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	<title>ruby &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Berlusconi: chi di massa ferisce di massa perisce</title>
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		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 15:30:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione politica]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Cosenza]]></category>
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		<category><![CDATA[Patrizia D'Addario]]></category>
		<category><![CDATA[ruby]]></category>
		<category><![CDATA[scandali sessuali]]></category>
		<category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giovanna Cosenza da DIS.AMB.IGUANDO Ieri – l&#8217;abbiamo visto – i media puntavano su una intercettazione inutile come notizia (non c&#8217;era nulla di nuovo), ma utile a vendere di più. Oggi invece, vivaddio, le prime pagine sono più interessanti: puntano sui numeri, sulla quantità. «Centomila intercettazioni» (Corriere, Repubblica), «Trenta ragazze per il premier» (La Stampa), [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="center">di <a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2011/09/16/berlusconi-chi-di-massa-ferisce-di-massa-perisce/" title="Berlusconi: chi di massa ferisce di massa perisce" target="_blank"><big><strong>Giovanna Cosenza</strong> da <strong>DIS.AMB.IGUANDO</strong></big></a></p>
<p style="text-align:justify;">Ieri – l&#8217;abbiamo visto – i media puntavano su una <a title="Il business delle intercettazioni" href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2011/09/15/il-business-delle-intercettazioni/" target="_blank"><strong>intercettazione inutile</strong></a> come notizia (non c&#8217;era nulla di nuovo), ma <strong>utile</strong> a vendere di più.<br />
Oggi invece, vivaddio, le prime pagine sono più interessanti: puntano sui numeri, sulla quantità.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://giovannacosenza.files.wordpress.com/2011/09/centomila-intercettazioni1.png"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-20796" title="Centomila intercettazioni" src="http://giovannacosenza.files.wordpress.com/2011/09/centomila-intercettazioni1.png?w=234&#038;h=86" alt="Centomila intercettazioni" width="234" height="86" /></a>  <a href="http://giovannacosenza.files.wordpress.com/2011/09/silvio-arrenditi.png"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-20791" title="Silvio, arrenditi!" src="http://giovannacosenza.files.wordpress.com/2011/09/silvio-arrenditi.png?w=200&#038;h=81" alt="Silvio, arrenditi!" width="200" height="81" /></a></p>
<p><span id="more-40112"></span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>«Centomila intercettazioni»</strong> (Corriere, Repubblica), «<strong>Trenta ragazze</strong> per il premier» (La Stampa), «<strong><em>Tutte</em> le escort</strong>» (Repubblica) mettono Berlusconi <strong>«sotto scacco»</strong> (Il Riformista), lo fanno <strong>«prigioniero»</strong> (L&#8217;Unità), lo mettono sotto assedio, gridandogli: <strong>«Silvio, arrenditi. Sei circondato»</strong> (Libero).</p>
<p style="text-align:justify;">Credo che il sistema dei media italiano, nel suo insieme, abbia finalmente colto il punto:<strong> Berlusconi sta finendo per quantità, non per qualità.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>L&#8217;amore degli italiani per Berlusconi ha resistito</strong> dopo <strong>Noemi</strong> (aprile-maggio 2009) e dopo <strong>Patrizia D&#8217;Addario</strong> (giugno 2009): secondo un sondaggio che <strong><a title="Ipr Marketing" href="http://www.iprmarketing.it/" target="_blank">Ipr Marketing</a></strong> faceva per Repubblica nel giugno 2009 (nel bel mezzo del caso D&#8217;Addario) gli italiani che avevano «molta/abbastanza fiducia» in lui erano ancora il <strong>49%</strong>. All&#8217;epoca sondaggi più favorevoli lo davano addirittura <strong>oltre il 60%</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>L&#8217;amore degli italiani ha preso uno scossone</strong><strong> </strong><strong>dopo Ruby</strong> (ottobre-novembre 2010): sempre per <strong></strong><strong><a title="Ipr Marketing" href="http://www.iprmarketing.it/" target="_blank">Ipr</a></strong>, gli italiani «molto/abbastanza» fiduciosi in lui erano il <strong>35%</strong> nel novembre 2010. Ma è stata più una faccenda di accumulo graduale, che di sconvolgimento per la sola Ruby.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Poi, nel 2011, il calo è stato sempre più rapido,</strong> fino ad arrivare al dato che <strong></strong><strong><a title="Ipr Marketing" href="http://www.iprmarketing.it/" target="_blank">Ipr Marketing</a></strong> ha pubblicato ieri: i «molto/abbastanza» fiduciosi sono ormai solo il <strong>24%</strong>. Ma è stata più l&#8217;incapacità di Berlusconi nel gestire la crisi economica, che il turbamento per la sua vita privata. (Trovi tutti i sondaggi su <strong><a title="Sondaggipoliticoelettorali.it" href="http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/" target="_blank">Sondaggipoliticoelettorali.it</a></strong>.)</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>O meglio: le due cose assieme hanno fatto calare la fiducia degli italiani</strong>, la questione morale da sola non ce l&#8217;avrebbe mai fatta.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Perché è così che funzionano gli italiani:</strong> per uno scandaletto solo non si turbano più di tanto (siamo uomini e donne di mondo, no?). Specie se il protagonista dello scandalo è il leader che più amano da 17 anni. Ma a lungo andare, se gli scandali si ripetono, ma soprattutto, se ci si mette pure la scontentezza per come lavora, be&#8217;, allora sì.