_mcePaste">che passa e ripassa sul tappeto\</div>
<div id="_mcePaste">oppure no, queste che sento son le mie pantofole di nappa che m&#8217;inseguono, pantofole Moreschi)</div>
<div id="_mcePaste">e distante appare il fuoco estivo di un piromane, nel Supramonte\</div>
<div id="_mcePaste">Ogni minuto la connessione con voi si fa più lenta e disturbata\</div>
<div id="_mcePaste">Il sedile m&#8217;inghiotte\</div>
<div id="_mcePaste">come una vagina di velluto\</div>
<div id="_mcePaste">la voce di mia madre che dice: &#8216;Torna qui, da dove sei venuto&#8217;\</div>
<div id="_mcePaste">Finisce invece che trapasso nel bagagliaio\</div>
<div id="_mcePaste">e lì trovo Moro, Giorgiana e Lo Russo lo studente\</div>
<div id="_mcePaste">Qualcuno picchia sul metallo\</div>
<div id="_mcePaste">sono mille chiavi inglesi: non hai pagato caro, non hai pagato tutto!\</div>
<div id="_mcePaste">andate in culo, penso\</div>
<div id="_mcePaste">Grazie ad Attilio\</div>
<div id="_mcePaste">son già nello spazio più profondo\</div>
<div id="_mcePaste">avvolto in un cielo scuro\</div>
<div id="_mcePaste">come quel carbone dolce\</div>
<div id="_mcePaste">che vidi tinto sull&#8217;occhio amoroso e funestato di Adriana\</div>
<div id="_mcePaste">la Faranda\</div>
<div id="_mcePaste">Pianeta Kappa in vista\</div>
<div id="_mcePaste">Gallura\</div>
<div id="_mcePaste">Barbagia\</div>
<div id="_mcePaste">mio cugino Enrico\</div>
<div id="_mcePaste">Fiammelle rosse e bianche\</div>
<div id="_mcePaste">identiche alle penne di quel copricapo indiano che indossai a Chicago\</div>
<div id="_mcePaste">Avevo un tempo una stanza con dieci computer\</div>
<div id="_mcePaste">avevo un tempo centodieci cellulari\</div>
<div id="_mcePaste">da radioamatore il mio nome era Iofcg\</div>
<div id="_mcePaste">ma qui non c&#8217;è più campo\</div>
<div id="_mcePaste">vento in faccia, ora sto sciolto sulla cresta tricolore\</div>
<div id="_mcePaste">che cucì la prima e la seconda Repubblica\</div>
<div id="_mcePaste">Poi più nulla per un pezzo\</div>
<div id="_mcePaste">Mi veniva facile dire &#8216;Ti voglio bene&#8217;\</div>
<div id="_mcePaste">Ma pure &#8216;Infiltrate e picchiate duro, che ci scappi il morto&#8217;\</div>
<div id="_mcePaste">Depresso, euforico\</div>
<div id="_mcePaste">Sono meno pazzo\</div>
<div id="_mcePaste">ogni secondo un gramo più leggero\</div>
<div id="_mcePaste">E&#8217; d&#8217;estate, il giorno in cui vi lascio: un gelatone o un malloreddu?</div>
<div id="_mcePaste">non ho più gusto nè lingua\</div>
<div id="_mcePaste">anche su questo mi sento incerto e sfarinato.</div>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://staging.nazioneindiana.com/2010/08/20/in-morte-di-cossiga/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>70</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">36456</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Gli anarchici</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/02/24/gli-anarchici/</link>
					<comments>https://staging.nazioneindiana.com/2010/02/24/gli-anarchici/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[marco rovelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 11:01:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[anarchici]]></category>
		<category><![CDATA[marco rovelli]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=30808</guid>

