Il pisello di fuori, la notizia, l’oblio di sé

penis-3.jpg di Andrea Inglese

Se ripenso un attimo alla mie vicende scolastiche, dalle elementari fino al liceo, in termini di infrazioni penali, penso che avrei potuto totalizzare almeno dieci anni di carcere. Senz’altro gli “atti osceni” l’avrebbero fatta da padrone, in quanto a tipologia di reato. Penso anche che almeno un terzo degli alunni di tutte le classi in cui sono stato avrebbero puntualmente condiviso con me tale destino. La prima denuncia avrei potuto collezionarla in seconda elementare quando, in refettorio, abbassai i calzoncini al fratello piccolo della mia giovane maestra, che mi sgridò poi inferocita. Ma i veri maxiprocessi si sarebbero svolti soprattutto a partire dalla terza media. La terza media corrispose, per noi alunni, ai grandi trionfi pubici, ossia alle più svariate e assidue esibizioni, in aula, della nostra peluria, dei nostri piselli in erezione, e delle tracce di sperma su lembi di camicia, fazzoletti, o altro.

Ovviamente solo un’élite ben selezionata si dedicava a queste faccende, il gruppetto dei più audaci e ribelli, di coloro che erano già addentro, almeno sul piano dell’imitazione, alle grandi faccende post-puberali: bestemmie, feste con musica e prime sbronze, motorini ultimo grido, e avventure dai contorni enigmatici con ragazze più grandi. Ricordo ancora quando il gruppo dei fighi della classe, ai quali appartenevo, almeno in termini di mole di casino prodotto durante le lezioni, mi intimò di mostrare pubblicamente l’uccello. Tutto ciò durante una normale lezione di italiano o geografia. D’altra parte, i fighi si collocavano fatalmente nelle ultime file di banchi, dove ogni tipo di atto osceno in luogo pubblico era agevolmente realizzabile. Preso dalla classica ansia di competizione, decisi di andare in bagno per procurarmi una degna erezione. Così feci, e tornai poi al mio banco pronto ad esibirmi. Qualcuno volle ironizzare: “La prossima volta l’Inglese lo avvertiamo nell’ora di matematica, così ha tempo di prepararsi”. Ma nonostante la malevola battuta, nessuno ebbe formalmente niente da ridire: l’uccello era stato estratto, e durante la lezione. Non si poteva pretendere di più per rinnovarmi la patente di figo tra i fighi.

Di certo i miei atti osceni appaiono un po’ sbiaditi, se penso a quelli riportati dalla straordinaria sequenza sulla vita scolastica in Amarcord di Fellini. Non io e nessuno dei mie compagni eguagliò mai quel gruppo di alunni che, utilizzando come acquedotti di fortuna delle cartine geografiche arrotolate, fecero scivolare fin sotto la lavagna il getto d’urina della teppa della classe, posto all’ultimo banco. Non vidi mai con i miei occhi né ricordo di aver sentito celebrare delle pisciate in classe, sia in forma diretta sia supportate da canalizzazioni. Certo che oggi anche Fellini, per quella scena, avrebbe potuto essere denunciato per pornografia.

Cosa pensare nel momento in cui anche i rituali puberali e post-puberali vengono trattati in termini polizieschi, come reati da punire attraverso processi? Me lo chiedo leggendo una notizia apparsa sui quotidiani di ieri. La Repubblica la presentava così, nelle pagine nazionali di cronaca: “Atti osceni a scuola, bufera in Campania. Una professoressa accusata di concorso.” L’autore dell’articolo sceglie questo attacco in medias res: “Hanno tirato giù la lampo dei jeans esibendo gli organi genitali per poi sfidarsi sulle rispettive misure. Una scena che sembra uscita dal film American pie”. Già alla seconda frase, il lettore è fuorviato. Perché mai il recente e statunitense American pie e non invece il nostrano e classico Amarcord? E perché questo piccolo inserto cripto-sociologico che non ha alcun legame con la vera sociologia e tanto meno con il semplice buon senso? La solita solfa della gioventù pervertita dalla TV e dal cinema… Come se nel medioevo, senza internet e TV, i giovani non esibissero i loro uccelli… Ma questo è un dettaglio nell’infernale ingranaggio che si può mettere in moto a partire da un fatto così banale. Nel momento in cui, in seguito a denuncia, scatta la macchina poliziesca, scatta anche la macchina giornalistica: la notizia incombe funesta e allucinatoria sul “piccolo fatto vero”.

Due regimi discorsivi s’impossessano di questo fatto, ma sono due regimi discorsivi del tutto sproporzionati ad esso: il regime del linguaggio giuridico e quello del linguaggio scandalistico. Una volta scivolati in queste maglie, non c’è che la presunzione di colpevolezza (la supplente è subito presentata come “complice”, ecc.), la scomparsa delle differenze, la confusione, il gran nero di seppia. Un nuovo tassello in quell’obbrobrio che è la scuola italiana, novello luogo di tutte le perversioni sessuali, di tutte le forme di crudeltà e tortura. E infatti, sulla stessa pagina di Repubblica, un trafiletto riporta con zelo “I precedenti: la prof che si fa palpeggiare in classe e finisce su You Tube, la supplente che viene sorpresa in atteggiamenti intimi con uno studente, la docente accusata di usare un linguaggio a ‘luci rosse’”. Siamo penetrati nel “girone scuola”, che per anni non ha interessato né i politici né la società, finché si trattava di ragionare sul merito delle questioni istituzionali importanti (assunzioni, contratti, programmi, metodi, risorse, stipendi, ecc.). Ora però si è aperto un nuovo e ben più attraente filone, quello dei comportamenti sessuali, visti ovviamente attraverso l’attuale buco della serratura: il filmino telefonico. Ma a sollecitare l’attenzione, vi è pure l’intreccio poliziesco: l’inchiesta e il processo. Bullismo e porno-lezioni, grazie a questi due temi la scuola è finalmente sotto i riflettori. Una volta all’anno, qualche coscienzioso giornalista fa il punto della situazione su questioni “marginali”: numero di precari, caos legislativo, inferno della graduatorie, disagio psichico del corpo docente per motivi professionali, ecc. Roba di pochissimo interesse. Poi si torna a bomba, con tette, culi & manette.

Ricordo di aver visto il novembre scorso, a “Studio aperto”, uno speciale dedicato ad un blog di alunni, che “davano i voti ai loro professori”, ma secondo la logica di una hit-parade di Paperissima. Ecco allora una serie di brevi video – chissà quanto autentici – di sregolatezze del corpo docenti: professori filmati di nascosto dagli alunni mentre ballano in aula, o cantano, o si mettono la maschera di Topolino, ecc. Insomma, si torna ad Amarcord, ma in versione trash, senza nessun’ombra di quella nostalgia per la scuola che pur è percepibile nelle pieghe del grottesco felliniano. Ma il punto è un altro: finalmente la TV – quella berlusconiana in particolare – può prendersi la rivincita sull’istituzione scolastica: “Tu, scuola pubblica, pensavi di poter costituire un polo alternativo in termini educativi ai valori che io, TV, veicolo, e invece eccoti ridotta ai docenti-pagliacci, alla lezione-spazzatura. Tu non sei meglio né diversa da me: sei proprio come me!”

