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		<title>La poesia di Gianni Toti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[biagio cepollaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jan 2015 13:00:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#160; &#160; di Silvia Moretti   Totilogia &#8211; Involatura sulla poesia di Gianni Toti    [dia•foria/ n. 11    Edizioni Cinquemarzo, settembre 2014 1. Era l’autunno del 2011. Il «Sole 24 Ore»lanciava un sondaggio con la complicità della casa editrice Mondadori: a quali autori del Secondo Novecento dedicare un Meridiano? Si rincorsero vari nomi. Tra [&#8230;]]]></description>
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<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/G.Toti_.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft  wp-image-50486" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/G.Toti_.jpg" alt="G.Toti" width="482" height="315" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/G.Toti_.jpg 500w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/G.Toti_-300x196.jpg 300w" sizes="(max-width: 482px) 100vw, 482px" /></a></p>
<p>di <strong>Silvia Moretti</strong></p>
<p><strong><em>  Totilogia &#8211; Involatura sulla poesia di Gianni Toti</em></strong></p>
<h5><strong><em>   [dia•foria/ n. 11</em></strong></h5>
<h5><strong><em>   Edizioni Cinquemarzo, settembre 2014</em></strong></h5>
<p>1. Era l’autunno del 2011. Il «Sole 24 Ore»lanciava un sondaggio con la complicità della casa editrice Mondadori: a quali autori del Secondo Novecento dedicare un Meridiano? Si rincorsero vari nomi. Tra essi anche quello di Gianni Toti. Gianni Toti? Gianni Toti: poeta sperimentale, classe 1924, romano di nascita, planetario di residenza e di sguardo poetico. Nessun gruppo al quale associarlo e cerimoniosamente ricordarlo; nessun salotto, nessun sofà su cui relegarlo; nessun credo (politico, poetico) che non abbia subito da parte sua ripensamenti, dubbi, turbamenti. Poeta e giornalista, persino cineasta. E poi “poetronico”. Poeta elettronico da quando, all’inizio degli anni Ottanta, coniugò la propria voce poetica all’immagine in movimento attraverso mixer, memorie di quadro, oscillo e vector-scopi e infine mediante i linguaggi delle arti digitali.</p>
<p>2. Il Meridiano ovviamente non si fece. Rimase però la necessità di un ritorno alla poesia di Toti. Il suo nome era stato inserito in svariate antologie minori di poesia sperimentale. Solo Giuseppe Zagarrio, negli anni Settanta, gli aveva dedicato un saggio complesso e corposo per la storia della letteratura italiana contemporanea Marzorati. Non altro. Poco e trascurabile altro. L’ultima raccolta poetica di Toti risaliva al 2004, tre anni prima della sua morte: “I Penultimi Madrigali”, un libello dalla copertina viola, suoi disegni sparsi tra le pagine. Del 2003, invece, la sua ultima “VideoPoemOpera”: “Della morte del trionfo della fine”; il suo accorato e preciso rifiuto dei totalitarismi religiosi e delle ideologie mortifere. Nessuno, nemmeno lui in vita, aveva pensato a ripubblicarne l’opera poetica per intero, un’opera proteiforme cresciuta su se stessa dalla metà degli anni Sessanta, dalla prima raccolta “L’uomo scritto” (Sciascia 1965), suscitando apprezzamenti e polemiche, premi e incomprensioni.</p>
<p>3. Nel 2013, in una mirabile sincronia, un docente di italianistica dell’Università La Sapienza, Francesco Muzzioli, e un giovane studioso toscano, Daniele Poletti, hanno ridato accesso all’opera poetica di Gianni Toti. Muzzioli ha collezionato tutte le raccolte totiane date alle stampe in un ebook per l’editore Onyx. Lo ha intitolato: “Tutti i versi”(in free download a questo indirizzo: http://www.onyxebook.com/toti-tutti-i-versi/). Poletti, attivo co-autore della raffinata rivista/blog “diaforia” (www.diaforia.org) ha composto uno sfogliabile, proponendo un’antologia poetica: “Totilogia”. Lo scorso settembre 2014, quest’ultima è stata trasferita con alcune integrazioni in formato cartaceo per le edizioni Cinquemarzo.</p>
