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	<title>satira politica &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>La triste confessione di un comico paranoico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Sep 2010 06:30:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo Mi confessi, padre, perché ho molto peccato. Quello che ho fatto, quello che voglio fare, è peccato, peccato mortale. Di che parlo, mi chiede? Oddio, e da dove comincio? Come faccio a dirle tutto? Ha tempo per me, per la mia anima? Padre, lei conosce Il Male? Come? No, cos&#8217;ha capito? No, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/veltroni-berlusconi1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/veltroni-berlusconi1.jpg" alt="" title="veltroni-berlusconi" width="398" height="210" class="alignnone size-full wp-image-36622" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/veltroni-berlusconi1.jpg 398w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/veltroni-berlusconi1-300x158.jpg 300w" sizes="(max-width: 398px) 100vw, 398px" /></a></p>
<p>di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>Mi confessi, padre, perché ho molto peccato. Quello che ho fatto, quello che voglio fare, è peccato, peccato mortale. Di che parlo, mi chiede? Oddio, e da dove comincio? Come faccio a dirle tutto? Ha tempo per me, per la mia anima?<br />
Padre, lei conosce Il Male? Come? No, cos&#8217;ha capito? No, non intendo metaforicamente, no. Dalla sua voce mi rendo conto che lei è giovane, più giovane di me, non sa neppure di cosa stia parlando, probabilmente. No, non intendevo il Demonio, il Dolore, e tutte quelle cose che vi danno da campare da un paio di millenni, no&#8230; io parlavo del <em>Male</em>, la rivista di satira, quella pubblicata negli anni Settanta. Non la conosce&#8230; peccato. Ecco, sì questo è un peccato, vada a confessarsi, o quanto meno faccia un giro in qualche biblioteca, qualcuna forse ne ha ancora la raccolta completa. Va bene, mi perdoni per la battuta facile, sa, in fondo è il mio mestiere&#8230; Di che parlo? Aspetti, non si inquieti, non sono pazzo. È che per me tutto comincia da lì. Ero un ragazzino, giovane giovane, pensi che leggevo <em>Il Male</em> di straforo, lo rubavo a mio fratello maggiore. Era&#8230; era&#8230; liberatorio, irriverente, volgare, estremo. Era rivoluzionario. Tognazzi capo delle Brigate Rosse, l&#8217;invasione degli extraterrestri, papa Wojtyla che dubitava dell&#8217;esistenza di Dio. <span id="more-36620"></span><br />
Ora però non si inalberi, non sono qui per provocare, glielo assicuro, è che da qualche parte devo iniziare per spiegarle il mio dramma, la ragione che mi ha portato qui, in ginocchio da lei, io, che mai avrei pensato di farlo.<br />
<em>Il Male</em>, le dicevo. La mia finestra verso il futuro. Sì, non esagero. Dopo <em>Il Male</em> tutto era possibile. Il potente era sbeffeggiabile, la libertà di espressione appurata, la rivoluzione dei costumi, delle abitudini, delle mentalità ad un passo. E io ero lì, un adolescente pieno di entusiasmo, deciso a fare il comico satirico nella vita, deciso a fare il fustigatore del potere. Pensi: la prima volta che votai -erano le elezioni europee- vinse per un decimale il Partito Comunista sulla Democrazia Cristiana. “Non moriremo democristiani”, titolò Il Manifesto. Non sapevano, non potevano sapere&#8230; E neppure io sapevo. All&#8217;università pubblicavo le mie fanzine satiriche, scrivevo i miei monologhi, facevo le mie prime uscite nei locali notturni. Era tutto in nuce, tutto allo stato nascente. Poi arrivò lui, il Prestigiatore. I miei vent&#8217;anni li ho passati così, vedendo nascere e morire -soprattutto morire- idee, riviste, entusiasmi. Ma io resistevo, padre. Non sapevo di essere lì, e allora, perché c&#8217;era un disegno, un disegno perverso; io ero la pedina di Dio, padre. No, non sto bestemmiando, ero la pedina di Dio nella scacchiera della Storia. Perché Dio, si sa, gioca sporco e vota a destra.<br />
Il Prestigiatore, nel frattempo, quando io ormai ero un comico professionista e giravo lo stivale in lungo e in largo, vide colpire, abbattere, i suoi amici più intimi, li vide cadere come tessere di un domino. Per due soldi, una mazzetta di poco conto. Fu allora che iniziò tutto, ma ancora non lo sapevo. Pensavo fosse solo una coincidenza, capisce? No? Non sta capendo nulla? Mi dia tempo, padre, e comprenderà tutto. Ero in un teatrino di Roma, me lo ricordo ancora. Raccontai la storia di quel piccolo arraffone locale, a Milano, che lo beccarono a prendere soldi da una impresa di pulizie che cambiava i pappagalli in un ospizio. Faceva molto ridere tutta la parte dove parlavo di pulizia e denaro sporco. La gente rideva fino alle lacrime quando esplodevo nella gag del corrotto che gettava il denaro nel cesso e tirava lo sciacquone. “Un lavoretto pulito pulito”. Terminavo sempre così. Poi andavo a bermi una birra, meritatissima. Anche quella sera. E il giorno dopo, leggere sul giornale che a Milano davvero le cose erano andate così parve poco più di una curiosa coincidenza.<br />