Screditare i docenti e criminalizzare gli alunni, questo mi sembra l’esito di vicende come quella segnalata ieri da Repubblica. Ma tutto questo non riguarda solo il destino della scuola, ma il modo in cui è ancora possibile comprendere in forma sensata delle esperienze cruciali, per l’esistenza umana, come quelle legate alla sessualità. E tra queste esperienze c’è anche quella del gruppo di ragazzi che, in classe, fanno a gara a chi ce l’ha più lungo. In una situazione normale, ossia extrapoliziesca e extrascandalistica, sia gli alunni giovani sia i prof adulti sanno quali proporzioni dare ad eventi del genere. L’abilità del giovane sta tutta nel non farsi scoprire, la responsabilità dell’adulto sta nel punire con scandalo quel tonto o esagerato che si tradisce. Ma per nessuno dei due il fatto in sé suscita particolari interrogativi e angosce epocali. Ma appena sottraete il pisello estratto in aula dal suo contesto educativo normale, e ne fate un crimine punibile per legge e dunque una notizia di cronaca, questo pisello perde i suoi usuali contorni, e si carica di presagi tremendi, diventa un pisello sintomatico, e su di lui aleggia non una faccia da ragazzetto un po’ scemo ma una nuvola nera, che condensa in sé tutte le angosce apocalittiche e la fantasie morbose del lettore di giornale, lontano da quelle aule, cieco ai quei volti umanissimi di giovani, immemore della sua fase puberale, e delle sue esibizioni di pisello. La notizia, insomma, non crea solo l’ignoranza né la rafforza, ma può fare di più: cancellare la memoria di sé.

57 COMMENTS

  1. Ho apprezzato moltissimo questo sfogo contro la morbosità dilagante che non lascia spazio e libertà di crescita ad una pubertà sempre più deturpata. Ho letto tutto il post con un sorriso e alla fine ho tirato un sospiro di sollievo.

  2. La pratica del “confronto dei piselli” è vecchia come il mondo e assolutamente connaturata alla mentalità maschile, è sicuramente un retaggio della nostra cultura in cui “più ce l’hai lungo e più sei ‘uno buono’ ” come si dice dalle mie parti. Fin da piccoli ci si abitua a guardarsi, misurarsi, confrontarsi. Quello che a volte accade nelle aule scolastiche prosegue negli spogliatoi sportivi, sotto le docce dopo la partita di calcetto. E’inevitabile: in qualche modo si dipende dalle dimensioni, come se il problema fosse tutto lì!
    Anche a me questo post ha fatto sorridere, altro sono i filmati che circolano sul web dove c’è una buona dose di violenza e di volontà di assimilarsi alle peggiori performance che la nostra società offre. Ricordo che in classe mia al liceo il “teppista” della classe se lo tirò fuori sotto il banco e poi disse con aria innocente alla nostra compagna di classe più imbranata: “Guarda sotto al mio banco cosa c’è”. La ragazza fece un salto sulla sedia,lui si beccò tre giorni di sospensione e noi stiamo ancora ridendo. Certo magari non bisogna incentivarlo, ma neanche criminalizzarlo l’eterno confronto dei piselli che mai avrà fine tra i nostri maschi!

  3. Ma io non ho letto con sorriso! Certo ho trovato il brano gustoso, fa entrare nel mondo dei ragazzi. Non mi rammento la stessa cosa con ragazze, eccetto nell’infanzia, perché le ragazze sono più mature, e si faceva in segreto.
    Oggi sono professoressa, e ho coscienza che i ragazzi sono preoccupati dal sesso, ma in classe, non è la stessa cosa. (lasciare spazio e libertà).
    Mi rammento nelle mie primi anni, commenti sessuali fatti dai ragazzi che volevano fare i papagalli ( si dice galli in francese). Non sopporto l’atteggiamento di ragazzi che cercano la provocazione, perché quando tu provi a insegnare a fare amare la letteratura, megliorare la lingua, non c’entra con lo sfogo dei ragazzi.
    E devo dire che non sarei reagire davanti a un alunno che mostra il suo ucello: uscire della classe, o fare un commento scherzoso ( ma non potrei).
    Non oso immaginare, sarebbe un incubo per me.
    Lotto affinché ragazzi abbiano rispetto verso le ragazze.
    E dire che volevo insegnare in Italia perché ho un amore grande per il paese e la lingua. ma ho l’impressione che la disciplina manca.
    Diventa molto difficile insegnare. per me, mi sento meglio con i bambini (undici anni). A quatordici anni, inizia l’età difficile, viene anche dell’impossibilità di aiutare gli alunni in fallimento scolastico.
    Amo insegnare, ma il problema è la disciplina. Quando sono bambini, ti vedono un po’come una madre: mi va bene. C’è un vincolo di affetto e di fiducia. E’ molto difficile per me di punire.
    Mi rammento molto che in qualche classe, entravo con la paura nella pancia: lo stesse dell’inizio alla fine del corso. mi sentivo un’insegnante nulla che non riusceva a interessare gli alunni. Sentivo il mio cuore che si stringeva. A volte sono tornata alla casa con lacrime.
    Oggi va meglio, perché lavora in scuole di campagna. Ma iei, per esempio, avevo corso ( di 16 OO alle 17 00), lavoravo con una scena di Marivaux (alunni di quatordici anni) e ragazzi facevano chiacchiere. uno che non sopporta la scuola, faceva un disegno.
    ma ho anche piacere: oggi con alunni lavorano sul mito di Demeter. ieri, hanno fatto ricerca sulla Sicilia: sembrano curiosi, interessati.
    Per concludere, penso che i ragazzi non sono cattivi, ma che si deve tornare a una più grande disciplina e una vista più rispettosa dell’insegnante.

  4. Mah. Il mio massimo turbamento tra la quinta elementare e la prima media fu la scena ( poi censurata nelle repliche successive ) del cartone animato Lady Georgie in cui la protagonista appena tredicenne, semicongelata in seguito alla caduta nelle acque gelide di un torrente, viene denudata e scaldata dal corpo ( ugualmente denudato ) del fratellastro, peraltro innamoratissimo di lei. Chissà quanti adolescenti della mia generazionehanno provato il primo brivido sessuale grazie a quella scena oramai entrata nel mito. Tutte femmine presuppongo. I giapponesi hanno una capacità straordinaria di descrivere tutto il delicato e insieme torbido gorgo sessual-sentimentale degli anni della pubertà, lo si legge nella loro letteratura ( La Voce delle Onde di Mishima ne è un fulgido esempio ), nei loro manga fenomenali, nei film. Amarcord è un film splendido, ma l’adolescenza è sempre un po’ macchiettistica. In Italia, non riesco a capire perchè, l’iniziazione sessuale rappresentata sul grande schermo è sempre o banale ( Io ballo da sola ne è un emblema ) o un po’ schifosetta, o triste, o nostalgica ma perchè legata ai bordelli. Manca quella capacità di rendere lo splendore, l’emozione ineffabile. Mi viene in mente ora Mignon è partita. Ecco, quello era un gran film sull’adolescenza.L’età ingrata, si diceva. Alle medie vivevo nel mio piccolo mondo fiorito, sognando il mio pincipe azzurro, ignara che, probabilmente, lui si stava masturbando nel bagno o che gareggiava con gli amichetti per vedere se ce l’aveva lungo abbastanza da meritare il cameratesco rispetto degli altri maschi. Appunto, cose da maschi. Se avessi anche solo intuito tutto questo sottobosco di esibizioni di virilità e di emissioni di umori sarei rimasta traumatizzata a vita. Invece, per mia somma fortuna, il mio candore è rimasto tale per tutto il tempo necessario. Il problema attuale, ovvero quello della sovraesposizione mediatica di certi comportamenti legati alla sfera sessuale è che ora sono un fatto pubblico. Con l’avvento dei cellulari dotati di fotocamera qualunque atto privato, foss’anche osceno, assume all’stante una connotazione globale nel momento in cui compare su youtube. Se ti masturbi davanti ai compagni e ti beccano, ok, sei sospeso. Ma se fotografi il culo dell’insegnante che esce dal perizoma e lo schiaffi su internet la cosa assume una valenza decisamente più grave. Quindi il problema non è il luogo ( la scuola, ma è ovvio che avvenga proprio lì ) ma il salto mediatico che questi episodi, di per sè normali e trascurabili, riescono a fare grazie alla tecnologia. A quell’età non si ha una nozione chiara del concetto di ” rispetto “, si gioca e ci si confronta con il mondo in maniera scomposta, senza pensare minimamente alle conseguenze delle sciocchezze che si fanno o di quanto possano danneggiare. Noi sentiamo queste notizie e abbiamo la ( falsa ) sensazione di stare precipitando verso una preoccupante deriva morale. Non è cambiato nulla, forse, nei comportamenti sessuali degli adolescenti italiani da 30 anni a questa parte, l’unica cosa che è cambiata è che, ora, tutto ciò che in passato era fatto di nascosto, ora è fatto sapendo già che dovrà essere condiviso col resto del mondo. La sensazione disturbante di una violazione che giunge ad avere rilevanza penale, sta tutta qui.