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Un po&#8217; come una moglie che sopporta i tradimenti del marito:</strong> devono essere molti, ravvicinati e smaccati, perché lei si stufi e chieda la separazione. Specie se il marito è ricco e lei no. Se poi porta pure a casa meno soldi, allora la pazienza va via prima. L&#8217;immagine è sessista, ma pure l&#8217;Italia lo è. Dunque è adatta.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Vista in termini di comunicazione:</strong> Berlusconi sta vivendo una specie di contrappasso. Lui, che è stato il più abile di tutti, in Italia, a gestire la comunicazione di massa (televisione, stampa, pubblicità), è ora affossato da ciò che più conta nella comunicazione di massa: i numeri, la quantità.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Non uno, non due o tre, ma cento, mille, centomila intercettazioni e scandali</strong> lo elimineranno dalla scena politica.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>La quantità con Berlusconi funziona, ne sono certa. Lentamente, ma funziona.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Preghiera ai naviganti (da «il Fatto Quotidiano»)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[evelina santangelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Feb 2011 14:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Evelina Santangelo]]></category>
		<category><![CDATA[hannah arendt]]></category>
		<category><![CDATA[il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Preghiera ai naviganti]]></category>
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		<category><![CDATA[sabato 29 gennaio 2011]]></category>
		<category><![CDATA[sfruttamento della prostituzione minorile]]></category>
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					<description><![CDATA[Ques&#8217;articolo è uscito sabato 29 gennaio 2011 su «il Fatto Quotidiano». Qui ho solo aggiunto una riflessione della Arendt, che credo ci riguardi molto. Prendetelo come uno dei tanti segni con cui donne e uomini sul web (e non solo) in un unico coro stanno rivendicando il diritto a restituire un&#8217;altra storia, evocando le tante [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Ques&#8217;articolo è uscito sabato 29 gennaio 2011 su «il Fatto Quotidiano».<br />
Qui ho solo aggiunto una riflessione della Arendt, che credo ci riguardi molto.<br />
Prendetelo come uno dei tanti segni con cui donne e uomini sul web (e non solo) in un unico coro stanno  rivendicando  il diritto a restituire un&#8217;altra storia, evocando le tante donne forti di immaginazione, intelligenza e coraggio che hanno contribuito in tutti i tempi, ovunque, a edificare la comune umana civiltà.<br />
</em><em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #800000;">Hannah Arendt: «Il declino delle nazioni comincia con il venir meno della legalità&#8230; Qualsiasi incidente può distruggere i costumi e la moralità una volta privati del loro ancoraggio nella legalità; qualsiasi evento contingente è destinato a minacciare una società non più garantita dai suoi cittadini»</span></em></p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Evelina Santangelo</strong><br />
Da quando è uscita la notizia che il presidente del Consiglio è indagato per prostituzione minorile, i commenti e l’ironia nel web si sono scatenati come non mai. Sarà il tema pruriginoso, sarà che ci siamo a nostro modo assuefatti e quasi affezionati a questo genere di amenità, sarà che tutti si è diventati un po’ così, propensi all’ironia più “grassa” e “crassa”&#8230; Per questo, vorrei fare un appello modesto ai naviganti. Come fosse una preghiera di un navigante ad altri naviganti.<span id="more-37996"></span><br />
Discutiamo, ragioniamo del presente e del futuro degli operai, che andranno comunque in un qualche purgatorio, come chiunque oggi svolga un lavoro soggetto alla precarietà di cui è sostanziato questo nostro tempo. Discutiamo, ragioniamo del diritto allo studio e del dovere di garantire ai giovani il diritto di essere pieni di slancio e desideri e aspirazioni contro “lo stato presente delle cose” inteso come immodificabile e sclerotizzato, che è un&#8217;offesa alla loro giovinezza e a noi, che dovremmo contribuire ad alimentare, nutrire le loro visioni in una sorta di vero patto generazionale (non solo quel patto economico, invocato da tanti). Discutiamo, ragioniamo del diritto-dovere a insegnare. E del dovere istituzionale di riconoscere il ruolo sociale e culturale della classe insegnante in un paese che voglia davvero progettare un futuro possibile. Parliamone perché la gente capisca che è dei loro e dei nostri figli che stiamo parlando, e di quello di cui un giorno anche loro saranno chiamati a rendere conto dai loro stessi figli&#8230;<br />
Discutiamo, ragioniamo dei teatri, delle università, dei musei, degli archivi, delle biblioteche&#8230; agonizzanti per colpe pregresse e per responsabilità odierne di una classe dirigente che sta spolpando l&#8217;ultima carne dalle ossa delle istituzioni culturali (e non solo), mentre chi avrebbe dovuto vegliare e mobilitarsi è stato, almeno finora, a guardare, o meglio, a guardare il proprio naso, magnifico o degno di essere magnificato, il proprio ridicolo naso che non ha saputo annusare nemmeno cosa stava accadendo, cosa stava esso stesso edificando&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Difendiamo con intransigenza e vegliamo sul principio dell&#8217;uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, contro i garbugli e i pretesti con cui lo si vorrebbe aggirare, indipendentemente direi da chi lo voglia aggirare. Così da spuntare la lama di ogni pretesto, anche quello più ingannevole e subdolo dell&#8217;“accanimento”. Esigiamo la laicità su cui è stato fondato questo nostro Stato da cattolici e non-cattolici, da credenti e non-credenti, o diversamente credenti&#8230; in quanto unica vera inalienabile garanzia di