<p>4. Per riproporre la poesia di Gianni Toti è stato determinante il contributo dell’editoria digitale. Un’editoria che non risponde strettamente all’economia del mercato del libro, ma riserva territori ancora franchi animati dalla libertà e dalla difesa dei contenuti intesi come tali, come “contenuti”privi di proiezioni d’incasso. Il digitale consente di impaginare quantità di parola scritta senza farla equivalere al corrispondente costo di carta stampata. Riflessione elementare, questa, ma imprescindibile nel condurre qualsiasi ragionamento sullo stato delle cose. [Un po’come per la fotografia, il rischio è però che “aumentino gli scatti e diminuiscano le domande a cui essi rispondono”. Insomma, che sbiadisca l’identità e lo stato di necessità della scrittura dietro l’alibi “si può, e dunque perché non farlo”.]</p>
<p>5. Mi limiterò qui a ragionare su come le due pubblicazioni digitali destinate a Toti vivano anzitutto nella loro prima funzione: dare accesso ad una scrittura altrimenti non più accessibile. Le raccolte poetiche originali sono ormai pezzi rari, sparsi tra qualche biblioteca pubblica, qualche asta ebay e qualche bancarella dell’usato. Entrambi i curatori dell’opera totiana si sono infatti avvalsi dell’archivio Gianni Toti, conservato presso La Casa Totiana, associazione culturale fondata nel 2009 (si veda il sito: <a href="http://www.lacasatotiana.it">www.lacasatotiana.it</a>), attualmente impegnata in un’ambiziosa operazione di digitalizzazione delle carte e delle videopere del poetronico.</p>
<p>6. Le due opere, mi viene da aggiungere, quella totale e quella antologica, vivono poi insieme, a loro insaputa. La pubblicazione di “Tutti i versi” può essere valorizzata dai numerosi contributi critici proposti dall’antologia. E l’antologia può relazionarsi e significarsi attraverso il confronto con l’intera opera totiana.</p>
<p>7. Il gesto della selezione a partire da un tutto impone di compiere delle scelte e di compiere delle rinunce, in ragione di preferenze e sensibilità personali, in ragione di un discorso che il curatore desidera condurre tra le opere del poeta che sta attraversando. Rimane, dentro di lui e dentro il lettore più avvertito, il dialogo fra ciò che c’è e ciò che non c’è. Poletti, per esempio, decide di portare con sé anche alcuni racconti di Toti, allargando la sua visione di poesia totiana, a comprendere la narrativa più fulminante, quella dei “Racconti da palpebra” (1989) e quella di “Poco dopo gli ultimi tre femtosecondi” (1995). Una scelta questa che condivido e potrei condividere ancor di più se avvenisse dopo aver integrato anche tutto il discorso poetico (nato sulla carta in forma di scrittura poetica) che Toti ha svolto nelle sue opere in video. Una scelta, in generale, che andrebbe maggiormente illustrata. Ma dalla versione digitale alla versione su carta, viene meno la bella introduzione riservata da Poletti al progetto online. Conoscendone la sensibilità poetica, nonché il rigore e la dedizione, gli stessi che adopera quando sceglie di rispettare tabulazioni, maiuscoli, accenti dell’impaginazione originale delle poesie di Toti, e dei testi critici, dispiace che non si presenti apertamente come “Curatore”. Perché il curatore di un’antologia è una sorta di “co-autore”, e merita di darsi nome e cognome. Daniele Poletti, peraltro, proviene da territori poetici che rendono fortemente credibili e documentate le sue interpretazioni poetiche.</p>
<p>Cito dall’introduzione online:</p>
<p>“Uno dei motivi di questa disappartenenza (ndr. di Toti), di questo cammino solitario (comune a pochi altri autori come Alberto Faietti o Augusto Blotto), è la direzione presa e intrapresa, totalmente inversa rispetto a quella dei colleghi dell’epoca: la scrittura di Toti esordisce nella tradizione per poi attestarsi nella vertigine dell’invenzione e della sperimentazione fino alle ultime raccolte, in modo oltranzista, ma diremmo connaturale alla volontà di trovare nuove vie di interpretazione e di suggerimento sulla lettura del mondo.”</p>
<p>E  dal finale:</p>
<p>“l’unicum della scrittura totiana trova a mio avviso il suo unico predecessore nel poeta barocco Ludovico Leporeo.”</p>
<p>8. L’antologia ha il grande pregio di comprendere contributi critici ricchi, pertinenti, scritti ad hoc sulla selezione fornita da Poletti, e finalmente di provenienza variegata, di critici di vecchia e nuovissima data, di poeti, di artisti, di chi conosceva Toti di persona e di chi lo ha conosciuto solo sulla carta. Online alcuni di essi, come il contributo di Paolo Albani, possono essere apprezzati in viva voce.</p>