  5. Gli articoli di Andrea Inglese mi trovano sempre d’accordo… è una mente lucida e indipendente.

    Riflettevo, però, su un altro aspetto della faccenda:
    Ieri sera ho visto un servizio televisivo su Zidane (Sfide, rai3 ore 23.55) e stamattina leggendo questo articolo mi sono tornati in mente i giochi di piedi con cui Zidane evitava gli avversari. Io penso che il giornalismo italiano sia come il calcio di Zidane. Evitare lo scontro, distrarre gli avversari, fuggire e fare gol.
    Non penso che sia casuale che la scuola di cui si legge sui giornali sia sempre più simile a quella del peggior Alvaro Vitali. E’ un dribbling che serve a non parlare dei problemi reali. Esattamente come è un dribbling la questione degli stupri di marca romena, delle mucche pazze, del tempo che farà. Tutte questioni preoccupanti… certo… ma tutte cose secondarie.
    Immaginate di avere la febbre a 41 e di andare dal medico… immaginate che il medico vi risponda… e questo brufolo? è così grosso… le consiglio di andare dall’estetista. Questo fanno i giornalisti italiani… parlano del brufolo per non parlare della febbre.
    Dribblano, confondono, giocano la palla allungandola per arrivare a rete. E non provate a provocarli … non hanno neanche il coraggio di rispondere con una testata… troppo pericoloso farsi espellere.

  6. concordo con Inglese per l’insulsa e mediatica demonizzazione della faccenda. la professoressa guardona, i fanciulli metron di tutte le sessualità esibite e addirittura deviazioni.
    concordo pure con la tesi che notizie del genere screditino l’istruzione pubblica in maniera assoluta e non vorrei mai che le eccezioni seguenti intacchino la profonda giustezza dello sdegno di Inglese rispetto ai linguaggi utilizzati, che pure suppurano dal nostro stato sociale.

    penso però pure a “gioventù senza dio” di von horvath, altri anni, altri mezzi di comunicazione, altri metri, altro concetto dei professori, ma sempre screditamento dell’istruzione pubblica rispetto a valori mediatici…

    ma penso che, al fondo di tutto, abbia ragione Veronique Verge, che l’esperienza di misura del mondo -datemi un uccello e vi misurerò il mondo! che Inglese argomenta nell’altrettanto eccessivo “(…) cancellare la memoria di sé”-, ai fini scolastici sia irrilevante.

    “… delle esperienze cruciali, per l’esistenza umana, come quelle legate alla sessualità. E tra queste esperienze c’è anche quella del gruppo di ragazzi che, in classe, fanno a gara a chi ce l’ha più lungo.”
    cruciale???

    che la sessualizzazione al maschile dell’esperienza scolastica sia ancora un eccesso, che non ho mai sentito né letto, né visto ragazze che menano vanto di giro-torace, giro-fianchi o gambe in sessioni collettive intra-scolastiche.

    che se un uomo, per quanto giovane, è incapace di astrarsi dal proprio “metro” per pensare ad altro allora non c’è possibilità alcuna di discutere e di “istruirsi” proprio su nulla.

    quanto a Fellini ho sempre pensato che in Amarcord fosse sì nostalgia, ma non per la scuola in sé che appunto è altro, ma per l’età in cui, per obbligo, si passa così tanto tempo a scuola, che la scuola diventa giusta sintesi, in immagine e sonoro, di eroismo, goliardia e sperimentazione del sè, anche sessuale.

    ma io considero femminile e maschile attributo degli individui.
    non individuo specifica, per la specie umana, di mascolinità e femminilità.

    e questo.
    chi

  7. ” A quel età non hanno una nozione chiare del rispetto”: Gli alunni sappiano bene che non si mostra l’ucello in classe. penso che c’è un problema di galli e di ragazzi educati nella suprematia del sesso maschile.
    Non vedo solo una sciochezza dietro quest’atto, ma un disprezzo delle ragazze e delle professoresse femmenili.
    La classe è un luogo di cultura, non un terreno di gioco.
    Il problema non è la gara tra ragazzi per paragonare i sessi. le ragazze paragono i seni insieme: è una preoccupazione della pubertà. Ma in classe, no!

  8. Sono rivoltata perché ho molto sentito, quando ho imparato a insegnare che essere una donna era un problema a volte. Gli alunni approfitano di te, quando sei dolce e timida: è la lega del più forte.
    Oggi, sono più esperta e non mi lascio fare. Ma lo ripeto: che fare davanti un alunno che mostra il suo ucello? Non ho trovato la risposta e spero che questa cosa non accadrà mai nella mia classe.

  9. Véronique, vorrei dirti che queste cose capitano esclusivamente negli ambienti disagiati, nelle cosiddette scuole di frontiera, ma so anche che non è sempre così. Che i tiggì amino enfatizzare fatti di questo tipo è anche vero, perchè il pubblico è un guardone della notizia, noi tutti lo siamo diventati, ma ilproblema è: è vera notizia? O meglio, il fatto c’è?
    Come ho già scritto il problema grosso, ed è un circolo vizioso, è la gola che fa il potersi gloriare delle proprie “marachelle “su un mezzo tanto potente ed efficace quanto falsamente anonimizzante quale è internet, la rete. E’ diventato normalssimo fare o dire certe cose perchè quelle stesse cose, certi linguaggi, la precocità sessuale e via dicendo, sono presentati come un qualcosa di normale che fanno tutti e di cui tutti possono vantarsi impunemente. Certo che mostrare l’uccello in classe è una atto avvilente per chi lo pratica e per chi lo subisce – insegnantiin primis – ed è sintomo di profonda maleducazione e di mancanza di rispetto per se stessi e per gli altri. Ma se la cosa è presentata come un atto audace, o che fa figo… allora quanto diventa difficile invertire la tendenza per un educatore? Sono figlia di insegnanti, so bene quanto sia difficile riuscire a creare un clima di reciproco rispetto tra alunni e docenti. Forse per una donna è ancora più difficile. Ciò che mi turba e che mi intristisce e mi fa arrabbiare è vedere che ragazzi così immaturi e superficiali, votati all’arroganza e alla volgarità, sono spesso spalleggiati proprio da quelle madri che avrebbero, per prime, dovuto inculcargli il senso delle dignità della persona, e della donna nelle fattispecie.

