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	<title>trattamento sanitario obbligatorio &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Morte Occidentale di un Anarchico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 22:35:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Manzo]]></category>
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					<description><![CDATA[Sconfitta l’umanità della parola di Antonio Manzo (da Il Mattino edizione di Salerno del 15 agosto) S&#8217;è smarrita anche l&#8217;umanità della parola. Silenzi, tentativi di indurre al silenzio, offese a quella umanità della parola che può esser perfino lenitiva di un dolore e foriera della speranza e della grazia di una verità. Dopo la tragedia [&#8230;]]]></description>
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<p><strong>Sconfitta l’umanità della parola</strong><br />
di<br />
<strong>Antonio Manzo</strong><br />
(<em>da Il Mattino edizione di Salerno del 15 agosto</em>)</p>
<p>S&#8217;è smarrita anche l&#8217;umanità della parola. Silenzi, tentativi di indurre al silenzio, offese a quella umanità della parola che può esser perfino lenitiva di un dolore e foriera della speranza e della grazia di una verità. Dopo la tragedia che si è consumata in un ospedale del Cilento, dove un uomo entra vivo nel reparto di psichiatria di un ospedale ed esce morto dopo quattro giorni, non c&#8217;è parola ufficiale delle istituzioni pubbliche, Asl, Regione, governanti e commissari, tutti quelli che fanno quotidianamente i conti con la sanità disastrata ed ora terremotata nella coscienza. Silenzio. Neppure un atto teso a scoprire la verità del funzionamento di un servizio pubblico che fa contare un morto. Tutti in ferie. Non è in ferie un pm che tenta di modulare la Legge all&#8217;umanità della parola e consegnare giustizia ai familiari, gli amici di Franco Mastrogiovanni. Sì, per quell&#8217;uomo bollato come pazzo scatenato in una notte d&#8217;estate, braccato nell&#8217;ultimo giorno di luglio su una spiaggia, come se fosse stato il killer latitante più pericoloso del mondo e poi lasciato morire sotto l&#8217;impotente, ma almeno quello incorruttibile, occhio della telecamera che vigilava sulle sue ultime novantasei ore di una vita tragica. Franco era lì, uomo legato con fili rigidi, di ferro o di plastica poco importa, immobile, polsi e piedi sanguinanti. Franco gridava a squarciagola al mondo che lui non era pazzo, occhi sbarrati verso il soffitto, aggressivi e dolenti nel pendolo della rassegnazione finale. Ha avuto anche la sfortuna di morire ad agosto, Franco Mastrogiovanni. Quando tutti sono in ferie, tranne il pm. Quando è in ferie chi dovrebbe spiegare come è possibile che si possa morire in una stanza di un reparto di psichiatra di un ospedale del sud. È in ferie chi punta sul cinismo della distrazione collettiva per far smarrire l&#8217;umanità della parola. Medici imputati e in servizio, manager silenziosi, cinici ma non impauriti, e ancora seduti. Solo un pm al lavoro perchè torni almeno l&#8217;umanità della parola.<br />
<span id="more-20575"></span><br />
<strong>Mastrogiovanni, in un video i quattro giorni di agonia</strong><br />
di<br />
<strong>Elisabetta Manganiello</strong><br />
<em>(da Il Mattino edizione di Salerno del 15 agosto)</em></p>
<p>VALLO DELLA LUCANIA. La ricerca della verità sulla morte di Francesco Mastrogiovanni non si è fermata neppure alla vigilia di ferragosto. L’ultimo atto della procura della repubblica di Vallo della Lucania è l’audizione degli infermieri del reparto di psichiatria dell’ospedale San Luca, in qualità di persone informate dei fatti. Ad essere indagati sono invece i medici che hanno avuto in cura il maestro di Castelnuovo Cilento. Oltre alle modalità della contenzione cui è stato sottoposto Mastrogiovanni, un altro aspetto che gli inquirenti intendono approfondire, ascoltando i sanitari del reparto, è, infatti, se e come il paziente tenuto legato al letto per 4 giorni sia stato alimentato. Con mani e piedi immobilizzati, infatti, non avrebbe potuto assumere cibo e acqua da solo, a meno di non essere aiutato dagli infermieri o di trarre sostanze nutritive esclusivamente dalle flebo. Quando è stata eseguita l’autopsia, lo stomaco di Franco è stato trovato completamente vuoto. Significa che non ha ingerito cibo per un tempo prolungato.</p>
