Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato 17

[18 immagini + lettere invernali per l’inverno; 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12,13,14, 15, 16]

di Andrea Inglese

Cara Reinserzione Culturale del Disoccupato,

le mie relazioni sociali che stanno
così bene al di fuori di me così
ben al di sopra

le mie relazioni sociali sono in costante
miglioramento sono quasi ottime

tenendo la mia follia lontano
dalle mie relazioni sociali
che vanno sempre concepite come massa
vellutata anonima
separando tutta la mia sete d’amore
l’incalcolabile desiderio di posare una mano
sulla coscia sulle radiazioni interne
gli aloni i tremiti minimi di una coscia
allontanando il bisogno di mordere e colpire
dalla nuvola alta delle mie relazioni sociali

io credo di poterle anno dopo anno migliorare
in un solo blocco le relazioni sociali
senza fenditure e crepe come dentro
una sagoma dalla superficie uniforme
e da cui io sono completamente tolto

e posto così lontano che la mia furia
la mia continua collera demente
il mio rompere la sabbia a colpi di bastone
il mio pisciare su ogni singolo fiore di prato
il bruciare ogni foto di persone amate ogni panno
soltanto sfiorato

posto così lontano che la mia mente
terrorizzata la mia mente di cane
non possa scendere nell’ingranaggio
morbido delle belle
relazioni sociali

a quella distanza di milioni di chilometri (qualche
manciata di anni luce)
io ben sciolto dalle mie relazioni sociali
sempre più implose in perfetto precipitoso
ottimizzarsi

posso ora ridere
del lungo interminabile giro
dell’avvicendarsi di albe e tramonti
sulle tue labbra carnose che ho perso

che ho perso almeno
senza preavviso
senza averle mai
davvero avute o intraviste

25 COMMENTS

  1. Continuo da leggere con la stessa emozione: è una poesia che vibra, entra in corrispondenza con ogni cellula esplosa della perdita amorosa.
    La scrittura esplode in immagine ” furia”
    ” il mio rompere la sabbia acolpe di bastone
    il mio pisciare su ogni singolo fiore di prato”
    E’ una scrittura tellurica
    “sula coscia sulel radiazione interne”
    Non ho mai letto niente di più vicino della sensazione delle onde che vanno da una pella a un’altra pelle.

  2. mi chiedevo, leggendo queste lettere, se per l’autore possa essere stato di qualche ispirazione, nello spirito complessivo dell’opera, il libro di v. sklovskij ‘Zoo o Lettere non d’amore’
    md

  3. …maaaaaah…che mi dici delle tue relazioni sociali? :))
    ehi andrea, sei davvero davvero muibien.
    bacio
    la fu

  4. Ebbene no Maria, non conosco il libro di Sklovskij che citi, che per altro dovrei pure avere da qualche parte, ma non l’ho letto. C’è si un riferimento per queste lettere, ma mi guardo bene dall’esibirlo da me – solo se qualcuno c’azzeca… E trattasi di autore mooolto più grande di me, ma bisogna prendersi sempre un modello tipo dio, come sostiene Woody Allen.

