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	<title>spigolature &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>carta st[r]ampa[la]ta n.16</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 10:30:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Fabrizio Tonello Travolti dalla crisi greca, due settimane fa abbiamo dovuto rinviare alcune benevole considerazioni sulla lungimiranza e la capacità di analisi dimostrate dai quotidiani italiani nel riferire delle elezioni inglesi, cominciando dal Corriere della sera. Si avvicina il giorno delle elezioni e il Corriere del 6 maggio manda Michele Farina a realizzare un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/glenda-jackson-c1968-1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-34844" title="glenda-jackson-c1968-1" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/glenda-jackson-c1968-1-295x300.jpg" alt="" width="295" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/glenda-jackson-c1968-1-295x300.jpg 295w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/glenda-jackson-c1968-1-1010x1023.jpg 1010w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/glenda-jackson-c1968-1.jpg 1970w" sizes="(max-width: 295px) 100vw, 295px" /></a></p>
<p>di <strong>Fabrizio Tonello</strong></p>
<p>Travolti dalla crisi greca, due settimane fa abbiamo dovuto rinviare alcune benevole considerazioni sulla lungimiranza e la capacità di analisi dimostrate dai quotidiani italiani nel riferire delle elezioni inglesi, cominciando dal <em>Corriere della sera</em>.<br />
<span id="more-34795"></span><br />
Si avvicina il giorno delle elezioni e il <em>Corriere</em> del 6 maggio manda Michele Farina a realizzare un reportage da Hampstead intitolato: “Vacilla anche il regno di «Glenda la rossa»”. Il riferimento è alla celebre attrice Glenda Jackson, dal 1992 deputato laburista. L’incipit dell’articolo è in presa diretta, come nelle migliori tradizioni dei cronisti montanelliani: “«Votavo laburista. Ma vincevano i conservatori. Poi è arrivata Glenda, con i suoi due Oscar, la famiglia operaia&#8230;». Nancy Kumalo, 60 anni, infermiera dello Zimbabwe, guarda la dimessa vetrina della sezione Labour su Kilburn High Road…”.</p>
<p>Infermiera <em>dello Zimbabwe</em>? Se erano gli africani senza diritto di voto a sostenere i laburisti, per forza vincevano i conservatori. O forse Nancy <em>originariamente</em> veniva <em>dallo</em> Zimbabwe e <em>poi </em>è diventata cittadina inglese?</p>
<p>Quisquilie. Pinzillacchere. Ciò che importa è l’analisi politica che l’inchiesta sul luogo comunica al lettore: si vede che si tratta di un pezzo scritto come si faceva una volta, consumando le suole delle scarpe per vedere la realtà con gli occhi del cronista. Adesso, scrive Farina, è Glenda Jackson “secondo i sondaggi e le puntate dei bookmaker dal William Hill all&#8217; angolo, ad arrancare al terzo posto. Con il suo cappottino rosso e la faccia tirata, incarna l&#8217; incubo lab: scalare terzi, sorpassati pure dai LibDem”.</p>
<p>Il “cappottino rosso e la faccia tirata…” il concetto è chiaro: Glenda si prepara a darsi al giardinaggio. Risultati della circoscrizione di Hampstead e Kilburn, 24 ore dopo? Prima Glenda Jackson, secondo il candidato conservatore, terzi i LibDem, in calo del 6% rispetto alle elezioni precedenti.</p>
<p>Farina può giustificarsi sostenendo di essere in buona compagnia: non solo i quotidiani italiani ma perfino il rispettato <em>Le Monde</em> ha talvolta ceduto alla tentazione di pubblicare stravaganti previsioni sul voto inglese. Per restare da noi, il<em> Giornale</em> spiegava (15 aprile, p. 17) che “Gordon Brown festeggia l’inarrestabile rimonta”. L’inarrestabile si è poi arrestata, ma questi sono incidenti che capitano.</p>