<p> C’è poi il giallo dei &#8220;buchi&#8221; nella cartella clinica, dove non viene mai citato il trattamento di contenzione. Un’altra verifica è quella relativa all’annotazione di una richiesta di elettrocardiogramma che non sarebbe stata mai eseguita. Si deve quindi presumere che l’esame non sia stato mai eseguito. E Franco è morto in conseguenza di un’insufficienza ventricolare sinistra. Ancora, ci sono dieci ore che precedono la morte, senza chesulla cartella sia annotato nessun trattamento, dalle 21 del 3 agosto, quando «dormiva ed era tranquillo», fino alle 7,20 del giorno dopo, quando è stato ritrovato cadavere. Tutti questi elementi potrebbero trovare una risposta dalle riprese video eseguite nella camera di Mastrogiovanni e ora all’esame dei magistrati. Si tratta di un intero hard disk che custodisce, minuto per minuto, gli ultimi quattro giorni di vita del maestro. È stato acquisito dal pm Rotondo, titolare delle indagini, assieme alla cartella del prof e ai documenti del trattamento sanitario obbligatorio, alla base del suo ricovero. Ma i magistrati hanno chiesto anche il rilascio delle cartelle di tutti i pazienti di psichiatria, dal 1° gennaio 2008 ad oggi, per una verifica più ampia. Intanto, le prime certezze sulla morte di Mastrogiovanni potranno arrivare a fine mese, quando saranno consegnati ai consulenti della Procura le analisi dei campioni di organi, tessuti e liquidi biologici, prelevati durante l’esame autoptico eseguito dal direttore del dipartimento di medicina pubblica valutativa, Adamo Maiese. Gli esami tossicologici, effettuati nel secondo policlinico di Napoli, dovranno determinare quali e quanti farmaci gli sono stati somministrati. Le analisi istologiche, invece, cercheranno di svelare quale problema cardiaco e che tipo di edema polmonare lo hanno ucciso. </p>
<p>Ci vorranno circa 20 giorni per i primi risultati, ma la consulenza medico-legale chiesta dal pm sarà depositata tra poco meno di 60 giorni. Mentre l’inchiesta procede a ritmo serrato, si susseguono i ricordi delle persone che hanno conosciuto e stimato il “maestro più alto del mondo”, come scrivevano i suoi alunni. Il parroco di Castelnuovo, don Pietro Sacco che giovedì ha celebrato i funerali conosceva Franco da 37 anni, cioè da quando fu detenuto nel carcere di Vallo perché indiziato, e poi scagionato, del delitto Falvella. «Ero all’inizio della mia esperienza di cappellano e lo vidi solo per pochi giorni, prima che fosse trasferito – spiega don Pietro –ma apprezzai i suoi sentimenti nobili, il suo attaccamento al senso della giustizia e l’attenzione che mostrava verso gli ultimi». Il racconto diventa inevitabilmente riflessione sulla sua tragica vicenda umana. «Ci deve insegnare a riscoprire il valore della persona, che va difesa anche e soprattutto nella malattia – dice il parroco – Sulla sua morte spero che si faccia presto piena luce. Mi auguro che non ci siano responsabilità, ma siamo tutti perplessi per un decesso così improvviso e per i segni che lo hanno accompagnato». Il giorno dopo le dichiarazioni rese dai legali dei medici indagati, tornano a parlare i difensori della famiglia del prof. «È prematuro sostenere che non c’è un nesso di causalità tra il decesso e la contenzione – rimarca Caterina Mastrogiovanni – Allo stato l’unica certezza sono quei segni inequivocabili di una prolungata contenzione. I manicomi sono stati aboliti con legge Basaglia e un uso indiscriminato di tale trattamento non è consentito dalla legge. Segni così marcati sul corpo non si spiegano, infatti, con una logica medico-curativa».</p>
