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	<title>Stone Theatre di Jenin &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Arna&#8217;s Children  di Juliano Mer-Khamis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 08:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Arna Mer Khamis]]></category>
		<category><![CDATA[Arna's Children]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
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					<description><![CDATA[⇨ Arna&#8217;s Children [ 2003 ] di ⇨ Juliano Mer-Khamis [ 1958 &#8211; 2011 ] ⇨ www.arna.info ⇨ Freedom Theatre You Tube Channel di Orsola Puecher La donna provata dalla chemioterapia, con la kefiah a coprire la testa dai radi capelli bianchi e il cartello in mano DOWN WITH THE OCCUPATION, sulla strada polverosa fra [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><iframe width="640" height="480" src="https://www.youtube.com/embed/dsm8F-0dIXk?rel=0&amp;showinfo=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p align="center"><strong>⇨ <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Arna%27s_Children" target="_blank">Arna&#8217;s Children [ 2003 ]</a><br />
</strong> di <strong>⇨ <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Arna%27s_Children" target="_blank"> Juliano Mer-Khamis [ 1958 &#8211; 2011 ]</a><br />
⇨ <a href="http://www.arna.info/Arna/" target="_blank"><strong>www.arna.info</strong></a></strong><br />
⇨ <a href="http://www.youtube.com/thefreedomtheatre#p/u/0/htb8vX1p6l8" target="_blank"><strong>Freedom Theatre You Tube Channel</strong></a></p>
<p>di <strong>Orsola Puecher</strong></p>
<p>La donna provata dalla chemioterapia, con la kefiah a coprire la testa dai radi capelli bianchi e il cartello in mano DOWN WITH THE OCCUPATION, sulla strada polverosa fra le auto ferme al posto di blocco dei soldati israeliani, che inerme dice loro con coraggio “<em>Lasciateli andare… smettetela di torturali!</em>“ è <strong>Arna Mer-Khamis.</strong></p>
<p align="right"><strong><span id="more-40173"></span></strong></p>
<p>Il documentario <strong>Arna’s children</strong> è stato girato da suo figlio <strong>Juliano Mer-Khamis</strong>, attore e regista, direttore del ⇨ <a href="http://www.thefreedomtheatre.org/" target="_blank"><strong>Freedom Theatre</strong></a> di <strong>Jenin</strong>, che fieramente si definiva palestinese e israeliano insieme, ucciso il 4 aprile 2011 da un commando armato mascherato. Solo pochissimi giorni prima di <strong>Vittorio Arrigoni</strong>. Nelle sue profetiche parole, “<em>E’ pericoloso!</em>”, che concludono l&#8217;intervista del dicembre 2010, nel gesto che le accompagna agitando la mano, la coscienza che la morte spesso può essere il destino dello &#8220;scandalo&#8221; delle utopie e dei sogni.<br />
&nbsp;</p>
<p align="center"><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/PNWsyqftD9I?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;<br />
Il <strong>Freedom Theatre</strong> dopo la morte di <strong>Juliano Mer-Khamis</strong> ha cercato di continuare l&#8217;attività, chiedendo la protezione della polizia palestinese, con nuove produzioni e proseguendo la scuola di recitazione per i ragazzi, ma il 27 luglio scorso nella notte c&#8217;è stata ⇨ <a href="http://www.thefreedomtheatre.org/news.php?id=187" target="_blank"><strong>un&#8217;irruzione dei militari israeliani</strong></a> con l&#8217;arresto di alcuni suoi membri e poi di nuovo il ⇨ <a href="http://www.thefreedomtheatre.org/news.php?id=201" target="_blank"><strong>22 agosto</strong></a>. E&#8217; questa persecuzione a doppio fronte il segno di quanto possa far paura il cambiamento delle coscienze, di quanto si abbia interesse a reprimere e minacciare una nuova prospettiva culturale, di quanto si consideri pericolosa questa resistenza non violenta che al posto delle armi ha le idee. Di quanto si temano gli &#8220;<em>operatori di pace</em>&#8220;.</p>
<p>Il film <strong>Arna&#8217;s children</strong> è la storia di un gruppo di bambini del campo profughi di <strong>Jenin</strong> e del progetto educativo di <strong>Arna Mer-Khamis</strong> per offrire loro attraverso l&#8217;attività teatrale uno spicchio di umanità, una valvola per sfogare la loro rabbia repressa e il loro dolore: rappresentandoli, recitandoli, in un antico meccanismo di catarsi che cerca di portare alla luce i loro conflitti quotidiani, di incanalare offesa e odio. Ma è anche la storia di un’isola di gioco, di diritto alla dolcezza, alla felicità, all&#8217;arte, perché delle guerre i bambini sono le vittime più dimenticate. E i bambini saranno i grandi di domani.<br />
<strong>Juliano</strong> dal 1989, aiutando la madre, segue con la macchina da presa l’attività quotidiana dello <strong>Stone Theatre</strong> per sei anni.<br />
Questa esperienza diventa un punto di riferimento nei territori occupati. Riceve premi e finanziamenti.<br />
Con la morte di <strong>Arna</strong>, nel ‘95, tutto finisce.<br />
Nel 2002 i carri armati israeliani radono al suolo il campo di <strong>Jenin</strong>.<br />
I <em>bambini di Arna</em> sono cresciuti.<br />
Pochi giorni dopo la terribile rappresaglia <strong>Juliano</strong> torna al campo.</p>
<blockquote><p><em>Sono ritornato sulle rovine di Jenin con la mia macchina da presa per vedere cosa fosse successo ai bambini che ho conosciuto e amato… il mio film cerca di raccontare le loro storie e di capire le loro scelte.</em></p></blockquote>
<p>Il documentario è costruito attraverso l&#8217;accostamento dei flashback delle prime riprese del 1989 con quelle della situazione presente, lucidamente, senza nulla nascondere. Soffrendo insieme alla sofferenza che si filma. Interrogandosi insieme alle domande che sorgono.<br />
Rivediamo <strong>Alla</strong> dal viso paffuto e gli occhi consapevoli, che amava tanto dipingere con i pennelli e ora impugna armi al loro posto&#8230; <strong>Ashraf</strong> e il suo sorriso, che nella recita era il principe che voleva catturare il sole, quando racconta come all&#8217;inzio fosse sospettoso che degli israeliani facessero tutto quello per loro, fino a pensare che fossero delle spie e di quanto invece la conoscenza reciproca avesse costruito un rapporto di fiducia, &#8220;<em>Arna per me è come una madre e tu come un fratello&#8230;</em>&#8221; e poi subito il suo video d’addio ufficiale da martire kamikaze. Il dolore composto della madre. Ma anche <strong>Zakariya</strong>, combattente della Seconda Intifada, il volto segnato di cicatrici, l’unico superstite dei <em>bambini di Arna</em>, che ha scelto di deporre le armi e ora, dopo la morte di <strong>Juliano</strong>, anima e prosegue l&#8217;attività del <strong>Freedom Theatre</strong>.<br />
Immagini, episodi che restano scolpiti per l&#8217;assoluta anti retorica del modo di raccontarli. E non è cosa frequente. </p>
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