Non lo era, maledizione.<br />
Non ha ancora capito? Ma insomma, davvero non sa chi sono io? Ha presente il Prestigiatore? Chi è che l&#8217;ha chiamato così? Io. Chi è che l&#8217;ha fatto diventare quello che è? Io! No, non sono un megalomane millantatore. È proprio così.<br />
Il Prestigiatore era la sfida, la vera sfida per noi comici. Come era facile, in fondo, svillaneggiare i politici prima di lui. Erano così rigidi, grigi, seriosi&#8230; burocrati<em> a modo</em> -di destra, di sinistra- senza guizzi, imprevisti, fantasia. Qualcosa s&#8217;era mosso col Picconatore, e prima di lui con lo Squalo e la sua corte di nani e ballerine, ma nulla, nulla in confronto al Prestigiatore. Perché lui non faceva politica, non parlava di economia, di diritto, di società. Lui era il “sogno incarnato”. Era il mito. Era l&#8217;Italia nella sua più limpida rappresentazione. Era il luogo comune. Era un film di Alberto Sordi fatto corpo, era una Commedia di Natale fatta sangue. Perché lui era capace di dire cose come: “la realtà è una cosa, la verità un&#8217;altra”. Un vero filosofo patafisico.<br />
Lui è stato per anni il bersaglio indignato delle mie stilettate pubbliche, il pane per i miei denti, che, per quanto continuassi a masticare, non veniva mai a noia. In fondo, diciamocelo, è quindici anni che mi dà da mangiare. Ma fra entrate e uscite non sono io quello che ci ha guadagnato in questa partita doppia; pensavo solo di essere un comico, non sapevo di essere un veggente premonitore.<br />
La mia era – è, tutt&#8217;ora!- soprattutto una sfida intellettuale. Perché ogni cosa dicessi, lui rilanciava. Per deriderlo recitavo a teatro: “Manca solo che ora si inventi un modo per depositare i soldi degli evasori direttamente in banca, senza passare dal via: il Fisco”. Il mio pubblico rideva. E lui inventava lo scudo fiscale, cosicché i fondi nelle isole Cayman tornassero, zitti zitti, a casa.<br />
Io mi scervellavo, di notte, per pensare la prossima cattiveria, il prossimo sberleffo. Dicevo: “Perché una persona sotto processo non può candidarsi alle politiche? Perché non potrebbe occuparsi del suo lavoro, essendo sempre in tribunale!” E il Prestigiatore, replicava: decine di persone già condannate, con sentenza passata in giudicato, elette nelle sue liste, ché così il tempo in tribunale non lo perdevano più. Come ti muovi con un genio dello spettacolo così? Come puoi anticiparlo?<br />
“Con gli anni sto perdendo la vista, la prossima volta che vado a votare metto la X sul simbolo e lascio perdere di scrivere il nome del candidato.” E lui che fa? Una legge dove le segreterie di partito bloccano le liste. Il candidato che ho sempre votato ora è in fondo alla lista del partito. Non è stato più rieletto e mi odia. Così è stato, padre, così&#8230; “In America la tassa di successione è il modo che hanno i ricchi di entrare in società. Un regalo alla nazione.” E il Prestigiatore, giudizioso, la toglie per i redditi miliardari per poi cointestare le sue proprietà ai figli. Io ho reso ricco quell&#8217;uomo. Più assurda era la cosa che dicevo in pubblico e più lui assurdamente mi sopravanzava. A sinistra sono diventato una bandiera, a destra, probabilmente, facevano in segreto il tifo per me.<br />
Lo sdoganamento degli exfascisti, la depenalizzazione del falso in bilancio, il buco nei conti dello stato, le leggi <em>ad personam</em>&#8230; io, io, io&#8230; Immaginarlo, scriverlo e poi recitarlo è bastato perché accadesse. Più lo prendevo in giro politicamente e più lui si ispirava alle mie intuizioni. E le realizzava.<br />
Sono paranoico? No, se lo faccia dire, padre. Sono uno stupido. Io per anni ho voluto fare a pezzi l&#8217;immagine politica di un uomo che la politica non l&#8217;ha mai fatta. Ha sempre fatto televisione, ecco. Il suo è il più lungo <em>reality show </em>della storia televisiva e non me n&#8217;ero accorto. “La realtà è una cosa, la verità è un&#8217;altra”, ricorda? A lui non interessa la verità, vuole manipolare la realtà, farne un immenso parco giochi, il suo <em>kinderheim</em>. Povero vecchio bambinone. Quello che vedo, oggi, è un anziano gonfio di botulino, immerso nel fondotinta, con i capelli finti, operato alla prostata che, cappello di ferroviere calcato in testa afferma, di fronte agli astanti, patetico: “Volete un presidente ferroviere? Io preferisco un presidente puttaniere!” Quasi mi intenerisce vederlo crollare sotto i colpi di qualche prostituta tignosa. Mai fare incazzare le puttane. Sono persone serie, professioniste e, come è giusto, pretendono per ogni prestazione il giusto compenso, altrimenti si vendicano. Che pessimo comico sono.<br />
