Nulla da perdere se non le vostre catene

Le assemblee di Bisaccia
di
Franco Arminio

Al mio paese facciamo tante assemblee. Ogni tanto capita qualcuno che tenta di rovinarle queste assemblee, perché al sud le cose belle hanno più nemici che altrove. Ci si abitua al male e quando il bene si presenta arriva sempre qualcuno a incornarlo. Il sud ha bisogno di strappi e di pazienza, di scrupolo e utopia. Combattere contro una discarica oggi sembra una cosa da attardati, da falliti. E quindi è proprio l’impresa giusta per i poeti, per gli artisti. I sindaci, i sindacalisti, i commercianti di ogni merce, dal pollame alla politica, non hanno molto senso in queste lotte. Oggi la democrazia possono pensarla veramente, possono praticarla veramente, solo quelli che non sono in linea con la dittatura di paglia impersonata da Berlusconi e dai suoi sodali di centro, di destra e di sinistra.

La dittatura di paglia si ravviva ogni sera col telecomando, è un fuoco fatuo che lascia fredde le case in cui si accende. La dittatura rende normale l’idea che si producano tanti rifiuti, tratta il problema dei rifiuti come l’anomalia di una regione, mentre in realtà è il cancro di tutto il capitalismo. Noi nel nostro paese da quindici anni combattiamo contro una discarica per lasciare il vuoto che c’è intorno al nostro paese, e questo è un gesto che non sconfina, non emoziona nessuno lontano dal luogo in cui si svolge. Ormai il mondo è fatto di tanti pezzettini, vagoni sperduti su un binario morto da cui non parte e non arriva più nessuno. Il problema dei rifiuti non sarà mai risolto. Cambierà solo luoghi e forma. Invece dei cumuli in mezzo alle strade avremo le polveri sottili per aria. Diciamo che sarà spostato dalla sfera del tangibile. Con gli inceneritori che li bruciano o con le discariche che li coprono di terra, i rifiuti non spariscono, semplicemente marciscono nel suolo o si spandono nel cielo. È una vicenda grande allora, una vicenda che riguarda tutti e che ci riguarda sempre. La dittatura di paglia ha questa caratteristica: si fa amare da chi dovrebbe odiarla. Nelle assemblee, nelle manifestazioni che organizziamo nel nostro paese del sud facciamo qualcosa che non fanno nelle città, perché nelle città ormai l’indifferenza è l’unica passione condivisa, perché la politica è morta e i politici che vediamo ogni sera alla televisione sono i vermi che guizzano sul cadavere marcito della Repubblica.

Forse l’Italia può essere salvata solo dai luoghi più nascosti, dalle persone più appartate. L’Italia può essere salvata dalle Alpi e dall’Appennino, dalle pietre, dai sentieri, dai rovi, dai paesi affranti e sperduti, più che dalle autostrade, dai calciatori e dalle veline. Forse le assemblee di Bisaccia sono più letteratura che politica, forse viviamo in un luogo fuori dal mondo, oppure semplicemente a Bisaccia è il mondo a essere fuori luogo.

26 COMMENTS

  1. “nulla da perdere se non le vostre catene”
    le catene sono un sistema di vita, e una volta perse come si fa a vovere appartati tra pietre, sentieri, rovi, in paesi sperduti senza tv, mutui, suv, autostrade e vacanze organizzate.
    perdere le catene è pericoloso, e fa paura, meglio le droghe legalizzate, meglio il gratta e vinci o il superenalotto.
    comincia ad essre difficile vivere appartati, spariscono i rovi, le pietre e i sentieri.
    ma le dittature non sono di paglia, sono create e alimentate da persone fisiche, non ci sono solo i dittatori, ci sono persone che la alimentano questa dittatura, è anche il nostro vicino di casa che va come volontario in irak per un’ottima paga, che cambia il televisore o il cellulare o il computer per un modello più IN, che va nel discount e riempie il carrello con sottomarche di aranciate e cocacola, che viaggia con i lowcost senza chiedersi perchè costano poco, che manda i figli nelle scuole private perchè quella pubblica fa schifo.
    mi sono riposato all’ombra di un albero, il giorno dopo non c’era più.

    matteo

  2. il mio principale lavoro, la mia principale occupazione, è quella di far crescere alberi.
    uno stupido, che si crede intelligente perché vede il male ovunque e anche perché è riuscito a fare arrivare il suo corto a Venezia-cinema, un giorno mi ferma in banca, era estate e imperversavano gli incendi in Liguria e mi fa “ah sì adesso voi vivaisti diventerete ricchi con i piani di rimboschimento”.
    Gli avrei volentieri sputato in un occhio.