  10. a Véronique
    in seguito a una telefonata anonima, su un episodio di “esibizione” in classe tra maschi, fatto di nascosto dalla prof, è scattato l’intervento della polizia, e di qui la faccenda è entrata nella cronca nera, andando a confondesri con faccende molto diverse. Qui non ci sono state foto o filmini. Pero’ la cosa ha subito assunto tinte assurde: tipo sfilata dei ragazzi smutandati (senza mutande) davanti alla cattedra, con benedizione dell’insegnante.

    Il fatto di cui stiamo parlando è: dei ragazzi di 13 anni di nascosto si mostrano tra loro il pisello. Non lo stanno mostrando alle compagne né alla maestra. E di certo, chi viene beccato con il pisello fuori in classe sa bene cosa aspettarsi: sanzioni scolastiche molto gravi come la sospensione, ecc. Ma cio’ riguarda il normale funzionamento della scuola, cosi come tali atteggiamenti di maschietti sono del tutto comuni, e poco c’entrano con il gran disagio sociale, ecc. L’episodio che io vi ho raccontato avveniva in una scuola di Salesiani (preti) non in una banlieu parigina. Detto questo, il discorso sulla cultura maschile, i rituali “virili”, è ancora un’altra faccenda.

  11. Mio Caro Andrea,
    E’ forse giusto ciò che dici, ma non credo sia pienamente adeguato fare un parallelismo tra la nostra generazione (senza dimenticare l’estrazione sociale di ognuno di noi) e quella presa in analisi dal testo e dai media.
    A dirla breve, credo che il nostro esibizionismo si basa-va (ai livelli inconsci) sulla necessità di condividere una trasformazione corporea e ormonale con gli altri coetanei, per poter essere certi di una appartenenza ad un gruppo e simili ai nostri simili.
    Oggi, grazie ai nuovi mezzi e alla loro ipnosi, la quale fa buona leva sulle menti fragili e semplici, mi viene da pensare che l’atto in se non sia deprecabile ma il contesto e i contorni ne delineano una matrice nichilista, dove la rappresentazione iconografica del membro e della sua potenza erettile viene usata (in modo preconscio) come manganello e come forza di superiorità violenta, dove l’esibizione è forzatamente segno di egemonia e non di uguaglianza.
    Pertanto l’atto in se andrebbe a mio avviso studiato e contestualizzato in modo approfondito perché potrebbe essere l’ennesimo segnale di un malessere generazionale, dove il presente viene vissuto in modo ampiamente “sterile”.
    Ma questo è solo il mio pensiero.

  12. Andrea ,Va meglio: ho capito il problema: è di nascosto. Ma non capisco che l’insegnante non vede che il ragazzo fa una cosa vietata, o allora è fatto nelle spalle. E’ vero quando tu scrivi alla lavagna, tu vedi niente o indovini cio che accade, ma senza prova.
    Condivido molto il commento di Paola.
    Trovo che mostrare cose di questo stile contribuiscono a rovinare la scuola.

  13. Trovo questo post molto lucido e molto condivisibile. (E farò tesoro d’ora in poi del concetto di “pisello sintomatico”).

  14. successe in 5° elementare, dietro la terza fila di banchi, vicino non avevo compagni, e presi con la mano a strofinare prima piano poi energicamente, ma era così isolato il mio spazio, così immerso nella pellicola sottile della mia immaginazione, che ancora non so, se qualcuno, intorno a me, mi abbia vista.

  15. Noi non avevamo alcun bisogno di misurarcelo il pisello.
    Nessuno lo avrebbe mai chiamato così.
    Noi sapevamo.
    E tantomeno ci sarebbe mai venuto in mente di tirarlo fuori.
    Per misurarlo.
    A scuola.
    Alle medie misuravamo il fischio più lungo del fischietto nascosto, salvo gettarlo fuori dalla finestra, ne fosse venuta fuori una perquisizione.
    Al liceo, invece, il tempo più lungo per chiudere gli oscurini delle tre grandi finestre, sul muro di otto metri che ci teneva chiusi là dentro, senza prima aver avvisato nessuno, per ispirazione improvvisa, mentre il professore di storia spiegava la sua lezione, un ex paracadutista quale lui si vantava di essere.
    Oppure la lunghezza della lama di coltello, con cui ci si puliva le unghie, davanti alla professoressa di scienze, durante la lezione.
    E la lunghezza della canna di pistola, scarica, quando sempre la professoressa di scienze mostrava di non aver capito bene la lezione.
    Poi vennero fatti degli errori: la banana era troppo lunga e la macchina
    saltò davvero in aria, dopo la maturità.
    Ma vi giuro, nessuno di noi si è dato nemmeno un secondo per misurare
    la coglionaggine di quelli che, poi, lo fecero davvero.
    Non si trattava di atti osceni in luogo pubblico, per noi, ma di responsabilità oggettiva: ci darebbero l’ergastolo, oggi, per quello.

  16. Scherzi Monom? Lo spero. Perchè il coltello mi sembra di troppo.
    Per fortuna non parli dell’insegnante di francese o di lettere.
    In classe di matematica, perché ero smarrita, passavo il tempo scrivendo il mio giornale intimo o sognando, guardando la catena dei pirenei. Ho passato tutto l’anno dei miei tredici anni a ammirare un compagno di scuola Olivier (Mi rammento i suoi capelli biondi, il suo volto delicato, i suoi occhi blu). Amava il calcio e voleva diventare giocatore professionisto. Io volevo diventare attrice. E oggi? Sono diventata insegnante umile. E lui? Non so. Al termine della scuola media è partito a Tolosa: non l’ho incontrato mai più. Era un amore dolce, molto timido.
    Niente da vedere con gare di piselli, ma forse…

  17. Non scherzo: su pistola e coltello. Ma lo si faceva con l’insegnante più debole, più isterica e che a noi pareva più ingiusta.
    Avevamo, anche, un professore nazista di filosofia e un professore di storia fascista. Uno dava all’altro della “mosca cocchiera”.
    Uscivamo da un’esperienza esaltante: dopo che ci avevano rotto le palle con questo “25 Aprile”, ogni hanno tema in classe e celebrazione, finalmente il fratello del chiuditore di tapparelle fece saltare la lapide messa sulla facciata del Comune a commemorarlo.
    Uno di noi porta in classe dei fogli verdi e c’iscriviamo alla Giovane Italia.
    E’ da dire subito che nessuno di noi andò oltre quell’atto nei rapporti con quella organizzazione. Anche il promotore, durante il movimento del ’68,
    ne fu uno dei dirigenti: lo chiamavano Marat.
    Io allora lessi il primo libro serio, un saggio. Fu un libro prevelato dalla biblioteca del liceo e consigliatomi dalla professoressa di lettere: un libro arancione delle edizioni Comunità di Adriano Olivetti – che tra qualche mese verrà paragonato dall’Innominabile Bondi a Berlusconi, in un libro che verrà stampato nella scuderia del padrone -. Il libro era di autori vari, personaggi famosi con un debole per la Russia, ma che poi, dopo un viaggio nell’Unione Sovietica, ne erano tornati dicendo: state attenti!
    Nel frattempo il professore nazista di filosofia non ne voleva sapere di arrestarsi: invece di filosofia faceva lezioni di strategia militare delle armate del Terzo Reich, con tanto di disegni dei Tanks che si muovono a Stalingrado.
    Mi decido e acquisto il mio primo libro serio: William L. Shirer, Storia del Terzo Reich, Einaudi, ristampa identica alla precedente dell’aprile 1963, 1245 pagine.
    o ho diciotto anni.
    Dopo qualche, forte, contestazione sui dati di fatto, il nazista abbassa il tono e si fa anche prendere per il culo, il giorno che arriva a scuola con un bigodino o una molletta nei cappelli, che sua moglie gli aveva messo in testa per addomesticare un ciuffo ribelle e che lui si era dimenticato di togliere.
    Nel frattempo, il secondo dei migliori, il professore di matematica, che addirittura ci aveva fatto diventare una delle poche classi ‘sperimentali’,
    in Italia, che studiavano allora la ‘teoria degli insiemi’, ci annuncia che avrebbe chiesto il trasferimento al liceo classico – poche ore e niente compiti in classe da correggere – perchè non lo pagavano un cazzo e lui si era rotto le palle di avere a che fare con delle bestie come noi.