Tutto questo casino, il potere, la massoneria, la P2, le televisioni, la Presidenza del consiglio, i maneggi, gli imbrogli, per cosa? Per un pompino? Non le fa pena il suo pene, padre?<br />
Avere pietà è sentimento cristiano, vero. Non è questo il mio peccato, cos&#8217;ha capito? Non sono mica qui per il Prestigiatore, padre. Avergli permesso, con le mie innocue intuizioni comiche, di farsi trastullare i genitali dal qualche sua futura parlamentare o ministra (fa ridere, no? Lo ammetta, è talmente surreale che pare incredibile. Inverosimile. Quindi reale), oggi, qui, in ginocchio di fronte a Dio Padre, mi sembra un peccato veniale.<br />
Il peccato mortale è stato un altro. È stato non aver guardato dalla parte giusta. È stato aver sopportato la polverizzazione snob e deprimente della sinistra: Rifondazione, Comunisti italiani, Sinistra l&#8217;arcobaleno (impronunciabile!), Sinistra e libertà, Marxisti leninisti, Troskysti maoisti, e chi più ne ha più ne metta, col loro linguaggio vecchio di un secolo, con le loro micragnose guerre di posizione, col loro essere più a sinistra della sinistra, col loro &#8211; per dirla con Lenin – estremismo, vera malattia infantile del comunismo! È stato permettere che persone come Cicciobello, Baffettino, Mortadella, Ualterone, Erremoscia, Snobbettina, e tutta la cricca di smidollati ex democomunisti facessero a pezzi un patrimonio di solidarietà sociale, di idealità, di sogni condivisi, di senso del futuro che avevano ereditato dalla Storia per giocare ad essere moderni, concorrenziali col Prestigiatore. Come volessero vendere lo stesso prodotto, ma a un prezzo più conveniente. Ha presente la pubblicità? Lei cambierebbe due fustini di una imitazione per il fustino originale? Si tiene l&#8217;originale, giusto?<br />
Non basta cambiare nome, no. PCI-PDS-DS-PD. È come se io mi facessi chiamare oggi Antonio e domani Luigi. Sono sempre io però, giusto? Eppure gliel&#8217;avevano detto: “Con questa classe dirigente non vinceremo mai!” (ascoltassero più spesso i comici. A destra lo fanno, a destra i comici li mandano in esilio!) Quanti anni sono passati da allora, sei, sette? Sono ancora lì, a tenere la posizione, su un&#8217;isola deserta, mentre l&#8217;oceano erode le coste, sbriciola le spiagge, giunge a lambire ciò che resta della boscaglia. Nessuno però che si metta, ascia in mano, a costruire una nuova imbarcazione, per esplorare il continente davanti all&#8217;orizzonte, nessuno che lascia spazio a chi ha più forza nelle braccia, più sangue nelle vene. Quella colonna di fumo che osservano dalla loro isola deserta dimostra che i barbari sono arrivati e stanno facendo razzia della popolazione civile. Perché andar lì, sul territorio, a spezzarsi le unghie laccate di fresco? Da qui, dall&#8217;isoletta, le voci indignate si possono alzare al cielo senza preoccuparsi di disturbare davvero i barbari invasori. Una opposizione giudiziosa, insomma.<br />
Capito, padre? Capito il mio dramma? Sono colpevole. Colpevole di arrendevolezza, di complicità. Sono un comico colluso. Ma sono un comico. Vedo. Immagino. E mi voglio vendicare, padre. Questa sarà la mia redenzione.<br />
Sarà l&#8217;ultima mia esternazione pubblica, poi entrerò in questo convento e pregherò con lei per il resto dei miei giorni. Non parlerò del Prestigiatore, no. Parlerò di loro. Del prossimo congresso del Partito. Immaginerò di mettere un potente lassativo nella cambusa del ristorante pariolino dove mangeranno a pranzo, prima dell&#8217;apertura dei lavori. Immaginerò, come nel più triviale medioevo popolare, il dolore di pancia, gli spasmi, le aerofagie incontrollate, vedrò – e lo vedo proprio come un profeta vede perfettamente il futuro che si realizza-  salire il segretario sul palco, il volto madido di sudore, la mano calcata sulle viscere. E così i suoi nemici – prontissimi ad accoltellarlo alla prima occasione – e così i suoi amici – altrettanto prontissimi ad accoltellarlo, però alla schiena. “Compagni” dirà. E da lì il diluvio. Un&#8217;enorme liberatorio scorreggione, un profluvio di odori, di umori, di merda. Sì, di merda. Un mare di merda, li sommergerà tutti. Capace che finalmente qualcuno muovi quelle cazzo di braccia flaccide e impari a nuotare, fino a riva, qui, dove nella merda ci siamo tutti, grazie anche alla loro ignavia.<br />
Amen, padre, e così sia.</p>
<p>[<em>pubblicato su </em>Satyricon, la satira politica in Italia<em>, un anno fa. Non è cambiato nulla.</em>]</p>
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