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		<title>Morte Occidentale di un Anarchico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 15:00:03 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Antonio Manzo]]></category>
		<category><![CDATA[carcere psichiatrico]]></category>
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					<description><![CDATA[Ero nella regione quando è accaduto il fatto. Abbiamo appreso la notizia in una mattinata di sole, di cielo azzurro. Alcune delle persone che erano con noi lo conoscevano bene. Quel dolore ti appartiene perché non riesci a credere che si possa morire così. In una giornata insopportabilmente di sole e di cielo azzurro. effeffe [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ero nella regione quando è accaduto il fatto. Abbiamo appreso la notizia in una mattinata di sole, di cielo azzurro. Alcune delle persone che erano con noi lo conoscevano bene. Quel dolore ti appartiene perché non riesci a credere che si possa morire così. In una giornata insopportabilmente di sole e di cielo azzurro.</em><br />
effeffe</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/08/article55marvelectriccopie.jpg"><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/08/article55marvelectriccopie.jpg" alt="article55marvelectriccopie" title="article55marvelectriccopie" width="156" height="250" class="aligncenter size-full wp-image-20569" /></a></p>
<p><strong>Giustizia per Franco, l&#8217;ultimo irrequieto</strong><br />
di <strong>Antonio Manzo</strong><br />
<em>(pubblicato su Il Mattino, edizione Salerno , giovedì 13 agosto</em></p>
<p>«<em>A Vallo no, perché là mi uccidono</em>»: Licia Musto Materazzi è l&#8217;ultima persona che ha udito le parole di un uomo che sarebbe entrato vivo all&#8217;ospedale di Vallo della Lucania e ne sarebbe uscito morto. Si chiamava <strong>Franco Mastrogiovanni</strong> &#8220;noto anarchico&#8221; per le carte della giustizia, &#8220;ottimo maestro&#8221; per i i suoi alunni e per i dirigenti della scuole dove ha insegnato. E pensare che per quell’uomo, la cui vita cambiò in un pomeriggio di luglio trentasette anni, su via Velia a Salerno, nei tragici attimi dell’omicidio di Carlo Falvella, ora piangono davvero tutti.<br />
<span id="more-20551"></span><br />
 I suoi alunni di Pollica, la titolare del campeggio che lo ha avuto ospite per circa un mese «e senza dare alcun fastidio, perfino accudendo i bambini di mia sorella», i familiari, naturalmente, che chiedono «verità e giustizia» secondo un canovaccio apparentemente rituale ma stavolta tragicamente pesante per tutte le coscienze. Perché sia stato firmato, venerdì 31 luglio scorso, un trattamento sanitario obbligatorio per Franco Mastrogiovanni, nessuno lo sa. Franco non era un assassino. Fu arrestato nel ’99, processato per oltraggio a pubblico ufficiale, mesi in galera, poi assolto e perfino risarcito per ingiusta detenzione. Perché doveva finire in un reparto di psichiatria? Dovrà accertarlo uno scrupoloso pm, Francesco Rotondo. Il motivo? «La notte precedente – dice Licia Musto Materazzi – avrebbe tamponato quattro autovetture». L’auto di Franco è parcheggiata sotto la sua abitazione di Castelnuovo Cilento, senza alcun danno. Venerdì scorso, intorno alle sette, forze dell’ordine circondano il bungalow del campeggio dove Franco sta riposando. Capisce che lo vogliono fermare. Scappa sul lido, prende un caffè e fuma una sigaretta. Ma per lui è il giorno del destino mortale: a mare vedette della guardia costiera, a terra carabinieri e polizia municipale di Pollica. Franco è un uomo