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	<title>Saint-Denis &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Saint-Séverin e dintorni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 06:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
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		<category><![CDATA[Antonio Sparzani]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Ungaretti]]></category>
		<category><![CDATA[Moammed Sceab]]></category>
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					<description><![CDATA[di Antonio Sparzani Visualizzazione ingrandita della mappa Si fa presto a dire Parigi, j’ai deux amours (intanto guardatevela la Josephine del 1950….) eccetera, ma poi se non ci torni per tanto tempo ti manca molto, s’intende se ci sei stato almeno una volta ad aggirarti per quelle strade, a guardare quelle vetrine e quelle birrerie [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong></p>
<p><iframe width="425" height="350" frameborder="0" scrolling="no" marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.it/maps?client=firefox-a&amp;hl=it&amp;ie=UTF8&amp;ll=48.853703,2.349701&amp;spn=0.019964,0.035706&amp;z=15&amp;output=embed"></iframe><br /><small><a href="http://maps.google.it/maps?client=firefox-a&amp;hl=it&amp;ie=UTF8&amp;ll=48.853703,2.349701&amp;spn=0.019964,0.035706&amp;z=15&amp;source=embed" style="color:#0000FF;text-align:left">Visualizzazione ingrandita della mappa</a></small></p>
<p>Si fa presto a dire Parigi, <em>j’ai deux amours</em> (intanto guardatevela  la <a href="http://www.youtube.com/watch?v=sHrOV8YorHI">Josephine</a> del 1950….) eccetera, ma poi se non ci torni per tanto tempo ti manca molto, s’intende se ci sei stato almeno una volta ad aggirarti per quelle strade, a guardare quelle vetrine e quelle birrerie tutte diverse e a perderti nelle viette dell’estate delle signore che stanno sedute fuori a chiacchierarsela con la signora della porta accanto. E così ogni tanto bisogna tornare, anche solo a camminare in giro, a percorrere gli austeri viali del <em>Luxembourg</em> e a guardare da lontano i profili della <em>Défense</em>. Parigi è una città su un fiume, e anzi alcuni dei suoi edifici importanti stanno su un’isola in mezzo al fiume, <em>Notre-Dame</em> sta nell’<em>Île de la Cité</em>, per dire. Le isole al centro del fiume sono poi due, collegate dal <em>Pont Saint-Louis</em>, e i cittadini di Parigi, a differenza dei cittadini di Königsberg, ricordati <a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/07/06/etere-5-kant-di-konigsberg/">qui</a> , possono, volendo, camminare senza intoppi sui quindici ponti che complessivamente uniscono le due isole alla terra ferma e tra loro, percorrendoli tutti di seguito e ciascuno una sola volta, provare per credere, basta una matita. Per questo non esiste un “problema dei ponti di Parigi”, mentre esiste il problema (senza soluzione peraltro, come s’era detto) dei ponti di Königsberg.<span id="more-36389"></span></p>
<p>Anche il palazzo di giustizia, quello che a Roma è gentilmente detto il palazzaccio, sta nell’<em>Île de la Cité</em>, con quello scalone asimmetrico messogli davanti, sull’ingresso del <em>Quai des Orfèvres</em>, che certo gli appassionati di Maigret andranno subito a vedere, Maigret doveva andarci spesso, anche se non sempre volentieri, a render conto delle sue indagini.<br />
Ma la mia ammirazione per il <em>Palais de Justice</em> non dura molto, così che attraverso il <em>pont Saint-Michel</em> e arrivo subito, stando un po’ a sinistra, in uno di quegli angoli di Parigi che mi attirano tutte le volte che passo di là, la <em>rue Saint-Séverin</em> con la sua straordinaria omonima chiesa. Mi piacciono le chiese a cinque navate, mi sembrano più regolari, più chiese, con tutte le strutture regolamentari di chiesa: meglio poi se, come in questo caso, le quattro navate laterali, due di qua e due di là, proseguono senza soluzione di continuità, attraversando indenni il transetto, nel deambulatorio attorno al coro e si <a href="http://organ-au-logis.pagesperso-orange.fr/Images/Abecedaire/pss/PSSplan.gif">congiungono là in fondo</a>, dietro l’altar maggiore. Qualche altra chiesa ho visto con le stesse caratteristiche, tra queste Santo Spirito a Firenze, anche se solo a tre navate, che già ricordavo <a href="https://www.nazioneindiana.com/2009/08/12/catalunya-3/">qui</a> parlando di quell’altro straordinario monumento che è Santa Maria del Mar a Barcellona.</p>
<p>O guardate la <a href="http://html.rincondelvago.com/000354741.png">pianta</a> di Saint‒Sernin, a Toulouse ‒ arte romanica, peraltro, altra idea del sacro.</p>