<p>Il libro cartaceo a tutti gli effetti fa parte di un progetto transmediale. Qui stabilisce una risonanza che ne restituisce tutto il valore.</p>
<p>9. Infine, una conclusione, ora che è stato garantito l’accesso alla poesia totiana. Il passo successivo, richiesto a chiunque desideri approcciare l’opera di Toti, è cominciare a corredarla di apparati critici. Il discorso che possiamo condurre rischia il già detto e il già sentito. Credo che strumenti filologici applicati ai manoscritti di Toti e alle loro varie stesure, possano consentirci di compiere quel necessario salto di comprensione. E poi c’è tutto l’inedito, le centinaia di migliaia di poesie, raccolte da Toti e da Toti già riordinate in faldoni cronologici, a partire dagli anni Sessanta. C’è una eccezionale possibilità di seguire, giorno dopo giorno, la storia della sua scrittura, la partitura compositiva della sua voce.</p>
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<hr />
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<p>[ Una serata della rassegna <a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/09/16/tu-se-sai-dire-dillo-terza-edizione/">Tu se sai dire dillo</a> 2014 è stata dedicata a Gianni Toti (1924-2007), tra l’altro pioniere della video poesia in Italia, di cui è stata presentata per la prima volta la pubblicazione dell’intera opera di poesia ‘scritta’ o lineare, curata da Daniele Poletti. L&#8217;archivio delle opere di Gianni Toti è curato dalla  <a href="http://www.lacasatotiana.it/giannitoti/">Casa Totiana</a> . La comunicazione  di Silvia Moretti qui pubblicata è relativa al suo intervento nell&#8217;ambito di <em>Tu se sai dire dillo</em>. Segnalo qui il link alla registrazione di alcuni momenti della <a href="https://www.youtube.com/watch?v=1UY9QtLSYLE">rassegna</a> , un mio <a href="https://poesiadafare.wordpress.com/2013/11/11/biagio-cepollaro-un-pensiero-per-gianni-toti/">ricordo</a> e una breve scheda biobibliografica del poeta. B.C. ]</p>
<p><em>Giovanni Toti</em> (Roma 1924-2007), “Vania” nella Resistenza romana (1943- 1945), è stato per decenni giornalista de “L’Unità”, de “La voce della Sicilia” e “Paese Sera”, inviato speciale in tutto il mondo per “Vie Nuove” e direttore del rotocalco della Cgil “Lavoro” dal 1952 al 1958. In Ungheria ha incontrato Marinka Dallos, la compagna amatissima, mancata agli inizi degli anni ’90, coloratissima pittrice naïf, che si era scoperta intensa interprete delle antiche memorie della campagna ungherese sposate sapientemente con le nuove esperienze di vita italiana e soprattutto romana. <span style="font-size: 13px">Dal mondo egli ha portato e tradotto in Italia testi sconosciuti e a volte scomodi, ha partecipato ai “cinegiornali liberi” con Cesare Zavattini e Jean-Luc Godard nel ’68-‘69, curato la rivista “Carte Segrete”. Negli anni Novanta ha ideato e diretto la collana “I Taschinabili”, edita da Fahrenheit 451. </span><span style="font-size: 13px">Tra i tanti suoi amici possiamo annoverare Neruda, Pasolini, Metz, Cortàzar, Lilj Brik, Che Guevara, ma anche artisti e poeti di ogni età meno conosciuti di tutto il mondo. Lo spirito di Toti è sempre stato combattivo, provocatorio, indagatore, coraggioso nell’accendere dibattiti e sempre pronto a contrastare le approssimazioni e le mode culturali, la “falsa coscienza” dei festival e dei convegni, da Pesaro a Venezia, da L’Avana a San Paolo, a Mosca, a Parigi. Gianni Toti era un autore coltissimo dell’avanguardia letteraria e audiovisiva, avversario dei realismi più o meno socialisti. Lungi dal negare la sua appartenenza al partito comunista italiano, non è mai venuto meno alla personale identità creativa e a un’attenta critica degli automatismi del linguaggio. Ha sempre affermato con convinzione, erede in questo di pensatori quali Croce e Gramsci, che “l’arte è educatrice in quanto arte, non in quanto </span><em style="font-size: 13px">arte educatrice</em><span style="font-size: 13px">“. Sentiva e viveva l’arte come creazione sempre sperimentale e strumento privilegiato per pensare l’impensabile. Sovente avvertiva la necessità di ripetere anche a se stesso: “Il faut penser l’impensable”. Negli anni ’80 ha fatto parte degli autori della breve stagione della “Sperimentazione Programmi” della Rai-radiotelevisione italiana, dedicata alle tecnologie elettroniche con videopoemi non trasmessi dalla nostra tv ma conosciuti, studiati e premiati in tutto il mondo. Ha realizzato la parte più consistente delle sue VideoPoemOpere soprattutto in Francia, sia a Marsiglia che al Centre International de Creation Vidéo (CICV) di Hérimoncourt (Montbéliard-Belfort) dove gli è stato intitolato un edificio, l’</span><em style="font-size: 13px">Espace Gianni Toti</em><span style="font-size: 13px">, dedicato a mostre e attività artistiche.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cogito ergo Vidèo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Feb 2013 08:02:21 +0000</pubDate>
