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	<title>sbarchi a Lampedusa &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>IUS MUSIC</title>
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		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2014 16:59:23 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/07/Amir-Issaa_Ph_by-Matteo_Montagna.jpg"><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/07/Amir-Issaa_Ph_by-Matteo_Montagna-150x150.jpg" alt="Amir-Issaa_Ph_by-Matteo_Montagna" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-48435" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/07/Amir-Issaa_Ph_by-Matteo_Montagna-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/07/Amir-Issaa_Ph_by-Matteo_Montagna-300x300.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/07/Amir-Issaa_Ph_by-Matteo_Montagna-1024x1024.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/07/Amir-Issaa_Ph_by-Matteo_Montagna-60x60.jpg 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/07/Amir-Issaa_Ph_by-Matteo_Montagna-144x144.jpg 144w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/07/Amir-Issaa_Ph_by-Matteo_Montagna-900x900.jpg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/07/Amir-Issaa_Ph_by-Matteo_Montagna.jpg 1181w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a></p>
<p>(o del #metodoBalotelli)</p>
<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p>Dopo le <a href="http://www.vice.com/it/read/balotelli-mondiali-razzismo">amenità profuse</a> su Mario Balotelli per la sua insolente reazione su <a href="http://instagram.com/p/pquOpHLj6X/">Instagram</a> all&#8217;ennesimo commento razzista, oggi &#8220;Libero&#8221; ha dato il via a una nuova campagna di squadrismo 2.0 contro il rapper romano <a href="http://www.amirmusic.it/">Amir Issaa</a> (nel senso di: nato e cresciuto a Roma, se &#8211; porca puttana- dovesse essere necessario precisare.) Amir sarebbe reo di &#8220;incitamento all&#8217;odio e alla violenza&#8221; per il video qui sotto, in cui compare anche il deputato PD <a href="http://www.khalidchaouki.it/">Khalid Chaouki</a>, quello che si era barricato insieme ai profughi e migranti nel cosidetto <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/23/lampedusa-liberate-khalid-chaouki/823726/">&#8220;Centro di accoglienza&#8221;</a> a Lampedusa.<span id="more-48432"></span></p>
<p><iframe width="560" height="315" src="//www.youtube.com/embed/ZHUw8zd0FrY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Per squadrismo 2.0. intendo quella pratica per cui una testata piuttosto visibile o ben ramificata (giornale o blog noto) inquadra il bersaglio e apre le danze alla diffusione sui social media di messaggi d&#8217;odio che vanno dal più gentile &#8220;torna in Africa!&#8221; agli auspici e alle minacce di morte esplicite, che in questo caso sono valanga.<br />
Sinora il meccanismo dello <em>hate-speech</em> propagato in rete non si è ancora tradotto in violenza fisica organizzata (qualcuno però si è sucididato), ma non è detto che questo rito di sfogo collettivo debba restare per sempre confinato alla realtà virtuale. Chi si serve di questo strumento, oltre a scatenare una indubitabile violenza simbolico-verbale, in ogni caso espone una o più persone con nome e cognome che esistono in carne e ossa a una schiera di nemici anonimi, di cui magari qualcuno possiede qualche mazza o spranga e avrebbe piacere di usarla non solo nelle vicinanze di uno stadio. Questo è naturalmente più facile che avvenga nel caso in cui il bersaglio non sia superfamoso e dunque superprotetto. Ma &#8211; sempre naturalmente- questo non è un problema dell&#8217;incendiario che si è semplicemente avvalso della sacrosanta libertà d&#8217;opinione.    </p>
<p>Non mi pare casuale che l&#8217;attacco in questione avvenga sulla scia della questione Balotelli, secondo me parecchio sottovalutata da molte persone senza dubbio non razziste, ma qui dovrei fare un discorso diverso (rimando, per chi non l&#8217;avesse visto, a un divertente articolo di <a href="http://www.linkiesta.it/mario-balotelli-linciaggio-mediatico-quit">Quit the Doner</a>) e assai più lungo.<br />