					<description><![CDATA[  di Marco Rovelli Gli anarchici, a Torino, sono un elemento di disturbo. Forte. Un virus inoculato nelle arterie della città, che mostra l&#8217;esistenza di una società non pacificata. L&#8217;accanimento nei loro confronti, perciò, non stupisce. E&#8217; facile immaginare un sospiro di sollievo all&#8217;interno delle stanze della politica – di tutto l&#8217;arco politico, indistintamente. Essi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> <object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/_1PcOsbJbLI&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>di <strong>Marco Rovelli</strong></p>
<p>Gli anarchici, a Torino, sono un elemento di disturbo. Forte. Un virus inoculato nelle arterie della città, che mostra l&#8217;esistenza di una società non pacificata. L&#8217;accanimento nei loro confronti, perciò, non stupisce. E&#8217; facile immaginare un sospiro di sollievo all&#8217;interno delle stanze della politica – di tutto l&#8217;arco politico, indistintamente. Essi rappresentano, e sono, il rimosso che affiora: scomodo, inopportuno. E non gentile. Il rimosso che affiora non è, né puoi mai esserlo, gentile.</p>
<p>Gli atti contestati agli arrestati sono risibili in quanto capi d&#8217;accusa tali da meritargli un soggiorno alle Vallette in isolamento. Non possono leggersi se non come rifiuto di una militanza politica la cui grammatica non è accettata né accettabile. Due degli arrestati – Andrea Ventrella e Fabio Milan – lo scorso anno avevano subito la misura, genealogicamente fascista, della sorveglianza speciale, per la loro “pericolosità sociale”. <span id="more-30808"></span>Una misura che limitava la loro libertà e i loro diritti di cittadinanza (non si può uscire di casa dopo la dieci di sera, non si possono frequentare luoghi affollati&#8230;). Gli atti che determinavano tale pericolosità erano gli stessi che vengono loro addebitati adesso. Ma la Corte d&#8217;appello aveva revocato la sorveglianza speciale in quanto si trattava di fatti inerenti ad una militanza politica, e dunque alla sfera della libertà personale, e non un fatto di incolumità pubblica. Questi stessi materiali, adesso, vengono riletti entro una nuova cornice, quella del reato associativo. Non viene loro addebitato il 270 bis, ché la finalità eversiva era insostenibile anche per gli inquisitori torinesi; allora si ripiega sul reato associativo, come se questi fatti di assoluta modestia fossero letteralmente la concretizzazione di ciò che ha animato l&#8217;associazione, lo scopo ultimo della sua costituzione – e non strumenti di una lotta e militanza antirazzista. Tra questi fatti, 17 contravvenzioni per disturbo alla quiete pubblica, perché battevano sui lampioni in via Brunelleschi per protestare, e 15 accensioni di petardi.</p>
<p>A costruire questo castello di carta, è il complesso politico-giudiziario torinese. A maggio scorso il sindaco Chiamparino (sulla scorta di Fassino peraltro) aveva difeso i respingimenti, invocato una Ellis Island europea e aveva chiesto “confini blindati”. I confini sono esterni ed interni, e a Torino stanno in via Brunelleschi, dov&#8217;è il Cpt (sì lo so, oggi si chiama Cie: io continuo a chiamarlo Cpt, non mi lascio giocare dalle parole). E allora chi attacca quei confini – come gli anarchici fanno da tempo, con la loro lotta solidale con i migranti reclusi &#8211; non può che essere un nemico dello Stato, e come tale va trattato.</p>
<p>Del resto giusto la scorsa settimana uno degli anarchici torinesi era stato pestato dalla polizia nelle cariche a freddo, in un vero e proprio regolamento di conti. Anche se a passarsela peggio era stata l&#8217;ignota signora quaranticinquenne che è stata letteralmente massacrata. E lei, come tutti i cittadini “qualunque”, non si attendeva certo di andare incontro a quella sorte. Per un militante è diverso, sa i rischi a cui si espone. E li accetta, quali che siano.</p>