    Il nazista colpisce ancora. Lui non era laureato in filosofia, ma in giurisprudenza. Come testo da portare alla maturità sceglie Bergson, noi un po’ diffidenti. Un giorno, durante la spiegazione, si impappina, io, che sono nelle prime fle, mi alzo, gli do le spalle, e rivolgendomi alla classe,
    nemmeno tanto allibita:
    “Ma che ne può sapere di Bergson, uno che è laureato in leggi?!”

    Non ricordo il numero dei giorni di sospensione che mi furono somministrati.

  18. Nessun ragazzino mostrerebbe il pistolino alla professoressa di Lettere. Almeno in classe… I commenti su Nazione Indiana diventano sempre più surreali. E sintomatici. Aurelio B. poi è semplicemente ridicolo. Non mi divertivo così da tempo.

  19. Momon, tu mi presenti personaggi strani. perché non ho incontrato professori cosi. Certo qualche sono più deboli, fragili, anche depressi.
    Anch’io non ho fiducia in me: mi chiedo sempre se il corso sarà apprezzato. Quando vedo la nioia negli occhi: sono angosciata. Un commento di un alunno puo mi fare una ferita: sono una persona debole perché le cose mi toccano. Qualche professori portano una maschera. Io, non posso: sono naturale. Penso che a volte qualche alunno approfitano della gentilezza del professore.
    Nella mia scuola media (potrei dire le due scuole) vedo insegnanti normali: nessuno nazi o isterico.
    Lottano contro il racisme, la volgarità, la violenza.
    il vero male insegnante è la depressione.
    Faccio un invito a momon, vieni una giornata intera in una scuola, dopo tu verrai le cose con uno sguardo diverso.

  20. Alessandro,

    Non è surreale. Nella mia piccola scuola di campagna, tre anni fa, c’era un’ insegnante in inglese, una donna depressa. Un alunno ha pisciato in classe al termine del corso.
    Primo anno, scrivo alla lavagna, la tavola alla prima fila è prossima. Un alunno passa la “règle” contro la gonna. Puttana, come insulto anche in una classe ( 15 ragazzi per tre ragazze), commenti volgari a proposito del corpo femminile.
    Oggi è diverso: è una piccola scuola e gli ragazzi mi conoscono bene.
    Molti sono gentili. C’è rispetto in generale.

  21. Véronique, non sono depressi solo gli insegnanti. Sono stanchi un po’ tutti gli impiegati statali. Perché non sono più sicuri del loro status. In un mondo senza più sovrastrutture condivise.

  22. Véronique, mi dispiace per la Docente di Inglese depressa di cui scrivi. Quando non hai più voglia di andare avanti, deve essere difficile affrontare una classe di ragazzini pieni di vita.

    Insisto. Il giorno in cui un alunno mostrerà il pistolino all’Insegnante, io mi faccio biondo.

  23. l’oskar a chi apre l’asta su e bay per la jpg del “pisello” (!) inglese.
    concordo inoltre sull’incredibile spasso da commentarium.
    agggiungo che alle medie fui gioiosamente assalita da torme di maschi gioiosamente in tiro e che mai dico mai, tra una toccata di tette e una traumatizzante (??????) visione di pisello mai dico mai rimasi traumatizzata. Mai dico mai ho sognato il principe azzurro a meno che non fosse radioattivo.
    Più che altro nella tempesta (ormonale, coetanea, collettiva) ci si rodeva & ci si divertiva assai . & si cresceva & si faceva a botte (le femmine menano gioiosamente) . degli insegnanti giustamente nn ce ne fregava una minchia anzi un pisello.
    Gli unici problemi ai tempi, allora come ora, furono coi maschi “adulti”. E non ci avete nemmeno l’idea di cosa succede ora (e succedeva allora) alle elementari.
    l’oskar al mediam(ain)stream:) al pisello (cristo santo) e agli insegnanti /esse orbiterracquei.

  24. gina e morgillo (che parla solo al maschile e crede che tutto ciò non sia possibile), a me invece, degli insegnanti me ne fregava assai, nel senso che io manco li guardavo di striscio i compagni e l’ultimo anno di liceo feci dichiarazione d’amore al prof dopo la gita e se c’avessi avuto un’altra occasione forse gliela volevo pure far vedere ;-))) ma già così passai per una specie di processo alle streghe, uno “skandalo”!!! e a me e quel povvero prof che mai toccai/toccò ci misero in quarantena e me la fecero scontare alla maturità, ma non dimenticherò mai quando mi chiamò a colloquio e cercò di convincermi ad abiurare o qualcosa del genere, perché la situazione era divenuta un poco imbarazzante, ed io con tanto di sorriso, gli risposi: “Professore, è mica colpa mia se mi sono innamorata?” ;-))) ah, beata gioventù…

  25. Non è che la melassa giornalistica, che rende tutto uniforme e uguale, e, altrettanto, la melassa editoriale che presenta, per lo più, romanzi, che si rifanno a quello precedente che ha venduto di più [per non parlare della tv],ci fanno dimenticare che esiste la benedetta “diversità”?
    Di ambiente, di luogo, di tempo.
    E ci fanno, ancora una volta, scannare per stabilire quale sia il depositario dell'”unica” verità?
    Non è questo che intendeva [scusa se tento un’interpretazione delle tue parole chiare] Inglese con “cancellare la memoria di sé”?

  26. a gina
    se la buoncostume interviene alle elementari, ne chiudono almeno la metà in tutto il paese….

    a momom
    ancor prima di cancellare le diversità, questo tipo di trattamento giornalistico-poliziesco cancella le semplici “differenze”; di colpo uno solo fascio: i maschietti che se lo vedono tra loro, i maschi che lo mostrano alle compagne, gli alunni che fanno orge con le prof, gli alunni che menano o fanno abusi reali, ecc. ecc. un bel continuum senza gerarchie iati gradazioni….

  27. Si direbbe che l’antico sforzo di far parte dei “fighi della classe” perduri immacolato in quello di far parte della “classe dei più fighi”, soltanto che adesso ad inturgidirsi, e a venire impudicamente esibito entro il cerchio complice e sghignazzante dei compagnoni, è un fallo di natura intellettuale. Si direbbe che anche in questi contesti “astratti” tenda continuamente a ricrearsi la “scena originaria” del branco di macachi, e delle sue dinamiche mimetiche ed ostentatorie, con tanto di menti “femmina” che osservano interessate. Mi ero spesso stupito del perché certi testi tutt’altro che “definitivi” venissero accuratamente agghindati (con scelta di caratteri, profluvio di note ed “apparati”) come si trattasse di testi ormai “legittimati” da una pratica di insegnamento: probabilmente tale cornice rappresenta il corrispondente dei peli pubici appena spuntati, il tentativo di convincere e convincersi che la maturità è finalmente raggiunta, che il proprio testo è pronto a scoparsi quante più menti possibile.

