<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>stephen spender &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://staging.nazioneindiana.com/tag/stephen-spender/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://staging.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 13 May 2019 09:45:21 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0.2</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">211417809</site>	<item>
		<title>Due pub tre poeti e un desiderio: Omosessualità e spionaggio</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/06/03/due-pub-tre-poeti-e-un-desiderio-omosessualita-e-spionaggio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2019 05:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[George Byron]]></category>
		<category><![CDATA[oscar wilde]]></category>
		<category><![CDATA[pride]]></category>
		<category><![CDATA[prosa]]></category>
		<category><![CDATA[stephen spender]]></category>
		<category><![CDATA[stonewall]]></category>
		<category><![CDATA[Virginia Woolf]]></category>
		<category><![CDATA[Wystan Hugh Auden]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=79217</guid>

					<description><![CDATA[di Franco Buffoni &#160; L’associazione era stata fondata nel 1820 a Cambridge come Conversation Society presso il Trinity College, ma subito venne ribattezzata The Apostles perché dodici erano i “brothers” che la componevano. E quando qualcuno era assente veniva definito “angel”. Nata come confraternita anticlericale, contro le ingerenze della chiesa anglicana nella vita universitaria, nel [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-79218" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/05/due-pub-188x300.jpg" alt="" width="188" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/05/due-pub-188x300.jpg 188w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/05/due-pub-200x319.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/05/due-pub-160x255.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/05/due-pub.jpg 249w" sizes="(max-width: 188px) 100vw, 188px" />di Franco Buffoni</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="ox-1e75ac3b49-MsoNormal">L’associazione era stata fondata nel 1820 a Cambridge come Conversation Society presso il Trinity College, ma subito venne ribattezzata The Apostles perché dodici erano i “brothers” che la componevano. E quando qualcuno era assente veniva definito “angel”. Nata come confraternita anticlericale, contro le ingerenze della chiesa anglicana nella vita universitaria, nel corso dei decenni annoverò tra i suoi membri Tennyson e Lytton Strachey, Bertrand Russell, Keynes e Wittgenstein.</p>
<p class="ox-1e75ac3b49-MsoNormal">Negli anni venti e trenta del Novecento The Apostles divenne un club d’élite per “iniziati” (con tutto ciò che il termine significava sin dal tempo di Byron), caratterizzato da raffinate riunioni conviviali con brindisi a “bellezza e verità” e fortissimi legami omosessuali. Ma anche da grande simpatia per la rivoluzione sovietica, riscontrabile per altro più generalmente in tutto l’ambiente oxbridgeano.</p>
<p class="ox-1e75ac3b49-MsoNormal">The Apostles divenne così il crogiuolo per antonomasia per la formazione di un gruppo elitario di spie britanniche a favore dell’Urss, capaci di rimanere “coperte” per decenni, come Sir Anthony Blunt e Guy Burgess, fuggito in Urss nel 1951.</p>
<p class="ox-1e75ac3b49-MsoNormal">Dopo la promessa di impunità, Blunt confessò che il suo era stato in pratica un caso di coscienza: dovendo scegliere tra la lealtà verso l’Inghilterra e quell’intreccio di omosessualità e marxismo che era la lealtà verso i brothers di Cambridge, scelse la seconda. Tuttavia non sarebbe stato difficile scoprire Blunt con qualche decennio di anticipo: bastava scorrere la sua monografia dedicata a Picasso negli anni venti per cogliere un’impostazione critica basata esclusivamente sull’estetica marxista.</p>