braccato, c’è uno spiegamento di forze che neppure per un latitante della camorra (e nel Cilento di questi tempi ce ne sono) sarebbe stato messo in campo. Ma lui «deve» essere trasferito in un reparto psichiatrico. È pericoloso. Cosa ha compiuto di tanto irreparabile, sconvolgente? Per lui ci sono le aggravanti: «noto anarchico», personaggio «pericoloso socialmente, intollerante ai carabinieri», ribelle alla regola. I ragazzi di Franco a scuola lo consideravano un maestro. Non un pazzo da legare da far morire su un letto di contenzione, mani e piedi legati per quattro giorni da fili di ferro, nella disumanità di un reparto-lager di un ospedale pubblico che ora nessun consigliere o assessore regionale si preoccupa di far mettere sotto inchiesta amministrativa. «Hanno ucciso un uomo in un letto di contenzione» dice il pm nel suo atto di accusa. Certo, tutto da provare. Non c’è dubbio. Ma Franco è morto, e fatto ancor più grave senza conoscere ancora il motivo per il quale sia stato trascinato sulla strada della morte. Verso Vallo, dove ora potrà avere almeno giustizia.</p>
<p><strong>MUORE IN REPARTO PSICHIATRICO, AVEVA POLSI E CAVIGLIE LEGATI</strong></p>
<p>(<em>Liberazione</em>, 13 agosto 2009)</p>
<p>di <strong>Daniele Nalbone</strong></p>
<p>Francesco Mastrogiovanni è morto legato al letto del reparto psichiatrico dell&#8217;ospedale San Luca di Vallo della Lucania alle 7.20 di martedì 4 agosto. Cinquantotto anni, insegnante elementare originario di Castelnuovo Cilento, era, per tutti i suoi alunni, semplicemente &#8220;il maestro più alto del mondo&#8221;. Il suo metro e novanta non passava inosservato. Inusuale fra la gente cilentana. Così come erano fuori dal comune i suoi comportamenti, «dolci, gentili, premurosi, soprattutto verso i bambini» ci racconta la signora Licia, proprietaria del campeggio Club Costa Cilento. E&#8217; proprio lì che la mattina del 31 luglio decine di carabinieri e vigili urbani, «alcuni in borghese, altri armati fino ai denti, hanno circondato la casa in cui alloggiava dall&#8217;inizio di luglio per le vacanze estive». Uno spiegamento degno dell&#8217;arresto di un boss della camorra per dar seguito a un&#8217;ordinanza di Trattamento Sanitario Obbligatorio (competenza, per legge, solo dei vigili urbani) proveniente dalla giunta comunale di Pollica Acciaroli. Oscuri i motivi della decisione: si dice per disturbo della quiete pubblica. Fonti interne alle forze dell’ordine raccontano di un incidente in cui, guidando contromano, alcune sere prima, avrebbe tamponato quattro autovetture parcheggiate, «ma nessun agente, né vigile, ha mai contestato qualche infrazione e nessuno ha sporto denuncia verso l’assicurazione» ci racconta Vincenzo, il cognato di Francesco. Mistero fitto, quindi, sui motivi dell’“assedio”, che getta ovviamente nel panico Francesco. Scappa dalla finestra e inizia a correre per il villaggio turistico, finendo per gettarsi in acqua. Come non bastassero carabinieri e vigili urbani «è intervenuta una motovedetta della Guardia Costiera che dall’altoparlante avvertiva i bagnanti: “Caccia all’uomo in corso”» racconta, ancora incredula, Licia. Per oltre tre ore, dalla riva e dall’acqua, le forze dell’ordine cercano di bloccare Francesco che, ormai, è fuori controllo. «Inevitabile» commenta suo cognato «dopo quanto gli è accaduto dieci anni fa». Il riferimento è a due brutti episodi del passato «che hanno distrutto Francesco psicologicamente» spiega il professor Giuseppe Galzerano, suo concittadino e carissimo amico, come lui anarchico. Il 7 luglio 1972 Mastrogiovanni rimase coinvolto nella morte di Carlo Falvella, vicepresidente del Fronte universitario d’unione nazionale di Salerno: Francesco stava passeggiando con due compagni, Giovanni Marini e Gennaro Scariati, sul lungomare di Salerno quando furono aggrediti, coltello alla mano, da un