  28. “Toccale il culo, dai toccale il culo…”
    Mirko insisteva sottovoce. Maria era davanti al nostro banco – prima fila strategica, i professori tengono sempre d’occhio quelli dell’ultima e non guardano mai sotto il naso – Maria, il suo bel culo, era davanti a noi in fila con altri culi per consegnare il compito in classe.
    “Toccale il culo, dai…”
    Quello di Maria era il più bello, lei era la più brava, tutti otto, la più antipatica. Ne avrebbe sicuramente fatto una tragedia.
    “Toccale il culo…”
    Avrebbe sbraitato con la professoressa, sarei finito dal preside, sospensione, bocciatura. In quinta elementare.
    “Toccale il culo… dai…”
    Pochi secondi per decidere. Qualche altro culo avrebbe sostituito presto il suo nella fila.
    “Toccaglielo…”
    “Facciamo così Mirko. Io le tocco il culo e tu tiri fuori il pisello così quando si gira lo vede… vediamo che faccia fa.”
    Alzare la posta era l’unca soluzione. Tutto o niente. Mirko accettò. Io palpai.

    Maria ebbe uno scatto. Le sue chiappe si irrigidirono sotto la mia mano. Il primo culo che toccavo. Bello.
    Lei girò solo la testa e ci guardò. Mirko esibiva un alzabandiera, la mia mano non si spostava.
    Disse solo: “Che non si ripeta più”.. e fece un passo avanti.

    Il suo culo fu presto sostituito da quello di Michele… enorme.

    Fui promosso, come il resto della classe.

  29. caro Morgillo, tu metti il dito nella piaga perché mi difettano in egual misura apici e pedici :-( ma prima di andare dal dottore a farmi curare l’appendice, sono un po’ indecisa su cosa fare del resto della mia vita, insomma una mastoplastica o piuttosto fallo/scrotoplastica? potrei fondare il movimento dei neofallici, dare una svolta…tu che progetti hai? come te lo immagini il futuro…lo vedi, forse, più rosa? ,-))))

  30. Il post è interessante, comunque nelle scuole c’è un clima teso. L ‘anno scorso ho lavorato in una prima media, i maschi più che altro davano fastidio alle femmine portandogli via i diari segreti. Spesso mi raccontavano dei loro amori, si usa ancora.
    Ho visto i ragazzi piangere, per non essere stati invitati ad un compleanno.
    Sui giornali concordo, se qualcuno dicesse loro di scrivere che la terra è quadrata lo farebbero senza esitazioni.

  31. cristo: esempio di attaggiemento maschile che non sopporto.
    Il corpo di una ragazza non è un gioco per ragazzi o uomini in male di sesso. Devo dire che tutto questa manera mi ha fatto molto male, non l’ho mai condiderato come un omaggio alla donna, ma un gesto che non ho concesso. Perché ragazze devono sopportare gesti che io considero come oltraggio al corpo (oltarggio è una palabra un po’ esagerata, lo concedo)? Perché un uomo che non conosco, un tizio, si permette di dire una volgarità perché ho deciso di portare un vestito?
    La lunghezza del sesso me ne frega. E’ più importante la gentilezza, l’intelligenza, anche se è un avventura. E li sesso dell’uomo amato è sempre bello.
    Invece di misurare il sesso, leggete, scrivete: le ragazze sono molto commosse, quando un uomo si mostra gentile, e questa gentilezza non toglie niente alla virilità.

  32. cara véronique, io mi sono arresa da un pezzo…agli uomini non gliene frega niente, misure e indici di gradimento sempre intercambiabili, e gli altri, quelli che scelgono ancora, hanno tutte le liste al completo. siamo out. definitivamente out. bisogna arrendersi. sto pensando seriamente di montarmi un pene di plastica, così mi faccio compagnia…gesù, oggi sto troppo down, vado a farmi un cicchetto…dev’essere tutto sto ben di dio che si spreca, tutti sti cazziimmaginejpg oggi mi mandano veramente fuori di testa…dev’essere la primavera, mi fa sempre un brutto effetto, nero “t’avola”…scusa véronique, vado a prendermi un bicchiere…

  33. Véronique forse non è a conoscenza del fatto che in Italia abbiamo una filmografia, in cui erotismo viene proposto come un gioco malizioso, un esempio il film “Malizia”o anche certi film di Lando Buzzanca.
    Ora non sono sicura che il racconto di Cristò, fosse inspirato a quel tipo di storie, magari provincialotte e superficiali, che
    però fanno sorridere.

  34. * pimpa, véronique, gena, gina, chi, maria, paola, irene, scusandomi se ne ho lasciato qualcuna, fuori

    purtroppo, nella rete, chiunque è libero di dire quello che vuole [o no! non farei nulla, nulla mai, per impedirlo, ma non farei mai nulla per impedire che qualcuno impedisse a ‘certi ceffi’ di accedere,
    sarei pronto a battermi solo per difendere la ‘mia’ libertà, non certo quella del mio ‘nemico’

    questo, infatti, succede, dappertutto, non solo sulla rete, tanto che menti illuminate, [non certo io e non certo Berlusconi-Fini-Bossi, stanno seriamente ripensando il concetto di democrazia, uguaglianza e libertà]: perchè non ci basta più, non basta più, il *meno peggio possibile*
    uno schifoso slogan antidemocratico – che voleva ammansire i nemici della democrazia – e che è diventato il velo per coprire le più oscene ed oscure manovre di potere e di accapparramento di risorse da parte di chi ‘democratico’ si spacciava

    chi vivrà vedrà

    ritorniamo al tema del pisello
    le donne stanno imparando a difendersi
    dopo essere state costrette ad imparare che era loro diritto difendersi
    il rispetto non si può imporre per legge
    è un fatto, e uso una parola fuori moda, di educazione
    l’educazione non è frutto di istruzione, ma è qualcosa che si impone
    in un ‘clima’ in una ‘forma di vita’
    è conculcare, in parte, la libertà di ognuno di noi per diminuire gli scontri, i conflitti
    esempio perfetto: il Giappone, dove la cosa è talmente radicata che ci sono movimenti, giustamente, per un alleggerimento di questo comportamento collettivo

    I PIU’ MALEDUCATI SONO QUELLI CHE PIU’ PRETENDONO DI ESSERE
    PALADINI DELLA LIBERTA’
    ma questa è la libertà fascista su cui Berlusconi ha costruito la sua fortuna (quella economica l’ha costruita sul sangue delle vittime della mafia) e i suoi slogan, ed è una LIBERTA’ CHE FA SEMPRE VITTIME
    PERCHE’ SI ESERCITA SEMPRE A SCAPITO DI ALTRI

    ecco perche certi menti illuminate…

    torniamo a bomba:
    prendo una frase di véronique, la stravolgo facendola diventare altro e inizio il discorso per cui sono voluto intervenire: rispondere a @elio e accennare al perché queste cose siano così difficili, in Italia

    *cristo: esempio di atteggiamento maschile che non sopporto*

    sono certo che véronique mi scuserà per questo *voluto* fraintendimento
    e per questo uso sconsiderato delle sue parole
    perchè tutto parte da qui: è talmente innaturale, è talmente truffaldino,
    è talmente osceno, è talmente arma letale che prima o poi verrà usata contro di te, che qualunque ragazzino – poi da grande se lo ‘scorderà’ mascherandolo – piuttosto si amazzerebbe pur di non assumere un atteggiamento maschile simile a quello di Cristo, primo perché non ha nessuna voglia di ammazzarsi, e poi perché non solo nessuna ragazza gli farebbe toccare il culo a uno così, ma non si sognerebbe nemmeno, da grande, di fargli toccare uno solo dei peli della fica

    e allora? allora, sin da piccoli, fascismo sessuale,
    botte da orbi con le donne,
    quand’è che gli uomini impareranno a difendersi?
    da se stessi

    e da quelli che hanno assunto l’atteggiamento di Cristo, trombano lo stesso perchè hanno i soldi e il potere per farlo, che rimproverano tutti gli altri, che non lo hanno fatto, perchè, così li definiscono, sono peccatori

    [mentre può capitare che uno che ha scelto Cristo vada a letto con uno che non ha scelto Cristo, se il primo è gay e l’altro un figlio di puttana]

    e da quello che non ha scelto Cristo, perchè è un gran figlio di puttana,
    ma ci va a letto con quello che ha scelto Cristo, che è gay, e qualche volta si porta il cameriere che faccia da palafreniere, e frega tutti perchè il suo slogan più efficace è: io vi mostro che non sopporto l’atteggiamento di Cristo e il suo programma: fare in modo che nessuno
    assuma l’atteggiamento di Cristo

    che Cristo lo incarnino i perdenti: scemi

    consigli per la lettura, breviario:

    CARLO EMILIO GADDA, Eros e Priapo.