<p>(pubblicato su il manifesto, 24/02/2010)</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://staging.nazioneindiana.com/2010/02/24/gli-anarchici/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>10</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">30808</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Ai miei amici patrioti che sono stati messi in carcere</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/08/21/ai-miei-amici-patrioti-che-sono-stati-messi-in-carcere/</link>
					<comments>https://staging.nazioneindiana.com/2008/08/21/ai-miei-amici-patrioti-che-sono-stati-messi-in-carcere/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 09:50:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[1968]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo MAria Ripellino]]></category>
		<category><![CDATA[Brežnev]]></category>
		<category><![CDATA[Ceauşescu]]></category>
		<category><![CDATA[Dubček]]></category>
		<category><![CDATA[Hitler]]></category>
		<category><![CDATA[Masaryk]]></category>
		<category><![CDATA[Praga]]></category>
		<category><![CDATA[primavera di praga]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[unione sovietica]]></category>
		<category><![CDATA[Zamjatin]]></category>
		<category><![CDATA[Čapek]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=7446</guid>

					<description><![CDATA[di Angelo Maria Ripellino [ Si pubblica l&#8217;eccezionale testimonianza di Ripellino sull&#8217;invasione della Cecoslovacchia, apparsa nel servizio Dietro il muro di Praga («L&#8217;Espresso», XIV, 35 &#8211; 1° settembre 1968), adesso raccolta nel volume L&#8217;ora di Praga. Scritti sul dissenso e sulla repressione in Cecoslovacchia e nell&#8217;Europa dell&#8217;Est (1963-1973). A cura di Antonio Pane, Le Lettere, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Angelo Maria Ripellino</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/08/primavera-di-praga.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/08/primavera-di-praga.jpg" alt="" title="primavera-di-praga" width="500" height="375" class="alignnone size-full wp-image-7453" /></a></p>
<p><small>[ Si pubblica l&#8217;eccezionale testimonianza di Ripellino sull&#8217;invasione della Cecoslovacchia, apparsa nel servizio <em>Dietro il muro di Praga</em> («L&#8217;Espresso», XIV, 35 &#8211; 1° settembre 1968), adesso raccolta  nel volume <em><a href="http://www.lelettere.it/site/e_Product.asp?IdCategoria=&#038;TS02_ID=1341">L&#8217;ora di Praga. Scritti sul dissenso e sulla repressione in Cecoslovacchia e nell&#8217;Europa dell&#8217;Est (1963-1973).</a></em> A cura di Antonio Pane, Le Lettere, Firenze 2008. ] </small></p>
<p>Sono tornato da Praga con disperazione e con rabbia. Dopo aver vissuto per due mesi le speranze e le apprensioni di un popolo, alla cui cultura ho dedicato gran parte della mia esistenza. Tanto più amaro è il mio ritorno in quanto questo magnifico popolo è stato offeso e schiacciato dall&#8217;esercito di un altro paese, della cui letteratura io sono da lunghi anni testimonio ed amico in scritti e lezioni. È tempo di liberarsi ormai di tutte le illusioni e di tutti gli inganni nei riguardi della Russia. È chiaro che la presente avventura sovietica, coperta del solito leucoplasto ideologico, con le sue brutalità e i suoi colpi di teatro, questo miscuglio asiatico di truculenze e di falsi e di minacce e di beffe e di abbracci e di parolone, si inquadra logicamente nella cornice secolare della storia russa, come se nulla fosse cambiato dalla sanguinaria e crudele epoca di Ivan il Terribile e come se i cecoslovacchi fossero i tartari della città di Kazan&#8217;, da lui conquistata.<br />
