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	<title>ruota degli esposti &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Ruota degli esposti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jun 2008 06:05:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[fabiano alborghetti]]></category>
		<category><![CDATA[infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[ruota degli esposti]]></category>
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					<description><![CDATA[di Fabiano Alborghetti I Poi il figlio s’era perso, d’improvviso nella piazza tra la gente nasce il vuoto dove prima stava in piedi: e nessuno che sapesse, mai nessuno che abbia visto la maglietta a righe viola, il cappello rosso in testa. Che ne sai dello spavento gli gridava in pieno viso che ne sai [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/3-china-di-gianni-bolis0001.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6054" title="3-china-di-gianni-bolis0001" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/3-china-di-gianni-bolis0001-174x300.jpg" alt="" width="174" height="300" /></a></p>
<p>di <strong>Fabiano Alborghetti </strong></p>
<p><strong>I</strong></p>
<p>Poi il figlio s’era perso, d’improvviso nella piazza<br />
tra la gente nasce il vuoto dove prima stava in piedi:<br />
e nessuno che sapesse, mai nessuno che abbia visto</p>
<p>la maglietta a righe viola, il cappello rosso in testa.<br />
Che ne sai dello spavento gli gridava in pieno viso<br />
che ne sai di quel dolore di una madre resa monca</p>
<p>che ne sai gli ripeteva delle ipotesi più infami<br />
e con le mani sulle spalle come merce lo scoteva.<br />
Che ne sai delle rinunce</p>
<p>del dolore che nel parto ti divarica la fede<br />
che ne sai del corpo a corpo che nei mesi si fa spazio<br />
per lo spazio che reclami, che ne sai<br />
<span id="more-6050"></span></p>
<p>che non sai niente: della vita come cambia e del tempo<br />
che smarrisce<br />
si restringe per sparire e sparendo ti risucchia</p>
<p>si travasa in ogni anno che ti vede diventare.<br />
Che ne sai che non sei niente<br />
la mia vita che frantuma genuflettere ogni giorno</p>
<p>quella vita che depredi perché tu ne sei presenza…<br />
Tu non sai della fatica che comporta il proseguire<br />
tu non sai che per averti ho rinunciato a tutto il resto</p>
<p>e rientriamo ora è meglio<br />
tieni stretta la mia mano che ti guido fino a casa.<br />
Proseguiva poi più calma: ogni madre è la memoria</p>
<p>di quel Cristo che si dice, ma nel fatto è quella madre<br />
che nell’ombra resta e muore<br />
che patisce la scomparsa</p>
<p>ferma ai piedi di ogni monte…</p>
<p><strong>II</strong></p>
<p>Non facevano la festa, nessun bimbo s’invitava<br />
a festeggiare il compleanno niente coca e salatini<br />
né la torta coi regali niente giochi fino a tardi</p>
<p>con le grida nel salotto<br />
che una buona educazione viene data dal controllo<br />
e la casa non è un posto dove fare confusione.</p>
<p>Non sei tu che ripulisci gli diceva per spiegare<br />
non sei tu che spendi i soldi non sei tu<br />
che curi il gruppo quei bambini scalmanati</p>
<p>e sai dirmi che succede se qualcuno si fa male?<br />
Non sei tu che li controlli dal mangiare come bestie<br />
stando attento all’aranciata che fa fare congestione</p>
<p>non sei tu che a fine giorno deve dare spiegazione<br />
se qualcuno si ferisce se qualcuno cade a terra<br />
io non faccio l’infermiera</p>
<p>e se qualcuno si ferisce poi mi vanno a denunciare.<br />
Non ho mai avuto feste e ti pare che ne soffra?<br />
E’ una cosa per la gente che non ha alcun valore</p>
<p>sono solo genitori incapaci di educare…</p>
<p><strong>III</strong></p>
<p>Sei contento di venirci gli diceva fermo in cassa<br />
con la coda della gente per salire sulla giostra<br />
e le spalle gli teneva per non farlo allontanare</p>
<p>mentre attorno le attrazioni, tutti i suoni della fiera.<br />
Non capisco la tua scelta gli chiedeva a mezza voce<br />
il volere roba ferma mentre altro da provare:</p>
<p>guarda invece il <em>tagadà</em> o il <em>vascello della morte </em><br />
quelle sono cose vere non la smorfia dei cavalli<br />
non la musica da donna</p>
<p>ma il brivido del vuoto. Indicava l’orizzonte<br />
gli mostrava il <em>thunderbird</em> insistendo<br />
che da uomo certe cose sono meglio</p>
<p>non le giostre da donnette e chiedeva<br />
vuoi che andiamo?<br />
Il bambino non diceva ma scoteva un po’ la testa</p>
<p>ricordava l’anno addietro perché c’era già salito<br />
e quel vuoto nella pancia quella forza che ti svuota<br />
mentre tutto attorno cambia e non sai dove aggrappare</p>
