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	<title>Valigie Rosse &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Da &#8220;Posti a sedere&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jul 2019 05:15:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Mazziotta]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Valigie Rosse]]></category>
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					<description><![CDATA[di Luciano Mazziotta &#160; [Quattro testi da Posti a sedere, Valigie Rosse, 2019. ] &#160; &#160; perché si odiano diluiscono le colpe nel caffè miscelano antefatti girando il cucchiaino prima in senso orario a consistere decenni dopo li riavvolgono come se fosse spago incatenato alla scogliera e sembra riva. e prima in senso orario a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Luciano Mazziotta</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[Quattro testi da <em>Posti a sedere</em>, Valigie Rosse, 2019. ]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>perché si odiano diluiscono le colpe nel caffè</p>
<p>miscelano antefatti girando il cucchiaino</p>
<p>prima in senso orario a consistere decenni</p>
<p>dopo li riavvolgono</p>
<p style="padding-left: 150px;">come se fosse spago</p>
<p>incatenato alla scogliera e sembra riva.<span id="more-79655"></span></p>
<p>e prima in senso orario a sbattere sui lati della tazza</p>
<p>e dopo alla rovescia a cancellarne i segni</p>
<p>finché dal fondo affiora una scusa sulla schiuma</p>
<p>o spesso una domanda che almeno uno dei due</p>
<p>si pone a mente alzando lo sguardo all’orologio.</p>
<p>sono istanti in cui ci ritiriamo dalla scena</p>
<p>frazioni di secondo che infrangono paralisi</p>
<p>quando l’edificio è sul punto di crollare</p>
<p>se viene pronunciata la parola del mattino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>a volte è un pomeriggio e non si odiano a vicenda</p>
<p>frequentano piuttosto il disagio faccia a faccia</p>
<p>si danno delle regole instaurando una distanza</p>
<p>tra l’uno e l’altro e in mezzo</p>
<p style="padding-left: 240px;">il cellulare silenziato</p>
<p>che vibra in superficie alla penisola</p>
<p>ai lati della quale faccia a faccia non si odiano</p>
<p>del tutto.</p>
<p style="padding-left: 90px;">non rispondono al telefono</p>
<p>lo ignorano vibrare sulla patina di marmo</p>
<p>non saprebbero reagire alle richieste di conferma</p>
<p>di essere felici o sopraffatti dalla calma</p>
<p>narrativa del momento che per caso non si odiano.</p>
<p>e un graffio si produce sulla patina di marmo</p>
<p>un buco una frattura che si vede il pianoterra:</p>
<p>una camera da letto gli inquilini in prospettiva</p>
<p>la domanda di un supporto cui almeno uno dei due</p>
<p>preannuncia una catastrofe in forma di sospiro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da che si odiano assumono l’invidia come presupposto</p>
<p>per invitare a cena. inducono sospetti</p>
<p>una conversazione. discutono a priori</p>
<p>di ciò che li riguarda e il loculo è inagibile</p>
<p>la sala che comprendono è il posto dove stare.</p>
<p>si scrivono nel libro le frasi inopportune</p>
<p>distinguono tra vere vere in parte e le più vere</p>
<p>a rintracciare il pungolo allo sgarbo l’accesso</p>
<p>alla ferita di almeno uno dei due. tolgono</p>
<p>il disturbo. fingendo si rintanano</p>
<p>in stanze raccontate dal chiodo che è sottratto.</p>
<p>discutono:</p>
<p style="padding-left: 120px;">a provocare il male è stato che</p>
<p>si odiano. impongono si senta che loro due</p>
<p>si odiano. ci lasciano da soli tra scaglie di cornici.</p>
<p>ci fanno andare – sognano alveari in ascensore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ci aspettano tornare in shock anafilattico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>se a volte non si odiano esigono presenzi un testimone</p>
<p>gli chiedono a sproposito di esprimere pareri</p>
<p>sul benessere raggiunto a evitarsi e non ascoltano.</p>
<p>si limitano a riassumere il contesto della notte:</p>
<p>quello che avverrà è una voragine tra loro</p>
<p>un pozzo in cui tuffarsi riepilogando i torti</p>
<p>e non si incrociano a cadere</p>
<p>non si odiano evitandosi.</p>
<p style="padding-left: 210px;">sorvegliano</p>
<p>con l’occhio semiaperto le dita al testimone</p>
<p>man mano che trascrive i loro fiati e sembra alzarsi</p>
<p>se almeno uno dei due raccoglie le lenzuola</p>
<p>come se fosse un corpo accartocciato</p>
<p>tra le braccia.</p>
<p style="padding-left: 120px;">gli sfilano le scarpe.</p>
<p>pretendono che resti a cospirare al buio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Antonio Turolo, ‘A parte il lato umano’: premio Ciampi Valigie Rosse 2016</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/12/28/antonio-turolo-parte-lato-umano-premio-ciampi-valigie-rosse-2016/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Dec 2016 06:12:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[antonio turolo]]></category>
		<category><![CDATA[azzurra d'agostino]]></category>
		<category><![CDATA[paolo maccari]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[premio ciampi]]></category>
		<category><![CDATA[Valerio Nardoni]]></category>
		<category><![CDATA[Valigie Rosse]]></category>
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					<description><![CDATA[di Azzurra D’Agostino Valerio Nardoni e Paolo Maccari dal 2010 propongono un’iniziativa più che lodevole nel panorama della poesia e dell’editoria italiane. Il progetto nasce intorno al Premio Ciampi, dedicato com’è noto alla canzone d’autore. I due curatori hanno portato questa esperienza nel campo della poesia internazionale, realizzando in collaborazione con Valigie Rosse una sorta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Azzurra D’Agostino</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Valerio Nardoni e Paolo Maccari dal 2010 propongono un’iniziativa più che lodevole nel panorama della poesia e dell’editoria italiane. Il progetto nasce intorno al Premio Ciampi, dedicato com’è noto alla canzone d’autore. I due curatori hanno portato questa esperienza nel campo della poesia internazionale, realizzando in collaborazione con <a href="http://www.valigierosse.it/"><strong>Valigie Rosse</strong></a> una sorta di ‘premio alla carriera’ a un poeta italiano e a un poeta straniero in traduzione. Non ci si candida, ma sono i due attenti lettori che invitano un autore, degno in qualche modo di interesse, a proporre una plaquette inedita che verrà pubblicata nella collana del premio. Collana della quale chi scrive è entrata –con stupore e gratitudine &#8211; a far parte l’anno scorso, dopo Italo Testa, Matteo Marchesini, Andrea Inglese e Francesco Targhetta. Ne scrivo dunque in qualche modo ‘dall’interno’ pur essendo questo un caso non cercato: avevo letto tutti i libri precedenti, di autori che stimo, e fin dalla nascita di questa avventura avevo trovato molto interessante la formula di dare in qualche modo spazio – che fosse anche riconoscimento – a poeti diversi ma al contempo dal percorso significativo, dalla voce definita. Dopo aver coosciuto da vicino come lavorano Valerio, Paolo e Tiziano Camacci di Valigie Rosse, la mia idea iniziale di ammirazione si è rafforzata, per la passione, l’entusiasmo e la gentilezza che mettono nel progetto che hanno ideato. Ho poi provato un vero e proprio moto di gioia nel sapere il vincitore italiano di quest’anno: <strong>Antonio Turolo</strong> che, insieme al rumeno Ioan Es. Pop, è stato premiato lo scorso 25 novembre alle 21 al Teatro ‘La goldonetta’ di Livorno.<br />
Perché ho gioito per Antonio Turolo? Innanzi tutto, per il fatto di poter finalmente leggere sue poesie inedite. Fin dall’esordio – che non a caso si chiamava ‘Le parole contate’, inserito nel VI Quaderno di poesia italiana Marcos Y Marcos – una caratteristica di questo poeta un po’ defilato è stata la scrittura centellinata. Due raccolte brevi, a distanza di 9 anni l’una dall’altra, uscite per editori piccolissimi. L’ultima prima di questo ‘A parte il lato umano’ è stata ‘Corruptio optimi pessima’, andata esaurita da tempo. Turolo non compare tra i nomi dei festival, non compare sui magazine letterari e non partecipa a dibattiti o querelle. Eppure i lettori di poesia sanno benissimo che questo autore è degno di nota e non se ne dimenticano da un decennio all’altro, perché Turolo ha qualche cosa da dire: e quando la dice, nel suo modo serrato, privo di fronzoli, dritto alla questione, la dice per tutti, senza fare sconti, dando alla nostra lingua e alla nostra lettura del mondo nuova aria e nuovi spunti.<br />
In particolare ‘A parte il lato umano’ esce dal confine dell’autobiografismo e lo amplia in una sorta di autobiografismo collettivo, una storia personale rifratta in vari personaggi, uno sguardo dei vinti verso chi li ha vinti, in un gioco di specchi che mette il lettore – il chiunque stia dal lato dei ‘normali’ o dei ‘salvati’ – in una crisi spartana e domestica, quella del dover fare i conti con le disattenzioni quotidiane, con i soprusi minuti, con l’indifferenza ormai didascalica del nostro mondo e tempo.<br />
Dice bene Maccari, sempre puntualissimo e lucido nelle sue postfazioni, che si potrebbe qui parlare di uno ‘studio delle solitudini’, indagate nel momento in cui il singolo destino è in un momento di svolta decisiva, quello che illumina tutta la vita.<br />
La forma è interessante, si passa da brevi poesie che in qualche modo espongono il fatto – esistenziale, letto attraveso una lente quasi cronachistica – e dei prosimetri in prima persona dove il protagonista spiega le sue ragioni, portandoci dentro quel dolore e quelle ragioni che in genere non sappiamo (non riusciamo ? non possiamo? non vogliamo?) ascoltare.<br />
Il saggio di Maccari, da leggere, dà interpretazioni e visioni puntuali, alle quali non c’è molto da aggiungere, se non la speranza che questo premio continui il suo percorso con la stessa coriacea indipendenza con cui è nato.<br />