Del resto sia pure così: Kazan&#8217;, dicono le cronache del Cinquecento, era una marmitta dentro cui il popolo ribolliva come acqua.<span id="more-7446"></span><br />
Ho trascorso dunque questi due mesi nel Castello degli Scrittori vicino Praga, in continuo contatto coi redattori di <em>Literární Listy</em>, e devo dire che, nonostante l&#8217;ottimismo di alcuni corrispondenti occidentali, le brevi schiarite non hanno mai dissipato dagli animi cecoslovacchi la pesante inquietudine, specie dopo il prolisso ed ambiguo documento di Bratislava. Un orecchio attento coglieva nel tono vagamente rassicurante dei discorsi di Svoboda, Dubček, Smrkovský reticenze e circonlocuzioni pervase di angoscia. Ci si aspettava da un giorno all&#8217;altro l&#8217;invasione, e lo scetticismo non si offuscò nemmeno quando fu annunziato dalla stampa che le truppe straniere venute per le manovre se ne erano andate definitivamente. Ci pareva, la notte, riuniti nella sala da pranzo del Castello, di udire un infausto rotolìo di carri armati nel silenzio sulla provinciale che lo costeggia. Specie dopo il 18, quando si sparse la voce che i cosiddetti ‘alleati&#8217; preparavano nuove manovre in territorio cecoslovacco, eravamo certi che una notte ci avrebbe svegliati una nera realtà senza scampo.<br />
E infatti così è avvenuto: nella notte tra il 20 e il 21, appena si seppe che lo straniero avanzava con tutta la sua mostruosa ferraglia e calava dal cielo sull&#8217;aeroporto praghese, gli amici mi convinsero a partire in fretta, prima che fosse troppo tardi, e a dirigermi per strade marginali e poco battute verso il valico di Rozvadov, che porta a Norimberga. Mi dissero: vattene subito, è meglio per tutti noi, potrai meglio aiutarci di fuori che restando qui, in gabbia.<br />
Sembra di fare del pathos, ma il congedo dagli scrittori che erano allora al Castello in subbuglio, pieni di astio per la tracotanza dei falsi ‘alleati'[<em>,</em>] è stato infinitamente triste, e indimenticabile. In soli trent&#8217;anni la seconda occupazione, con lo stesso fragore di carri pesanti e la stessa tecnica che russi e tedeschi si trasmettono in una gara di emulazione, e questa volta in nome di una ‘fratellanza&#8217;, su cui è ormai posta dai cecoslovacchi una croce. Fratelli: ho finito per odiare questa parola. Correndo in macchina tra le fitte spalliere di boschi della Boemia occidentale, ripensavo alle lunghe, estenuanti discussioni al Castello, durante le quali cercavamo di spiegarci l&#8217;insania sovietica; ripensavo agli intellettuali a me cari, che avrebbero ora subìto nuove persecuzioni; ripensavo alla solitudine di questo popolo nel cuore dell&#8217;Europa, spezzata in due da una lacerazione irrimediabile. Mi tornava in mente un passo di Jan Procházka nel libro <em>Politica per ognuno</em>, uscito da poco: «Ci dicono che stiamo turbando i rapporti con l&#8217;Unione Sovietica e le altre nazioni socialiste, come se contraddicesse il socialismo il fatto che non vogliamo esser sudditi di alcun padrone né padroni di alcun suddito, ma libera terra tra popoli uguali in un mondo giusto. Solo reggendoci sulle nostre gambe, diritti e liberi, possiamo esser buoni amici di amici buoni e disinteressati alleati di alleati disinteressati».<br />