gruppo di fascisti, tra cui Falvella. Il motivo dell’aggressione ce lo spiega il professor Galzerano: «Marini stava raccogliendo notizie per far luce sull’omicidio di Giovanni, Annalisa, Angelo, Francesco e Luigi, cinque anarchici calabresi morti in quello che dicono essere stato un incidente stradale nei pressi di Ferentino (Frosinone) dove i ragazzi si stavano recando per consegnare i risultati di un’inchiesta condotta sulle stragi fasciste del tempo». Carte e documenti provenienti da Reggio Calabria non furono mai ritrovati e nell’incidente, avvenuto all’altezza di una villa di proprietà di Valerio Borghese, era coinvolto un autotreno guidato da un salernitano con simpatie fasciste. Sul lungomare di Salerno, però, Giovanni Marini anziché morire, uccise Falvella con lo stesso coltello che questi aveva in mano. Francesco Mastrogiovanni fu ferito alla gamba. Nel processo che seguì, Francesco venne assolto dall’accusa di rissa mentre Marini fu condannato a nove anni. Nel 1999 il secondo trauma. Mastrogiovanni venne arrestato «duramente, con ricorso alla forza, manganellate e calci» spiega il cognato Vincenzo, per resistenza a pubblico ufficiale. Il motivo? Protestava per una multa. In primo grado venne condannato a tre anni di reclusione dal Tribunale di Vallo della Lucania «grazie a prove inesistenti e accuse costruite ad arte dai carabinieri». In appello, dalla corte di Salerno, pienamente prosciolto. Ma le botte prese, i mesi passati ai domiciliari e le angherie subite dalle forze dell’ordine lasciano il segno nella testa di Francesco.«Da allora viveva in un incubo»racconta Vincenzo fra le lacrime.«Una volta, alla vista dei vigili urbani che canalizzavano il traffico per una processione, abbandonò l’auto ancora accesa sulla strada e fuggì per le campagne. Un’altra volta lo ritrovammo sanguinante per essersi nascosto fra i rovi alla vista di una pattuglia della polizia». Eppure da quei fatti Mastrogiovanni si era ripreso alla grande,«tanto da essere diventato un ottimo insegnante elementare», sottolinea l’amico Galzerano, «come dimostra il fatto che quest’anno avrebbe finalmente ottenuto un posto di ruolo, essendo diciottesimo nella graduatoria provinciale». Era in cura psichiatrica ma si stava lasciando tutto alle spalle. Fino al 31 luglio. Giorno in cui salì «di sua volontà» sottolinea Licia del campeggio Club Costa Cilento «su un’ambulanza chiamata solo dopo averlo lasciato sdraiato in terra per oltre quaranta minuti una volta uscito dall’acqua». Licia non potrà mai dimenticare la frase che pronunciò Francesco in quel momento: guardandola, le disse: «Se mi portano all’ospedale di Vallo della Lucania, non ne esco vivo». E così è stato. Entrò nel pomeriggio di venerdì 31 luglio per il Trattamento Sanitario Obbligatorio. Dalle analisi risultò positivo alla cannabis. La sera stessa venne legato al letto e rimase così quattro giorni. La misura non risulta dalla cartella clinica, ma è stata riferita ai parenti da testimoni oculari. E confermata dal medico legale Adamo Maiese, che ha riscontrato segni di lacci su polsi e caviglie della salma durante l’autopsia. Legato al letto per quattro giorni, quindi. Fino alla morte sopravvenuta secondo l’autopsia per edema polmonare. Sulla vicenda la procura di Vallo della Lucania ha aperto un’inchiesta e iscritto nel registro degli indagati i sette medici del reparto psichiatrico campano che hanno avuto in cura Mastrogiovanni. Intanto oggi alle 18, nel suo Castelnuovo Cilento, familiari, amici e alunni porgeranno l’ultimo saluto al “maestro più alto del mondo”.</p>
<p><strong>Nota</strong><br />
In rete esiste un dossier a cura di <a href="http://www.politicamentecorretto.com/index.php?news=15028">Doriana Goracci</a> e di <a href="http://sergiofalcone.blogspot.com/">Sergio Falcone</a></p>
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