Riporto dunque in anteprima alcune poesie da ‘A parte il lato umano’, Premio Ciampi Valigie Rosse 2016, volume impreziosito dalle sculture di Riccardo Bargellini create ad hoc per la pubblicazione.</p>
<p>A parte il lato umano,<br />
(schiarendosi la voce),</p>
<p>devi considerare che è difficile<br />
per i colleghi del Pronto Soccorso<br />
riuscire a stabilire quando<br />
la TAC è veramente necessaria<br />
poi ovviamente ci sarà l’inchiesta.</p>
<p>(E qui una breve pausa).</p>
<p><em>A parte il lato umano</em><br />
ribadisce.</p>
<p>*</p>
<p>La morte di un poeta è una notizia<br />
che scivola leggera sugli schermi<br />
delle telescriventi e le agenzie di stampa.</p>
<p>Discreta si diffonde<br />
nelle pagine interne dei giornali<br />
in coda ai notiziari della televisione.</p>
<p>Lo ricordavamo vivo oppure no,<br />
si scoprono gli anni<br />
si fanno un po’ di conti.</p>
<p>All’improvviso ci si accorge di<br />
un dispiacere, come<br />
uno sgomento leggero.</p>
<p>*</p>
<p style="text-align: justify;">Il dottore ha detto che devo stare attenta. Non lasciare scadere le medicine. Me le ha cambiate, ma mi sento sempre uguale. Certi giorni le prendo e certi no. Quando vado da lui, prima devo lavarmi. E poi prendere il posto. E litigano sempre, per chi è arrivato prima. Mi passano davanti perché hanno i bambini piccoli, perché devono andare al lavoro. Così ci ho rinunciato. Però era contento che ho smesso di fumare. Ha anche sorriso. La sigaretta mi faceva compagnia però. È venuto anche lui a visitarmi. Avevo messo a posto la stanza, ma lui si è arrabbiato lo stesso. Ha detto che non posso vivere in questo disordine, e che dovevo pensare all’igiene, dare una mano di bianco ai muri, ha detto, buttare via gli scatoloni. Ma sarà abituato, penso io, è il suo lavoro, no?</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Un giorno ci svegliamo vivi</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/12/10/un-giorno-ci-svegliamo-vivi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Dec 2016 06:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Clara Mitola]]></category>
		<category><![CDATA[Ioan Es. Pop]]></category>
		<category><![CDATA[poesia rumena contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Valigie Rosse]]></category>
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					<description><![CDATA[[Esce per Valigie Rosse, Premio Ciampi 2016 per la poesia straniera, l&#8217;antologia di Ioan Es. Pop, straordinario poeta rumeno. Qui alcuni testi, in coda un brano dell&#8217;introduzione che ho scritto per il libro. a. i.] di Ioan Es. Pop traduzione di Clara Mitola . (arco di trionfo) &#160; questo faccio ora: torno a oltețului 15. è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-66176" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/ian-es-pop-404x640-189x300.jpg" alt="ian-es-pop-404x640" width="189" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/ian-es-pop-404x640-189x300.jpg 189w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/ian-es-pop-404x640.jpg 404w" sizes="(max-width: 189px) 100vw, 189px" /></p>
<p><em>[Esce per Valigie Rosse, Premio Ciampi 2016 per la poesia straniera, l&#8217;antologia di Ioan Es. Pop, straordinario poeta rumeno. Qui alcuni testi, in coda un brano dell&#8217;introduzione che ho scritto per il libro. a. i.]</em></p>
<p>di <strong>Ioan Es. Pop</strong></p>
<p>traduzione di <strong>Clara Mitola</strong></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span><span id="more-65753"></span></p>
<ol start="4">
<li><strong> (arco di trionfo)</strong></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>questo faccio ora: torno a oltețului 15.</p>
<p>è venerdì ed è sera.</p>
<p>da venerdì a lunedì non abbiamo più motivo di vivere.</p>
<p>allora hans s’infuria e compra dell’alcool sanitario</p>
<p>e zoli s’infuria e compra dell’alcol sanitario</p>
<p>e io m’infurio e dico anch’io perché</p>
<p>e loro dicono perché e dopo mescoliamo</p>
<p>il tutto con dell’acqua e cominciamo a essere felici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>non dicono più perché, non lo dico più.</p>
<p>da venerdì a lunedì non ci sentiamo più.</p>
<p>prendiamo ciascuno la propria parte e cominciamo a essere</p>
<p>un po’ meno infelici, un po’ meno vivi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>e fino a domenica notte è tutto OK</p>
<p>e non conta se o se non.</p>
<p>si affaccia hans alla finestra e zoli alla finestra ma</p>
<p>non c’è nave che appaia da corinto.</p>
<p>e dicono non è ancora lunedì e io dico ancora no.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>e a oltețului c’è di nuovo grande allegria.</p>
<p>arriva il venerdì e da venerdì a lunedì</p>
<p>è il nostro giorno notte giorno libero</p>
<p>e cantiamo da far tremare le pareti –</p>
<p>marinai navigati che sperano una domenica di veder spuntare</p>
<p>all’orizzonte, tra i palazzi di colentina,</p>
<p>la nave da corinto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>e lunedì, quando sono tutti via, alla fine arriva</p>
<p>anche qui il Figlio a redimere;</p>
<p>con la camicia sporca, gli occhi gonfi d’insonnia,</p>
<p>con la bottiglia vuota in una mano, barcollando e canticchiando.</p>
<p>s’arrampica su per le scale fino alla trecentocinque, allunga la mano e dice:</p>
<p>legami al suo legno, per dormire un po’anch’io, amico.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="7">
<li><strong> quattro mughi con la barba girano intorno all’alloggio degli scapoli.</strong></li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<p>l’amministratore li rincorre a forbici sguainate.</p>
<p>noi siamo preti, gridano quelli, non possiamo essere rasati.</p>
<p>noi siamo magi, non possiamo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>sono tre mesi che veniamo a vedere</p>
<p>il miracolo della camera trecentocinque –</p>
<p>sporco erode, noi siamo magi e siamo venuti a confermare</p>
<p>la sua nascita e a portarlo al cimitero.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="8">
<li><strong> l’uccello hans</strong></li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<p>è arrivato un uccello stanotte dalla finestra</p>
<p>e sono certo fosse hans.</p>
<p>era calvo come lui e ubriaco fradicio.</p>
<p>oh, ha detto, prendi 50 lei, vai qua di fronte, hanno un</p>
<p>grappa favolosa. <strong>nevermore</strong>, gli ho risposto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>dice: da quando vi ho lasciato, dice, mi hanno</p>
<p>assunto come custode di notte al belu. ho una</p>
<p>lanterna eccezionale. di giorno dormo. lavoro con</p>
<p>la polizia. con i soldi che ho vi ci seppellisco. sono la civetta</p>
<p>di minerva. apro gli occhi solo all’imbrunire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ora mi hanno decorato. ho grandi medaglie al</p>
<p>fegato. questo già da quando stavo</p>
<p>qui con voi. oh! e le ferite mi fanno ancora male.</p>
<p>dai, su, vai a prendere qualcosa che festeggiamo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>hansi</strong>, gli ho detto, <strong>nevermore</strong>.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li><strong> nello ieud senza uscita anche noi ci siano, anche noi ci siamo stati una volta.</strong></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>e ci siamo anche adesso e ci saremo anche domani dopodomani e</p>
<p>in eterno l’acqua dello stesso fiume ci lambirà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>quanti mesi non sono stati altro che giorno e notte</p>
<p>quanti mesi l’ho cercato ovunque?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>passante, tienilo a mente: lo spazio in quel punto</p>
<p>si piega bruscamente a sinistra, il capo del rettile si</p>
<p>stacca dal corpo, il gesso della nuca s’incrina e si crepa. quel capo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>solo galleggia ora su sterpaglie e acque,</p>
<p>solo se ne sta lì il solitario sul</p>
<p>bastione di sebastian.</p>
<p>ma tu tienilo a mente: se scivoli lì,</p>
<p>nessuna mappa ti sarà più d’aiuto,</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>invano ti affannerai a cercare l’uscita l’entrata l’uscita,</p>
<p>invano ti affretterai a strappare il sudario dello spazio</p>
<p>in cui sei scivolato. da quella parte non troverai altro</p>
<p>che l’ombra del tuo piede da questa parte.</p>
<p>senza margini è lo ieud e senza uscita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>nessuna geografia è ancora riuscita a stabilirne la grandezza.</p>
<p>nessun’aurea a preannunciarlo</p>
<p>nessuna coda di cometa a seguirlo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>come una nuvola sulle atmosfere galleggia su</p>
<p>sterpaglie e acque, nessun’aurea</p>
<p>a preannunciarlo nessuna coda di cometa</p>
<p>a seguirlo.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="3">
<li><strong> ho pregato mircea gli detto mircea, mura una buona volta</strong></li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<p>questa finestra, qui non c’è nessuno,</p>
<p>forza, riempila di malta e mattoni, altrimenti un giorno</p>
<p>mi strapperà di nuovo fuori,</p>
<p>non posso stare tutto il tempo rannicchiato sotto di lei.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ma mircea ha detto eh! e tutti hanno detto eh! io ho detto</p>
<p>eh!, ha detto volevo prestarti da molto questa teiera</p>
<p>per mettertela in testa quando passi da una stanza all’altra,</p>
<p>sarà il tuo elmo scintillante nel bel mezzo della notte</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>e prendi la bacchetta con cui insegno io la spagna in geografia</p>
<p>sarà la tua lancia gloriosa –</p>
<p>alzati e vai a lottare contro te stesso, in-</p>
<p>figgi a sangue gli scarponi</p>
<p>nel ventre del nostro cavallo di legno</p>
<p>scendi nella granada della vasca da bagno, abbatti</p>
<p>le farfalle sulla lampada è il mostro che ci dà la caccia</p>
<p>il sole del bagno –</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>in cucina c’è cordoba, ci si sono installati i topi</p>