    Anche in questo settore ci sono gli sciacalli che buttano fuori risorse (nel senso più ampio del termine) per accaparrarsi posti. Io me ne sto buono al mio posto che è piccolissimo, microscopico e la mia seconda occupazione (ché la prima ve l’ho detta sopra), sta nel Resistere Resistere Resistere.
    Sto in un angolo, non pesto i piedi a nessuno, arranco e molto, sudo, fatico e mi sembra di non spostarmi nemmeno di una virgola. Anzi, mi pare che come mi sto per muovere, una forza oscura mi tiene per le maniche o per i risvolti dei pantaloni.

    Io, nella mia ignoranza, mi scandalizzo per come le persone fanno le proteste contro le discariche.
    Chi li produce i rifiuti?
    Noi qui facciamo la differenziata. E mi ricordo, appena cominciata, tutti lì a soffiare, ad imprecare, maledire “ma dimmi te se devo mettere l’umido a parte”.
    Si fa, si fa ed è questione di abitudine.
    Una tizia, in un posto in cui non si fa, mi ha chiesto “ma voi che ci guadagnate?” “no, scusa, magari pagheremo pure di più” e un altro “eh ma io non posso più farmi il pesce quando voglio che devo fare i calcoli di quando mi passano a ritirare l’umido”……….dio che pena…..ognuno a pensare per sé.
    E un altro “eh ma voi in pianura avete più spazio per tutto” ed io “beh i condomini ci sono anche qui”.

    Ma che ne so……nel senso che nella mia ignoranza penso che in caso di assenza di raccolta differenziata, le discariche siano l’unica soluzione.

    chiedo venia.

  3. però mi indigno quando quelli del nord mandano i rifiuti al sud e anche avvelenati magari (non vorrei essere frainteso).

    scusate ancora.

  4. mio caro bevitore so bene che ormai quello che accade in un luogo è quasi incomprensibile in altri luoghi. la comunicazioni avvicina in superficie e allontana in profondità.
    vediamo tutti striscia la notizia ma poi non sappiamo cosa accade veramente nei luoghi.
    il mio paese oggi è veramente una nazione indiana e per questo sono contento che questo testo sia qui. grazie a ff.
    armin

  5. sì, ma scusa, non c’è qualcuno che si approccia alla differenziata anche lì?
    qualcuno che nel suo orto comincia a buttare in un angolo le bucce di patate piuttoste che i torsoli delle mele?

  6. ah, io ci tengo a precisare che non vedo striscia la notizia se non quelle rare volte che passa(va) a blob.

  7. la raccolta differenziata il riciclo ecc.. sono utili, bisogna farli, ma servono a poco, tant’è che anche i paesi del nord europa, considerati all’avanguardia, esportano i rifiuti.
    è un altro senso del vivere che bisogna ritrovare.
    ridurre, ridurre, ridurre, e in questa riduzione sentirsi arricchiti, altrimenti non se ne esce.
    è difficile, molto, ma si può.

    matteo

  8. servono a poco, mica a niente…..certo se anche si rifiiuta quel poco

    (rifiuta quel poco: che bizzarro gioco di parole….)

    ma se continuiamo così va a finire che domani siamo ancora qui a contarcela….

  9. noi la facciamo la raccolta differenziata.
    il sud ha molte facce….
    il mio paese è fuori dal mondo e quindi anche fuori dal sud….
    è impressionante come berlusconi abbia truccato a suo piacimento il problema dei rifiuti.
    armin

  10. Il sud ha bisogno d’amore, di coraggio, di lettere di speranza e di rabbia, di unire le voce di pietra, di rovo.
    La bellazza solare è stata considerata come inutile, da sfruttare, al punto di rovinare la nobiltà della terra e di cambiare la saggezza in profitto.
    Bellezza da consumare, da distruggere in veleni silenziosi.
    I bambini del sud avevano troppo da dire, da gridare. E’ calato un silenzio di dolore, di stanchezza. Un silenzio disperato. Pochi bambini da nascere sulla terra del sud diventata sterile. Giovinezza costretta all’esilio, ma con nel cuore il rimpianto della casa natale, dell’amore nonostante tutto per la storia familiare sulla terra, e in segreto, il torrente del dialetto.
    Oggi siamo circondati dai rifiuti, che cerchiamo da respingere in una terra di sacrificio.
    La terra del sud ha bisogna di giornalisti, di poeti, di sognatori, della giovinezza per disegnare un altro paesaggio.