<p class="ox-1e75ac3b49-MsoNormal">Perché è vero che è lunghissimo l’elenco degli artisti che furono anche agenti o spie &#8211; da Kipling agente in India a Maugham spia in Svizzera e Urss durante la I Guerra mondiale; da Graham Greene a Durrell, Ian Fleming e John Le Carré; e forse anche a Noël Coward e Evelyn Waugh &#8211; ma furono tutti in vari modi collaboratori dell’Intelligence Service del loro paese e a favore dello stesso. Con gli Apostoli invece il quadro cambia radicalmente: il sogno di liberazione omosessuale si intreccia con il sogno dell’ideologia marxista e il nemico primo e unico è sempre l’establishment britannico al quale appartengono le loro famiglie. Come si evince dal romanzo <i class="">Il fattore umano</i> di Greene, in cui il protagonista accetta di lavorare per i sovietici e, una volta scoperto, si rifugia a Mosca. Greene chiama Castle il suo uomo, ma in realtà la storia somiglia a quella della celeberrima spia Philby, già apostolo a Cambridge. E ancor più verosimilmente è Philby il protagonista de <i class="">La Talpa</i> di John Le Carré, con il nome di Bill Haydon, spia pro-Urss. Emblematico il titolo originale del romanzo, evocativo di complicità collegiali e appelli nei cortili, sguardi d’intesa e incontri segreti in spogliatoi e aule di scienze vuote: Tinker, Taylor, Soldier, Spy.</p>
<p class="ox-1e75ac3b49-MsoNormal">Crogiuolo anche di altre memorabili associazioni, il club degli Apostoli. Perché Toby Stephen, apostolo a Cambridge, ereditata dal padre Sir Leslie una vecchia villa nel quartiere londinese di Bloomsbury, vi andò ad abitare con le sorelle Vanessa, pittrice, e Virginia, scrittrice. E fu proprio a Cambridge nel 1928 che Virginia, sotto forma di pubblica conferenza, espose le linee essenziali di ciò che poi sarebbe diventata <i class="">Una stanza tutta per sé</i>.</p>
<p class="ox-1e75ac3b49-MsoNormal">In questo quadro si comprende bene il “marxismo” di Auden, da <i class="">The Witnesses</i>, I testimoni, del 1932 (“Il cielo è come una macchia scura / Qualcosa sta per piovere giù / E non saranno fiori”) a <i class="">Spain 1937</i>: “Tomorrow for the young the poets / exploding like bombs”.</p>
<p class="ox-1e75ac3b49-MsoNormal">D’altronde nel 1939 anche Stephen Spender compose gli appassionati <i class="">Poems from Spain</i>: sapendo poco o nulla di quanto realmente stava accadendo in Unione sovietica, e ritenendo solo frutto di propaganda capitalistica le prime rivelazioni sui crimini staliniani, l’omosessuale molto praticante ma velato Spender volgeva lo sguardo verso un’utopica fonte di liberazione dal brutale capitale e dall’oppressione sessuale. Spender divenne poi anticomunista dal 1950 e fu tra gli autori del <i class="">Dio che ha fallito</i>. Diresse anche la prestigiosa rivista socio-letteraria “Encounter” fino al 1965, quando scoprì che molti abbonamenti erano sottoscritti dalla Cia per permettere agli intellettuali liberal di esprimersi e poterli così controllare. In un’intervista che mi concesse a Milano nel 1988 dichiarò: “Sono stato comunista perché allora mi sembrava l’unico modo possibile per essere antifascista”.</p>
<p><strong>Estratto da: <a href="http://www.marcosymarcos.com/libri/due-pub-tre-poeti-e-un-desiderio/">Franco Buffoni, <em>Due pub tre poeti e un desiderio</em>, Marcos y Marcos</a>. Pubblicato in occasione dei 50 anni di Stonewall e della nascita dei Pride.</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">79217</post-id>	</item>
		<item>
		<title>SCELTE DI LIBERTA&#8217;</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/04/10/scelte-di-liberta/</link>
					<comments>https://staging.nazioneindiana.com/2011/04/10/scelte-di-liberta/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Apr 2011 01:36:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[david leavitt]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[joyce]]></category>
		<category><![CDATA[lawrence]]></category>
		<category><![CDATA[Mid Atlantic]]></category>
		<category><![CDATA[Natasha Litvin]]></category>
		<category><![CDATA[stephen spender]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=38517</guid>

					<description><![CDATA[di FRANCO BUFFONI Nell’aprile del 1994 Sir Stephen Spender venne in Italia per l’ultima volta: sarebbe mancato l’anno successivo. Era stato invitato come ospite d&#8217;onore qui a Firenze per l&#8217;inaugurazione della nuova libreria Feltrinelli International di via Cavour. Avevo già intervistato Spender a Milano nel 1988, ma ci tenevo molto a porgli altre domande perché [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di FRANCO BUFFONI<br />