<p>del dubbio. vinci il dubbio, abbiamo vissuto con loro troppo a lungo</p>
<p>per sapere ancora chi dà la caccia a chi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>e nei nostri nuovi panni non siamo noi; da soli</p>
<p>sventolano disperati, coraggio,</p>
<p>lanciati verso la mancia dei nostri panni</p>
<p>trapassali con la tua lancia e liberali da noi,</p>
<p>sei il solo ad aver vissuto tutta la vita nella</p>
<p>spagna di questa stanza,</p>
<p>solo tu sai come.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="7">
<li><strong> bussiamo alla porta perché ci aprano perché</strong></li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<p>ci lascino uscire, ma dall’altra parte non ci sentono e</p>
<p>bussano anche loro alla porta perché gli si apra perché escano</p>
<p>e quando si apre incontriamo noi stessi</p>
<p>ma non ci badiamo e diciamo vogliamo uscire</p>
<p>e loro dicono vogliamo entrate, non prendete con voi la porta</p>
<p>o non avremo cosa aprire all’uscita,</p>
<p>rimarrà un vuoto nel muro,</p>
<p>non avremo da dove uscire.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>in questa solitudine in cui d’inverno non ho più</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>il coraggio di accendere il fuoco nella stufa perché la stufa</p>
<p>fa più fumo che fuoco</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>in questa felicità provvisoria da</p>
<p>novembre a marzo</p>
<p>come ieri so che domani non sarà altro domani che</p>
<p>il solito oggi e oggi e oggi e oggi tutto il tempo</p>
<p>e oggi per oggi non si può fare granché.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>è giusto, in questa solitudine non qualsiasi uomo solo</p>
<p>durerebbe a lungo. eppure c’è</p>
<p>una gran quantità di sciocchezze che bisogna onorare:</p>
<p>il desiderio di essere ad ogni costo</p>
<p>l’impotenza di amare ancora anche</p>
<p>il giorno di ieri.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>12 ottobre 1992</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>torno a casa dopo anni e anni di cammino per bucarest</p>
<p>e torno con una sporta vuota in mano</p>
<p>e si affaccia lei sulla soglia e mi dice ma</p>
<p>nostro caro, pare dicessi che andavi a far soldi,</p>
<p>pare dicessi che in due anni tu guadagnerai quanto gli altri in quattro</p>
<p>e guarda ora non porti niente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>beh ecco, cari, proprio niente ho guadagnato.</p>
<p>e porto a casa così tanto niente come non ha potuto accumularne</p>
<p>nessuno in questi due anni.</p>
<p>non ho potuto nemmeno trasportarlo da solo tutto</p>
<p>il niente che ho guadagnato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>dietro di me arrivano carri stracolmi di niente,</p>
<p>quasi schiantati dal peso.</p>
<p>quando si scaricheranno nel nostro cortile,</p>
<p>nessuno avrà tanto niente come noi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>tra un anno o due sarà più ricercato dell&#8217;oro.</p>
<p>lo venderemo solo al prezzo più alto.</p>
<p>statene certi, cari, tanto niente non ce l&#8217;ha nessuno.</p>
<p>per due anni non ho fatto che metterlo insieme pensando solo a voi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>Da <em>Voci del sottosuolo</em></p>
<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>Leggendo i testi di quest’antologia, ho cercato di evocare la fisionomia di chi potesse enunciare le parole in essi custodite. Chi potrebbe averle pronunciate? Sappiamo che le ha scritte Ioan Es. Pop. Le attribuiamo al fantomatico “io lirico”? A un io autobiografico, oppure ad un semplice soggetto grammaticale, neutro e incorporeo, che agisce da dentro il testo, ben al riparo dalle miserie biografiche e storiche? Mi sembra che l’autore abbia raccolto tante voci nel corso della sua vita – voci sue, di amici, di familiari, di vicini di casa, di sconosciuti ascoltate in coda alla posta – e che da questa somma di voci, per trasformazione poetica, ossia sillabazione rituale, ossessiva, incantatoria, abbia tratto una voce di sepolto vivo, una voce di persona che non conta niente, di quelle appena percepibili in certi individui solitari, all’ultimo stadio di una sbronza, di una demenza senile, di un delirio paranoico. Non che siano voci lontanamente <em>mimetiche</em> di soggetti storici e reali, perché nessuno può veramente sentire le voci di questi soggetti del sottosuolo. Esse sfuggono in varie maniere alle nostre capacità sociali di captazione e riproduzione, sono mormorii inintelligibili, rumori di fondo, sfasature nel tessuto ordinario della comunicazione. Bisogna essere familiari con una certa <em>miseria</em> della vita e delle cose, per poter parlare da un tale luogo spoglio di aspettative, illusioni, speranze. Luogo che è tremendamente simile alla morte, dal momento che solo in esso realizziamo quel pieno distacco da tutte le immagini che ci tengono in vita e che ci sospingono verso un nuovo movimento, una nuova volontà di parola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Tutto accade ovunque</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca fiorletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Aug 2016 05:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[andrea cortellessa]]></category>
		<category><![CDATA[I camminatori]]></category>
		<category><![CDATA[i domani]]></category>
		<category><![CDATA[italo testa]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Pugno]]></category>
		<category><![CDATA[maria grazia calandrone]]></category>
		<category><![CDATA[nino aragno editore]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[premio ciampi]]></category>
		<category><![CDATA[Tutto accade ovunque]]></category>
		<category><![CDATA[Valigie Rosse]]></category>
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					<description><![CDATA[di Francesca Fiorletta &#160; anche oggi ho visto qualcosa che di continuo ritorna anche oggi ho visto qualcosa indistintamente Pubblicato ad aprile 2016 da Nino Aragno Editore, nella bella collana i domani, curata da Maria Grazia Calandrone, Andrea Cortellessa e Laura Pugno, Tutto accade ovunque è l’ultima raccolta poetica di Italo Testa. Composta da quattro sezioni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Francesca Fiorletta</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-64072" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/08/Testa-192x300.jpg" alt="Testa" width="192" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/08/Testa-192x300.jpg 192w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/08/Testa.jpg 332w" sizes="(max-width: 192px) 100vw, 192px" />anche oggi ho visto qualcosa<br />
che di continuo ritorna<br />
anche oggi ho visto qualcosa<br />
indistintamente</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Pubblicato ad aprile 2016 da Nino Aragno Editore, nella bella collana <em>i domani</em>, curata da Maria Grazia Calandrone, Andrea Cortellessa e Laura Pugno, <span style="text-decoration: underline;">Tutto accade ovunque</span> è l’ultima raccolta poetica di Italo Testa.<span id="more-64071"></span><br />
Composta da quattro sezioni (<em>la casa perfetta</em>, <em>g.c.</em>, <em>i camminatori</em>, <em>non ero io</em>), il libro ospita anche alcuni testi apparsi precedentemente sulla rivista <em>Il caffè illustrato</em>, il sito <em>gammm.org</em> e nella plaquette <em>i camminatori</em>, vincitrice del Premio Ciampi &#8211; Valigie Rosse nel 2013, e oggi diventata opera video-musicale, con traduzione inglese di Paul Vangelisti.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">spalanco le porte<br />
e le immagini si annullano<br />
fermo gli occhi<br />
e le immagini si schiudono</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Questa è esattamente la sensazione predominante, che percorre tutta la prima sezione del testo &#8211; e poi, via via, l’intera raccolta: una sorta di sconfinato, mai pago straniamento, un’apparentemente quieta e laconica distonia, lo slittamento congiunto di piani, di spazio, di tempo, di sentimento, di rigore stilistico, di ragionamento intellettuale.<br />
Tutto sembra sgretolarsi per poi ricomporsi in maniera arbitraria e immaginifica, sotto gli occhi complici di autore e lettore, che finiscono per viaggiare all’unisono, quasi sulla scia di note flautate, con passi felpati, attraversando uno schock evidente senza però grossi strappi, senza incappare in davvero brusche lacerazioni: un trauma che, se c’è, è ben nascosto, celato, persino accarezzato, mai veramente divelto.<br />
Un’ossessione senza rimedio, e perciò ossessione divenuta amica, sorella, compagna di sguardi, di sogni, amante di parola. Amante di parola sì, e di contatto: con l’altro, l’esterno, il passante, lo sconosciuto.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">mi sfiorano<br />
e sono io a toccarli<br />
li sfioro<br />
e sono loro a dire</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Vive di scambi continui, il verso di Italo Testa, che tanto più nel confronto con l’altrui e l’altrove trova la sua ragion d’essere più intima, la parola più acuta, la possessione che diremmo universale.<br />
Trova a volte la scelta, tra essere felice o triste, come in <em>g.c.</em>, o piuttosto l’attesa, il momento opportuno, come ne <em>i camminatori</em>.  Ma infondo è una cosa, sostanzialmente, quella che &#8211; forse &#8211; l’autore cerca, e quella che senz’altro il libro, magistralmente, raggiunge: l’equilibrio.<br />
Un solido equilibrio fra paura e convinzione, fra oblio e lucidità, fra dinamismo e stasi; un equilibrio che si mostra tanto più solido, appunto, quanto più lievi appaiono i tempi verbali, quanto più addolcite le aggettivazioni, quanto più incredibilmente rarefatti i nomi e le ambientazioni, mentali e fisiche, che incontriamo attraversando tutta la raccolta.<br />
E, del resto, già il titolo ci aveva avvertiti: Tutto accade ovunque. Anche se poi non succede niente.<br />