uguaglianza in un paese che si voglia dire davvero civile, cioè rispettoso   della libertà di culto e di pensiero. Difendiamo le conquiste della scienza contro Comitati di bioetica che, negando il principio stesso della pluralità delle posizioni morali, vorrebbero allineare la scienza alla visione morale unica e insindacabile di Sacra Romana Chiesa, in tutta la sua potenza, influenza, tracotanza spirituale e temporale. Ma, proprio per questo, in nome di tutto ciò, e anche un po’ della nostra dignità. Denunciamo duramente quel che c&#8217;è da denunciare. Informiamo di tutto quello che serve a capire. Ma non infiliamoci fino al collo in quella melma, per alimentare la nostra curiosità o anche la nostra ironia&#8230; Invece di prendere questo genere di commerci per quel che sono e consegnarli assieme a tutto il resto (compresi i cocci dei principi costituzionali fatti a pezzi) al giudizio della legge e, spero un giorno, anche della storia, in cui, vorrei ricordare, saremo contemplati anche noi con tutti i nostri magnifici nasi. Anche quelli graziosamente arricciati in segno di sdegno.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Mettiamoci la testa e la faccia: Donne del presente I</title>
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		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 09:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[helena janeczek]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[mila spicola]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mila Spicola Migliaia di firme, testimonianze, indignazioni, il tappeto sterminato delle foto cambiate sui profili di facebook, la ritrovata voglia di alzare la testa. A onor del vero va riconosciuto a Ruby e al premier che erano anni che non si sollevava un simile dibattito sulla dignità delle donne. Segno che la misura è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Mila Spicola</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/240807rb5.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-38045" title="240807rb5" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/240807rb5-145x300.jpg" alt="" width="145" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/240807rb5-145x300.jpg 145w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/240807rb5.jpg 155w" sizes="(max-width: 145px) 100vw, 145px" /></a></p>
<p>Migliaia di firme, testimonianze, indignazioni, il tappeto sterminato delle foto cambiate sui profili di facebook, la ritrovata voglia di alzare la testa. A onor del vero va riconosciuto a Ruby e al premier che erano anni che non si sollevava un simile dibattito sulla dignità delle donne. Segno che la misura è colma? Mi sono inorgoglita per tutte le testimonianze, per le prese di posizione e le dichiarazioni ben argomentate di tante donne. Una rivoluzione rosa.</p>
<p>Però&#8230; non tutto torna. Cosa voglio dire? Mi pare che in queste settimane si sia sentito un gran trambusto di pentole, di stoviglie, e meno male, visto il silenzio decennale e imbarazzante delle donne sulle donne, ma nulla di nuovo dal fronte occidentale: quello dei maschi.<span id="more-38044"></span></p>
<p>Il problema è sempre quello ( oggi come qualche anno fa, quando venni crocifissa per le mie parole che, visti gli sviluppi, si sono rivelate profetiche): che in Italia un bel fondoschiena val più di due lauree e che il problema non sono le donne (che allora erano mute) e nemmeno più di tanto Berlusconi, ma gli uomini. Le donne oggi parlano. Ma il silenzio degli uomini sugli uomini non è preoccupante?</p>
<p>Quanti uomini dichiarano che il comportamento del premier ha offeso la loro dignità? Che loro sono diversi? Il sospetto è che un loro appello si esaurirebbe in pochissime firme.</p>
<p>Incrociamo alcuni dati, apparentemente distanti ,come fa la finanza per scovare gli evasori. Dati significativi e drammatici che riportano la discussione dal rosa e dall’indignazione, al nero e alla preoccupazione.. Al di là delle discriminazioni di genere in ogni campo, l’Italia è uno dei primi paesi al mondo per consumo di pornografia e per traffico della prostituzione. Circa il 60% delle prostitute sono ormai straniere, segno che la domanda (più che l’offerta) è enorme e crescente. Non so fino a che punto valga l’assunto “ciascuno è libero di far quel che vuole” perché questi dati rasentano più che il costume la patologia. Esiste una patologia sessuale nella testa della maggior parte degli uomini italiani? Il sospetto non è peregrino.E la diagnosi viene dagli osservatori esteri.</p>
<p>Quando gli amici stranieri ci chiedono “ come potete tollerare tale premier?” lo sanno che l’Italia si è trasformata silenziosamente in una grande casa di tolleranza? O continuiamo a millantarla come “capacità amatoria”? Dignità offesa? Ma stai scherzando? Io sono maschio.</p>
<p>L’orgoglio del pene ormai fa pena e ha l’immagine impietosa del fondoschiena flaccido del premier dato in pasto alla pubblica gogna come vendetta di mille altri fondoschiena, persino di quelli su cui siedono le splendide signorine di cui si è circondato. Doveva accadere prima o poi, dico io. Che gli eccessi del nostro Tiberio comincassero a mangiarselo vivo.</p>
<p>Ma, più in generale, cosa rimane della dignità e dell’integrità della “persona” in Italia?</p>
<p>Il 13 febbraio, giorno previsto per ”la mobilitazione delle donne” ,dovrebbe essere piuttosto “la mobilitazione degli uomini e delle donne che la difendono quell’integrità”.O si apre un baratro se li interroghiamo al riguardo? In cosa consiste oggi la religione laica dei rapporti tra uomo e donna del nostro popolo?</p>
<p>Quali norme morali, come anche dell&#8217;umana reciproca pari considerazione, ci siamo lasciati alle spalle tacciandole sbrigativamente come moraliste? E chi dovrebbe trasmetterle?</p>
