Prima vennero a prendere gli zingari

lega1.jpg di Gianni Biondillo

Partiamo da un dato incontrovertibile: la Lega, da quattro legislature, amministra, insieme ai suoi alleati, la città di Milano, in una condizione politica davvero unica, con la regione saldamente nelle mani di Formigoni da circa un decennio e con, alle spalle, il governo di centro destra con la più lunga legislatura repubblicana, quello di Berlusconi. Se c’era un problema di sicurezza, questa gente che oggi lancia allarmi e organizza ronde, avrebbe avuto tutte le condizioni ideali per risolverlo. Se c’era. E se, soprattutto c’era la voglia di risolverlo. Perché, per come la vedo io, non c’è nessuna voglia di risolvere un bel niente. Perché a questi attivisti della passeggiata nei campi nomadi, i rom fanno comodo; se non esistessero dovrebbero inventarli. Sono il nemico che manca, il cattivo, l’orco, l’uomo nero. Sono il male necessario, sono i differenti, i diversi, i mostri, quelli fuori dal cerchio comunitario, gli altri. Se non ci fossero gli altri non ci saremmo noi. Se non ci fossero i nemici non definiremmo gli amici. E gli amici degli amici.
Dare addosso all’immigrato oggi non conviene, perché gli amici degli amici, spesso imprenditori con la fabrichetta che fa lavorare in nero i neri (che negro non si può dire in pubblico che fa razzista e noi non siamo razzisti) ne hanno un bisogno vitale. E poi i neri sono quelli che violentano le nostre donne, mica quelli che rubano. Inutile ricordare che il 90% delle violenze nei confronti di donne è perpetrato da italiani e, altra cosa che non si dice, che il 75% di donne che subiscono quelle violenze sono straniere.
Quindi non siamo noi ad essere razzisti ma sono loro, gli zingari, ad essere ladri. È da oltre un decennio che, prima fotocopiato, poi direttamente in rete, gira un volantino anonimo con i segni che gli zingari tracciano sulle pulsantiere delle abitazioni per permettere ai loro simili di rubare, al meglio. Ma noi siamo furbi; noi ce ne accorgiamo, noi diffondiamo la notizia. E loro, a quanto pare, sono proprio stupidi, se i segni che usano sono gli stessi da decenni, senza neppure cambiarli dopo essere stati scoperti. Che sia un falso degno dei Protocolli dei savi di Sion, non ha importanza, ora. Ci sono elezioni amministrative a breve, c’è da battere il tamburo, c’è da soffiare sul fuoco, sull’allarme sicurezza, Moratti docet. Allora, ragazzi miei, vi prego, abbiate il coraggio di spingere sull’acceleratore. Ditelo ad alta voce: interniamoli in un campo, bruciamoli, facciamo questo bel sacrificio rituale che ci rimette in pace con noi stessi. Chi li piangerà mai?
Sto esagerando? Risolvere civilmente la convivenza col popolo rom, con chi non ci piace, con chi è troppo diverso da noi, è la differenza che passa dalla democrazia – che se deve “difendersi” punisce eventualmente il singolo per le sue effettive azioni personali – al razzismo, che castiga qualcuno “a prescindere”, per la sua semplice appartenenza ad una etnia, ad un gruppo.
Non andrebbero mai dimenticate le parole del poeta, quando diceva che prima vennero a prendere gli zingari perché rubavano, ma lui zingaro non era e la cosa non gli interessava, poi i comunisti ma lui comunista non era, poi gli ebrei, ma lui ebreo non era. Poi vennero a prendere lui. Ma non c’era rimasto più nessuno a protestare.

[pubblicato in una versione più breve su La Repubblica – Milano di oggi]
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38 COMMENTS

  1. Qualche settimana fa, c’è stata un’irruzione in un insediamento rom a Ponticelli, estrema periferia di Napoli. Estrema non solo in senso geografico. Io abito a San Giovanni a Teduccio, a pochi metri, e non siamo messi meglio. In un quartiere sottomesso e straziato dal racket e dai clan, dove la ragione è diventata superstizione, il problema sono diventati i rom. Nella disperazione di cemento di una periferia, è confortevole sapere che si può ancora calpestare qualcuno pubblicamente. Qualcuno più debole. Aspetto adesso una manifestazione contro i clan della camorra.

