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	<title>WuMing1 &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Roberto Saviano. Contraddizioni o libertà.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 08:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[gomorra]]></category>
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					<description><![CDATA[Proponiamo alla riflessione e alla discussione dei lettori di NI il seguente testo di Wu Ming tratto da Wumingfoundation/Giap Ricapitoliamo: Berlusconi attacca Gomorra. Lo aveva già fatto, ma stavolta é più esplicito. Saviano giustamente fa notare che Berlusconié proprietario della casa editrice che pubblica il libro, e chiama in causa quest&#8217;ultima: &#8220;Si esprimano i dirigenti, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Proponiamo alla riflessione e alla discussione dei lettori di NI il seguente testo di Wu Ming tratto da <a href="http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=157">Wumingfoundation/Giap</a></em></span></p>
<p>Ricapitoliamo: Berlusconi attacca <em>Gomorra</em>. Lo aveva già fatto, ma stavolta é più esplicito.<br />
Saviano giustamente fa notare che Berlusconié proprietario della casa editrice che pubblica il libro, e chiama in causa quest&#8217;ultima: &#8220;Si esprimano i dirigenti, i direttori, i capi-collana&#8221;.<br />
<a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/04/17/news/saviano_marina_berlusconi-3427001/">Si esprime invece Marina Berlusconi</a>, più in veste di figlia che di editrice.<br />
Saviano <a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/04/17/news/saviano_risposta_marina-3427068/">commenta la lettera di Marina</a> senza abbozzare, senza toni concilianti, anzi, chiamando in causa la Mondadori con maggiore perentorietà. Il messaggio é: &#8220;Voglio sentire chi in casa editrice ci sta per davvero, voglio sentire chi la Mondadori la manda avanti&#8221;.</p>
<p>La contraddizione si acuisce. Da autore Mondadori e autore di Gomorra, Saviano occupa una postazione strategica, e più di altri può chiamare al pettine certi nodi, nodi che riguardano anche noi.<br />
Far venire i nodi al pettine é tanto un dovere civico e politico, quanto un compito specifico dello scrittore.</p>
<p>Pubblicando con Mondadori, Saviano ha generato conflitto. Conflitto non effimero, ma che opera in profondità. Comunque vada, é più di quanto abbia fatto l&#8217;opposizione.<br />
Se Saviano fosse rimasto in una nicchia di ugual-pensanti, nel ghetto dei presunti &#8220;buoni&#8221;, non avrebbe acuito nessuna contraddizione, né generato alcun conflitto.</p>
<p>Stare simultaneamente &#8220;dentro&#8221; e &#8220;contro&#8221;, diceva l&#8217;operaismo degli anni Sessanta. &#8220;Dentro e contro&#8221; era la posizione, era dove piazzare il detonatore.</p>
<p style="text-align: left;">
<p><span id="more-33170"></span>Sia chiaro: l&#8217;alternativa non é mai stata &#8220;fuori e contro&#8221;. L&#8217;alternativa é sempre stata &#8220;dentro senza rompere i coglioni&#8221;, oppure &#8220;dentro senza assumersene la responsabilità&#8221;. Dentro fingendo di star fuori, insomma. Come tanti, come troppi.<br />
Un &#8220;fuori dal sistema&#8221; non esiste. Il sistema é il capitalismo, ed é ovunque, nel micro e nel macro, nei rapporti sociali e nelle coscienze, nelle giungle e in cima all&#8217;Everest. Noi abbiamo sempre detto &#8211; e ancora diciamo &#8211; che tutti quelli che combattono &#8220;il sistema&#8221; lo fanno dall&#8217;interno, dato che l&#8217;esterno non c&#8217;è. Il potere non é fuori da noi, é un reticolo di relazioni che ci avvolge, un processo a cui prendiamo parte, ma ovunque vi sia un rapporto di potere, là é anche possibile una resistenza.</p>