<p>La scuola come ascensore sociale e come luogo formativo è stata distrutta e con essa la meritocrazia, la famiglia pure, il senso dello Stato e del dovere anche (triplicati i reati contro la pubblica amministrazione), annullata ogni responsabilità personale (perchè qualcuno a cui dar la colpa lo si trova sempre), la solidarietà sociale..tutto distrutto. E l’impegno comune in prima persona? Persino a sinistra si va avanti per “leader”, a cui delegare tutte le nostre mancate responsabilità in tal senso e i nostri valori&#8230;Figurarsi a destra.</p>
<p>La verità è che il contegno del premier è condannabile nella misura in cui riusciamo a far fronte comune contro un comportamento senza norma che è ormai collettivo e che nella mercificazione dei corpi ha solo il suo aspetto visibile.</p>
<p>Non solo B, ma la maggioranza delle donne e degli uomini agiscono contro se stessi e la propria dignità nel sottovalutare taluni mutamenti del comune senso della vergogna perché sottende l’assenza di altre norme, più importanti e onnicomprensive. Le donne lo stanno riconoscendo. Gli uomini?</p>
<p>Un collega spagnolo mi ha scritto “più che un paese di puttane siete un paese di papponi e puttanieri”. A quanti uomini italiani questa definizione fa indignare veramente come ha fatto indignare me? Quanti , in fondo, si inorgogliscono? Quanti? Quanti sono? Quanta, dell’indignazione contro Berlusconi , non è strumentalizzazione politica? Perché mi pare che i comportamenti sessuali da “addicted” (ebbene sì, altrove è una malattia , quando supera certi limiti, e non un vanto) siano diffusissimi in ambienti di potere e non e trapassano ogni schieramento politico. E’ solo il “reato”, nel caso del premier , a farci indignare? O piuttosto il reato e l’assenza di un’ adeguata e condivisa reazione ad esso si sviluppano in un contesto e in costume sociale completamente mutati negli anni?</p>
<p>Pesano di più i propri privilegi di classe, o di ceto, o di religione, o di ragion economica (quelli che berlusconi promette di mantenere) della propria dignità e di quella che si vuol dare alla propria nazione? Quale nazione?</p>
<p>In una realtà che ha quei numeri riportati sopra non sono più calate dal cielo certe tragedie: la prima causa di morte in Italia per le donne è la violenza. Non ditemi esagerata. Non ditemi: cosa c’entra. Ricordiamoci dei finanzieri per favore: mettiamo in relazione i dati. Quelle morti non nascono da follie individuali, ma da un comportamento sociale CONDIVISO riguardo al tema del rispetto verso la donna: esattamente QUESTO comportamento sociale che vede la persona , la donna in particolare, risolversi nella sua apparenza fisica. Tanto da convincerne le donne stesse: perchè non hanno via di scampo. Tanto da poter affermare che non esiste tragedia peggiore per una donna dell&#8217;essere brutta. E le battute su Rosy Bindi si moltiplicano e fanno ridere gente di destra come di sinistra.</p>
<p>&#8220;Che male c&#8217;è, suvvia, su tutto si può ridere&#8221;. L&#8217;Olocausto nacqua da una battuta. E lo stiamo vivendo l&#8217;Olocausto delle donne in Italia. I numeri delle morti recano il segno di una carneficina. Sempre sottaciuta.</p>
<p>Segno dell’assenza totale di una elementare educazione sentimentale e sessuale che metta al primo piano l&#8217;essere, la persona e non il suo apparire, anzi il suo apparire come oggetto. Che si sovrappone a un’ overdose di stimoli sessuali, considerati normali, che arrivano da ogni parte: pubblicità, televisioni, giornali (guarda caso in maggioranza concentrate nelle mani della stessa persona che ha traghettato l’immaginario collettivo dal drive in al bunga bunga). Il segnale più allarmante è l’aumento delle violenze sessuali tra i ragazzi. Tra l’altro non riconosciute come tali da loro stessi. E’ davvero il baratro: il “che male c’è” di fronte al reato (nel caso d Ruby), di fronte alla violenza (nel caso dei ragazzi).</p>
<p>Da coloro che guidano il Paese “tutti attendono esemplarità, nel pubblico e nel privato.” Il problema sta nel ridefinire il concetto di comportamento esemplare e di condividerlo con tutti.</p>
<p>Perchè il carrozziere che evade tranquillamente le tasse (e che ovviamente ha il suo bel calendario di donne nude appeso in vista..che male c&#8217;è? Tutta grazia di Dio e ritiene il buon Presidente uno che la vita se la sa godere) ha un suo concetto di comportamento esemplare che evidentemente risulta milioni di anni luce da quello di un altro &#8220;esemplare&#8221; servitore dello Stato che paga le tasse e che come senso della vita ha uno sguardo ben più ampio, e magari non si limita a un senso solo, il vedere, ma anche agli altri quattro e magari ci aggiunge pure la testa e i pensieri e la cultura, e, a volte, udite udite, persino il cuore.</p>
<p>A quanti fa comodo questo stato di cose? Le donne stanno parlando, ma a quale parte degli uomini italiani fa più comodo il silenzio? Al bistrattato uomo “medio italiano” che può permettersi di dare un ceffone alla moglie e a lei di accettarlo? Ai mille che usano senza problemi ogni tipo di discriminazione senza paura e ritegno? O a chi tuona contro il comportamento becero del premier salvo poi imporre nomi di donne nelle liste bloccate, non tanto per meriti, quanto per “quote parte” correntizie …di maschio? Il caso delle liste del PD nelle politiche del 2008 è indicativo in tal senso.</p>
<p>Sarà in grado il PD, questo PD, di impedirlo alle prossime?</p>
<p>Quanti uomini in Italia, nei luoghi del potere, delle professioni, degli incarichi cruciali, di fronte a una donna competente che scalpita per entrare , hanno il coraggio o la convinzione di dirle “rimani”? Non perché figlia, moglie o amante e dunque in grado di dar continuità al proprio potere , ma una normale donna con un’ autonoma voglia di affermare il suo valore? Che armi ha quella donna oggi in Italia? Se poi è brutta..peggio mi sento. E quanti altri non dichiarano “si, ma deve essere un minimo carina perché sennò come fai a “portarla” in giro?” persino della propria moglie eventuale? “Portarla in giro”????? Mi è capitato di sentirlo dire a un insospettabile magistrato. Quanti (donne e uomini) di quelli che criticheranno quello che scrivo non sono anche loro &#8220;colpiti dal virus&#8221; senza nemmeno rendersene conto, ammantati dal pregiudizio della propria assoluzione?</p>