  11. Franco Arminio si trova alla libreria Feltrinelli di San Tommaso, giovedi, se non mi sbaglio.

  12. Vorrei fare presente a Bevitore che qui a Firenze la raccolta differenziata esiste solamente per vetro, e non dappertutto.
    Quando vado in Sardegna, in campagna, a Campanedda, un borgo di non molti abitanti: chiesa, bar e un unico negozio di alimentari, trovo, in almeno tre piazzole, cinque grandi cassonetti di diverso colore: umido, vetro, plastica, carta, vegetali per la composta.

  13. sì lo so che la faccio facile eppure io penso che si tratta di un impegno che gli amministratori locali si dovrebbero dare…..poi certo, le grandi città hanno problemi diversi dai piccoli borghi ecc…ecc….
    e però da qualche parte bisogna pur cominciare, no?
    io non mi rassegno a “l’uomo produce rifiuti e quindi è assolutamente normale che ci siano tutte queste montagne di “rudo””, no, no…..bisogna inculcarsi nella testa dei differenti modi di pensare il consumo: BISOGNA.

    mia zia, a roma, nel cassonetto ci ha buttato il cadavere del suo cagnolino perché non sapeva come fare a smaltirlo, sembra una cavolata ma anche questo è un problema di smaltimento.

  14. va beh, vorrà dire che saremo noi di provincia a salvare, voi di città, dal “rudo” del mondo……..

    PS: ho fatto una ricerca per immagini con google, a me interessano le facce delle persone alle quali parlo, a me Franco Arminio mi ha fatto una buonissima impressione (fisiognomicamente parlando), uno con cui ci passerei ore ed ore a parlare (davanti ad un bicchiere di qualche cosa – Lambrusco o Nero d’Avola alla bisogna).

    buonanotte!

  15. Il consumatore ha un potere enorme, se usa la testa. Basta non comprare quello che non serve, quello che ha più confezione che sostanza, quello che fa male alla salute. Ma è così faticoso pensare, mettersi a cercare. Tutto il resto, dalla raccolta differenziata in poi, dovrebbe essere un, obbligato, punto di partenza.

  16. beh, sulla retorica si potrebbe essere un filo più precisi?

    grazie The O.C. se ce lo spieghi.

  17. franco mi dice di bisaccia
    della sua bisaccia

    dove caccia ai rifiuti si fa
    con la torcia

    intorno alla treccia
    dei presidenti
    arrovellatevi col profumo
    dei denti stretti

    voi
    dirigenti di tutte le età e tutti
    i santi

    b!

    Nunzio Festa

  18. un anno fa questo testo avrebbe suscitato numeroso discussioni. quando c’era prodi stavano tutti ad abbaiare. adesso tutti zitti….
    armin

  19. mi vien da scrivere ciò che spesso dico e sento dire da un piccolo manipolo di soggetti miei “compari” di chiacchierata “è il capitalismo belllooo”… anzi, nello specifico è il prodotto del consumo. Nel mio piccolo posso evitare di comprare prodotti al supermercato, posso evitare di buttare più cose possibili e cercare di aggiustare più oggetti che posso…ma sono una sola persona e non è possibile vivere in questo mondo con queste regole e cercare di sopravvivere rifiutando tutto. In un piccolo paesino potrebbe essere più facile (sopratutto perché si conosce bene dove cercare) mentre in una città come Roma è un pò diverso. Ma di sicuro non impossibile.
    Un noto filosofo di cui non amo non ricordare mai il nome (c’ho una memoria per i nomi che fa schifo) disse che la forza di una società risiede sopratutto nei piccoli gruppi di persone “estremiste” o comunque che si proiettano al di fuori dello status quo perché sono la forza per il cambiamento al momento in cui un sistema va in crisi. Sono l’alternativa sempre presente. Una specie di scialuppa di salvataggio dalla quale ripartire. Artisti, poeti o folli (o tutte queste cose messe insieme) sono appellativi dati da “altri” verso coloro che vivono guardando al mondo da un altro punto di vista. Vivere al di fuori di un sistema è come guardarlo dall’esterno anche se poi umanamente rischi la solitudine sopratutto intellettuale. Ma poi mi guardo indietro e rivedo i tanti padri della nostra costituzione e anche dell’Unione Europea che vissero gli anni di maggior fermento politico e civile in completo isolamento, rinchiusi in carcere o spediti al confino. Rileggo che per il regime erano “malati” da “curare” e da isolare perché “contagiosi”.
    Però sono riusciti nella loro impresa (non tutti logicamente e pagando prezzi alti ma tant’è). La solitudine dei luoghi e delle persone credo sia sintomatica, l’importante è non farla diventare abbandono. Son due cose profondamente diverse.
    Nel mio piccolo posso dire che non ce la faccio ad abbandonare nessuna causa a cui tengo, perché sarebbe come abbandonare me stessa e la vita stessa, non vedo altri modi per vivere e forse non li conosco.
    Spero che Bisaccia non si senta abbandonata e non abbandoni mai la sua causa. Come spero che questo paese di narcotizzati si svegli ma mi sono anche detta ultimamente che non si sveglieranno facilmente se qualcuno (fossi anche io) non li prende a schiaffi. O almeno ci prova. Nel piccolo o nel grande.

