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	<title>Zero Zero Zero &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>note book : Roberto Saviano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 06:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Giangiacomo Feltrinelli Editore]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Saviano]]></category>
		<category><![CDATA[Zero Zero Zero]]></category>
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					<description><![CDATA[da Zero Zero Zero di Roberto Saviano La ferocia si apprende Mi chiedo da anni a che cosa serva occuparsi di morti e sparatorie. Tutto questo vale la pena? Per quale ragione? Ti chiameranno per qualche consulenza? Terrai un corso di sei settimane in qualche università, meglio se prestigiosa? Ti lancerai nella battaglia contro il [&#8230;]]]></description>
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<p>da <a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788807030536/ZeroZeroZero/Roberto_Saviano.html">Zero Zero Zero</a><br />
di<br />
<strong>Roberto Saviano</strong> </p>
<p><strong>La ferocia si apprende</strong></p>
<p>Mi chiedo da anni a che cosa serva occuparsi di morti e sparatorie. Tutto questo vale la pena? Per quale ragione? Ti chiameranno per qualche consulenza? Terrai un corso di sei settimane in qualche università, meglio se prestigiosa? Ti lancerai nella battaglia contro il male, credendoti il bene? Ti daranno lo scettro di eroe per qualche mese? Guadagnerai se qualcuno leggerà le tue parole? Ti odieranno quelli che le hanno dette prima di te, ignorati? Ti odieranno quelli che non le hanno dette, quelle parole, o le hanno dette male? A volte credo sia un’ossessione. A volte mi convinco che in queste storie si misura la verità. Questo, forse, è il segreto. Non segreto per qualcuno. Segreto per me. Nascosto a me stesso. Tenuto in disparte nelle mie parole pubbliche. Seguire i percorsi del narcotraffico e del riciclaggio ti fa sentire in grado di misurare la verità delle cose. Capire i destini di un’elezione politica, la caduta di un governo. Ascoltare le parole ufficiali inizia a non bastare. Mentre il mondo ha una direzione ben precisa, tutto sembra invece concentrarsi su qualcosa di diverso, magari di banale, di superficiale. La dichiarazione di un ministro, un evento minuscolo, il gossip. Ma a decidere di ogni cosa è altro. Questo istinto è alla base di tutte le scelte romantiche. Il giornalista, il narratore, il regista vorrebbero raccontare com’è il mondo, com’è veramente. Dire ai loro lettori, ai loro spettatori: non è come pensavi, ecco com’è. Non è come credevi, adesso ti apro io la ferita da cui puoi sbirciare la verità ultima. Ma nessuno ci riesce mai completamente. Il rischio è credere che la realtà, quella vera, quella pulsante, quella determinante, sia completamente nascosta. Se inciampi e ci caschi, inizi a credere che tutto sia cospirazione, riunioni segrete, logge e spie. Che qualsiasi cosa non sia mai accaduta come sembra. Questa è l’idiozia tipica di chi racconta. È l’inizio della miopia di un occhio che si ritiene incontaminato: far quadrare il cerchio del mondo nelle tue interpretazioni. Ma non è così semplice. La complessità sta proprio nel non credere che tutto sia nascosto o deciso in stanze segrete. Il mondo è più interessante di una cospirazione tra servizi di intelligence e sette. Il potere criminale è una mistura di regole, sospetto, potere pubblico, comunicazione, ferocia, diplomazia. Studiarlo è come interpretare testi, come diventare entomologo. </p>
<p>Eppure, nonostante tutti i miei sforzi, non mi è chiaro perché si decida di occuparsi di queste storie. Soldi? Fama? Gradi? Carriera? Tutto infinitamente meno rispetto al prezzo da pagare, al rischio e all’insopportabile mormorio che accompagnerà i tuoi passi, ovunque tu vada. Quando riuscirai a raccontare, quando capirai come rendere accattivante il racconto, quando saprai esattamente dosare stile e verità, quando le tue parole usciranno dal tuo torace, dalla tua bocca e avranno un suono, tu sarai il primo a provarne fastidio. Sarai tu il primo a odiarti, con tutto te stesso. E non sarai l’unico. Ti odierà persino chi ti ascolta, cioè chi sceglie di farlo senza alcuna costrizione, perché gli mostri questo schifo. Perché si sentirà sempre messo dinanzi a uno specchio: perché io non l’ho fatto? Perché non l’ho detto? Perché non l’ho capito? Il