Qui invece il problema mi pare risaltare in modo adamantino. Il problema &#8211; per &#8220;Libero&#8221; e per una grossa pancia assai più gonfia di flatulenze tossiche &#8211;  è il semplice fatto che gli italiani non &#8220;etnici&#8221; esistono e sono tanti. Peggio: che hanno coscienza di sé, coscienza dei loro diritti negati o ostacolati con ogni cavillo e mezzuccio sporco (inclusi i costi vergognosi per le pratiche di cittadinaza che partono da 200 euro a capoccia). Coscienza di dover lottare per il proprio riconoscimento, coscienza &#8211; in questo caso &#8211; di come vorrebbero fosse l&#8217;Italia, per loro, ma non soltanto.<br />
Questo è un rap: genere per definizione veicolo di rabbia, ricettacolo di turpiloquio, esaltazione della violenza più disparata e talvolta più schifosa (tipo omofobica, biecamente maschilista, persino nazi), articolato in un sottogenere che si chiama <em>gangsta-rap</em> &#8211;  nonostante il nome dica tutto, passato come <em>global mainstream</em> beccandosi solo le intermittenti accuse di essere un pelo diseducativo. Solo Jovanotti, con rispetto parlando e per quel che ne sappia, ha sviluppato una versione molto nostrana dove &#8220;esiste solo una grande chiesa che passa da CHE GUEVARA e arriva fino a MADRE TERESA passando da MALCOM X attraverso GANDHI e SAN PATRIGNANO&#8230;&#8221;.<br />
Insomma Amir in questa canzone non dice &#8220;volemose bene&#8221; o &#8220;vogliateci bene, siamo tanto bravi e carucci, come in un poster Benetton&#8221; e ha ottime ragioni per non farlo. Rivendica l&#8217;assalto al diritto (anche del futuro), prognostica casini se non cambia lo stato delle cose (il ché è diverso dal minacciare o incitare alla rivolta, cosa che tra l&#8217;altro, ogni sorta di musicisti anche superaffermati fanno), nomina con disprezzo una parte degli italiani che (gli) fa schifo.<br />
Vale a dire: esprime, con il proprio linguaggio musicale, quella che si chiamava una <em>coscienza politica</em> anche se questa non si esplicita in invito alla militanza e tantomeno sovrastruttura ideologica. E questo, a mio avviso, è utile <em>non solo per loro</em>, i G2, la seconda generazione di immigrati (ossimoro che dovrebbe allappare i denti).</p>
<p><strong>Ius Music</strong> (testo)</p>
<p>I miei fratelli sono afro fieri, maghreb e cinesi, filippini con i piedi qua e il sangue da altri paesi, chi ha la madre che lavora nelle case di ignoranti che abbandonano le loro sole in braccio alle badanti. Gente stupida rimasta ancora al medioevo, li sveglio di notte sono l&#8217;incubo dell&#8217;uomo nero e se il futuro è il nostro lo vogliamo in esclusiva, stanchi di elemosinare diritti e metterci in fila, Da Palermo a Torino scoppierà un casino, se l&#8217;Europa è un altra storia se Roma non è Berlino, è la paura di qualcosa che ormai vive qua vicino e non ti salverai in Padania non esiste in nessun libro, Non sono un G2 Italiano col trattino, una Fiat uno col bazooka sul tettino è la storia di un normale cittadino impazzito era clandestino adesso è un assassino.</p>
<p>Questa è Ius Music, Ius Music<br />
Questa è Ius Music, Ius Music<br />
Questa è Ius Music, Ius Music<br />
Non c&#8217;è frontiera quando la mia gente parla</p>
<p>Questa è Ius Music, Ius Music<br />
Questa è Ius Music, Ius Music<br />
Questa è Ius Music, Ius Music<br />
Orfano di quest&#8217;Italia un superstite resto a galla</p>
<p>La mia non è una razza la mia è una tribù quelli sempre al centro del mirino è questa la mia crew, la mia gente stanca di essere accusata di essere considerata il pericolo dentro casa<br />
amici laureati fermati da uno con la terza media umiliati e maltrattati, e non c&#8217;è scusa quando l&#8217;ignoranza parla se qua l&#8217;essere Italiano è solamente sulla carta, Se ti senti fuori luogo in questa situazione, e diventi uno straniero nella tua nazione, stessa lingua stessa rabbia stesso cibo, siamo nella stessa merda non sono io il tuo nemico, siamo scacchi nella stessa battaglia noi orfani superstiti fratelli d&#8217;Italia, oltre i muri le frontiere e i confini Balotelli faccio gol e sono tutti felici.</p>
