<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>robert wyatt &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://staging.nazioneindiana.com/tag/robert-wyatt/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://staging.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 14 Jul 2010 07:36:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.5</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">211417809</site>	<item>
		<title>New Wave</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/07/13/new-wave/</link>
					<comments>https://staging.nazioneindiana.com/2010/07/13/new-wave/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 06:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Essential Logic]]></category>
		<category><![CDATA[Frigidaire]]></category>
		<category><![CDATA[Killing Joke]]></category>
		<category><![CDATA[mauro baldrati]]></category>
		<category><![CDATA[Passions]]></category>
		<category><![CDATA[Pierfrancesco Pacoda]]></category>
		<category><![CDATA[Pop Group]]></category>
		<category><![CDATA[robert wyatt]]></category>
		<category><![CDATA[Ruts]]></category>
		<category><![CDATA[Soft Machine]]></category>
		<category><![CDATA[Throbbing Gristle]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36050</guid>

					<description><![CDATA[di Mauro Baldrati In redazione a Frigidaire, a Roma, arrivavano molte visite. Una quantità di collaboratori veniva nella palazzina di Monteverde Vecchio, una villetta col cortile interno, un giardino abbastanza trascurato e un piccolo pergolato, per consegnare articoli, disegni, proposte. Talvolta per litigare, durante misteriose riunioni nell’ufficio del direttore. Con Tanino Liberatore, per esempio, che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788889035399/pacoda-pierfrancesco/new-wave-la-scena.html"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-36060" title="new-wave-edizione-originale-280" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/new-wave-edizione-originale-280.jpg" alt="copertina originale New Wave di Pierfrancesco Pacoda" width="280" height="453" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/new-wave-edizione-originale-280.jpg 280w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/new-wave-edizione-originale-280-185x300.jpg 185w" sizes="(max-width: 280px) 100vw, 280px" /></a>di <strong>Mauro Baldrati</strong></p>
<p>In redazione a <em>Frigidaire</em>, a Roma, arrivavano molte visite. Una quantità di collaboratori veniva nella palazzina di Monteverde Vecchio, una villetta col cortile interno, un giardino abbastanza trascurato e un piccolo pergolato, per consegnare articoli, disegni, proposte. Talvolta per litigare, durante misteriose riunioni nell’ufficio del direttore. Con Tanino Liberatore, per esempio, che arrivava da Parigi, non mancavano mai urla, o rumori non meglio identificati. Quando era il turno dei bolognesi si accendeva una luce nella redazione, dove dominava il look cupo autonomia/via dei Volsci, la luce dell’eleganza: Marcello Jori, giovane pittore che utilizzava una interessante commistione tra immagini fotografiche in polaroid e tecnica pittorica, entrava con la sua bellezza aristocratica, i vestiti alla moda (il nero era sempre in voga), i modi affabili, da giovane vincente; Andrea Pazienza, seguito spesso da tipi equivoci, ambigui, spuntati da chissà dove, con giubbotti di pelle extralusso che riempivano di meraviglia il direttore; Massimo Iosa Ghini, che curava servizi/performance d’avanguardia, architetto anche nello stile che usava per aprire e chiudere le porte; Daniele Brolli, il letterato avant-garde anni ’80 multimediale, disegnatore, illustratore, sceneggiatore; Giorgio Carpinteri, che disegnava personaggi duri, cuneiformi, il primo, credo, a utilizzare guanti da lavoro come accessorio d’abbigliamento.<span id="more-36050"></span></p>