<p>mentre il vuoto va aumentando e continua l’oscillare<br />
mentre l’aria va mancando e iniziava a vomitare<br />
e suo padre che gridava, lo portava ai gabinetti</p>
<p>per lavare la vergogna, rimpiangendo un figlio uomo…</p>
<p><strong>IV</strong></p>
<p>Le rotelle aveva tolto dalla bici per andare<br />
<em>come i grandi</em> gli diceva mentre il bimbo pedalava<br />
col manubrio stretto forte, l’equilibrio traballante</p>
<p>di chi cerca d’andar dritto senza nulla cui appoggiare&#8230;</p>
<p><strong>V</strong></p>
<p>Spiegazione era dovuta per quel livido sull’occhio<br />
non normale si diceva nel bambino a quell’età.<br />
Ripeteva la caduta, l’incidente per le scale</p>
<p>nel rientro al pomeriggio<br />
ma il vicino le sentiva certe urla<br />
e la madre qui negava: è bambino e poco attento</p>
<p>sfida gli angoli giocando.<br />
Le braccia azzurre giù in piscina<br />
si mischiavano con l’acqua</p>
<p>e nessuno le vedeva e nessuno ne parlava<br />
che un bambino è poco attento<br />
e l’estrema conseguenza è normale</p>
<p>se palesa in altre forme…</p>
<p><strong>VI</strong></p>
<p>Abbassando poi la voce confessava i suoi peccati<br />
come fosse una bestemmia gli diceva <em>faccio i sogni</em>:<br />
è un qualcosa che risucchia</p>
<p>vedo i piedi dentro il suolo ma è diverso mi capisce?<br />
Sogno spesso un camino che dal basso mostra il cielo<br />
e una mole di persone con la faccia di mio figlio:</p>
<p>è <em>mio figlio</em> che ripete, è mio figlio<br />
che moltiplica come fosse più una folla<br />
e lo chiamo e lo respingo</p>
<p>e non so se faccio bene<br />
e non so se miei gli ognuno<br />
e risponde se lo chiamo, mi rispondono quei tutti</p>
<p>non capisco e mi confondo e resto ferma mentre piango<br />
e si affolla <em>quella gente </em>contro il corpo e me lo schiaccia<br />
mi spintona ed è mio figlio è mio figlio i tutti quanti</p>
<p>e gli chiedo <em>ma perché hai fatto bua</em>? Ma perché<br />
non vieni a mamma vieni a mamma e lui avvicina<br />
s’avvicinano quei tutti e mi stringono sul corpo</p>
<p>fino a quando non respiro, fino a quando manca l’aria<br />
e il camino ch’era in cima s’è richiuso e non dà l’aria<br />
e non posso fare niente che restare tra quei corpi, tra mio<br />
[ figlio</p>
<p>che spintona che mi stringe e cerca un varco<br />
e mi spingono in tremila, vanno avanti per passare<br />
e trascinano anche l’aria e sono in mezzo e vado anch’io</p>
<p>senza altra alternativa, sono un corpo che confonde<br />
sono un corpo dentro i corpi e quei tutti vanno avanti<br />
e li chiamo col suo nome ma nessuno che risponde</p>
<p>mentre vanno avanti insieme e non so la direzione<br />
perché intanto ho roteato perché sono messa dentro<br />
e non posso che restare ed ognuno che mi spinge</p>
<p>e poi sveglio che respiro<br />
come fossi ritornata dopo un tuffo senza fiato e sono sola<br />
dentro il letto con accanto mio marito e respiro a pieno<br />
[ fiato</p>
<p>e sto bene in quel silenzio col respiro che ritorna…</p>
<p><strong>VII</strong></p>
<p>Non tra cose da città ma tra quiete da giardini<br />
tra la quiete da famiglie coi parcheggi in ogni dove<br />
con il centro commerciale</p>
<p>con il corso che è uno sputo dove andare a passeggiare<br />
in provincia accade il fatto ed ognuno è testimone<br />
prima o dopo ognuno ha visto ma nessuno nel durante</p>
<p>mai nessuno che sospetti che qualcosa va fermato.<br />
E’ successo l’omicidio e questo scuote le famiglie<br />
la coscienza più cristiana:</p>
<p>lo dicevano in paese che qualcosa non andava.<br />
Sai qualcosa di diverso chiede ognuno accanto assorto:<br />
come accade che la madre uccida il figlio.</p>
<p><em>Cosa dice la tivù?</em></p>
<p>La <em>ruota degli esposti </em>nasce grazie a papa Innocenzo III a Roma attorno al 1204 ma è quella della Chiesa dell’Annunziata in Napoli &#8211; nata nel XV secolo (…).E’ stata in uso sino al giugno 1875 ma dal febbraio 2007 è stata reintrodotta al Policlinico Casilino di Roma. Si pensa ora di dotarne altri ospedali, per scoraggiare la pratica di sopprimere i figli indesiderati.</p>
<p><strong>Fabiano Alborghetti </strong>nasce a Milano nel 1970, vive in Paradiso (Lugano). Ha pubblicato <em>Verso Buda </em>(LietoColle, 2004), <em>L’opposta riva </em>(LietoColle, 2006) e la plaquette d’arte <em>lugano paradiso </em>(Pulcinoelefante, 2008).<br />
<em>Ruota degli esposti </em>appare per le Edizioni Fuoridalcoro di Mendrisio nel 2008 in edizione d’arte con tiratura limitata a 60 copie.</p>
<p><em>(Nell&#8217;immagine una china di Gianni Bolis)</em></p>
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