<p>Ps. Siete mai passati da un campo di calcio dell&#8217;oratorio? Quelli dove vanno i ragazzini di tutti colori, alcuni che corrono dietro al pallone in <em>Salwar Kamiz</em>, approdati freschi dal Pakistan? (copyright: oratorio del centro di Gallarate) Se sì, magari vi sarete resi conto che un&#8217; apertura decente allo <em>Ius Soli</em> e alla naturalizzazione di chi in Italia vive e cresce, sarebbe un&#8217;ottima risposta al coro di lamenti sul declino del calcio italiano che ci hanno rintronato in questi giorni. Non che questo sia prioritario. Più interessante sarebbe invece immaginare che nei prossimi quattro anni Balotelli mettesse &#8220;la testa apposto&#8221;, diventasse fortissimo ma poi decidesse: &#8220;fanculo, gioco per il Ghana!&#8221; O Stephan El Sharawy&#8230;</p>
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		<title>Mappa dei morti arrivando in Europa</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Nov 2013 23:01:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Pallino blu: Affogamento (per naufragio, traversata di fiume o lago) Pallino viola: Asfissia (su camion o container) Pallino rosso: Ipotermia durante viaggio aereo Pallino verde: Altro (incidente, collasso, ipotermia, campo minato) Pallino giallo: Suicidio Pallino bianco: Mancanza di assistenza, atti di razzismo Pallino nero: Violenze della polizia &#160; La figura in alto a destra mostra [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/mapFortressEuropeEng.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-46889" alt="mapFortressEuropeEng" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/mapFortressEuropeEng-1024x666.png" width="700" height="455" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/mapFortressEuropeEng-1024x666.png 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/mapFortressEuropeEng-300x195.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/mapFortressEuropeEng.png 1659w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Pallino blu: Affogamento (per naufragio, traversata di fiume o lago)</p>
<p>Pallino viola: Asfissia (su camion o container)</p>
<p>Pallino rosso: Ipotermia durante viaggio aereo</p>
<p>Pallino verde: Altro (incidente, collasso, ipotermia, campo minato)</p>
<p>Pallino giallo: Suicidio</p>
<p>Pallino bianco: Mancanza di assistenza, atti di razzismo</p>
<p>Pallino nero: Violenze della polizia</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La figura in alto a destra mostra il numero dei morti per grandezza del pallino, dai 20 ai 3300.</p>
<p><span id="more-46888"></span></p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il grafico è del 2006, la fonte United for Intercultural Action, io l&#8217;ho tratto da <a href="http://www.abolishforeignness.org/blog/death-at-the-border" target="_blank">abolishforeignness.org</a>. <a href="http://www.unitedagainstracism.org/pdfs/listofdeaths.pdf" target="_blank">Qui</a> una lista delle morti documentate risalente al primo novembre 2012.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Diritto d&#8217;asilo: una proposta politica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Oct 2013 09:15:59 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Invece di investire denaro europeo e nazionale per erigere impossibili muraglie all’interno del Mediterraneo, facciamo funzionare, nei paesi extraeuropei colpiti dalle guerre, le nostre ambasciate,  recepiamo le domande di asilo e organizziamo il trasporto legale e sicuro nei paesi d’accoglienza. Invece di trovarci costantemente non nell’emergenza immigrazione, ma in quella umanitaria, dovendo ripescare annegati e sopravvissuti, strappiamo agli scafisti l&#8217;organizzazione del trasporto dei rifugiati dall&#8217;Africa alle coste europee, rendiamo quel viaggio ammissibile e privo di rischi, sottraiamolo ai commerci abietti.<span id="more-46683"></span></p>
