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	<title>Santa Giulia &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Hic sunt leones</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 06:30:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo A farci un giro a piedi fra queste strade attorno a Piazzale Gabriele Rosa, senza pregiudizi, togliendosi le fette di salame dagli occhi, bisognerebbe ammirare la qualità dell’edilizia, la compattezza urbanistica, il patrimonio arboreo. Un quartiere popolare, certo. Ma come si progettavano quando Milano era davvero una città che aveva a cuore [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/GRosa.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/GRosa.png" alt="" title="GRosa" width="473" height="212" class="alignnone size-full wp-image-36472" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/GRosa.png 473w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/GRosa-300x134.png 300w" sizes="(max-width: 473px) 100vw, 473px" /></a></p>
<p>di<strong> Gianni Biondillo</strong></p>
<p>A farci un giro a piedi fra queste strade attorno a Piazzale Gabriele Rosa, senza pregiudizi, togliendosi le fette di salame dagli occhi, bisognerebbe ammirare la qualità dell’edilizia, la compattezza urbanistica, il patrimonio arboreo. Un quartiere popolare, certo. Ma come si progettavano quando Milano era davvero una città che aveva a cuore il decoro e la dignità dei suoi abitanti, anche quelli più disagiati. A modo suo un bel quartiere, da conservare per la sua coerenza urbana, proprio come l’asse di via Padova, con la sua valida cortina edilizia e l’infilata di vetrine di negozi che può fare invidia a molti pachidermici centri commerciali. E proprio come in via Padova anche qui si è deciso da parte del Comune di applicare un incomprensibile coprifuoco che vieta ai negozianti di restare aperti dopo le dieci di sera. Nel nome della sicurezza. Si sa, le kebaberie sono covi di temibili terroristi e negli internet point è un via vai di loschi figuri. Nel frattempo, per non dispiacere al vicesindaco De Corato, i pestaggi per strada e <a href="http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_agosto_23/circondano-e-picchiano-un-vigile-in-20-per-liberare-un-arrestato-gianni-santucci-1703622737727.shtml">le minacce ai vigili urbani </a>si fanno di giorno, prima dello scattare del provvidenziale coprifuoco.<br />
<span id="more-36471"></span><br />
La contraddizione è tutta qui: svuotare le strade non le rende più sicure, ma le trasforma in luoghi dove l’illegalità detta legge. La politica meneghina gioca col fuoco, da troppi anni. Urla i suoi diktat demagogici, validi solo per l’ennesima campagna elettorale, ma non fa nulla, assolutamente nulla di concreto sul territorio. La sicurezza si ottiene con i progetti sociali a lungo termine, non con i proclami. Per dire: sono ormai 30 anni che a Milano non si fa più pianificazione sociale; che non significa solo edilizia popolare ma anche asili, scuole, ambulatori, piazze, cimiteri, biblioteche, etc., cioè presidi sul territorio della legalità, attestazione concreta di un interesse collettivo per le zone periferiche.</p>
<p>Al di là dell’imbalsamata Zona 1, oltre la cerchia dei navigli, per gli amministratori comunali <em>hic sunt leones</em>: una marmellata indistinta di proletariato, piccola borghesia, pensionati, extracomunitari. Lo stesso malaugurato passaggio amministrativo attuato anni addietro da Albertini -dalle 20 alle 9 zone di decentramento- è la dimostrazione di come nella loro mente, fuori dal centro storico, quello delle banche e della ricca e indifferente borghesia alla quale il nostro sindaco appartiene, il resto del territorio non ha personalità, storia, coerenza. Quindi chi se ne frega dei borghi storici o dei quartieri popolari, con le loro vicende e le loro esigenze. Basta ogni tanto mostrare il pugno di ferro, fare la voce grossa. </p>
<p>Ma dopo tutti questi anni la strategia dell’emergenza perenne mostra la corda. Non ci vuole l’esercito per evitare che un gruppo di ragazzi italiani &#8211; sempre gli stessi, conosciuti sin dall’adolescenza dalle forze dell’ordine &#8211;  si sentano padroni di un quartiere, mettendolo sotto scacco, con le loro incursioni, pestaggi, violenze indiscriminate. Non ci vogliono leggi speciali per risolvere un problema di criminalità di strada, altrimenti con quella organizzata cosa facciamo, un bombardamento termonucleare? </p>
<p>Ormai il disagio non è solo dei quartieri popolari. A poche centinaia di metri dal Corvetto sorge l’imponente monumento al fallimento urbano che è Santa Giulia: edilizia residenziale senza alcun servizio pubblico, asilo nido, luogo di scambio sociale; edificato, a sfregio del senso di cittadinanza dei suoi abitanti, su terreni contaminati. La casa concepita solo come un bene speculativo, non come bene d’uso, bisogno, rifugio, diritto. Abbandonando la dimensione sociale della città abbandoniamo il territorio, che si barrica, autoghettizandosi, dietro inferriate mentali e reali. L’identità dei quartieri (non solo quelli popolari) è, come è ciclicamente, in via di ridefinizione. Ci sono problemi e contraddizioni. Se non si interviene con progetti costruttivi (e non restrittivi), se non si dà spazio alle realtà positive che sorgono dal basso, si lascia agli umori del posto la spartizione del territorio. Ciò significa però fomentare una guerra per bande, etnica e sociale.</p>
<p>Questa compagine politica amministra la città da ormai 17 anni, senza soluzione di continuità. Non scarichi perciò il barile delle colpe ad altri se Milano al posto di assomigliare alla metropoli internazionale che per talento e dimensioni doveva diventare &#8211; una “città aperta” 24 ore al giorno, cuore pulsante di una nazione-, si ritrova ad essere una città abbandonata alla microcriminalità di strada, al sospetto e alla paura del diverso, desiderosa solo di chiudersi in casa, indifferente alle sue stesse sorti e al suo futuro, che pare ogni giorno sempre più passato.</p>
<p>[<em>pubblicato in una versione più breve l&#8217;altro ieri sulle pagine milanesi del Corriere della Sera</em>]</p>
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