  5. questa, per me, è la bella copia della n.4, così, adesso, anche quell’altra mi sembra meno detestabile. andando a fondo, il personaggio anche se si dichiara soppresso, esule, distante da tutto/i… non è più latitante, inchiodato com’è alle sue furie, alle sue colpe, alle sue confessioni da un lato e dall’altro ai suoi vizi, alle sue fragilità epidermiche
    un epistolario che progredisce, nella conquista di una diversa, maggiore consapevolezza, lettera dopo lettera, quasi un romanzo di formazione senza svolgimento, bloccato dall’inzio alla fine, tutto rinchiuso nel carcere delle sue ossessioni.
    sotto questo profilo: ineccepibile, come penitenziario :)
    però non posso fare a meno, ed è poco professionale lo so :-) di prendere parte e “Contro” questa poesia. Riconosciuti tutti i suoi pregi, meriti, la sua sapienza artigiana…ammetto di avversare fortemente la sua Weltanschauung :-)
    mi dispiace ma.. la feroce autocritica del personaggio, la matura consapevolezza dei propri limiti, la disperata ricerca di una via d’uscita, di una perdita inconsolabile da colmare, tutti questi farmaci etc…non attenuano il mio disgusto per una visione così arida delle “relazioni sociali” pesate al kg, quella massa vellutata anonima che confonde tutti gli individui, tutti ugualmente muti e indifferenti, soggetti intercambiabili, privi di identità di una vita vissuta come videogioco.
    Ripeto, però, che questa è solo la mia “personalissima” visione delle cose e che solo tangenzialmente riguarda la poesia in questione e che non dovrebbe nemmeno influire su una sua “valutazione”. Tanto più che il congedo torna a riproporre tutto ciò come strategia di fuga, annientamento di quell’unica perdita di cui si vorrebbero cancellare persino i lineamenti.
    In definitiva, non è un difetto della poesia, è un problema mio con questa poesia e la n4, evidentemente :)
    Mi scuso
    ad ogni modo, se sono intervenuta così spesso e anche a sproposito, io che sono piuttosto afasica, è perché, nel complesso, ho apprezzato questa raccolta

  6. Provo a rispondere a Maria.
    1) Posto che si faccia distinzione tra autore e personaggio, cose che tu mi sembri – giustamente – fare,
    2) è sempre possibile giudicare “moralmente” i personaggi (letterari).
    Da questo punto di vista l’80% della migliore letteratura ci presenta personaggi e situazioni “disgustose”. Però, l’80% della letteratura esortativa, di propaganda, educativa, religiosa, ci presenta personaggi “squisiti”. Che facciamo?

    Ci teniamo un bel malloppo di personaggi bravi padri di famiglia maritini impiegatucci servizievoli vicini di casa aiutatori di vecchietti nutritori di gattucci mogli emancipate fedeli politicamente corrette però femministe ecc.?

  7. andrea, scusami, ma non ti ho capito.
    ricominciamo da capo.

    1) il mio “giudizio” non segava le gambe al “personaggio”.
    il personaggio, umanissimo, con tutti i suoi limiti, i suoi difetti mi è risultato più spesso simpatico, e dal momento che non c’è niente di più comico dell’infelicità, a tratti m’è sembrato addirittura esilarante

    2) sul personaggio non grava nessun tipo di giu-pre-giudizio.

    3) posto che “squisito” ovvero “disgustoso”, a seconda dei punti di vista, definirei solo un cadavere mai una persona, nemmeno una maschera,
    quello che mi dava la nausea era la definizione insistita di “relazioni sociali” come massa amorfa inconsistente, che esclude ogni tratto distintivo, ma che nel suo insieme, blocco compatto inumano, si presume irrinunciabile, insostituibile, e proprio in virtù della sua indefinita sostituibilità.
    -primo perché si tratta di un mio punto nevralgico, perché io ho sempre preferito barattare tutto il blocco delle “relazioni sociali”, di quello che si considera tale per definizione, per antonomasia, per eredità genetica, pressione dei vicini, questioni anagrafiche, prossimità geografiche, status symbol, tempesta ormonale o per qualsiasi altra ragione, congiuntiura spazio temporale dal parentado al sabato sera…con l’eremitaggio, quando ho potuto, senza esitazione
    -indispensabile ed insostituibile è solo il singolo: unico e irripetibile, indipendentemente dal tipo di realzione instaurata

    +
    ancora, poi, mi dava la nausea l’altro polo di queste “relazioni sociali”, oltre alle relazioni stesse così definite, e cioé il punto di vista del personaggio che non porta a compimento la sua maturazione, se persevera ad adoperare le persone come contenitore cerebrale, gastrico, atmosferico, o urogenitale, poco importa, con la falsa premura di chi ha a cuore la salute, l’integrità, l’incorruttibilità dei rapporti, da preservare a distanza di sicurezza dalla propia follia; in realtà, come spiega meglio dopo, solo per gestire meglio il proprio terrore di perderli per distrazione, giocando d’anticipo, con le spalle al sicuro, un teatrino in cui ognuno ha il proprio posto assegnato, il numerino, la cornicetta al di fuori dei quali, ad ogni minimo sporgersi, il protagonista indiscusso, che non a caso si è scelto dio come modello :) sfodererà l’asso nella manica degli ultimi versi: .. “chi era costui?”

