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		<title>Una stanza tutta per Flush</title>
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		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Apr 2008 06:30:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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					<description><![CDATA[di Chiara Valerio Flush è il nome del cane di Elizabeth Barrett Browning, poetessa, nata nel 1801 a Durham. Se Elizabeth Barrett Browning, poetessa, fosse nata cinquanta anni più tardi, se dunque il giovane cane le fosse giunto invece che nel 1842, nel 1886, anno in cui la Beaufort Works di Chelsea, Londra, aveva brevettato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/04/cucciolo.jpg' title='cucciolo.jpg'><img src='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/04/cucciolo.jpg' alt='cucciolo.jpg' /></a><br />
di <strong>Chiara Valerio</strong></p>
<p><em>Flush</em> è il nome del cane di Elizabeth Barrett Browning, poetessa, nata nel 1801 a Durham.</p>
<p>Se Elizabeth Barrett Browning, poetessa, fosse nata cinquanta anni più tardi, se dunque il giovane cane le fosse giunto invece che nel 1842, nel 1886, anno in cui la Beaufort Works di Chelsea, Londra, aveva brevettato il primo bagno dotato di scarico automatico appellandolo <em>Flush toilet</em> forse, forse ma i poeti si sa soffrono di ossessioni, la scelta sarebbe caduta sui più comuni Catilina, Folly o Nerone.<span id="more-5788"></span> In effetti non doveva essere piacevole sentire echeggiare per le strade la propria voce che reclamava l’attenzione del giovane Flush ma che suonava alle orecchie dei vicini come Scarico a cuccia, Scarico lecca qui, Scarico ma che hai fatto?, Scarico, Scaricooooooo… con le ooooooooooo a prolungarsi fino a diventare eco o u Scaricooooooooo uuuuuuuuu</p>
<p>Fortunatamente Elizabeth, morta a Firenze nel 1861, non ha avuto occasione di dolersi per la leggerezza di battesimo.</p>
<p>Nel 1906 William Elvis Sloan aveva messo a punto un felice e ancora attuale scarico ad acqua pressurizzata chiamandolo, con la sobrietà che distingue i sudditi britannici, <em>The Royal Flush-ometer</em>. Così quando nel 1933 Virginia Woolf decide di raccontare la vita di Elizabeth Barrett Browning attraverso quella di Flush si affretta a intitolare lo scritto <em>Flush. A biography.</em><br />
In modo che solo i bontemponi possano illudersi sul soggetto trattato.</p>
<p>Ovviamente qualcuno sosterrà che il motivo della specifica è differente, che ci sono altre due opere di Virginia Woolf sottotitolate con <em>A biography</em>. <em>Orlando</em>, che è la biografia romanzata di Vita Sackville-West e <em>Roger Fry</em>, che è la biografia romanzata di Roger Fry.<br />
Qualcuno sosterrà che imbellettare un titolo con <em>A biography </em>è una maniera civettuola di pretendere esattezza e infatti il 16 agosto 1931 scrive <em>È una buona idea scrivere biografie, nelle biografie utilizzo le mie facoltà di rappresentazione della realtà, mentre nei romanzi esprimo il generale, il poetico. </em><br />
Qualche freudiano della prima ora argomenterà che destrutturare il genere biografico è il modo di Virginia Woolf per ridimensionare l’immanente figura paterna, ché Leslie Stephen è il celebre compilatore dell’agile <em>Dictionary of National Biography</em>.<br />
Qualche altro sosterrà che Lytton Strachey, autore della collezione di biografie <em>Vittoriani Eminenti </em>[1918], amico e fedele compagno di giochi letterari di Virginia, prescrive <em>Se è saggio </em>[il biografo] <em>adotterà una strategia più sottile, attaccherà il suo soggetto in punti inattesi, gli piomberà sul fianco o sul retro; volgerà improvvisamente un fascio di luce rivelatrice su oscuri recessi, non prima esplorati. </em></p>
