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		<title>La moglie, il marito e lo zerbino</title>
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di<br />
<strong>Francesco Forlani</strong></p>
<p>E&#8217; l&#8217;unica cosa di una casa che ti appartiene e non ti porti via ad ogni trasloco. Dalla scritta in filigrana, prestampata, incisa, Bienvenue, Welcome, ¡Hola, Salve! Steveme scarse à fetient&#8217;, capisci dove e quando comincia il viaggio. Mai dove finisce. Ecco perché al contrario delle città che ti dicono inizio e fine, Benvenuto e Arrivederci, a seconda da dove si arrivi, dal senso di marcia, le case ti danno solo il benvenuto. Sullo zerbino dell&#8217;inquilino del piano di sotto, in rue des récollets, vicino al Canal st Martin (Paris) Patrick ci pisciava ogni volta che tornava ubriaco, per fargli un dispetto. Era la sua personale rivolta all&#8217;insofferenza spesso ingiustificata di quello scassaminchia del vicino. Essì! diciamolo pure, che non è per il fatto che tu mi sia vicino che ci ameremo.<br />
<span id="more-18069"></span><br />
Sullo zerbino si resta un tempo infinito, ad ogni primo invito, senza la determinazione di un testimone di Geova o di un addetto dell&#8217;Enel, quando sei innamorata, quando sei preso da quella nuova amicizia, e devi invocare ogni dio perché ti dia la forza di alzare il dito, suonare il campanello.<br />
Sullo zerbino resti a lungo, se hai veramente amato quel posto, quando hai gridato al mondo intero oltre che a lei, e ai vicini, come a lui, che ormai sei già lontana, che lei ti ha perduto, come una fiche giocata per inesperienza a un tavolo da gioco che non ti meritava. E sbatti la porta che quasi si stacca dallo stipite. Primogenito gesto, dell&#8217;abbandono. Così sospeso, ti assale una profonda nostalgia. Ignoranza di quello che succede nel luogo che era stato tuo. Allora esiti a lasciare quel pezzo di terra, l&#8217;isola, la zattera intessuta di grani di polvere o di plastica. C&#8217;è scritto benvenuto, lì sopra. Significa destino  e non si può dire di no al destino. La mano ridiventa leggera, accarezza la porta. Le nocche fanno a gara a chi toccherà per prima il cuore di chi è dall&#8217;altra parte del muro. Di chi ti ha sentito respirare e ha atteso.<br />
Ecco perché quando la porta si apre lei ti salta al collo, lui ti serra forte. Perché sei il fiore che non ha perduto il suo profumo. Perché è bene quel che comincia bene. Benvenuti, amici! </p>
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