<p>E quanti altri si rendono conto che, nel loro essere diversi, non fanno testo, perchè il sistema è un altro? Il sistema si avvicina pericolosamente a quei dati e non a piccole isole felici.</p>
<p>Dunque non ha ceto, colore, cultura, latitudine, ma solo genere, questo disastro. Però ha un nome: si chiama arretratezza culturale e sociale questo predominio dell’apparire a scapito dell’essere che reca con se tutto il resto. Prendiamone atto per migliorare.</p>
<p>La prima via di guarigione è l&#8217;ammettere di essere malati.</p>
<p>Ad ogni modo, mi rifiuto di accettare l’assunto che se non appari non sei. Per Berlusconi poi,per molti, se non appari bella non esisti. Anzi, sei da vituperare, da discriminare, da escludere, da eliminare. Solo per lui?</p>
<p>La bruttezza è diventato l’ ultimo tabù morale in una società fondamentalmente amorale.</p>
<p>Sono riflessioni amare che abbiamo fatto più volte noi donne. Gli uomini mai. Le abbiamo messe tutte in fila prima di svegliarci adesso all’improvviso sommamente indignati? Uomini. Quanti siete?</p>
<p>Ho chiesto a un amico: se una donna di potere ti offrisse 10 mila euro per un rapporto sessuale e poi ti offrisse una carica politica importante tu ci staresti? Ci troveresti qualcosa di male? Risposta: “E me lo chiedi? Ma persino se fossi gay”. Esiste il maschile di zoccola?</p>
<p>Le parole sono importanti, gli aggettivi sono importanti. Mi sa che lessico e sintassi del popolo italiano abbiano bisogno di essere riscritti, come anche l’etica comune. Sarebbe la vera rivoluzione. Un proverbio dice: ogni uomo è ciò che mangia e il clima in cui vive. La rivoluzione forse si sta facendo in cucina, la stanno facendo le donne, ma poi la devono mangiare tutti, fuori, alla luce del sole.</p>
<p><em>In aggiunta alle diverse iniziative che si susseguono in questi giorni, vorremmo proprorrvi delle riflessioni che ci sembrano capaci di una prospettiva di maggiore profondità e durata.  Mila Spicola insegna in una scuola media di periferia a Palermo, ha collaborato con Emma Dante, ed è stata responsabile scuola del Pd nel capoluogo siciliano. Il suo blog si trova <a href="http://laricreazionenonaspetta.blog.unita.it/">qui</a> (h.j)  </em></p>
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		<title>Rubafiori</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 14:23:31 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/fiore-appassito.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-37868" title="fiore-appassito" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/fiore-appassito-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/fiore-appassito-300x300.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/fiore-appassito-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/fiore-appassito.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p>“Sembra la sceneggiatura di un film di Natale, con Christian de Sica che implora di rilasciare Belen spacciandola per la nipote di Chavez”, disse qualche mese fa Carlo Freccero, invitato da Gad Lerner a commentare la telefonata in questura, pietra di inciampo di Berlusconi. Parlava di una trama da neorealismo che, grazie alla trovata del primo attore, vira sulla commedia all’italiana &#8211; “questo genere così mortuario in fondo al suo vitalismo”. La grande fiction diventata storia italiana che si infrange contro la realtà da cui viene superata e fagocitata. E Berlusconi che prima l’ha prodotta, poi ne è stato il protagonista sceso in campo, ora rischierebbe di esserne distrutto come il Dr Frankenstein dalla sua creatura.<span id="more-37867"></span></p>
<p>La realtà che i giornali ci propongono attorno alla vicenda di Ruby è un incalzare di comunicati, interviste, dichiarazioni e articoli che a loro volta sottendono altri tipi di testo come le intercettazioni, i tabulati, i verbali. Ci sono troppe forme di “racconto” e troppo disparate. Troppi filoni, troppi personaggi, troppi luoghi. Il troppo stroppia. E il pubblico non apprezza più questo genere di esagerazioni. Predilige le Isole e le Case: sia quella del Grande Fratello, sia la villette di Cogne e di Avetrana. Unità di tempo, personaggi, luogo. Così Berlusconi continua a fare chiasso sul clamore, consapevole che la sua voce verrà amplificata più delle altre. Ma forse è soprattutto fiducioso che una storia dove entrano dozzine e dozzine di ragazze, tra cui addirittura una ex portaborse pdl, poi corriere della droga per una rete di narcos colombiani in combutta con mafia e camorra, e infine collaboratrice della Procura di Palermo, non convincerà la gente che segue i reality o Bruno Vespa. Tutto l’eccesso verrà scartato come –  il punto è questo &#8211; inverosimile. E poco importa che non significhi sia falso.</p>
<p>Di tutte le forme di narrazione proposte da “Raiset” o da Medusa, nessuna sembra in grado di contenere tutti i materiali raccolti dai giornali. Come si fa, al giorno d’oggi, a rappresentare una realtà che sembra un romanzo d’appendice impazzito? La si smembra, la si riduce, la si uniforma. Da un lato c’è l’opzione del film di Natale, dall’altro quello della ragazza marocchina che finisce sulla cattiva strada: l’opzione “neorealista”, buona per il nostro cinema d’autore, al patto però che non vi compaiano più nipoti di Mubarak o capi di stato ospitati durante i party.</p>
