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		<title>Ritratto di Saverio Sivizia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[piero sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2005 15:29:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Arminio]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
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<p>di <strong>Franco Arminio</strong></p>
<p><em>(Venticinque anni fa, il 23 novembre 1980, due scosse di terremoto del settimo grado della scala Richter &#8211; l&#8217;equivalente del massimo livello in quella Mercalli &#8211; rasero al suolo una vasta zona dell&#8217;Appennino meridionale, tra l&#8217;Irpinia e la Basilicata, causando tremila morti e decine di migliaia di feriti: famiglie cancellate, 300mila senzatetto, 700 comuni colpiti, in molti dei quali non una pietra rimase in piedi. I governi che si sono succeduti negli anni hanno stanziato per gli aiuti una cifra pari a 58.200 miliardi di lire. Dal 1980 a oggi, 384 persone sono state arrestate e condannate per reati legati alla ricostruzione del dopo terremoto. Questo racconto di Franco Arminio &#8211; che ritrae un famoso amministratore locale, poi diventato senatore e ministro della Repubblica italiana &#8211; fu inserito da Gianni Celati nell&#8217;antologia </em><em><strong>Narratori delle riserve</strong></em>.<br />
P.S.) <span id="more-1507"></span></p>
<p>Questo è il ritratto di un uomo che si è realizzato sulle nostre rovine.<br />
Dovessimo attenerci alla pratica dell&#8217;eccesso, verrebbe voglia di denigrarlo fino alla sconvenienza, fino a elevare questo testo al rango e alla dignità dello scandalo. Non è nostra intenzione ricondurre la sgomentevole e pestifera politica di <strong>Saverio Sivizia </strong>ad un malcostume cinico e premeditato. Non pensate ad un solitario profittatore della sciagura, ad un sciacallo in scrivania. Piuttosto, siamo di fronte ad uno spirito di second&#8217;ordine, un ruminante della politica, in cui solo la furbizia è ispirazione, regola di vita.<br />
Senza il terremoto, che gli ha indicato la <strong>via dei grandi affari</strong>, sarebbe rimasto un oscuro senatore e il sindaco dei piccoli imbrogli e dei piccoli favori. Tutto quello che è accaduto in questi anni è un mirabile esempio di fruttificazione prolungata della tragedia. Se lucifero si degnasse di beatificare i suoi uomini migliori, Sivizia sarebbe uno di questi. Egli è riuscito a compiere il miracolo di distruggere una comunità facendo straripare in mille punti il <strong>cieco fiume dei contributi statali</strong>. Grazie a misteriose alchimie, riesce ad essere presente in ogni trama della vita locale pur dimorando altrove. Ulteriore impresa è l&#8217;aver reso, senza fare ricorso a purghe ed epurazioni, mugugnanti e indecisi i suoi oppositori, incapaci di esprimere il loro dissenso in maniera ardita e senza veli. Come è potuto accadere che tanti cittadini hanno mancato di mostrarsi refrattari alle scelte di <strong>Sivizia</strong>, disponendosi verso di esse infilati nelle forche dell&#8217;opportunismo o della rassegnazione? Non commetteremo l&#8217;errore di farci un&#8217;opinione a questo riguardo. Ciò che sappiamo è che d&#8217;ora in poi la vita in questo paese dovrà procedere da <strong>un&#8217;identità frantumata</strong>, da una lacerazione prolungata. Noi vorremmo renderci felici anche di questa afflizione. Per il resto, <strong>Sivizia </strong>e i suoi seguaci, faranno ciò che sanno fare.</p>
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