E perciò, addirittura, anche l’autore arriva alla fine all’estremo tentativo di spersonalizzazione: <em>non ero io</em>, così l’ultima sezione, che cambia improvvisamente ritmo alle passeggiate oniriche precedenti, scardina il verso e si riaccosta alla prosa, per scatenarsi in un vortice ancora più perseverante di surrealtà, una rincorsa senza fiato verso il paradosso, l’ossimoro, il più totale e inappellabile disincanto.<br />
O forse no. Un omicidio (freudiano)? Una violenza feroce? Un odio panico, mal dissimulato, l’annientamento di quel tanto cercato &#8211; e raggiunto &#8211; equilibrio, proprio nel momento, a parer mio, più alto, più ragionevole, più assennato. O forse no.<br />
Qui Testa sente il bisogno di far precipitare ogni cosa: la casa alberata e ventosa dell’inizio si riduce a un cumulo di lenzuola stropicciate, il muro è una facciata di calce viva, il rubinetto della doccia resta aperto; i corpi indefinibili, se non per qualche accennata tumefazione, per una colluttazione continua, ostentata e negata, negata e perciò ancora più fortemente asserita, perché non c’è vero scambio, sembra concludere l’autore, se non nel disumanar.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">ma non conta, ancora una volta, sembrava qui, proprio qui, qui e ovunque, non vedi, come tutto, come tutto sembri definito, netto, e poi niente, è proprio qui, è proprio qui che accade, è proprio qui, ancora, come tutto, ovunque.</p>
</blockquote>
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		<title>La cameriera di Artaud</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/10/19/non-luogo-comune/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2015 05:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[La cameriera di Artaud]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Valigie Rosse]]></category>
		<category><![CDATA[Verónica Nieto]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
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					<description><![CDATA[[Pubblichiamo un estratto di un romanzo apparso quest&#8217;anno per la casa editrice Valigie Rosse] di Verónica Nieto Traduzione di Alessio Casalini Salii le scale verso l’ufficio di Ferdière con lo stomaco sottosopra; stavolta non si trattava della consegna di una delle solite lettere di mia madre da Londra, sembrava piuttosto l’avviso di un trasferimento imminente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>[Pubblichiamo un estratto di <a href="http://www.valigierosse.net/store/p19/LA_CAMERIERA_DI_ARTAUD_Ver%C3%B3nica_Nieto.html">un romanzo</a> apparso quest&#8217;anno per la casa editrice <a href="http://www.valigierosse.net/">Valigie Rosse</a>]</p>
<p>di <strong>Verónica Nieto</strong></p>
<p>Traduzione di Alessio Casalini</p>
<p>Salii le scale verso l’ufficio di Ferdière con lo stomaco sottosopra; stavolta non si trattava della consegna di una delle solite lettere di mia madre da Londra, sembrava piuttosto l’avviso di un trasferimento imminente a Cayssiol con le orribili donnone e le loro parrucche, un rimprovero per non aver restituito alla biblioteca alcuni volumi che tenevo sotto il materasso (<em>Madame Bovary</em>, un libro di racconti di Gérard de Nerval, un romanzo di Victor Hugo e alcune riviste di moda) che mi proposi di restituire subito alla fine del colloquio, o la comunicazione di qualche tipo di trattamento per le mie insistenti nevralgie e la mia mancanza di interesse nei confronti delle terapie artistiche delle quali il signor direttore era un pioniere in Francia. <span id="more-56930"></span></p>
<p>Salii ogni singolo scalino disposta a chiedere pietà e a fare tutto quello che mi avrebbe chiesto, purché non mi trasferisse insieme a quelle lunatiche, avrei frequentato le lezioni di pittura, mi sarei offerta di andare a raccogliere le patate o a tagliare la legna, se necessario. E quando arrivai davanti alla porta e bussai dolcemente con due nocche, quando udii l’«avanti» della voce cristallina del signor direttore, sentii che sulla mia guancia sinistra spuntava un pelo duro e nero, che potevo scorgere abbassando lo sguardo. Tuttavia, quando oltrepassai la soglia e risposi al saluto di Ferdière, feci finta di non averlo notato. Dopo essermi seduta sulla poltrona che mi aveva indicato accanto alla sua scrivania, pensai che quei suoi vivaci occhi neri dietro gli occhiali di tartaruga, troppo impegnati a controllare uno dei quaderni con la copertina in pelle (dove sapevamo che annotava scrupolosamente lo storico di ogni paziente), non si fossero accorti di ciò che stava accadendo sul mio viso; forse era abituato a vedere fenomeni strani o magari non mi stava prestando troppa attenzione. I suoi capelli lunghi e un po’ brizzolati scendevano dietro le orecchie, lasciando la fronte scoperta; dalla parete alle sue spalle, il ritratto del Maresciallo Pétain mi osservava sorpreso e sembrava ridere di me sotto i baffi.</p>
<p>Ferdière cominciò a parlare in maniera pacata, si era appoggiato alla poltrona e aveva assunto una posizione rilassata, per dimostrarmi che non mi aveva chiamato per un rimprovero. Non dovevo preoccuparmi, anche se avevo l’impressione che, di tanto in tanto, il suo sguardo si posasse esattamente sul quel poro della mia pelle. Mentre il signor direttore continuava con le sue spiegazioni, simulai un terribile prurito alla guancia e diressi lì le mie dita per grattarmi. Ah, respirai. L’orribile pelo era scomparso. Fu allora che finalmente mi potei distendere e sorridere e, allo stesso tempo, ricordarmi quanto era stato gentile quel signore con noi. Ci aveva salvato dalla fame e dall’itterizia quando era arrivato da Chezal-Benoît per darci uno spaccio e una biblioteca, per procurarci dei vestiti nuovi e una fattoria come Dio comanda.</p>
<p>Una mattina d’inverno, mentre passeggiavo nel giardino dell’istituto, notai che agli internati più poveri traballavano le gambe come fossero puledrini appena nati. Un signore minuto faceva tre passettini e si stancava subito. Lo avrebbe steso una mosca. Quelli che prima erano grassi o gonfi per l’alcol, ora non si potevano di certo lamentare. Eravamo tutti magri! Anche se qualcuno mangiava talmente poco che le gambe gli si riempivano di edemi ed era costretto a rimanere sdraiato a letto, perché aveva appena la forza di respirare. Alcuni si mangiavano le foglie degli alberi e certi fiori selvatici che, a quel che dicevano, sapevano di zucca; altri si succhiavano la camicia per tenere occupata la bocca e inghiottire saliva. Quella visione improvvisa mi riportò alla mente certi discorsi sullo «sterminio dolce» di cui si parlava sulle colonne di alcuni giornali prima dell’Occupazione. Volli controllare e mi diressi subito verso la cucina per fare una ricerca nell’enorme pila di giornali che usavano per accendere il fuoco; ma non appena mi chinai per guardare le date di quelli che erano più sotto, la voce di Odette mi interruppe.<br />
– Cosa stai facendo? – chiese, con le mani sui fianchi.<br />
– Cerco una notizia, Odette. Non mi daresti un pezzo di pane? – le chiesi, mostrandole delle monete.<br />
– E da quando ti interessano le notizie? – disse, mentre si girava e, rovistando negli armadi, mi preparava un pezzo di pane con il roquefort spalmato.<br />
– Sono preoccupata.<br />
– Ah, sì?<br />
– Ti rendi conto di cosa sta succedendo?<br />
– A cosa ti riferisci?<br />
– Al maresciallo, che dà le patate ai tedeschi.<br />
– Zitta, bambina. Abbassa la voce.<br />
In quel momento entrò il capocuoco. Ancora non si era tolto la divisa da lavoro e potei notare i rotoli di grasso della pancia che strabuzzavano tra i bottoni della sua camicia. Salutò con un vocione da baritono e, dopo aver fatto finta di spostare alcuni sacchi di patate, se ne mise in spalla uno piuttosto grande di lenticchie verdi di Puy. Più tardi venimmo a sapere che le vendeva nella piazza di Bourg.<br />
– Mi stai dicendo che vuoi lavorare con noi in cucina? – mi chiese, cercando di sviare l’attenzione dalla conversazione precedente.<br />
Si vedeva che era nervosa e la assecondai.<br />
– Proprio così.<br />
– Lei cosa ne pensa? – chiese Odette al capocuoco, che aveva già un piede sulla soglia.<br />
– Falle fare una prova – rispose senza pensare, come se avesse dovuto andarsene senza perdere altro tempo.<br />
Non mi sarebbe mai venuta in mente un’idea simile. Odette lo salutò con cortesia e, appena rimanemmo da sole, mi spiegò con calma il funzionamento della cucina, gli orari e le mansioni che avrei svolto. Disse che in quei momenti avevano bisogno di tutto l’aiuto che gli veniva offerto, soprattutto considerando che l’esercito richiamava nelle proprie fila molti infermieri e l’ospedale stava rimanendo senza personale. Inoltre, lì avrei potuto mangiare meglio e, per un’adolescente ancora nell’età dello sviluppo, una buona alimentazione era di estrema importanza.<br />
– Una cosa però – mi disse molto seria, con le braccia incrociate e dando dei colpetti frenetici per terra con il piede –, non tollererò commenti sulla situazione politica.<br />
Mi convinse. Quella proposta era perfetta per giu¬stificare la mia rinuncia al trasferimento a Cayssiol con quelle donne così sceme. Lo dissi alla signora Lamartine e anche lei fu d’accordo.<br />
Passarono due o tre mesi, Ferdière arrivò a Rodez e, per prima cosa, fece un giro nei reparti del braccio dove stava sua moglie. Era evidente che sarebbe rimasto allibito nell’appurare lo stato penoso dell’ospedale, che cadeva a pezzi, la mancanza di medicinali e la scarsità del cibo. Il mese prima del suo arrivo, erano morte sessanta persone, e non a causa di una malattia contagiosa, ma per il semplice fatto che, secondo il libretto del razionamento, ogni giorno ci spettava la metà delle calorie di cui un corpo ha bisogno per reggersi in piedi.</p>