Nell’aprile del 1994 Sir Stephen Spender venne in Italia per l’ultima volta: sarebbe mancato l’anno successivo. Era stato invitato come ospite d&#8217;onore qui a Firenze per l&#8217;inaugurazione della nuova libreria Feltrinelli International di via Cavour. Avevo già intervistato Spender a Milano nel 1988, ma ci tenevo molto a porgli altre domande perché nel 1993 era scoppiato il Leavitt affair. E mi incuriosiva poter ascoltare le sue reazioni “a caldo”. Sir Stephen, che per altro avevo rivisto anche a Londra nel 1992, mi aveva sempre dimostrato molta simpatia, come risulta anche dalle foto che ci ritraggono insieme nelle diverse occasioni. Mi concesse così una seconda intervista il 18 aprile 1994 nella tenuta di San Sano presso Siena, dove è il laboratorio di scultura del figlio Matthew. (Le due interviste corredate delle foto oggi appaiono nel volume Mid Atlantic, che ho pubblicato presso Effigie Edizioni).<br />
Riporto dunque qui un passo di quella intervista come risposta alle domande del nostro comitato scientifico: “Che cosa è cambiato con la diffusione di un movimento per i diritti civili degli omosessuali? In che modo questo cambiamento ha influito sulla pratica artistica?”.</p>
<p>Buffoni: L’ultima volta stavamo parlando di nazioni. . .</p>
<p>Spender: Più che di nazioni, parlerei di luoghi, di città. L&#8217;Italia, per esem¬pio. Come si fa a pensare contemporaneamente a Venezia, al Garda, alla Sicilia, a Roma&#8230; Firenze poi&#8230;</p>
<p>B. Sei anche tu per la preferenza inglese a Firenze, tedesca a Venezia e francese a Roma?<span id="more-38517"></span></p>
<p>S. Per quanto mi riguarda, senz&#8217;altro. Firenze è una parte del mondo che non sembra appartenere a questo mondo. E questo credo dipenda dall&#8217;unità che qui particolarmente lega architettura e natura. La cattedrale di Santa Maria del Fiore e il panorama, i cipressi, gli usignoli, i fonemi articolati dai ragazzi. Ecco, se l&#8217;aspirazione a lasciare la propria terra è tipica di noi inglesi, Firenze mi pare che sia la città che più di ogni altra la possa soddisfare. Firenze e ciò che le sta attorno, naturalmente.</p>
<p>B. Dicevamo delle nazioni. E la Spagna&#8230;</p>
<p>S. Qui c&#8217;è la faccenda della guerra del &#8217;36, di cui già parlammo l&#8217;al¬tra volta. E poi è spiegato tutto molto bene nella mia autobiografia&#8230;</p>
<p>B. Ecco, World Within World apparve nel 1951. Tra l&#8217;altro venne subito tradotta in italiano. Qui ritorna la questione del &#8220;troppo vecchio&#8221;. Scrivesti la tua autobiografia a quarant&#8217;anni, meno della metà degli anni che hai oggi.</p>
<p>S. Capisco il tuo punto. Tuttavia va detto che a quarant&#8217;anni, allora, dopo aver vissuto la guerra di Spagna e la guerra mondiale, essermi sposato due volte (Agnes Marie Pearn nel 1936; poi Natasha Litvin, ndr) e aver avuto due figli… Non voglio dire che mi sentissi alla fine, ma oltre la vetta senz’altro. Non si poteva che discendere quanto a esperienze, a intensità e drammaticità di eventi.</p>
<p>B. Si è parlato molto, negli ultimi tempi, della tua autobiografia. Ho letto la tua nuova prefazione a World within World…</p>
<p>S. Allora se l’hai letta non c’è bisogno che te la racconti.</p>
<p>B. Riflettiamoci insieme… Nella prefazione tu riassumi molto bene i termini della disputa con Leavitt. (David Leavitt, anch&#8217;egli abitante in Toscana &#8211; nel suo romanzo While Englands Sleeps del 1993 &#8211; sviluppa alcuni episodi a sfondo omosessuale dell&#8217;autobiografia di Spender, aggiungendovi molti dettagli espliciti. Dopo il ricorso di Spender in tribunaIe, l&#8217;editore di Leavitt fece ritirare il romanzo dalle librerie ndr).</p>
<p>S. Ma sì, ma sì. Poveretto. Lo capisco. È americano, è nato negli anni Sessanta. Lui pensa che io sia un ipocrita, che per reticenza non volessi o non potessi narrare esplicitamente certi episodi condannati dalla morale comune. Invece non è così. La questione è esclusivamente artistica. Lui, in nome del realismo, ha creduto di poter fare della pornografia a  mie spese…</p>
<p>B. Ma, insomma. Quelle storie, quegli episodi, Leavitt se li è inventati o sono davvero accaduti?</p>
<p>S. Ha copiato interi brani dalla mia autobiografia in¬terpolando poi una realtà sua quando la porta si chiudeva o la luce si spegneva.</p>