    non so se sono riuscita ad essere più chiara, forse ho fatto solo più confusione: comunque io ce l’ho con ‘ste benedette “relazioni sociali” così come si presentano e come vengono affrontate, non col soggetto, né con la letteratura devozionale vs picaresca- sadica- necrofila- coprofaga (da completare a piacimento) :-)

  8. diciamo che già il sintagma “relazioni sociali” abbastanza abusato fa ridere; a me fa ridere; diciamo quindi che l’ironia qui è ancora più esplicita che altrove: pensare a qualcuno che concepisce le sue relazioni sociali come blocco che evolve indipendentemente da lui è una semplice aberrazione (ridicola); pensare che si possa separare la follia di oguno dal piano delle relazioni sociali è un’immagine mitica; insomma nulla qui funziona normalmente, ma è forse un desiderio diffuso quello di avere della relazioni sociali intese come blocco e automatismo, che siano stabili e ricche, anche quando noi sprofondiamo nel baratro…

    “io ho sempre preferito barattare tutto il blocco delle “relazioni sociali”, ecc.”
    si ma qui non si tratta di cosa fai tu o faccio io, lo ripeto, qui si tratta di cosa fa il personaggio; secondo me mette in scena diversi sogni, ossessioni e pretese; cerca di uscire da una condizione d’infelicità, di stabilire un contatto salvifico, ma costantemente si ritrova al punto di prima…

  9. strano che qualcuno non sia d’accordo con una poesia.
    di solito una poesia dice, o non dice.
    indipendentemente da questa faccenda misteriosa delle “relazioni sociali”.
    ma immagino che qui, in questo dialogo non-pubblico, il non-detto prevalga sul detto, come spesso tra voi.
    oi.

  10. sì sì sì…ecco, appunto, esatto.
    “si ritrova al punto di prima”
    mi ci ritrovo.
    il progresso era tutto un bluff, siamo di nuovo d’accordo

    come si concluderà? ne manca solo una, giusto? però, voglio dire: rivelare in anticipo al proprio personaggio che a 18 punto zero deve morire: dio cronometro, mondo boia, neanche il cancro, neanche el diablo, porco jud :-)))

    @ tashtego

    no, no, in difesa di inglese, sembra assurdo, mi rendo conto, ma la pura verità è che dietro questo dialogo, probabilmente incomprensibile ai più, non c’è nessun sottinteso, io non ho neanche più la sua mail, non ci scriviamo, non ci sentiamo, ci saremo incontrati in tutto 3 volte in quasi 3 anni…niente di allusivo. niente di niente. niente.
    è che abbiamo probabilmente un grado affine di delirio o di squilibrio, per cui può essermi capitato di conoscere qualche suo personaggio quasi meglio di lui :-) c’intendiamo “poeticamente” alla perfezione, ma già quando parla altre lingue dal filosofico all’italiano al politichese al “commentario” perdo punti :-)

    insomma è da quando l’ho visto in panchina col pennarello puntato su queste benedette reinserzioni kult che mi sono sentito estragone. ho capito da subito cosa e addirittura “chi” esattamente stavamo aspettando :-)))

  11. caro signor tash sono ansiosa di leggere il suo nuovo libro e molto contenta di sapere che ha cambiato editore.
    mi sarebbe piaciuto avere una relazione con lei, anche sociale, anche solo sociale (falsa)
    colgo sempre l’occasione per inviarle un bacio devoto e affettuoso.
    la funambola

  12. Astonished!
    se questo è l’effetto della “reinserzione” dovrò rallentare le letture onde evitare rischi annessi e connessi.!?!

    sto scherzando ovviamente, questa nota di colore nei commenti mi ha fatto sorridere piacevolmente.

    scusa l’invasione Andrea.