<p>Questa supposta inenarrabilità d’insieme non gioca solo a favore di Berlusconi, ma ci fa cogliere una nostra più profonda inadeguatezza. Perché se fossimo i telespettatori di un altro paese, la vicenda di Karima-Ruby ci suonerebbe oltremodo familiare.</p>
<p><em>Senza tette non c’è paradiso</em> è il nome di una telenovela colombiana che racconta la storia di Catalina, una povera ragazza che si prostituisce per una protesi al seno. Senza tette i narcos non la vogliono e può scordarsi di farsi strada verso la tv o il cinema: l’unico paradiso che riesca a immaginare.</p>
<p>La serie, nata dal romanzo di un giornalista che aveva fatto un’inchiesta sulla prostituzione minorile, ha avuto un tale successo in Colombia da aver ottenuto presto due remake altrettanto popolari: uno prodotto dall’emittente ispanico-statunitense “Telemundo”, l’altro iberico, trasmesso dalla ex-berlusconiana “Telecinco”. Tutti paesi del Centro- e Sudamerica hanno visto le due serie latinoamericane, ma anche Serbia, Romania, Ungheria, Bulgaria, Bosnia e Macedonia.</p>
<p>L’edizione italiana è finalmente approdata su Canale5 il 6 ottobre, ma dopo due puntate è  stata degradata su La5. La tv di Berlusconi sembra aver anticipato giusto di un pelo la realtà di Berlusconi, prima che qualcuno se ne accorgesse. Verrebbe da scomodare dietrologie, se gli indici di ascolto non fossero dati inequivocabili. Sarà stata pure la sfortuna di incappare nella rivelazione live del assassino di Sarah Scazzi, ma dietro al naufragio ci sono anche ragioni intrinseche al prodotto e al suo lancio in Italia.</p>
<p>Prima di tutto il titolo: <em>Le due facce dell’amore!</em> Grande storia d’amore impossibile fra una studentessa di giurisprudenza “che crede fortemente nel valore della legalità” e un boss della periferia romana, fiction per tutta la famiglia. Niente più tette da rifarsi disperatamente, niente prostituzione, almeno non nella presentazione ufficiale.</p>
<p>Questa scelta comunicativa di Canale 5, per quanto sintomatica, è solo l’atto finale di un processo graduale di edulcorazione. Nell’originale colombiano tutto è esplicito. Si vedono i quartieri miseri a fianco delle megaville dei narcos. Questi sono panzoni, vecchi o viscidi e allungano le mani in modi inequivocabili. Persino l’ultima scena in cui Catilina, dopo morte violenta, ammonisce dal paradiso che quella da lei imboccata non è la strada giusta, somiglia più alla morale brechtiana dell’<em>Opera da Tre Soldi</em> che a un finale edificante: un messaggio di cui comprendi che è impraticabile. Nella versione ispanoamericana pensata soprattutto per il Messico tutto è già più ripulito, artificiale, per questo ambivalente. Il mondo dei narcos diventa glam e appare anche un boss bello e desiderabile.</p>
<p>Ma la trasformazione più radicale avviene con il passaggio in Europa. La protagonista della sempre più patinata e inverosimile fiction spagnola, non si vende più per carriera, ma per amore. Ha perso la testa per un poco di buono e per lui è disposta a tutto: storia antica che c’entra poco con il punto di partenza, e che sarà la stessa proposta in Italia.</p>
<p>Se ci fosse stato il coraggio di adattare l’originale colombiano, dai quartieri da Romanzo Criminale saremmo forse arrivati alla periferia di Napoli, ma non a Arcore. In Colombia,  invece, <em>Sin tetas no hay paraiso</em> è stato l’apripista per molte telenovelas seguitissime, rispetto alle quali <em>La Piovra</em> fa ridere come affronto al buon nome dell’Italia. Narrazioni che parlano della corruzione di polizia e politica, creando dei feuilleton sporchi e duri che virano sul tragico.</p>
<p>Esistono paesi più evidentemente disastrati dell’Italia che hanno saputo rinnovare le forme con cui si raccontano, creando rappresentazioni fittizie poco censorie. Se questo è vero per la telenovela, vale anche per la letteratura “alta”. In <em>2666</em>, capolavoro postumo del cileno Roberto Bolaño, vi è una parte centrale dedicata agli omicidi seriali di donne a Santa Teresa, reinvenzione della città messicana di Ciudad Juárez. Fra quelle pagine terribili, calcate sulla cronaca giudiziaria, compare il personaggio di un donna, politico di grande potere, che fa indagare sulla scomparsa di un’amica, titolare di un’agenzia di eventi. Scopre così che quegli “eventi” erano orge. Festini frequentati non solo dai pezzi grossi dei cartelli, ma soprattutto delle istituzioni, inclusi i suoi compagni di partito. Bolaño, che in Messico ha vissuto, è un romanziere iperletterario, lontanissimo da ogni idea di piatto realismo. Eppure ha raffigurato lo stato di un paese e continente, dove tutto, a cominciare dalle donne, è diventato preda o merce disponibile per i potenti.</p>
<p>Non è solo per colpa di Berlusconi e del suo dominio sul nostro immaginario tenuto in un limbo datato agli anni ‘50 rivisitati negli ‘80, che fatichiamo a creare narrazioni in grado di farci orizzontare nel nostro presente. Dovremmo mettere a fuoco un quadro molto più ampio e doloroso. Scoprirci non troppo dissimili a quel ”terzo mondo” che evochiamo con la spensieratezza di uno sfogo: non solo per certe area geografiche o periferiche, ma per dinamiche trasversali sempre più estese e radicate. Forse è questa la morale che potremmo trarre dalla vicenda di Silvio e Ruby. Se la storia di Berlusconi è anche la storia dell’Italia, come dice Freccero, l’uomo che aveva creato “centomila posti di lavoro” e oggi mantiene un indotto di ragazze, riflette come uno specchio di Dorian Gray il declino di un paese che si credeva potenza economica mondiale. Per questo, Ruby Rubacuori è anche l’altra faccia di Fiat Mirafiori. La classe operaia ridotta a cinquemila voti, da sola e fino a ordine contrario, ha dovuto scegliere se permanere o meno in purgatorio, mentre nella Fabbrica Italia che sta ad Arcore sognava il paradiso chi vendeva il proprio plusvalore in carne e ossa &#8211; l’unico disponibile &#8211; a un vecchio imprenditore.</p>