<p>Sei anni fa WM1 spiegò, per l&#8217;ennesima volta, la nostra posizione sul &#8220;pubblicare con Einaudi&#8221;. Lo fece <a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2004/09/000955.html">per filo e per segno su Carmilla</a>. Lo fece perché é sempre stato nostro costume &#8211; e ancora lo é &#8211; rendere conto pubblicamente delle nostre scelte, soprattutto se ci viene richiesto dai lettori.<br />
Tra le altre cose WM1 scriveva:</p>
<blockquote><p>Negli ultimi anni, le polemiche &#8220;boicottomaniache&#8221; hanno rischiato di fare il gioco degli yes men, dei leccaculo: chi chiede agli autori di sinistra di &#8220;andarsene da Mondadori&#8221; non capisce che così facendo il loro posto nella casa editrice e nell&#8217;immaginario collettivo (una posizione a dir poco strategica) sarebbe preso da autori e manager di destra (i quali non vedono l&#8217;ora), con piena libertà di spargere la loro merda incontrastati.</p></blockquote>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Queste frasi risalgono a due anni prima dell&#8217;uscita di <em>Gomorra</em>. Sono cose che, in seguito, lo stesso Saviano ha dichiarato in più occasioni, e diversi altri autori hanno ribadito, anche di recente.<br />
Da anni difendiamo questa postazione avanzata e scomodissima, esposti sia agli attacchi della destra sia a continue raffiche di &#8220;fuoco amico&#8221;.</p>
<p>La nostra posizione sul pubblicare con Einaudi é  identica dal principio, é la stessa dichiarata in quel vecchio testo e ancora prima. Non siamo noi il corpo estraneo alla tradizione e al catalogo Einaudi, come non siamo noi ad avere corrotto Tizio o Caio, ergo non siamo noi che dobbiamo levare le tende.</p>
<p>Mettiamola così: se qualcuno vuole trafugarmi o usurpare qualcosa, io non rinuncio fin da subito, non gli lascio tutto in mano e tanti saluti. Io cerco di lottare, di resistere. Se poi il rapporto di forza é schiacciante, prenderò un fracco di botte, ma almeno avrò tentato. <span style="text-decoration: underline;">E&#8217; meglio prenderle dimenandosi che prenderle stando fermi.</span></p>
<p>In quelle note del 2004, WM1 descriveva un berlusconismo in forte crisi. I sintomi c&#8217;erano tutti, ma quell&#8217;analisi &#8211; sei anni dopo possiamo dirlo &#8211; li sopravvalutava. Eppure&#8230;<br />
Eppure sei anni fa la partita non era persa. Il berlusconismo arrancava, non sfondava, il logoramento era evidente. Non tutti i pozzi erano avvelenati. L&#8217;elenco di passi falsi, sconfitte e defaillances non ce l&#8217;eravamo sognato noi, erano tutte cose appena accadute. L&#8217;anno prima tre milioni di persone avevano marciato a Roma contro la guerra in Iraq. Due anni dopo, la &#8220;devolution&#8221; (la più grande scommessa del berlusco-leghismo, un&#8217;impresa storica di de-costituzionalizzazione del Paese) sarebbe stata bloccata dal voto referendario. Non sono falsi ricordi. C&#8217;era ancora un blocco sociale, una &#8220;forza storica&#8221; che si opponeva e impediva al berlusconismo di sfondare.<br />
Quella forza storica, però, da sola non bastava. Ed é stata boicottata, sabotata, massacrata prima dalla &#8220;opposizione&#8221; che dal governo. E inoltre ha commesso degli errori, continuando ad affidarsi a certi rappresentanti.</p>
<p>Quel che é successo dopo lo sappiamo. Oggi tutto é più difficile, ma per noi la sfida, la sfida politica, é ancora &#8220;resistere un minuto più del padrone&#8221;. L&#8217;Einaudi é un campo di battaglia importante, e finché avremo munizioni e fiato continueremo a combatterci sopra. Ce ne andremo solo se e quando, presto o tardi, le condizioni si faranno intollerabili.</p>
<p>E&#8217; la strategia sbagliata? Tutto può essere. Ma é quella che abbiamo scelto e di cui rendiamo conto da sempre. Noi possiamo fare errori, scazzare previsioni, fare passi falsi, ma agiamo sempre con coscienza, prendendoci le nostre responsabilità, sottoponendoci al pubblico scrutinio, facendo autocritica.</p>
