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		<title>Sostiene Pereira</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2015 13:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[antonio tabucchi]]></category>
		<category><![CDATA[giacomo sartori]]></category>
		<category><![CDATA[graphic novel]]></category>
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					<description><![CDATA[di Marino Magliani, con illustrazioni di Marco D&#8217;Aponte (tratte dalla loro graphic novel &#8220;Sostiene Pereira&#8221;, Tunué, 2014) &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Esistere con un passo indietro e l&#8217;altro che scalpita non perché si vuol andare chissà dove, ma perché fisicamente non si riesce a stare a lungo con un piede [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Marino Magliani,</strong> con illustrazioni di<strong> Marco D&#8217;Aponte </strong>(tratte dalla loro graphic novel &#8220;Sostiene Pereira&#8221;, Tunué, 2014)<strong><br />
</strong></p>
<p><strong><a href="https://www.nazioneindiana.com/2015/02/25/sostiene-pereira/copertina_web/" rel="attachment wp-att-51423"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-51423" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/copertina_web-212x300.jpg" alt="copertina_web" width="212" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/copertina_web-212x300.jpg 212w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/copertina_web.jpg 453w" sizes="(max-width: 212px) 100vw, 212px" /></a></strong></p>
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<p>Esistere con un passo indietro e l&#8217;altro che scalpita non perché si vuol andare chissà dove, ma perché fisicamente non si riesce a stare a lungo con un piede posato e l&#8217;altro per l&#8217;aria.<span id="more-50732"></span> Il luogo dell&#8217;esilio accoglie il passo in avanti, ma l&#8217;equilibrio rimane lo stesso precario. Lo sento raccontare da sempre che l&#8217;uomo ha una postura adatta per compiere il passo, uno dopo l&#8217;altro, sì, va bene, non uno posato e l&#8217;altro per l&#8217;aria, sì, va bene, ma che alla lunga si tiene male anche un passo in avanti e l&#8217;altro indietro. Uno scrittore sosteneva di sentirsi esiliato, non esule. Esule è dunque una scelta e esiliato no? È una cosa che dipende da altri, una costrizione? È questo che intendeva lo scrittore? Anche Tabucchi nei suoi libri usa dire esiliato. In spagnolo è <em>exiliado</em>. In Olanda un esiliato, o esule, rimane a lungo un <em>asielzoeker, </em>uno che cerca asilo, e forse è davvero così, una volta tanto gli olandesi ci prendono, non si è mai completamente esuli o esiliati, ma sempre alla ricerca di un asilo che da un momento all&#8217;altro potrebbe finire. Per l&#8217;asielzoeker che non riesce ad appoggiare il piede nel luogo futuro, ma lo tiene costantemente in bilico, fermo nell&#8217;aria (per quanto riesca a farlo), le cose si mettono male. Il rischio è di riaffiancare il passo al passo rimasto nel passato, in qualche modo stabile, anche se poggiante su una parte pericolosa.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2015/02/25/sostiene-pereira/35web/" rel="attachment wp-att-51418"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-51418" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/35web.jpg" alt="35web" width="314" height="448" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/35web.jpg 314w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/35web-210x300.jpg 210w" sizes="(max-width: 314px) 100vw, 314px" /></a></p>
<p>Un giorno a Torino, in una libreria, mentre parlavo di una raccolta di saggi su Bolaño e usai la parola esiliato, non riguardo a Bolaño, ma a un suo personaggio, la signora che mi era accanto mi corresse pubblicamente. Non si dice esiliato in italiano, non lo sa che si dice esule? Signora piuttosto distratta, non commentai, ma provai una specie di malinconia, non quella dei personaggi di Bolaño, non la bile nera che esplode, ma quella degli esiliati come Tabucchi e pensai a lui che se n&#8217;era andato da poco. Pensai a quando c&#8217;eravamo conosciuti. Ci trovavamo a Sanremo per ricordare Biamonti. Diventammo amici e non ci rivedemmo mai più. Ognuno col suo esercizio del piede in avanti e l&#8217;altro nel passato. Ci scrivevamo spesso, di notte, ognuno dal suo luogo, da una finestra di fronte alle luci del Tago e all&#8217;Atlantico, o di fronte a un canale e al Mare del Nord. Avevamo orari da marconisti, mi diceva. Parlavamo di quella cosa che dovrebbe essere l&#8217;esilio, e che nessuno sa perché coincide col trascorrere parecchie ore al giorno lungo un fiume, un mare, un lago, un canale.