<p>Arrivava anche un tipo svelto, un ragazzo leccese bolognese d’adozione che si occupava di musica, soprattutto la new wave inglese, l’ultima generazione del dopo tsunami punk, un network di gruppi politicizzati, eversivi nei contenuti e nello stile, che lui ci portava direttamente da Londra (per la scena newyorkese ci pensava Stefano Tamburini). Il suo nome era Pierfrancesco Pacoda, io lo chiamavo “il ragazzo della Mandarina” perché si presentava con una elegante valigetta Mandarina Duck, dove teneva gli articoli e le foto. Era uno che ti metteva subito a tuo agio, uno disponibile, adattabile, predisposto all’ascolto. Insomma, un tipo <em>cool</em>, il perfetto imprinting del giornalista che ti spinge a parlare, a raccontare, a spiegare. Diventammo subito amici, a pranzo scendevamo a Trastevere nelle vecchie osterie popolari dove i gestori ci trattavano rudemente, come tutti, e ci servivano fettuccine con frascati a buon mercato. Spesso lo ospitavo nell’immenso appartamento che avevo in comodato gratuito a Fontana di Trevi, e la notte facevamo il giro dei locali.</p>
<p>Un giorno notai, nel banco secondario di una libreria, un libro che attirò la mia attenzione: aveva una copertina semplice e stilizzata, un ragazzo con la bocca piegata all’ingiù con un triangolo grafico che partiva dai cateti del bavero della giacca: <a href="http://www.ibs.it/code/9788889035399/pacoda-pierfrancesco/new-wave-la-scena.html">Pierfrancesco Pacoda, <em>New Wave</em></a>, interviste, testi e foto di una serie di gruppi inglesi. Nessun riferimento all’editore, solo che era stato stampato a Londra (oggi sappiamo che fu Marcello Baraghini di Stampa Alternativa a produrlo). Ma guarda un po’, pensai, il ragazzo della Mandarina. Lo comprai, e lo lessi un pomeriggio in redazione. Erano schede-interviste dei gruppi di tendenza, realizzate nel 1979 a Londra nelle loro case, o per strada. Un documento in tempo reale: alcuni di quei gruppi erano in piena attività, e rappresentavano dei punti di riferimento importanti per le avanguardie di mezzo mondo: i Killing Joke, Passions, Ruts, Pop Group, Essential Logic, e Robert Wyatt, il mitico fondatore dei Soft Machine, maestro di stile (e di impegno politico) con le sue fusion di free jazz, afro, funk.</p>
<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788889035399/pacoda-pierfrancesco/new-wave-la-scena.html"><img decoding="async" class="alignright size-full wp-image-36061" title="new-wave-nuova-edizione-2010-280" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/new-wave-nuova-edizione-2010-280.jpg" alt="copertina nuova edizione new Wave di Pierfrancesco Pacoda" width="280" height="420" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/new-wave-nuova-edizione-2010-280.jpg 280w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/new-wave-nuova-edizione-2010-280-200x300.jpg 200w" sizes="(max-width: 280px) 100vw, 280px" /></a>28 anni dopo, oggi che Pacoda è un giornalista professionista, ha co-fondato un’etichetta, la Century Vox, che ha prodotto gruppi di hip hop italiano e ha scritto vari libri per Feltrinelli, Einaudi, Alet, <a href="http://www.ibs.it/code/9788889035399/pacoda-pierfrancesco/new-wave-la-scena.html">quel testo è stato ripubblicato dall’editore NDA</a>, con l’aggiunta di una interessante riproduzione di copertine originali dell’epoca, una prefazione dello stesso Pacoda e una traduzione di alcuni testi. Non è uno studio fatto a posteriori, con implicazioni sociologiche, economiche e politiche del periodo post punk, compreso tra il 1978 e i primi anni Ottanta, come il fondamentale <a href="http://www.ibs.it/code/9788876380457/reynolds-simon/post-punk-1978.html"><em>Post Punk</em></a> di Simon Reynolds. E’ un vero e proprio salto temporale, un documento che arriva direttamente dalla prima linea londinese, quando i gruppi si organizzavano con mezzi propri, sulla scia del <em>do it</em> <em>yourself</em> del movimento punk (a sua volta derivato – benché in apparente contrapposizione &#8211; dal <em>do it!</em> degli anni Sessanta), ragazzini arrabbiati in rivolta contro il thatcherismo, che vivevano e suonavano nei quartieri degradati, con forti tensioni razziali (<em>Armi su Brixton </em>cantavano i Clash, Piccadilly, Notting Hill). E’ l’incontro tra un apprendista giornalista ventenne e suoi coetanei che stavano rivoluzionando la musica giovanile di mezzo mondo, sganciandola dalle logiche di mercato, producendola con mezzi artigianali e distribuendola in proprio, nei canali alternativi (il piccolo negozio di Rough Trade, a Portobello, era il loro centro di distribuzione). Pacoda narra l’incontro con uno dei gruppi più radicali, fautori del cosiddetto <em>industrial sound</em> che con le sue sonorità estreme stava per “sporcare” il ritmo martellante della dance music in arrivo da Chicago e da Detroit: “I Throbbing Gristle abitavano tutti insieme, come la maggior