<p>Dopodiché, le scelte di ciascuno verranno giudicate sul lungo periodo, commisurate ai risultati ottenuti sul campo, alla traccia lasciata, al contributo dato alla sopravvivenza di un barlume di senso nella propria e altrui vita.</p>
<p>****</p>
<p style="text-align: left;">Qualche parola su Saviano.<br />
Al di là di alcune mosse e prese di posizione stridenti e da noi non condivise, abbiamo sempre difeso e continueremo a difendere Saviano dagli attacchi stupidi o interessati. Savianoé un collega, un amico, un compagno di strada. Per questo gli abbiamo sempre detto le cose fuori dai denti, e abbiamo segnalato quali rischi gli facesse correre la sua trasformazione in comodo simbolo, vessillo rassicurante e buono per tutti i frangenti, abito d&#8217;indignazione pr&#8217;t-à-porter. <a href="http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/Wu_ming_Tiziano_scarpa_Face_off.pdf">Tra le altre cose, nel 2009 scrivemmo:</a></p>
<blockquote><p>&#8230;&#8221;Saviano é tutti noi&#8221;. Vada avanti lui ché ci rappresenta così bene. Soffra lui per conto nostro,é il destino che sié scelto. Bel ragazzo, tra l&#8217;altro. Savianoé l&#8217;uomo più strumentalizzato d&#8217;Italia [&#8230;] La voce di Saviano é rimasta invischiata tra scelte fatte più in alto, politiche d&#8217;immagine e &#8220;stato delle cose&#8221; realpolitiko: Saviano con Shimon Peres con Donnie Brasco con Salman Rushdie con Veltroni, Saviano alla scuola di formazione del PD nel Mezzogiorno e così via.<br />
Dev&#8217;essere ben chiaro che Saviano non può comportarsi in altra maniera: ha davvero bisogno di questa ossessionante presenza pubblica, di questo over-statement di solidarietà anche pelosa, perché gli garantisce incolumità. Il paradossoé che, dietro il cordone sanitario, lo scrittore svanisce e resta solo il testimonial [&#8230;] Saviano dovrà lottare con le unghie e con i denti per ri-conquistarsi come scrittore.</p></blockquote>
<p style="text-align: left;">Da qualche settimana, sui giornali e in rete, circola <a href="http://current.com/current-it-blog/92342102_saviano-racconta-saviano.htm">una pubblicità</a>, un&#8217;immagine che abbiamo fin da subito trovato molto vera e perciò raggelante, perfetta rappresentazione del dispositivo che ri-produce Saviano come soggetto non libero.</p>
<p>Dal 2006, per continuare a vivere, Saviano ha dovuto agire perché non calasse l&#8217;attenzione: gli é toccato  essere sempre visibile, essere una presenza costante nella sfera pubblica. In ogni momento, il forte rischio era che questo sovra-apparire lo inflazionasse, gli facesse perdere potenza.</p>
<p>Di fronte a un calo di potenza, la tentazione é di rispondere &#8220;aumentando la dose&#8221;, per ottenere un effetto in un&#8217;opinione pubblica sempre più assuefatta e &#8220;tollerante&#8221;. Solo che, aumentando la dose, il problema si ripropone a un livello più alto e quindi più impegnativo, meno gestibile.<br />
Questo é il dilemma, e Saviano ne é sempre stato conscio: non é un caso che abbia spesso tentato di scartare, che sia sempre tornato a insistere sulla &#8220;scrittura&#8221;, sullo scrittore. Era il suo modo di fare resistenza, di non far chiudere il dispositivo, di non farsi legare definitivamente.</p>
<p>Bene, può darsi che Saviano abbia trovato lo spiraglio. Può darsi che l&#8217;acuirsi della contraddizione-Mondadori gli stia fornendo un inedito spazio di espressione non pre-ordinata. Forse il dispositivoé entrato in una crisi almeno passeggera, perché sotto i nostri occhi Saviano &#8220;Ë diventato quel che é&#8221;. Mai come ora, mai in modo tanto eclatante, Saviano é stato quello che vediamo nella risposta a Marina Berlusconi: un uomo libero. Anche nella reclusione che sconta, un uomo libero. Comunque vada a finire con Mondadori, comunque vada a finire in generale, in questo momento Saviano é  libero.</p>
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