Ma a che è servita questa ininterrotta sequela di assicurazioni, di formule cerimoniali, di asserzioni di fede, di ammansimenti? Tutta questa strategia di cautele e di attese e di reiterate profferte di amicizia? Aveva avuto ragione il caricaturista di <em>Literární Listy</em> a raffigurare, in un disegno non pubblicato, Brežnev come un rapace Nembo Kid, che si avventa su Praga. Con la ripresa degli attacchi sui giornali della Santa Alleanza marxista si erano accresciute la diffidenza e l&#8217;inquietudine. Il giorno prima dell&#8217;invasione correvano oscure notizie sui movimenti degli aggressori ai confini e sul fatto che Dubček era stato convocato d&#8217;urgenza da Brežnev e che gli alleati tornavano a esigere che il governo cecoslovacco imbavagliasse la stampa e la televisione, spauracchi dei miopi gerarchi, persuasi che l&#8217;umanità debba essere una torpida accolta di servi. È ricominciata, affermavano gli amici, la politica dello spianatoio e del ferro da stiro che livella tutto, risparmiando magari gli anticomunisti, per dissolvere i comunisti dissidenti.<br />
Ciò nonostante, e con l&#8217;ansia di far presto, mi ero ingegnato di avere un incontro col capo del governo Černík, e questi mi aveva promesso di concedermi un&#8217;intervista per <em>L&#8217;Espresso</em>. E una vaga promessa avevo ottenuto anche dal segretario di Dubček per un colloquio, se Dubček, dopo la partenza di Ceauşescu da Praga, avesse avuto un momento di calma. A Černík il suo consigliere culturale, uno studioso mio amico, aveva trasmesso le quattro domande che qui riporto, come testimonianza di un&#8217;intervista mancata:<br />
1. Ho ascoltato alla tv alcuni suoi discorsi, signor Primo Ministro, e ne ho ammirato la tagliente freddezza e il tono concreto. Eppure molti documenti cecoslovacchi di questi mesi peccano di vuota fraseologia. Non le sembra, signor Primo Ministro, che uno dei principali problemi della nuova società cecoslovacca sia quello di liberarsi dalle vuote frasi roboanti?<br />
2. Gli ultimi avvenimenti hanno rimesso in luce le connessioni europee della Cecoslovacchia. Qual è la sua opinione, signor Primo Ministro, sul problema Cecoslovacchia-Europa?<br />
3. Dallo scorso gennaio il socialismo cecoslovacco sembra riprendere i temi masarykiani dell&#8217;umanità e della tolleranza. Vede lei, signor Primo Ministro, un nesso tra la dottrina di Masaryk e il nuovo corso?<br />
4. Durante la prima Repubblica i rapporti culturali tra Cecoslovacchia e Francia furono più intensi che tra Cecoslovacchia e Italia, soprattutto a causa del fatto che nel nostro paese regnava il fascismo. Pensa, signor Primo Ministro, che la rinnovata Repubblica, nel clima di libertà, cercherà un avvicinamento più stretto con la  Repubblica italiana?<br />
Come sembra ozioso tutto questo dinanzi al precipitare delle circostanze. Del resto tutti sentivamo nell&#8217;aria che le cose stavano precipitando. Tra i ‘misteri&#8217; della città d&#8217;oro c&#8217;è anche questo: che le notizie e gli indizi vi si diffondono magicamente, in un attimo. Si sussurrava che i russi, aizzati da Ulbricht e da Gomułka avrebbero fatto di tutto per ostacolare il congresso straordinario del partito. Ci  si lamentava che Dubček, troppo fiducioso, non curasse di più la sua incolumità personale: quando si recò a Čierna, gli fu chiesto da redattori della tv di farsi proteggere, date le tradizioni sovietiche, ma egli rispose che gli sembrava superfluo, era pronto a tutto. E come lui il popolo, quasi per scaramanzia, voleva evitare ogni misura precauzionale. D&#8217;altronde la coscienza del pericolo non è mai così assoluta, da cancellare del tutto la speranza di salvezza.<br />
