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	<title>sette opere di misericordia &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>sette opere di misericordia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 09:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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					<description><![CDATA[di Nicola Ingenito «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/02/09/sette-opere-di-misericordia/sette-opere-di-misericordia-400x266/" rel="attachment wp-att-41587"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/02/Sette-opere-di-misericordia-400x266.jpg" alt="" title="Sette-opere-di-misericordia-400x266" width="400" height="266" class="alignleft size-full wp-image-41587" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/02/Sette-opere-di-misericordia-400x266.jpg 400w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/02/Sette-opere-di-misericordia-400x266-300x199.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/02/Sette-opere-di-misericordia-400x266-120x80.jpg 120w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
<p>di <strong>Nicola Ingenito</strong></p>
<p align="right"><em>«Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi</em> <em>avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. (&#8230;) In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l&#8217;avete fatto a me» </em></p>
<p align="right"><em>Vangelo secondo Matteo</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bisogna che inizi questa recensione con un’esortazione, mascherata da invito neanche troppo gentile: &#8220;Andate a vedere Sette opere di misericordia di Gianluca e Massimiliano De Serio. È un film straordinario!&#8221;</p>
<p>Nel “Vangelo secondo Matteo”, Cristo elenca le sette opere di misericordia corporale che ha ricevuto. Queste procurano il perdono necessario per raggiungere il Regno dei cieli. E, quindi è lo stesso Cristo a invitare tutti gli uomini a compiere le stesse opere con questi suoi piccoli fratelli di grazia. Ora, nella Torino dei nostri giorni, fra periferie degradate e ospedali di funebre pallore, Antonio, interpretato da uno straordinario Roberto Herlizka, e Luminita, una commovente Olimpia Melinte, sono gli ultimi fratelli del corpo affamato, assetato, nudo, straniero, malato, carcerato, morto. Essi sono lì, davanti ai nostri occhi, per soccorrerlo e, quindi per soccorrersi.<br />
<span id="more-41586"></span></p>
<p>Il corpo di Cristo, il soggetto del dolore e delle ingiustizie del mondo, è interpretato una volta da Antonio, un’altra da Luminitia. Questi due personaggi ai limiti della Società e del Mondo, due barbari senza eserciti, si incontrano nell’esercizio delle quotidiane pratiche di sopravvivenza e corruzione e senza raccontarsi, senza conoscere le proprie storie, si donano l’uno all’altro per vivere forse l’ultima possibilità di essere umani, di poter esercitare la grazia e la bellezza del contatto con un corpo che soffre di dolori fisici e/o spirituali.</p>
<p>Il film dei fratelli De Serio è antico, assoluto come un verso dei grandi libri anonimi e archetipici, ma è anche un film estremamente attuale: lo sguardo in soggettiva del bambino in metropolitana risveglia dentro le nostre coscienze la declinazione al proprio singolare, al proprio io della colpa di tutti.</p>
<p>“Sette opere” è un film necessario, che consiglierei di vedere a tutti gli uomini importanti delle Istituzioni, come Chiesa e Parlamento, perché riporta gli uomini, anche se dentro un generale pessimismo morale e politico, ai temi della fratellanza e della solidarietà, pur muovendosi in ambienti sordidi e lerci, in cui la grazia, però, sembra trovare la sua espressione più alta, sottile e assoluta. La grazia, vero tema di questo film, la possibilità della grazia o la piccola gioia di essere quasi salvi, come recitava la Rosselli, è una luce bianca e debole: il sole d’acqua che illumina le due assenze sui due sedili del bus che attraversa Torino.</p>
<p>P:S: Se vi ho solo affascinato rivedete pure il film e poi rileggete la recensione, di certo, capirete meglio cosa ho voluto dire. Io non sono un critico, ma ci sono un film per cui o si racconta la propria esperienza personale oppure si tace. E, in questo caso, tacere, magari, sarebbe stato meglio, ma credo sia giusto diffondere la voce.</p>
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