parte dei gruppi di quell’epoca, in una casetta sotto a un ponte in Martello Street, in uno dei quartieri più oscuri e degradati di Londra, vecchi palazzi abbandonati coi muri scrostati. Nella casa mangiavano, dormivano, suonavano, e incidevano. Infatti era anche la sede della loro etichetta, la Industrial Records. Mi ricevettero con l’ospitalità e l’educazione di veri gentlemen inglesi, davanti a una tazza di tè. Io però non la smettevo di guardarmi intorno: i muri della casa, tutti i muri, erano rivestiti di carta da parati, secondo la tradizione inglese, ma una carta tutta speciale: era infatti un unico, enorme collage di immagini pornografiche ultra gore, violente, macabre.”</p>
<p>Incubi sonori, apocalittici, “cattiva coscienza dell’Inghilterra”, autoproduzione: “Nella new wave” scrive Pacoda, “ci sono spezzoni di arte, il dark, il new romantic, il new funk, la moderna culture club della house e della techno, c’è un intero, infinito universo sonoro e sociale che si muove per i territori, invade, travolge le frontiere, contagia ogni nazione.”</p>
<p>Benvenuti quindi negli anni frenetici e furiosi, quando la creatività bruciava i tempi e le vite, e la musica, l’amicizia, la rivolta , la ricerca di una nuovo stile e della libertà espressiva viaggiavano veloci in una Londra incupita dalla reazione thatcheriana, e si diffondevano nel resto del mondo. Leggere questo libro non significa solo studiare, capire, ma esserci. E’ come viaggiare in una macchina letteraria, per uscire da questo tempo, dove il mercato domina con la sua protervia e la sua disperazione, per tornare là dove regnavano “il desiderio di far irrompere sulle scena delle culture e del consumo, l’assoluta libertà, e la consapevolezza tornava, finalmente, nelle mani dei ragazzi.”</p>
<h3 lang="en-GB">We are all prostitutes</h3>
<p>del <strong>Pop Group</strong></p>
<p>Siamo tutti delle prostitute</p>
<p>Ognuno ha il suo prezzo</p>
<p>E anche tu ti abituerai alla menzogna</p>
<p>Aggressione</p>
<p>Competizione</p>
<p>Ambizione. Fascismo consumatore</p>
<p>Il capitalismo è la più disumana tra tutte le religioni</p>
<p>I grandi magazzini sono le nostre nuove cattedrali</p>
<p>Le nostre macchine sono i martiri per la causa</p>
<p>Siamo tutti delle prostitute</p>
<p>I NOSTRI FIGLI SI ERGERANNO CONTRO DI NOI</p>
<p>Perché noi siamo i responsabili</p>
<p>Noi siamo quelli che essi accuseranno</p>
<p>Ci attribuiranno un nome</p>
<p>Noi saremo</p>
<p>IPOCRITI IPOCRITI IPOCRITI</p>
<div class="youtube-embed" data-video_id="Y8klW9trVTQ"><iframe title="throbbing gristle - discipline" width="696" height="522" src="https://www.youtube.com/embed/Y8klW9trVTQ?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>(Throbbing Gristle)</p>
<div class="youtube-embed" data-video_id="5VnwL4-Ghn0"><iframe loading="lazy" title="We are all prostitutes - The pop group" width="696" height="522" src="https://www.youtube.com/embed/5VnwL4-Ghn0?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>(Pop Group We are all prostitutes)</p>
<p>http://www.youtube.com/watch?v=s1oyfG6t2ew</p>
<p>(Killing Joke)</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://staging.nazioneindiana.com/2010/07/13/new-wave/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>23</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">36050</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Cristina Donà, c&#8217;è il mondo oltre il giardino</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/02/26/cristina-dona-ce-il-mondo-oltre-il-giardino/</link>
					<comments>https://staging.nazioneindiana.com/2005/02/26/cristina-dona-ce-il-mondo-oltre-il-giardino/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Feb 2005 12:39:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[annie whitehead]]></category>
		<category><![CDATA[cristina donà]]></category>
		<category><![CDATA[emilia zazza]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[robert wyatt]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=983</guid>

					<description><![CDATA[di Emilia Zazza Quattro stelle. Robert Wyatt nel 1997 espresse così il suo apprezzamento per Tregua (Mescal 1997), album d’esordio di Cristina Donà. Il giornale sul quale il musicista di Canterbury esprimeva il suo parere sulle uscite migliori dell’anno era Mojo: vera bibbia per gli amanti della musica. E il lavoro della Donà iniziò a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <b>Emilia Zazza</b></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" alt="cri.jpg" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/cri.jpg" width="200" height="150" border="0" /haspace=4 vspace=2 align=left/></p>