Ora lo sdegno verso i russi (gli altri occupanti sono considerati cani al guinzaglio) avrà toccato le stelle. Ma già negli ultimi giorni della mia permanenza in Cecoslovacchia si veniva mutando in sordo astio l&#8217;indignazione del popolo, sospeso nel vuoto dopo il documento di Bratislava ed esposto, come su un calvario, a salve di calunnie e menzogne. E l&#8217;indignazione è macchina di saldezza per questo popolo, un tempo considerato un&#8217;accolta di piccoli uomini birrosi e tranquilli, da Biedermeier, di figurette da racconti di Čapek, e oggi interprete di un dramma eroico che desta lo stupore del mondo e maestro nella tecnica della pazienza e della difesa non violenta. Un popolo che gli aggressori tenteranno di sfaldare, giuocando sui vecchi rancori di famiglia tra cechi e slovacchi, rancori che tuttavia si sono assopiti d&#8217;incanto nell&#8217;ora della minaccia.<br />
Ricordo alcune conversazioni del giorno 20, le ultime. Un amico scrittore paragona il comunismo sovietico a una cipolla: «L&#8217;abbiamo sfogliata per vent&#8217;anni, nonostante il cattivo odore e fingendo che fosse un aroma paradisiaco, nella speranza di giungere un giorno al bulbo, poiché sotto le apparenze negative volevamo toccare la sostanza. E alla fine, con le lacrime agli occhi, ci accorgiamo che anche il bulbo è rozzo e disgustoso». Un romanziere asserisce: «Non tarderanno a lungo, vedrai. Gli ultimi articoli nei loro giornali sono trombe di guerra. Del resto il meccanismo della dittatura totalitaria non ha altra via d&#8217;uscita. Un regime-laboratorio che estingue l&#8217;intelligenza, riducendo l&#8217;uomo a un numero obbediente, come nel romanzo utopistico <em>Noi</em> di Zamjatin, non può consentire che un piccolo popolo, pur restando fedele al socialismo, deragli dai dogmi e dagli schemi di pietra. E, presumendo di essere l&#8217;eletto, manipola la verità a suo piacimento e offende ogni diritto e vuol essere per di più riconosciuto protettore e fratello. Che differenza c&#8217;è tra Brežnev e Hitler? Ti dirò di più: Hitler ha appreso la tecnica da loro, dai sovietici, i quali furono i primi ad aprire i lager e a far professione di intolleranza».<br />
Un poeta mi espone nervosamente una sua forse assurda teoria: «Non mi garba», dice, «questo andirivieni dei capi di paese in paese; questa continua locomozione non promette nulla di buono. Finiranno col prendersi noi e la Jugoslavia e la Romania, giungendo sino ai confini albanesi. Risolveranno tutto in una volta. E sarà la loro fine». Un altro scrittore mi cita un passo profetico d&#8217;un giornalista ceco del secolo scorso, Hubert Gordon Schauer, il quale, chiedendosi che cosa sarebbe avvenuto se l&#8217;impero austriaco si fosse frantumato e se i tedeschi avessero minacciato la Boemia, scrisse nel 1886 le parole seguenti: «Molti dicono che ci salverebbe la Russia. Ma la Russia è davvero uno Stato amico, sono i russi davvero nostri fratelli, disposti a difenderci ad ogni costo? E se invece ci sacrificassero al germanesimo, se ci barattassero con assoluta freddezza in cambio della Galizia o dei Balcani? E se, per un curioso corso della sorte, fossimo loro assegnati e, come fanno ora coi polacchi, ci russificassero o, come coi bulgari, ci privassero dell&#8217;autonomia politica? So che vi sono alcuni, i quali gioiscono a questo pensiero, ma altri che rifuggono dalla russificazione così come dal germanismo, e per i quali il giogo fraterno è altrettanto sgradevole e forse anche più ripugnante di quello straniero. Vi sono uomini i quali, se si presentasse il dilemma: tedeschizzarsi o russificarsi, rifletterebbero con sangue freddo da qual parte verrebbe maggior giovamento culturale&#8230;».<br />
