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	<title>Thomas Pololi &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Cercatori d&#8217;oro in Lombardia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 06:50:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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		<category><![CDATA[Giovanni Hänninen]]></category>
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		<category><![CDATA[Thomas Pololi]]></category>
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					<description><![CDATA[Gruppetti di pensionati che si incontrano, nei fine settimana, sul Ticino, sull&#8217;Elvo, sull&#8217;Orco. Anni di fatica per raccogliere i pochi grammi di materiale rimasto. E il sogno di una grande alluvione. Ecco cosa rimane, oggi, della prima (e unica) corsa all&#8217;oro italiana. testo di Thomas Pololi, foto di Giovanni Hänninen Li incontro al Bar Centrale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-25782" title="450px-15_cercatorihanninen-0595" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/450px-15_cercatorihanninen-0595.jpg" alt="450px-15_cercatorihanninen-0595" width="450" height="302" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/450px-15_cercatorihanninen-0595.jpg 450w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/450px-15_cercatorihanninen-0595-300x201.jpg 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></p>
<p><em>Gruppetti di pensionati che si incontrano, nei fine settimana, sul Ticino, sull&#8217;Elvo, sull&#8217;Orco. Anni di fatica per raccogliere i pochi grammi di materiale rimasto. E il sogno di una grande alluvione. Ecco cosa rimane, oggi, della prima (e unica) corsa all&#8217;oro italiana.</em></p>
<p>testo di <a href="http://www.allafinestra.splinder.com/">Thomas Pololi,</a> foto di <a href="http://www.hanninen.it/">Giovanni Hänninen</a></p>
<p><span id="more-23811"></span></p>
<p>Li incontro al Bar Centrale di Bereguardo, a pochi chilometri dal centro di Pavia, davanti a un bicchiere di Crodino. Sono Armando Pasqualini e suo figlio, cercatori d&#8217;oro, il padre nel 2001 è stato Campione del Mondo di Ricerca dell&#8217;Oro. &#8220;Come ha fatto?&#8221;, gli chiedo. &#8220;Ho vinto una gara&#8221;, dice Pasqualini, e mi spiega come funziona una gara di ricerca dell&#8217;oro. Anzi, mi porta direttamente sul luogo dove, domani, si svolgerà un&#8217;altra gara, questa organizzata da lui. Non siamo in mezzo a una foresta, e nemmeno sul bordo di un fiume: l&#8217;erba, ben tagliata, è quella del prato interno del Castello di Bereguardo, l&#8217;acqua arriva da un tubo attaccato a un rubinetto. E l&#8217;oro dov&#8217;è? E&#8217; in delle provette, diviso in gruppi di pagliuzze numerate. Domani i giurati lo &#8220;semineranno&#8221; in dei secchi di sabbia. E&#8217; da quelli che i partecipanti dovranno estrarlo. Intanto, il pubblico potrà mangiare salsicce alla brace e bere tè freddo sotto l&#8217;ombrellone.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-25783" title="450px-15_cercatorihanninen-0690" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/450px-15_cercatorihanninen-0690.jpg" alt="450px-15_cercatorihanninen-0690" width="450" height="302" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/450px-15_cercatorihanninen-0690.jpg 450w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/450px-15_cercatorihanninen-0690-300x201.jpg 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /><br />
<em>cercatori dell’associazione Oro in Natura durante la gara sociale </em><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span lang="en-US"><em>sul fiume Elvo</em></span></span></p>
<p>E&#8217; in posti come questo che si riuniscono i cercatori d&#8217;oro, oggi. A volte, solo quelli della zona. Altre, come durante il Campionato Italiano dei Cercatori d&#8217;Oro, anche tedeschi, belgi, francesi. Con la partecipazione speciale di qualche gruppo locale di cover di musica country.</p>
