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	<title>Silvia Longo &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Ex ordres littéraires : Silvia Longo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Sep 2012 13:22:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
		<category><![CDATA[Il tempo tagliato]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Milan Kundera]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Szendy]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Longo]]></category>
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					<description><![CDATA[di Francesco Forlani Questo libro sarà tra tre giorni in libreria. E&#8217; un romanzo che vale per almeno tre ragioni. La prima è perché in Italia pochi scrittori affidano la propria arte del romanzo ai dialoghi e Silvia Longo lo fa e in modo eccellente. La seconda è perché raramente mi è capitato di trovare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di<br />
<strong>Francesco Forlani</strong></p>
<p><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/3713236.jpg" alt="" title="3713236" width="147" height="220" class="alignleft size-full wp-image-43611" /><br />
<a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788830431164/Il_tempo_tagliato/Silvia_Longo.html">Questo libro</a> sarà tra tre giorni in libreria. E&#8217; un romanzo che vale per almeno tre ragioni. La prima è perché in Italia pochi scrittori affidano la propria arte del romanzo ai dialoghi e Silvia Longo lo fa e in modo eccellente. La seconda è perché raramente mi è capitato di trovare in un libro quello che nella vita mi è successo di cogliere in molti destini di uomini e donne, ovvero una incommensurabile fragilità in grado di orientare il senso delle cose oltre ad averne colto il significato più profondo di esse. La terza è perchè <em>me lo sento</em> che vale, e le righe che seguono spero possano rendere a questo <em>sentire </em> la capacità di farsi ascoltare. </p>
<p>La storia.<br />
Viola, che ha una quarantina d&#8217;anni, ha da poco perduto il marito, acclamato direttore d&#8217;orchestra, brillante al punto di riuscire perfino nella propria morte, d&#8217;infarto nell&#8217;atto di dirigere la sua orchestra. Viola, si è lasciata condurre tutta l&#8217;esistenza senza avere veramente deciso nè la partitura né il tempo di una vita familiare tutto sommato ordinaria, scandita dalla propria totale  dedizione al marito e alla figlia. Durante una manifestazione organizzata in memoria del marito, incontra un musicista. Per andarsene, mettere fine all&#8217;esperienza di profondo disagio che sta vivendo,  chiede al misterioso ospite di portarla via. In questa fuga, resa rocambolesca dal maltempo, il racconto delle rispettive vite ma soprattutto l&#8217;ascolto delle loro voci, li guida versa una nuova e creatrice forma di consapevolezza.</p>
<p><em>Ricercare in origine era il nome della forma musicale che oggi chiamiamo fuga.</em><br />
Così si apre il romanzo di Silvia Longo e non poteva essere altrimenti non solo perché la storia che vi si narra si svolge in un ambiente di musicisti, compositori, direttori d&#8217;orchestra, ma soprattutto per la composizione, il tempo, variabile da capitolo a capitolo con continui rimandi dal significato di durata, esistenziale e storica, a quello apparentemente più innocente della meteo.</p>
<p>Ecco perchè ogni capitolo riporta perentorie le scansioni climatiche dal secondo capitolo che si apre con <em>Cielo sereno e temperature al di sopra della media stagionale. </em> al penultimo, il diciannovesimo che recita: <em>Nonostante il persistere di piovaschi diffusi, si prevedono schiarite nel corso della notte</em>. Per poi risolversi, il tempo, in quel tempo interiore da cui eravamo partiti. </p>
<p>&#8220;&#8221;Ma, sai, il mio unico problema quando, da ragazzo, mangiavo un gelato era: <em>How long is it going to last</em>?&#8221;, quanto a lungo durerà &#8211; scriveva  Cesare Pavese a Constance Dowling, l&#8217;amore di tutta la vita, ovvero colei che aveva suscitato in lui insieme la più profonda esperienza dell&#8217;amore e della sua fine. Senza fine non c&#8217;è durata ma che cosa ci indica l&#8217;intensità di quel tempo? I due personaggi devono elaborare un lutto, quello del padre lui, e lei dell&#8217;uomo che ha amato o pensato di amare per tutta la vita. Solo in uno spazio esterno, in un fuori-tempo è possibile osservare meglio quello che è accaduto veramente. Nessuna affabulazione, menzogna è tale tra sconosciuti, le cose che si dicono sono quelle che sono, e solo in questo autentico dialogo, il cordoglio del lutto può trasformarsi nelle doglie di una nascita. Come è possibile far perdurare l&#8217;amore?</p>
<p>Non ci sono durate se non c&#8217;è ascolto. C&#8217;è una parola-concetto, mot-valise, usata dal filosofo Peter Szendy che secondo me descrive meglio di chiunque altra il risuonare in una storia attraverso un&#8217;esperienza in grado di contenere insieme il <em>sentire</em> che poi equivale a un esperire con tutto il proprio corpo e l&#8217;<em>ascoltare:</em> « inthymnité » ovvero &#8220;<em>una specie di Marsigliese  della psiche, intima,</em>&#8221; come ci dice il suo autore in questa intervista.<br />
 <iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/lYc-l-pPpbU" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Milan Kundera aveva scritto nel romanzo <em>Il valzer degli addii</em> &#8220;un amore eccessivo è un amore colpevole&#8221;, ed è proprio attraverso quella fenditura, in francese <em>coupable</em> si può assimilare a <em>coupe, coupure</em>, ferita, taglio, che i due personaggi si appartengono, come se fossero entrambi sull&#8217;orlo dello stesso precipizio. Lo stile, la scrittura, la delicatezza con cui l&#8217;autrice ha accompagnato, qui nel senso proprio musicale, ogni frase del fitto dialogo che si instaura tra di loro, è realista senza però rinunciare a dei passaggi lirici mai ridondanti.</p>
<p>Il flusso di ricordi che anticipa le reazioni dell&#8217;uno o dell&#8217;altra, in contrappunto, fa &#8220;sentire&#8221; al lettore, uno dopo l&#8217;altro tutti i toni della ballata, di un movimento a due in cui potrebbe realizzarsi la loro intimità.<br />
C&#8217;è un momento, verso la fine,  in cui questa esperienza di <em>inthymnité</em> pare compiersi ed è quando i due protagonisti si ritrovano a raccontare il passaggio da un tempo a un altro: <em>« Il mare e` ancora molto mosso. C’e` vento. » Socchiude un’anta. « Lo senti? »</em> chiede lui a lei. Lei ascolta, sente, e perché il mare risuoni in loro, produca in loro <em>Un suono di onnipotenza</em>. poco dopo intonano <em>Moonlight in Vermont</em> di Ella Fitzgerald.<br />
<em>As they travel each bend in the road,</em> ci verrebbe, da lettori, di cantare, a questo punto.</p>
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