<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Sermide &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://staging.nazioneindiana.com/tag/sermide/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://staging.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 20 Jun 2016 12:18:07 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.5</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">211417809</site>	<item>
		<title>Overbooking: Zena Roncada</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/06/20/overbooking-zena-roncada/</link>
					<comments>https://staging.nazioneindiana.com/2016/06/20/overbooking-zena-roncada/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jun 2016 11:30:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[annotazioni]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Effigie]]></category>
		<category><![CDATA[Qui come altrove]]></category>
		<category><![CDATA[Sermide]]></category>
		<category><![CDATA[Zena Roncada]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=62722</guid>

					<description><![CDATA[&#160; &#160; Qui come altrove, c’è la donna che ruba il tempo e se lo mette via. Le piace rubare quello del mattino, quando nel letto c’è la quiete delle cose e la giornata è lenta ad avviarsi. Allora può stirarsi e sentire il corpo che si sveglia: sono i momenti dell’esserci in pigrizia, coi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 29">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-62723" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/qui-come-altrove.jpg" alt="Layout 1" width="247" height="405" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/qui-come-altrove.jpg 334w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/qui-come-altrove-183x300.jpg 183w" sizes="(max-width: 247px) 100vw, 247px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Qui</strong> come altrove, c’è la donna che ruba il tempo e se lo mette via.</em><br />
<em> Le piace rubare quello del mattino, quando nel letto c’è la quiete delle cose e la giornata è lenta ad avviarsi. Allora può stirarsi e sentire il corpo che si sveglia: sono i momenti dell’esserci in pigrizia, coi pensieri in attesa di un approdo.</em></p>
<p><em>Le piace anche guardare l’acqua che si scalda: nel giro della pentola, aspettare che le bolle scoppino in sommosse, per acquietarsi con la pasta a pioggia, rovesciata. Altro non c’è da fare che dare tempo al tempo.</em></p>
<p><em>La sera si trova a ripassare quei momenti vuoti di ogni cosa, da riempire con quello che potrebbe. Con il soffio di fughe e scorribande, con lana di un altrove ancora da scoprire, dentro la mappa del guanciale.</em></p>
</div>
</div>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nota</strong></p>
<p>di</p>
<p><strong>Effeffe</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono autori, autrici, il più delle volte però accade alle donne, che sebbene abbiano vissuto di lettura, accompagnato creazioni artistiche, esercitato un ruolo importante per ostinate e coraggiose comunità letterarie, delle grandi città o delle province, il più delle volte però nelle periferie del regno,  restano di poche parole. Poche parole e giuste. Poche parole sufficienti a tessere racconti pieni di grazia; si tratta di voci allo stesso tempo energiche e discrete, per lo più discrete, poco esibite, appartate. <a href="https://effigiedizioni.wordpress.com/2016/05/30/qui-come-altrove/">Qui come altrove</a> pubblicato da Effigie, si compone di cinquantasei voci, storie, dotate di quel raro dono per certe narrazioni, di essere universali e straordinariamente locali, territorialmente definite e concrete. Anni fa mi è capitato di compiere un viaggio insieme all&#8217;autrice e ad alcuni altri giovani autori proprio partendo da casa sua a <i>Sèrmad</i>. Ricordo la particolarità della luce del mantovano, l&#8217;aria rarefatta, e lo strano modo in cui il cielo avvolge figure e cose. Andammo a vedere una mise en scène dei <em>dialoghi con Leucò</em> di Cesare Pavese in una fabbrica dismessa. Quando ho letto le cinquantasei storie e pagine di questo nuovo lavoro, il gioco di sguardi tra il qui ed altrove, tra i mestieri di uomini e donne per lo più attraverso il fiume che attraversa le loro vite e quello ancora più intenso e sofferto che si svolge negli interni delle case, dove <em>i mestieri si fanno</em>, ho sentito quella stessa forza insieme mitica e dimessa di quello che considero il più bello tra i libri di Cesare Pavese. E più particolarmente alla battuta che chiude il dialogo tra Ulisse e Calipso.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>CALIPSO</strong> Lo sarai, se mi ascolti. Che cos’è vita eterna se non questo accettare l’istante che viene e l’istante che va? L’ebbrezza, il piacere, la morte non hanno altro scopo. Cos’è stato finora il tuo errare inquieto?<br />
<strong>ODISSEO</strong> Se lo sapessi avrei già smesso. Ma tu dimentichi qualcosa.<br />
<strong>CALIPSO</strong> Dimmi<br />
<strong>ODISSEO</strong> Quello che cerco l’ho nel cuore, come te</em></p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-62726 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/14343655.jpg" alt="14343655" width="820" height="506" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/14343655.jpg 1263w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/14343655-300x185.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/14343655-768x474.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/14343655-1024x632.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/14343655-80x50.jpg 80w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></p>
<div class="page" title="Page 23">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Qui</strong> come altrove, c’è l’uomo della barca, che è lunga e scura come l’anima di Po, quella segreta. Dell’uomo e della barca si sono persi i nomi: per chiamare il primo basta un verso, un richiamo d’anatra di passo, l’altra è di tutti e di nessuno.</em></p>
<p><em>Selvatici, possono sparire e riapparire senza scandali d’assenza: al modo delle canne che bucano il terreno o della zucca ricciuta che sale lungo il tronco del salice impiccato, ma poi ricade senza più un sostegno.</em></p>
<p><em>L’uomo della barca ama l’estate, perché cuoce l’umido del legno e secca il remo, fino a renderlo affilato. Ama le notti, perché accendono le rive di grilli acidi e rane ubriache in sottofondo. Allora prende la barca e va verso l’isola, dove le cappe camminano al mattino in spirali di sabbia sotto traccia.</em></p>
<p><em>Nel tratto senza ombre la luna è grande e gialla, dentro l’acqua: tremula in righe orizzontali. L’uomo la rincorre e la rompe con il remo, per far tacere la malinconia della bellezza.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://staging.nazioneindiana.com/2016/06/20/overbooking-zena-roncada/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">62722</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: staging.nazioneindiana.com @ 2026-06-19 16:51:10 by W3 Total Cache
-->