<p>L&#8217;età dei cercatori supera, in media, i 50 anni. Sono tutti pensionati, la maggior parte ex- pescatori che un giorno hanno scoperto che nei fiumi italiani non ci sono solo pesci. Tutto è iniziato negli anni &#8217;80, con Pipino, un geologo napoletano laureato con vent&#8217;anni di ritardo. E&#8217; stata sua l&#8217;idea di far ritornare la gente sui fiumi a cercare l&#8217;oro, non con l&#8217;illusione di potersi arricchire, ma come semplice passatempo. Il vero oro stava nei soldi versati dai partecipanti alla sua associazione, la Federazione Italiana Cercatori d&#8217;Oro. Non c&#8217;è voluto molto, però, prima che qualcuno iniziasse a lamentarsi. Bastano pochi grammi d&#8217;oro per accendere l&#8217;avidità delle persone, e subito sono cominciati i litigi, la battaglia per la conquista e il mantenimento di una &#8220;punta&#8221;, il pezzetto di sponda su cui il fiume ha depositato il suo oro. I &#8220;falchi&#8221; sempre all&#8217;erta, per individuare le macchine dei migliori cercatori, e depredare, alle prime luci dell&#8217;alba, la zona aurifera. I piccoli gruppi in combutta. Fino al giorno in cui l&#8217;associazione s&#8217;è divisa in due, poi in quattro, poi in otto, l&#8217;oro forse ha questo potere di dividere le persone. Ora esistono associazioni di sole due persone, padre e figlio, moglie e marito, basta appendere una targa di legno sulla porta di casa e provare a contattare qualche scolaresca o gruppo di boyscout, per poi richiedere dei fondi al Comune. La ricerca dell&#8217;oro è nella storia del Ticino, nella storia della Bessa, poco distante da Biella, i Comuni a volte pagano, a volte no. Ma i veri soldi se li fanno in pochi, in pochissimi, i più furbi. Quelli che, fin dall&#8217;inizio, hanno puntato alle cave. Estrarre industrialmente oro dai fiumi italiani è vietato, ma non c&#8217;è nessun divieto sulla ghiaia. E tra le tonnellate di ghiaia si nascondono chili d&#8217;oro: basta mettere un &#8220;tappetino&#8221; nel punto giusto, dove passa il materiale estratto, e quello farà tutto da solo. Al &#8220;cercatore&#8221; basterà andare a ritirare il malloppo, una volta la settimana o al mese, e caricarlo su un furgoncino. Niente tasse, nessuna dichiarazione. Solo un accordo a voce con i proprietari della cava, che vogliono la loro parte. La favola del Klondike, della California, delle slitte trainati dagli husky e delle pepite è davvero una favola. Lo era anche ai tempi, perché l&#8217;oro nel Klondike era esaurito molto prima che arrivassero le cordate dei cercatori. E in California ce n&#8217;era davvero poco. Il fiume più ricco d&#8217;oro del mondo? Il Ticino.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-25784" title="450px-15_cercatorihanninen-0545" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/450px-15_cercatorihanninen-0545.jpg" alt="450px-15_cercatorihanninen-0545" width="450" height="302" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/450px-15_cercatorihanninen-0545.jpg 450w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/450px-15_cercatorihanninen-0545-300x201.jpg 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></p>
<p><em>ricerca delle pagliuzze ‘seminate’ nella sabbia</em></p>
<p>E&#8217; sulla sua sponda che Pasqualini, per la prima volta, mi mostra l&#8217;atto dell&#8217;estrazione. E&#8217; semplicissimo: basta centrifugare del materiale aurifero con un piatto, la &#8220;batea&#8221;. Una volta si usavano semplici padelle, oggi ce ne sono diversi tipi: la olandese, la conica, e l&#8217;ultimo ritrovato, quella piatta, da gara, tra i 200 e i 300 euro, che se manovrata bene in pochi secondi può liberare chili di sabbia di tutto il materiale in eccesso. E&#8217; solo questione di pratica, non serve essere avventurieri, né camminare per ore nella neve. Volendo, basterebbe una vasca da bagno. I cercatori d&#8217;oro non amano la fatica inutile, con la macchina arrivano a pochi metri dal fiume e possono subito iniziare a lavorare. I posti li conoscono, sono battuti da tutti: il Ticino, l&#8217;Elvo, l&#8217;Orco, il Sesia. La maggior parte si accontenta di questi, vanno più che bene per passare una giornata tra amici o quasi amici, e raccogliere un paio di grammi, anche cinque o sei quando va bene. Si parla di cibo, di montagne, di distillati, e soprattutto di oro, che ormai sta finendo, non vale più la pena fare tanta fatica a meno che non arrivi una vera piena, un&#8217;alluvione che faccia rivoltare le sponde del fiume e rimetta in gioco l&#8217;oro sepolto da anni. Tutti ci sperano, e si preparano per quando verrà l&#8217;occasione. Intanto, invecchiano.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-25785" title="450px-15_cercatorihanninen-0752" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/450px-15_cercatorihanninen-0752.jpg" alt="450px-15_cercatorihanninen-0752" width="450" height="302" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/450px-15_cercatorihanninen-0752.jpg 450w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/450px-15_cercatorihanninen-0752-300x201.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px" /></p>
