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	<title>Widad Tamimi &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Le rose del vento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Aug 2017 05:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Widad Tamimi]]></category>
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					<description><![CDATA[ di Gianni Biondillo Widad Tamimi, Le rose del vento, Mondadori, 2016, 269 pagine Non c&#8217;è scrittore che almeno una volta nella vita non abbia progettato di raccontare la storia della propria famiglia. Il problema è che bisogna avercela una storia che riesca a descrivere le ferite subite da una famiglia per colpa degli strali della [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-68968" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/le-rose-del-vento.jpg" alt="" width="250" height="373" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/le-rose-del-vento.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/le-rose-del-vento-201x300.jpg 201w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /> di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p align="LEFT"><b>Widad Tamimi, </b><i><b>Le rose del vento</b></i>, Mondadori, 2016, 269 pagine</p>
<p align="JUSTIFY">Non c&#8217;è scrittore che almeno una volta nella vita non abbia progettato di raccontare la storia della propria famiglia. Il problema è che bisogna avercela una storia che riesca a descrivere le ferite subite da una famiglia per colpa degli strali della Storia. Insomma, una storia da raccontare, una che riesca a farsi, nel suo essere privata, davvero comune. E bisogna anche avere una passione per le soffitte, i diari di parenti sconosciuti, i racconti orali, l&#8217;attenzione ai particolari minuti che danno corpo e sangue alle anime dei propri avi. Widad Tamimi tutto questo ce l&#8217;ha.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>Le rose del vento</i> racconta di due famiglie lontane per estrazione sociale e origine geografica, che mai avrebbero potuto e dovuto incrociarsi. Ma la vita sa portarci dove meno immaginiamo. Il romanzo alterna, capitolo dopo capitolo, il racconto delle radici materne e quelle paterne. Da una parte ci porta in una famiglia borghese triestina, di origine ebraica, che per colpa del fascismo dovrà conoscere l&#8217;esilio negli Stati Uniti, ma che ha in uno dei suoi componenti (il nonno di Tamimi) la cocciutaggine di chi vuole tornare a vivere in Italia, a Milano, negli anni della ricostruzione postbellica.</p>
<p align="JUSTIFY">Dall&#8217;altra parte attraversiamo una storia di tutt&#8217;altra natura: Khaled, il padre della autrice, è palestinese, povero e pieno di disperato desiderio d&#8217;emancipazione. Non sua, personale, e neppure familiare, ma del suo intero popolo. Riuscirà a venire in Italia per studiare medicina. <i>Le rose del vento</i> è sostanzialmente un romanzo su due opposti esili che sapranno ricongiungersi. È il destino che, meglio di un romanziere, fa incontrare la figlia ribelle di un borghese ebreo con lo studente che vuole tornare in patria a curare i bambini del suo villaggio. Come non poter raccontare, avendola a disposizione, questa storia d&#8217;amore che ha radici così lontane?</p>
<p align="JUSTIFY">(<em>precedentemente pubblicato su</em> Cooperazione <em>numero 20 del 17 maggio 2016</em>)</p>
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