<p>Gli sbarchi a Lampedusa non sono sbarchi di migranti ordinari, non rientrano nell’immigrazione di tipo economico, ma nascono da circostanze eccezionali come le guerre civili o le persecuzioni politiche, etniche e religiose. Non siamo di fronte a persone che cercano semplicemente di migliorare il loro tenore di vita, fuggendo la povertà e la disoccupazione. Sono persone che cercano di sfuggire alla morte, alla schiavitù, alla tortura, alla guerra. Secondo la definizione delle Nazioni Unite il rifugiato è chi è stato costretto a lasciare il proprio paese, chi non è riuscito a tornare a casa, chi ha paura di tornarvi, chi deve scappare sotto la minaccia della persecuzione e della violenza. La continua confusione tra la condizione del migrante e del profugo ha contribuito, nel dibattito politico italiano, a alimentare il fantasma dell’invasione e di una emergenza che andrebbe affrontata in modo repressivo.</p>
<p>Tuttavia, come già accade in Africa, sono i paesi poveri che da decenni, in modo più o meno disastroso, si trovano comunque ad accogliere le grandi masse di profughi, non certo i nostri paesi europei. Dei due milioni di rifugiati siriani solo 7.500 avrebbero scelto la via dell’Europa per chiedere il diritto d’asilo. Una tale situazione non presenta, quindi, i tratti di qualche apocalittica invasione, se si decidesse di regolarla e di strapparla al dominio dei mercanti di esseri umani.</p>
<p>I flussi dei migranti ordinari, invece, nei dati forniti da Gabriele Del Grande, sono illuminanti: “<a href="http://www.rtve.es/noticias/20130422/poblacion-espanola-baja-primera-vez-desde-1996-regreso-inmigrantes-paises/646320.shtml" target="_blank">Duecentoquindicimila</a> emigrati, perlopiù sudamericani, hanno lasciato la Spagna soltanto nel 2012. Dalla Grecia, almeno <a href="http://www.ekathimerini.com/4dcgi/_w_articles_wsite1_1_15/01/2013_478473" target="_blank">duecentomila </a>lavoratori albanesi sono tornati a Tirana negli ultimi cinque anni. E in Italia avviene lo stesso, sebbene le cifre del fenomeno non siano ancora chiarissime”. Il migrante che è partito per migliorare il suo tenore di vita o per sfuggire alla disoccupazione, non ha bisogno di essere riportato alla frontiera con la forza, dal momento che alla frontiera ci va da sé nel momento in cui non è più in grado di inserirsi nel tessuto lavorativo ed economico nel paese di arrivo.</p>
<p>Occorrono informazioni, analisi, riflessioni chiare sulla situazione (Gabriele Del Grande ne fornisce di emblematiche sul sito di Fortress Europe, vedi, per esempio,<a href="http://fortresseurope.blogspot.it/2013/10/il-disastro-siriano-la-rotta-del.html?m=1" target="_blank"> qui</a> o <a href="http://fortresseurope.blogspot.it/2013/10/il-silenzio-dei-vivi-la-fabbrica-dei.html?m=1" target="_blank">qui</a>)</p>
<p>Quel che ormai sembra lampante è la necessità di abrogare la legge Bossi-Fini. Perché la legge Bossi-Fini, trattando i profughi come delinquenti, favorendo i criminosi respingimenti in mare, riducendo il rifugiato a una non-persona, talmente pericoloso da far sì che chi lo salva dalla morte sia incriminato per favoreggiamento, è una legge incivile.</p>
<p>Sosteniamo l&#8217;abolizione della Bossi-Fini. Sosteniamo il <a href="http://www.asgi.it/home_asgi.php?n=2571&amp;l=it" target="_blank">manifesto</a> dell&#8217;Asgi, l&#8217;Associazione per gli Studi Giuridici sull&#8217;Immigrazione, che chiede, tra le altre cose, che i soccorritori di Lampedusa non siano sottoposti a indagini della magistratura, che il diritto di asilo sia assicurato, che i Centri di identificazione e di espulsione siano chiusi. Siamo per il supporto e l&#8217;assistenza regolari a Lampedusa e ai Lampedusani, che, come ricorda Franca Regina Parizzi (1), assessore ai servizi sociali dell&#8217;isola, da anni ricevono dall&#8217;Italia solo promesse. Siamo, ancora con l&#8217;assessore Parizzi, contro la creazione dei mega-centri, per l&#8217;apertura di piccoli centri diffusi sul territorio, una politica che suddivide gli oneri e favorisce l&#8217;integrazione. Condanniamo l’approccio punitivo paneuropeo del <a href="http://www.meltingpot.org/Frontex-e-le-mani-sporche-dell-Unione-Europea-Il-rapporto.html#.UmDuDdLwnH9" target="_blank">Frontex</a>, l&#8217;agenzia europea per il controllo delle frontiere. Aderiamo all&#8217;appello di <a