<p><em>ricerca dell’oro con la batea</em></p>
<p>Ex tramvieri, ex insegnanti di educazione fisica, ex orefici, ex geologi, non esiste un modello ideale di cercatore d&#8217;oro. L&#8217;unico denominatore comune è la pensione. Lo sanno anche loro, mentre qualcuno sogna di ravvivare l&#8217;interesse per un hobby faticoso e che non frutta niente con dimostrazioni nelle scuole e nelle piazze, qualcun altro gli ricorda che &#8220;Siamo solo dei pensionati&#8221;. Insomma, è inutile darsi troppo da fare, la cultura della ricerca dell&#8217;oro tanto non interessa più a nessuno: anche l&#8217;entusiasmo dei bambini svanisce quando, aspettando di vedere una pepita d&#8217;oro uscire dal fiume, riescono a riconoscere a fatica dei puntini gialli sul fondo di una batea. Qualcuno, come il signor Giannino Rambaldelli, ha capito che per conquistare i bambini l&#8217;oro non era sufficiente, così ha lasciato perdere le associazioni e ha iniziato a costruire barchette fatte con gusci di noce e trottole di legno, e ha fondato, insieme ad altri pensionati di Milano, l&#8217;associazione &#8220;Arrivano i nonni&#8221;. I bambini delle scuole elementari lo conoscono come Nonno Giannino, ex cercatore d&#8217;oro e grande raccontastorie. &#8220;Sono loro il mio oro&#8221;, dice Nonno Giannino, “Il Comune invece non mi offre nemmeno un caffé”. Del mondo dei cercatori d&#8217;oro ha conservato trofei e campioni raccolti nei cantieri della città: ha trovato pagliuzze sotto via Sarpi e davanti alla sede della Rai in corso Sempione, proprio dietro casa sua, perché l&#8217;oro è di origine alluvionale, e Milano si trova nel bel mezzo di una pianura scesa proprio dalle montagne dell&#8217;oro. Il Monte Rosa, soprattutto. E&#8217; sotto le sue rocce, a una profondità che nemmeno i più moderni macchinari possono raggiungere (almeno non con un discreto rapporto costi/benefici), che si annida un filone d&#8217;oro che forse è il più ricco del mondo. Una ricchezza che non vedrà mai la luce.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-25786" title="15_cercatorihanninen-9646" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/450px-15_cercatorihanninen-9646.jpg" alt="15_cercatorihanninen-9646" width="450" height="525" /><br />
<em>campioni di oro ritrovati nel sottosuolo milanese: via Procaccini, via Novara, corso sempione, corso di portaTicinese…</em></p>
<p>Nonno Giannino a ottant&#8217;anni ha trovato il suo oro. Uber, ovvero il signor Uberti di Rozzano, a settant&#8217;anni è morto cercandolo. Era agosto, il sole picchiava sulla sponda dell&#8217;Elvo, lui continuava a scavare. &#8220;Non c&#8217;è bisogno di andare così a fondo&#8221;, m&#8217;hanno detto i cercatori, &#8220;Ma Uber non poteva farne a meno&#8221;. Quel giorno, mentre tornava dal sentiero, s&#8217;è steso al suolo e non s&#8217;è più rialzato. Mimmo, il cercatore che era con lui, ha potuto solo chiamare i soccorsi e raccogliere le poche cose che Uber aveva con sé: un paio di grammi d&#8217;oro, la batea. Due mesi dopo, la batea l&#8217;ha data a me. &#8220;Uber sarebbe contento di sapere che l&#8217;ha avuta un giovane&#8221;, ha detto. Anch&#8217;io sono contento di averla. Ho chiesto in giro di Uber: per alcuni era un uomo terribile, un egoista. Secondo altri era un grande cercatore e una brava persona. Sulla rivista annuale dell&#8217;Associazione Oro in Natura, dei fogli A4 stampati in bianco e nero e rilegati in una cartoleria, tutti gli hanno dedicato una pagina di addio. <ins datetime="2009-11-10T10:51:13+00:00"><em>[su richiesta dell&#8217;autore, è stato rimosso un paragrafo &#8211; NdR]</em></ins> Di solito andava sull&#8217;Elvo: lo raggiungeva anche da solo, in treno, passando per Santhià, poi un pezzo a piedi a lato di una superstrada. Ho provato a ripercorrere lo stesso tragitto: pure io mi sono sentito in pace.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-25787" title="15_cercatorihanninen-0672" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/450px-15_cercatorihanninen-0672.jpg" alt="15_cercatorihanninen-0672" width="450" height="302" /></p>
