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	<title>Zonacontemporanea &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>3 poesie da Habeas Corpus</title>
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		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2016 13:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[habeas corpus]]></category>
		<category><![CDATA[pasquale vitagliano]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[renata morresi]]></category>
		<category><![CDATA[Zonacontemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[di Pasquale Vitagliano &#160; Monologo in vece di Buzz Aldrin Mi sono fermato a lungo a pensare se se ne debba parlare, raccontare l’esperienza unica, sconosciuta prima e adesso irripetibile di camminare sulla luna, sul suo suolo, il terreno, non la terra, il suolo della luna. Quasi ne ho dimenticato la sensazione, del primo passo, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/01/buzz1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-59339" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/01/buzz1.jpg" alt="buzz" width="363" height="352" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/01/buzz1.jpg 363w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/01/buzz1-300x291.jpg 300w" sizes="(max-width: 363px) 100vw, 363px" /></a></p>
<p style="text-align: right;">di <strong>Pasquale Vitagliano</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Monologo in vece di Buzz Aldrin</em></p>
<p>Mi sono fermato a lungo a pensare se<br />
se ne debba parlare, raccontare l’esperienza unica,<br />
sconosciuta prima e adesso irripetibile<br />
di camminare sulla luna, sul suo suolo,<br />
il terreno, non la terra, il suolo della luna.<br />
Quasi ne ho dimenticato la sensazione,<br />
del primo passo, come sulla sabbia,<br />
ma meno duro, meno solido l’impatto.<br />
E’ stato diverso il mio passo da quello di Colombo.<br />
Anche quella era terra, la terra, la spiaggia bagnata,<br />
il riflusso dell’acqua, eppure uguale alla luna.<br />
Ma lui ha poi fatto passi stabili. Non è stato lo stesso<br />
per me. Era come muoversi nell’acqua su un fondale senza mare,<br />
ma intorno tutto era storto, il terreno, non la terra, il suolo della luna.<br />
Sarebbe stato utile raccontare questa esperienza unica,<br />
la prima, un inizio, la nascita, un tempo nuovo, se fosse<br />
stata ripetuta, ripetibile, narrabile appunto come una storia nuova,<br />
invece è rimasta unica, sola, isolata nella memoria e nelle immagini<br />
che non mi appartengono più. Mi è sempre più difficile ricordare<br />
quello che ho provato, quel primo passo, l’approdo, anche se<br />
chiudo gli occhi le immagini si dissolvono ogni volta più rapidamente.<br />
Adesso comincio a comprendere il silenzio di Aldrin.<br />
Perché lui non ne abbia mai parlato. Perché ha scelto di tacere.<br />
La sua è stata una scelta pratica. La mia non lo è stata per niente.<br />
Anche perché, se ci penso, credo che sulla luna io non ci sia mai stato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Enigmi alieni</em></p>
<p>Ho passato l’estate a cercare antichi alieni,<br />
altera la luna non sa chi siano loro,<br />
e chi sia io disteso sul divano e lo sguardo<br />
oltre la finestra illuminata nel buio della sera.<br />
Se non fosse mito o leggenda ma un fatto vero<br />
che Prometeo è sceso sulla terra per farci nascere,<br />
che anche Osiride è risorto dopo tre giorni per tornare a casa,<br />
che l’albero della vita altro non è che la scala genetica,<br />
il problema non sarebbe risolto perché mai sapremmo<br />
il loro vero nome, quello che non gli abbiamo dato noi.<br />
Non sapremmo mai il loro primo nome, quello della nascita,<br />
malgrado il gene della parola, quel foxp2 che Dio ci ha<br />
iniettato qualunque sia il suo nome il tetragramma impronunciabile<br />
o l’illeggibile nome degli dei antichi, alieni comunque alla terra.<br />
Allo stesso modo finiremo noi alienati dalle nostre stesse forme di vita,<br />
comprendendo che l’ufologia è la tappa finale del materialismo marxista,<br />
prodotti noi stessi di questa immane raccolta di merci che è cominciata<br />
nel cielo dove gli dei esistono davvero e potrebbero essere fatti<br />
della stessa materia dei tegami.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Via dai canili</em></p>
<p>Non si riusciva a sentire<br />
l’ecolalia dei fiumi<br />
ingessati sui corrimano<br />
di case, delle case interminabili,<br />
ci sono più case che abitanti,<br />
e dove manca l’acqua, mancano<br />
anche le case, sono solo quattro muri.<br />
Senza margini sono gli storpi,<br />
senza contorno, i tronchi alla deriva<br />
sui fiumi, le acque, i fanghi.<br />
Il fango, la melma delle città,<br />
le deiezioni che non si controllano più,<br />
chiamala merda questa natura pura,<br />
che non riesci a educare perché lo stesso<br />
la vita è inesorabile quando scorre cieca,<br />
il cibo, la sete, il fango, le feci sotto la neve.<br />
Gli altri, gli abitanti, si sono messi in mezzo,<br />
hanno fatto delle loro case il campo di forza,<br />
il punto focale dell’ordine costituito, che tutto<br />
doveva girarci intorno, deviare, restare immobile<br />
sui corrimano se non sbattendo continuamente il capo.<br />
Il capo, su e giù, le forze sono rimaste altrove, fuori campo,<br />
oltre gli argini, sopra le tettoie e sotto le tavernette perbene.<br />
Diversamente abile è questa natura che ci ignora<br />
e non riesce a adeguarsi alle nostre misure, e grida,<br />
grida, borbotta, vomita, si scuote, ingoia, defeca,<br />
divora, inonda, terrificante, inonda, piscia, e se la fa addosso,<br />
assolutamente sorda, sorda e incapace di essere perbene.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pasquale Vitagliano, <em><a href="http://www.zonacontemporanea.it/habeascorpus.htm" target="_blank">Habeas Corpus</a></em> (Zona, 2016).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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