    Mi spiace solo che Indro Montanelli non abbia azzeccato una sua previsione…

  20. “la forza di una società risiede sopratutto nei piccoli gruppi di persone “estremiste” o comunque che si proiettano al di fuori dello status quo perché sono la forza per il cambiamento al momento in cui un sistema va in crisi. Sono l’alternativa sempre presente.”

    Giusto.

  21. grazie ad adele e alcoor.
    chi ci credere deve continuare. la vita di chi lotta non è poi così brutta.

  22. Caro franco grazie anche a te di conseguenza…
    la vita di chi lotta è una vita che viene spesa intanto, meglio che una vita depressa lamentosa sicuamente. Meglio che subire in silenzio. A nessuno piace subire in silenzio, lo so per certo, solo che spesso è conveniente per “sentito dire” anche se poi alla fine ogni mancata denuncia e ogni mancato urlo se non esplode all’esterno implode e fa male a chi non lo fa uscire. C’è da scegliere se farsi implodere dentro o esplodere fuori. Tutte e due le cose hanno delle conseguenze, ma una mancata denuncia è come un fantasma che ti rincorre per tutta la vita e ti ronza in testa. Si può far finta di niente ma prima o poi ti consuma dall’interno. Esplodere verso l’esterno crea sicuramente altre conseguenze ma almeno puoi guardare facce diverse nella vita, l’unica faccia da cui non puoi sfuggire è la tua quando ti guardi allo specchio.
    Mi viene da pensare a Jhon Zorn ma non c’entrerebbe un cacchio…e poi allungo e vado fuori.
    Il bello è che da un pò di tempo a questa parte nei meeting di “gente pazza” a cui partecipo c’è sempre più gente a cui mi vien da dire “piacere di riconoscerti”. C’è sempre speranza.

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francesco forlani
francesco forlani
Vive a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman e Il reportage, ha pubblicato diversi libri, in francese e in italiano. Traduttore dal francese, ma anche poeta, cabarettista e performer, è stato autore e interprete di spettacoli teatrali come Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, con cui sono uscite le due antologie Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Corrispondente e reporter, ora è direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Con Andrea Inglese, Giuseppe Schillaci e Giacomo Sartori, ha fondato Le Cartel, il cui manifesto è stato pubblicato su La Revue Littéraire (Léo Scheer, novembre 2016). Conduttore radiofonico insieme a Marco Fedele del programma Cocina Clandestina, su radio GRP, come autore si definisce prepostumo. Opere pubblicate Métromorphoses, Ed. Nicolas Philippe, Parigi 2002 (diritti disponibili per l’Italia) Autoreverse, L’Ancora del Mediterraneo, Napoli 2008 (due edizioni) Blu di Prussia, Edizioni La Camera Verde, Roma Chiunque cerca chiunque, pubblicato in proprio, 2011 Il peso del Ciao, L’Arcolaio, Forlì 2012 Parigi, senza passare dal via, Laterza, Roma-Bari 2013 (due edizioni) Note per un libretto delle assenze, Edizioni Quintadicopertina La classe, Edizioni Quintadicopertina Rosso maniero, Edizioni Quintadicopertina, 2014 Il manifesto del comunista dandy, Edizioni Miraggi, Torino 2015 (riedizione) Peli, nella collana diretta dal filosofo Lucio Saviani per Fefé Editore, Roma 2017