<p><em>nonno Giannino alla ricerca dell’oro</em></p>
<p>Passiamo accanto all&#8217;ex centrale nucleare di Trino Vercellese. E&#8217; sera, ma la centrale è illuminata a giorno. &#8220;Sai quanto sono alte quelle ciminiere?&#8221;, mi mette alla prova Giuseppe Carenzi. &#8220;Cinquanta metri?&#8221;, azzardo. &#8220;Centotre&#8221;, dice lui, quasi con orgoglio. La sua cascina è a poche centinaia di metri dal colosso, nascosta nel buio dei prati. Carenzi mi fa sedere e apparecchia davanti a me una tavola costata vent&#8217;anni di lavoro. La prima portata, la più ricca: una scatola contenente tre provettoni, un chilo d&#8217;oro in tutto, 16.000 euro, raccolti negli anni &#8217;80 e &#8217;90 sul Ticino e sull&#8217;Elvo. Poi vengono i piatti più ricercati: pagliuzze di forme strane, oro nativo su quarzo, pepitine: ogni pezzo è chiuso in una scatolina munita di lente ed etichettata con nome del luogo e data del ritrovamento. C&#8217;è dell&#8217;altro: posate d&#8217;argento, rulli di pistola, monete antiche. Sul fondo della batea può rimanere di tutto: Carenzi cerca di piazzare i pezzi di valore da qualche conoscente, ma raramente ci riesce. Il fiume corrode troppo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-25788" title="450px-15_cercatorihanninen-9388" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/450px-15_cercatorihanninen-9388.jpg" alt="450px-15_cercatorihanninen-9388" width="450" height="302" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/450px-15_cercatorihanninen-9388.jpg 450w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/450px-15_cercatorihanninen-9388-300x201.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px" /></p>
<p><em>un cercatore d’oro mostra la propria collezione</em></p>
<p>Dopo l&#8217;oro e l&#8217;argento, vengono i libri: i Tesori sotterranei d&#8217;Italia, ovvero la Bibbia dei cercatori d&#8217;oro, autore Guglielmo Jervis, geologo regio della fine dell&#8217;ottocento; poi riviste, vecchi documenti, manuali inglesi, francesi, tedeschi, rarità che forse valgono anche più dell&#8217;oro. Sì, perché Giuseppe Carenzi l&#8217;oro lo cerca in biblioteca: all&#8217;Archivio di Stato di Torino, in un sotterraneo dove migliaia di documenti dell&#8217;antica Zecca sono ancora chiusi in dei sacchi di iuta. Nessuno li ha mai catalogati, nessuno li catalogherà mai. E&#8217; in mezzo a questa spazzatura burocratica che si trovano le indicazioni che portano ai luoghi dell&#8217;oro, alcuni sconosciuti persino a Jervis. Carenzi ha imparato a setacciare anche le vecchie mappe, a selezionare solo le più interessanti. Poi, le confronta con quelle di Google, e con una scaricata da un suo compagno esperto di computer da Emule, scala 1:20000. In cent&#8217;anni anche le pietre più pesanti possono spostarsi di chilometri, figuriamoci le piccole pepite d&#8217;oro. Comunque, vale la pena tentare.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-25791" title="450px-15_cercatorihanninen-0712" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/450px-15_cercatorihanninen-0712.jpg" alt="450px-15_cercatorihanninen-0712" width="450" height="302" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/450px-15_cercatorihanninen-0712.jpg 450w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/450px-15_cercatorihanninen-0712-300x201.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px" /></p>
<p><em>ricerca dell’oro sul fiume Elvo</em></p>
<p>Siamo a dicembre, ma che importa? Giuseppe Carenzi l&#8217;oro lo cerca tutto l&#8217;anno, insieme a pochissimi altri disposti a indossare due paia di calzettoni di lana, guanti antitermici, e scavare per ore in una pozza coperta di ghiaccio. Spesso non c&#8217;è nessuno con lui. Io l&#8217;ho seguito sul San Giovanni, sul Cervo, ai piedi della cascata di Isollaz, in Val d&#8217;Aosta. Qualcosa l&#8217;abbiamo trovato, a volte il pezzo buono è capitato a me, e quando mi sono quasi scusato dicendo che la mia era solo fortuna Giuseppe ha detto che la fortuna non c&#8217;entra. &#8220;Chi trova l&#8217;oro è perché se lo merita&#8221;. Ma il merito è tutto suo. Il modo di cercare, si vedeva, non era lo stesso dei