  2. no, non stai esagerando,
    a tutto di aggrappa il potere
    i più deboli sempre a pagare
    ma siamo noi, la nostra coscienza

    Che si mostri in prima linea
    impavida, a fare strada.

  3. vero e non stai esagerando no! gli zingari, poi, poco importa che siano rom, sinti o altro – in questi casi più si semplifica meglio è – sono i diversi per eccellenza: e, spiace dirlo, destra o sinistra non fa molta differenza, non sono pochi i “compagni” che ho sentito storcere il naso mentre ne parlavano… l’ossessione identitaria e la sicurezza (ma di chi? e di che cosa?) sono sempre un buon stratagemma quando si è a corto di argomenti
    md

  4. L’ altro giorno camminavo per corso Matteotti, una delle vie princiapli della mia cittò. A un certo punto (sabato, attorno alle unidici di mattina) questa vecchia zingara si accovaccia vicino al marciapiede e, in mezzo al via vai di gente, incomincia a pisciare.
    Ecco: la tolleranza è una bella cosa ma bisogna avere presente le usanze di certi interlocutori…
    Non ho nessuna simpatia per i leghisti. E nemmeno per gli zingari. Ho simpatia solo per le regole di convivenza civile…
    Io poi di orgine sono rumeno, son nato a timisoara e mi sono trasferito da piccolo in Italia. Camminando per Timisoara, una volta mi sono anche beccato uno sputo sulla giacca da una zingarella a cui avevo rifiutato l’ elemosina.
    al signor Biondillo è mai successo?!

  5. @pinco
    beh io sono stato aggredito una volta da un rumeno, ho sorpreso il mio civilissimo padrone di casa lumbard a pisciare in cortile e negli ultimi 44 anni nessuno zingaro mi ha mai dato fastidio… che cosa ne dovrei dedurre?

  6. “Non andrebbero mai dimenticate le parole del poeta, quando diceva che prima vennero a prendere gli zingari perché rubavano, ma lui zingaro non era e la cosa non gli interessava, poi i comunisti ma lui comunista non era, poi gli ebrei, ma lui ebreo non era. Poi vennero a prendere lui. Ma non c’era rimasto più nessuno a protestare”
    sai biondillo
    sarebbe ora che cominciassimo a guardarci dentro per tentare di vedere e smascherare il leghistadimmerda, il razzistadimmerda,che si annida nella nostra anima.
    io anche ce l’ho dentro.
    nessuno ne è immune.
    tutto ciò che non conosciamo ci spaventa, ci fa paura ed è inevitabile che sia così, come è inevitabile che non mi senta tranquilla, e a ragione, allorquando staziona nei pressi della mia abitazione una carovana di zingari.
    che fare? cosa chiedere a chi dovrebbe tutelare la sicurezza e la dignità e la pacifica convivenza di tutti?
    ma chi dovrebbe tutelarci, coloro i quali abbiamo delegato sia a destra che a sinistra preferiscono investire in “progetti” atti ad esportare democrazia, in “missioni di pace” che scaricano tonnellate di bombe sui terroristi a loro molto congeniali, in seggiole e seggioline su cui posare il loro bel culo pagato mensilmente come il reddito di tre anni di vita di un pensionato o lavoratore medio, (35.000 euri netti mensili quello che percepiscono due deputati leghisti delle mie zone, fonte certa, il direttore della banca che conosco personalmente, ove questi figuri depositano il loro stipendio) ecc…ecc…ecc…
    dopodichè mi sembra tutto molto chiaro perchè due più due fa davvero quattro, in questo caso.
    e anche questo è un discorso qualunquista, perchè allorquando si fanno i conti in tasca ai nostri beniamini che finalmente hanno preso un po’ di potere, la risposta è isterica, e bollata di qualunquismo.
    ma, io mi chiedo: cosa fa girare il mondo:
    i soldi e la figa
    tutto il resto mistificazioni
    baci
    la funambola