<p>Sempre lo stesso quotidiano ricorreva poi a un collaboratore presumibilmente britannico, William Ward, per illustrare ai suoi lettori il funzionamento del sistema politico della Gran Bretagna: “La Camera Alta (…) non detiene il potere esecutivo della Camera dei Comuni” (20 aprile, p. 15). Il potere esecutivo… mi precipito in cantina per estrarre dal baule una copia ingiallita di Montesquieu e faccio un rapido ripasso su ciò che l’illustre teorico francese diceva sulla separazione dei poteri oltre Manica. A quanto pare, il “potere esecutivo” dovrebbe essere del governo di Sua Maestà, mentre al parlamento (Camera dei Comuni e Camera dei Lord) spetterebbe il potere <em>legislativo</em>. Ma forse a Londra qualcosa è cambiato e noi sciocchini non ce n’eravamo accorti.</p>
<p>Torniamo al <em>Corriere</em>. Il 30 aprile, a p. 19, Fabio Cavalera riferisce dell’incontro tra Gordon Brown e una elettrice laburista, incontro che aveva provocato una gaffe del primo ministro, sorpreso dai microfoni mentre definiva la sua sostenitrice Gillian Duffy una “fanatica”. Il corrispondente, sotto un titolo in cui si dice che la pensionata “potrebbe affondare il partito” fa una storia della sua famiglia, di tradizioni assolutamente proletarie e scrive: “Il papà di Gillian era un tipo con le idee chiare. Lo ricorda al mattino quando canticchiava sempre e solo una canzone: «Avanti o popolo, alla riscossa, bandiera rossa, bandiera rossa&#8230;». Orgoglio di famiglia il laburismo”.</p>
<p>L’originale signor Duffy doveva certo essere un emigrato italiano, forse si chiamava Duffi, o Tuffi, perché <em>Bandiera rossa</em> ha la caratteristica di essere un prodotto più lombardo che inglese, dato che la melodia si ispira a un testo che fa così:</p>
<p><em>Ciapa on sass, pica la porta,<br />
o bruta porca, ven giò de bass<br />
</em>(rivolgersi a via Solferino per la traduzione).</p>
<p>E il signor Duffi (o Zuffi, o Puffi), prima di anglicizzare il proprio nome, certo non ignorava che il ritornello di <em>Bandiera rossa</em> si ispira un’altra canzone, più bergamasca che scozzese, che fa così:</p>
<p><em>Ven chi Nineta sota l’ombrelin<br />
Ven chi Nineta te darò un basin<br />
Ven chi Nineta te darò un bel fior<br />
Ven chi Ninetache farem l’amor.</em></p>
<p>La melodia che il signor Duffy (o Buffi, o Guffi) canticchiava sotto la doccia prima di leggere il <em>Daily Mirror</em> ha anche una versione che ancora oggi si può ascoltare a Zogno (Bergamo) e fa così:</p>
<p><em>Al suna la campanèla, ghé né ciar né scür<br />
povere filandere, pichi l’cö nel mür<br />
al suna la campanèla, ghé né ciar né scür<br />
povere filandere, pichi l’cö nel mür</em></p>
<p>Le strofe “Avanti o popolo, alla riscossa, bandiera rossa, bandiera rossa…” sono registrate in molte versioni e non è impossibile che il signor Duffy (o Nuffi, o Fuffi), arrivato a Victoria Station e in attesa di prendere la carrozza per Piccadilly Circus ne abbia sentita una nata durante la prima guerra mondiale che faceva così:</p>
<p><em>Avanti popolo, alla stazione<br />
Gh’è rivà ‘l carbone gh’è rivà ‘l carbone<br />
Avanti popolo, alla stazione<br />
Gh’è rivà ‘l carbone n‘duma a piàl.</em></p>
<p>Esiste, in realtà, una versione della canzone nata all’estero. Forse ci siamo: il signor Duffi (o Ruffi, o Muffi) l’aveva appresa in Bosnia da una colonia di montanari della Valsugana emigrati laggiù nel 1884 e da allora rimasti senza più contatti con l’Italia, come scrive Cesare Bermani nel suo saggio <em>Le</em> <em>origini di “Bandiera rossa”.</em></p>
<p>Ah, la coscienza di classe dei laburisti inglesi! Forse Cavalera, che la sera va a letto leggendo a lume di candela <em>La situazione della classe operaia in Inghilterra</em> di Engels, si è lasciato un po’ prendere la mano.</p>
<p><span style="color: #888888;">[l&#8217;immagine è di verdoux.wordpress.com]</span></p>
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