<p><em>pubblicato su &#8220;L&#8217;Unità&#8221;, 19.1.2011</em></p>
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		<title>l&#8217;ultimo Cavaliere</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jan 2011 09:17:42 +0000</pubDate>
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<p>di <strong>Chiara Valerio</strong></p>
<p>Finalmente tutto ha di nuovo, se non un ordine istituzionale, almeno una motivazione superiore, nobile e quasi anacronistica. L’irrespirabile clima da fine dell’impero che aveva avvelenato la nostra politica interna con incredibili eccessi di linguaggio, pensiero, atteggiamenti e moine non era che un cattivo odore persistente. L’impressione, condivisa e agghiacciante, di programmi e proclami politici somiglianti a palinsesti televisivi, di interviste ripetitive quanto monologhi stanchi di un pallido <em>Drive in</em>, di dichiarazioni vagheggianti persecuzioni in toghe rosse, di una vita quotidiana schiacciata, come uno spot pubblicitario, tra continue messinscena di minorenni a ballare nude in cantina davanti a uomini decrepiti, carabinieri che riaccompagnano a casa orde di sedicenti escort, agende istituzionali piene come elenchi del telefono era davvero solo e soltanto una impressione. Ci siamo sbagliati quasi tutti. Perché questo paese non è guidato da un Primo Ministro senile e dissoluto, da un barzellettiere folle, dalla voce di un duo canoro il cui secondo è Apicella, da un portatore di bandana, dal misero architetto che ha trasformato un paradiso caraibico in una Milano tre. Non è così. Ci siamo sbagliati quasi tutti. <span id="more-37836"></span>Da oggi è chiaro perché a Silvio Berlusconi ci siamo rivolti per anni chiamandolo Cavaliere. Berlusconi, da quando ha lasciato la sua Veronica, ha avuto un unico obiettivo riguardo la propria vita privata, un obiettivo persistente come un’ossessione. Impedire ai giornali di cannibalizzare tutte le sue ore non istituzionali. Quelle in cui dismette la carica e ritorna uomo. Silvio Berlusconi ha difeso il suo “legame affettivo stabile” utilizzando tutte le sue armi, che sono poi il suo mestiere. Il Cavaliere ha imbracciato l’antenna e ha assoldato donne giovanissime, buttafuori, accompagnatori maschi e femmine, caratteristi come Emilio Fede e Lele Mora, nel ruolo di se stessi, gli sceneggiatori di Scuola di Polizia e ha allestito un circo nel quale Palazzo Grazioli sembrasse un bordello di New Orleans senza Louis Malle e Villa Certosa una piccola Salò senza Pasolini. Ha comprato un letto enorme che fosse una sorpresa, preziosa ma possibile, come il cuore d’oro che si trovava nei confetti Crispo. Ha inventato il gingle Bunga-Bunga. E questo perché i giornalisti, i comunisti, tanti altri –isti e tutti i suoi detrattori s’impegnassero nella ricerca disperata di ciascuna di queste figure, si perdessero in questo vorticare di denaro, e non sospettassero neppure l’esistenza di una donna stabilmente al suo fianco. Un legame affettivo stabile che Silvio Berlusconi ha lasciato nella penombra che si addice all’essenziale, come un signore. Gli ultimi anni sono davvero stati la rappresentazione meravigliosa e megalomane, grottesca a tratti, di un mondo che non esiste. Perché quest’uomo al centro di molti nodi che il nostro paese non riesce a sciogliere, ha un legame affettivo stabile. E quindi niente minorenni, niente giro di prostituzione, solo spettacolo. Ha pagato tutti per recitare una parte. Ruby che dichiara di aver preso settemila euro senza mai andare a letto col Premier, dichiara il vero. Silvio Berlusconi ha difeso le virtù, l’identità e l’onore della sua signora. Silvio Berlusconi, e non dimentichiamolo al prossimo avviso a comparire dei giudici milanesi, è l’ultimo Cavaliere cortese. Se non siete in grado di commuovervi per questo gesto, allora non siete in grado di capire la bellezza del mondo e di correggerne le bruttezze. Solo un legame affettivo stabile, un amore, può farti sopportare l’indefesso avanzare della macchina del fango. E se non lo capite, allora non avete mai amato nessuno. Era un reality, non la realtà.</p>
<p><span style="color: #888888;">[questo articolo è stato pubblicato su l&#8217;Unità del 18 gennaio 2011]</span></p>
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		<title>carta st[r]ampa[la]ta n.34 &#8211; Good bye Ruby Tuesday</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Nov 2010 09:00:14 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/silvio-berlusconi.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/silvio-berlusconi-250x300.jpg" alt="" title="silvio-berlusconi" width="250" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-37085" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/silvio-berlusconi-250x300.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/silvio-berlusconi.jpg 375w" sizes="auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px" /></a></p>
<p>di <strong>Fabrizio Tonello</strong></p>
<p>Il problema di Silvio non sono i nemici, ahimé spesso confusi e pasticcioni, bensì gli amici: l’avvocato Ghedinescu giova alla sua immagine pubblica? E, quando si presenta in tribunale con una goccia di sangue all’angolo della bocca, risolve i guai giudiziari del presidente del consiglio? C’è chi ne dubita (lo stesso Berlusconi, ultimamente).</p>
<p>Tuttavia Ghedinescu appare come un fiero paladino, Orlando a Roncisvalle, se messo a confronto con quelli di <em>Libero</em> che, nella loro difesa del Satiro-in-Chief, rischiano di farlo finire a presto presto a Rebibbia, con la chiave della cella buttata nel Tevere… Inizia Maria Giovanna Maglie, che domenica 31 ottobre si esercitava in svariate colonne di contorsionismi sotto il titolo: “Da moralista incallita vi dico: la sinistra sfrutta le donne del Cav”. E cosa diceva la Maglie? Il presidente del Consiglio “ascolta i problemi personali delle signorine che gli portano a casa e in villa, le sfama, spende quattrini, fa regali, <em>spesso</em> senza favori sessuali in cambio…”</p>