  13. quadro sempre più animato, anche i commenti degli altri, voglio dire, è un contagio… :-) ti pare credibile tashté quello che hai pensato? tra altri 3 incontri in altri 3 anni, ti faccio vedere, gli chiederò in prestito del liquido seminale per fare un esperimento e scoprire cosa diavolo salta fuori dai miei ovetti, scommettiamo che invece mi allunga una rapa?
    :-)))

  14. @la funambola
    difficile per me comprendere il significato della parola “relazione”.
    di qualsiasi tipo sia.
    non ho cambiato editore, ho fatto un libro con altro editore.
    compratelo, ci sono anche le figure.

  15. caro signor tash
    a dire il vero mi importa e mi sarebbe importato il giusto che lei non sappia o non avrebbe :)), saputo, attribuire, un significato, alla parola “relazione”
    il mio era desiderio di lei, mica desiderio di relazione
    comprendere, poi, mi pare e mi sarebbe parso assai ininfluente e addirittura dannoso.
    sempre china
    la funambola

  16. a giudicare dal fatto che mi pare tu sia la preda…. la risposta appare scontata.
    bisogna però vedere…. a che stirpe di topi la preda appartiene, se al furbo ma gigione Jerry o al lesto e fuggitivo Speedy Gonzales.

  17. forse maria ha colto nel segno chiedendosi (credo) da dove venga quella specie di disagio (“disgusto”, lo chiama lei) che si avverte (che avverto anch’io) leggendo la reinserzione – il discorso è complicato e mi permetto di ridurlo ad un interrogativo: “fino a che punto questa lingua poetica è compromessa col sistema di sfrenato nulla che vorrebbe smascherare?” – “relazioni sociali” è una di quelle espressioni ricorrenti, di quei tags (come le “sfide della globalizzazione” o la “comunicazione efficace”) che segnalano la contemporanea dimestichezza con il linguaggio come significante e, al tempo stesso, lo sbriciolamento della sua funzione sociale, l’incapacità della parola di essere “di parola”, di afferire a una soggettività stabile, e, in definitiva, di creare legami. il nostro stremato disoccupato l’ha capito e si sta rieducando ionescamente (da qui il divertimento) alla “superficie uniforme”, a non andare al cuore della vita, a “non scendere nell’ingranaggio”. sembra, quindi, che si stia rieducando al consenso, e non al dissenso: è da questo che deriva (forse) il disagio “politico”, non estetico, di chi legge.
    grandi testi, bellissime foto,
    un saluto,
    r

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Andrea Inglese (1967) originario di Milano, vive nei pressi di Parigi. È uno scrittore e traduttore. È stato docente di filosofia al liceo e ha insegnato per alcuni anni letteratura e lingua italiana all’Università di Paris III. Ha pubblicato uno studio di teoria del romanzo L’eroe segreto. Il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo (2003) e la raccolta di saggi La confusione è ancella della menzogna per l’editore digitale Quintadicopertina (2012). Ha scritto saggi di teoria e critica letteraria, due libri di prose per La Camera Verde (Prati / Pelouses, 2007 e Quando Kubrick inventò la fantascienza, 2011) e sette libri di poesia, l’ultimo dei quali, Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, è apparso in edizione italiana (Italic Pequod, 2013), francese (NOUS, 2013) e inglese (Patrician Press, 2017). Nel 2016, ha pubblicato per Ponte alle Grazie il suo primo romanzo, Parigi è un desiderio (Premio Bridge 2017). Nella collana “Autoriale”, curata da Biagio Cepollaro, è uscita Un’autoantologia Poesie e prose 1998-2016 (Dot.Com Press, 2017). Ha curato l’antologia del poeta francese Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo. Poesie 1984-2008 (Metauro, 2009). È uno dei membri fondatori del blog letterario Nazione Indiana. È nel comitato di redazione di alfabeta2. È il curatore del progetto Descrizione del mondo (www.descrizionedelmondo.it), per un’installazione collettiva di testi, suoni & immagini.