href="http://www.meltingpot.org/Appello-per-l-apertura-di-un-canale-umanitario-fino-all.html#.UmDuG9LwnH9" target="_blank">Melting Pot</a> per la creazione di un canale umanitario, affinché chi fugge dalla guerra e dalla morte possa trovare non la morte e il rifiuto, ma asilo, vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(1) Qui l&#8217;intervista di Radio Ies all&#8217;assessore Parizzi del 04.10.2013 http://www.youtube.com/watch?v=kDTfNxZTTtw</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>il silenzio dei vivi</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Oct 2013 07:10:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di <strong>Orsola Puecher</strong><br /><br />
E’ raro in questi giorni ascoltare e leggere parole risparmiate dalla retorica dell’indignazione e dalle sue formule, fra gli "inaccettabile…", "vergognoso…", "che non si ripeta più…" degli "indignati speciali". Una protratta e ripetuta deportazione a pagamento, in un piccolo tratto di mare, facilmente controllabile, dalle rotte prevedibili da anni, di donne uomini e bambini stipati per giorni in barconi fatiscenti, come in vagoni merci piombati di non lontana memoria, diventano un evento fatale, biblici sbarchi di "sventurati", quasi che il fato di Zeus e Poseidone avesse qualcosa a che vedere con ondate migratorie di cui si conoscono benissimo cause ed effetti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><center><iframe loading="lazy" width="350" height="263" src="//www.youtube.com/embed/dr7XUZk3bgU?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
<p align="center"><small><strong>Gabriele Del Grande</strong> da ⇨ <a href="http://fortresseurope.blogspot.it/"><strong>Fortress Europe</strong></a></small></p>
<blockquote><p><small><em>Forse, la verità è che per cambiare il racconto della frontiera non servono altri esperti. Ma servono racconti, servono storie, servono soggetti. Possibile che ancora non abbiamo visto un’intervista ai superstiti?<span id="more-46585"></span> Che ancora non abbiamo sentito le parole dei loro cari che li aspettavano a braccia aperte nelle città di mezza Europa? Possibile che non sappiamo niente del lutto che ha colpito i quartieri di Asmara per i suoi trecento figli ingoiati dal mare?</em></small></p>
<p><small>da ⇨ <a href="http://fortresseurope.blogspot.it/2013/10/il-silenzio-dei-vivi-la-fabbrica-dei.html"><strong>Il silenzio dei vivi, la fabbrica dei luoghi comuni e quelle storie che cambieranno l&#8217;estetica della frontiera</strong></a></small></p></blockquote>
<p style="padding-left: 150px;">da ⇨ <a href="http://www.audiodoc.it/archivio_scheda.php?id_scheda=120" target="_blank"><strong>Audiodoc</strong></a><br />
<strong>Guerra nel Mediterraneo</strong><em><br />
</em><em>Dalla Cap Anamur a Frontex e ai nuovi campi europei</em><br />
Un documentario di ⇨ <a href="http://www.docume.org/page/schedautore.asp?id=238" target="_blank"><strong>Roman Herzog</strong></a><br />
Durata 77&#8217;39 Anno 2008<br />
© Roman Herzog<br />
<small>per informazioni, richieste CD e preseaioni: <strong>roman.herzog@virgilio.it  </strong></small><br />
<img decoding="async" src="http://www.audiodoc.it/images/speaker_silent_16.png"/> <a onclick="window.open(this.href, 'popupwindow', 'width=430,height=350,scrollbars,resizable'); return false;" href="http://www.audiodoc.it/ascolta.php?audio=prev&#038;id_doc=120&#038;type=doc&#038;lang=1" target="_blank"><strong>Ascolta l&#8217;anteprima</strong></a></p>
<p>&nbsp;<br />
E’ raro in questi giorni ascoltare e leggere parole risparmiate dalla retorica dell’indignazione e dalle sue formule, fra gli <em>inaccettabile&#8230;</em>, <em>vergognoso&#8230;</em>, <em>che non si ripeta più&#8230;</em> degli <em>indignati speciali</em>. Una protratta e ripetuta deportazione a pagamento, in un piccolo tratto di mare, facilmente controllabile, dalle rotte prevedibili da anni, di donne uomini e bambini stipati per giorni in barconi fatiscenti, come in vagoni merci piombati di non lontana memoria, diventano un evento fatale, biblici sbarchi di <em>sventurati</em>, quasi che il fato di Zeus e Poseidone avesse qualcosa a che vedere con ondate migratorie di cui si