  7. cara funambola, non so a cosa ti riferissi esattamente quando parlavi del “razzistadimerda” che abbiamo dentro. Io credo però che proprio qui stia una delle differenze sostanziali tra chi vota per un partito apertamente xenofobo e me, che mi reputo “di sinistra”: anch’io magari di fronte a certe situazioni (accattonaggio, furti etc) posso avere un moto istintivo di fastidio o ripulsa o paura verso il “diverso”, ma non fondo su di esso il mio “pensiero” politico, cerco di razionalizzare e superare l’istintiva deriva razzista della mia “pancia”…. se staziona a fianco della mia casa una carovana di zingari, è umano aver un fremito di inquietudine, è razzista convincersi che è pienamente legittimo manifestarla e giustificarla…

  8. Che l’Italia sia un paese razzista, e dei peggiori in quanto non potrebbe nemmeno permetterselo, è un fatto scontato.
    E che la Lega sia un movimento che rappresenta al meglio il peggio di questo paese è altrettanto scontato ( almeno hanno smesso di rompere le scatole ai terroni ).
    Ma è altrettanto scontato che non sempre è facile dividere i colpevoli dagli innocenti.
    Molte tribù nomadi, non so se rom o altro, marcanteggiano in bambini e lattanti come se fossero oggetti da barattare. E li usano per andare a chiedere l’elemosina in giro. Non è tollerabile, in alcun modo.
    Ed è l’unica intolleranza che mi sento di esprimere.

  9. sarebbe anche l’ora che i campi nomadi fossero stabiliti in quartieri normali, e non solo in “estrema periferia” o dove i problemi sociali sono gia’ enormi.

  10. Sono d’accordo con La Funambola, perché è vero che tutti siamo un po’ razzistidimerda. Io, dopo una settimana che vivevo in America, capii che è molto meglio fare la fila davanti ad una cassiera bianca che una di colore, così non me la trovavo incazzata. Sono meccanismi istintuali. Mi comportavo da razzista, “evitavo la situazione” come si dice in Sicilia, mica potevo fermarmi al supermercato e dire alla commessa che io non c’entravo nulla con lo schiavismo! E sono convinta che non sia un caso che alla dogana dell’aeroporto di Los Angeles mettano guardie di sicurezza grassi, meticci e rognosissimi. Credo che ci sia proprio un sistema molto più complesso di quello che possiamo immaginare nello fruttare, provocare reazione e gestire reazione a proprio vantaggio. Noi ci siamo in mezzo. Del resto, come dare torto a Cesare Pastorino quando dice che sarebbe una bella prova quella di fare i campi nomadi ai Parioli invece che nei quartieri di periferia già al collasso per i fatti loro. E’ un sistema in cui noi siamo in mezzo, senza capire né da che parte stare, né con quale ideologia definire noi stessi.

  11. @Dario. Non sono leghista, ma posso quasi supporre con certezza che il partito non sia fondato esclusivamente sul razzismo. Su qualcosa di pericoloso, sì, sull’egosmo, sulla disequità sociale, sull’istinto dell’animale anziché sulla razionalità dell’uomo civile, e in mezzo anche il razzismo.. ma ridurre così i fenomeni mi sembra troppo triste.

  12. “Non andrebbero mai dimenticate le parole del poeta, quando diceva che prima vennero a prendere gli zingari perché rubavano …”
    Era un teologo, ma scriveva come un poeta (quindi era un poeta, dopo tutto…)

    Anni addietro, lavorando in un coordinamento di sfigati (portatori di handicap, galeotti, zingari, ecc.) che cercavano di dare visibilità al concetto di handicap sociale, ho avuto modo di scambiare opinioni col presidente dell’Opera Nomadi di Bologna. Mi diceva che una delel cose che i Rom fanno per vivere è la picocla metallurgia: ad esempio, riparare le pentole degli ospedali, dei bagagli da 50 litri che ricomprarle costa un occhio della testa, e che nessun lattoniere ti ripara perché non gli conviene. Ecco, gli “zingari” fanno questo, ad esempio.

