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	<title>Stelvio Di Spigno &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Da ”Fermata del tempo”</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/06/16/da-fermata-del-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2015 05:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Stelvio Di Spigno]]></category>
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					<description><![CDATA[[Pubblichiamo cinque testi tratti da Fermata del tempo in uscita questo mese per Marcos y Marcos.] di Stelvio Di Spigno . Trentasette primavere Dicono che fu uno stillicidio in mare aperto, il capitano di corvetta Costigliola fu preso dall’Egeo che goccia a goccia gli instillò la morte sul viso, tra i capelli, nell’amore, i ricordi, le parole. Mio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>[<em>Pubblichiamo cinque testi tratti da</em> Fermata del tempo <em>in uscita questo mese per Marcos y Marcos.</em>]</p>
<p>di <strong>Stelvio Di Spigno</strong></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><em>Trentasette primavere</em></p>
<p>Dicono che fu uno stillicidio in mare aperto,<br />
il capitano di corvetta Costigliola fu preso dall’Egeo<br />
che goccia a goccia gli instillò la morte<br />
sul viso, tra i capelli, nell’amore, i ricordi, le parole.<span id="more-54528"></span></p>
<p>Mio padre, diviso, piangeva alla televisione. Erano amici.<br />
Mai s’erano ubriacati, né picchiati, ma Silvio lo amava,<br />
lo leggeva, come neanche la moglie, come neanche i figli<br />
epoche ed epoche dopo.</p>
<p>A trent’anni la vita si spezza e non si rialza. Lo vedo da me,<br />
coricato in questa clinica per dementi di cuore, per afflitti<br />
da vene in coma e otturazioni di arterie. Dicono: realizzati.<br />
Fatti avanti, fai del tuo, e se puoi, anche del mio.</p>
<p>Intendono soldi, successo, amore. Oroscopi delle speranze<br />
scadute tra le mani. Ma qui ci si ferma in tanti,<br />
e non c’è bisogno di documenti per capire<br />
che la speranza è andata in pezzi e che sei ancora giovane.</p>
<p>Troppo per morire, troppo poco per rinascere, trasportato<br />
verso il pianto, resta in bocca un sapore<br />
di credenza, di infanzia, di biscotti e lacrime a merenda.<br />
Dobbiamo starci e far sì con la testa, ognuno ammalato<br />
di destino, con una crepa al centro della festa, tutti<br />
affondati nell’Egeo nel mezzo del cammino.</p>
<p>∗</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p><em>Il sabato della supplente</em></p>
<p style="text-align: right;">Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io<br />
fossimo presi per incantamento,<br />
e messi in un vasel ch’ad ogni vento<br />
per mare andasse al voler vostro e mio</p>
<p style="text-align: right;">Dante, <em>Rime</em></p>
<p>Carte imbronciate, documenti<br />
dalla pelle di fuoco, una che dorme in piedi, ma<br />
sui piedi di un altro. Fascette immacolate<br />
di compiti in classe. Questi sono i giorni del supplente,<br />
prima si farebbe a chiamarlo facchino, ulcera, maiale.<br />
Lei, donna, amava il greco antico. Quest’amore sacrilego<br />
è stato punito. Giorni come ore volano come passeri.<br />
Non un ricordo, non un fiore da parte dei colleghi. E dell’amore<br />
una vaga rimembranza che è meglio allontanare.</p>
<p>La vita è tutto un debito. Attorno è terra bruciata.<br />
L’uomo deve vivere, invece sopravvive.<br />
Un sì dopo l’altro, accetta anche la morte,<br />
la Nemica, la Carogna. Una volta arrivava in carrozza<br />
col drappo nero e le orchidee dell’addio: ora<br />
è quasi una liberazione, una libidine solitaria.</p>
<p>Restano nel cestello, a fine ora o a fine pasto,<br />
fotocopie di monna Vanna e monna Lagia; lei oggi sogna<br />
una vita normale con un uomo difficile<br />
da capire. Altro che incantatori e barchette<br />
con dentro Dante e il plotone stilnovista.<br />
«Domani faccio la stacanovista. Mi butto<br />
sul lavoro. Così passa più in fretta. Il sabato<br />
chiudo bottega e piango fino a sera».</p>
<p>∗</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p><em>Prosa della madre incantata</em></p>