<p>Quattro stelle. <b>Robert Wyatt </b>nel 1997 espresse così il suo apprezzamento per <b>Tregua (Mescal 1997), </b>album d’esordio di <b>Cristina Donà.</b> Il giornale sul quale il musicista di Canterbury esprimeva il suo parere sulle uscite migliori dell’anno era <b>Mojo:</b> vera bibbia per gli amanti della musica. E il lavoro della Donà iniziò a girare per le radio inglesi complice anche <b>Charlie Gilett</b>, noto critico, conduttore radiofonico della Bbc e produttore. Sono passati sette anni e da qualche mese la Donà è alla conquista del mercato inglese. A dicembre del 2004 è uscito <i>Cristina Donà</i>, versione inglese del fortunato <i>Dove sei tu</i>, prodotto dalla Rykodisc e distribuito in 33 paesi.<br />
<span id="more-983"></span><br />
Per la discografia italiana è un po’ un caso, per la Donà è il coronamento di un percorso. L’abbiamo incontrata per parlare di quello che c’è  stato in mezzo a questi due eventi e di quello che ci sarà. L’occasione è delle migliori, ellittica, quasi: il 1 marzo la cantante lombarda si unirà al gruppo di <b>Soupsongs </b>che sul palco <b>dell’Auditorium Parco della Musica, a Roma</b>, festeggerà i 60; di chi? Di <b>Robert Wyatt</b>, <i>ça va sans dire</i>…<br />
Iniziamo dalla fine.</p>
<p><b>Soupsongs è un progetto che risale al 1991. Nasce per volere di Annie Whitehead, trombonista di Robert Wyatt, per continuare a portare in giro le sue canzoni. Dal progetto live è scaturito anche un disco omonimo. Come è stata coinvolta?</b></p>
<p>La mia prima partecipazione a <i>Soupsongs </i>risale all’agosto del 2004, in un concerto a Roccella Ionica. Ci sono stati più eventi  insieme: <b>Rosalba di Raimondo</b> ha fatto il mio nome ad <b>Annie Whitehead </b>e allo stesso momento anche <b>Robert Wyatt,</b> sapendo che <b>Soupsongs</b> stava arrivando in Italia, ha suggerito ad Annie di coinvolgermi. Il progetto non girava più con la formazione originale: <b>Julie Tippets </b>partecipa solo ai concerti vicino Londra e quindi erano in cerca di altre voci femminili, così sono stata coinvolta io insieme a <b>Sarah Jane Morris.</b></p>
<p><b>Cosa canterà?</b></p>
<p>Annie Whitehead è una persona molto aperta, mi ha fatto scegliere i brani in maniera autonoma ed ha accettato dei suggerimenti. Ho scelto dei pezzi dal <i>Soupsongs </i>originali, altri di Wyatt e Annie ha accettato anche la mia proposta di presentare <i>Goccia</i>. Sarà molto simile all’originale, anche se ci sarà il trombone di Annie al posto della cornetta di Wyatt. In tutto saranno 5 brani.</p>
<p><b>Goccia. Un altro anello nella catena del rapporto con Wyatt. Prima vera collaborazione tra i due.<br />
Come andò? </b></p>
<p>Mi sono messa in contatto con lui mentre stavo lavorando al nuovo disco (<i>Nido</i> n.d.r), gli ho inviato alcuni pezzi e lui ha scelto <i>Goccia</i>. Il suo intervento sulla melodia di quella canzone mi ha illuminato. <i>Goccia</i> ha degli accordi molto semplici e lui mi ha mostrato come sia possibile costruire una melodia articolata anche solo su due o tre note. Non c’è alcun bisogno di accordi complicati per avere una melodia strutturata. Da cantante lavoravo di più sul testo, mentre da quel momento in poi ho sempre cercato di partire dalla melodia anche se è più difficile.</p>
<p><b>Il rapporto con Wyatt e la sua musica era già così forte prima che vi conosceste o è cresciuto insieme al vostro rapporto personale e musicale?</b></p>
<p>Prima del nostro incontro la mia conoscenza di Robert e della sua musica non era così profonda. Amavo molto <i>Seasong </i>(dall’album <b>Rock Bottom </b>n.d.r.) e la prima volta che l’ho ascoltata ho sperato di riuscire a farne una cover. Cosa che ora mi è concessa grazie a <b>Soupsongs! </b>Ma in realtà il mio primo approccio con lui è stato da persona “normale” non da fan scatenata. Questo ha messo a proprio agio entrambi e mi ha permesso di entrare in rapporto con lui. Conoscerlo mi ha fatto venire voglia di ascoltare di più il suo lavoro. E’ insolito, molto spesso capita il contrario: se ci si avvicina troppo ai nostri idoli si corre il rischio di vanificare tutto “il loro lavoro”. Ma non è accaduto in questo caso.</p>