<p>In breve tempo si liberò di alcuni infermieri corrotti, del capocuoco e dell’amministratore, che manteneva i privilegi di quelli che tra di noi pagavano la retta, concedendoci più carbone e alcuni extra di cioccolato, formaggio o biscotti. Ma a Ferdière non sembrava corretto che pochi di noi godessero di privilegi che altri, in quel tempo di guerra, non avevano, e allora ci esortò a lavorare, non solo perché così potessimo sentirci utili, ma anche per farci abituare alla filosofia dello sforzo-ricompensa. Io, per esempio, appartengo alla categoria dei lavoratori eccellenti, che possono accedere a una certa quantità di denaro o di alimenti extra in cambio delle ore che dedicano a portare avanti l’ospedale, mungendo le mucche, tagliando la legna, risolvendo inconvenienti, distribuendo il carbone, riparando le scarpe, cucinando o pulendo le latrine. Oh, mi sentivo orgogliosa di tutto questo, e continuai a distendermi, mentre osservavo l’esorbitante quantità di oggetti che Ferdière collezionava, l’infinita varietà di utensili da cucina, attrezzi da carpentiere, bastoni di legno fatti a mano, bambole, vasi, sculture di ferro, ceramica, legno e cartone, tutti esposti uno accanto all’altro, contravvenendo a qualsiasi tipo di classificazione, sui lunghi ripiani che occupavano la parete sinistra; mi sentii protetta di fronte a quel museo del caos o dell’assurdo, e sospirai profondamente sollevata nel constatare che non era mio e che non dovevo metterlo in ordine. Fu in quel momento che il signor direttore posò gli occhi su di me e, consegnandomi una lettera, mi propose un compito che cambiò completamente il senso della mia vita.</p>
<p>Lo ascoltai in silenzio mentre mi dava istruzioni su come avremmo organizzato la giornata seguente. Subito dopo gli chiesi se aveva qualche libro di Artaud e mi promise che lo avrebbe fatto portare nella mia stanza non appena lo avesse individuato nella sua biblioteca personale. Prima di andarmene, il signor direttore mi confessò che tutto quello faceva parte di una terapia personalizzata e che sperava che quell’interesse che, in base a quanto gli aveva riferito Odette, avevo mostrato per il lavoro artistico di quel signore, si sarebbe trasformato in entusiasmo, riuscendo a scuotermi dal tedio in cui ero sprofondata. E mi disse che mia madre era molto preoccupata per il fatto di non poter più venire a farmi visita come prima, a causa del suo obbligato trasferimento all’estero, per cui avrei fatto bene a sforzarmi per rispondere a quella lettera.</p>
<p>*</p>
<p>Valigie Rosse, collana Gli Asteroidi 2015<br />
www.valigierosse.net</p>
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		<title>Due azioni poetiche (&#038; un concerto): il 27 a Firenze, il 28 a Livorno, l&#8217;1 a Pontedera</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/02/24/due-azioni-poetiche-un-concerto-il-27-a-firenze-il-28-a-livorno-l1-a-pontedera/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Feb 2014 11:33:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Bernardo Pacini]]></category>
		<category><![CDATA[Cecilia Bello Minciacchi]]></category>
		<category><![CDATA[luigi socci]]></category>
		<category><![CDATA[paolo maccari]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Sara dei Vetri]]></category>
		<category><![CDATA[Storia a tre voci]]></category>
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					<description><![CDATA[  Giovedì 27 febbraio 2014 alle ore 18.30 La Cité, Borgo San Frediano 20r, Firenze &#160; Presentazione del progetto editoriale Valigie Rosse °  Reading-presentazione dei libri: Il rovescio del dolore, Italic-Pequod, 2013 di Luigi Socci &#38;  Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, Italic-Pequod, 2013 La grande anitra, Oèdipus, 2013 di Andrea Inglese ° Interverranno Cecilia Bello [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="center">  Giovedì<strong> 27 febbraio</strong> 2014 alle ore <strong>18.30</strong></p>
<p align="center"><strong>La Cité</strong>, Borgo San Frediano 20r, <strong>Firenze</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center">Presentazione del progetto editoriale <a href="http://www.valigierosse.net/">Valigie Rosse </a></p>
<p align="center">°</p>
<p align="center"> Reading-presentazione dei libri:</p>
<p align="center"><i>Il rovescio del dolore</i>, Italic-Pequod, 2013</p>
<p align="center">di <b>Luigi Socci</b></p>
<p align="center">&amp;</p>
<p align="center"><i> Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, </i>Italic-Pequod, 2013</p>
<p align="center"><i>La grande anitra, </i>Oèdipus, 2013</p>
<p align="center">di <b>Andrea Inglese<span id="more-47627"></span></b></p>
<p align="center">°</p>
<p align="center">Interverranno <b>Cecilia Bello Minciacchi</b> e <b>Bernardo Pacini</b></p>
<p align="center"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/Luigi.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-47632" alt="Luigi" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/Luigi-300x200.jpg" width="300" height="200" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/Luigi-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/Luigi-120x80.jpg 120w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/Luigi.jpg 570w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p align="center">*     *     *     *</p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span class="5c3b50f4">Venerdì <strong>28 febbraio</strong> 2014, ore <strong>22.00</strong> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><a href="http://teatrofficinarefugio.tumblr.com/">Teatrofficina Refugio</a>, <span class="fsmfwnfcg">Scali del Refugio 8</span><span class="visible">, </span><strong><span class="fsmfwnfcg">Livorno</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span class="fsmfwnfcg"> °</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><i>Storia a tre voci</i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center">°</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center">Testo tratto da <i>Commiato di Andromeda</i> di <b>Andrea Inglese</b></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center">Musiche di <b>Sara dei Vetri</b> e <b>Piero Ciampi</b></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/Sara-dei-Vetri-A-Inglese.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-47628" alt="SONY DSC" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/Sara-dei-Vetri-A-Inglese-300x240.jpg" width="300" height="240" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/Sara-dei-Vetri-A-Inglese-300x240.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/Sara-dei-Vetri-A-Inglese.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center">*     *     *     *</p>
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<p style="text-align: center;" align="center"><strong>1 marzo</strong> 2014, ore <strong>18.00</strong></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><strong><span style="color: #990000;">Libreria Roma, via della misericordia 18, Pontedera</span></strong></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><span style="color: red;">Valigie Rosse </span>presentano</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><span style="font-variant: small-caps;">°<br />
</span></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><i>Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, </i>Italic-Pequod, 2013</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><i>La grande anitra, </i>Oèdipus, 2013</p>
<p style="text-align: center;" align="center">di <b>Andrea Inglese</b></p>
<p style="text-align: center;" align="center"> °</p>
<p style="text-align: center;" align="center">Interviene <strong>Paolo Maccari </strong></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/andrea-inglese-6.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-47631" alt="andrea inglese 6" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/andrea-inglese-6-300x246.jpg" width="300" height="246" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/andrea-inglese-6-300x246.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/andrea-inglese-6-1024x841.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/andrea-inglese-6.jpg 2006w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
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		<title>Sei poesie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Dec 2013 07:30:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[I camminatori]]></category>
		<category><![CDATA[italo testa]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[premio ciampi]]></category>
		<category><![CDATA[Valigie Rosse]]></category>
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					<description><![CDATA[di Italo Testa Da: i camminatori, Valigie rosse, Livorno, 2013 (Premio Ciampi Valigie Rosse 2013, sezione italiana). camminano rasenti ai muri sugli autobus si siedono tra i primi non parlano tenendosi le mani si voltano di scatto a un tratto ti guardano gli occhi grigi campeggiano poi scartano di lato si alzano serrando i pugni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right">di <strong>Italo Testa</strong></p>
<p>Da: <em>i camminatori</em>, <a href="http://www.valigierosse.net/catalogo.html" target="_blank">Valigie rosse</a>, Livorno, 2013 (Premio Ciampi Valigie Rosse 2013, sezione italiana).</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/12/copertina_camminatori.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-47159" alt="copertina_camminatori" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/12/copertina_camminatori-189x300.jpg" width="189" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/12/copertina_camminatori-189x300.jpg 189w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/12/copertina_camminatori.jpg 480w" sizes="auto, (max-width: 189px) 100vw, 189px" /></a></p>
<p>camminano<br />
rasenti ai muri<br />
sugli autobus<br />
si siedono tra i primi<br />
non parlano<br />
tenendosi le mani<br />
si voltano<br />
di scatto a un tratto<br />
ti guardano<br />
gli occhi grigi<br />
campeggiano<br />
poi scartano di lato<br />
si alzano<br />
serrando i pugni<br />
e scendono</p>
<p>**</p>