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2015/02/25/sostiene-pereira/76_web/" rel="attachment wp-att-51419"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-51419" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/76_web.jpg" alt="76_web" width="448" height="640" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/76_web.jpg 448w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/76_web-210x300.jpg 210w" sizes="(max-width: 448px) 100vw, 448px" /></a></p>
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<p>A volte ci davamo appuntamenti per l&#8217;estate, lungo altri posti acquatici, poi gli appuntamenti saltavano, io restavo in Olanda, lui era a Vecchiano, oppure dal Portogallo andava a Creta, io andavo per orti, lungo un torrente, lui era a Parigi. Ma un giorno che mi trovavo a Torino, ospite del mio amico e disegnatore Marco D&#8217;Aponte, venne fuori questa specie di idea, pensare a <em>Sostiene Pereira</em> come se fosse un fumetto. Il libro che più di ogni mi ha raccontato la libertà e il tempo e la nostalgia del passato e del futuro, tradurlo in fumetto. So che dovrei dire graphic novel, ma se dico fumetto dico una cosa che leggeva il bambino quando entrambi i piedi stavano in un posto. Telefonai a Antonio, l&#8217;idea piacque subito anche a lui. Volle conoscere Marco, le sue cose, le apprezzò.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2015/02/25/sostiene-pereira/99_web/" rel="attachment wp-att-51420"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-51420" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/99_web.jpg" alt="99_web" width="448" height="640" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/99_web.jpg 448w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/99_web-210x300.jpg 210w" sizes="auto, (max-width: 448px) 100vw, 448px" /></a></p>
<p>Così, senza sapere troppo come si faceva, cominciai a lavorare a una bozza di sceneggiatura. Ogni tanto chiedevo a Antonio come si traducevano certe parole. Una la ricordo ancora, spogliatoio, che è un&#8217;immagine della nuotata di Pereira nelle acque di Santo Amaro. Un giorno Antonio vide alcune tavole. Poi andò a Creta. Poi tornò in Portogallo e dopo qualche tempo mi scrisse che non stava bene, che andava all&#8217;ospedale. Poi mi rispondeva di rado con mail molto corte, e poi un giorno, uno di quei giorni mezzi tiepidi per essere ancora di marzo, ero a passeggiare per le dune, qui dietro casa, e mi <a href="https://www.nazioneindiana.com/2015/02/25/sostiene-pereira/149_web/" rel="attachment wp-att-51421"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-51421" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/149_web.jpg" alt="149_web" width="448" height="640" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/149_web.jpg 448w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/149_web-210x300.jpg 210w" sizes="auto, (max-width: 448px) 100vw, 448px" /></a>sdraiai su un tappeto di muschio e mi addormentai. Mi svegliò l&#8217;aria umida e quando tornai a casa lessi che Antonio se n&#8217;era andato. Dove stanno i piedi di un esiliato quando se ne va? Rimane tutto com&#8217;era? Uno in un posto che è da qualche parte qui, davanti a un oceano o a un lago, o a un canale, o a una cascata, e l&#8217;altro, quello in avanti, nel posto che accoglie? Nel frattempo avevo terminato la sceneggiatura. Alla decima stesura, di mio non c&#8217;era più nulla, solo le parole di Antonio Tabucchi, tranne un&#8217;idea: è alla spiaggia di Santo Amaro, quando Pereira, dopo aver nuotato un lento e ordinato crawl, giunge ansimante alla boa, si aggrappa, si dice sei pazzo, e poi fa il morticino. Ecco, lì, secondo me, Pereira associa la sua posizione a un ricordo di pochi giorni prima: la Lisbona verso sera (era appena uscito di casa e aveva appuntamento con Monteiro Rossi) che puzzava di morte. Perché una mia idea in quel punto? Ho avuto tempo due anni per annegarla in qualche acqua, le opportunità non mi sono mancate, ma ho sempre rimandato.