<p>In effetti il cane è un punto abbastanza inatteso, esterno addirittura, sta al fianco e volge un fascio di luce rivelatrice su recessi oscuri, non prima esplorati. E piuttosto pelosi.</p>
<p>I pettegoli ritardatari sussurreranno poi che <em>Flush </em>è come un Hermes, è un portalettere ben messo e un po’ cicisbeo.<br />
Il 26 luglio 1926 Vita Sackville-West regala a Virginia Pinker, un cane come Flush. Virginia scrive <em>Per favore, Vita cara, non dimenticare le tue creaturine, Pinker e Virginia. Siamo qui sedute vicino alla stufa a gas, da sole. Ogni mattina lei salta sul mio letto e mi bacia, e mi dico: questo è da Vita.</em><br />
Il 31 luglio 1932, un anno dopo la morte di Lytton Virginia confessa <em>Non ha più senso scrivere </em>[Flush], <em>perché era un gioco con Lytton, una frecciata diretta a lui.</em> I pettegoli, quantunque ben informati, dimenticano però che la letteratura trasforma in letteratura tutto quello che tocca, anche un cane, un portalettere cicisbeo, un mittente e due destinatari.<br />
Tuttavia occorre qualche specifica.<br />
Flush non è solo un cane, è uno spaniel.<br />
Flush è lo spaniel di Elizabeth Barrett Browning, poetessa, nata a Durham nel 1801 e morta a Firenze nel 1861.</p>
<p>Ludovica Koch scrive Se [la biografia] <em>fosse un personaggio nel romanzone della letteratura sarebbe del tipo del Bastardo</em>. Virginia Woolf risponde (…) <em>seguendo il corso della storia d’Inghilterra, veniamo a contezza di ben sette illustri famiglie di spaniel – i Clumber, i Sussex, i Norfolk, i Black Field, i Cocker, gli Irish Water e gli English Water. </em><br />
Del tipo del bastardo? A biography?<br />
E ancora  <em>Il suo pelo aveva quella particolare sfumatura di marrone che al sole brilla tutto quanto d’oro. I suoi occhi erano timorosi occhi di dolcissimo nocciola. Le sue orecchie parevano due nappine, le snelle zampe erano guarnite di frange e la coda era larga. (…) Non poniamo quindi in dubbio che Flush  fosse un cocker di razza purissima, della varietà rossa, fornito di tutte le caratteristiche prerogative della sua specie.</em> </p>
<p>Di Flush sappiamo tuttavia che (…) <em>era degno di Madamigella Barrett; Madamigella Barrett era degna di Flush che (…) apparteneva al raro ordine di oggetti che non si possono in alcun modo associare col denaro che (…) era molto più sbalordito di quanto odorava che non da quanto vedeva. Che in lui c’era qualche elemento di snobismo</em> e che somigliava a Madamigella Barrett <em>Entrambi rimasero sorpresi. Grevi riccioli pendevano lungo il volto di Madamigella Barrett, da ambo le parti; grandi occhi brillavano vivaci; una bocca larga sorrideva. Pesanti orecchie cadevano ai lati del muso di Flush; anche i suoi occhi erano grandi e vivaci; larga la sua bocca. Quei due si rassomigliavano.</em></p>
<p>Prima di incontrare Elizabeth Barrett la vita di Flush è luminosa, aerea, bucolica, corre per i prati, sgambetta, insegue fagiani, e gli impeti sono dovuti per metà alla comprensione della gioia, alla condivisione con l’essere umano di turno. Flush è generoso, vivace di carattere, Virginia scrive (…) <em>godeva di tutte le gioie e di gran parte delle licenze naturali legate alla sua gioventù e al suo sesso. L’amore gli agitò la sua fiaccola dinanzi agli occhi. Flush udì la fanfara di Venere. Ancora cucciolo Flush era padre. In un uomo tale condotta, nell’anno 1842, avrebbe suscitato qualche scusa da parte del suo biografo; in una donna, nessuna scusa sarebbe passata per buona; e il di lei nome avrebbe dovuto ignominiosamente cancellato dalla pagina.</em><br />
Una <em>cagna</em> insomma. </p>
<p>Nella poesia <em>Flush</em> or <em>Faunus</em> [1855] Elizabeth scrive <em>Vedi il cane. Era ieri soltanto/ Che, immemore di lui, qui meditavo/ Finché, di tra i guanciali ove posavo,/ Via coi pensieri mi si sciolse il pianto/ (…) Mi guardaron due occhi – io li guardavo./ Due molli orecchie le mie guance asciugando./ Come un’Arcade in primo io sobbalzai/ Sorpresa all’alba dal Dio-capra; e infine/ Flush ravvisai nella folta figura/ Che il pianto mi tergeva, e superai/ Pena e sorpresa, ringraziando Pan/ Che ispira amore ad umil creatura. </em><br />