<p>nel traffico<br />
procedono sicuri<br />
gli ostacoli<br />
li scansano veloci<br />
ma vigili<br />
le mani lungo i fianchi<br />
si muovono<br />
senza guardarsi intorno<br />
e puntano<br />
sempre in avanti<br />
come aghi orientati<br />
misurano<br />
magnetici le strade</p>
<p>**</p>
<p>nelle stazioni<br />
transitano<br />
dentro e fuori<br />
in perpetuo<br />
andirivieni<br />
mischiandosi<br />
alle folle in attesa<br />
assaltano<br />
a frotte i treni<br />
che arrivano<br />
lungo i binari<br />
e subito<br />
a capofitto<br />
lanciandosi<br />
nei corridoi<br />
ripartono</p>
<p>**</p>
<p>avanti e indietro<br />
camminano<br />
per gli scomparti<br />
assidui<br />
per tutto il tragitto<br />
se urtano<br />
gli altri passeggeri<br />
non dicono nulla<br />
non fanno cenno<br />
si voltano<br />
dall&#8217;altra parte<br />
e proseguono<br />
poi all&#8217;arrivo<br />
fulminei<br />
guadagnano le porte<br />
e scendono</p>
<p>**</p>
<p>ho provato a spiarli<br />
avanzano<br />
ininterrottamente<br />
sui limiti<br />
dei caseggiati<br />
non fermano<br />
la loro marcia<br />
abbattono<br />
le protezioni<br />
scavalcano<br />
i cancelli le reti<br />
e entrano<br />
dentro i cantieri<br />
s&#8217;aggirano<br />
come cani randagi<br />
famelici<br />
nelle zone interstiziali</p>
<p>**</p>
<p>nelle notti chiare<br />
si vedono<br />
uscire dai vagoni<br />
che giacciono<br />
abbandonati<br />
ai depositi<br />
delle stazioni<br />
s&#8217;inoltrano<br />
lungo i binari<br />
e spariscono<br />
in lontananza<br />
s&#8217;avvistano<br />
poi dai treni in corsa<br />
compaiono<br />
nella visuale<br />
e in un attimo<br />
come animali bradi<br />
svaniscono</p>
<h5>(<em>Per chi fosse interessato, una prima presentazione del volume, con interventi critici di Biagio Cepollaro, Paolo Giovannetti e Paolo Zublena,  si terrà domani alle ore 21 presso la Libreria Popolare di via Tadino, </em><em>a Milano</em>.)</h5>
]]></content:encoded>
					
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		<title>2 frammenti da “Il bambino mammitico”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jul 2013 08:45:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Giacinto Conte]]></category>
		<category><![CDATA[il bambino mammitico]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo autobiografico]]></category>
		<category><![CDATA[Valigie Rosse]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giacinto Conte La mia impressione dopo aver conosciuto Enzo è di una persona magnifica, carismatica, indubbiamente di grande talento e sensibilità umana. Enzo è anche enormemente simpatico, scrutatore dell’anima e profondamente religioso. Sono stato a colloquio con lui tutta una notte nella sua cameretta del monastero. Mi ha offerto l’Ouzo, un liquore orientale, e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/07/Bambino-mammitico-Copertina.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-46064" alt="Bambino mammitico Copertina" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/07/Bambino-mammitico-Copertina-194x300.jpg" width="194" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/07/Bambino-mammitico-Copertina-194x300.jpg 194w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/07/Bambino-mammitico-Copertina.jpg 308w" sizes="auto, (max-width: 194px) 100vw, 194px" /></a><br />
di <strong>Giacinto Conte </strong></p>
<p>La mia impressione dopo aver conosciuto Enzo è di una persona magnifica, carismatica, indubbiamente di grande talento e sensibilità umana. Enzo è anche enormemente simpatico, scrutatore dell’anima e profondamente religioso. Sono stato a colloquio con lui tutta una notte nella sua cameretta del monastero. Mi ha offerto l’Ouzo, un liquore orientale, e poi durante tutto il nostro colloquio abbiamo fumato delle sigarette sudamericane.<span id="more-46039"></span><br />
Enzo Bianchi si rifà alla tradizione ebraica, trascrivendo i salmi della Bibbia in un libretto pubblicato come “I Salmi di Bose”. I monaci di Bose si rifanno alla tradizione monastica di san Benedetto, alla spiritualità del Concilio Vaticano II.<br />
Io gli dicevo che facevo l’amore con le donne, ma che in fin dei conti non ne rimanevo completamente soddisfatto; si parlò di alcuni monaci che erano puri e nella vita non si erano fatti nemmeno una sega. Poi il discorso cadde sul Vangelo di Marco, che è definito il più antico dei Vangeli e mi propose di scrivere un Vangelo secondo i fricchettoni. Io accettai e tornato a casa mi misi subito a scrivere i primi 4 capitoli.<br />
In sintesi volevo spiegare che secondo me non tutto il Vangelo è Vangelo. Cioè, per esempio, la Passione di Gesù non è vero che si realizza in tre giorni, e sembra che tutto questo sia stato fatto per un tornaconto liturgico. In realtà il processo a Gesù ne durò almeno una quindicina. Così anche nel battesimo, quando Gesù esce dall’acqua una voce dice: “tu sei il figlio mio prediletto”, in realtà non era la colomba che appariva sopra la testa di Gesù, ma lo Spirito Santo, che invita tutte le persone al digiuno nel deserto. Infatti Gesù riempito di Spirito Santo partì con i miracoli.<br />
Sul vangelo fricchettone c’è da esaminare il fatto che Gesù non era figlio di Dio, e Dio lo esaudisce perché Gesù è una persona pura. Cioè è una persona semplice con tutti i difetti umani. Si arrabbia, si innamora, fa il rivoluzionario e sfida il potere di Roma. Per questo lo hanno ammazzato.<br />
Per quanto riguarda la resurrezione, penso sia difficile accettare che Gesù sia veramente risorto, perché Gesù è entrato in un’altra dimensione magica, infatti quando Cristo riappare agli apostoli, appare e scompare simultaneamente, le sue vesti il suo corpo sono trasparenti e scintillanti come uno specchio magico. Gesù appare a Emmaus, una località di Israele.<br />
Il più importante miracolo di Gesù è quello del cieco di Betsaida. Gesù, trovatosi nel paese di Betsaida, viene avvicinato, mentre parlava alla gente, da un cieco dalla nascita. Da notare che tutti gli handicappati del mondo ebraico di allora vivevano ai margini della società ed erano tenuti in disparte. Questo cieco si mette in ginocchio davanti a Gesù e gli chiede di essere guarito. Gesù lo prende per mano, reintegrando l’handicappato nella società dei viventi, e lo porta alla fontana situata fuori dal paese, prende l’acqua dalla fontana e la adagia sugli occhi del cieco. Fatto questo, gli impone le mani e prega lo Spirito Santo. Allora Gesù dice al cieco: “ci vedi?” e il cieco risponde: “vedo in modo sfocato”. Prende allora della terra e la spalma sugli occhi del cieco: “ci vedi ora?” e il cieco risponde: “ora vedo in modo perfetto”, e si mette a gridare: “Gesù di Nazareth mi ha guarito!” e la gente del paese mormora: “non è costui il cieco nato? Come fa a vederci?” e il cieco risponde: “il Signore mi ha guarito”. Anche noi siamo come quel cieco che nei momenti di scoraggiamento vediamo tutto in modo distorto. Poi preghiamo il Signore e il Signore ci guarisce. Da notare che Gesù non usa medicine o aspirine e così via, ma impone le mani e prega lo Spirito Santo. Infatti Gesù era un pranoterapeuta, che aveva dei poteri eccezionali e guariva tutti i malati con una forza magnetica che gli si sprigionava dalle mani.</p>
<p>*</p>
<p>Dopo un anno che ero sposato mi sentivo un po’ strano, allora mia suocera pensò di indirizzarmi presso don Nello Marcucci, il prete di Pieve di Compito, pranoterapeuta ed esorcista. Prendemmo l’appuntamento. Lui mi disse, già dai primi incontri, che c’era in me una maledizione avvenuta prima che io nascessi, quando ancora mia madre era incinta. Il malocchio che mi affliggeva, credo che fosse colpa di mio nonno, uomo rude e cattivo e prepotente, che aveva fatto del male a qualcuno, e questo male si era riversato su mia madre mentre portava in grembo me.<br />
Il metodo per scacciare il malocchio, che mi affliggeva dalla nascita, erano delle sedute pranoterapeutiche: don Nello mi sfiorava con le mani tutto il corpo e io sentivo un grande dolore. Poi, stufo di molte sedute andate a vuoto, pensai di andare a Padova da Sant’Antonio da Padova e da Padre Leopoldo Mandic, il mio santo protettore.<br />
Io e mia moglie pregammo molto, e ritornati da don Nello egli constatò, con enorme stupore, che non urlavo più, che la maledizione era stata tolta ed io e Eugenia ne rimanemmo contenti. Però, invece di smettere, io andavo lo stesso da don Nello a farmi benedire l’acqua benedetta e il sale benedetto.<br />
Il sale benedetto lo usavo in cucina, ma poi incominciai ad usarlo per metterlo in ogni angolo della casa, e così persi la testa perché guarito dal Signore per troppa superstizione, e fui ricoverato alla villina di Nozzano. Ci rimasi circa due mesi. Fu un’esperienza scioccante, rinchiuso come un cane senza poter uscire, solo un piccolo cortile per comunicare.<br />
Improvvisamente, morirono sia mia madre che mio padre, nel giro di pochi mesi. Io andai fuori di testa. Per fortuna mio fratello mi mandò da un valido psichiatra a Pisa, che praticava la psicanalisi. Questo psichiatra si chiamava Edoardo Zefiro, aveva una barbetta corta ed era molto loquace nel parlare. Mi faceva vedere tutti i miei problemi, ed io lo ascoltavo come fosse il mio padre spirituale. Edoardo Zefiro lo avevo soprannominato bambino mammitico, perché lui diceva che io avevo sempre un problema con mia madre: il famoso complesso di Edipo. Il mio complesso di Edipo è un complesso che mi segna fin dalla nascita.<br />
Quando ero malato avvertivo dentro di me questa cosa: essendo il figlio più piccolo, ho sempre creduto che i miei genitori desiderassero una femmina invece che un maschio. Questo dualismo ha condizionato tutta la mia vita, infatti quando stavo con gli amici ero un maschio, quando stavo con mia moglie ero un maschio ma un po’ femmina, perché mia moglie era un po’ autoritaria.<br />