conoscono benissimo cause ed effetti. Che hanno in  leggi repressive, come il reato di clandestinità e in soluzioni militarizzate come i pattugliamenti Frontex e i respingimenti,  non tanto un deterrente, ma un’aggravante delle condizioni disumane e delle conseguenze tragiche dei flussi di profughi, rinfocolati dalle guerre e dai regimi dittatoriali da cui fuggono. E che nell’immaginario collettivo, invece, vengono qui solo per toglierci il lavoro, le case popolari e a riempire le prime elementari di piccoli stranieri che impediscono ai nostri <em>piccoli principi</em> figli di apprendere in purezza razziale l’idioma  natio e le tabelline, mentre per la maggior parte di loro l’Italia sarebbe solo un paese di passaggio verso altre mete.<br />
Abbiamo avuto la saturazione mediatica per giorni, in diretta minuto per minuto dell’evento della nave Costa Concordia che si risollevava in <em>fast motion</em> dal suo naufragio per criminale stupidità, per restituire <em>l’onore alla Marineria Italiana</em>, per ridare lustro alla brutta <em>immagine dell’Italia nel mondo</em>, finalmente salva e ripulita, mentre gli ingegneri con il caschetto giallo si abbracciavano felici e commossi dalla loro costosissima vittoria tecnologica.<br />
Da noi si pensa sempre all’<em>onore perduto della nazione,</em> a rifarsi una verginità esteriore con le giornate di lutto nazionale, i funerali di stato, il Premio Nobel all’isola di Lampedusa, e le  parole vibranti della commozione di qualche giorno. Certo anche un po’ per non turbare, insieme all’onore, l’immagine turistica delle nostre spiagge intatte e della acque cristalline del Mare Nostrum, che invece impiglia nelle reti corpi senza nome, rendendo carne la metafora dei <em>pescatori di uomini</em>.<br />
Ogni addendo del conto totale delle vittime è una storia, il calore di una speranza, ha una ramificazione di dolore che attraversa famiglie lontane, che  lo conserveranno silenziosamente per sempre, spesso solo nei ricordi, in una fotografia sui cui piangere, i tanti corpi nemmeno restituiti alla pietà di una sepoltura. Le storie sono tutte fatte di piccoli fatti, di piccole cose, delle poche piccole cose che si mettono nella piccola borsa leggera della fuga. Di tante domande. Dell’attesa di un ritorno.<br />
&nbsp;<br />
<center><iframe loading="lazy" width="420" height="315" src="//www.youtube.com/embed/Jm8ZRJFRzDQ?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
<p align="center"><strong>Tesfay Mehari Fihira  <em>Bahri</em></strong></p>
<blockquote><p><em>Mare, dentro di te sta il mio amore.<br />
Hai preso la sua anima e il suo cuore.<br />
Mare, riportala a riva, fammi parlare di nuovo con lei.<br />
Cercala ovunque, trovala, fallo per me.<br />
Mare riportami l’amore della mia anima<br />
Insieme ai suoi compagni pellegrini di questo destino.<br />
Creature del mare, siete voi gli unici testimoni di questa storia<br />
E allora ditemi: quali sono state le sue ultime parole prima di partire<br />
Mare!<br />
Non sei tu il mare? E allora rispondimi!</em></p></blockquote>
<p style="padding-left: 150px;"><small>da ⇨ <a href="http://fortresseurope.blogspot.it/2013/10/non-sei-tu-il-mare-e-allora-rispondimi.html" target="_blank"><strong>Non sei tu il mare? E allora rispondimi! Lampedusa, i suoi morti e le parole per dire la guerra in frontiera</strong></a></small></p>
<p>&nbsp;<br />
Ciò che per il nord del mondo è divenuto un normale spostarsi da un paese all’altro, con navi di linea, voli di linea, treni, come del resto era per i flussi migratori del primo novecento, che in confronto a questi erano un trionfo di civiltà e legalità, è per l’altra parte del mondo l’antica storia dell’esule, che deve trovare un passatore che gli indichi un varco nella frontiera da cui espatriare illegalmente a suo rischio e pericolo.<br />