cercatori del Ticino e dell&#8217;Elvo. Sui torrenti non esistono punte, l&#8217;oro si nasconde sotto grandi massi o in piccole fessure nella roccia. Bisogna scassinare il fiume con il piede di porco, e di solito non si trova nulla: ma quando c&#8217;è qualcosa, può essere una piccola, bellissima pepita. Carenzi parla di loro quasi come di cose vive: le descrive come annusatrici d&#8217;aria, quando la loro forma schiacciata le fa scappare sulla superficie dell&#8217;acqua. L&#8217;oro annusa l&#8217;aria, Carenzi annusa l&#8217;oro. Anzi, il &#8220;giallo&#8221;. Ad alcuni pezzi, i più impressionanti, ha dato persino dei nomi: Il mostro ed E.T. sono pepite da quasi dieci grammi, cose che in Italia non si trovavano da quasi cent&#8217;anni, se si escludono le miniere. Ancora una volta, non c&#8217;è da arricchirsi: ma un pezzetto di metallo giallo che salta fuori dal fiume dopo settimane di ricerche in biblioteca e tra le rocce per un attimo riesce a far brillare gli occhi di Giuseppe. L&#8217;attimo, però, finisce in fretta, e i preziosi ritrovamenti finiscono quasi subito nell&#8217;archivio della memoria. Quelle scatole piene di provette che Carenzi porta sempre con sé, da mostrare agli altri cercatori. Il suo pubblico.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-25792" title="450px-15_cercatorihanninen-0648" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/450px-15_cercatorihanninen-0648.jpg" alt="450px-15_cercatorihanninen-0648" width="450" height="302" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/450px-15_cercatorihanninen-0648.jpg 450w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/450px-15_cercatorihanninen-0648-300x201.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px" /></p>
<p><em>provette di ‘giallo’ in mostra</em></p>
<p>Per l&#8217;associazione Oro in Natura è tempo di assemblea. Si fa una volta l&#8217;anno, a metà gennaio, in una sala del Museo di Scienze Naturali di Milano. Io mi presento un quarto d&#8217;ora prima, l&#8217;unico modo per essere puntuale. E infatti ecco arrivare i primi cercatori insieme alle loro mogli, le signore che nei fine settimana li seguono sui fiumi: alcune di loro sono esperte cercatrici, ma dopo un po&#8217; preferiscono sedersi all&#8217;ombra e preparare il picnic. Questa sera hanno portato dolci fatti in casa, torte salate, bibite e forse un paio di bottiglie di liquore prodotto dai mariti. Prima però viene il dovere. Gli ordini del giorno sono pochi e condivisi da tutti: in pochi minuti si nomina il nuovo presidente e si approvano i conti dell&#8217;associazione. In cassa ci sono 2000 euro, serviranno per finanziare le gare del prossimo anno. La discussione si accende solo su un punto, il più importante: come fare a tramandare la cultura dell&#8217;oro? Il Museo non finanzia più la manifestazione di Milano, gli sponsor non si trovano, i Comuni non danno più fondi. E nessuno vuole pagare di tasca propria. Mimmo ricorda un&#8217;uscita con i ragazzi di una scuola elementare: i loro occhi brillanti l&#8217;avevano fatto commuovere. &#8220;Se non facciamo più queste cose&#8221;, dice, &#8220;Qual è il senso dell&#8217;associazione?&#8221;. &#8220;Sì, è bello, ma tanto nessuno si iscrive. Spendiamo solo soldi&#8221;, dice qualcun&#8217;altro. &#8220;Perché non organizziamo una dimostrazione a Gardaland? Lì passa un sacco di gente, sicuramente arriverebbero nuovi iscritti!&#8221;. &#8220;Non siamo mica il circo&#8221;, dicono i due più giovani, ragazzi di trent&#8217;anni. Il presidente, Franco, è anche lui contro. &#8220;Guardiamo le cose come stanno&#8230; Siamo tutti vecchi&#8230; Siamo un&#8217;associazione di pensionati&#8221;. E&#8217; vero, e tutti scoppiano a ridere, &#8220;Altro che gita a Gardaland&#8221;, scherzano, &#8220;Tra un po&#8217; andiamo all&#8217;ospizio!&#8221;. Giuseppe Carenzi è seduto accanto a me. &#8220;Visto, siamo tutti un po&#8217; matti noi cercatori. Se vuoi essere dei nostri, prendere o lasciare&#8230;&#8221;.</p>
<p>Questi matti spariranno presto. Quanti cercatori rimarranno tra trent&#8217;anni? Forse nemmeno cinquanta solitari in tutta Italia. Allora davvero non ne sentiremo più parlare.</p>
<p>Special thanks to Associazione Oro in Natura</p>
<p>Pubblicato su Rolling Stone numero 69 Luglio 2009</p>
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