  13. Girolamo,
    tu fai riferimento alle parole del pastore evangelico (deportato, appunto, a Dachau) Martin Niemoeller, per capirci queste:

    Prima vennero per gli ebrei e io non dissi nulla perché non ero ebreo.
    Poi vennero per i comunisti e io non dissi nulla perché non ero comunista.
    Poi vennero per i sindacalisti e io non dissi nulla perché non ero sindacalista.
    Poi vennero a prendere me. E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.

    Parole che hanno influenzato la coscienza di una nazione, che si rileggono anche in Henrich Böll:

    «Quando Hitler andò al potere, i primi che andò a prendere furono sindacalisti, comunisti e socialisti. Ma io non ero né sindacalista, né comunista, né socialista e quindi dissi: “Che me ne frega?”. Poi mandò a prendere i cristiani, protestanti e cattolici e io non ero né protestante né cattolico e dissi: “Che me ne frega?”. Quando andarono a prendere gli ebrei dissi: “Ma io non sono mica ebreo e quindi perché mai mi dovrebbero detestare?”. Il risultato fu che quando vennero a prendere me non c’era più nessuno che potesse protestare per la mia cattura».

    Ma io, da vero fanatico, facevo riferimento, parlando di poeta, a Bertold Brecht, il quale ne ha fatto una sintesi, come dire, universale:

    Prima di tutti vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.
    Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
    Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista.
    Un giorno vennero a prendermi e non c’era rimasto nessuno a protestare…

    Detto ciò, l’angolo del filologo chiude i battenti. Fra 4 ore sveglio la famiglia e la porto dai parenti in meridione. Conviene che dormicchi un po’ anch’io.
    Fate i bravi in mia assenza e buone feste.
    ;-)

  14. Scusate sposto un po’ il tema.
    Tutti (anche qui a occhio) a dire y (sostituite y con la variable che preferite Zingari, negri, extracomnitari, naziskin, ecc ecc) rende la piazza insicura. E mai dico mai è la piazza che rende pericolosi x.

    Assurdo? Secondo me no, oltre a mettere un lampione sarebbe bello che l’amministrazione provi anche a far vivere una piazza. Cercate di dare energia, far sorridere con un libro, una birra, un film, un ballo liscio nel lorenteggio (zona come un’altra), portiamo i gang nell’hinterland. Mega festival in zone note o benstanti servono e come. Ma la sicurezza secodno me parte dalla vitalità, zone lasciate morire alimentano malessere.
    Non limitiamoci a uccidere le zanzare, bonifichiamo le latrine.
    La cultura (scrittori, musicisti, organizzatori ecc ecc) può molto.
    Ognuno porti il suo fiore. Qualcosa (qualunque cosa sia sarà meglio delle ronde e del populismo di bassa lega) succederà
    Leonardo

  15. in questo florilegio di citazioni dotte ne aggiungo una presa da “Stato di Paura”. C’era una signora di Via Corelli che ha detto: “Io non ero razzista, mi hanno fatto diventare razzista perché sono loro i razzisti”. Che voleva dire la signora mia?

    I Rom, certo, non sono ‘razzisti’. In un certo senso sono abituati a mediare, a (dis)integrarsi nell’invisibilità e nella esclusione. Secoli di persecuzioni ti insegnano qualcosa.

    Ma quegli altri che Rom non sono e che arrivano in Italia e ne disprezzano i valori democratici, le mignotte bianche, l’economia ‘bbrea, dimenticandosi di venire da Paesi perlomeno assoluti, Stati semifalliti dove le donne valgono meno di zero e l’economia è allo sfascio, be’, in questo caso il discorso è un po’ diverso.

