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	<title>Tra le nuvole &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>L’eros estinto della commedia statunitense</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 May 2011 05:12:55 +0000</pubDate>
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<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Prendiamo due commedie statunitensi prodotte nel 2009: <em>Tra le nuvole </em>(<em>Up in the air</em>) e <em>I Jones </em>(<em>The Joneses</em>). La prima, patinata e abbastanza noiosa, con George Clooney come protagonista, ha avuto un certo successo; la seconda, passata più in sordina, possiede un tono più aspro e vivace. In entrambe giunge ad espressione, nella forma depurata e onirica di cui il cinema statunitense è maestro, una contraddizione centrale del modello di vita capitalistico. La ricerca della felicità pare realizzarsi ormai attraverso un’alternativa secca: o l’individuo persegue, accrescendo mobilità e denaro, la sua piena autosufficienza, a costo di sacrificare tutti i legami sociali, o accetta la famiglia tradizionale e i suoi cerimoniali, organizzando attraverso di essa un consumo sempre più efficace ed esigente. In nessun caso, il sentimento amoroso costituisce più il tema privilegiato del genere, il motore delle peripezie. <span id="more-39132"></span>È come se l’energia erotica che da sempre lanciava una sfida ai personaggi, strappandoli alla loro identità iniziale, si fosse ormai estinta. Sia che si trattasse di utilizzarla come spinta rigeneratrice, sia che la si dovesse declinare in tono minore, come una forza costruttiva, nutrita di volontà e di pazienza, essa rappresentava una risorsa certa. L’immaginazione hollywoodiana vi poteva lavorare variamente, in quanto lo spettatore la considerava comunque una passione <em>verosimile</em>. Nelle due commedie citate l’<em>eros</em> sopravvive ormai come <em>spettro</em>, allusivo e sfuggente, ma ha perso ogni concreta virtù trasformatrice. Ed infatti entrambi i protagonisti testimoniano di una mancata conversione: nessuna passione amorosa, né folle né “ragionevole”, è in grado di salvarli.</p>
<p>Il bell’uomo, cinquantenne e scapolo di <em>Tra le nuvole</em>,<em> </em>lavora per una società a cui vengono esternalizzati i licenziamenti delle grandi aziende del paese. Egli passa la vita in aereo, nella sale d’aspetto degli aeroporti e nelle camere d’hotel per uomini d’affari. Questo mondo anonimo e senza attrito, così come la sua professione, gli convengono perfettamente. È in grado di licenziare implacabilmente una gran quantità di persone, in intervalli di tempo ridotti, e senza provare alcun turbamento emotivo o morale. Questo “tagliatore di teste”, tipico frutto della cultura manageriale statunitense, non è solo un cinico esecutore, è anche un fedele seguace della dottrina capitalistica. Tra una missione e l’altra, egli assume il ruolo di conferenziere-<em>coach</em> per addestrare una platea di manager a un’ascesi ancora più radicale. La metafora chiave del suo insegnamento è lo “zainetto”, dentro il quale ognuno dovrebbe riuscire a comprimere tutto quanto è essenziale per la sua vita e identità. Le prime cose da sacrificare sono ovviamente oggetti e abitudini superflue, ma le ultime, e più difficili, sono i ricordi, i legami, le appartenenze.</p>
<p>Nei <em>Jones</em>, la protagonista femminile (Demi Moore) dirige una piccola équipe di <em>testimonial</em> occulti, che si sposta di città in città, nei quartieri del ceto medio-alto, presentandosi come un carismatico nucleo familiare, facoltoso e sempre alla moda. In tal guisa, i quattro componenti della famiglia fittizia (marito, moglie, figlio maschio e figlia femmina) svolgono un lavoro pubblicitario per contagio, sfruttando tutte le dinamiche d’invidia-emulazione del vicinato. La preoccupazione costante della signora Jones è incrementare le vendite dei prodotti che la sua “famiglia” esibisce in ogni occasione della vita sociale. La loro attività, d’altra parte, è costantemente monitorata dall’azienda di marketing per cui lavorano e che li sollecita a servirsi di quella “pulsione assassina”, che ogni venditore custodisce in sé e deve saper sfruttare.</p>
<p>Sia il tagliatore di teste, cinquantenne e scapolo, sia la venditrice “assassina”, ugualmente cinquantenne e nubile, giungono per un attimo a chiedersi se l’autosufficienza monadica e la distruzione dei legami sociali siano davvero la via della felicità. Ad essi, infatti, è precluso non solo l’eros, nella forma più fatale e trasgressiva dell’<em>amour-passion</em>, ma anche la più temperata gamma degli affetti familiari. La conversione però non avverrà né per l’uno né per l’altra. Entrambi rimarranno chiusi nella loro mostruosità morale. L’eros non riuscirà a fare breccia nella loro vita. D’altra parte, non sono le occasioni d’innamoramento a mancare, ma è il terreno psicologico, che non è più predisposto a lasciarsi contaminare dagli affetti. In qualche modo, l’unica alternativa alla deriva narcisistica, in totale agio e solitudine, sembra rimanere il matrimonio, ma nella sua forma più volontaristica e conformista: una seccatura di lunga durata, che permette però una tiepida valorizzazione del legame sociale e una proficua divisione del consumo. Da una mostruosità all’altra, dunque. Le uniche soluzioni verosimili sembrano realizzarsi all’insegna di una radicale sparizione dell’eros. Ciò rende queste commedie piuttosto agghiaccianti. Che l’amore passionale latiti nella società del lavoro indefesso e del consumo facile, soffocato tra gli imperativi contradditori del capitalismo, non è cosa di cui meravigliarsi. Più sorprendente è vedere che neppure nell’universo consolatorio e malleabile della commedia hollywoodiana vi sia più spazio per compromessi immaginari, come quello tra eros e carriera, o tra eros e famiglia.</p>
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