<p>“Spesso”. C’è scritto proprio così: “<em>spesso</em> senza favori sessuali in cambio”. Ora, se c’è uno “spesso” c’è anche un “qualche volta”, giusto? Se Ghedinescu va dal procuratore di Milano a dirgli “il mio cliente invita a cena (ecc. ecc.) delle signorine spesso senza favori sessuali in cambio” la domanda seguente è: “Scusi, avvocato, e le altre volte?”. Forse Ghedinescu dovrebbe spiegare alla Maglie che “favori sessuali in cambio di denaro o di altra utilità economica” (per esempio gioielli, auto e regalie varie) ricadono precisamente nell’ipotesi di reato di cui all’ art. 600 bis del Codice Penale, intitolato “Prostituzione minorile”.<br />
<span id="more-37076"></span><br />
Forse Ghedinescu dovrebbe mandare un motociclista della Presidenza del Consiglio alla redazione di <em>Libero</em> (viale Majno 42 &#8211; 20129 Milano) con una copia del Codice e un segnalibro alla pagina dell’articolo 600 bis, dove si legge: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni”. </p>
<p>A quanto pare, il grande cuore di Silvio, potrebbe costargli da sei mesi a tre anni, <em>salvo che il fatto costituisca più grave reato</em>. Ora, si sa che non solo l’ormai celeberrima Ruby ma anche Noemi Letizia era minorenne all’epoca delle affettuose telefonate con Papi. E la Maglie come lo difende? “A Casoria arrivarono le truppe cammellate a raccontare storie di una poco più che ragazzina, a interrogare compagni di scuola..”. Ecco, Ghedinescu, stenda un paio di memorie difensive basate su questi concetti: Noemi, all’epoca dei fatti, era “poco più che ragazzina”. Per quanto riguarda Ruby, “E’ grave pensare a un reato del premier”. Poi ci risentiamo da Guantanamo.</p>
<p>Lasciamo da parte Maria Giovanna Maglie e voltiamo pagina: Gianluigi Nuzzi intervista Lele Mora, sempre a proposito di Ruby, e il famoso procacciatore di carne fresca si difende così: “Mai e poi mai si poteva pensare che fosse minorenne. E mica gliene davo 19 o 20, ma non meno di 22-23 anni…”. A beneficio dei paladini di Silvio che scrivono su <em>Libero</em>, Ghedinescu potrebbe citare un precedente giuridico interessante: le dichiarazioni di Roman Polanski al giudice californiano che lo interrogava sui suoi rapporti sessuali con una minorenne. </p>
<p>Polanski ammise i fatti ma disse appunto che pensava che la ragazza avesse 18 anni. Risultato: prima della sentenza, per non correre il rischio di passare 50 anni dietro le sbarre, fu costretto a fuggire dagli Stati Uniti, dove non è più rientrato dal 1978 in poi. E nel 2009, come si sa, la giustizia americana ha chiesto il suo arresto e la sua estradizione alla Svizzera. Polanski è stato liberato dopo tanticchia settimane in carcere, e poi agli arresti domiciliari, ma la minaccia di finire su un volo diretto ad Alcatraz non è ancora del tutto scongiurata.</p>
<p>La Maglie e Nuzzi, appare chiaro, lavorano per il re di Prussia ma il direttore di <em>Libero</em>, Maurizio Belpietro, che fa? Scrive nel suo editoriale: “La storia è piena di capi di Stato puttanieri. Il più noto è John Fitzgerald Kennedy, il presidente americano ucciso a Dallas. Sulle sue avventure galanti sono stati scritti molti libri e in uno di questi Jed Mercurio, scrittore e sceneggiatore inglese, descrive l’uomo che più incarna il mito americano con le seguenti  frasi: «Egli ha sempre avuto donne &#8211; abbondantemente, in successione, contemporaneamente, sotto forma di amiche di famiglia o di società, ereditiere, modelle, attrici, conoscenze professionali, mogli di colleghi, ragazze incontrate ai ricevimenti, commesse, prostitute &#8211; fin da quando scoprì da ragazzo che le donne gli piacevano, e che lui piaceva alle donne». L’attivismo sotto le lenzuola di Kennedy è difficile da contestare, salvo che Belpietro sceglie una fonte non proprio impeccabile: Mercurio, infatti, di mestiere fa lo sceneggiatore televisivo, non lo storico o il biografo, e quello che cita Belpietro è un <em>romanzo</em> intitolato “American Adulterer”, come si può verificare <a href="http://www.guardian.co.uk/books/2009/mar/29/american-adulterer-jed-mercurio-jfk">qui</a>.</p>
<p>Il teleonnipresente Belpietro continua poi scrivendo che “Kennedy è il politico americano che più piace alla sinistra italiana” e che “Di questo atteggiamento  è prova vivente Walter Veltroni, che è innamorato perso dell’uomo della Nuova Frontiera, al punto da avergli addirittura dedicato una biografia”. Forse che sì, forse che no. Veltroni ha effettivamente scritto un libro su uno dei fratelli Kennedy ma non si trattava di John Fitzgerald bensì di Robert, il che era intuibile dal titolo <em>Il sogno spezzato. Le idee di Robert Kennedy</em> (i San Tommaso che volessero vedere la copertina possono trovarla <a href="http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-veltroni_walter/sku-12432904/il_sogno_spezzato_le_idee_di_robert_kennedy_.htm">qui</a>).</p>
<p>E se vogliamo tornare alla tesi centrale dell’articolo, sarà anche vero che la storia è piena di capi di Stato puttanieri ma nessuno di loro pensava che il popolo sarebbe stato entusiasta di scoprire le loro performance: Luigi XIV esibiva volentieri le sue favorite ma –occorre ricordarlo?- <em>all’epoca il suffragio universale non era ancora stato inventato</em>. In tempi più recenti, Kennedy aveva bisogno della complicità di mezza Washington per nascondere le sue trasgressioni e Mitterrand non frequentava minorenni: semplicemente di famiglie ne aveva due, una delle quali tenuta ben nascosta fino alla morte. Era di grande cuore anche lui ma non telefonava alla Gendarmerie per far liberare le ninfette arrestate per furto da poliziotti crudeli.</p>
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