  35. monom
    mi pari un po’ misogin* e mica tanto sottilmente.
    qui si parla di sessualità, di esibizione e criminalizzazione mediatica, e magari anche di sana aggressività, termine col quale purtroppo il genere femminile poco si confronta, anche in termini di gestione emozionale. Anche per imparare a discernere la sana aggressività dalla violenza, cosa che è sempre utile, anche nel caso ci sia da salvar la pelle. Fermo restando che ognuna di noi è libera di mollarla a chi le pare maschio femmina vibrante princip* in silicone e/o radioattivo, a me importa di scegliere più che di essere scelta, delle altrui liste al completo poco mi cala, e per quanto mi riguarda cristo non è esattamente un mito erotico, tanto meno il mascellone. entrambi del resto, come il principe azzurro. fanno parte di una narrazione collettiva fallologoscrotica che annienta per sua stessa definizione ogni diversità. Insomma sto con le gorilla’s. Poi, che succede in giappone?

  36. Che abbia a spegnermi è certo: quando, non so.

    CHARLES DE GAULLE

    […] Mnba’, isgrondava, il verbo. Di colassù di balcone i berci, i grugniti, i sussulti priapeschi, le manate in poggiuolo, e ‘l farnetico e lo strabuzzar d’occhi e le levate di ceffo d’una tracotanza villana: ch’era senza sustegno di cervello, nè di potere alcuno da tenere addietro l’inimico, o, più, l’alleato. E al mezzo, al centro scenico del mimo, andatone ad onni vento il dolore, atto catalico e resolutorio in fra tutti la esibizione del dittatorio mento e de la panza in orpelli: lo sporgimento di quel suo prolassato e incinturato ventrone, il dondolamento ad avanti-indietro, da punta a tacchi, irrigiditi i ginocchi, di quel suo mappamondo suo goffo e inappetibile a qualunque. Indi la reiterata esultazione di tutto ‘l corpo, come lo iscagliasse ad alto una molla, e di tutta la generosa persona: a parer più grande emiro in cima ai zoccoli: indi poi chella fulgurata protuberazione di chella sua proboscide fallica, e grifomorfa in dimensione suina, che dall’abundanzia di carne dell’apparato buccinatorio e del buccale sfinctere e labiale bucco gli era con tutto giolito e deiezione patria d’ogni disceso de’ Malfrullati assentita. Propugnando a Francia, o a la bieca gente britannica, d’un suo pugno fabrile, e inchiovatosi il tudesco chiovo dov’e’ lo si potèa chiovare di verguenza, ecco ecco ecco eja eja eja il glorioso e ‘l virile concitarsi del non più veduto manustupro: e la consecutiva polluzione (maschia) a la facciaccia de’ molti, degli innumerati e acclamanti. E da basso, e per tutto, tutti i grulli e le grullarelle fanatizzate della Italia a gargarizzare, a rasciacquarsene l’anima, di che bel collutorio: che il Gran Maestro, tumescente in basedòwico esoftalmo, aveva coriandolato da podio, o balco, o arengo, della sua novissima erezione sua.
    Eretto ne lo spasmo su zoccoli tripli (juché sur de triples talons, Fernandez nella N.R.F.), il somaro dalle gambe a ìcchese aveva gittato a Pennino ed ad Alpe il suo raglio. Ed Alpe e Pennino echeggiarlo, hì-hà, hì-hà, riecheggiarlo infinitamente hè-jà, hè-jà, per infinito cammino de le valli (e foscoliane convalli); a ciò che tutti, tutti!, i quarantaquattro millioni della malòrsega, lo s’infilassero ognuno nella camera timpanica dell’orecchio suo, satisfato e pagato in ogni sua prurigo, edulcorato, inlinito, imburrato, imbesciamellato, e beato. Certi preti ne rendevano grazie all’Onnipotente, certi cappellani di cappellaneria macellara; certe signore, quella sera. “si sentivano l’animo pieno di speranza”.
    A chiamarlo animo, il sedano, e a chiamarla speranza, che sugo.

    @gina

    in traduzione, che mai non fosse: “da niente di ciò che umano io posso essere preservato”.

    per quanto riguarda il Giappone: malgrado la loro educazione, tedeschi e giapponesi non si sono risparmiati i più grandi eccidi della storia, di cui, statisticamente le vittime erano almeno in grossa percentuale donne come d’altronde i sempre educati inglesi, che sebbene meno colpevoli dal punto di vista quantitativo, conquistano la palma della qualità [ROBERT HUGUES, La riva fatale, Adelphi].
    Tutto l’altro è cronaca.

    Che toccare il culo a scuola, o mostrare il pisello, misurarselo, diventi un
    fattore inibitorio della crudeltà?

    [prima di rispondere, e dire cazzate, si prega di leggere TUTTI gli interventi precedenti, grazie]

  37. Concordo con questo pezzo, che in cuor mio auspicavo che qualcuno avrebbe prima o poi scritto! Io, in merito ad altro evento di questi giorni, ricordo che già in quinta elementare c’erano un paio di ragazzini che riempivano i quaderni di tutti i compagni con disegnini porno e scritte del tipo “antonio succhia il cazzo a sergio per mille lire” oppure “sara lo prende nel culo dal maestro”. Alle medie altri passavano le mattinate in classe con il pisello in mano o le mani tra le cosce delle compagne di banco, durante le lezioni di epica come durante quelle di educazione tecnica. Io forse non lo facevo soltanto perché ero più timido, non perché ero meglio educato. Di cosa accadeva nei bagni o nelle ultime file al ginnasio non ne parliamo neanche… E non ho mai frequentato scuole borderline, anzi. Forse dobbiamo risalire agli anni prima del Sessantotto per trovare un clima diverso, ma sicuramente non scevro da episodi di celodurismo o celolunghismo scolare. Si interroghino i signori giornalisti (e gli assistenti sociali) di cosa significa questo, piuttosto che gonfiare ogni notizia e amplificare ogni reazione senza mai innestare il processo della comprensione profonda dell’evento.

