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	<title>YPG &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Ultimi appunti su Kobane</title>
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		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Oct 2014 10:11:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Helena Janeczek Allora: l&#8217;ONU dice che a Kobane si rischia una nuova Srebenica. La Turchia dice che in città sono rimasti solo i combattenti e le combattenti dell&#8217;YPG, ossia militanti di un&#8217;organizzazione terroristica, e su quella base ha rifiutato persino la creazione di un cordone umanitario verso il proprio territorio. Il comando centrale USA [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/10/Al-di-qua-di-Kobane-300x199.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/10/Al-di-qua-di-Kobane-300x199.jpg" alt="Al-di-qua-di-Kobane-300x199" width="300" height="199" class="alignleft size-full wp-image-49212" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/10/Al-di-qua-di-Kobane-300x199.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/10/Al-di-qua-di-Kobane-300x199-120x80.jpg 120w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Allora: l&#8217;ONU dice che a Kobane si rischia una nuova Srebenica.<br />
La Turchia dice che in città sono rimasti solo i combattenti e le combattenti dell&#8217;YPG, ossia militanti di un&#8217;organizzazione terroristica, e su quella base ha rifiutato persino la creazione di un cordone umanitario verso il proprio territorio.<br />
Il comando centrale USA (se non mi confondo) si colloca su una posizione intermedia e dirama cifre basse dei civili ancora intrappolati in città: 700 ca.<span id="more-49211"></span></p>
<p>Però, secondo altre fonti, tipo quelle ONU, ce ne sarebbero molti di più nei dintorni.<br />
Allora vai con il balletto di numeri: perché è la conta preventiva delle vittime che determina se stiamo assistendo a quella cosa inaccettabile che è la ripetizione di un genocidio.<br />
La perversione di questa logica diventa piuttosto evidente se si guarda come a Kobane è stata sinora gestita la faccenda.<br />
Nei giorni e nelle settimane precedenti di questo assedio che dura da quasi un mese, i combattenti curdi hanno avuto cura di far evacuare gran parte dei civili dalla zona del conflitto. Inoltre la Turchia si è fatta carico e anche vanto di centinaia di migliaia di profughi accolti oltre confine.<br />
Così si è scoperto solo nell&#8217;ultima settimana con i carri turchi fermi immobili, con la frontiera bloccata sia per chi cerca ancora di fuggire, sia per chi invece è partito per rinforzare le fila dei difensori di Kobane, che l&#8217;accoglienza dei civili fa parte di un disegno che prevede la caduta della città, ma che vuole pararsi il culo (scusate il termine) dalla corresponsabilità in un massacro che agli occhi dell&#8217;opinione pubblica mondiale possa assumere una dimensione alla Srebenica.<br />
Questa, immagino, sarà stata una preoccupazione condivisa dalle forze occidentali che infatti fino a qualche giorno fa non sembravano preoccupate di dover intervenire lì con l&#8217;appoggio aereo, visto che comunque la catastrofe umanitaria sembrava evitata nelle sue peggiori proporzioni.</p>
<p>La cosa fuori dagli schemi è che il mondo si è accorto di Kobane non perché ricettacolo di future vittime, ma come luogo di una resistenza armata che stava mostrando tutti i crismi anacronistici dell&#8217;eroismo.<br />
Ne sono simbolo le miliziane curde, queste donne e ragazze che incarnano a primo colpo d&#8217;occhio tutto ciò che si oppone ai cliché su donne e islam, tenendo conto che in modo assai semplificato è propio l&#8217;immagine delle donne nascoste dal burqa (o meglio dal niqab) a simboleggiare l&#8217;oppressione inaccettabile del fondamentalismo (o dell&#8217;islam tout court) per l&#8217;Occidente.<br />
In pratica: se non ci fossero state queste interpreti di un rifiuto radicale a rassegnarsi al ruolo della vittima, queste donne che reclamano di voler vivere e morire combattendo per la loro terra e la loro libertà, Kobane sarebbe caduta nella disattenzione generale.<br />
Il fatto che faranno la brutta fine che si sono scelte &#8211; loro e i difensori maschi, curdi e non solo curdi &#8211; dovrebbe far riflettere su quanto sia sbagliato sentirsi chiamati in causa soltanto per la difesa delle vite nude e inermi e non altrettanto rispetto ai diritti e ai desideri (di libertà, giustizia, uguaglianza) dei popoli e dei singoli &#8211; donne e uomini che siano, ovunque essi siano.<br />
Non è solo questione di riconoscersi ancora in comuni idee e aspirazioni, quanto anche la sensazione elementare e inquietante che chi si allarma e si indigna soltanto per un gran numero di morti trucidati, magari è pure lui piuttosto morto dentro.</p>
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