dolore si fa acuto e l’animale ferito spesso attacca: è lui che mente, lo fa per depistare, per corruzione, per fama, per soldi. Raccontare il potere criminale ti permette di sfogliare come libri palazzi, parlamenti, persone. Prendi un palazzo di cemento e lo immagini come costruito da migliaia di pagine, e più puoi sfogliare quelle pagine più puoi leggere quanti chili di coca, quante tangenti, quanto lavoro nero ci sono in quella struttura. Immagina di poter fare così con tutto ciò che vedi. Immagina di poter sfogliare qualunque cosa sia intorno a te. A quel punto potrai capire molto,ma arriverà un momento in cui vorrai tenere chiusi tutti i libri. In cui non ne potrai più di sfogliare le cose.<br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/zero.jpg"><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/zero-300x300.jpg" alt="zero" width="300" height="300" class="alignright size-medium wp-image-45495" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/zero-300x300.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/zero-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/zero-1024x1024.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/zero-60x60.jpg 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/zero.jpg 1500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Puoi pensare che occuparti di tutto questo sia un modo per redimere il mondo. Ristabilire la giustizia. E magari in parte è così. Ma forse, e soprattutto in questo caso, devi anche accettare il peso di essere un piccolo supereroe senza uno straccio di potere. Di essere in fondo un patetico essere umano che ha sovrastimato le sue forze solo perché non si era mai imbattuto nel loro limite. La parola ti dà una forza assai superiore a quella che il tuo corpo e la tua vita possono contenere. Ma la verità, ovviamente la mia verità, è che c’è solo un motivo per cui decidi di star dentro a queste storie di mala e trafficanti, di imprenditoria criminale e stragi. Fuggire ogni consolazione. Decretare l’inesistenza assoluta di qualsiasi balsamo per la vita. Sapere che quello che saprai non ti farà stare meglio. Eppure cerchi continuamente di saperlo. E quando lo sai inizi a sviluppare un disprezzo per le cose. E per cose intendo proprio le cose, la roba. Vieni a sapere immediatamente come vengono fatte le cose, qual è la loro origine, come vanno a finire.<br />
E anche se stai male ti convinci che questo mondo puoi capirlo davvero solo se a queste storie decidi di star dentro. Puoi essere un divulgatore, un cronista, un magistrato, un poliziotto, un giudice, un prete, un operatore sociale, un maestro, un militante antimafia, uno scrittore. Puoi saper far bene il tuo mestiere, ma questo non significa necessariamente che tu per vocazione, nella tua vita, voglia star dentro a queste vicende. Dentro significa che ti consumano, che ti animano, che bacano ogni cosa del tuo quotidiano. Dentro significa che hai nella testa le mappe delle città con i cantieri, le piazze dello spaccio, i luoghi dove si sono siglati patti e dove sono avvenuti omicidi eccellenti. Non ci sei dentro solo perché stai in strada o ti infiltri come Joe Pistone per sei anni in un clan. Ci stai dentro perché sono il senso del tuo stare al mondo. E da anni ho deciso di starci dentro. Non solo perché sono cresciuto in un territorio dove tutto era deciso dai clan, non solo perché ho visto morire chi si era opposto al loro potere, non solo perché la diffamazione scioglie nelle persone qualsiasi desiderio di opporsi al potere criminale. Stare dentro ai traffici della polvere è l’unica prospettiva che mi abbia permesso di capire le cose fino in fondo. Guardare la debolezza umana, la fisiologia del potere, la fragilità dei rapporti, l’inconsistenza dei legami, la forza immane del danaro e della ferocia. L’assoluta impotenza di tutti gli insegnamenti volti alla bellezza e alla giustizia di cui mi sono nutrito. Mi sono accorto che la coca era il perno attorno a cui ruotava tutto. La ferita aveva un nome solo. Cocaina. La mappa del mondo si tracciava sì con il petrolio, quello nero, quello di cui siamo abituati a parlare, ma anche con il petrolio bianco, come lo chiamano i boss nigeriani. La mappa del mondo si costruisce sul carburante, quello dei motori e quello dei corpi. Il carburante dei motori è il petrolio, il carburante dei corpi è la coca.</p>
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