<p><b>Goccia è anche l’unica canzone, della versione per la Gran Bretagna e l’Irlanda dell’album Cristina Donà che non è stata tradotta.<br />
Anche in questo c’è stato lo zampino di Wyatt, vero?</b></p>
<p>Nel settembre del 2003 Robert era in Italia per produrre <i>Cockooland,</i> stavo già lavorando a <i>Cristina Donà </i>e gli ho proposto di curare la traduzione di <i>Goccia </i>e lui, che è un appassionato di lingue latine, mi ha detto: “Perché? E’ così bella così!”. E io non ho voluto insistere!</p>
<p><b>E’ l’unico testo rimasto in italiano?</b></p>
<p>No, abbiamo curato delle edizioni diverse dell’album. Nell’edizioni fuori dalla Gran Bretagna ed Irlanda <i>L’uomo che non parla </i>ed <i>Il mondo </i>sono rimaste in Italiano. Il mio sogno è di girare per l’Oktoberfest e sentire le persone cantare <i>L’uomo che non parla </i>in italiano. L’uomo che non parla è molto una canzone da Oktoberfest!</p>
<p><b>Chi ha curato la traduzione dei testi?</b></p>
<p>I testi sono stati tradotti principalmente da <b>Davey Ray Moor </b>il mio produttore (nonché anima dei <b>Cousteau</b>) , con il mio aiuto, ovviamente, ma era un lavoro da madrelingua. Nel mio giardino (<i>Yesterday’s film</i> il titolo inglese n.d.r.), ad esempio, è totalmente differente nella versione inglese: non riuscivamo a dare l’idea del giardino che c’è nel testo italiano, e quindi su consiglio di Davey gli abbiamo dato un significato più sexy. Mi piace molto la sonorità inglese e mi piace cantarla, ma questo testo, ad esempio, non corrisponde a quello che avrei voluto dire. <i>Dove sei tu (Wherever finds you), </i>invece, in alcune parti è molto più bella nella versione inglese. Mentre <i>Thriatlon</i> (con la partecipazione di <b>Samuel e Max Casacci dei Subsonica</b>, anche nella versione inglese, n.d.r.) è rimasta uguale in entrambe le versioni.</p>
<p><b>In generale come è stato accolto l’album?</b></p>
<p>Ci sono state reazioni molto positive in Germania ed in Olanda. Con l’Inghilterra ho un rapporto molto strano. I miei brani, anche prima di questo album, sono sempre stati trasmessi dalle radio, in italiano, quindi c’è attenzione al mio lavoro, anche se il loro atteggiamento è più distaccato. Un po’ di pregiudizi ci sono, sinceramente speravo che la recensione di <b>Mojo</b> bastasse come garanzia! Ma l’album è solo all’inizio: è stato presentato in dicembre. Aspetto che le cose maturino lentamente. In fondo mi ci sono voluti 3 anni in Italia solo per farmi notare!</p>
<p><b>Che esperienza è stata ricantare le canzoni in inglese e che differenza c’è nel live?</b></p>
<p>Da una parte è stato più divertente: avevo molta più familiarità con le musiche che sono rimaste invariate  e quindi mi sono potuta più concentrare sull’interpretazione. Come cantante nel passato ho cantato molte cover in inglese, e continuo a farlo, oppure in <i>Dove sei tu </i>c’è <i>Give it back </i>che è nata in inglese; in questo caso invece, per la prima volta, mi sono trovata ad interpretare una canzone su una mia melodia. Anche se in generale è la pronuncia nei live, soprattutto, la cosa che più mi preoccupa.</p>
<p><b>Sta già pensando a nuovi progetti?</b></p>
<p>Io non smetto mai di scrivere, anche se questo è il momento in cui riprendo in mano gli appunti per lavorarci su con più cognizione. Sento l’esigenza di staccarmi da questo disco. In fondo sono due anni che canto le canzoni di <i>Dove sei tu,</i> ma solo ora sto dedicandomi seriamente al materiale nuovo. Devo dire che dicembre è andato via senza che toccassi una canzone, per via della promozione di <i>Cristina Donà</i>. L’intenzione è quella di scrivere magari a quattro mani, o di reinterpretare le canzoni in inglese come in questo caso. Un po’, come dicevo, per il mio passato di interprete, e un po’ perché è bello avere la possibilità di allargare il mercato sia per le vendite sia per un pubblico più vasto che esiste. Anche se è chiaro che il mio sogno è quello di girare il mondo cantando le mie canzoni in italiano.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://staging.nazioneindiana.com/2005/02/26/cristina-dona-ce-il-mondo-oltre-il-giardino/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">983</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: staging.nazioneindiana.com @ 2026-06-19 17:33:57 by W3 Total Cache
-->