<p>B. Una realtà solo sua?</p>
<p>S. Io ho sempre distinto tra realtà e arte. È anche bne che il lettore immagini, creda di aver capito, ma gli resti il dubbio. L&#8217;arte è fatta di chiaroscuri, di sottintesi, di complicità.</p>
<p>B. Come la vita.</p>
<p>S. Sì, certo. Mentre in quel romanzaccio la vita, la mia vita, veniva presa a pretesto per raccontare scene di bassa pornografia.</p>
<p>B. Che, invece, vissute, possono anche essere piacevolissime…</p>
<p>S. Ma con la porta chiusa e senza nessun fotografo attorno.</p>
<p>B. Dunque, per te, costituisce un impoverimento la libertà di cui noi oggi godiamo di poter narrare esplicitamente. . .</p>
<p>S. Si tratta semplicemente della morte della letteratura.</p>
<p>B. Invece, la maschera di cera di Max Beerbohm, Dorian Gray. . .</p>
<p>S. &#8230; Non ci sarebbero se ci fosse stata libertà assoluta di pornografia.</p>
<p>B. Si arrivò a mettere al bando Joyce, Lawrence. . .</p>
<p>S. Che erano ben lontani dall&#8217;essere pornografi. Ma figuriamoci se voglio schierarmi dalla parte della restaurazione della censura vittoriana. Proprio io&#8230;</p>
<p>B. Eppure tra Lawrence e Joyce&#8230;</p>
<p>S. La differenza è abissale. Joyce lo configuro, assieme alla Woolf, a Proust, a Eliot, come l&#8217;autore che maggiormente contribuisce a trasformare &#8211; nel primo Novecento &#8211; l&#8217;eroe o l&#8217;eroina di un&#8217;opera letteraria in uno spettatore passivo della rovina della civiltà. Lawrence no. D.H. Lawrence &#8211; che, tra l&#8217;altro, cominciai a leggere proprio a Oxford, nel periodo di maggiore frequentazione, e quindi di influenza su di me da parte di Auden &#8211; Lawrence, secondo me, ebbe anzitutto il grande merito di attaccare quella sensibilità passiva di cui dicevo. Lawrence non avrebbe mai cerebralizzato il mare come ha fatto Joyce chiamandolo &#8220;mare verde come il moccio&#8221;. E nemmeno avrebbe potuto, come Eliot, descrivere il cielo di sera come &#8220;un paziente narcotizzato sopra il tavolo operatorio&#8221;.</p>
<p>B. Il vitalismo lawrenciano contro la passività joyciana ed eliotiana, dunque?</p>
<p>S. Sì, certo. In sintesi si può proprio dire così. Anche per quanto attiene alla sfera personale degli impulsi, dei sentimenti. Libertà, libertà. (E Dio sa quanto Eliot fosse personalmente represso&#8230;) Ma nei dovuti modi, con il dovuto stile, soprattutto quando la si trasforma in letteratura!</p>
<p>B. Tua moglie è sempre stata tolle¬rante?</p>
<p>S. È sempre stata intelligente, rifiutando &#8211; d&#8217;accordo in toto con me &#8211; ogni eccesso e soprattutto ogni esibizionismo.</p>
<p>(&#8230;)</p>
<p>Questo il brano dell’intervista: la morale potrebbe essere “Don’t ask, don’t tell”. Ma la Londra frequentata da Stephen e Natasha forse avrebbe qualcosa da aggiungere, ricordando quell’improvviso svenimento di Natasha a un cocktail, allorché improvvidamente &#8211; vedendo all’altro lato della sala Stephen in amabile conversazione con uno splendido giovane &#8211; Natasha chiese ad un altro giovane che le era accanto: “Who is that young man?”. E quello con nonchalance, senza sapere chi fosse Natasha, rispose: “Oh, that’s Stephen’s last boy-friend!”.</p>
<p>(Come anticipato nel post “Omosessualità e letteratura” del 20 marzo scorso, nei giorni 17 e 18 marzo si tenne a Firenze il convegno “L’arte del desiderio. Omosessualità, letteratura, differenza”, organizzato dall’Istituto di Scienze Umane e dalla Provincia di Firenze, e presieduto da Nadia Fusini, Valeria Gennero e Gian Pietro Leonardi. In quella occasione presentai una relazione dal titolo “I diritti civili come scelta di vita e di scrittura” articolata in cinque parti: 1 L’aggettivazione tematica, 2 Genealogie, 3 Scelte di libertà, 4 Differenze allo specchio, 5 Eredità culturali.<br />
La prima e la seconda parte sono apparse nelle scorse due domeniche. Presento oggi la terza parte. A seguire, nelle prossime due domeniche, le ultime due parti.)</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://staging.nazioneindiana.com/2011/04/10/scelte-di-liberta/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>3</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">38517</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: staging.nazioneindiana.com @ 2026-08-05 03:49:19 by W3 Total Cache
-->