  38. Bah… forse sono stato frainteso… il mio era solo un raccontino divertente, per sdrammatizzare. Ci si prende un po’ sul serio qui. Mi si da addosso come fossi Borghezio. Avevo deciso di non rispondere ma così è troppo.
    Smettiamola di mascherarci dietro questo conformismo parrocchiale. Alle medie i ragazzi toccano il culo alle compagne dalla notte dei tempi e le ragazze lo mostrano per bene da altrettanto tempo. Questo è naturale, è bello, è sano. E’ un gioco e come tutti i giochi serve ad imparare le regole di una convivenza sana, serve a conoscersi e a conoscere.
    Niente di più.
    I maniaci sessuali sono quelli che da ragazzini non hanno toccato culi, esposto piselli o misurato erezioni… i più pericolosi sono quelli repressi dall’educazione e dalla religione. Chi è cresciuto libero di giocare con i propri istinti ha capito che toccare un bel culetto non può essere una ragione di vita.
    Calmatevi un po’ perché così fate proprio il gioco dei media, scandalistici e scandalizzati, ma sostanzialmente ipocriti.

    E poi c’è persino chi riabilita Alvaro Vitali.

  39. Sono state scritte molte cose, e non è ovviamente facile entrare nel merito di tutte. Ma
    mi sembra che due siano i temi importanti. Quello su cui ho cercato di riflettere io non riguarda il comportamento sessuale tra giovani maschi e giovani femmine, e quindi non ho considerato forme di aggressione tra maschi e femmine. Questo tema è invece
    emerso subito nei commenti. Ed è certo importante, ma come qualcuno ha detto, questa faccenda riguarda più la cultura, l’educazione, le forme di vita, che non la LEGISLAZIONE dei comportamenti minorili.

    La notizia che ho riportato NON parla di maschi che toccano il culo alle femmine, o che lo fanno vedere alla compagna o alla prof, prla di maschi che se lo esibiscono tra loro. L’episodio che ho riportato, e che mi riguarda, avveniva in una classe esclusivamente maschile, Ora possiamo discutere molto – e molto politicamente corretto oppure molto perbenisticamente – sul fatto che dei tredicenni giocano a mostrarsi l’uccello, ma continuo a pensare che questo sia un passaggio piuttosto normale nella maturazione sessuale degli individui, e di per sè mostrarsi l’uccello tra maschi non mi sembra neppure ledere in modo particolare la libertà delle ragazze. Sono semmai altri contesti più ampi dove si giocano atteggiamenti di prevaricazione nei confronti del femminile,

    In tutto ciò, il tema per me prioritario era: come due forme discorsive, giornalistico-scandalistica e poliziesca, possono snaturare completamente una vicenda, farne perdere le giuste proporzioni, e scatenare elucubrazioni sul “satanismo” delle nuove generazioni, sulla “bordellizzazione” delle nostre scuole, il tutto con gran vantaggio di chi la scuola pubblica vorebbe ridurla davvero ad un0appendice di Paperissima o del grande fratello.

  40. ei basedov
    giù le braghe, esponiti al pubblico (maschil) ludibrio: in effetti è una questione di millimetri.
    ho risposto e ti ho chiesto il perché del giappone perché ti sei rivolto (anche) a me. sul giappone donne di conforto comprese tutto il mondo è paese, proprio ieri parlavo con un’amica che ha fatto un terrain antropologico sulle madonie, tema: ” i legami di sugo”. ci siamo scoperte a paragonare le madonie alla cina degli anni 80 e alla francia, all’italia, all’inghilterra alla cina di ieri e anche di oggi.
    coraggio, mio caro.

  41. ai
    a proposito di antropologia della comunicazione: che ti/ci piaccia o no, la misura è proprio “il tema emerso subito dai commenti”.

  42. a gina
    no, non mi pare proprio; mi pare che véronique e Paola habbiano posto l’accento su atteggiamenti maschili come l’esibizione, ecc. che possono essere una forma di violenza nei confronti di compagne o della scuola.
    Poi altri come Cristò hanno scritto:
    “I maniaci sessuali sono quelli che da ragazzini non hanno toccato culi, esposto piselli o misurato erezioni… i più pericolosi sono quelli repressi dall’educazione e dalla religione. Chi è cresciuto libero di giocare con i propri istinti ha capito che toccare un bel culetto non può essere una ragione di vita.”
    Io sono abbastanza d’accordo con questo. E quello che vedo spesso è uno strano miscuglio di sessuofobia, perbenismo e politicamente corretto, che poi sfocia nella gestione poliziesca di faccende educative come la scopertà della sessualità, ecc.

    Quanto a noi maschietti tredicenni, credo che non sia un segreto per nessuno che tanto eravamo gagliardi tra noi, quanto eravamo terrorizzati dal passaggio all’azione, ossia dall’idea di fare l’amore la prima volta, ecc. Ma qui c’è materia di comico, di grottesco, di commedia. Rileggetevi il Lamento di PORTNOY di Philip Roth: non si smette di ridere. Ma se quella faccende la trasformiamo in un noir o in un poliziesco, mi sembra che siamo fuori strada.

  43. … ehm a forza di mettermi negli ultimi banchi, ho saltato la lezione sul verbo avere: mi dicono che “abbiamo” non vuole l’acca

  44. ai
    ti quoto in esteso per chiarezza anche solo mia:)
    “Quello su cui ho cercato di riflettere io non riguarda il comportamento sessuale tra giovani maschi e giovani femmine, e quindi non ho considerato forme di aggressione tra maschi e femmine. Questo tema è invece emerso subito nei commenti”.

    quel che intendevo banalmente dire è che la “misura” di un pezzo, visto che si parla di un pezzo su un blog che riprende una news e che riflette sui media dunque anche (su) se stesso, è data proprio dal suo accoglimento, da parte del singolo/a che a sua volta è inserito in un con-testo.

  45. Il mondo gira intorno al sesso maschile, lo sapevo.
    Mi piacerebbe che sia la stessa adorazione per il sesso femminile, ma nessuna ragazza avrà la pretesa di credere il suo sesso potente.
    certo riconosco che Andrea evocava nessuna aggressione sessuale, è un gioco tra ragazzi. Il problema lo ripeto è il luogo: la classe che considero come spazio sacro e del rispetto dell’altro: ecco tutto. Non c’entra con la religione, il perbenismo.
    Sessofobia,pensate bene, dove viene la sessofobia?

    Consiglio, tocca a me, di fare una ricerca su: NI PUTES NI SOUMISES.

  46. non si trattava ovviamente un’analisi ma una proiezione poetica (immaginazione) sulle connotazioni derivanti da alcuni frammenti di testo.

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Andrea Inglese (1967) originario di Milano, vive nei pressi di Parigi. È uno scrittore e traduttore. È stato docente di filosofia al liceo e ha insegnato per alcuni anni letteratura e lingua italiana all’Università di Paris III. Ha pubblicato uno studio di teoria del romanzo L’eroe segreto. Il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo (2003) e la raccolta di saggi La confusione è ancella della menzogna per l’editore digitale Quintadicopertina (2012). Ha scritto saggi di teoria e critica letteraria, due libri di prose per La Camera Verde (Prati / Pelouses, 2007 e Quando Kubrick inventò la fantascienza, 2011) e sette libri di poesia, l’ultimo dei quali, Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, è apparso in edizione italiana (Italic Pequod, 2013), francese (NOUS, 2013) e inglese (Patrician Press, 2017). Nel 2016, ha pubblicato per Ponte alle Grazie il suo primo romanzo, Parigi è un desiderio (Premio Bridge 2017). Nella collana “Autoriale”, curata da Biagio Cepollaro, è uscita Un’autoantologia Poesie e prose 1998-2016 (Dot.Com Press, 2017). Ha curato l’antologia del poeta francese Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo. Poesie 1984-2008 (Metauro, 2009). È uno dei membri fondatori del blog letterario Nazione Indiana. È nel comitato di redazione di alfabeta2. È il curatore del progetto Descrizione del mondo (www.descrizionedelmondo.it), per un’installazione collettiva di testi, suoni & immagini.