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<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/01/30/camera-con-vista-frames-e-poiesis/">Frames e Poiesis</a><span id="more-44878"></span></p>
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		<title>Poéthiquettes ensemble</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Feb 2013 10:44:34 +0000</pubDate>
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		<title>Camera con vista : Frames e Poiesis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jan 2013 07:59:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/2-199x300.jpg" alt="-2" width="199" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-44766" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/2-199x300.jpg 199w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/2-682x1024.jpg 682w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/2-63x96.jpg 63w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/2-25x38.jpg 25w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/2-143x215.jpg 143w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/2-85x128.jpg 85w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/2.jpg 850w" sizes="auto, (max-width: 199px) 100vw, 199px" /></a><br />
La “videopoesia” appare nella ricerca artistica nell’ambito della neonata, fertile, sperimentale videoarte, e quasi subito si manifesta una linea di ricerca che percorre le relazioni, associazioni, fusioni tra il nuovo linguaggio video e il linguaggio poetico, anch’esso attraversato e scardinato da sperimentazioni e rovesciamenti.<br />
Da allora, la videopoesia, così come la videoarte, si moltiplica in opere, generi, ricerche, forme linguistiche, mezzi tecnici, pratiche creative ecc. Sotto il termine-ombrello si trova caoticamente e fecondamene di tutto: documentari di reading poetici, animazioni video, computer grafica, ecc.</p>
<p>La ricognizione idealmente inizia con due opere “storiche”, assunte quasi simbolicamente come collegamento al passato, dal futurismo in poi, e come premesse dell’oggi: “the enemy” di Caterina Davinio del 1997 e ”il punto sulla situazione poetica” di Paolo Albani. Seguono 14 opere scelte, tenendo conto anche di caratteristiche di durata e fruizione in una mostra, tra quelle ritenute più significative in due sensi. Innanzitutto, come opere in sé, nel proprio interesse specifico frutto di interrelazione stimolante (per contrasto, equilibrio, scarto etc) tra il linguaggio della poesia (parola, ritmo…) e quello del video (immagine, montaggio, elaborazioni elettroniche….). Ma anche come esempi notevoli di una ricchezza di linguaggio praticata e possibile, delle differenze di oggetto (dall’interiorità alla denuncia sociale), di utilizzo della tecnologia (dalla più sofisticata alla più semplice), di elaborazioni creative (dalla poesia al video o viceversa), di responsabilità autoriale (collaborazione tra poeta e videomaker ).</p>
<p>Ecco allora il melting pixel di Elena Chiesa, la video cell di Giacomo Verde, le riprese col net book di Biagio Cepollaro, l’animazione in Flash di Paolo Gentiluomo, la mistura di blog, youtube, face book ecc. di Francesco Forlani, la citazione cinematografica di Matilde Tortora, le tecniche di basso livello di Bortolotti, il piano sequenza di Dedenaro, la dissolvenza di Dome Bulfaro,le citazioni scientifiche di Giusi Drago, le sovrapposizioni di Marco Giovenale, il crudo realismo di Alberto</p>
<p>La relazione stretta tra il testo poetico e il video (l’eguale rilevanza che i due specifici rivestano per l’opera di poesiavideo) può anche essere considerata una sorta di isotopia. Occorre poter riscontrare lo stesso elemento strutturale e formale con eguale valore semantico in entrambi gli ambiti per poter definire come opera di poesiavideo un determinato lavoro.<br />