Nelle poche parole commosse, negli occhi degli <em>italiani brava gente</em> che si prodigano nei soccorsi a disgrazia avvenuta, a dispetto delle inadempienze istituzionali, ci sono immagini di fronte a cui è difficile restare indifferenti. In questi giorni, anniversario delle deportazioni ad Auschwitz degli ebrei romani, le parole della moglie di ⇨ <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Shlomo_Venezia" target="_blank"><strong>Schlomo Venezia</strong></a>, che faceva parte dei <em>Sonderkommando</em> che avevano il compito di aprire le camere a gas per estrarne i morti, in cui lei dice, con  le lacrime strozzate in gola, che fra le tante cose che ancora la tormentano e la fanno soffrire intensamente, ⇨ [ <em>al minuto 50:42 </em>] <a href="http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#day=2013-10-13&#038;ch=1&#038;v=278130&#038;vd=2013-10-13&#038;vc=1" target="_blank"><strong>c’è il pensare a lui a soli vent’anni aprire quella porta</strong></a> e districare da quel groviglio di membra i corpi, ci riportano quel dolore da più di sessanta anni di distanza all&#8217;identica visione, in un verde di abissi, il rumore regolare del respiro dei sommozzatori fra le bollicine d’aria, alla luce delle torce subacquee, dell’aprirsi delle cabine del relitto sul fondale fra gorgonie e attinie fluttuanti, per il pietoso compito di riportare in superficie i naufraghi. [ <em>Orsola Puecher</em> ]<br />
&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Pace a responsabilità limitata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[evelina santangelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 08:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[crimini commessi contro l'umanità]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Evelina Santangelo]]></category>
		<category><![CDATA[il Fatto Quotidiano 24 marzo 2011]]></category>
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		<category><![CDATA[opinione pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[profughi]]></category>
		<category><![CDATA[sbarchi a Lampedusa]]></category>
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					<description><![CDATA[da «il Fatto Quotidiano» &#8211; giovedì 24 marzo 2011 Ancor più dell’intervento militare, sconcerta la noncuranza con cui siamo disposti ad affrontare una crisi che sconta l’ennesimo fallimento delle politiche nazionali di Evelina Santangelo In Sicilia, il secondo giorno dell’operazione «Odissea all’alba», una pacifica domenica semiprimaverile. Ma sarebbe bastato affacciarsi da qualche terrazza lontana dai [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">da «il Fatto Quotidiano» &#8211; giovedì 24 marzo 2011</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><em>Ancor più dell’intervento militare, sconcerta la noncuranza con cui siamo disposti ad affrontare una crisi che sconta l’ennesimo fallimento delle politiche nazionali</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Evelina Santangelo</strong><br />
In Sicilia, il secondo giorno dell’operazione «Odissea all’alba», una pacifica domenica semiprimaverile. Ma sarebbe bastato affacciarsi da qualche terrazza lontana dai rumori della strada per sentire il rombo ininterrotto degli aerei militari attraversare il cielo. Così, dopo aver udito per tutta la mattina quel rombo, si poteva rischiare di sentirsi come i non-rinoceronti nel Rinoceronte di Ionesco in cui non si sa più chi abbia ragione tra quanti galoppano sfrenatamente inconsapevoli (o consapevoli di un altro ordine) e chi patisce un tale senso di alterazione percettiva da sognare esso stesso di trasformarsi in rinoceronte e, per esempio, non sentirlo affatto il rombo degli aerei, con tutto quel che ne consegue.</p>
<p><span id="more-38523"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>«E se fossero loro ad avere ragione»</strong>, si chiede il protagonista del Rinoceronte di Ionesco. Proprio su questo ordine di «ragioni» vorrei soffermarmi oggi che non sono più nemmeno così certi gli obiettivi umanitari giustamente evocati dal presidente Napolitano. Il punto infatti è anche come, con che animo si affronta un’operazione militare destinata ad avere costi altissimi, e come si è affrontato quel che è accaduto finora, quando le rivolte hanno reso evidente la natura di quei poteri dispotici o totalitari, mentre le ritorsioni sulla popolazione hanno chiamato in causa direttamente le nostre coscienze