<p>Cosa mi colpisce nell’interno di Saint-Séverin? Mi colpisce la struttura delle volte che sembra<br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/StSeverinPillar2.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-36390" title="StSeverinPillar2" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/StSeverinPillar2-300x273.jpg" alt="" width="300" height="273" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/StSeverinPillar2-300x273.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/StSeverinPillar2.jpg 468w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> un insieme di braccia con i bicipiti tesi nello sforzo di sorreggere l&#8217;enorme peso sovrastante, qui come raramente altrove si percepisce una tensione estrema delle nervature architettoniche che sostengono gli archi del deambulatorio. Ci sono altri esempi del genere, naturalmente, e poi io ne ho visti solo pochi nei miei piccoli viaggi, questo di Saint-Séverin mi colpisce particolarmente, anche perché mi sembra così bene armonizzato con l’insieme dell’architettura della chiesa. Gotico fiammeggiante lo chiamano, e in effetti la metafora delle fiamme di un grande fuoco sembra adatta a descrivere l’insieme di quelle colonne che reggono così faticosamente, ma anche arditamente, le volte del deambulatorio. Guardate ad esempio il <a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/4d/StDenis_Chorumgang.JPG">deambulatorio</a> di Saint‒Denis, molto più tranquillo, senza perdere di potenza.</p>
<p>Uscito da Saint‒Séverin mi aggiro nelle stradine tra i piccoli negozi, certo per turisti, ma non tanto e non solo. Faccio appena a tempo a entrare a <em>Saint‒Julien‒le‒Pauvre</em>, chiesa di rito greco cattolico melkita, situata nella piazza René‒Viviani‒Montebello, celebre per ospitare l’albero più vecchio di Parigi, una robinia pseudoacacia piantata lì da un botanico nel 1601 (se proprio volete vederla, sta <a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/63/Paris_-_Square_Ren%C3%A9_Viviani_-_robinier_-_1601.jpg">qua</a>) e a venire abbagliato dalla visione del <a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/17/St-julien-le-pauvre-paris-inside.jpg">tabernacolo</a>, che non dà tanto l’idea di <em>pauvre</em>, veramente, ma subito mi cacciano fuori, dato che è momento di chiusura.</p>
<p>Torno a camminare piano per le stradine pedonali di quello scampolo di quartiere latino, la <em>rive gauche</em> è proprio diversa, forse la gente ti guarda in un altro modo, o sono io che la guardo con in mente delle altre cose, non so. Entro nel negozietto a comperare tre ciotole per il tè, o per un qualsiasi altro utilizzo, il padrone non cerca di imbonirmi, se compro compro, niente sconti o adescamenti. Così è l’aria di questa zona, il <em>Beaubourg</em> e <em>Les Halles</em> sono lontani, <em>Les Tuileries</em> non ne parliamo.</p>
<p>Concludo il mio pigro girovagare della tarda mattinata: a due passi c’è <em>rue des Carmes</em>, stessa atmosfera, cerco di indovinare l’alberghetto dove prese alloggio ‒ sarà l’<em>Hotel St Jacques</em>, oppure ormai non esiste più, non so ‒ Giuseppe Ungaretti, insieme al carissimo amico, compagno di scuola ad Alessandria d’Egitto, Moammed Sceab (questa è la grafia ungarettiana), quando andò a Parigi, proveniente appunto da Alessandria, nel 1912. Dopo pochi mesi Moammed si suicidò. Ungaretti lo ricorda in una poesia scritta quando era ormai già al fronte di Locvizza il 30 settembre 1916:</p>
<p style="padding-left: 210px;"><strong>In memoria</strong></p>
<p style="padding-left: 120px;">Si chiamava<br />
Moammed Sceab</p>
<p style="padding-left: 120px;">Discendente<br />
di emiri di nomadi<br />
suicida<br />
perché non aveva più<br />
Patria</p>
<p style="padding-left: 120px;">Amò la Francia<br />
e mutò nome</p>
<p style="padding-left: 120px;">Fu Marcel<br />
ma non era Francese<br />
e non sapeva più<br />
vivere<br />
nella tenda dei suoi<br />
dove si ascolta la cantilena<br />
del Corano<br />
gustando un caffè</p>
<p style="padding-left: 120px;">E non sapeva<br />
sciogliere<br />
il canto<br />
del suo abbandono</p>
<p style="padding-left: 120px;">L&#8217;ho accompagnato<br />
insieme alla padrona dell&#8217;albergo<br />
dove abitavamo<br />
a Parigi<br />
dal numero 5 della rue des Carmes<br />
appassito vicolo in discesa</p>
<p style="padding-left: 120px;">Riposa<br />
nel camposanto d&#8217;Ivry<br />
sobborgo che pare<br />
sempre<br />
in una giornata<br />
di una<br />
decomposta fiera</p>
<p style="padding-left: 120px;">E forse io solo<br />
so ancora<br />
che visse.</p>
<p style="padding-left: 120px;">Locvizza il 30 settembre 1916.</p>
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