Mi ricordo quando ero bambino mia madre mi portava al mio paese, dove il 5 maggio si festeggiava la Madonna della Scapigliata. La Madonna era apparsa ad una sua antenata nel ’600, perché nel paese era scoppiata la peste: la Madonna invitò la popolazione a fare una processione per le vie del paese e la peste svanì. Questa Madonna rafforzò il complesso edipico verso mia madre.</p>
<p>*</p>
<p>Giacinto Conte, <em>Il bambino mammitico</em>, collana “Gli asteroidi”,<br />
Livorno, Valigie Rosse, 2013, 96 pp., 12€<br />
<a href="http://www.valigierosse.net">www.valigierosse.net</a></p>
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		<title>Premio Ciampi &#8211; Valigie Rosse 2012</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Oct 2012 05:30:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Commiato da Andromeda]]></category>
		<category><![CDATA[Livorno]]></category>
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					<description><![CDATA[Venerdì 26 Ottobre ore 21.00 Teatro La Goldonetta, Livorno . Premio Valigie Rosse 2012. Il Premio Ciampi – Valigie Rosse 2012 viene assegnato al francese Charles Juliet, personaggio di grande rilievo nel panorama della poesia francese, con la sua antologia Radici della luce, curata e tradotta da Federico Mazzocchi; e l&#8217;italiano Giacomo Trinci con la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>
<div style="text-align: center;"><strong>Venerdì 26 Ottobre ore 21.00 Teatro La Goldonetta, Livorno</strong></div>
<div style="text-align: right;">.</div>
<div>Premio Valigie Rosse 2012. Il Premio Ciampi – Valigie Rosse 2012 viene assegnato al francese <strong>Charles Juliet</strong>, personaggio di grande rilievo nel panorama della poesia francese, con la sua antologia <em>Radici della luce</em>, curata e tradotta da Federico Mazzocchi; e l&#8217;italiano <strong>Giacomo Trinci</strong> con la sua plaquette inedita <em>Sul finire</em>. A seguire lo spettacolo teatrale <em>Non si sa dove si va, ma si va</em> di e con Carlo Monni ed Andrea Kaemmerle, con Roberto Cecchetti (violino), Massimo Barsotti (pianoforte). Allestimento, regia e musiche a cura di Maria Cassi e Leonardo Brizzi. Uno spettacolo folle,  allegro e surreale. Il primo pretesto sono le storie dei minatori di Maremma tratte dalla “Vita Agra” di Luciano Bianciardi, meraviglioso testo pieno di sagacia ed ironia, un libro che rappresentà un clamoroso caso editoriale e letterario. <span id="more-43912"></span>Carlo Monni ed Andrea Kaemmerle si alternano in racconti e dialoghi, piccoli pezzi di un puzzle che tratteggia atmosfere di una Toscana dimenticata e verace. Secondo spunto le canzoni di Piero Ciampi, contaminate con scherzosa leggerezza dalla musica Kletzmer-Balcanica ed altro ancora.</div>
<div style="text-align: right;">.</div>
<div>Aprirà la serata <em>Storia a tre voci</em> testo tratto da <em>Commiato da Andromeda</em> di <strong>Andrea Inglese</strong>, musiche di <strong>Sara dei Vetri</strong> e <strong>Piero Ciampi</strong>. I vincitori dell&#8217;edizione del Premio Ciampi 2011, i Sara dei Vetri (sezione musicale) e Andrea Inglese (sezione di poesia), si sono incontrati in uno spettacolo breve ma di grande impatto. Un libro che è diventato musica. Una musica che è diventata parola.</div>
</div>
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		<title>Da &#8220;Di fronte al pubblico&#8221;</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/01/30/da-di-fronte-al-pubblico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 08:05:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Martina Evans]]></category>
		<category><![CDATA[poesia irlandese contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[premio ciampi]]></category>
		<category><![CDATA[Valigie Rosse]]></category>
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					<description><![CDATA[di Martina Evans Traduzione di Daniela Sandid IL RAGAZZO DI DURRAS Sì, è così, i Tans prendevano i bambini e tu sai bene perché, no? Cercavano informazioni. Ora ti dirò qualcosa in segreto e qui in giro non troverai nessuno che te ne parli. No, non aprirebbero bocca. Nei dintorni di Durras fu preso un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Martina Evans</strong></p>
<p><em>Traduzione di Daniela Sandid</em></p>
<p>IL RAGAZZO DI DURRAS</p>
<p>Sì, è così, i Tans prendevano i bambini<br />
e tu sai bene perché, no?<br />
Cercavano informazioni.<br />
Ora ti dirò qualcosa in segreto<br />
e qui in giro non troverai nessuno<br />
che te ne parli. No, non aprirebbero bocca.<br />
Nei dintorni di Durras fu preso un ragazzetto.<br />
L&#8217;avevano mandato fuori dalla casa.<br />
Direi che aveva appena dodici o tredici anni,<br />
non di più, l&#8217;avevano mandato alla bottega per delle commissioni.<br />
E i Tans lo presero, gli dettero un passaggio fino alla bottega.<span id="more-41039"></span><br />
Se disse qualcosa o meno nessuno l&#8217;ha mai saputo.<br />
Chiedermelo non serve a nulla<br />
e qui in giro non troverai nessuno che te ne parli.<br />
Quella notte fu attaccata una casa sicura dell&#8217;IRA, e comunque<br />
un autocarro carico di Ragazzi fu portato alla caserma di Bandon.<br />
Be&#8217;, mica volevi essere arrestato dal Reggimento Essex<br />
nossignore, le unghie strappate e una morte lenta al fuoco della caserma &#8211;<br />
quelli avevano un debole per l&#8217;attizzatoio rosso rovente, gli Essex.<br />
Il ragazzo gli ha fatto una soffiata? Nessuno lo sa.<br />
Qui in giro non troverai nessuno che oggi te ne parli.<br />
E sono passati settant&#8217;anni.<br />
No, dal paese venne una folla intera per il ragazzo.<br />
I genitori non poterono salvarlo, fu legato al cavallo<br />
di un carro e trascinato, sì la stessa identica cosa che i Tans<br />
avevano fatto a quel prete nei dintorni di Dunmanway, fu trascinato<br />
fino a Dromore prima che si fermassero.<br />
Io direi che sono almeno quaranta miglia.<br />
E non ti scordare che da me non hai sentito nulla.</p>
<p>*</p>
<p>THE BOY FROM DURRAS</p>
<p>Yes, that&#8217;s right, the Tans picked up children<br />
and you know why of course, don&#8217;t you?<br />
They were looking for information.<br />
I&#8217;ll tell you something now on the quiet<br />
and you&#8217;ll get no one round here<br />
to talk about it. No, they wouldn&#8217;t open their mouths.<br />
There was a young fellow picked up outside Durras.<br />
He was sent down from the house.<br />
I&#8217;d say only about twelve or thirteen,<br />
not much more, set down to the shop to get the messages.<br />
And the Tans picked him up, gave him a lift to the shop.<br />
Whether he said something or not was never known.<br />
There&#8217;s no point in asking me<br />
and you won&#8217;t get anyone round here to talk about it.<br />
There was an IRA safe house raided that night, anyway<br />
a truck load of the Boys taken to Bandon Barracks.<br />
Well, you wouldn&#8217;t want to be arrested by the Essex Regiment<br />
no sir, fingernails pulled off and a slow death by the barracks fire &#8211;<br />
they were very fond of the red hot poker, the Essex were.<br />
Did the boy give them a tip-off? No one knows.<br />
You&#8217;ll get no one round here to talk about it today.<br />
And it&#8217;s seventy years on.<br />
No, a crowd from the village came for the boy.<br />
The parents couldn&#8217;t save him, he was tied to a horse<br />
and cart and dragged, yes the very same the Tans<br />
done to that priest outside Dunmanway, he was dragged<br />
as far as Dromore before they stopped.<br />
I&#8217;d say that&#8217;s a distance of about forty mile.<br />
And don&#8217;t forget that you never heard this from me.</p>
<p>* * *</p>
<p>RAPPRESAGLIA</p>
<p>Mai fidarsi di un Palatinato né di un Bastardo &#8211;<br />
e il Vecchio Fritz era entrambe le cose.<br />
Quando i Ragazzi andarono dal Vecchio Fritz<br />
a pretendere i loro fucili in nome della Repubblica Irlandese &#8211;<br />
<em>ve le do io le munizioni</em> fa il Vecchio Fritz,<br />
spianando il fucile fuori della finestra.<br />
Freddò Joe Bennett con un colpo.<br />
Bang. Nemmeno fosse un cane.<br />
Avvolsero il corpo in un lenzuolo<br />
e lo buttarono in un fosso a due miglia da dove abitava<br />
perché i Tans erano già sulla strada di casa sua.<br />
I Bennett ammazzarono un maiale, facendo finta di nulla &#8211;<br />
se avessero trovato un cadavere i Tans<br />
li avrebbero ridotti in cenere.<br />
La signora Bennett se ne stava lì a riempire salsicce<br />
mentre il corpo del figlio diciassettenne giaceva in un fosso.<br />
Nemmeno fosse un cane.<br />
Quei tipi che giravano intorno alla casa<br />
infilando dappertutto le loro baionette.<br />
E il Vecchio Fritz? Be&#8217; lui non usciva di casa<br />
per paura dei Ragazzi, due anni interi a farsi<br />
portare tutto e tutti che ridevano<br />
di quella sua grossa testa dietro le finestre.<br />
Ovviamente lo presero,<br />
non doveva forse uscire di casa per il funerale della sorella?<br />
Tutti i signorotti raccolti laggiù nel cimitero di Askeaton.<br />
Bang. Nemmeno fosse un cane.<br />
Quattro cavalli neri con i pennacchi che vanno da una parte<br />
e il carro funebre che va dall&#8217;altra.</p>
<p>*</p>
<p>REPRISAL</p>
<p>Never trust a Palatine or a Bastard &#8211;<br />
and Ould Fritz was both.<br />
When the Boys went to Ould Fritz<br />
demanding their guns in the name of the Irish Republic &#8211;<br />
I&#8217;ll give you ammunition says Ould Fritz,<br />
sticking his gun out of the window.<br />
He shot Joe Bennett stone dead.<br />
Bang. No more than he was a dog.<br />
They wrapped his body in a sheet<br />
put it in a ditch two miles from his home place<br />
because the Tans were down to the house straight.<br />
The Bennetts killed a pig, letting on nothing &#8211;<br />
if the Tans found a corpse<br />
they&#8217;d be burnt to the ground.<br />
Mrs Bennett, standing there, stuffing sausages<br />
her seventeen-year-old son&#8217;s body lying in a ditch.<br />
No more than he was a dog.<br />
Those fellas going round the house<br />