<p>Si muoveva per casa come per dire basta.<br />
Svuotava ceneriere, lucidava i fornelli,<br />
e quando il guanto di smania la lasciava<br />
chiacchierava col gatto e foraggiava il davanzale:<br />
era la regina di passeri e colombi.</p>
<p>Era la madre, il principio di tutto:<br />
per questo tratteneva<br />
lacrime amare in sillabe cadenti: è tutto sangue<br />
da travasare, e farà parte di te, anche se scalci e rifiuti.<br />
Era una donna e insieme una finestra, mai cresciuta.</p>
<p>Da giovane il male lo capiva. Pensava ai figli<br />
come a un lenimento. Non arrivò, ma ricorda<br />
cosa pensasse nel ’66 o che indossava<br />
il giorno del diploma, esattamente.<br />
Dai suoi vent’anni non s’era mai mossa.</p>
<p>È in quei momenti che puoi domandarle<br />
perché ha sofferto tanto e di quale dolore.<br />
Perché l’ha passato anche a me. Se ama il mare.</p>
<p>Una volta l’ho raggiunta nel ’70:<br />
non sono ancora nato ma parliamo,<br />
sento la sua pietà come il suo sonno.<br />
Ora è riversa dentro il suo rimorso, è sempre sola.<br />
Qualcuno dice che anche questa è vita.</p>
<p>∗</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p><em>Sega circolare</em></p>
<p>Hai portato le radici a stare basse, a essere<br />
sistema puro, stilema. Le hai sistemate<br />
una volta divelte, nel seminterrato. Ricamavano<br />
sull’asfalto una coltre di dossi e doline<br />
che riducevano le auto a brandelli. Si buttano giù<br />
gli alberi per questo. Per non fallire<br />
quando si ha fretta, e si va a manetta in venti metri<br />
con un odore di scarico munito di utilità.</p>
<p>Anche gli uomini hanno radici. Falliscono<br />
anche loro. Che portino oro al collo o si siedano<br />
dentro un cratere da muratore. Quanti ne ho incontrati,<br />
in questa città occidentale. Qui da noi se non sei uguale<br />
agli altri, in fatto di fortuna, sei solo fallimento.<br />
Amoroso, polifonico, esistenziale. In un altro<br />
continente saresti stato una cellula di ovatta<br />
che soffre la fame, qui tutti si sentono spiriti<br />
eletti, in cerca di tormento e salvazione.</p>
<p>Qui fallisci e vai via. Espulso dalla tribù. Non hai<br />
diritto di replicare. E dire che il fallimento<br />
ha la stessa scatola cranica della morte. Le stesse<br />
misure di camicia. Lo stesso rossetto, se fosse donna.<br />
Potresti capire molto dalle sue anche. Fallimento da cavaliere,<br />
operaio, politico, consumatore. Di tutti i tipi,<br />
per tutte le congetture. Se ne potrebbe parlare,<br />
così che non spaventi più nessuno. Ma questa<br />
è solo una poesia.</p>
<p>∗</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p><em>Ballata del giorno normale</em></p>
<p>Il sole è alto nel cielo<br />
come tutti i soli<br />
da milioni di anni a questa parte.<br />
Facciamo finta che sia<br />
una bella giornata,<br />
palpeggiata, accarezzata, irresoluta,<br />
coi suoi splendidi nomi a corollario:<br />
spiaggia, cappuccino, vento a schiera.</p>
<p>Si va a lavoro. Si torna a casa.<br />
Bello l’ultimo chilometro<br />
della solita strada. Gli stracci<br />
della nostra coscienza,<br />
mandati al lavatoio e raggelati,<br />
ora sono puliti e non disperano.<br />
Che bella brezza di mare,<br />
uguale a tutte le brezze<br />
e i fondotinta da qui all’eternità.</p>
<p>Risaliamo il ponte sulla stazione.<br />
Qui c’è casa mia ad Anzio. Se non foste spettri,<br />
voi che leggete queste righe,<br />
vi inviterei a entrare. Invece<br />
ci si vedrà domani. Buon giorno. Addio.</p>
<p>Amore, gioia, lutti e dispiaceri<br />
rimangono muti nelle tasche.<br />
Migliaia di io, dentro la mia mente,<br />
sanno che la vita è tutta qui:<br />
orologio, rumori, amanti devoti.</p>
<p>Milioni di anni sotto i piedi<br />
e nessuno sa dirmi cosa mi aspetta.<br />
Siamo una specie senza predizione.<br />
E col presente non va meglio:<br />
cos’è questo tutto che mi circonda,<br />
quanto è larga la parola destino,<br />
quando incontrerò qualcuno<br />
che mi somiglia.</p>
<p>Anima, sole, castrazione<br />
di ogni volontà.</p>
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