Ad esemplificare tale discorso consideriamo soltanto tre casi tra le opere che abbiamo scelto.<br />
Nel caso di Chiesa il testo poetico dice di unione e separazione a livello sintattico e fonosimbolico oltre che propriamente semantico, mentre il video propone contemporaneamente proprio questo tema dell’unione e della separazione attraverso le immagini animate.<br />
Nel caso di Dedenaro il testo poetico consiste in un flusso costante di pensieri esattamente come le immagini del camminare. L’andamento ritmico dei piedi nella camminata ripete l’andamento costante di una sorta di monologo interiore che si manifesta nello scorrere di una scritta che appare in basso sullo schermo.<br />
Nel caso di Bulfaro la tecnica della dissolvenza ripete ciò che il testo poetico dice a proposito del proprio dissolversi, della propria cancellazione.</p>
<p>In definitiva, il rapporto tra video e testo poetico non è all’insegna della mimesi, dell’illustrazione del ‘contenuto’ ma della ripetizione di un elemento formale proprio allo specifico sia del testo poetico che del video, tesa ad arricchire semanticamente lo stesso tema. Il contributo che le due arti si offrono reciprocamente riguarda essenzialmente il proprio piano formale che viene indagato per stimolazione reciproca. Tale contributo formale poi, avendo rilevanza semantica e arricchendo il tema della composizione complessiva, genera un prodotto finale del tutto nuovo. In questo caso il tutto è superiore alla somma delle sue parti.</p>
<p>Nel DVD della mostra, organizzato non per ordine alfabetico o cronologico ma ritmico,sono presenti oltre a due omaggi a opere storiche, quelle di Davinio e Albani,<br />
esempi di proficua collaborazione tra poeta e filmaker<br />
esempi di sconfinamenti che hanno portato poeti ad avvicinarsi al linguaggio video<br />
esempi di filmaker che hanno fatto altrettanto col linguaggio poetico<br />
esempi di perfetto bilanciamento tra le due anime.<br />
In questa mostra ai primi cinque è dedicato un approfondimento attraverso delle postazioni video. Nei prossimi appuntamenti proporremo altri autori e altri ne approfondiremo con postazioni dedicate. Altre due postazioni sono dedicate ai festival “<a href="http://www.trevigliopoesia.it/">Trevigliopoesia</a>” con i vincitori di questi sei anni. E a <a href="http://www.cinemaaquila.com/archivio/festival/xiii%C2%B0-doctor-clip-_-romapoesia-film-festival/">Doctorclip di Romapoesia</a>.</p>
<p><strong>Elena Chiesa</strong> Metà e metà Durata: 0’59’’</p>
<p><strong>Giacomo Verde</strong>  Alle rotaie Poetry Video cell: Pisa 28-01-2011) Durata 3&#8217;00&#8221;</p>
<p><strong>Biagio Cepollaro</strong>.  Poesia in net-book  Durata: 1’</p>
<p><strong>Paolo Gentiluomo, Emanuele Magri, Teo Telloli </strong><br />
Da “Botanico botanizzato”: Ermaphroditus Etruscus  Durata : 1’.</p>
<p><strong>Francesco Forlani</strong> Paysages  2012 Durata: 2’12’’</p>
<p><strong>Matilde Tortora,</strong> O. Garofalo (Montaggio)<br />
Alla ricerca della scarpa perduta, 2012 Durata:6’30’’</p>
<p><strong>Paolo Albani </strong> La situazione poetica Durata 1&#8217;41&#8221;</p>
<p><strong>Gherardo Bortolotti, Andrea Cavalleri</strong><br />
Bgmole nell’infraordinario (1-12) 2008 Durata: 4’28’’</p>
<p><strong>Caterina Davinio</strong> The Enemy da Videopoesie terminali. 1997</p>
<p><strong>Roberto Dedenaro,</strong> Meri Gorni,  Raffaele Maria Dolci<br />
vocabolario, alla voce : parola settembre  1998  Durata 2&#8242; 00&#8243;</p>
<p><strong>Dome Bulfaro, Alessandro Leone</strong> (riprese e montaggio)<br />
Sfumato in punta di piedi contatto n.23 18 aprile 2008 Durata 2’23</p>
<p><strong>Giusi Drago Biagio Cepollaro</strong><br />
Trittico di nessuna profondità 2012 vide Durata: 2’43</p>
<p><strong>Marco Giovenale, Asia Nemchenok</strong> Il segno meno  Durata: 4’58’’</p>
<p><strong>Alberto Mori, Gino Ginel</strong> Montaggio <strong>Eterotopòs</strong> ottobre 2005 Durata 3’ 23</p>
<p><strong>Alessandro Broggi, Giuliano Guatta</strong> disegni, <strong>Codeghini </strong> (editing)<br />
Dirittura.  Durata 2&#8217;32&#8221;</p>
<p><strong>Mireille Saliba</strong> Autoritratto Durata 1&#8217;44</p>
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		<title>Photoshoperò #32\31 la caduta delle città</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 05:00:56 +0000</pubDate>
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