Dalla quale si deduce che la poetessa parla da sola (<em>Vedi il cane?</em>), ha un carattere umbratile, uggioso e uggiolante (<em>Via coi pensieri mi si sciolse il pianto</em>), sorbisce tè molto forti e incensi di provenienza più che coloniale (<em>Sorpresa all’alba dal Dio-capra</em>), vive reclusa nella semioscurità o è miope (<em>e infine Flush ravvisai nella folta figura</em>).<br />
E in effetti la vita di Flush dopo l’incontro con Madamigella Barrett (e prima che ella diventi Barrett Browning) è un rito di passaggio dall’aria aperta all’aria stantia, dalle brughiere al palazzo. Nelle lettere Elizabeth gongola <em>Il mio piccolo Flush è il mio amico- il mio compagno- e vuol più bene a me che al sole che splende fuori.</em> Virginia Woolf glossa però <em>Ma Flush sapeva, lui sentiva; e furori alterni di lussuria e avidità lo dilaniavano.  </em></p>
<p>Virginia glossa perché deve mostrare che così come Elizabeth Barrett non è in grado di capire cosa gli odori procuravano in Flush, Flush non sa come scodinzolare o se, di fronte a certe emozioni di Madamigella Barrett <em>Ma quale voce, quale odore c’era dunque nella stanza, da far piangere Madamigella Barrett? E poi ecco che a un tratto, sempre agitando quel suo bastoncino nero, scoppiava a ridere. (…) Che cosa c’era poi da ridere in quello scarabocchio nero che metteva sotto il naso a Flush? Il quale non fiutava o vedeva nulla che ne valesse la spesa. Erano soli nella stanza. Il fatto è che essi non potevano comunicare per mezzo della parole, ed era questo un fatto che indubbiamente dava luogo ad alquanti malintesi.</em><br />
E ancora <em>Oppure altre volte se lo faceva stare vicino davanti allo specchio, e gli domandava perché abbaiasse e tremasse. Non era lui, quel cane bruno che vedeva là? Ma che cosa è “lui”? è quello che la gente vede? O è quello che uno è? Così Flush meditava anche su quel dilemma, e, incapace a risolvere il problema della realtà, si stringeva dappresso a Madamigella Barrett e la baciava “espressivamente”. Questa, comunque, era una realtà.</em> </p>
<p>Flush è in vita e in narrativa un mistero buffo, anzi non c’è differenza tra vita e narrativa perché dopo poche pagine si impara che (…) <em>è alla poesia che dobbiamo prestare fede per la più dettagliata descrizione che possediamo di Flush nel fiore della giovinezza. </em>Dove per poesia Virginia Woolf intende qualsiasi frase uscita dalla penna di Elisabeth Barrett e di Robert Brownig. I poemi in senso proprio e la corrispondenza privata. Del perché due innamorati, seppur poeti, potessero intrattenersi a parlar del cane (che pronunciato così ci trasporta immediatamente nel romanzo di Jerome K. Jerome <em>Tre uomini in barca </em>(<em>to say nothing of the dog</em>)[1889]) è questione che potrebbe essere declinata come Del perché due innamorati si mettano a discettare di margherite o di capi firmati o della mozzarella sulla pizza o delle notti bianche a venire o di chissà cos’altro.</p>
<p>Fatto sta che Elizabeth e Robert ne parlano perché Flush è geloso. Virginia scrive <em>Mai prima d’allora Flush aveva udito quell’accento nella voce di Madamigella Barrett – quella forza, quell’emozione. Le sue guance erano colorite come Flush non le aveva viste mai; i grandi occhi splendevano come non li aveva visti splendere mai. (…) Madamigella Barrett non ricordava neppure che al mondo esistesse un Flush.