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2015/02/25/sostiene-pereira/164_web/" rel="attachment wp-att-51422"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-51422" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/164_web.jpg" alt="164_web" width="448" height="640" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/164_web.jpg 448w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/164_web-210x300.jpg 210w" sizes="auto, (max-width: 448px) 100vw, 448px" /></a>D&#8217;estate incontravo Marco, in Liguria, in una casa di pietra, all&#8217;ombra, o a Torino, in un palazzo elegante, al centro, con le finestre che davano sui tetti, e discutevamo di tutte le cose che erano successe in quella Lisbona che puzzava di morte, anche se il cielo e la città erano sfavillanti, &lt;&lt;letteralmente sfavillanti&gt;&gt;. Guardavamo le fotografie che ci aveva mandato Michele Tabucchi, e io a volte scrivevo a Zé (in quei giorni a Sanremo avevo conosciuto anche lei) e le chiedevo altre cose di Lisbona. Poi seppi che Paolo Di Paolo scriveva una prefazione e quando la lessi ritrovai il tempo che si abita lontano da una lingua. Il fumetto aveva preso forma, naturalmente la parte più dura era toccata a Marco, non solo perché si trattava di riprovare all&#8217;infinito colori e caratteri, ma perché per ben due anni Marco ha convissuto con Pereira, con la sua malinconia e i suoi sensi di colpa, il suo pentimento.</p>
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		<title>Sostenne Pereira</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Oct 2010 12:18:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[antonio tabucchi]]></category>
		<category><![CDATA[faenza]]></category>
		<category><![CDATA[marcello mastroianni]]></category>
		<category><![CDATA[sostiene pereira]]></category>
		<category><![CDATA[sula responsabilità degli scrittori]]></category>
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<p>-Tabucchi,   nella giornata di ieri, era presente al Salon per ricevere da France Culture il premio per il miglior libro straniero <em>Si sta facendo sempre più tardi</em>. Rilassato, tutt&#8217;altro che voglioso di riprendere la polemica, lo scrittore ha cercato di glissare alle domande insistenti che gli chiedevano un commento alle dichiarazioni che in Italia ci fossero «intellettuali clown». Sorridendo ha replicato con ironia: «Davvero Berlusconi ha detto questo? Beh chiederei conferma al nostro ministro degli Esteri, anche perché trovandomi in un paese straniera avrei bisogno di verifiche. In ogni caso l&#8217;affermazione denota che il personaggio è dotato di buona cultura. Anzi sospetto che abbia letto quel libro magnifico che un grande professore di Ginevra, Jean Starobìnski, ha dedicato ai saltimbanchi, meglio al rapporto fra gli artisti e i saltimbanchi». Ma davvero gli intellettuali italiani sparlano del proprio paese? Ancora una volta Tabucchi è ricorso all&#8217;arma dell&#8217;ironia: «Facciamo una cosa elegante, rispondo al presidente del Consiglio che in giro per il mondo portiamo la letteratura».<br />
C&#8217;è stata poi l&#8217;attesa per il breve discorso che lo scrittore e traduttore di Pessoa avrebbe fatto dopo il premio. Non ha deluso le aspettative di chi si aspettava un piglio più diretto. «Sono uno scrittore che ha scelto la parola, certi scelgono il silenzio. Io ho scelto di parlare differentemente dagli anacoreti. In Italia c&#8217;è una situazione paradossale. Gli avvenimenti evocati l<strong>&#8216;altro giorno al teatro dell&#8217;Odeon</strong> dove un gruppo di intellettuali e di scrittori italiani ha parlato di quello che accade nel nostro paese, sono stati visti come una provocazione, un atto di vigliaccheria. Il presidente del Consiglio ha attaccato tutti coloro che hanno osato criticare il governo. Li ha chiamati terroristi. La verità è che sono degli scrittori che usano la parola in modo pacifico e sereno. C&#8217;è in Italia un terrorismo che uccide la gente, ma questi sono degli assassini. E&#8217; assurdo immaginare che abbiano qualcosa da spartire con noi».</p>
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