sticking their bayonets into everything.<br />
Ould Fritz? Well he didn&#8217;t leave his house<br />
for fear of the Boys, two whole years getting<br />
everything delivered and everyone laughing<br />
at the big head of him inside the windows.<br />
Of course they got him,<br />
didn&#8217;t he have to leave the house for his sister&#8217;s funeral?<br />
All the gentry assembled below in Askeaton Graveyard.<br />
Bang. No more than he was a dog.<br />
Four black horses with feathers going one way<br />
and the hearse going the other.</p>
<p>* * *</p>
<p>OMAR KHADR</p>
<p>Esiste una prova video di Omar a dodici anni,<br />
che collega esplosivi sistemati come torte<br />
su una tovaglia, la sua faccia bruna<br />
giovane e serena sotto il kufi bianco,<br />
le dita piccole di ragazzo che avvolgono il cavo,<br />
e i denti bianchi che mordono il filo<br />
prima di essere catturato<br />
a quindici anni, nella polvere di biscotto sbriciolato<br />
all&#8217;uscita di un baraccamento afgano saltato in aria<br />
sul suo petto ferite sparse<br />
e rosse come papaveri in fiore.<br />
Non gliele cureranno le ferite<br />
finché non parla, per le torri gemelle<br />
qualcuno deve cantare e il Canada<br />
non lo estraderà, la sua famiglia un imbarazzo<br />
nazionale, con la madre jihadica<br />
e la sorella che parlano dal loro panno nero corvo<br />
e ribadiscono quello che ogni ragazzo dovrebbe imparare –<br />
<em>nuotare, fare il cecchino, e cavalcare</em>.<br />
A Guantánamo, sono sevizie, tute<br />
arancioni, interroganti che con calma lo registrano<br />
che grida per avere sua madre.<br />
Quando alla fine gli chiedono se vuole qualcosa<br />
lui dice riviste di auto, album da colorare,<br />
matite, e qualsiasi tipo di succo<br />
purché sia davvero strano.</p>
<p>*</p>
<p>OMAR KHADR</p>
<p>There is video evidence of Omar at twelve,<br />
wiring explosives laid out like cakes<br />
on a tablecloth, his brown face<br />
young and clear under his white kufi,<br />
little boy fingers winding the wire,<br />
white teeth biting the thread<br />
before he was captured<br />
at 15, in the broken-biscuit dust<br />
of a blasted Afghan compound<br />
exit wounds on his chest spreading<br />
and red as blooming poppies.<br />
They won&#8217;t treat his wounds<br />
until he talks someone has to sing<br />
for the twin towers and Canada won&#8217;t<br />
extradite him, his family a national<br />
embarrassment, Jihadic mother and<br />
sister speaking out of raven black cloth,<br />
ticking off what every boy should learn &#8211;<br />
swimming, sniping, and horseback riding.<br />
In Guantánamo, it&#8217;s stress positions, orange jump<br />
suits, interrogators calmly recording him<br />
crying out for his mother.<br />
When he&#8217;s finally asked what he wants<br />
he says car magazines, colouring books<br />
and pencils, any kind of juice<br />
as long as it is really weird.</p>
<p>* * *</p>
<p>LA MIA ULTIMA CONFESSIONE</p>
<p>Non era uno che ti saresti fermato a guardare &#8211;<br />
peli arancioni spruzzati in una folta barba<br />
sulla sua veste marrone e sparsi sulle dita<br />
nei sandali di cuoio francescani &#8211;<br />
ma a noi convittrici diceva<br />
che eravamo angeli incompresi<br />
e che le suore non capivano nemmeno lui.<br />
Certo che dovevamo avere il permesso di bere il vino sacramentale<br />
confessarci apertamente senza restrizioni<br />
nella biblioteca.<br />
Pensavo che fosse lo zio emancipato che non avevo mai avuto<br />
così quando mi chiese di sedermi sulle sue ginocchia<br />
fui sinceramente dispiaciuta di non poter obbedire.<br />
<em>Sono troppo pesante</em> confessai.<br />
<em>Stai benissimo</em> disse lui sommessamente.<br />
Non so quante volte lo ripeté &#8211;<br />
<em>Ma stai benissimo, stai benissimo,</em><br />
<em> in nome di Dio</em><br />
<em> non ti sto dicendo che stai benissimo?</em> &#8211;<br />
e alla fine arrivò a dirlo quasi urlando.<br />
Io rimasi in ginocchio.<br />
<em>Perdonami padre perché ho peccato</em><br />
è stato undici anni prima che me ne ricordassi &#8211;<br />
e mi colpì<br />
mentre camminavo per Charing Cross Road,<br />
che una volta, per dieci minuti nel 1977<br />
Dio possa aver vegliato su di me.</p>
<p>*</p>
<p>MY LAST CONFESSION</p>
<p>He wasn&#8217;t what you&#8217;d want to look at &#8211;<br />
orange hair sprayed in a thick beard<br />
over his brown robes and in between the toes<br />
of his Franciscan leather sandals &#8211;<br />
but he told us boarders<br />
that we were misunderstood angels<br />
and that the nuns didn&#8217;t understand him either.<br />
Of course we should be allowed to drink altar wine<br />
confess openly away from restraints<br />
in the library.<br />
I thought he was the liberated uncle I never had<br />
so when he asked me to sit on his lap<br />
I was genuinely sorry that I couldn&#8217;t oblige.<br />
I&#8217;m too heavy I confessed.<br />
You&#8217;re grand he said softly.<br />
No matter how often he repeated it &#8211;<br />
You&#8217;re grand, you&#8217;re grand, you&#8217;re grand<br />
in the name of God<br />
aren&#8217;t I telling you you&#8217;re grand? &#8211;<br />
and he was nearly shouting in the end.<br />
I stayed on my knees.<br />
Bless me father for I have sinned<br />
it was eleven years before I remembered &#8211;<br />
and it struck me<br />
as I walked down Charing Cross Road,<br />
that once, for ten minutes in 1977<br />
God might have been watching over me.</p>
<p>* * *</p>
<p>CADERE</p>
<p>a Catherine Maxwell</p>
<p>Ho nove anni mentre piagnucolo<br />
fuori della porta sul retro di Deane<br />
i lucidi ciottoli dello scuro novembre piovigginoso<br />
appaiono marroni alla luce del cortile<br />
e Mamma è caduta di nuovo<br />
rompendosi il gomito stavolta.<br />
Sempre cadute, finire bocconi<br />
trotterellando fino al prossimo incidente.<br />
Non era sposata da molto quando Papà<br />
le chiese se non fosse <em>un po&#8217; difettosa di gambe</em>. &#8211;<br />
<em>Come se si fosse ritrovato con una cattiva puledra!</em><br />
rideva lei. Ma lei stessa si spaventava<br />
come adesso mi spavento io.<br />
Novembre, mese di Ognissanti,<br />
vado giù ogni attimo più spesso.<br />
Nemmeno un attimo per piangerla o ricordarla<br />
tranne quando il mio ginocchio sbatte<br />
sul focolare di pietra, e ricorro barcollante<br />
al balsamo di limone, o quando i miei tacchi consumati<br />
mi fanno andare in ginocchioni<br />
sulla Kingsway.<br />
Un uomo con un anello d&#8217;oro<br />
ad ogni dito mi aiuta a togliere<br />
i miei fogli sparpagliati dal marciapiedi bagnato.<br />
Vincendo l&#8217;impulso a farmi il segno della croce<br />
ringrazio lui e tiro a dritto.</p>
<p>*</p>
<p>FALLING</p>
<p>for Catherine Maxwell</p>
<p>I am nine, half crying<br />
outside Deane&#8217;s back door<br />
the rainy dark November shiny<br />
cobbles brown in the yard light<br />
Mammy&#8217;s down again<br />
cracked her elbow this time.<br />
Always falling, getting to her feet<br />
cantering to her next accident.<br />
Not long married when Daddy<br />
asked her if she wasn&#8217;t a bit false in the legs &#8211;<br />
As if he&#8217;d been landed with a bad filly!<br />
she laughed. But she frightened<br />
herself too as I frighten myself now.<br />
November, month of the Holy Souls,<br />
down I go time after time.<br />
No time to grieve or remember<br />
her only when my knees slaps<br />
on the stone herth, I stagger back<br />
into the lemon balm, or my worn heels<br />
bring me to my knees<br />
on Kingsway.<br />
A man with a gold ring<br />
on every finger helps me to peel<br />
my scattered papers from the wet pavement.<br />
resisting the urge to bless myself<br />
I thank him, walk away.</p>
<p>***</p>
<p>EROI DEL WEST</p>
<p>Stanno sotto John Wayne,<br />
Henry Fonda, Warren Oates,<br />
orecchie sottili e obbedienti, occhi grandi<br />
affondati sotto morbide frange,<br />
nitriscono trottano e galoppano<br />
e cavalcano e si impennano<br />
quando viene richiesto<br />
attraversano il Rio Grande, rotolano sotto<br />
gli Apache, cadono con le controfigure<br />
giù dal ponte in <em>Mucchio selvaggio</em>,<br />
resistono alle pistolettate, alle micce esplosive<br />
ai messicani, alle impennate di Steve McQueen<br />
ne<em> I magnifici sette</em>,<br />
alla Guerra Civile in <em>Shenandoah</em>,<br />
alla bellezza, il terrore e la bava,<br />
all’odore di cavallo sudato<br />
ai popcorn salati annaffiati con la Coca Cola.<br />
Questi tipi conoscono il suono<br />
di una Winchester 73<br />
o di una Colt 45 altrettanto bene<br />
che il suono scandito dai propri zoccoli<br />
e continuano a galoppare<br />
nuvole di polvere ora attraverso la Monument Valley.<br />
Senza mai perdere l&#8217;equilibrio.</p>
<p>*</p>
<p>WESTERN HEROES</p>
<p>They sit under John Wayne,<br />
Henry Fonda, Warren Oates,<br />
thin obedient ears, large eyes<br />
pooled under soft fringes,<br />
they whinny and trot and gallop<br />
and canter and rear<br />
when it&#8217;s called for<br />
swim the Rio Grande, roll under<br />
Apaches, fall with the stunt riders<br />
off the bridge in The Wild Bunch,<br />
endure pistol shots, sizzling explosives,<br />
Mexicans, the prancing of Steve McQueen<br />
in The Magnificent Seven,<br />
the Civil War in Shenandoah,<br />
the beauty, the terror and foam,<br />
smell of horse sweat<br />
and salty popcorn washed down with Coke.<br />
These fellows know the sound<br />
of a Winchester 73<br />
or a Colt 45 as well as they know<br />
the sound of their own hoof beats<br />
and they keep galloping<br />
clouds of dust now across Monument Valley.<br />
They never loose their balance.</p>
<p>*</p>
<p>Martina Evans, <em>Di fronte al pubblico</em>,<a href="http://valigierosse1.jimdo.com/poesia/">Valigie Rosse</a>, 2011 (premio internazionale di poesia &#8220;Piero Ciampi&#8221;).</p>
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