di cittadini i cui governi hanno firmato trattati internazionali per la salvaguardia dei diritti umani, salvo poi disattenderli all’occorrenza, e in modo plateale. Anche in questa «platealità» si annidano le nostre colpe. Le colpe di un’opinione pubblica connivente con il gretto, ottuso, rovinoso pragmatismo di governanti che si dimostrano ogni giorno più mediocri. Le colpe di un’opinione pubblica che si beve tutto, le più ridicole menzogne, le peggiori ipocrisie, in nome di mire fameliche, interessi di bottega, salvo poi gridare all&#8217;invasione dinanzi a tutta un&#8217;umanità in fuga. Per questo, credo sia arrivato davvero il momento di assumerci le nostre responsabilità proprio in quanto opinione pubblica dotata di un potere preciso, il potere di giudicare la classi politiche (degli organismi nazionali o internazionale) che, proprio in questa occasione, hanno dimostrato tutta la loro cecità. Non solo perché ci hanno convinti che il più asfittico pragmatismo ci avrebbe messo al riparo da ogni pericolo, ma anche perché dinanzi all’inatteso, o a quello che non sono state in grado nemmeno di subdorare (le rivolte nordafricane di genti esasperate), hanno continuato e continuano a scegliere quello stesso pragmatismo famelico di cui quell’umanità in fuga è solo il segno più tangibile.<br />
Siamo arrivati al punto, noi italiani, ad esempio, di trovare accettabile la bestemmia che si potesse non disturbare l’amico massacratore, in quanto amico e in quanto massacratore-garante della pulizia dei mari e delle coste contro quelle genti che sono state definite da lui stesso «ratti» (e, implicitamente, anche da noi!) E tutto questo, perché ci fanno più paura i profughi e la messa in discussione dei nostri accordi economici (il mai decaduto Trattato di Amicizia) che i bombardamenti sulla Libia compiuti da chiunque&#8230; Né l’essere contrari all’intervento armato è garanzia di una cultura diversa. La Lega docet.<br />
Per questa ragione, quello che sconcerta oggi, prima ancora che l’intervento militare, è la noncuranza o la sollecitudine tutta interessata con cui ci siamo disposti ad affrontare questa crisi in cui si paga lo scotto di un fallimento, l’ennesimo fallimento di politiche nazionali e internazionali (i profughi sono tutti lì, il caos regna sovrano).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ed è un fallimento,</strong> non in nome di un pacifismo di principio, ma in nome di quella civiltà, di quel nuovo umanesimo – fatto di un sentimento di radicale corresponsabilità rispetto ai crimini commessi contro l’umanità tutta – su cui, all’indomani degli orrori del Novecento, si è cercato di fondare il senso di appartenenza alla comunità internazionale in un mondo più sicuro. Mentre oggi sembra prevalere un generalizzato senso di irresponsabilità praticato con metodo, in ossequio a una visione della libertà e dei diritti privatistica, una visione in cui i profughi appunto fanno più paura della violazione di quel diritto delle genti che è poi il nostro-comune-diritto all’incolumità contro l’arroganza e l’abuso di qualsiasi potere.<br />
Se tutto ciò troppo spesso non accade, come mi potrebbe rispondere qualche campione della realpolitik (e oggi in giro ce ne sono di grettissimi resi forti dal consenso di cui godono), se tutto ciò ha tanto l’aria di un’aspirazione utopica (come quella che si legge nel preambolo dell’Onu: «Noi, popoli delle Nazioni Unite, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra&#8230; a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell&#8217;uomo&#8230;»), non significa affatto che l’opinione pubblica non debba pretendere il rispetto di queste aspirazioni, costringendo il potere politico a scelte il più possibile conseguenti anche al di là dei più immediati interessi nazionali. È nostro dovere e nostra responsabilità farlo, ne va del nostro destino, se non vogliamo accettare di vivere in un mondo di rinoceronti privati del potere di giudizio al punto da non vedere e non sentire quel che ci accade intorno. Anche perché, i risvegli, in questi casi sono amarissimi.</p>
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