Il problema è certo cambiato e, dopo l&#8217;invasione sovietica, si pone in termini nuovi: né con gli uni né con gli altri. Ecco perché dall&#8217;inizio delle manovre e ancor più negli ultimi giorni i cecoslovacchi, con risoluzioni e dibattiti, insistono sulla totale neutralità del paese. Fatto è che per almeno cento anni il ricordo dei russi (per non parlare dei bulgari e dei polacchi) sarà equivalente a quello dei nazisti, e la stella rossa uguale alla croce uncinata: l&#8217;inconsulta goffaggine dell&#8217;impero sovietico, che si regge sui cingoli e sui cannoni, fingendo di essere eternamente insidiato da eterne controrivoluzioni, ha messo in forse l&#8217;esistenza stessa del comunismo in un paese che poteva diventare il modello di una moderna società comunista. A meno che non si debba concludere che democrazia e comunismo siano inconciliabili.<br />
Ma, in questo duello tra Davide e Golia, la corazzata ottusità dei sovietici si è scontrata con l&#8217;inerme tenacia di un popolo che sa essere saldo e compatto come un muro di piombo, uno dei più caparbi popoli della terra, che non tornerà indietro in nessun caso. C&#8217;è da augurarsi che il Golem sovietico dai piedi ferrati abbia il buon senso di ritirarsi e che non perda del tutto la ragione. Se lo straniero dovesse restare nel territorio cecoslovacco, si troverà come nel deserto: la capacità di sabotaggio e di difesa passiva della nazione cecoslovacca è infinita.<br />
Siamo agli inizi di una nuova resistenza: scioperi, ostentato disprezzo per gli occupanti, caccia spietata ai collaborazionisti, proliferazione di libere trasmittenti. Una resistenza che si vale delle risorse dei tempi dell&#8217;Austria e del periodo del protettorato nazista e si arricchisce di nuovi trucchi e di strabilianti invenzioni, come il colloquio coi carristi stranieri, per insinuare nei loro animi il dubbio, la distruzione di sigle, targhe, numeri e nomi di strade e cartelli, la segnalazione delle auto degli agenti segreti, e riesce talvolta, con una tecnica collaudata nei giorni del nazismo, persino ad avvisare coloro che stanno per essere arrestati. Nella sua <em>Idea di uno Stato austriaco</em> lo storico ceco Palacký (1865) affermò: «Siamo stati prima dell&#8217;Austria, saremo ancora dopo di essa». Potremmo sostituire alla parola ‘Austria&#8217; la parola ‘Unione Sovietica&#8217;.<br />
E tutta la fede nella durata e nella rinascita di questo paese, che non vuol vivere, come diceva Masaryk, «sul conto degli altri, dell&#8217;altrui coscienza», non attenua l&#8217;angoscia per una situazione che, se durasse troppi anni, farebbe della Cecoslovacchia una muta ombra, uno stagno insidioso ma spento, riducendo la sua vita a parvenza di vita, tarpando i suoi impulsi e immiserendo ancor più la sua economia già immiserita da vent&#8217;anni di disastri. Senza pensare ai massacri che deriverebbero da eventuali scoppi di disperata rivolta. Ascoltando ora ogni sera la meravigliosa catena di stazioni cecoslovacche che oppongono la voce della libertà a quella nauseante delle stazioni ‘collaborazioniste&#8217; e ‘piratiche&#8217;, ripenso agli amici[<em>,</em>] alle loro parole: «Tu tornerai in Occidente, ma noi&#8230; chissà che cosa ci aspetta». Vorrei nominarli ad uno ad uno, tutti coloro vicino ai quali ho trascorso i mesi più caldi della loro rivoluzione, giornalisti e scrittori, quelli che già lavorano nel sottosuolo e organizzano la lotta clandestina e quelli che sono stati rapiti con metodi da Gestapo. Vorrei rassicurarli del nostro affetto e della nostra ammirazione, dir loro: voi siete la coscienza del mondo. Ma so che le parole, guaste e caricate da troppi abusi, non valgono più nulla.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://staging.nazioneindiana.com/2008/08/21/ai-miei-amici-patrioti-che-sono-stati-messi-in-carcere/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">7446</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: staging.nazioneindiana.com @ 2026-06-19 15:59:45 by W3 Total Cache
-->