    Senza nulla togliere ai bastardissimi leghisti nordisti lombardi veneti che sull’immigrazione ci campano e ci hanno campato sempre. Resta il fatto che il razzismo non è a senso unico.

  16. Per MARIO DOMINA che mi faceva una domanda:
    ne deduco che segni di inciviltà e delinquenza si possono trovare in qualsiasi gruppo sociale o etnia. ma negli zingari, generalizzando, di più…
    Perchè generalizzare, dirà lei?!

    in questi giorni leggevo le lettere di John Fante 1932- 1981 (edizione fazi) e le consiglio di dare un occhiata alla terrificante descrizione che a pag. 385 fa degli italiani, a un amico americano.
    Pur non paragonandomi a Fante rivendico il diritto, nel mio piccolo, di generalizzare… sbagliando, magari… nell’ intento di descrivere i ROM e i loro difetti per come io li ho conosciuti
    Considerando che vengo da un paese, la romania, in cui ne vivono circa due milioni…

  17. al di là dei razzismi e degli orrendi leghismi, e consapevole che, messo alla prova, potrei rivelarmi razzista come molti di quelli che oggi magari stigmatizzo, dico che i rom nelle città costituiscono un problema oggettivo, che è sbagliato far finta di ignorare o affrontare in modo totalmente ideologico, cioè rivestendolo di un dover essere che alla prova dei fatti, cioè del contatto stretto con gli insediamenti rom, di solito crolla miseramente per incompatibilità ambientale.

  18. mon dieu, non so se con le città siano più incompatibili i rom o i suv, di certo la mia sicurezza personale, visto che circolo prevalentemente in bicicletta, è messa a repentaglio molto più dai secondi che dai primi…

  19. Non c’è bisogno di internarli, non so se vi ricordate la soluzione adottata anni fa dal comune di Cernusco sul Naviglio (Giunta leghista), mio paese natale: fece spargere di letame il prato dove ogni anno si fermavano i Rom…

  20. io fale solo amole lungo, dieci dola amole lungo, io chiedele te galbiati dieci dola amole lungo, dieci dola amole lungo, io volele solo dieci dola amole lungo.

  21. io tashtego solo amole lungo, tu tashtego uomo celta età dale dieci dola pel amole lungo, dieci dola amole lungo tashtego.

  22. Ciao Gianni
    divertiti al sud, con la famiglia, mi raccomando!
    Buona Pasqua!
    bacioni
    carla

  23. qui da noi, sono arrivati molti albanesi
    senza contare i marocchini
    quando c’è mercato….

  24. Gianni, quando torni???
    questa mattina ho visto il tuo ultimo libro alla Media World di Lecco….editore Tea…..meraviglioso!
    torna presto!

  25. a :-),
    eviterei commenti di questo tipo, se è possibile. Tu insulti, noi gestori del sito ci andiamo di mezzo.

    a Carla,
    Ad essere precisi era il penultimo. E dal 24 maggio sarà il terzultimo.

  26. ciao Gianni, finalmente!
    ti sei divertito spero tanto!
    hai detto 24 maggio
    dove quando come?
    dimmi…..

  27. Sig. Zineiuzingerenonmiricordocosa….
    ma a lei
    gliel’hanno insegnata l’educazione?

  28. io non capire lincua austriaca dura come cemento armato!
    quinti como fare????
    antare dormire che è meglio…zicuro come oro!

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GIANNI BIONDILLO (Milano, 1966), camminatore, scrittore e architetto pubblica per Guanda dal 2004. Come autore e saggista s’è occupato di narrativa di genere, psicogeografia, architettura, viaggi, eros, fiabe. Nel 2011 il romanzo noir I materiali del killer ha vinto il Premio Scerbanenco. Nel 2018 il romanzo storico Come sugli alberi le foglie ha vinto il Premio Bergamo. Scrive per il cinema, il teatro e la televisione. È tradotto in varie lingue europee.