</em> Beh se fosse stato il 1886 avrebbe saputo benissimo cos’era un Flush e non sarebbe stato un bel momento… Browning scrive <em>“oh povero Flush, credete ch’io non lo ami e rispetti per la gelosa sorveglianza che esercita su di voi, per la sua riluttanza a voler far conoscenza con altri, una volta che ha conosciuto voi?”, </em>Virginia pungola con <em>Era facile abbastanza per il signor Browning dimostrarsi magnanimo, ma quella magnanimità era forse la spina più acuta che pungesse il fianco di Flush </em>e continua con <em>Due volte Flush aveva fatto il possibile per uccidere il suo nemico, due volte aveva fallito. E perché mai aveva fallito? Si domandava ora. Perché amava madamigella Barrett. Guardandola di sotto in su, sdraiata, severa e taciturna sull’ottomana, seppe allora che l’avrebbe amata per sempre. Certe cose non sono semplici, ma complesse. Mordendo il signor Browning, Flush mordeva anche lei. L’odio non è odio soltanto, l’odio è anche amore.</em><br />
Com’è profondo Flush, com’è profondo il mare.</p>
<p>Virginia glossa ancora per <em>captatio benevolentiae </em>per democrazia, per rispetto a qualsiasi vita, a due o quattro zampe, perché se nessuno può entrare nella testa di un uomo, nessuno può entrare neppure nella testa di un cane <em>A questo punto al biografo si impone una pausa. Laddove due o tremila parole non bastano a esprimere ciò che vediamo (…) non esistono più di due parole e mezza per esprimere ciò che odoriamo. Praticamente il naso umano non esiste. I più grandi poeti di questa terra non hanno odorato che rose da una parte e letame dall’altra. Nessun cenno delle innumerevoli gradazioni che si stendono nel frammezzo. Ebbene, era nel mondo degli odori che si svolgeva la più gran parte della vita di Flush. Per lui l’amore era essenzialmente odore; musica e architettura, leggi, politica e scienza erano altrettanti odori. Anche la religione era odore per Flush. Descrivere la più semplice esperienza sua con la costoletta o il biscotto di tutti i giorni, è cosa che non è in nostro potere. Neppure uno Swinburne avrebbe saputo dire che cosa fosse per Flush l’odore di Wimpole street in un caldo pomeriggio di giugno. Quanto al descrivere l’odore di una spaniel misto all’aroma di torce, lauri, incenso, vessilli, ceri e una ghirlanda di foglie di rosa schiacciata da una pianella di raso che sia stata serbata nella canfora, forse Shakespeare, se avesse sostato a mezzo di Antonio e Cleopatra. Ma Shakespeare non sostò. </em></p>
<p>E quando Elizabeth Barrett, definitivamente felicemente Barrett Browning, cede alla moda tutta vittoriana degli spiriti (e a tal proposito è assai divertito <em>L’angelo coniugale </em>di Antonia S. Byatt in Angeli e insetti che ha al centro la sorella di Tennyson) è il naso di Flush, ancora snob nonostante l’età, o sempre di più, e non è che si migliori con gli anni, a insorgere<em> Ma peggio, oh peggio di tutti gli odori, peggio di qualsiasi buffonata era per Flush l’espressione che assumeva il volto della signora Browning quando fissava fuori dalla finestra come se vedesse qualcosa di meraviglioso là dove non c’era proprio nulla da vedere.</em></p>
<p>In una lettera a Ethel Smyth Virginia Woolf scrive (…) <em>dirai che sono sentimentale, forse – ma un cane in un certo senso rappresenta il lato privato della vita – il lato giocoso. </em></p>
<p>A latere</p>
<p>La traduzione di Alessandra Scalero echeggia di Jane Austen (<em>è universalmente riconosciuto che</em>…) e Dante (<em>qual torre che non crolla</em>).</p>
<p>In <em>Orlando</em> si legge <em>Ogni cosa è sempre qualcos’altro </em>e in <em>Flush</em> <em>Ogni cosa era anche qualcos’altro </em>che con l’andar delle pagine diventa però <em>Ogni cosa era quel che era, e non un’altra cosa</em>. Che suona comunque come una salvazione o almeno come un esercizio di realtà.</p>
<p>*Tutte le citazioni sono tratte dalla versione di Flush tradotta da Alessandra Scalero e annotata da Nadia Fusini contenuta ne I Meridiani (Mondadori)</p>
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